Oligarcato
Muore il Rothschild amico di Israele, di Marina Abramovic e dell’oligarca russo nemico di Putin
Il finanziere e membro della celeberrima famiglia di banchieri, Lord Nathaniel Charles Jacob Rothschild, IV barone Rothschild, è morto all’età di 87 anni. La causa della morte non è stata fornita in una dichiarazione della famiglia.
«Nostro padre Jacob era una presenza imponente nella vita di molte persone: un finanziere superbamente esperto, un sostenitore delle arti e della cultura, un devoto funzionario pubblico, un appassionato sostenitore delle cause di beneficenza in Israele e della cultura ebraica, un appassionato ambientalista e molto… amato amico, padre e nonno», ha affermato la famiglia nella nota.
La dichiarazione continua: «sarà sepolto secondo l’usanza ebraica in una piccola cerimonia familiare e ci sarà un memoriale in un secondo momento per celebrare la sua vita».
In rete non c’è molta clemenza, con utenti che postano riguardo la sua simiglianza con Montgomery Burns, il magnate malvagio de I Simpsons.
The misanthrope & international money changer Jacob Rothschild, has died. While alive he headed a massive criminal empire that blackmailed govts all over the world. In death, perhaps he will be remembered most for serving as the inspiration for the beloved character Mr. Burns. pic.twitter.com/2tNA1WkN2S
— Legalman (@UScrimeReview) February 26, 2024
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Lord Rothschild aveva iniziato la sua carriera presso la banca NM Rothschild & Sons di proprietà della famiglia nel 1963. Nel 1980 lasciava la banca di famiglia per concentrarsi sul Rothschild Investment Trust. Questa filiale, attualmente riconosciuta come RIT Capital Partners Plc, si colloca tra i più importanti fondi di investimento nel Regno Unito.
Oltre al RIT, Rothschild ha co-fondato il J Rothschild Assurance Group, ora chiamato St James’s Place, con Sir Mark Weinberg nel 1980. Dal suo debutto alla Borsa di Londra nel 1988, il RIT è salito del 1.300%. Bisogna dire che i soldi con i Rotscildi sembrano davvero ben investiti. Nel 2019, Lord Jacob si è dimesso dalla carica di presidente del RIT. Sua figlia Hannah, 61 anni, è rimasta nel consiglio di amministrazione della società di investimento.
Rothschild è stato anche vicepresidente dell’allora BSkyB Television – il gruppo televisivo britannico fondato da Rupert Murdoch – ed è stato anche presidente degli amministratori fiduciari della National Gallery, prestigioso museo londinese, ma era stato anche membro dell’Hermitage di San Pietroburgo e presidente del Premio Pritzker, il più alto encomio assegnato annualmente nel mondo dell’architettura.
Era inoltre stato nell’International Advisory Board del Blackstone Group, una delle più grandi società finanziarie del pianeta.
È riemerso in queste ore anche un video di anni fa in cui, intercettato in strada, scherniva ghignando chi tentava di intervistarlo.
Old but golden – Jacob Rothschild
Luke Rudkowski speaking pic.twitter.com/zgMhqbdYJi
— Zoe Grimwood (@grimwood_zoe) September 16, 2022
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In realtà, quando parlava in pubblico, Lord Jacob sapeva dire cose piuttosto inquietanti. Nel 2015 dicharò che «la situazione geopolitica è più pericolosa dalla seconda guerra mondiale», mentre nel 2017 disse che «in molti casi i prezzi delle azioni sono saliti a livelli senza precedenti in un momento in cui la crescita economica non è affatto assicurata». Nel 2018 tornò ad affermare che l’Ordine Mondiale era a rischio.
Il Rothschild era noto anche per la sua dedizione alla causa dello Stato Ebraico, dedicandosi a operazione beneficenza della famiglia Rothschild in Israele come presidente di Yad Hanadiv, la fondazione di famiglia che ha donato gli edifici della Knesset e della Corte Suprema a Israele tra il 1989 e il 2018. Era stato anche presidente della Fondazione Rothschild (Hanadiv) Europa, e Patrono e Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Rothschild. Inoltre, è stato presidente onorario dell’Institute for Jewish Policy Research.
