Connettiti con Renovato 21

Internet

Ecco i commando del pensiero unico: il Consiglio Europeo approva le «squadre di risposta rapida» per combattere la «disinformazione»

Pubblicato

il

Il Consiglio Europeo ha annunciato un quadro guida che consentirà di istituire quelli che chiama «squadre ibride di risposta rapida» che «attingeranno alle pertinenti competenze civili e militari settoriali nazionali e dell’UE».

 

Queste squadre saranno create e poi schierate per contrastare la «disinformazione» nei 27 Paesi membri – ma anche in quelli che Bruxelles chiama Paesi partner. E l’Irlanda potrebbe diventare uno degli «early adopter».

 

Secondo quanto riportato, affinché un Paese possa presentare domanda, dovrà prima sentirsi sotto attacco mediante «minacce e campagne ibride» e quindi richiedere all’UE di aiutarlo a contrastarle inviando una «squadra di risposta rapida».

Sostieni Renovatio 21

Bruxelles spiega la necessità di queste squadre a causa del «deterioramento del contesto di sicurezza, della crescente disinformazione, degli attacchi informatici, degli attacchi alle infrastrutture critiche e dell’interferenza elettorale da parte di attori maligni» e anche di qualcosa che l’organizzazione definisce «migrazione strumentalizzata».

 

Questo è quello che emerge quadro emerge dall’EU Hybrid Toolbox, che a sua volta deriva dalla bussola strategica per la sicurezza e la difesa del blocco.

 

Come ricorda il sito Reclaim The Net, pochi giorni dopo l’annuncio dell’UE, la scorsa settimana, notizie dall’Irlanda hanno affermato che il Dipartimento degli Affari Esteri ha accolto con favore lo sviluppo, affermando che «ora inizieranno a rendere operativa la partecipazione dell’Irlanda a questa importante iniziativa».

 

Il dipartimento ha spiegato ciò che considera minacce: c’è inevitabilmente la «disinformazione», insieme agli attacchi informatici, agli attacchi a infrastrutture critiche e a qualcosa che chiama «coercizione economica».

 

«Le autorità irlandesi sembrano essere particolarmente soddisfatte dell’annuncio dell’UE dato che il Paese non dispone di un organismo centralizzato in grado di combattere una gamma così disparata di minacce, reali o inventate» scrive Reclaim The Net.

 

L’annuncio delle «squadre di reazione» è arrivato dal Consiglio dell’UE, ed è stato il giorno successivo «accolto favorevolmente» dalla Commissione Europea guidata da Ursula Von der Leyen, che ha ripetuto i punti della dichiarazione originale riguardo a una miriade di minacce. Tali commando ibridi di risposta rapida, a cui è stato ora dato il via libera, sono visti dai vertici di Bruxelles come uno strumento chiave per contrastare questi pericoli percepiti.

 

Oltre a dire che l’EU Hybrid Toolbox si basa su «competenze civili e militari rilevanti», i due comunicati stampa dell’UE sono scarsi di dettagli sulla composizione delle future squadre che verranno inviate in missioni «a breve termine». Le note rivelano inoltre che il «rapido dispiegamento nei Paesi partner» sarà reso possibile attraverso il Centro di Coordinamento della Risposta alle Emergenze (ERCC) come hub operativo del programma.

 

L’ERCC rappresenta il fulcro operativo del Meccanismo di protezione civile dell’UE. Coordina la fornitura di assistenza ai Paesi colpiti da calamità, sotto forma di soccorsi, competenze, squadre di protezione civile e attrezzature specializzate. Il centro, che è attivo 24 ore al giorno 7 giorni alla settimana, assicura la rapida fornitura di sostegno in caso di emergenza e funge da hub di coordinamento tra tutti gli Stati membri dell’UE, gli altri 10 Stati partecipanti, il Paese colpito dall’emergenza e gli esperti di protezione civile e aiuti umanitari.

 

Secondo il sito ufficiale, l’ERCC «può aiutare qualsiasi Paese all’interno o all’esterno dell’UE colpito da una catastrofe grave, su richiesta delle autorità nazionali o di un organo delle Nazioni Unite».

 

In pratica, pare di capire, la «disinformazione» – che altro non è se non l’informazione sgradita al potere – verrà trattata come un disastro. Vari siti, compreso magari quello che state leggendo, saranno trattati come fossero terremoti, alluvioni, incendi estesi. Il lettore comprende da sé quanto potere possa essere assegnato dalla categoria di emergenza.

