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Necrocultura

Feto in barattolo trovato fra i cespugli. Rito satanico o rifiuto sanitario, è sempre guerra all’Imago Dei

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Accade a Bassano, piccola e ricca cittadina in provincia di Vicenza. Il fatto risale ad una settimana fa, ma la notizia, forse perché un po’ scioccante, è stata data solo da poche ore.

 

Secondo quanto riportato dalle cronache, i carabinieri stavano conducendo un’operazione antidroga, andando a cercare luoghi dove gli spacciatori potrebbero nascondere gli stupefacenti.

 

Ecco che durante il setaccio, dietro un cespuglio, gli agenti fanno una scoperta agghiacciante: un barattolo, con dentro un essere umano grande quanto il palmo di una mano. Un feto di sei mesi, conservato in un liquido che probabilmente è formalina. Parte la segnalazione alla procura di Vicenza.

 

«Un feto nel cespuglio. L’ipotesi di riti satanici» è il primo titolo del quotidiano locale, Il Giornale di Vicenza, che parla di possibile «pista del satanismo». «Il timore è che dietro al ritrovamento possa celarsi un mercato clandestino destinato a qualche setta per effettuare riti occulti». Altre testate regionali e nazionali seguono. Non è immediatamente chiaro da dove i giornalisti traggano questa prospettiva.

 

Buttare lì l’idea che in zona, oltre ai pusher, operi evidentemente una setta diabolica è un po’ tanto da digerire per il cittadino che paga le tasse e compra i giornali per sentirsi protetto e rassicurato.

 

Ecco che infatti la cosa dura poco. L’indomani, lo stesso giornale titola «Il feto nascosto nel cespuglio a San Giorgio. Sfuma la pista satanica».

 

«Pochi i dettagli trapelati ieri nell’ambito di questa delicata indagine: il ritrovamento è avvenuto in particolare in contra’ San Giorgio di Bassano e a quanto pare la pista del satanismo, che pure in un primo momento era stata giudicata plausibile per giustificare una presenza tanto macabra, starebbe via via perdendo credibilità, anche perché nei paraggi non sono stati trovati altri indizi, come candele, segni e quant’altro» scrive il seguitissimo quotidiano locale.

 

La storia, a questo punto, vira su tutt’altro versante, quello della Sanità pubblica, che – almeno sulla carta – è molto meno inquietante. «La procura della Repubblica di Vicenza sta indagando per il reato di illecito smaltimento di rifiuti speciali di tipo sanitario» viene detto, epperò viene respinta l’ipotesi che venga dal vicino ospedale, che nei mesi scorsi avrebbe subito un furto.

 

Quindi: non sono satanisti, ma nemmeno le strutture sanitarie di zona.

 

E quindi, da dove viene questo bambino, asportato dal ventre materno quando era quasi considerabile a termine?

 

La figura umana, a quanto ci è dato di capire, sarebbe integra, e non fatta a pezzi come avviene con i normali aborti chirurgici operati nei nostri ospedali a carichi del contribuente. Perché quindi è conservato nel barattolo?

 

Il luogo in cui è stato ritrovato non fa pensare in nessun modo ad un tentativo di disfacimento. Perché era stato piazzato in quell’area, in quel cespuglio?

 

Bisogna considerare che, in fondo, la pratica è più comune di quanto si possa pensare. L’ex ministro e Commissario Europeo Emma Bonino, eterna figura della politica italiana pure candidata da Monti alla Presidenza alla Repubblica, partecipava ad aborti clandestini prima della legge 194/78 – così come l’attuale ministro della Famiglia del governo Meloni, e poi rivendicava l’uso dei barattoli per il feto abortito.

 

In un’intervista a Neera Fallaci, sorella di Oriana, pubblicata su Oggi nel 1976 la grande amica di George Soros diceva, descrivendo il cosiddetto metodo Karman (quello che aspira il feto, facendolo a pezzi), che «prima di tutto occorre un vaso, ermeticamente chiuso, dove si crea il vuoto e dove finisce il contenuto dell’utero che viene aspirato con la cannula. Io uso un barattolo da un chilo che aveva contenuto marmellata (…) alle donne non importa nulla che io non usi un vaso acquistato in un negozio di sanitari, anzi è un buon motivo per farsi quattro risate».