L’interesse per Israele sfociava anche in effetti più materiali: nel novembre 2010, un’entità affiliata a Rothschild ha acquistato per 10 milioni di dollari una partecipazione del 5% in Genie Energy, una filiale di IDT Corporation, per i diritti di esplorazione su un’area di 396 chilometri quadrati nella parte meridionale delle alture di Golan occupate da Israele, zona ad alta tensione tra Israele, Siria e Libano.
Sui social circola soprattutto una foto, che lo ritrae con la controversa artista Marina Abramovic – nota per le mail di John Podesta fatte trapelare da Julian Assange e per la richiesta di Zelens’kyj di divenire «ambasciatrice» culturale per l’Ucraina – dinanzi ad un quadro di fine Settecento del pittore Thomas Lawrence (1769 – 1830) chiamato «Satana convoca le sue legioni», conservato alla Royal Academy di Londra.
Il quadro in sé dice molto. La foto ancora di più.
Jacob Rothschild and Marina Abramovic stand in front of the picture "Satan is summoning his legions".
I wonder what his last words were. pic.twitter.com/nKTdlA7qtj
— Lewis Brackpool (@Lewis_Brackpool) February 26, 2024
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Lawrence era noto come ritrattista di reali e militari di alto livello. Secondo quanto riportato il dipinto, che ritrae proprio l’angelo ribelle ignudo in posizione mascolina e dominante e sguardo spiritato, sarebbe ispirato ad un verso del Paradiso perduto di John Milton: «Svegliati, alzati o sii caduto per sempre» (Paradiso perduto, Libro I, riga 330).
Tuttavia, Renovatio 21 vuole ricordarlo anche per un altro episodio sorprendente, che è di particolare interesse oggi che si parla di Russia e dissidenti in prigione.
Nel 2003, è stato riferito che le azioni dell’industriale petrolifero russo Mikhail Khodorkovskij nel colosso petrolifero Yukos furono passate dal giovane oligarca antiputiniano al vecchio Rothschild in base a un accordo che avevano concluso prima dell’arresto di Khodorkovskij.
Come noto, Khodorkovskij fu arrestato prima che decollasse con il suo jet. Fu il segno che l’oligarcato russo, che accumulò diecine di miliardi di dollari sotto gli anni di caos eltsiniano, veniva sottomesso dal potere politico di Vladimir Putin. Ci parlarono per anni e anni del miliardario Khodorkovskij come un «dissidente» ingiustamente messo in carcere dall’autocrate di Mosca. In Italia si arrivò agli appelli di un noto politico democristiano, Pier Ferdinando Casini, affinché il governo italiano si attivasse «perché siano tutelati i diritti alla difesa di Mikhail Khodorkovskij».
L’oligarca Khodorkovskij, insomma, era una priorità che doveva impegnare il nostro esecutivo. Possiamo stropicciarci gli occhi, ma è la realtà – che va letta, come cerchiamo di fare qui, avendo più elementi del quadro. Il lettore è libero di fare tutti i paralleli che vuole con il caso Navalnij.
Il magnate russo, ricordiamo, fu liberato a ridosso dell’inizio delle Olimpiadi invernali di Sochi. Fu, a quanto si può intendere, un atto di buona fede di Putin verso l’Occidente e i suoi network (che comprendono, da secoli, anche le trame dei Rothschild). Come se dicesse: eccovelo, tenetevelo, tutto intero.
Sappiamo cosa accade poi: le Olimpiadi furono un successo, e appena dopo la loro chiusura scoppiò piazza Maidan, ossia il golpe di Kiev che ci ha portati, oggi, alla guerra ucraina, cioè alle soglie dell’annientamento termonucleare globale.
Come si intitolava il quadro dinanzi a cui il Rothschild posava con Marina Abramovic?
