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Mons. Viganò: Europa delirante e guerrafondaia verso il Nuovo Ordine Mondiale

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Renovatio 21 pubblica l’intervento dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò al convegno «Eurasia e valori tradizionali: la sfida al globalismo» tenutosi a Verona il 5 Aprile 2025.

 

Cari Amici, 

permettetemi anzitutto di porgere a tutti voi il mio saluto e un ringraziamento per l’opportunità offertami di partecipare a questo evento. Come sapete, ho avuto modo di intervenire al Convegno Internazionale dei Russofili il 14 Marzo 2023 e il 28 Febbraio 2024.

 

Anche in quelle circostanze ho ribadito il mio appoggio e la mia vicinanza spirituale al popolo Russo e al suo Presidente Vladimir Putin, evidenziando le pretestuose menzogne che la propaganda globalista diffonde impunemente per legittimare un conflitto che non avrebbe mai dovuto iniziare.

 

Non posso che rallegrarmi per il riavvicinamento tra l’America di Trump e la Russia di Putin, in un momento in cui gli eversori dell’Unione Europea cercano a tutti i costi di sabotare i colloqui di pace e aizzare contro entrambi Zelensky, il loro corrotto fantoccio. 

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La situazione politica internazionale

Mentre siamo qui a confrontarci su temi che ci stanno particolarmente a cuore, i nostri governanti pianificano il riarmo dei Paesi europei, motivandolo con la presunta minaccia che la Federazione Russa rappresenterebbe per la pace e la sicurezza internazionale. Eppure sappiamo bene che è stata la NATO a non rispettare gli impegni assunti, relativi alla non espansione delle basi verso Est, con la complicità del deep state angloamericano nella destabilizzazione dell’Ucraina mediante regime change sponsorizzato da USAID.

 

La costituzione di un esercito comune serve in realtà a creare le premesse per la creazione di un soggetto europeo che assorba e annulli le sovranità nazionali, e che sia in grado di forzare gli Stati membri – in attesa di fagocitarli – mediante l’uso della forza militare. Se l’Ungheria o la Romania o qualsiasi altra Nazione non sottomessa ai diktat di Bruxelles dovesse creare problemi al perseguimento degli scopi dell’Unione Europea, potremmo infatti vedere l’esercito della von der Leyen muovere su Budapest o Bucarest, magari con militari islamici arruolati tra le orde di immigrati che ci invadono.

 

Ci pensi bene la Premier Meloni, e dia ascolto a chi nella coalizione di governo conserva maggior obbiettività di alcuni membri «europeisti» del suo partito e di Forza Italia. Non dimentichiamo che le forze armate sono istituzioni che devono godere di legittimazione democratica: poste sotto il controllo di una entità superiore, sono di fatto uno strumento di coercizione illegittima di una dittatura. Ma questo, in una prospettiva a lungo termine, è esattamente ciò che si prefigge concretamente la sinarchia globalista: creare una nazione europea che a sua volta confluisca nel governo unico del Nuovo Ordine Mondiale.

 

Sarà da vedere se gli Stati Uniti consentiranno la creazione di un esercito potenzialmente nemico, che paradossalmente opererebbe nel quadro della NATO di cui Washington ancora fa parte. 

 

 

Le vere ragioni del riarmo

Come per le precedenti emergenze, pandemica e ambientale, la ragione ufficiale della paventata emergenza bellica serve a nascondere altri scopi: il vero obiettivo del piano Rearm Europe – ribattezzato Readiness 2030, con significativi richiami all’omonima Agenda – è consentire alla Germania e alla Francia, oltre che alla Gran Bretagna, di convertire il settore automobilistico distrutto dalle folli politiche del NetZero nella produzione di armi e carri armati.  (…)

 

E mentre il contribuente paga i disastri dell’Agenda 2030, la von der Leyen si appresta a metter le mani sui conti correnti dei privati per finanziare con oltre 800 miliardi di euro i suoi deliri guerrafondai, con l’incoraggiamento dei leader nazionali, allettati dalla prospettiva di produrre armamenti a spese dei propri cittadini e in deroga ai parametri di Maastricht.

 

Certo, vedere riunita a Roma in Piazza del Popolo, il 15 Marzo scorso, la Sinistra pacifista per sostenere il riarmo ha del surreale, reso grottesco dalla presenza di chi è pronto a rinnegare le proprie idee a comando, e a pagamento. Ma non possiamo dimenticare che la Sinistra di Elly Schlein si vuole erede di quell’eversivo Manifesto di Ventotene, nel quale il (…) «padre fondatore» dell’Unione Europea Altiero Spinelli teorizzava la dittatura del proletariato, l’inutilità del processo democratico e l’uso di un esercito europeo per costringere le masse all’obbedienza.

