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La Francia vuole chiudere Telegram: parla il capo dei diritti umani russo. L’azienda rompe il silenzio
Le autorità francesi hanno arrestato il fondatore di Telegram, Pavel Durov, perché vogliono chiudere la piattaforma libera da censura, ha affermato la massima autorità russa per i diritti umani, Tatjana Moskalkova.
Scrivendo su Telegram domenica, la Moskalkova ha sostenuto che «il vero motivo dietro l’arresto di Pavel Durov è un tentativo di chiudere Telegram, la piattaforma dove puoi trovare la verità sugli affari mondiali». La persecuzione di Durov fa arrabbiare «tutti coloro che sostengono la libertà di parola e la creazione del mondo multipolare», ha aggiunto.
In un post separato, la Moskalkova ha condannato l’arresto di Durov definendolo «un’altra grave violazione della libertà di parola».
«È un altro lampante esempio di doppi standard quando si tratta del rispetto dei diritti umani fondamentali da parte di Paesi che elogiano la democrazia ma, in realtà, cercano di annientarla», ha scritto. «Invece di combattere la criminalità, la discriminazione e altre violazioni dei diritti umani, vogliono il controllo totale sull’espressione delle opinioni».
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La Moskalkova ha descritto Durov come un uomo che «ha creato uno strumento di comunicazione semplice, accessibile e di facile utilizzo tra persone in tutto il mondo, un canale per la rapida diffusione di informazioni libero da censura».
Durov si è sempre rifiutato di fornire dati utente alle autorità o di installare una «backdoor» di sorveglianza, e ha parlato in un’intervista con Tucker Carlson di qualche mese fa delle pressioni che ha dovuto affrontare da parte degli Stati Uniti. Il Durov ha pure discusso apertamente riguardo ai suoi disaccordi con il governo russo, che hanno contribuito alla sua decisione di lasciare la Russia negli anni 2010 e trasferirsi negli Emirati Arabi Uniti.
Ciononostante, molti politici russi hanno condannato l’arresto di Durov, con alcuni che hanno suggerito che potrebbe essere motivato politicamente. Anche diverse figure pubbliche in Occidente, tra cui il Carlson ed Elon Musk, si sono pronunciate in difesa di Durov.
Nel frattempo, la società Telegram ha rotto il silenzio dopo l’arresto del suo fondatore Pavel Durov da parte delle autorità francesi sabato, insistendo sul fatto che l’imprenditore tecnologico «non ha nulla da nascondere».
Telegram ha respinto le accuse domenica, affermando che l’azienda rispetta le leggi dell’UE e che le sue politiche di moderazione dei contenuti sono «conformi agli standard del settore».
«Pavel Durov non ha nulla da nascondere e viaggia spesso in Europa», continua la dichiarazione, definendo «assurdo affermare che una piattaforma o il suo proprietario siano responsabili dell’abuso di tale piattaforma».
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«Quasi un miliardo di utenti in tutto il mondo usa Telegram come mezzo di comunicazione e come fonte di informazioni vitali», ha concluso l’azienda. «Stiamo aspettando una rapida risoluzione di questa situazione».
Telegram ha sede a Dubai, sebbene la società abbia nominato un rappresentante legale belga all’inizio di quest’anno per gestire la sua conformità con la legge UE. Telegram ha anche rispettato le sanzioni anti-russe del blocco bloccando l’accesso ai notiziari russi, tra cui la testata governativa russa RT.
Come riportato da Renovatio 21, l’ex portavoce di Durov ha ipotizzato con il canale russo che le autorità francesi avrebbero potuto effettuare l’arresto per conto degli Stati Uniti, dopo che l’imprenditore tecnologico aveva pubblicamente accusato le agenzie di Intelligence americane di aver fatto pressioni su di lui affinché concedesse loro l’accesso ai dati degli utenti di Telegram.
Anche voci all’interno dell’amministrazione russa sostengono che gli USA siano dietro l’arresto del Durov.
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Macron vuole la censura europea: no alla «libertà di parola americana»
Il presidente francese Emmanuel Macron ha respinto quella che ha definito «libertà di parola americana», difendendo il controverso Digital Services Act (DSA) dell’UE, che i funzionari statunitensi hanno etichettato come uno strumento di censura.
Mercoledì, parlando con i giornalisti durante un viaggio in Spagna, Macron ha detto di aver chiesto all’UE di applicare il DSA «in modo molto più esteso, molto più rapido e molto più energico» per contrastare la disinformazione.