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Alimentazione
«Semi magici»: Bill Gates e il suo piano fallito per porre fine alla fame in Africa
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Cosa emerge dai dati di AGRA?
Ora, con quasi 20 anni di dati a disposizione, i risultati di AGRA sono ben lontani dalle promesse fatte. Sollevano interrogativi fondamentali su AGRA, sulla Fondazione Gates e sulla loro influenza sui governi e sulle istituzioni africane. L’iniziativa AGRA ha raccolto oltre 1,5 miliardi di dollari in donazioni (due terzi provenienti dalla Fondazione Gates), mentre i governi africani hanno speso circa 1 miliardo di dollari all’anno in sussidi per fertilizzanti e altri fattori produttivi nei paesi target di AGRA. «La Rivoluzione Verde ha fallito in Africa», ha affermato l’Alleanza per la Sovranità Alimentare in Africa in un nuovo rapporto. «Vent’anni sono un periodo sufficiente per giudicare il modello della Rivoluzione Verde in base ai suoi risultati. Le prove non giustificano un altro decennio di priorità analoghe su scala maggiore». Il rapporto si basa su un documento di lavoro di agosto redatto da Timothy A. Wise, ricercatore senior presso il Tufts Global Development and Environment Institute, che analizza 18 anni di dati delle Nazioni Unite e della Banca Mondiale, dal 2006 al 2024. L’analisi rileva che nei 13 paesi al centro dell’iniziativa AGRA, l’uso di fertilizzanti è più che raddoppiato e la superficie coltivata si è espansa del 46%, eppure le rese dei principali alimenti di base sono aumentate solo del 25%, molto meno del raddoppio promesso da AGRA. La crescita della resa delle colture di base è stata dell’1,2%, leggermente inferiore rispetto ai 12 anni precedenti all’avvio del progetto AGRA, che avevano registrato una crescita dell’1,3%. Negli ultimi sei anni, il rallentamento è stato ancora maggiore, attestandosi intorno allo 0,4% annuo. Ancora più preoccupante è l’ aumento medio del 58% del numero di persone cronicamente denutrite nei paesi AGRA. La Fondazione Gates non ha risposto alle richieste di commento sul rapporto della Tufts. Il portavoce di AGRA, Humphrey Chola, ha dichiarato a US Right to Know che il rapporto e i dati sottostanti «sollevano importanti questioni relative ai 20 anni di attività di AGRA, alla sua responsabilità e alla sua direzione futura». La stessa analisi ventennale di AGRA ammette che la fame è aumentata, gli agricoltori non stanno ancora prosperando e i progressi degli ultimi due decenni «non si sono tradotti in una trasformazione». Tuttavia, il riassunto esecutivo della revisione AGRA, pubblicato il 31 agosto, afferma che gli ultimi 20 anni hanno «portato progressi concreti» ai sistemi agroalimentari africani e auspica maggiori investimenti basati sulla stessa logica di mercato. «La trasformazione non riguarda solo la produzione di più cibo. Si tratta del passaggio da metodi agricoli a bassa produttività a un’economia agroalimentare produttiva e orientata al mercato», si legge nel riassunto esecutivo. (Il rapporto completo «sarà disponibile a breve», ha dichiarato AGRA).Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Perdere terreno nella diversità delle colture
Con l’introduzione da parte di AGRA e dei sussidi governativi di orientare gli agricoltori verso colture commerciali come mais e riso, le colture autoctone, ricche di nutrienti, come il miglio e il sorgo, hanno perso terreno. Il compromesso assume conseguenze particolarmente rilevanti con l’aumento delle temperature: molte colture tradizionali sono più resistenti alla siccità, al calore e ai terreni poveri, pur fornendo una dieta più diversificata. In Zambia, dove il numero di persone denutrite è aumentato del 33%, la superficie coltivata a miglio, alimento ricco di nutrienti, è diminuita del 42%, e la produzione di sorgo è calata del 62% dal 2006. L’uso di fertilizzanti è aumentato del 155%, raggiungendo i livelli più alti tra i paesi AGRA, eppure le rese del mais sono cresciute solo del 14%. Il Senegal, che non faceva parte dell’AGRA, offre un notevole contrasto. Il Paese ha sostenuto una maggiore diversificazione delle colture e una strategia di sviluppo meno dipendente dai fertilizzanti. Il Senegal ha dimezzato il numero di persone denutrite, mentre il suo indice di resa dei prodotti di base è aumentato del 73% .Aiuta Renovatio 21
