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Controrivoluzione di Trump contro la tirannide del Nuovo Ordine Mondiale: mons. Viganò, lettera ai cattolici degli USA

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Renovatio 21 riceve e pubblica questo testo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò. Alcuni link sono stati introdotti da Renovatio 21 a fine di spiegazione. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

CONTRA SPIRITUALIA NEQUITIÆ

Lettera dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America ai Cattolici Americani

 

Quoniam non est nobis colluctatio

 adversus carnem et sanguinem, 

sed adversus principes, et potestates, 

adversus mundi rectores tenebrarum harum, 

contra spiritualia nequitiæ, 

in cælestibus.

Eph 6, 12

 

Il recente insediamento del Presidente Donald J. Trump, dopo la vittoria alle Elezioni Presidenziali, costituisce un motivo di grande speranza per ogni Cattolico americano, ma anche per tutti quei Cattolici che nelle Nazioni occidentali, oggi soggette al golpe globalista, sono consapevoli della necessità – e della possibilità concreta – di ribellarsi alla tirannide del Nuovo Ordine Mondiale, con l’aiuto di Dio, prima che sia troppo tardi.

 

Ciò che il deep state ha impedito con la frode elettorale nel 2020, si è oggi realizzato: per la prima volta dopo anni di follia woke, un Presidente degli Stati Uniti può realizzare il programma per il quale è stato eletto, ripristinando quei principi della Legge naturale che sono alla base del vivere civile e di una società ben ordinata.

 

È la rivoluzione, o più propriamente la controrivoluzione del buon senso

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Il conflitto di interessi degli oppositori di Trump

Ma se i Cristiani e tutte le persone di buona volontà sembrano quasi tirare un sospiro di sollievo nel vedersi concretizzare giorno dopo giorno le promesse elettorali – ad iniziare dall’abolizione dell’indottrinamento LGBTQ+ e gender nelle scuole – non deve meravigliare che l’elezione di Donald Trump rappresenti per molti altri una vera e propria sciagura.

 

Tra questi vi sono certamente personaggi dalla condotta più che discutibile – esponenti delle lobby farmaceutiche, alimentari e militari, magnati dell’alta finanza o di organizzazioni internazionali – che hanno tratto e traggono tutt’ora un vantaggio in termini di potere e di denaro dall’ideologia woke, dall’Agenda 2030, dal Net Zero, dalle pandemie, dalle smart cities e dall’immigrazione incontrollata. 

 

Personaggi che nessuno ha eletto, e che non hanno alcun titolo per interferire nel governo delle Nazioni se non il potere ricattatorio sui loro servi e la corruzione dei loro complici, hanno creato delle false emergenze – sanitarie, belliche, economiche, climatiche, sociali – per poter proporre le loro soluzioni, basate su false premesse.

 

Molti di voi si sono resi conto dell’incongruenza delle risposte che governi e organismi internazionali davano a determinati eventi: ad esempio, alla pretesa relazione causale tra la percentuale di anidride carbonica nell’atmosfera e il presunto riscaldamento globale (falsa premessa) e alla conseguente necessità di ridurne la presenza nell’atmosfera (falso obbiettivo) si applicano misure draconiane nei Paesi occidentali, per diminuire l’immissione di CO2 (falsa soluzione). 

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Il vero scopo delle «emergenze»

Questa apparente incongruenza è dovuta ad un fatto che lentamente inizia ad essere compreso da sempre più persone: lo scopo ultimo di tutte queste emergenze è giustificare l’adozione di politiche sociali, economiche, alimentari e sanitarie, il cui risultato porti invariabilmente ad una drastica riduzione della popolazione mondiale.

 

Questo è lo scopo dichiarato dei seguaci del World Economic Forum di Davos capeggiato da Klaus Schwab. Non importa se la popolazione muore per i tumori indotti dai vaccini, per i veleni aggiunti ai cibi o irrorati dal cielo, per le sostanze nocive immesse nell’acqua, per la sterilità indotta psicologicamente dall’ideologia LGBTQ+ e chirurgicamente dalla transizione di genere, per la povertà causata dall’aumento dell’inflazione, per le guerre o per le violenze e i crimini degli immigrati clandestini.