 

Ma mica è solo la Bonino – anzi, tanta altra gente ha esibito i feti in un barattolo. Negli anni, molto si è scritto della collezione di stranezze dell’artista americano Joe Coleman, tra cui un feto deforme in vaso di vetro che questi dice di aver adottato con il nome di Junior – di questo bambino in barattolo esiste una foto con un giovane Leonardo di Caprio.

 

Credo di ricordare, andando dietro di lustri, un qualche libro del giro cattolico italiano, dove si parlava dei feti in barattolo che, se esibiti, possono avere effetti positivi, mostrando macabramente al pubblico delle conferenze che si parla di esseri umani  e non di «grumi di cellule» – ho cercato a lungo tra i miei libri, non trovo il riferimento, tuttavia bisogna capire come in anni passati il feto imbarattolato non fosse considerato lo spettacolo rivoltante che è, e nemmeno era così desueto.

 

E poi diciamo anche: la «pista satanica» finita subito sui giornali di primo può confondere l’osservatore. Gli adoratori del demonio usano feti in barattolo?

 

Bisogna considerare il luogo. L’Alto Vicentino ha una particolarità: è il luogo dove si erge il Monte Summano.

 

Non si tratta di una montagnola come le altre: la sua doppia cima, finita pure in alcuni proverbi volgari in lingua veneta, era una calamita per pellegrini dell’antichità pagana, si dice, magari provenienti anche da luoghi lontani.

 

Gli archeologi hanno trovato quantità di ossa bruciate, e si pensa quindi che il luogo attirasse i roghi votivi. Furono trovate, ad un certo punto, delle monete che rappresentavano una divinità maschile e una femminile, che corrisponderebbero alle due cime, che sarebbero consacrate alle due divinità – una a simboleggiare la fertilità (la femmina ritratta seduto su un trono fatto di piante e serpenti), una invece a rappresentare il mondo degli inferi, da cui l’idea di alcuni che la parola Summano deriverebbe dal latino «Summus Manium», ovvero il più grande dei Mani, cioè degli spiriti dell’oltretomba. Summamus era la divinità etrusca dei tuoni e della notte.

 

Tuttavia qualche voce sostiene che su quel monte si venerassero divinità ancora più antiche, pre-romane, venetiche: sarebbe il luogo del culto a Reitia, definita potnia theron, «signora delle creature», assimilabile forse a Demetra e Persefone, o la dea della luna e dei boschi Diana. Il cristianesimo, più avanti, avrebbe portato sopra il monte la sua leggenda, raccontando la storia di Sant’Orso, pellegrino dei tempi di Carlo Magno inviato da papa Adriano I ad espiare i suoi peccati, e morto lungo il sentiero proprio sotto il Summano, dando il nome al vicino paesino, che anche oggi si chiama, appunto, Santorso.

 

In questa storia di mistero dell’Alto Vicentino mi era impossibile non pensare al Summano perché è forte in me il ricordo di quanti nei decenni passati mi raccontavano che il monte era teatro di continui riti satanici. Una signora massoterapista, che purtroppo non è più con noi, mi raccontava di ripetuti ritrovamenti di animali sacrificati lungo il sentiero che porta alle due vette.

 

«Dovresti vedere quanta roba dopo il giorno dopo dei solstizi» mi diceva, spiegandomi di aver visto negli anni vari resti di riti sacrificali – migliaia di anni fa, come ore, quel luogo è teatro dei medesimi atti…

 

Ho guardato proprio mentre scrivevo quest’ultima riga in basso a destra dello schermo, e ho visto che, in effetti, oggi è il giorno dopo il solstizio d’estate. Il ritrovamento del barattolo, quindi, per coincidenza è avvenuto in prossimità di questa data considerata così importante dalla spiritualità antica, e non solo.

 

Il fatto è che la gente sottovaluta la persistenza profonda della «vecchia religione» nel contesto locale, in ispecie in Italia. Per «vecchia religione», espressione usata in alcuni studi vecchi di più di un secolo, si intende, nientemeno, che la stregoneria. Che non è come bizzarra e romantica come la vedete in Harry Potter o nei film con Renato Pozzetto – è oscura e piena di orrore, e soprattutto sta vicino a voi.