 

La disintegrazione di pagine come quella che state leggendo potrebbe essere imminente. I «commando del pensiero unico» già dispongono, come sappiamo, di tutte le liste del caso.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, lo scorso 25 agosto è entrato ufficialmente in vigore in territorio dell’Unione Europea il Digital Service Act (DSA), l’eurolegge che di fatto dà alla Commissione Europea il potere di censurare i contenuti in rete in nome della lotta alla «disinformazione» e all’«incitamento all’odio» online. In pratica, si tratta dell’alba della censura totale.

 

All’epoca, con la consueta boria, il commissario europeo per il mercato interno, Thierry Breton, già noto per le sue reiterate accuse ad Elone Musk, aveva addirittura minacciato di chiudere le piattaforme dei social media se non rispetteranno le regole in caso di disordini civili, come la recente volta etnica in Francia.

 

Rivelazioni recenti hanno mostrato che dietro al processo di censura che pervade ogni medium occidentale ci sarebbe un piano che risale a metà degli anni 2010, quando, dopo eventi come la riannessione russa della Crimea, la Brexit e l’elezione di Trump, fu deciso il controllo totale di internet. Secondo Michael Benz, ex vice segretario di Stato aggiunto per le comunicazioni internazionali e la politica dell’informazione presso l’Ufficio per gli affari economici e commerciali nell’amministrazione Trump, la volontà di controllo di internet potrebbe essere fatta risalire ad un progetto NATO.

 

«La NATO pubblicava libri bianchi affermando che la più grande minaccia che la NATO deve affrontare non è in realtà un’invasione militare dalla Russia. Sta perdendo le elezioni nazionali in tutta Europa» aveva spiegato Benz in una epocale intervista concessa a Tucker Carlson. «L’intero ordine internazionale basato su regole crollerebbe a meno che i militari non prendessero il controllo sui media (…) L’UE andrebbe in pezzi, quindi la NATO verrebbe uccisa senza che venga sparato un solo proiettile».

 

Se venisse a mancare la NATO, continuava il Benz «non ci sarebbe più alcun braccio armato per il Fondo Monetario Internazionale, il Fondo monetario internazionale o la Banca mondiale. Quindi ora gli stakeholder finanziari che dipendono dall’ariete dello Stato di sicurezza nazionale sarebbero sostanzialmente impotenti contro i governi di tutto il mondo».

 

«Quindi, dal loro punto di vista, se i militari non iniziassero a censurare Internet, tutte le istituzioni e le infrastrutture democratiche che hanno dato origine al mondo moderno dopo la seconda guerra mondiale crollerebbero».

 

In definitiva, non è inesatto dire che riguardo ad internet ci troviamo sotto comando militare – e di qui il gergo militaresco usato dalla UE per le sue «squadre di intervento rapido anti-disinformazione».

 

Come riportato da Renovatio 21, si tratta di una situazione che ci era stata sbattuta in faccia dal Cremlino ancora l’anno passato, quando il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov parlo di giornalisti e media occidentali che «vivono assolutamente in uno stato di censura militare».

Ma se non lo leggete qui, non avete modo di saperlo: perché ogni informazione che arriva da Mosca è filtrata, se non bloccata, dall’Europa.

 

Il giro di vita contro i media russi in Europa era iniziato settimane prima della guerra, quando il 2 febbraio 2022 l’Autorità Regolatrice dei Media tedesca (Kommission für Lizensierung und Aufsicht) aveva vietato la diffusione in Germania della rete televisiva pubblica Russia Today, sia satellitare sia su internet.

 

Di lì a poco il sito di RT e quello di Sputnik sarebbero divenuti irraggiungibili anche dall’Italia – un atto che fa pensare ad una vera e propria censura di guerra, quando cioè diventa imperativo far sì che la popolazioni non ascolti la voce del nemico.

Aiuta Renovatio 21

Come sa chi ci segue da un po’, nel 2021 Facebook cancellò la nostra pagina e disintegrò, cioè proprio eliminò, l’account personale collegato, e pure, en passant, innocue pagine associazionistiche collegate. Il traffico su Renovatio21.com crollò – perché è sui social che le persone stanno tutto il giorno, con centinaia di famelici scroll al giorno – com’era, con evidenza, l’intenzione ultima di chi poteva aver ordinato la censura.

 

Su YouTube a Renovatio 21, che pure usiamo quasi per nulla, non è andata molto meglio: la piattaforma che ha cancellato dal canale di Renovatio 21, con relativo «strike» di punizione, un’omelia pasquale di un arcivescovo della chiesa cattolica.

