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Persecuzioni

Cisgiordania, la difficile sopravvivenza dell’ultimo villaggio cristiano

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Taybeh, una piccola città cristiana di 1.500 abitanti situata 30 chilometri a nord di Gerusalemme, era normalmente amministrata dall’Autorità Nazionale Palestinese in base agli Accordi di Oslo del 1993. Dopo l’attacco di Hamas, si trova nei Territori Palestinesi occupati da Israele, che intende annetterla ed espellere i palestinesi.

 

Oggi, Taybeh è l’unica città della Palestina la cui popolazione è interamente cristiana. L’esercito israeliano sta rafforzando la sua presa sui palestinesi, limitandone gli spostamenti e confinandoli nei ghetti. Gli attacchi dei coloni israeliani contro i palestinesi sono in costante aumento.

 

L’agenzia di stampa cath.ch ha raccolto le testimonianze di un residente e del parroco della parrocchia cattolica di Taybeh. Le conversazioni telefoniche hanno avuto luogo dal Libano, poiché il governo israeliano proibisce ai giornalisti di entrare in Cisgiordania e nelle zone di combattimento.

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Palestinesi in lockdown

Fouad Muaddi, trentatré anni, di origini palestinesi e colombiane, ha studiato all’Università di Bordeaux. Assistente dell’ambasciatore ecuadoriano, viaggia quotidianamente da Taybeh a Ramallah, una distanza di 18 chilometri. Ai posti di blocco dell’esercito israeliano, le attese sono interminabili e il passaggio incerto. A tutto questo si aggiunge un vero e proprio apartheid stradale : strade fatiscenti intersecate da tunnel bui per i veicoli palestinesi e strade aperte e ben tenute per gli israeliani.

 

L’enclave in cui vive Fouad comprende sei villaggi. È stata istituita dopo l’attacco del 7 ottobre 2023. In questi territori isolati, i palestinesi devono costantemente giustificare la propria identità se vogliono spostarsi. È impossibile per loro avere una vita sociale, trascorrere una serata con amici lontani o visitare i parenti. Per costringere le famiglie a rientrare in queste enclave, i coloni attaccano le case situate all’esterno, espellendo le famiglie che vi abitano.

 

Appropriazione di terreni

Nella chiesa latina di Cristo Redentore a Taybeh, padre Fawadleh’ Bashar, 38 anni, parroco, testimonia che «da giugno 2024 gli attacchi sono aumentati considerevolmente». «Ora, il terreno a est del villaggio è sotto costante attacco», spiega. Infatti, ogni mattina i coloni vengono a pascolare lì le loro mandrie di mucche, impedendo di fatto ai proprietari terrieri di accedere alle loro terre e di coltivarle.

 

«I coloni, spesso armati, non danneggiano i familiari, ma la loro presenza danneggia gli ulivi», con conseguenze significative per l’economia locale, basata in gran parte sulla produzione di olio d’oliva, un prodotto di una certa reputazione. Il sacerdote teme il peggio per il raccolto di quest’anno.

 

Le mucche sono diventate un «nuovo strumento di colonizzazione in un numero crescente» di villaggi in Cisgiordania, spiega la rivista Custody of the Holy Land Magazine. E di recente è emerso un altro tipo di aggressione: i coloni hanno appiccato il fuoco ai terreni dei residenti, proprio accanto alle loro finestre. Un incendio è scoppiato anche dietro la storica chiesa di San Giorgio el-Khader , risalente al V secolo, la chiesa più antica di Taybeh.

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Combattere l’inesorabile esilio

Per evitare il peggio – di fronte agli attacchi diffusi e diurni dei coloni – alcuni leader della comunità non hanno altra scelta che suggerire un esodo di massa. «Quest’anno, su una popolazione di circa 1.500 persone, una decina di famiglie sono fuggite. È una vera piaga», lamenta padre Bashar. Per mitigare questo fenomeno, il sacerdote e i suoi colleghi hanno avviato iniziative concrete per rivitalizzare la comunità.

 

«Siamo riusciti a creare oltre 40 posti di lavoro per la comunità, nonostante le difficoltà che affrontiamo, grazie ai donatori e al lavoro del Patriarcato Latino di Gerusalemme. Questi posti di lavoro forniscono impiego presso la scuola e la casa di riposo affiliata alla parrocchia».

 

«Abbiamo anche creato una stazione radio online, con più di sette posti di lavoro fissi, e aperto una pensione intitolata a Charles de Foucauld». Inoltre, ci sono un’accademia musicale, una squadra di calcio e corsi di danza e folklore palestinese.