 

Il revival della stregoneria negli ultimi anni, per esempio nella tendenza religiosa chiamata Wicca, si devono a Charles Godfrey Leland (1824-1903), studioso americano di folclore che soggiornò a Firenze nel 1886, dove incontrò una tale Maddalena, cioè una strega, che gli spiegò come il culto delle streghe ancora si tramandasse nell’Appenino tosco-emiliano.

 

Maddalena trasmise al Leland una serie di pagine che lo statunitense riunì in un libro che chiamò Aradia o il Vangelo delle Streghe, che trabocca di riferimenti contro il Cattolicesimo – tra cui fantasie di omicidio di preti – ed è considerabile a tutti gli effetti come il testo sacro di una contro-religione antigerarchica che ha come oggetto di odio assoluto la Chiesa di Roma. Aradia infatti è il nome di una antica dea venuta sulla terra per insegnare ai contadini delle pratiche magiche che li liberino del giogo della Chiesa. Altri personaggi nominati nel testo esoterico sono la dea romana Diana, il biblico Caino inteso però come figura dai tratti esoterici, e un dio solare chiamato, senza tanto pudore, Lucifero.

 

I territori italiani, vogliamo dire, potrebbero essere ancora fortemente intrisi dalla stregoneria – in alcuni casi per via di tradizione diretta, di tante «Maddalena» che hanno iniziato altre streghe più giovani, e via così nei secoli e nei millenni.

 

Ma cosa facevano, quindi, queste streghe autoctone? Una risposta possiamo averla dal Malleus Maleficarum, noto presso il pubblico italiano come Il Martello delle streghe, è un trattato sulla stregoneria scritto nel 1486 dall’inquisitore tedesco Heinrich Krämer (1430-1505), detto anche Henricus Institor, che ha redatto una sorta di manuale per gli inquisitori che avevano a che fare, in ogni parte d’Europa, con la stregoneria.

 

Leggiamo la Quaestio XI del Malleus: «le streghe ostetriche in diversi modi uccidono nell’utero i concepiti, provocano l’aborto, e se non fanno questo, offrono ai diavoli i bambini appena nati».

 

Il lettore è libero di mettere in fila tutto quanto come vuole: i feti nei barattoli, gli aborti femministi, gli inquisitori di mezzo millennio fa. Le cronache locali e la «vecchia religione», la stregoneria, invisibile ma ancora viva nelle nostre terre, con i suoi dei crudeli.

 

Qualcuno dirà: è un volo pindarico, dai, in fondo si tratta «solo» di un feto in barattolo, finito dietro un cespuglio in campagna. Sono cose che succedono, dai.

 

Sissì, tutto vero. Anzi diremo di più: sono cose che sono già successe, e in misura ancora più inquietante.

 

Renovatio 21 vi parlò l’anno scorso dell’allucinante caso di Granarolo, in provincia di Bologna. Ricorderete i fatti: un ragazzo fa per caricare dei barili per portarli via da un capannone industriale, al fine di «smaltirli da qualche parte». Ne apre uno, e si rende conto che, in un liquido verdastro, galleggiano dei feti umani. I bidoni sono almeno una quarantina.

 

Anche lì, lo shock su giornali si attutisce pochissimi giorni dopo. Viene rinvenuta l’origine dei feti, e quindi la dissonanza cognitiva della popolazione si riduce. Dai primi accertamenti parrebbe che i fusti provengano da una struttura universitaria, in particolare una biblioteca di anatomia che li avrebbe conservati per motivi di ricerca» scrive con sicumera il Corriere. Il cittadino sincero-democratico, a questo punto, dovrebbe tirare un sospiro di sollievo. No?

 

Le aquile giro catto-prolife italico attaccano a dire che bisogna seppellirli – che è tipo guardare il dito se ti indicano la luna. Nessuno fa le domande che vanno fatte.

 

C’è una denuncia? C’è un’indagine? C’è un’interrogazione parlamentare?

 

Quanti sono quei bambini?

 

Da dove vengono? Di chi sono figli?

 

Cosa significa che erano «conservati per motivi di ricerca»?

 

Di quali esperimenti sono stati oggetto?

 

Chi è coinvolto il tutto il traffico sanitario? Aziende pubbliche? Private? Istituzioni?