Prospettive AGRA
Nella sua analisi ventennale, AGRA cita un aumento di produttività maggiore, pari a circa il 40% nelle rese dei cereali, sebbene si basi su un insieme più ristretto di colture. La cifra del 25% riportata da Tuft utilizza un indice più ampio di alimenti di base coltivati nei paesi oggetto di studio di AGRA, includendo radici e tuberi oltre ai cereali, per cogliere l’andamento delle colture alimentari da cui dipendono le popolazioni. «Il PIL agricolo africano è cresciuto rapidamente, passando da circa il 2,4% nei decenni precedenti a oltre il 4% dopo il 2000, mentre la produzione agricola è praticamente raddoppiata in termini reali dopo il 2005», afferma il riassunto del rapporto AGRA, citando un capitolo di un libro del 2021. Questi indicatori mostrano che il settore agricolo africano sta producendo un maggiore valore economico, ma non indicano come tali guadagni siano stati distribuiti o se si siano tradotti in redditi migliori per gli agricoltori. Nel suo comunicato stampa, AGRA afferma un raddoppio dei redditi degli agricoltori, ma non fornisce alcuna metodologia a supporto di tale affermazione. Il riassunto esecutivo del rapporto non fa tale affermazione e il rapporto completo non era ancora stato pubblicato al momento della stampa di questo articolo. Tale affermazione è in contrasto con le indagini sulle famiglie che mostrano una persistente e alta povertà nelle zone rurali. Wise ha definito l’affermazione «estremamente fuorviante» e ha dichiarato che l’AGRA «sembra interpretare erroneamente i dati che mostrano un aumento del fatturato agricolo totale, dati che escludono l’aumento dei costi per gli agricoltori e non tengono conto della prevalenza di agricoltori con piccoli appezzamenti di terreno e risorse limitate».Iscriviti al canale Telegram ![]()
I grandi shock globali sono un fattore
«Ci sono stati progressi, non abbastanza, ma è un miglioramento», ha affermato Andrew Cox, direttore della strategia, del monitoraggio, della valutazione e dell’apprendimento di AGRA. «Ovviamente, la sfida di trasformare l’agricoltura è una difficoltà enorme. Se fosse facile, sarebbe già avvenuta». I leader di AGRA hanno sottolineato che il loro gruppo è solo uno degli attori di un sistema alimentare complesso, plasmato da governi, mercati, donatori, agricoltori ed eventi globali. La «grande tragedia», ha affermato Cox, «è che la malnutrizione è aumentata in Africa negli ultimi anni». Ha citato tra i principali fattori di crisi i conflitti politici, la pandemia di COVID-19 e l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e dei fertilizzanti. Ha inoltre riconosciuto che parte della crescita della produzione è derivata dall’espansione delle superfici coltivate piuttosto che dall’aumento delle rese sui terreni agricoli esistenti, ovvero dall’«intensificazione sostenibile» che l’AGRA cerca da tempo di promuovere. Cox ha definito tale espansione «un grave rischio ambientale» che AGRA e i suoi partner stanno cercando di affrontare da 20 anni. Recenti ricerche sottoposte a revisione paritaria aiutano a spiegarne il motivo. L’espansione delle aree coltivate può causare deforestazione e perdita di habitat, ridurre la biodiversità e rilasciare grandi quantità di carbonio, poiché foreste, praterie e altri ecosistemi vengono convertiti in terreni agricoli. Tali rischi sono particolarmente acuti nell’Africa tropicale, dove molte aree idonee all’espansione agricola sono anche ricche di biodiversità e carbonio.I dati hanno smentito la teoria del cambiamento della Rivoluzione Verde