 

Ora iniziamo a capire davvero cosa sta succedendo, in Italia come altrove.

 

Alla faccia della libertà di espressione, e quindi della Costituzione Italiana e di tante altre Costituzioni degli Stati moderni.

 

Ma se il rapporto tra il cittadino e lo Stato è garantito dalla Costituzione, ma lo Stato distrugge la Carta, quale legittimità rimane allo Stato moderno? Abbiamo sentito poche persone porsi questa domanda, anche perché se provassero a rispondere articolatamente verrebbero probabilmente censurati.

 

Tuttavia, forniamo rapidamente il quadro: se la Costituzione non limita più il potere dello Stato sui cittadini (tramite quel concetto chiamato «diritto»), allora esso può agire con l’arbitrio più estremo, e il cittadino, privo di diritti, diviene soggetto ad un potere verticale senza possibilità alcuna di replica – diviene, tecnicamente, uno schiavo.

 

E quando sei in schiavitù non è che sei libero di dire quello che vuoi, né di leggere quello che vuoi. Né, come abbiamo imparato nel biennio pandemico, gli schiavi hanno la libertà di circolare per il Paese, di incontrare i propri cari, di lavorare, di respirare (sì), di rifiutare l’immissione di terapie geniche sperimentali nel proprio corpo.

 

Ecco spiegato, brevemente, cosa sta accadendo dietro alla storia della «disinformazione»: è un mutamento assoluto dello Stato moderno, dello Stato di diritto, di quella che un tempo si chiamava Democrazia liberale.

 

Che si può fare i padroni del mondo lo hanno capito da un pezzo, grazie al COVID.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

 

 

 

 

 

 

Continua a leggere

Internet

Droni ucraini attaccano il gigante informatico Yandex, il Google russo

Pubblicato

il

Da

Un attacco di droni ucraini ha colpito un importante data center del colosso tecnologico russo Yandex, costringendo a interrompere le attività e causando, secondo le prime indicazioni, disagi ai servizi per aziende e utenti in tutto il Paese.   Yandex è la principale azienda tecnologica russa e offre servizi di ricerca, trasporto privato, e-commerce, cloud computing e intelligenza artificiale. La piattaforma Yandex Cloud, che fornisce potenza di calcolo, archiviazione dati e strumenti di IA, è utilizzata da oltre un terzo delle maggiori imprese russe. Yandex è considerabile come una sorta di Google russo.   L’attacco di domenica ha interessato una struttura di Yandex nella regione di Vladimir, a circa 180 km a Nord-Est di Mosca. Il sito ospita anche Galushkin, uno dei tre supercomputer dell’azienda impiegati per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. L’attacco ha danneggiato l’infrastruttura del data center e ne ha imposto lo spegnimento, ha comunicato Yandex su Telegram.   «L’infrastruttura del data center di Yandex a Vladimir è stata danneggiata a seguito di un attacco con droni e le operazioni del data center sono state completamente sospese. Alcuni servizi di Yandex non sono disponibili per gli utenti», ha dichiarato l’azienda.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Non sono stati segnalati feriti. Le squadre di emergenza e i tecnici di Yandex hanno lavorato per valutare i danni e ripristinare i servizi. L’azienda ha invitato i clienti dei servizi cloud ad attivare piani di ripristino di emergenza alternativi.   Secondo i media, l’attacco ha costretto Yandex Cloud a entrare in modalità di emergenza, con interruzioni che hanno coinvolto banche, marketplace online, servizi di consegna, app di vendita al dettaglio, farmacie, palestre e il sito web dell’aeroporto Pulkovo di San Pietroburgo.   In un successivo aggiornamento, Yandex ha precisato che l’accesso ad alcuni dei suoi servizi, tra cui l’assistente AI Alice, Ricerca, Mappe, Taxi e Mail, veniva gradualmente ripristinato.   Si è trattato del terzo attacco a un centro dati di Yandex in quattro giorni, nel quadro di un’intensificazione degli attacchi ucraini contro le infrastrutture civili in Russia. Il data center di Yandex a Sasovo, nella regione di Rjazan, aveva subito gravi danni in un attacco notturno il 7 ottobre, che ne aveva causato la disattivazione. Un impianto nella regione di Kaluga, a circa 150 km a Sud-Ovest di Mosca, era stato danneggiato da un attacco di droni venerdì.   Gli attacchi si inseriscono in un contesto di crescenti critiche statunitensi verso le azioni di Kiev contro la Russia, in particolare contro le raffinerie di petrolio. Sabato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato duramente il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj, accusandolo di aver respinto gli accordi di pace e di aver aggravato la carenza globale di gasolio ignorando gli avvertimenti contro gli attacchi alle infrastrutture di raffinazione russe.   «Penso che sia giunto il momento per l’Ucraina di avere un nuovo presidente», ha detto Trump.