 

Vi è chi sostiene che nei negoziati di pace per l’Ucraina non si possa escludere Zelensky, nonostante sia palesemente perdente su tutti i fronti e non goda di alcuna legittimazione, avendo egli proibito le elezioni presidenziali e messo al bando i partiti di opposizione ucraini. Nel 2023 scrivevo: 

 

«L’Ucraina agisce come testa di ariete nella proxy war della NATO contro la Federazione Russa, per cui dovremmo anzitutto smettere di considerare Zelensky come un interlocutore negli eventuali accordi di pace: se non ha contato nulla nella dichiarazione di guerra e nel proseguimento delle azioni militari sinora condotte, non vedo quale dovrebbe o potrebbe essere il suo ruolo a un tavolo di pace». 

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È ciò che hanno dichiarato recentemente i Presidenti Putin e Trump, nell’apprestarsi a negoziare la fine di un conflitto disastroso, che si sarebbe potuto evitare se solo si fosse fatto rispettare l’accordo di Minsk. In quest’ottica, la tregua voluta da Macron e da Starmer, peraltro già violata, sembra finalizzata – come già avvenuto in precedenza – a prender tempo per riarmare l’Ucraina e proseguire la guerra, e non per porvi fine. 

 

Il Generale Marco Bertolini ha recentemente dichiarato: 

 

«Il Regno Unito […], dopo aver ripudiato l’Europa Unita fuoriuscendone con un referendum, vuole ora mettersi a capo dei restanti Paesi europei per portarci tutti in guerra per realizzare il suo obiettivo storico, quello di distruggere la Russia per smembrarla in tanti piccoli Stati vassalli e depredarne con il suo classico spirito colonialista le immense risorse. Le élites europee […] oggi vorrebbero di nuovo attaccare la Russia portando ancora una volta guerra e distruzione in Europa. Il paradosso è che questa guerra la vogliano tutti coloro che hanno sbandierato fino ad ora i colori della pace e ciarlato di Europa di Pace, di Libertà e di Democrazia proprio nel momento in cui USA e Federazione Russa stanno trovando un accordo di pace. Falsi, più falsi di una banconota da 1 euro. Per questo motivo spero vivamente che questa orribile Unione Europea, oligarchica, guerrafondaia, autoritaria e antipopolare, fallisca presto e che Stati veramente sovrani trovino forme di collaborazione e cooperazione diverse da quelle attuali tendenti alla Pace e al benessere sociale ed economico dei loro cittadini».

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Focolai di nuovi conflitti

Eppure, proprio mentre sembra scongiurata l’ipotesi di una Terza Guerra Mondiale nel cuore dell’Europa, ecco aprirsi un nuovo fronte in Medioriente, dove questa volta la proxy war è condotta dagli Stati Uniti contro lo Yemen, e di conseguenza l’Iran. Dobbiamo sperare e pregare che il Presidente Trump non si lasci coinvolgere in un nuovo conflitto, che fa il gioco di chi, in Israele, è delegittimato dai suoi stessi cittadini.

 

Un altro fronte è quello della Siria, dopo il colpo di stato che ha portato al governo il terrorista islamico Abu Mohammed al-Jolani, spodestando il legittimo Presidente Bashshār al-Assad. Il Vicepresidente americano JD Vance ha denunciato la persecuzione e il genocidio della minoranza cristiana e alawita, ma nel frattempo l’Unione Europea ha annunciato poche settimane fa l’invio di 5,8 miliardi di euro di aiuti per chi in Siria massacra i nostri fratelli Cristiani.

 

E a Gaza, per l’ennesima volta, il criminale di guerra Netanyahu infrange il cessate il fuoco e continua a sterminare i civili palestinesi, con l’alibi di voler eliminare i terroristi di Hamas. 

 

 

L’azione eversiva delle lobby

Ci troviamo insomma dinanzi ad una situazione politica estremamente complessa, nella quale le decisioni sono assunte quasi sempre da persone che non hanno alcuna legittimazione democratica e che rispondono a potenti lobby sovranazionali.

 

Lo abbiamo visto, qui in Italia, con l’intervento di Mario Draghi dello scorso 18 Marzo, volto a perorare la necessità di «una catena di comando superiore che coordini eserciti eterogenei e si distacchi dalle priorità nazionali». Mi chiedo se all’epoca del Presidente Cossiga questa dichiarazione eversiva non avrebbe meritato (…) l’arresto per alto tradimento.