I dati mettono in discussione un presupposto fondamentale del modello della Rivoluzione Verde: ovvero che aumentare la produttività agricola sia una strada sicura per ridurre la fame. Il Malawi, uno dei Paesi con le migliori performance secondo AGRA, ha registrato un aumento del 78% nella resa delle colture di base tra il 2006 e il 2024, eppure il numero di persone cronicamente denutrite è aumentato del 61%. La crescita demografica spiega in parte l’aumento della fame, ma la netta divergenza sottolinea un punto più ampio che i critici della Rivoluzione Verde hanno sollevato fin dall’inizio: produrre più cibo non si traduce necessariamente in meno fame quando le persone non possono permetterselo o non vi hanno accesso. In Kenya, dove ha sede il quartier generale di AGRA, gli agricoltori descrivono un circolo vizioso: spese crescenti per fertilizzanti e sementi commerciali, mentre l’uso intensivo di fertilizzanti contribuisce all’acidificazione del suolo. L’analisi di Wise rileva che i raccolti delle principali colture sono diminuiti dell’8% da quando AGRA ha iniziato a operare, mentre il numero di kenioti denutriti è più che raddoppiato.Sostieni Renovatio 21
È tempo di un nuovo approccio?
I dati e le nuove analisi rafforzano le critiche di lunga data secondo cui il modello della Rivoluzione Verde africana, basato su un elevato impiego di risorse, è poco adatto alle realtà ecologiche ed economiche della regione. «AGRA non è fallita per mancanza di fondi. È una dimostrazione, ben finanziata, che la fame non è mai stata una questione di mancanza di tecnologia. È una questione di mancanza di potere, e i sacchi di semi ibridi non ridistribuiscono il potere: lo concentrano», ha affermato Raj Patel, professore ricercatore presso l’Università del Texas a Austin e futuro co-presidente del Panel internazionale di esperti sui sistemi alimentari sostenibili. Sia AGRA che il suo forum hanno rinnovato la propria immagine nel 2022, abbandonando l’etichetta «Rivoluzione Verde». Tuttavia, il loro modello di sviluppo centrale rimane invariato: trasformare l’agricoltura africana attraverso input e tecnologie commerciali, catene del valore del settore privato, riforme politiche e investimenti nell’agroindustria. Ma mentre l’ Africa Food Systems Forum, patrocinato da AGRA, si riunisce questa settimana a Kigali, gli approcci orientati al mercato per risolvere la crisi alimentare africana sono al centro dell’attenzione, mentre AGRA prosegue il suo «tour di riflessione e celebrazione» del 2026, presentando l’agricoltura africana come «la prossima grande opportunità di investimento». «Tutti gli investimenti in prodotti agrochimici e varietà migliorate non hanno dato i risultati sperati», ha affermato Million Belay, coordinatore generale dell’Alleanza per la Sovranità Alimentare in Africa. «Eppure questo modello si sta espandendo nonostante le prove contrarie». La visione di Gates per la trasformazione dell’agricoltura africana è diventata, nel tempo, molto più di un semplice esperimento filantropico. Si è affermata come modello dominante per lo sviluppo agricolo, influenzando le politiche governative e attirando miliardi di dollari da governi nazionali, agenzie di aiuto internazionale e istituzioni multilaterali. Belay ha affermato che AGRA ha svolto un ruolo chiave nell’ultimo piano agricolo decennale dell’Unione Africana, che mira a mobilitare 100 miliardi di dollari e ad aumentare drasticamente la produzione alimentare entro il 2035. Sebbene l’Unione Africana abbia constatato che nessun Paese fosse sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi in materia di alimentazione e agricoltura stabiliti dal piano precedente, la nuova strategia continua a privilegiare lo stesso approccio basato sulla produttività e sul mercato, anziché sostenere i metodi agroecologici. «Non dovremmo passare il prossimo decennio a riscoprire ciò che gli ultimi vent’anni ci hanno già insegnato», sostiene l’alleanza per la sovranità alimentare nel suo rapporto. «Gli investimenti pubblici dovrebbero sostenere la salute del suolo, i sistemi di gestione delle sementi da parte degli agricoltori, la diversificazione della produzione, i servizi di divulgazione agricola guidati dagli agricoltori, la trasformazione locale e i mercati territoriali».Aiuta Renovatio 21
Dove si annidano gli errori nella responsabilizzazione della filantropia?