Iscriviti al canale Telegram

Le sue dichiarazioni sono seguite a una telefonata con il presidente Vladimir Putin avvenuta venerdì, durante la quale i due presidenti hanno concordato misure per alleviare la crisi globale dei carburanti. Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha temporaneamente sospeso le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo in cambio del rilascio immediato da parte della Russia di 300.000 tonnellate metriche sui mercati globali e di altre 500.000 il mese prossimo, al fine di attenuare la crisi dei carburanti.   Pure il miliardario tecnologico Elon Musk ha poi appoggiato Trump, scrivendo su X che Zelens’kyj «si è spinto troppo oltre».   Domenica Zelens’kyj ha dichiarato che l’Ucraina continuerà i suoi attacchi fino a quando non verrà raggiunto un cessate il fuoco supportato da «garanzie reali». Più tardi, Trump ha affermato su Truth Social che Russia e Ucraina avrebbero concordato un cessate il fuoco immediato nel settore energetico, esortando entrambe le parti a non violarlo. Nessuno dei due Paesi ha confermato pubblicamente i termini del presunto accordo.   La Russia ha respinto l’idea di congelare il conflitto senza affrontarne le cause profonde, sostenendo che un cessate il fuoco temporaneo darebbe solo all’Ucraina il tempo di ricostruire il proprio esercito e riprendere le ostilità. Putin ha recentemente avvertito che Kiev rischia uno «scenario catastrofico» attaccando le infrastrutture economiche e civili russe.   In risposta agli attacchi, la Russia ha intensificato i raid contro installazioni militari-industriali ucraine, infrastrutture di telecomunicazione, operatori di telefonia mobile e centri dati, interrompendo l’accesso a Internet, alla televisione digitale e ad altri servizi. Durante gli ultimi raid notturni, le forze russe hanno dichiarato di aver colpito il centro dati di Tenet a Odessa, sulla costa ucraina del Mar Nero. Mosca sostiene di prendere di mira solo installazioni e infrastrutture militari ucraine a supporto dello sforzo bellico di Kiev.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di ermakov via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
 
Continua a leggere

Internet

Macron vuole la censura europea: no alla «libertà di parola americana»

Pubblicato

il

Da

Il presidente francese Emmanuel Macron ha respinto quella che ha definito «libertà di parola americana», difendendo il controverso Digital Services Act (DSA) dell’UE, che i funzionari statunitensi hanno etichettato come uno strumento di censura.

 

Mercoledì, parlando con i giornalisti durante un viaggio in Spagna, Macron ha detto di aver chiesto all’UE di applicare il DSA «in modo molto più esteso, molto più rapido e molto più energico» per contrastare la disinformazione.

 

«La cosiddetta “libertà di parola” americana – almeno per come esiste oggi ed è stata promossa da alcuni – è l’opposto della libertà di parola», ha affermato, sostenendo che le libertà individuali comportano responsabilità e rispetto per le libertà altrui. «Lo so bene quando cammino per strada: la mia libertà non può significare che sono libero di picchiarti, insultarti o vandalizzare lo spazio pubblico che appartiene a tutti. Eppure, questa è l’idea che alcune persone hanno di “libertà di parola”», ha aggiunto.

Sostieni Renovatio 21

«Finché non riterremo responsabili coloro che diffondono contenuti sui social media, non saremo in grado di regolarli», ha detto il leader francese. «Quando qualcuno scrive qualcosa – quando un giornalista scrive qualcosa di completamente falso o un redattore lo pubblica – può essere chiamato a risponderne».

 

Come riportato da Renovatio 21, ad inizio anno Macron aveva dichiarato che «la libertà di parola è una pura stronzata», magari aspettandosi i 92 minuti di applausi della Corazzata Kotmkin di Fantozzi, ma questi non sono arrivati.

 

Adottato nel 2022, il DSA obbliga piattaforme come Facebook, X, TikTok, Google e YouTube a contrastare i contenuti illegali, ad aumentare la trasparenza su pubblicità e algoritmi, a proteggere i minori e a valutare e mitigare rischi sistemici come la disinformazione. Le piattaforme più grandi hanno obblighi ulteriori e possono essere multate fino al 6% del fatturato annuo globale in caso di violazioni.