 

Un anno fa, il Patriarcato Latino di Gerusalemme e la parrocchia di Taybeh hanno acquisito un terreno contenente una casa non finita, con l’obiettivo di avviare un progetto abitativo per giovani famiglie, al fine di limitare l’emigrazione rurale. «Se l’iniziativa avrà successo, questo progetto consentirà inizialmente il completamento di cinque case».

 

«Poi, in una seconda fase, inizierà la costruzione di 15 appartamenti. Queste case sono destinate alle famiglie che stanno pensando di emigrare. Stiamo lavorando per raccogliere fondi per completare questi progetti. Nonostante le difficoltà accumulate negli ultimi tre anni, speriamo di mantenere viva la fiamma della speranza per Taybeh e la comunità di Terra Santa».

 

Taybeh ha tre parrocchie: la chiesa greco-ortodossa di San Giorgio, la chiesa greco-melchita cattolica di San Giorgio e la chiesa latina di Cristo Redentore, costruita nel 1860, oltre alla canonica. Nel 1888, padre Charles de Foucauld visitò la parrocchia latina di Taybeh. Gesù vi ​​si rifugiò prima della sua Passione; il Vangelo di Giovanni ne fa riferimento (Gv 11, 54). Taybeh era allora conosciuta come Efraim.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine di Ralf Lotys via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported

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Un’altra chiesa profanata dai vandali in Romagna

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Un’altra chiesa profanata, un altro episodio blasfemo. L’episodio è avvenuto nella chiesa di San Giorgio in Conca, a Cattolica, provincia di Rimini, appartenente alla parrocchia di Santa Maria di Nazareth di Montalbano.   «Il tabernacolo divelto e portato via dalla chiesa. Le ostie consacrate, invece, ritrovate sparse all’esterno. Un atto vandalico, accompagnato da un furto, che ha creato scalpore nella comunità dei fedeli cattolichini» scrive Il Resto del Carlino.   L’atto sacrilego e criminale è stato scoperto l’altra sera alla sette. «Al momento di effettuare la chiusura serale della chiesa, ci si è accorti con profondo sgomento che il tabernacolo era stato divelto e asportato, e le ostie consacrate sono state ritrovate sparse nell’area verde circostante», scrive la nota diffusa dai sacerdoti di Cattolica. «Un gesto inqualificabile che ferisce al cuore la sensibilità di tutti i credenti e che merita una ferma condanna per la gravità dell’atto compiuto».   Le indagini condotte dai Carabinieri dovranno stabilire l’esatto momento in cui è avvenuto il furto, le modalità con cui è stato sottratto il tabernacolo e la dinamica dei fatti avvenuti all’interno della chiesa prima che le ostie venissero rinvenute all’esterno. L’accaduto ha suscitato un profondo senso di tristezza e sconcerto tra i fedeli della parrocchia di Montalbano.

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Le profanazioni e gli atti vandalici contro i luoghi sacri cristiani stanno emergendo con sempre maggiore frequenza. All’estero, ahinoi, si leggono sovente storie di questo genere.   Come riportato da Renovatio 21, qualche anno fa, in Francia, a ridosso del periodo natalizio, una serie di vandalizzazioni, più o meno importanti e più o meno clamorose, sono avvenute nelle chiese transalpine. La volontà di attaccare la religione cattolica è evidente nella maggior parte di questi danneggiamenti, quando non viene esplicitamente rivendicata. Come se il mistero del Natale e il suo messaggio di pace suscitassero l’odio di alcuni. La più grave di queste vandalizzazioni è avvenuta presso la chiesa di Saint-Joseph a Cannes, nella diocesi di Nizza, quando alcuni individui si sono introdotti nella chiesa e hanno forzato il tabernacolo prima di profanare le ostie.   A Nuova York, pochi giorni fa, un uomo ha distrutto una statua della Vergine Maria in una chiesa parrocchiale del Queens, che negli ultimi due anni ha subito diversi atti di vandalismo.   È notizia di questi giorni che statue della Vergine Maria sono state profanate e un altare cattolico è stato dato alle fiamme nel popolare luogo di pellegrinaggio di Medjugorje, in Bosnia-Erzegovina.   A volte capita che alcuni teppisti usino violenza gratuita contro simboli cristiani, come avvenuto sempre in Francia, ormai in uno stato di apparente scristianizzazione, dove vengono anche sdoganati spettacoli osceni in luoghi sacri, come quello tenuto nell’ex cappella di Santa Giovanna d’Arco a Parigi, come scritto puntualmente sul da Renovatio 21 .   L’episodio in questione ha visto una chiesa cattolica a Mulhouse, in Francia, vandalizzata dopo che un uomo ha danneggiato una croce dell’altare e tre confessionali prima di lasciare l’edificio. La chiesa, aperta al pubblico tutti i giorni, era vuota al momento dell’accaduto. L’episodio è durato circa cinque minuti ed è stato ripreso dal sistema di videosorveglianza della chiesa. Il filmato mostrerebbe il sospettato entrare nel santuario «in pantaloncini, a torso nudo e scalzo», gettando a terra la croce dell’altare.