 

Nella mente degli eurocrati, il nostro ruolo deve limitarsi a pagare di tasca nostra – e forse anche con le nostre stesse vite – i deliri di potere dell’élite di Bruxelles. E se allo stanziamento di 800 miliardi di euro per il riarmo da parte dell’Unione Europea si affianca l’attivazione della valuta digitale da parte della BCE (prevista per il prossimo ottobre), comprendiamo bene che il controllo del Sistema sul denaro dei cittadini diventa totale e sarà per noi impossibile ribellarci alle scelte dei tiranni globalisti. 

 

Credo non occorra essere degli esperti di strategia internazionale per comprendere che questo quadro sia tutt’altro che tranquillizzante, perché gli interessi economici di grandi fondi di investimento – cui fanno capo tanto le industrie farmaceutiche quanto le banche e l’industria bellica – sono i principali fautori dell’ideologia globalista, e allo stesso tempo ne sono i primi, se non gli unici beneficiari.

 

 

Pax christi in regno Christi

Ciò che è evidente è che la pace costituisce un’eventualità che molti, troppi interessi devono assolutamente scongiurare. D’altra parte – e qui vi parlo da Vescovo – la Pax Christiana non ha nulla a che vedere con la pace del mondo.

 

Ce lo ha ricordato Nostro Signore, nel Suo splendido discorso tenuto agli Apostoli durante l’Ultima Cena: Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore (Gv 14, 27).

 

Perché la pace di Cristo presuppone un ordine morale e sociale che questo mondo non comprende e non vuole, finché non si converte e non torna a Cristo.

 

Perché la pace di Cristo dipende dal riconoscerLo come Re e Signore di tutte le società terrene, dal comprendere che l’unico detentore dell’autorità in terra è Nostro Signore, e che il potere dei governanti è legittimo solo se esso è esercitato nei confini del bene che Dio ha stabilito.

 

Perché la pace di Cristo è esattamente l’opposto del pacifismo ipocrita di un mondo anticristiano asservito all’Avversario. Pax Christi in regno Christi, dice l’adagio: ma quale pace si può avere, dove diventa hate speech proclamare che Cristo è Re?

 

 

L’attacco alla società occidentale

E qui veniamo al punto focale del nostro incontro.

 

L’oggetto del vostro Convegno è Eurasia e valori tradizionali: la sfida al globalismo. Permettetemi di farvi notare che questa non è una sfida, ma una guerra non convenzionale, non dichiarata: una guerra senza quartiere, nella quale una minoranza eversiva di criminali che ha usurpato il potere a tutti i livelli intende soggiogare i popoli dell’Occidente un tempo cristiano, addirittura mettendoli in guerra contro l’Islam per assistere cinicamente alla reciproca distruzione.

 

Noi ci confrontiamo con una lobby di personaggi ampiamente compromessi, moralmente corrotti, intellettualmente traviati e tenuti sotto ricatto per crimini esecrandi. Questa lobby, infiltratasi fino ai vertici delle istituzioni civili e religiose, rappresenta una minaccia mortale – letteralmente – per l’umanità intera, che considera alla propria mercé e che intende decimare, per poi rendere schiavi i sopravvissuti. 

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In questi ultimi anni abbiamo assistito alla definitiva demolizione dei principi che costituiscono i fondamenti della Civiltà cristiana, con la complicità della chiesa bergogliana non meno corrotta e ricattabile. E quell’atteggiamento rinunciatario che alcuni di voi credevano motivato da tolleranza o dal desiderio di concordia tra i popoli si è rivelato invece colpevole complicità con il nemico, cortigiano asservimento al piano globalista e vile tradimento dei popoli. 

 

La sostituzione etnica e l’islamizzazione delle nostre città mediante l’invasione di immigrati clandestini; la propaganda woke in favore delle perversioni morali dell’ideologia LGBTQ e gender; la farsa pandemica e vaccinale con la complicità dei media mainstream e della classe medica; la frode climatica, basata su teorie palesemente infondate e su assurdi allarmismi; la guerra come mezzo per occultare la corruzione della classe dirigente occidentale; la distruzione della famiglia naturale; l’impoverimento sistematico delle classi più deboli e la continua riduzione delle tutele sindacali e previdenziali: tutti questi attacchi alla nostra società non sono frutto di mere contingenze, ma il risultato di un piano eversivo che parte dall’élite globalista e principalmente dal World Economic Forum, con il finanziamento da parte di USAID e di altre agenzie governative americane durante le Amministrazioni precedenti.