 

Nel dicembre 2025 l’UE ha inflitto la prima sanzione ai sensi del DSA, ordinando a X di Elon Musk di pagare 120 milioni di euro. Il mese scorso il governo statunitense ha appoggiato il ricorso di X, sostenendo che il blocco aveva ecceduto i propri poteri prendendo di mira un’azienda americana.

 

«Non tollereremo che la Commissione Europea si impegni in un’eccessiva ingerenza normativa nel tentativo di controllare i motori americani dell’innovazione e della crescita economica», ha dichiarato Brett Shumate, assistente del procuratore generale della Divisione civile del Dipartimento di Giustizia.

 

Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno la UE aveva accusato il social muskiano di antisemitismo e pedopornografia. Musk aveva risposto chiedelo l’abolizione dell’UE, definita come «Quarto Reich».

 

Funzionari statunitensi hanno accusato l’UE di erodere la libertà di parola e di tentare di mettere a tacere le voci dissenzienti per ragioni politiche. «L’UE dovrebbe sostenere la libertà di parola, non attaccare le aziende americane per la spazzatura», ha scritto a dicembre su X il vicepresidente JD Vance.

 

L’anno scorso gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni sui visti a funzionari europei e a responsabili di gruppi di monitoraggio online, tra cui Thierry Breton, ex commissario per il mercato interno e uno dei principali artefici del DSA. Breton ha paragonato la misura al maccartismo, la campagna dell’era della Guerra Fredda contro sospetti comunisti e presunti sovversivi.

 

La censura in Europa aveva subito un’accelerazione decisiva la scorsa estate, quando sulla scia delle elezioni europee, i vertici dell’Unione stanno lavorando per rendere ancora più controverso il DSA, che molti osservatori hanno definito come una legge di censura radicale.

 

L’Unione Europea ha iniziato a far leva sul DSA per intensificare la repressione di quella che definisce «disinformazione» sullecampagne di vaccinazione.

 

L’espansione delle maglie della censura da parte dell’Europa è risalente, e ha trovato fiato soprattutto durante gli anni pandemici, nei quali sono stati mandati avanti appalti per la realizzazione elettronica del sistema.

Iscriviti al canale Telegram

Come riportato da Renovatio 21, Elon Musk due anni fa aveva raccontato che X (già Twitter) ha respinto la richiesta di Bruxelles di censurare segretamente le opinioni sulla piattaforma, ricevendone in risposta una persecuzione ai sensi del DSA.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’Europa si sta scagliando contro i colossi della pornografia web con il pretesto della protezione dei minori ma con il fine, nemmeno tanto dissimulato, di introdurre sistemi di identificazione digitale di precisione per tutti i cittadini, il famoso portafoglio UE.

 

Sullo sfondo, l’avvio dell’euro digitale, la piattaforma di controllo che ingollerà mezzo milione di europei comandandone per sempre le esistenze. Il credito sociale della Repubblica Popolare Cinese al confronto sembrerà una mite misura liberale.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni

 

Continua a leggere

Internet

Facebook ha ingannato gli utenti sulla privacy dei dati: sentenza

Pubblicato

il

Da

Una giuria del Nuovo  Mexico ha ritenuto Meta Platforms responsabile di aver ingannato intenzionalmente gli utenti di Facebook su privacy e politiche della piattaforma, infliggendo al gigante dei social un’altra pesante sconfitta legale quest’anno.   Il caso nasce dallo scandalo Cambridge Analytica, emerso nel 2018 dopo la denuncia di una gola profonda: la società di consulenza politica britannica avrebbe ottenuto dati di decine di milioni di utenti Facebook senza consenso tramite un’app di terze parti.   Quei dati furono usati per profilare gli elettori e per il targeting politico, anche nella campagna presidenziale di Donald Trump del 2016, conclusa con la sua vittoria. Cambridge Analytica fallì nel giro di pochi mesi, mentre Facebook subì multe e risarcimenti per miliardi di dollari per la gestione dei dati degli utenti.