Per anni, gruppi con sede in Africa hanno criticato AGRA e hanno chiesto alla Fondazione Gates di intensificare la ricerca e il sostegno ai sistemi alimentari agroecologici. Nel 2022, i leader religiosi africani hanno chiesto alla Fondazione Gates di smettere di promuovere il modello della Rivoluzione Verde, che a loro dire «aggrava la crisi umanitaria». Nel 2024, hanno chiesto un risarcimento alla fondazione «per i danni ecologici e sociali causati». La Fondazione Gates non ha fornito alcuna risposta pubblica. La coalizione AFSA ha scritto alla Fondazione Gates e ad altri donatori di AGRA, esprimendo preoccupazione per l’influenza di AGRA sui sistemi alimentari africani e sulle politiche dei governi africani. Quando finalmente si incontrarono, i rappresentanti della Fondazione Gates «vennero per convincerci del valore del loro approccio, invece di ascoltarci, esaminare i dati e cambiare strategia», ha affermato Belay. «Quando le aziende sbagliano, i mercati le disciplinano. E quando i governi sbagliano, gli elettori li cacciano. La filantropia non subisce nessuna di queste pressioni», ha affermato Patel. Stacy Malkan Originariamente pubblicato da US Right to Know . Stacy Malkan è co-fondatrice e caporedattrice di US Right to Know, una redazione giornalistica senza scopo di lucro e un gruppo di ricerca sulla salute pubblica.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Oligarcato
Organizzazioni del controllo globale
Renovatio 21 pubblica l’intervento apparso su X del pensatore conservatore polacco Krzysztof Szczawinski, matematico e filosofo, già trader di derivati, protagonista in rete di numerose riflessioni sullo stato delle cose da un punto di vista storico, filosofico, politico.
Non l’hanno costruito in un giorno. L’hanno costruito in un secolo: organizzazione dopo organizzazione, think tank dopo think tank, generazione dopo generazione. Ecco l’architettura. La Fabian Society (1884) – il modello fondante. Non assaltare le istituzioni. Infiltrarsi. Il loro emblema: il lupo travestito da agnello. Il loro metodo: pazienza, perseveranza, la lunga marcia.
La London School of Economics (1895) – il braccio educativo dei fabiani. Ha formato i politici, i funzionari pubblici, gli economisti e i giornalisti che avrebbero guidato il ventesimo secolo in tutto il mondo anglofono.
Il Council on Foreign Relations (1921) – l’apparato intellettuale dell’establishment americano. Ha prodotto ogni Segretario di Stato, ogni Direttore della CIA, ogni presidente della Federal Reserve per cinquant’anni. Ha deciso quale sarebbe stata la politica estera americana prima ancora che i funzionari eletti ne fossero informati.
They didn’t build this in a day. They built it over a century – organization by organization, think tank by think tank, generation by generation. Here is the architecture.
The Fabian Society (1884) – the founding model. Don’t storm the institutions. Infiltrate them. Their… https://t.co/VbbShizKsA
— Krzysztof Szczawinski 🇵🇱 (@Kristof_Poland) August 19, 2026
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L’Istituto per la Ricerca Sociale – la Scuola di Francoforte (1923) – il motore filosofico. Teoria critica: tutto da criticare, niente da costruire. Trasferitosi alla Columbia (nota università neoeboracena) nel 1934, ha fornito al progetto le sue basi intellettuali.