 

Il taglio dei fondi deciso negli Stati Uniti dal DOGE ha portato alla luce una macchina infernale pensata per interferire – a spese del contribuente e a suo danno – nel governo delle Nazioni e sovvertire l’ordine sociale: finora ne abbiamo visto solo la punta dell’iceberg. Siamo tutti persuasi che l’azione di Soros e delle sue fondazioni “filantropiche” vada fermata e punita, come già sta avvenendo in alcuni Stati.

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La minaccia del globalismo woke

Per queste ragioni, cari amici, non parlerei di «valori tradizionali», quasi si trattasse di qualcosa di antiquato che meriti di rimanere presente nella nostra memoria come in un museo. La Tradizione – nella sua accezione cattolica – consiste nel tenere accesa la fiamma sacra della Verità, e non nel conservarne le ceneri.

 

Se oggi voi siete qui, come eravate nelle piazze a protestare contro il green pass e più recentemente contro la propaganda guerrafondaia della Sinistra radicale, è perché avete capito che la minaccia non viene dall’esterno, né tantomeno è rappresentata dalla Federazione Russa; ma che essa è costituita da chi, senza alcuna legittimazione, ai vertici degli Stati e dell’Unione Europea sta perseguendo l’instaurazione di una dittatura globale.

 

Questa dittatura vuole distruggere ogni residuo di sovranità nazionale, di identità, di cultura, di religione, di civiltà. Deve uccidere ogni speranza, disarmare ogni protesta, silenziare ogni critica, criminalizzare ogni voce dissenziente, impedire ogni confronto: perché oltre alla violenza e alla censura, essa non ha alcun argomento per legittimare la propria azione tirannica.

 

Ecco perché non userei il termine «valori», ma «principi»: perché i valori sono soggetti a cambiamento, mentre i principi si fondano sulla verità e rimangono immutabili nel tempo.

 

Voglio essere ancora più chiaro, e spero che vorrete perdonarmi se potrò apparire un po’ tagliente nelle mie affermazioni. Se crediamo di poter combattere la minaccia epocale del globalismo massonico continuando a difendere «valori» come il Risorgimento, la democrazia o la Resistenza, siamo decisamente fuori strada.

 

Queste idee hanno in comune la matrice rivoluzionaria, che è intrinsecamente antiumana e anticristica. La società moderna ha dimenticato, anzi calpestato i diritti sovrani di Dio per sostituirli con i «diritti dell’uomo» che si fa dio; e molti continuano a non comprendere che se non riconosciamo all’autorità terrena un limite datole dalla sua necessaria conformità con l’autorità divina da cui essa promana, apriamo la via ad un regime totalitario in cui il potere è autoreferenziale e quindi assoluto. 

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Instaurare omnia in Christo

Se la Federazione Russa e il suo Presidente Vladimir Putin sono oggi nemici del globalismo, è proprio in ragione della loro riappropriazione di un’eredità cristiana che il materialismo ateo aveva cercato di cancellare. Ed è a questa eredità – che noi Italiani abbiamo avuto la grazia di ricevere ben prima che i Santi Cirillo e Metodio convertissero a Cristo i popoli slavi – che dobbiamo tornare anche noi: non celebrandola come vestigio di un passato glorioso ma tramontato, bensì facendola rinascere, rendendola viva e palpitante nelle nostre vite, nei nostri focolari, nelle nostre Nazioni.

 

Questa eredità tornerà a risplendere non come semplice valore tradizionale, ma come ragione della nostra stessa esistenza, poiché fondata su Nostro Signore Gesù Cristo, Alfa e Omega, principio e fine di ogni cosa, Signore del tempo e della Storia.

 

Ha ragione il Primo Ministro Viktor Orbàn: occorre rifondare l’Europa – non l’Unione Europea, sia chiaro – sul Cristianesimo, e questa rinascita morale e sociale è possibile solo nella difesa delle sovranità nazionali, nella tutela della famiglia, con una riforma economica finalmente svincolata dal giogo della finanza usuraia, nella promozione di pacifici accordi di cooperazione tra gli Stati. E nella messa al bando degli eversori che cospirano per ucciderci nel corpo e nell’anima.

 

Per combattere il globalismo occorre essere immuni dai suoi errori e dai suoi inganni. Iniziamo a smantellare le falsità e le frodi che esso ha costruito, e torniamo a Cristo, proclamando la Sua universale Signoria e dando, noi per primi, testimonianza del Suo Vangelo.

 

Questo è il mio auspicio, in questi giorni della Quaresima che ci preparano alla Pasqua. Facciamo nostro il grido degli Apostoli, squassati dalla tempesta sul lago di Galilea: Signore salvaci: siamo perduti! (Mt 8, 25).