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La cosa ancor più grave dell’atto teppistico in sé è il furto delle ostie, del Sacro Corpo di Nostro Signore. Recentemente, due uomini omosessuali hanno compiuto una serie di furti in Francia, introducendosi in 29 chiese cattoliche nell’arco di tre mesi, rubando ostie consacrate e utilizzando i vasi sacri come decorazioni domestiche.   Nell’ex terra gallica pare si verifichino gli episodi più cruenti contro la Fede. Nel maggio di due anni fa due chiese sono state profanate: in una, il tabernacolo è stato divelto e ritrovato a pochi metri dall’edificio, senza che venisse rubato il Santissimo Sacramento, mentre nell’altra le ostie consacrate sono scomparse.   Nella mia Umbria casi simili, purtroppo, ogni tanto accadono. Nell’estate 2024 in una parrocchia del Perugino sono state profanate e rubate ostie consacrate. Fonti autorevoli interne al mondo ecclesiastico ci hanno confermato che ci sarebbe un vero e proprio mercato di ostie consacrate. Secondo quanto abbiamo appreso in conversazioni con persone appartenenti alla gerarchia cattolica a conoscenza della questione, vi sarebbero soggetti disposti a sborsare somme che si aggirano intorno ai 150 euro a particola – ma si tratta di supposizioni che altri smentiscono.   A noi cristiani spetta il compito di vigilare e non lasciare impuniti questi orrendi crimini perpetrati ai danni di Nostro Signore. Dovremmo avere un sussulto d’orgoglio e di fede per arginare e denunciare questi blasfemi criminali, che non si fermano davanti a niente pur di vilipendere ciò che dovrebbe essere invece protetto da ogni essere umano: il sacro, l’elemento senza il quale, scopriremo, la società finirà per collassare.   Francesco Rondolini

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Immagine della cattedrale di Santa Colomba (Tempo Malatestiano) di Rimini.  Immagine di Zairon via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International  
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Cardinale Pizzaballa: i cristiani vogliono la pace e «nuovi leader» in Medio Oriente

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Il patriarca latino di Gerusalemme ha invocato un cambiamento al vertice in Medio Oriente in vista delle elezioni israeliane del 27 ottobre. Durante un incontro con i giornalisti ad Assisi giovedì, il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha dichiarato che i cristiani della Terra Santa sono esausti e aspirano alla pace.

 

«Tutti attendono le elezioni come se fosse una soluzione di tutti i problemi, ma in realtà i problemi in Medio Oriente sono di quelli che richiederanno molto tempo», ha affermato il patriarca, nella città di San Francesco per la visita pastorale di papa Leone XIV.

 

«Abbiamo bisogno di nuovi volti, di nuovi personaggi. Questo lo decideranno gli elettori». «Come tutti gli altri, anche i cristiani sono profondamente stanchi di questo incessante susseguirsi di annunci che vengono poi smentiti dai fatti», ha proseguito Pizzaballa. «È diventato parte della vita quotidiana».

 

«Tra i cristiani, come tutti, c’è una grande stanchezza di questo tira e molla, di queste comunicazioni che poi vengono smentite dai fatti. Ormai è cronaca quotidiana. E questo purtroppo crea un atteggiamento di sempre maggiore sfiducia all’interno della popolazione perché ormai nessuno più crede nemmeno alle cose, che poi invece magari sono vere.», ha spiegato il patriarca gerosolomitano.

 

Tuttavia, «la speranza c’è perché ci sono tantissime persone che si stanno ancora mettendo in gioco a Gaza, in Cisgiordania e in Israele. Incontro continuamente persone giovani ma anche meno giovani, persone di una certa età, professori, insomma persone che hanno qualcosa da perdere in termini di relazioni, eppure si mettono in gioco per fare qualcosa, per incontrare, per difendere. C’è ancora all’interno di quel mondo gli anticorpi che preservano tutto l’organismo da essere affetto da questo virus della violenza.».