 

Passano le settimane, i mesi. Nessuno se ne occupa più, non i politici, non i giornali, non i preti, non il vescovo (quello che tra un tortello pro-islam e l’altro, va in Ucraina per la pace), nemmeno noi – che pure avevamo promesso di tentare di andare a fondo.

 

Noi, tuttavia, non abbiamo dimenticato, e non potremmo mai farlo. Perché il nostro compito è farvi unire questi puntini.

 

Quanta distanza credete che ci sia tra quel barattolo nel cespuglio di Bassano e i feti sacrificati per darvi la vaccinazione universale?

 

Quanto lontani sono quei feti nei barili di Bologna da quelli che vengono squartati e venduti alla ricerca medica in America e ovunque altro?

 

Quanto distanti sono le streghe dal mondo drogato dalle pozioni mRNA?

 

La risposta a questo punto dovete darvela da soli.

 

Tuttavia, considerata cosa tutte queste vittime di sacrifici umani – satanici o scientifici che siano, avevano in comune: ognuno di quei bambini era Imago Dei – ognuno di quei bimbi assassinati, e poi utilizzati come strumento medico o diabolico, era fatto ad immagine di Dio.

 

Lo abbiamo tanto ripetuto: la storia moderna, vista nello spirito, altro non è che la storia della lotta contro l’Imago Dei. Il fine della Necrocultura, che si è impossessata degli Stati e delle società umane, è quello di distruggere ed umiliare l’Immagine di Dio, cioè l’essere umano.

 

La cosa, purtroppo, vi riguarda.

 

Perché potete essere belli o brutti, ricchi o poveri, giovani o vecchi, intelligenti o stupidi, buoni o cattivi, bianchi o neri, colti o ignoranti, forti o deboli, bravi o incapaci, santi o peccatori, ma siete, e sarete sempre, Imago Dei – siete stati creati ad immagine della Divinità. E avete avuto la fortuna di nascere invece che essere sacrificati dalle streghe.

 

Per chi non lo ha già fatto, è il momento di capirlo: c’è una guerra contro di voi.

 

Sì, la vostra vita è un capitolo di una guerra cosmica di cui siete parte integrante, e insostituibile.

 

Svegliatevi. Combattete. Rendete grazie a questo dono che vi è stato fatto, il più sacro che vi sia: la Vita.

 

L’orrore dei bambini nei barattoli sta a ricordacelo.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Bioetica

JD Vance paragona l’aborto al «sacrificio umano» pagano nel discorso alla Marcia per la vita di Washington

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Il vicepresidente JD Vance, durante il suo discorso alla Marcia nazionale per la vita del 2026, ha ribadito il suo sostegno al movimento pro-life, ha sottolineato il fatto che ogni vita è un dono di Dio, non un peso o un inconveniente, ha paragonato l’aborto al sacrificio umano delle società pagane e ha elogiato le numerose vittorie pro-life ottenute durante il primo anno dell’amministrazione Trump-Vance. Lo riporta LifeSite.

 

«Dobbiamo essere chiari, non possiamo essere neutrali, il nostro Paese non può essere indifferente se le sue prossime generazioni vivranno o moriranno», ha detto il vicepresidente. «Pensateci, cosa dà in definitiva significato e vita agli Stati Uniti d’America? Ogni civiltà è stata costretta a rispondere (a questa domanda). Oggi marciamo perché avete una risposta a questa domanda, su che tipo di civiltà siamo, che tipo di civiltà diventeremo in futuro».

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Vance ha osservato che i maya e molte altre società pagane erano soliti sacrificare i propri figli, paragonando questo al modo in cui oggi i nascituri vengono trattati come un inconveniente.

 

«Nell’antico mondo pagano, scartare i bambini era una prassi comune», ha affermato, menzionando «il sacrificio dei bambini da parte dei maya» ha detto il presidente. Vale la pena di ricordare al lettore come la cultura maya sia improvvisamente emersa anche nella Chiesa cattolica con Bergoglio, che ha istituito un «rito maya».