 

Il sonno nel quale il Salvatore sembra ignorare le nostre paure finirà nel momento in cui avremo finalmente il coraggio di rivolgerci all’Unico che può davvero salvarci, a Colui che comanda agli elementi, al Principe della Pace. 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo, già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America

 

5 Aprile 2025
Sabato della IV Settimana di Quaresima

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Mons. Schneider: i vescovi tedeschi passeranno alla storia come una «grande vergogna» per aver tradito la fede cattolica

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In una recente intervista, il vescovo Athanasius Schneider ha esortato gli europei a formare un nuovo movimento per difendere i valori culturali di ispirazione cristiana dalle minacce ideologiche e sociali.   In un’intervista pubblicata il 5 aprile dal quotidiano tedesco Junge Freiheit, il vescovo Schneider ha auspicato la creazione di un ampio movimento culturale e politico in Europa e oltre, al fine di rafforzare quelli che ha definito valori di derivazione cristiana, sostenendo che questi siano minacciati dalle tendenze ideologiche contemporanee, dalle migrazioni di massa e dagli sviluppi interni alla Chiesa, in particolare in Germania.   «È triste, ma purtroppo la Chiesa in Germania è diventata una vile collaboratrice dell’ideologia di sinistra», ha affermato Schneider, aggiungendo che un simile comportamento sarà ricordato dalla storia con vergogna.   Nell’intervista, rilasciata durante il periodo pasquale, Schneider ha inquadrato il suo appello nel contesto del significato teologico della festività, affermando che «la Pasqua in particolare dovrebbe ricordarci che la nostra Europa è stata costruita sul cristianesimo». Infatti, «nessuna festività esprime la fede cristiana in modo più completo: è su questo che si fonda la Chiesa, e l’Europa a sua volta si fonda su di essa. E non solo in senso religioso, ma anche in un senso più ampio che siamo sempre più inclini a dimenticare».   Come ha sottolineato monsignor Schneider, «tutti i valori europei derivano in ultima analisi dal cristianesimo, compresi quelli che oggi consideriamo laici. Ad esempio, l’idea di individualità e libertà, o l’istruzione occidentale. … Lo stesso vale per l’ospedale, ad esempio, che è nato dal cristianesimo, ispirato dallo spirito del Vangelo e dall’amore per i più poveri. … O prendiamo il nostro diritto processuale, ad esempio, che in parte risale alla famigerata Inquisizione, con la sua moderna intuizione che un processo corretto richieda prove e una difesa. Questi sono solo alcuni esempi».   Affrontando il tema della cultura politica contemporanea, Schneider ha criticato quella che ha definito una narrazione prevalente che equipara la «sinistra» politica alla bontà morale e la «destra» alla deficienza morale. Ha definito questa distinzione «arbitraria» e storicamente infondata, pur riconoscendo che i movimenti politici di tutto lo spettro hanno prodotto ingiustizie. Secondo Schneider, i valori culturali europei dovrebbero essere difesi dalle pressioni «provenienti da tutte le direzioni».   I veri valori europei sono «la vera libertà dell’uomo, della ragione, dell’umanità, della famiglia, del diritto naturale e così via. In altre parole, tutto ciò che l’ideologia woke odierna attacca e cerca di smantellare per destabilizzare e disorientare le persone. E chiunque la contraddica viene etichettato come un nemico da eliminare».   Riferendosi alla sua educazione nell’Unione Sovietica, Schneider ha affermato che meccanismi simili di esclusione sociale venivano impiegati contro coloro che non erano d’accordo con la dottrina ufficiale dello Stato.   Ha inoltre messo in guardia contro quello che ha definito un «totalitarismo sottilmente mascherato», affermando che gli sviluppi culturali contemporanei rischiano di minare la libertà e la civiltà occidentale. In questo contesto, Schneider ha auspicato una resistenza coordinata attraverso un «nuovo movimento in Germania, in Europa e forse anche in America, un movimento in grado di impadronirsi della società e guidarla nella resistenza a questa distruzione».   Sulla questione del matrimonio, Schneider ha respinto l’espressione «matrimonio tradizionale», sostenendo invece che «esiste solo il matrimonio naturale, perché è un dono della natura, non della tradizione. … È creato da Dio ed è il patto migliore e più bello che un uomo e una donna – che si completano e si amano – possano stringere insieme. E su queste fondamenta poggia tutta la nostra società, su cui abbiamo costruito la nostra civiltà e la nostra cultura europea con la sua umanità».   Schneider ha criticato inoltre le moderne strutture istituzionali, in particolare nel settore sanitario, sostenendo che i sistemi tecnologici e burocratici rischiano di ridurre gli individui a unità impersonali, in contrasto con quella che definì l’enfasi storicamente cristiana sulla cura personale e sulla compassione.   Rivolgendosi alla vita interna della Chiesa, Schneider ha espresso una forte critica nei confronti della Chiesa cattolica in Germania, affermando che essa «è già pienamente allineata allo spirito del tempo, alla corrente principale e all’ideologia dei partiti al governo, per cui ha tradito ciò che è veramente cristiano e cattolico».   «È triste, ma purtroppo la Chiesa in Germania è diventata una collaboratrice codarda – sottolineo: codarda! – dell’ideologia di sinistra. E sono certo che questo passerà alla storia come una grande vergogna, e che un giorno si leggeranno con vergogna i nomi dei vescovi che, da vili collaboratori, hanno guidato tutto questo», ha affermato Schneider. «Non ho paura di dirlo».   In merito alla migrazione, Schneider ha sostenuto che l’immigrazione su larga scala in Europa non è una risposta spontanea a fattori economici o umanitari, ma «chiaramente un’azione politica orchestrata… con l’obiettivo di modificare l’identità occidentale, in particolare l’identità cristiana europea, soprattutto attraverso gli immigrati musulmani».   Il prelato centrasiatico affermato che la migrazione contribuisce alla trasformazione dell’identità culturale e religiosa dell’Europa, in particolare attraverso la crescita delle popolazioni non cristiane. Come esempio, ha citato i cambiamenti demografici osservati durante una recente visita in Tirolo, nelle Alpi.   «Questa strategia fa parte di un piano per dissolvere l’identità europea al fine di creare una nuova cultura “woke” e una popolazione mista prevalentemente asiatica-musulmana. È tanto più importante che, come ho auspicato, sorga un movimento per salvare l’Europa. E sono fiducioso che prima o poi accadrà. Alcuni temono che a quel punto possa essere troppo tardi. Ma da cristiano, non perdo mai la speranza, perché questo è il messaggio che ci insegna la Pasqua», ha concluso monsignor Schneider.