Sostieni Renovatio 21

Il Nuovo Messico ha presentato denuncia nel 2021, unendosi a una serie di azioni legate allo scandalo. Lo Stato ha accusato Meta di aver dato informazioni fuorvianti sull’accesso di terzi ai dati e ha richiamato le indagini di Facebook sui data broker dopo le rivelazioni su Cambridge Analytica.   Dopo un processo di due settimane, venerdì la giuria ha stabilito che Meta ha ingannato intenzionalmente i consumatori, commettendo oltre 43 milioni di violazioni che hanno riguardato l’intera popolazione dello Stato, oltre 2 milioni di persone. Un giudice dovrà ora fissare la sanzione: lo Stato chiede fino a 5.000 dollari per violazione, con un massimo teorico di 219 miliardi di dollari.   Meta ha respinto ogni accusa e ha sostenuto di essere stata trasparente sulle lacune nella gestione della privacy e della disinformazione. Un portavoce ha detto che l’azienda non condivide il verdetto e continuerà a difendersi «dai tentativi di distorcere la nostra versione dei fatti».   Il procuratore generale del Nuovo Mexico, Raul Torrez, ha affermato che il processo ha mostrato «in modo lampante il modo in cui questa azienda non rispetta le regole», definendo l’esito una «sentenza storica» negli sforzi per chiamare a responsabilità le grandi aziende tecnologiche.   La sentenza è l’ennesima grave sconfitta per Meta in Nuovo Mexico. A marzo un’altra giuria di Santa Fe l’aveva ritenuta responsabile di 75.000 violazioni sulla sicurezza dei minori, con sanzioni da 375 milioni di dollari. In seguito un giudice locale aveva definito le piattaforme di Meta una « fonte di disturbo pubblico » e disposto ulteriori risarcimenti per 567 milioni. Meta ha annunciato il ricorso.   Le vicende giudiziarie di Meta non si fermano al Nuovo Messico. Il mese scorso la società ha accettato di pagare circa 17 miliardi di dollari per chiudere le controversie con decine di Stati e territori statunitensi, secondo cui avrebbe progettato di proposito Facebook e Instagram per creare dipendenza nei minori e avrebbe ingannato il pubblico sui rischi. L’accordo comprendeva anche una transazione sulle accuse legate a Cambridge Analytica, ma il Nuovo Messico non ha aderito e il suo caso è andato a processo.   Meta non è l’unica a fronteggiare un controllo crescente sulle pratiche di gestione dei dati delle big tech. Il mese scorso TikTok e la controllante ByteDance hanno accettato di pagare 400 milioni di dollari per chiudere le accuse statunitensi di raccolta illecita di dati personali dei minori senza il consenso dei genitori. Anche Google, Apple, Netflix e altri giganti della tecnologia sono coinvolti in contenziosi sulla privacy.

Aiuta Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, a marzo Meta , è stata condannata nello Stato del Nuovo Messico a pagare 375 milioni di dollari per aver consapevolmente danneggiato la salute mentale dei bambini e per aver occultato prove di sfruttamento sessuale minorile sulle proprie piattaforme di social media.   Un altro processo di grande risonanza è quello di Los Angeles, dove famiglie e istituti scolastici hanno intentato causa contro i principali giganti dei social media – Meta, TikTok e YouTube – nel primo caso di responsabilità da prodotto: le piattaforme sarebbero state progettate consapevolmente per indurre dipendenza nei bambini e compromettere la loro salute mentale.   Come riportato da Renovatio 21, negli anni si sono accumulate varie accuse e rivelazioni su Facebook, tra cui accuse di uso della piattaforma da parte del traffico sessuale, fatte sui giornali ma anche nelle audizioni della Camera USA.   Due anni fa durante un’audizione al Senato americano era stato denunciato da senatori e testimoni come i social media ignorano le reti pedofile che operano sulle loro piattaforme.   Secondo il Wall Street Journal, che già in passato aveva trattato l’argomento, Meta avrebbe un problema con i suoi algoritmi che consentono ai molestatori di bambini sulle sue piattaforme. La cosa stupefacente è il fatto che ai pedofili potrebbe essere stato concesso di connettersi sui social, mentre agli utenti conservatori no,   Le accuse sono finite in una storia udienza a Washington di Mark Zuckerberg, che è stato indotto dal senatore USA Josh Holloway a chiedere scusa di persona alle famiglie di bambini danneggiati dal social. Lo Stato del Nuovo Messico ha fatto causa a Meta allo Zuckerberg per aver facilitato il traffico sessuale minorile.   L’ultima tornata di documenti del tribunale aveva mostrato anche che Meta avrebbe insabbiato le ricerche sulla salute mentale degli utenti Facebook.   Sulla caduta del colosso social per mano dei tribunali starebbe per uscire un film hollywoodiano, The Social Reckoning.    

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
   
     
Continua a leggere

Più popolari