Geopolitica
Generale tedesco: riconoscete che l’Ucraina ha perso. Le forze armate russe sono «più forti che negli anni ’80»
In un’intervista del 21 marzo alla radio Berlino-Brandeburgo (RBB), il generale tedesco in pensione Harald Kujat ha definito un’«assoluta assurdità» l’idea che l’Ucraina sarebbe in grado, solo con più munizioni, di respingere i russi.
Maggiori rifornimenti per l’Ucraina significherebbero solo che «potranno usare di nuovo la loro artiglieria per qualche giorno, qualche settimana». Ciò che manca veramente, però, è la capacità di condurre «operazioni di combattimento mobili e offensive», che permetterebbero loro di cacciare i russi dal Paese: «le forze armate ucraine non sono state in grado di farlo per molto tempo».
«Ciò non cambierebbe se l’Ucraina ottenesse i missili a lungo raggio Taurus dalla Germania, ma inasprirebbe l’intero conflitto e spingerebbe la Germania ancora di più verso uno scontro diretto con i russi». Inoltre: «Gli ucraini devono essere giustamente preoccupati se il sostegno continuerà nella stessa misura di prima».
Il problema «sono gli Stati Uniti», dice Kujat. Dopotutto, non si tratta solo di finanziamenti, armi e munizioni: «gli americani stanno facendo molto di più». Ad esempio, l’offensiva ucraina dello scorso anno è stata sviluppata in collaborazione con l’Ucraina, ma «essenzialmente da personale militare americano e britannico». Gli americani hanno fornito all’Ucraina informazioni «per poter intraprendere la guerra».
Non è prevedibile se il pacchetto di aiuti da 61 miliardi di dollari, di cui si discute da mesi, verrà approvato a Washington.
L’UE ha «ottenuto molto finora», ma non è riuscita a compensare il calo del sostegno degli Stati Uniti. Tuttavia «è importante che ciò continui. Questo è ciò che vuole ottenere anche la Cancelliera federale. Dobbiamo dare all’Ucraina la certezza che questo sostegno non verrà interrotto».
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Tuttavia, le forze armate russe sono «molto più forti oggi che prima dell’inizio della guerra», addirittura «più forti che negli anni ’80». La Russia ha «un’enorme superiorità in alcune aree delle capacità militari», che usa a proprio vantaggio anche sul campo di battaglia. Il Cremlino non ha difficoltà significative nel reclutare nuovi soldati. L’Ucraina è diversa: «hanno grossi problemi di personale».
Il Kujat, i cui ultimi due incarichi di carriera sono stati ispettore generale della Bundeswehr – l’esercito della Repubblica Federale Tedesca – nel 2000-2002 e poi presidente del comitato militare della NATO nel 2002-2005, ha dichiarato di conoscere abbastanza bene le strutture militari di entrambe le parti in guerra per poter effettuare una valutazione qualificata.
Il 19 marzo il generale germanico in pensione aveva dato un’intervista alla TV online della testata Die Weltwoche. «Dobbiamo essere assolutamente chiari: non esiste un’arma miracolosa», aveva detto Kujat. «Nessuna arma, compresi il Taurus, può cambiare la situazione sul campo di battaglia contro l’Ucraina in modo tale che la Russia si trovi in una situazione difficile e non sia in grado di raggiungere i suoi obiettivi (…) Nessuno dei sistemi può fornirlo».
Aveva quindi detto che il cancelliere Olao Scholz aveva ragione nel rifiutarsi di inviare missili Taurus in Ucraina: «Berlino non sarà in grado di controllarne l’uso (…) Un attacco su alcuni obiettivi con questi missili provocherebbe un disastro nazionale per la Germania. Spero che il Cancelliere rimanga fermo nella sua decisione».
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa estate il generale aveva messo in guardia dalla minaccia di guerra se la Germania dovesse soccombere alle pressioni NATO e consegnare missili da crociera Taurus all’Ucraina.
«La consegna dei Taurus sarebbe un altro passo verso l’europeizzazione della guerra» aveva affermato il Kujatto, che asserisce che qualora i missili fossero utilizzati contro obiettivi all’interno della Russia, la reazione di Mosca sarebbe certa: «l’unica domanda è se questa reazione è diretta contro l’Ucraina o anche contro coloro che consentono all’Ucraina di effettuare questi attacchi».