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Papa Leone XIV afferma la «benedizione» informale per le coppie omosessuali e minimizza il peccato sessuale

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Giovedì, durante un volo di ritorno dall’Africa, papa Leone XIV ha risposto a una domanda sulla pratica della Chiesa in Germania di impartire «benedizioni» formali alle «coppie» omosessuali, dichiarando che il Vaticano si è opposto. Ha tuttavia precisato che le «benedizioni» improvvisate alle «coppie» omosessuali e a coloro che vivono in unioni adulterine rimangono consentite, come previsto dal documento vaticano Fiducia Supplicans, in contrasto con la Tradizione della Chiesa. Lo ha riportato LifeSite.

 

Nel suo intervento, il Pontefice ha ridimensionato l’importanza del peccato sessuale, affermando: «Tendiamo a pensare che, quando la Chiesa parla di morale, l’unico tema morale sia quello sessuale. In realtà, credo che esistano questioni [morali] ben più ampie e importanti, come la giustizia, la parità di libertà tra uomini e donne, la libertà di religione, che hanno la priorità rispetto a questo particolare problema».

 

Il 23 aprile, parlando con i giornalisti a bordo del volo papale di ritorno da un viaggio apostolico in Africa, papa Leone XIV, dopo aver confermato il permesso concesso da papa Francesco per le «benedizioni» omosessuali, ha aggiunto: «Andando oltre, penso che l’argomento possa causare più disunione che unità, e che dovremmo cercare il modo di costruire la nostra unità su Gesù Cristo e su ciò che Gesù Cristo insegna».

 

Il sacerdote dissidente pro-LGBT padre James Martin ha difeso le dichiarazioni di Leone in un video pubblicato venerdì.

 

Il 20 aprile, il cardinale Reinhard Marx, seguendo l’enciclica Fiducia Supplicans di papa Francesco, ha introdotto delle linee guida per la «benedizione» di coppie omosessuali e di altre coppie che vivono in rapporti peccaminosi nella sua arcidiocesi. Tuttavia, ha anche offerto corsi per gli operatori pastorali a tempo pieno (sacerdoti e laici) su come celebrare «cerimonie di benedizione», violando in tal modo le disposizioni della Fiducia Supplicans.

 

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La controversa dichiarazione di Francesco, formalmente respinta dai vescovi africani, specifica che «la forma d non dovrebbe essere stabilita ritualmente dalle autorità ecclesiastiche per evitare di creare confusione con la benedizione propria del Sacramento del Matrimonio», e ancora, che «non si dovrebbe né prevedere né promuovere un rituale» per tali «benedizioni».