 

«Il segno della barbarie è che trattiamo i bambini come fastidi da scartare, anziché come benedizioni da custodire gelosamente. Ma l’eredità della nostra civiltà è un’altra cosa: il fatto che, come ci dice la Scrittura, ogni vita è ‘fatta in modo stupendo e meraviglioso’ dal nostro Creatore» (Salmo 139,14).

 

Come riportato da Renovatio 21, il Vance già in passato aveva equiparato l’aborto al sacrificio umano dei bambini.

 

«La Marcia per la Vita… non riguarda solo una questione politica… Riguarda se rimarremo una civiltà guidata da Dio o se alla fine torneremo al paganesimo che ha dominato il passato», ha continuato dal palco della manifestazione di Washington.

 

 

Vance ha sottolineato come oggi ai giovani venga spesso detto che avere figli e crescere una famiglia sono un peso, ma i pro-life sanno che, in realtà, sono un dono di Dio.

 

«Oggi, l’estrema sinistra in questo Paese dice ai nostri giovani che il matrimonio e i figli sono ostacoli, che è irresponsabile, persino immorale, a causa del ‘cambiamento climatico’ o per qualche altro motivo, incoraggiare i nostri giovani a crescere una famiglia. Ci dicono che la vita stessa è un peso, ma noi qui a questa marcia… sappiamo che è una bugia», ha detto. «Sappiamo che la vita è un dono, sappiamo che i bambini sono preziosi perché li conosciamo, li amiamo e vediamo come possono trasformare le nostre famiglie».

 

«Sappiamo che la famiglia non è solo fonte di grande gioia, ma fa parte del disegno di Dio per gli uomini e le donne, un disegno che si estende alla nostra famiglia, ai nostri quartieri, alle nostre comunità e agli stessi Stati Uniti d’America», ha aggiunto. «E qui sappiamo che trattare tutti con dignità non è sempre facile, non è sempre conveniente, ma è la cosa giusta da fare».

 

Vance sa bene quanto sia prezioso il dono della vita, dato che lui e la sua Second Lady Usha Vance hanno annunciato questa settimana che aspettano il loro quarto figlio a fine luglio. Il vicepresidente ha aperto il suo discorso commentando la notizia.

 

«Alcuni di voi ricorderanno che nel mio discorso dell’anno scorso, vi ho detto che una delle cose che più desideravo negli Stati Uniti d’America era più famiglie e più bambini», ha detto il vicepresidente. «Quindi, che sia messo agli atti, avete un vicepresidente che pratica ciò che predica».

 

Nel discorso di Vance alla marcia del 2025, il suo primo discorso pubblico dopo l’insediamento come 50° vicepresidente, aveva sottolineato il suo desiderio di vedere nascere più bambini e crescere più famiglie in tutto il Paese.

 

«Voglio più bambini negli Stati Uniti. Voglio più bambini felici nel nostro Paese. E voglio uomini e donne giovani e belli che siano ansiosi di accoglierli nel mondo e di crescerli», disse all’epoca. «È compito del nostro governo rendere più facile per le giovani mamme e i giovani papà permettersi di avere figli, portarli al mondo e accoglierli come le benedizioni che sappiamo che sono».

 

Vance ha anche elogiato diverse importanti politiche pro-life attuate sotto l’amministrazione Trump-Vance, come il taglio dei fondi pubblici destinati agli aborti, la fine degli arresti governativi di attivisti pro-life semplicemente per aver pregato fuori dagli aborti e l’applicazione di tutele di coscienza per le persone di fede.

 

«Mettere in prigione preti e nonne per aver pregato fuori da una clinica, è finita. L’abbiamo fermata», ha detto. «Laddove la precedente amministrazione imponeva il finanziamento pubblico degli aborti, comprese le spese di viaggio, in tutto il governo, questa amministrazione vi ha posto fine».

 

»Abbiamo ampliato le tutele di coscienza per gli operatori sanitari e difeso l’affidamento e l’adozione basati sulla fede», ha aggiunto. «Abbiamo smantellato le regole dell’era Biden e fatto in modo che nessuna suora, nessun infermiere, nessun farmacista e nessun medico debba mettere a nudo la propria fede e i propri valori all’ingresso del proprio posto di lavoro».

 

Nel suo discorso alla Marcia per la vita dello scorso anno, Vance ha elogiato in modo analogo la pronta inversione di tendenza da parte dell’amministrazione Trump nei confronti delle azioni penali mirate intraprese dall’amministrazione Biden contro i sostenitori della vita.