Come riportato da Renovatio 21, il nome del generale Kujat appariva in un appello di inizio anno da parte di generali tedeschi che si opponevano alla fornitura di carrarmati Leopard all’Ucraina.
Kujat è stato ispettore generale della Bundeswehr nel 2000-2002 e ha concluso la sua carriera militare come presidente del comitato militare della NATO nel 2002-2005.
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Immagine di NATO via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata ed ingrandita.
Geopolitica
I sauditi bombardano in Yemen i proxy degli Emirati
BIG: Saudi airstrikes hit Yemen’s Mukalla Port, targeting ships from the UAE carrying armored vehicles and weapons for UAE-backed Southern Transitional Council (STC) separatists.
Tensions between Saudi-backed and UAE-backed forces have escalated sharply after pro-UAE forces… pic.twitter.com/ExPP78VVTz — Clash Report (@clashreport) December 30, 2025
The United Arab Emirates said it was pulling out its remaining forces in Yemen after Saudi Arabia backed a call for UAE forces to leave the country within 24 hours, in a major crisis between the two Gulf powers and oil producers https://t.co/CfKt8obCD2 pic.twitter.com/qMauZbf8I2
— Reuters (@Reuters) December 30, 2025
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Geopolitica
Trump minaccia di «mettere a ferro e fuoco» l’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un monito secondo cui Washington potrebbe condurre nuovi attacchi militari contro l’Iran qualora Teheran cercasse di riattivare i suoi programmi nucleari e missilistici balistici. Lo ha affermato ai giornalisti al fianco del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nella sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida, lunedì.
A giugno, Stati Uniti e Israele hanno condotto raid aerei congiunti sui siti nucleari iraniani di Fordow, Natanz e Isfahan, motivandoli con l’obiettivo di bloccare l’avanzamento del programma atomico di Teheran. L’Iran ha respinto fermamente l’accusa di perseguire armi nucleari e ha definito gli attacchi una violazione illegittima della propria sovranità. Autorità iraniane hanno annunciato che gli impianti colpiti verranno ricostruiti e che l’arricchimento dell’uranio proseguirà.
«Se verrà confermato, conosceranno le conseguenze, e le conseguenze saranno molto gravi, forse più gravi dell’ultima volta», ha dichiarato Trump lunedì. «Li abbatteremo. Li faremo fuori di testa. Ma speriamo che questo non accada».
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Il presidente americano ha aggiunto che sosterrebbe «assolutamente» un’eventuale azione militare israeliana contro il programma missilistico iraniano, precisando che gli Stati Uniti interverrebbero «immediatamente» di fronte a qualsiasi progresso nucleare. «Sappiamo esattamente dove stanno andando, cosa stanno facendo, e spero che non lo facciano, perché non vogliamo sprecare carburante su un B-2: è un viaggio di 37 ore in entrambe le direzioni», ha proseguito.
Trump ha sottolineato che per Teheran sarebbe «molto più intelligente» «fare un accordo» con Washington, sostenendo che l’Iran aveva perso un’occasione «l’ultima volta, prima di subire un grande attacco contro di loro».
I negoziati tra Stati Uniti e Iran, mediati dall’Oman, sono stati interrotti all’inizio dell’anno dopo che Washington ha partecipato alla campagna di bombardamenti israeliana della durata di 12 giorni. A ottobre, UE e Regno Unito hanno ripristinato le sanzioni contro l’Iran, precedentemente sospese nell’ambito dell’accordo nucleare del 2015, dal quale gli Stati Uniti si erano ritirati durante il primo mandato di Trump. Da allora, Teheran ha dichiarato di non ritenersi più vincolata dal patto del 2015.
L’Iran ha ribadito di rimanere disponibile a un’intesa con gli Stati Uniti, ma solo a condizione che Washington abbandoni quelle che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha in passato definito «precondizioni impossibili e inaccettabili».
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Geopolitica
Gli Houthi promettono di colpire obiettivi israeliani in territorio africano
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