«La cosiddetta “libertà di parola” americana – almeno per come esiste oggi ed è stata promossa da alcuni – è l’opposto della libertà di parola», ha affermato, sostenendo che le libertà individuali comportano responsabilità e rispetto per le libertà altrui. «Lo so bene quando cammino per strada: la mia libertà non può significare che sono libero di picchiarti, insultarti o vandalizzare lo spazio pubblico che appartiene a tutti. Eppure, questa è l’idea che alcune persone hanno di “libertà di parola”», ha aggiunto.
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«Finché non riterremo responsabili coloro che diffondono contenuti sui social media, non saremo in grado di regolarli», ha detto il leader francese. «Quando qualcuno scrive qualcosa – quando un giornalista scrive qualcosa di completamente falso o un redattore lo pubblica – può essere chiamato a risponderne».
Come riportato da Renovatio 21, ad inizio anno Macron aveva dichiarato che «la libertà di parola è una pura stronzata», magari aspettandosi i 92 minuti di applausi della Corazzata Kotmkin di Fantozzi, ma questi non sono arrivati.
Adottato nel 2022, il DSA obbliga piattaforme come Facebook, X, TikTok, Google e YouTube a contrastare i contenuti illegali, ad aumentare la trasparenza su pubblicità e algoritmi, a proteggere i minori e a valutare e mitigare rischi sistemici come la disinformazione. Le piattaforme più grandi hanno obblighi ulteriori e possono essere multate fino al 6% del fatturato annuo globale in caso di violazioni.
Nel dicembre 2025 l’UE ha inflitto la prima sanzione ai sensi del DSA, ordinando a X di Elon Musk di pagare 120 milioni di euro. Il mese scorso il governo statunitense ha appoggiato il ricorso di X, sostenendo che il blocco aveva ecceduto i propri poteri prendendo di mira un’azienda americana.
«Non tollereremo che la Commissione Europea si impegni in un’eccessiva ingerenza normativa nel tentativo di controllare i motori americani dell’innovazione e della crescita economica», ha dichiarato Brett Shumate, assistente del procuratore generale della Divisione civile del Dipartimento di Giustizia.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno la UE aveva accusato il social muskiano di antisemitismo e pedopornografia. Musk aveva risposto chiedelo l’abolizione dell’UE, definita come «Quarto Reich».
Funzionari statunitensi hanno accusato l’UE di erodere la libertà di parola e di tentare di mettere a tacere le voci dissenzienti per ragioni politiche. «L’UE dovrebbe sostenere la libertà di parola, non attaccare le aziende americane per la spazzatura», ha scritto a dicembre su X il vicepresidente JD Vance.
L’anno scorso gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni sui visti a funzionari europei e a responsabili di gruppi di monitoraggio online, tra cui Thierry Breton, ex commissario per il mercato interno e uno dei principali artefici del DSA. Breton ha paragonato la misura al maccartismo, la campagna dell’era della Guerra Fredda contro sospetti comunisti e presunti sovversivi.
La censura in Europa aveva subito un’accelerazione decisiva la scorsa estate, quando sulla scia delle elezioni europee, i vertici dell’Unione stanno lavorando per rendere ancora più controverso il DSA, che molti osservatori hanno definito come una legge di censura radicale.
L’Unione Europea ha iniziato a far leva sul DSA per intensificare la repressione di quella che definisce «disinformazione» sullecampagne di vaccinazione.
L’espansione delle maglie della censura da parte dell’Europa è risalente, e ha trovato fiato soprattutto durante gli anni pandemici, nei quali sono stati mandati avanti appalti per la realizzazione elettronica del sistema.
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Come riportato da Renovatio 21, Elon Musk due anni fa aveva raccontato che X (già Twitter) ha respinto la richiesta di Bruxelles di censurare segretamente le opinioni sulla piattaforma, ricevendone in risposta una persecuzione ai sensi del DSA.
Come riportato da Renovatio 21, l’Europa si sta scagliando contro i colossi della pornografia web con il pretesto della protezione dei minori ma con il fine, nemmeno tanto dissimulato, di introdurre sistemi di identificazione digitale di precisione per tutti i cittadini, il famoso portafoglio UE.
Sullo sfondo, l’avvio dell’euro digitale, la piattaforma di controllo che ingollerà mezzo milione di europei comandandone per sempre le esistenze. Il credito sociale della Repubblica Popolare Cinese al confronto sembrerà una mite misura liberale.
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Immagine di European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni
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