 

Leone ha detto ai giornalisti sull’aereo: «La Santa Sede ha già parlato con i vescovi tedeschi. La Santa Sede ha chiarito che non siamo d’accordo con la benedizione formalizzata delle coppie omosessuali o delle coppie in situazioni irregolari, al di là di quanto specificamente consentito da papa Francesco, il quale ha affermato: tutte le persone ricevono la benedizione».

 

«Non siamo d’accordo con la benedizione formalizzata», ha ribadito il papa, aggiungendo: «Tutti sono benvenuti, tutti sono invitati, tutti sono invitati a seguire Gesù e tutti sono invitati a cercare la conversione nella propria vita».

 

La Fiducia Supplicans ammette specificamente «la possibilità di benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso».

 

Le osservazioni del papa sono giunte in risposta alla domanda: «Come valuta la decisione del cardinale Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, riguardo al permesso concesso per la benedizione delle coppie omosessuali nella sua diocesi?», posta dalla giornalista tedesca Verena Schälter. «Alla luce delle diverse prospettive culturali e teologiche, soprattutto in Africa, come intende preservare l’unità della Chiesa universale su questo tema specifico?».

 

«Innanzitutto, credo sia molto importante capire che l’unità o la divisione della Chiesa non dovrebbe ruotare attorno a questioni sessuali», ha esordito il papa.

 

«Quando un sacerdote impartisce una benedizione al termine della Messa, quando il papa impartisce una benedizione al termine di una grande celebrazione come quella che abbiamo avuto oggi, si tratta di benedizioni di tutto il popolo», ha affermato il pontefice a titolo di esempio.

 

Il rifiuto della Fiducia Supplicans da parte dei vescovi più ortodossi in tutto il mondo è stato netto. Oltre al totale rigetto da parte della Conferenza Episcopale Africana, l’Arcivescovo del Kazakistan Tomasz Peta e il Vescovo Athanasius Schneider hanno denunciato «il grande inganno e il male che risiede nella stessa autorizzazione a benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso. Una tale benedizione contraddice direttamente e gravemente la Divina Rivelazione e la dottrina e la prassi bimillenaria ininterrotta della Chiesa Cattolica».

 

Basandosi sull’immutabile Tradizione della Chiesa Cattolica, i vescovi del Kazakistan hanno affermato che solo un «peccatore sinceramente pentito, con la ferma intenzione di non peccare più e di porre fine alla sua situazione di peccato pubblico (come, ad esempio, la convivenza al di fuori di un matrimonio canonicamente valido, l’unione tra persone dello stesso sesso), può ricevere la benedizione».

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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

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Concistoro sulla Missione: conferma di una direzione preoccupante

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In una lettera pubblicata il 14 aprile 2026, Papa Leone XIV ha annunciato lo svolgimento di un concistoro straordinario il 26 e 27 giugno. Questo incontro del Collegio Cardinalizio, incentrato sulla «missione», si inserisce in una tendenza ormai chiaramente identificabile: quella di una deliberata continuità con gli orientamenti del precedente pontificato.   Dopo un primo incontro a gennaio, questo nuovo concistoro conferma l’intenzione di istituire queste assemblee come organo di governo regolare. Ma al di là della frequenza, è soprattutto la linea dottrinale ad attirare l’attenzione. Fin dalle prime iniziative del nuovo pontefice, un’osservazione è inevitabile. Lungi da un riequilibrio dottrinale o da un ritorno ai fondamenti tradizionali della fede, il lavoro intrapreso a Roma sembra confermare un percorso già ampiamente tracciato.  

Una dichiarata fedeltà all’eredità di Francesco

Al centro delle riflessioni proposte ai cardinali c’è ancora una volta il testo programmatico del pontificato di papa Francesco: Evangelii Gaudium. Questo testo viene presentato da Leone XIV come un «punto di riferimento decisivo» che, a suo avviso, rimane sottoutilizzato. Il Romano Pontefice desidera che i cardinali valutino ciò che è stato attuato e ciò che resta «ignoto».   Tuttavia, come ha sottolineato don Davide Pagliarani in una recente intervista, questo approccio si fonda su una concezione profondamente nuova dell’evangelizzazione. Tale concezione consiste nel ridurre l’annuncio della fede a quello che i suoi sostenitori chiamano il «kerygma», ovvero a una formulazione estremamente semplificata del messaggio cristiano, incentrata su poche affermazioni essenziali.   Un tale metodo, apparentemente attraente nella sua semplicità, porta in realtà a relegare in secondo piano l’intero contenuto dottrinale e morale trasmesso dalla Tradizione della Chiesa. Ciò che per secoli ha costituito la ricchezza e la precisione della fede cattolica viene così considerato secondario, se non addirittura un ostacolo alla sua proclamazione.