 

«Il governo federale non dirigerà più le incursioni dell’FBI nelle case di persone come Mark Houck e altri attivisti cattolici e cristiani che lottano ogni giorno per i nascituri», ha affermato Vance l’anno scorso.

 

Vale la pena notare che, nonostante i suoi commenti, Vance, un convertito cattolico, in passato ha rotto sia con il movimento pro-life che con la dottrina cattolica, esprimendo il suo sostegno alle eccezioni all’aborto. In precedenza aveva suggerito di sostenere l’ accesso alla pillola abortiva e aveva ribadito che l’amministrazione Trump-Vance non avrebbe sostenuto un divieto federale sull’aborto.

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L’amministrazione Trump 2 è stata anche duramente criticata dai pro-life statunitensi per non aver revocato la decisione dell’amministrazione Biden di non applicare la legge federale contro la spedizione di pillole abortive oltre i confini statali, nonostante la tattica indebolisca le leggi pro-life degli Stati.

 

I pro-life USA speravano che la posizione potesse cambiare con l’impegno dell’amministrazione di rivedere i dati sulla sicurezza delle pillole abortive, ma sono rimasti frustrati dalla mancanza di aggiornamenti, tra le accuse (che l’amministrazione nega) secondo cui la revisione sarebbe stata ritardata fino a dopo le elezioni di medio termine del 2026.

 

Come riportato da Renovatio 21, il tema dell’aborto come sacrificio umano era già stato discusso pubblicamente dall’influente giornalista Tucker Carlson, suo grande fiancheggiatore nella corsa alla vicepresidenza.

 

Si tratta, come sa il lettore, il ritorno del sacrificio umano (non solo con l’aborto, ma anche con la fecondazione in vitro, la predazione degli organi, l’eutanasia, insomma la Necrocultura) di uno dei principali temi del lavoro di Renovatio 21, che ora vediamo andare verso il pensiero mainstream.

 

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Immagine da Twitter

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Necrocultura

Uomo condannato a 6 anni per aver acquistato parti del corpo rubate da una donna incontrata su Facebook