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Pizzaballa ha indicato la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza, colpita da un razzo israeliano lo scorso anno, come esempio concreto di speranza.

 

Nella parrocchia gazana vi sono 541 fedeli. «Li conosciamo tutti, uno per uno. Cercano in qualche modo ritornare alla vita. Si cerca di riaprire la scuola. Abbiamo aperto un centro medico, una sorta di dispensario. Ci sono sacerdoti, ma soprattutto suore molto attive nel cosiddetto oratorio per i bambini non solo quelli cristiani. Dentro quella situazione così deteriorata si cerca di ricreare soprattutto un ambiente sano e sereno quanto più possibile».

 

Pur riconoscendo questi segnali positivi, il cardinale ha ammesso che la preoccupazione resta forte.

 

«Quello che mi preoccupa di più in questo momento è che si resti in questa situazione di non guerra e di non pace, in questa situazione ambigua. Dove si parla di soluzioni senza crearle le soluzioni reali. Ecco, tutto questo mi preoccupa perché crea all’interno degli animi delle persone un atteggiamento sempre più cinico di sfiducia che è il pericolo maggiore che vedo in questo momento all’interno della popolazione».

 

Le parole del Patriarca arrivano dopo una serie di attacchi ai danni dei cristiani registrati in Israele nella scorsa primavera.

 

Un’organizzazione di monitoraggio ebraico-israeliana ha documentato 83 episodi di molestie anticristiane in soli tre mesi, mettendo in guardia sul fatto che le aggressioni da parte di estremisti sono in aumento, soprattutto a Gerusalemme.

 

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 Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

 

 

 

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Statua della Madonna distrutta in un attacco a una chiesa di Nuova York

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Un uomo ha distrutto una statua della Vergine Maria in una chiesa parrocchiale del Queens, che negli ultimi due anni ha subito diversi atti di vandalismo.   Nelle prime ore del mattino del 1° agosto, un uomo non identificato è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre scavalcava la recinzione e si introduceva nel cortile della chiesa cattolica di Santa Rita, nel quartiere di Dutch Kills, nel Queens, a Nuova York.   Secondo QNS, l’uomo ha usato un martello per distruggere una statua della Beata Vergine Maria, decapitandola e facendola cadere dal piedistallo. La diocesi di Brooklyn ha affermato che si tratta del quarto atto di vandalismo nella chiesa di Santa Rita dal 2024.   Tra i precedenti atti vandalici contro la chiesa parrocchiale si annoverano la rottura di una vetrata, il danneggiamento di una statua di San Giuda all’interno della chiesa e il deturpamento di una statua di San Francesco d’Assisi in aprile, quando un uomo ha imbrattato il marciapiede antistante con la vernice spray la parola «PAGANO».  

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La task force per i crimini d’odio del dipartimento di polizia di Nuova York ha aperto un’indagine sul caso. Il sospettato è stato descritto come una persona dalla carnagione chiara e dai capelli scuri.   Un attacco simile si è verificato in un’altra chiesa cattolica della vicina Long Island a maggio, i parrocchiani della chiesa cattolica di St. Mary a East Islip, New York, sono rimasti scioccati nello scoprire la violenta profanazione di una statua del Sacro Cuore. La testa di Gesù Cristo era stata staccata dal corpo della statua e successivamente ritrovata tra i cespugli vicini.   Come riportato da Renovatio 21, un ulteriore attacco ad una effigie sacra si era verificato nell’estate 2024, quando un uomo mentre ha colpito una statua di Gesù, Maria e Giuseppe fuori dalla chiesa della Sacra Famiglia a Flushing, nel Queens, decapitando la testa del Bambin Gesù.     Pochi giorni prima, la parrocchia di San Michele Arcangelo a Portland, Oregon, ha visto il suo tabernacolo rubato da un ladro che è entrato nella chiesa dopo mezzanotte.   La vicina chiesa di San Patrizio, nel nord-ovest di Portland, ha avuto le porte e il marciapiede imbrattati con vernice spray con il messaggio «Il mio corpo, la mia scelta» il 27 aprile dello stesso anno. La chiesa sarebbe stata attaccata due volte in precedenza, una volta a giugno 2021 e di nuovo a luglio 2021 durante un’ondata di criminalità perpetrata contro quattro chiese cattoliche a Portland in un periodo di sei settimane quell’estate.   Come riportato da Renovatio 21, la distruzione massiva della presenza materiale cattolica continua in tutto il mondo, dalle centinaia di chiese profanate ed incendiate in Francia e in Canada e in altri Paesi del mondo ai continui furti di ostie che si registrano anche in Italia.

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