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Il primato del «kerygma» e le sue conseguenze

La nozione di «kerygma» è l’asse centrale di questo approccio. Implica l’espressione della fede in poche formule brevi, accessibili e immediatamente «attraenti», concepite per evocare un’esperienza personale.   Ma questo approccio pone una grande difficoltà: tende a dissociare l’incontro con Cristo dalle verità oggettive della fede che, di fatto, ne costituiscono il fondamento. La fede non è più principalmente adesione a un contenuto rivelato, trasmesso e chiarito dal Magistero nel corso dei secoli; diventa un’esperienza soggettiva, distaccata dalle formulazioni dogmatiche che ne garantiscono l’autenticità.   Una tale prospettiva conduce inevitabilmente a un impoverimento dottrinale. Come ha osservato il Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, questo metodo ha già prodotto, sotto il precedente pontificato, un autentico vuoto dottrinale avvertito in molti settori della Chiesa.  

Progetti concreti in vista

Da questa prospettiva, tre questioni principali saranno affrontate dal concistoro.   La riforma del catechismo è presentata come una priorità di fronte all’erosione della trasmissione della fede. Sebbene l’intento dichiarato possa sembrare legittimo, resta un interrogativo: questa riforma ripristinerà veramente la pienezza dell’insegnamento della dottrina e della morale della Chiesa, o si limiterà a seguire la logica del «kerygma», rischiando di offrire una versione semplificata e incompleta?   La comunicazione ecclesiale costituisce un secondo punto focale. In un mondo saturo di informazioni, la Santa Sede desidera rendere il suo messaggio «più udibile». Ma anche in questo caso, la difficoltà non risiede tanto nella forma quanto nel contenuto: una comunicazione efficace non può compensare un indebolimento della dottrina.   Infine, l’enfasi posta sulle visite pastorali dei vescovi è presentata come un modo per promuovere «l’audacia missionaria», evitando un approccio considerato troppo amministrativo. Tuttavia, questo orientamento si inserisce in una visione più ampia in cui l’azione pastorale tende a prevalere sulla chiarezza dottrinale.

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La sinodalità come principio di trasformazione

Queste diverse iniziative si inseriscono in un quadro più ampio: quello della riforma sinodale. Quest’ultima si presenta come l’organismo incaricato di discernere, a seconda del contesto, cosa debba essere conservato o modificato nell’insegnamento e nella prassi della Chiesa.   In pratica, ciò equivale a sostituire le risposte immutabili della Tradizione con decisioni in continua evoluzione, dipendenti da processi consultivi i cui criteri rimangono vaghi. L’esperienza recente ha dimostrato che questa modalità operativa può condurre a orientamenti seriamente problematici dal punto di vista dottrinale e morale. Il pericolo è duplice: da un lato, un indebolimento del contenuto della fede; dall’altro, una crescente instabilità nella sua espressione e la sua applicazione.  

Una strategia missionaria con sfumature ecumeniche

Ridurre il messaggio cristiano al suo nucleo essenziale presenta un chiaro vantaggio in una prospettiva ecumenica. Limitandosi ad affermazioni molto generali – l’amore di Dio, la salvezza in Gesù Cristo – diventa più facile trovare un terreno comune con ortodossi e protestanti.   Ma questa apparente unità si ottiene a scapito della verità integrale. Infatti, ciò che costituisce precisamente la specificità della fede cattolica – il suo contenuto dottrinale preciso, la sua coerenza teologica, la sua morale esigente – tende a scomparire dal discorso. Il risultato è una forma di unità priva di profondità, fondata non sulla pienezza della verità, ma sulla sua riduzione alla sua espressione più minimale.

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Una Chiesa alla ricerca di sé stessa

Il concistoro annunciato per giugno 2026 si configura dunque come un ulteriore passo in un processo già ben avviato: quello di una progressiva trasformazione della concezione stessa della Chiesa, del suo magistero e della sua missione.   Dietro i temi di «missione» e «comunicazione» si cela una profonda trasformazione: una Chiesa in cui la dottrina tende a cedere il passo all’esperienza, dove la Tradizione è relegata in secondo piano e dove l’autorità magisteriale è diluita da processi evolutivi.   Di fronte a questi sviluppi, è più che mai necessario ribadire che la vera missione della Chiesa non può essere concepita senza la trasmissione integrale della fede, così come è stata ricevuta dagli apostoli e fedelmente conservata nei secoli. Perché diminuire la verità non la rende più accessibile. Solo la trasmissione integrale di questa verità conduce veramente le anime a Nostro Signore Gesù Cristo.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
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