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Un uomo della Pennsylvania è stato condannato a sei anni di carcere per aver acquistato parti del corpo rubate da una donna di Little Rock, Arkansas, e da altri individui. Il giudice ha stabilito che il condannato dovrà anche pagare una multa di 2.000 dollari e scontare tre anni di libertà vigilata.   Jeremy Lee Pauley, 43 anni, di Thompson, Pennsylvania, è stato condannato a dicembre con l’accusa di associazione a delinquere e trasporto interstatale di beni rubati. Sconterà i sei anni e poi sconterà altri tre anni di libertà vigilata.   La donna di 38 anni dell’Arkansas, Candace Chapman Scott, che lavorava in un obitorio, aveva contattato Pauley su Facebook per vendergli le parti del corpo. Secondo il Dipartimento di Giustizia, Pauley aveva acquistato una serie di parti del corpo da Scott dopo essersi unito a un gruppo Facebook chiamato «oddities». Scott è stata condannata a 15 anni di carcere.   «I resti includevano un cranio, diversi cervelli, un braccio, un orecchio, diversi polmoni, diversi cuori, diversi seni, un ombelico, testicoli e altre parti. Durante un mandato di perquisizione eseguito presso l’abitazione di Scott a Little Rock, gli investigatori hanno trovato numerose parti del corpo rubate che la donna ha ammesso di aver trasportato in sacchi della spazzatura dal suo lavoro. Scott ha ricevuto un totale di 10.625 dollari dall’acquirente in Pennsylvania per i resti umani», si legge in un comunicato stampa del Dipartimento di Giustizia.   Pauley ha anche ammesso il suo ruolo «in una rete nazionale di individui che hanno acquistato e venduto resti umani rubati dalla Harvard Medical School e da un obitorio dell’Arkansas», ha affermato il Dipartimento di Giustizia.   «Il traffico di resti umani rubati tramite la posta statunitense è un atto inquietante che colpisce famiglie già in lutto, creando al contempo una situazione potenzialmente pericolosa per i dipendenti e i clienti delle poste», ha dichiarato Christopher Nielsen, ispettore responsabile della divisione di Filadelfia del Servizio di Ispezione Postale. «Spero che i nostri sforzi e queste condanne portino una certa serenità a coloro che sono stati colpiti da questo terribile crimine».   Come riportato da Renovatio 21, il commercio di parti di cadaveri dalla prestigiosa università di Harvard aveva avuto negli scorsi anni diversi sviluppi.   Non si tratta del primo caso di orrori e cadaveri delle università   Come riportato da Renovatio 21tre anni fa un grande scandalo colpì l’Università di Paris-Descartes: il più grande centro di anatomia europeo presso la scuola di medicina dell’Università di Paris-Descartes fu chiuso a causa di gravi carenze nello stato di conservazione dei cadaveri, locali fatiscenti e sospetti che i corpi venissero mercificati.   I corpi di «migliaia di persone» che avevano donato i loro corpi alla scienza sono stati tenuti in «condizioni indecenti»: e, si scoprì, per decenni.   «I corpi sono stati lasciati marcire, mangiati dai topi, al punto che alcuni dovevano essere inceneriti senza essere sezionati» scrisse L’Express. «Corpi accatastati l’uno sull’altro, senza alcuna dignità e contrari a qualsiasi regola etica».   L’Ispettorato generale per gli affari sociali scrisse un rapporto in cui fiutò, anche qui, il traffico di cadaveri: «utilizzatori e potrebbero essere stati in grado di impegnarsi in un’attività redditizia all’interno del CDC [Centro di Donazione del Corpo, ndr]». In altre parole, anche lì vi poteva essere mercificazione delle parti dei cadaveri.   Come riportato da Renovatio 21, secondo varie testimonianze, in Nigeria è possibile acquistare resti umani al mercato, al fine di utilizzarli per fini esoterici.   «Le ricerche – scrive ancora il quotidiano nigeriano Vanguard – dimostrano che le parti femminili sono più richieste di quelle maschili. Ciò avviene a causa di quello che è descritta come la “potenza” di alcuni organi come i seni e i genitali all’interno di money ritual da parti di herbalist [erborista, sciamano, NdR] o gruppi occulti». Tanto per tenere a mente la storia della vagina sparita di Pamela.   «Abbiamo visto che una testa umana fresca può andare da 60.000 naira (circa 135 euro) in su, mentre un teschio è venduto per 20.000. Le gambe fresche sono vendute per 30.000 ciascuna, mentre una gamba decomposta viene venduta per 20.000. Un dito fresco viene venduto per 5.000, se decomposto o per 3.000. Gli intestini freschi sono venduti per 20.000 mentre quelli secchi sono venduti per 5000. Pezzi di ossa fresche sono venduti per 2.000 e oltre».   I traffici nigeriani di resti umani si sviluppa su due filoni: quello degli omicidi rituali (per i quali c’è stata addirittura una richiesta di stato di emergenza in Parlamento), e quello dei cimiteri, dove guardiani fanno affari riesumando i cadaveri poche ore dopo la sepoltura e sezionandone le parti che interessano a chi prepara le pozioni.  

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Immagine di East Pennsboro Township Police Department, via Twitter, rielaborata per adattamento al formato.
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Necrocultura

Lord britannico dice che le donne incinte dovrebbero poter scegliere il suicidio assistito

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Lord Charles Leslie Falconer, Barone Falconer di Thoroton, ha dichiaratoalla Camera dei Lord del Regno Unito che «la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo» al suicidio assistito. Lo riporta LifeSite.

 

Per quanto scioccante, allucinante e disumano, tale pensiero è perfettamente logico se pensato dell’alveo della Necrocultura dominante.

 

Lord Falconer è stato Segretario di Stato per la Giustizia sotto il premier Tony Blair ed è un sostenitore di lunga data del suicidio assistito e promotore del disegno di legge alla Camera dei Lord.

 

Un video dello scambio, pubblicato da Right to Life UK, ha totalizzato oltre oltre un milione di visualizzazioni su X:

 


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«C’è un grosso problema qui», ha detto ai pari Lord Craig Mackinlay, Barone Mackinlay di Richborough. «In altri stati del mondo, chi ha adottato da tempo il suicidio assistito ha opinioni divergenti. In Oregon, dal 1997, è obbligatorio mantenere in vita la madre il più a lungo possibile, soprattutto quando il feto è vitale».