Il Gruppo Bilderberg (1954) – l’incontro annuale di coloro che effettivamente gestiscono le cose. Nessun verbale. Nessuna stampa. L’istituzione che ha reso inevitabile il progetto globalista, garantendo che tutti coloro che contavano avessero già dato il loro consenso prima ancora che iniziasse il dibattito pubblico.
Il Club di Roma (1968) – gli inventori del pessimismo di civiltà come politica. I Limiti della Crescita (1972), il rapporto che affermava che il mondo stava esaurendo ogni risorsa e che la crescita doveva fermarsi. L’origine intellettuale di ogni politica di decrescita, sistema di crediti di carbonio e punteggio ESG che ne è seguito.
Il World Economic Forum (1971) – Klaus Schwab, Davos, il programma Young Global Leaders. Il meccanismo specifico attraverso il quale la prossima generazione di leader viene identificata, formata e messa in rete prima di raggiungere il potere. Trudeau, Macron, Merkel, Ardern – la lista degli ex allievi è il fatto politico più importante degli ultimi trent’anni che nessuno ha insegnato a scuola.
Le Open Society Foundations – Soros. Il sistema capillare: migliaia di ONG, organizzazioni mediatiche, fondi legali e gruppi della società civile in ogni paese occidentale, finanziati dall’alto, ma che appaiono organici dal basso. L’uomo che ha mandato in rovina la Banca d’Inghilterra nel 1992 ha usato i proventi per finanziare le istituzioni che rendono possibili tali azioni.
Common Purpose (1989) – la versione britannica dei Young Global Leaders, che opera a livello istituzionale. I suoi laureati dirigono la BBC, il Servizio Sanitario Nazionale (NHS), la polizia, la pubblica amministrazione, gli enti locali e la magistratura. Il braccio formativo della Fabian Society, aggiornato per l’era post-Thatcher. Meno conosciuto degli altri. Più preciso a livello operativo.
Il Gruppo Spinelli – la rete federalista europea all’interno del Parlamento Europeo, che promuove il programma che Altiero Spinelli scrisse in prigione nel 1941: dissolvere la sovranità nazionale in modo permanente in un’amministrazione sovranazionale, inserirla in un’integrazione economica che renda la separazione politica proibitivamente costosa e renderla irreversibile per definizione. Ancora attivo. Ancora funzionante come previsto.
Un secolo. Dieci organizzazioni. La stessa meta raggiunta da diverse direzioni: attraverso la cultura, l’istruzione, la finanza, la regolamentazione e la formazione delle persone che avrebbero poi gestito tutto.
E dall’altra parte? Niente di paragonabile. Nessuna istituzione con un mandato a lungo termine. Nessun percorso formativo per la prossima generazione di costruttori di civiltà. Nessun finanziamento coordinato per l’alternativa. Nessuna Davos per coloro che credono nella civiltà occidentale piuttosto che nella sua dissoluzione pianificata.
Abbiamo bisogno di un Consiglio della Civiltà Occidentale. Pubblico. Trasparente. Tutto ciò che l’altra parte non è, perché la difesa della civiltà occidentale non richiede oscurità. Richiede esattamente ciò che l’altra parte non può offrire: la verità, dichiarata chiaramente, in pubblico, senza maschere.
Loro avevano un secolo e un piano. Noi abbiamo la verità, il talento, X e il crollo del loro monopolio distributivo. Questo dovrebbe bastare.
Costruiamolo.
Krzysztof Szczawinski
Immagine di Simon Harriyott via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Oligarcato
Trump revocherà le esenzioni fiscali alle fondazioni di Soros
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.@POTUS: “We’re going to look into Soros because I think it’s a RICO case against him and other people because this is more than protests. This is real agitation; this is riots on the street — and we’re going to look into that.” pic.twitter.com/zwUr03G5DA
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) September 12, 2025
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