 

«I Paesi Bassi hanno una visione completamente diversa, quella del feticidio, in cui il feto deve essere interrotto in un modo o nell’altro», ha continuato. «Spesso tramite iniezione intracardiaca di cloruro di potassio prima che la madre possa essere soppressa».

 

«A quale estremo della scala [il lord] si riferisce queste cose, perché ci troviamo in una situazione in cui i Royal Colleges sono contrari al suo intero sistema, e faremo affidamento su di loro per colmare le lacune di questa legislazione», ha concluso Lord Mackinlay. «Penso che spetti a noi colmare queste lacune per loro, perché non sono favorevoli a questa cosa».

 

«Il nobile Lord ha espresso correttamente la sua opinione», ha risposto Lord Falconer. «Alcuni Paesi hanno adottato una posizione, altri un’altra. Dalla scelta che sostengo è chiaro che siamo dell’avviso che la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo».

 

Il contesto in cui si inserisce la dichiarazione di Falconer è ancora più agghiacciante. La baronessa Tanni Grey-Thompson, attivista per i diritti delle persone con disabilità e leggendaria atleta paralimpica gallese, ha finora depositato 115 dei 947 emendamenti proposti al disegno di legge sul suicidio assistito. Durante il dibattito, ha citato il fatto che le donne incinte possono richiedere il suicidio assistito.

 

«Nel 2022, uno studio sull’epidemiologia del cancro in gravidanza ha rilevato che si verificava in circa una gravidanza su 1.000, il che equivarrebbe a più di 500 casi all’anno in Inghilterra», ha affermato . Non tutti questi sarebbero terminali, ha osservato. «In termini di numeri di persone che potrebbero essere interessate dal disegno di legge, si tratta di un gruppo di emendamenti davvero importante».

 

La baronessa ha osservato che la maggior parte dei paesi che hanno legalizzato il suicidio assistito prevede misure di salvaguardia per le donne in gravidanza e ha osservato che «il suicidio è anche la principale causa di morte materna durante la gravidanza nei paesi industrializzati e la principale causa di mortalità materna nei primi 12 mesi dopo il parto. Il professor Mark Taubert, consulente ospedaliero e direttore clinico di medicina palliativa presso il Velindre University NHS Trust in Galles, ha sollevato la questione più volte».

 

«Sarebbe utile fornire ulteriori informazioni sull’impatto del disegno di legge sulle donne incinte o che hanno partorito di recente, in particolare dato il rischio di depressione postnatale e di altri problemi di salute mentale correlati alla gravidanza e alla maternità» ha chiosato la nobildonna.

 

Quando Lord Falconer ha iniziato a rispondere, Lord Mackinlay intervenne con la sua domanda, che spinse Falconer a rispondere che «la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo» al suicidio assistito.

 

Per quanto rivoltante, l’idea del Lord britannico non è altro che una diligente conseguenza del mondo della Necrocultura che va via via installando nuovi upgrade: se l’aborto è libero, e quindi il feto può essere ucciso a piacere, perché mai una donna che vuole suicidarsi non può uccidere prima il figlio che ha in grembo?

 

Il lettore riconoscerà questo caleidoscopio dell’orrore umano, tuttavia siamo solo alle automatiche, perfino sincere conseguenza dell’accettazione della Cultura della Morte come sistema operativo della società umana.

 

I Lord inglesi possono essere solo appena più spudorati, ma la realtà rimane, perfino più orrenda.

 

Perché la Necrocultura non è fatta solo di morte, ma di quello che all’apparenza sembra il suo opposto, il piacere, l’edonismo individualista, il godimento utilitarista come principio assoluto. Quanti bambini sono stati uccisi perché la madre doveva fare «carriera»? Quanti sono stati frullati mentre galleggiavano innocenti nel ventre materno perché la genitrice doveva andare in vacanza ad Ibiza? Quanti sono stati trucidati perché la donna aveva impegni sentimentali, scolastici, sportivi?

 

Ora: vogliamo dire alle donne che uccidono i loro figli per capriccio che non possono farli se possono – legalmente! – suicidarsi?

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