 

Il risultato finale risponde ad un preciso progetto di matrice neomalthusiana, che Bill Gates e altri sedicenti «filantropi» perseguono come obbiettivo principale delle proprie aziende e fondazioni. 

 

Non è un mistero che organizzazioni private sovranazionali come l’ONU, l’OMS, il WEF, la Banca Mondiale, la BCE, il FMI rispondano ad un board, i cui membri sono tutti convinti fautori del decremento demografico e della necessità di sostituire le sovranità nazionali con il Nuovo Ordine Mondiale. 

 

Non è nemmeno un mistero che nella pubblica amministrazione vi siano enormi conflitti di interesse, derivanti dall’attività di lobbying delle multinazionali o di altri organismi che interferiscono nel governo delle Nazioni. Membri del Congresso degli Stati Uniti d’America percepiscono ingenti somme di denaro da multinazionali, in cambio dell’approvazione di leggi che le avvantaggino: ciò vale per l’industria bellica, farmaceutica, agroalimentare e tecnologica. Senza queste interferenze indebite ed eversive, non avremmo mai avuto la pandemia del COVID, l’influenza aviaria, le auto elettriche, la guerra in Ucraina e in Medio Oriente, la carne sintetica, la farina di insetti e la geoingegneria.

 

Tutte queste emergenze hanno come fine immediato l’arricchimento di precise lobby finanziarie, spesso facenti parte dei medesimi fondi di investimento. 

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Due entità eversive

Tra gli enti che sostengono l’agenda globalista per i profitti che ne traggono in termini di potere e di denaro vi è il deep state, costituito da quegli apparati che si sono incistati nel governo e che ne determinano l’azione politica e le scelte, qualunque sia il colore delle Amministrazioni che si avvicendano, agendo per i propri interessi contro quelli dei cittadini. 

 

Vi è però anche quella che io stesso ho chiamato la deep church, che similmente è composta da esponenti della Gerarchia Cattolica, i quali dopo decenni di progressiva infiltrazione e occupazione, con Jorge Mario Bergoglio sono giunti a prendere pieno controllo della Chiesa Cattolica. Queste quinte colonne dell’élite globalista usano la propria autorità per interessi di terzi e contro la gloria di Dio, l’onore della Chiesa e il bene delle anime. 

 

Queste due entità eversive – deep state e deep church, come ricordavo nella mia prima Lettera aperta al Presidente Trump nel 2020 – sono speculari e complementari: i loro membri sono traditori al servizio di poteri illegittimi, che abbiamo visto agire in modo coordinato durante la farsa pandemica, con la frode green e con il traffico dei clandestini.

 

I cittadini Americani e i fedeli Cattolici hanno ben compreso che la grave crisi sociale, economica e religiosa della Nazione è stata causata e preparata da lontano dal golpe di queste forze sovvertitrici dell’autorità legittima, una nella sfera civile e una nella sfera religiosa. Gli Americani hanno anche compreso che vi è una enorme differenza tra il profugo che fugge dalla persecuzione e una massa di uomini adulti in età militare, trasferiti in modo organizzato entro i confini nazionali, che costituiscono a tutti gli effetti un contingente nemico e una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale e all’incolumità dei cittadini.

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La complicità tra deep state e deep church

La dimostrazione della complicità tra deep state e deep church è data non solo dal fatto che entrambi condividono i punti programmatici dell’Agenda2030 perché ne traggono un immediato vantaggio, ma anche dal non voler accettare che un Presidente legittimamente eletto possa voler realizzare concretamente gli impegni assunti in campagna elettorale, solo perché questi mettono fine alla rete di interessi e profitti che essi fraudolentemente hanno costruito negli anni passati.

 

Non è un mistero che la Conferenza Episcopale Americana (USCCB) non abbia mai – e ripeto: mai – raccolto un centesimo per combattere l’aborto, ma anzi abbia finanziato con decine di milioni di dollari associazioni aderenti alla Catholic Campaign for Human Development che promuovono l’aborto, la contraccezione e l’omosessualità.

 

Né la medesima Conferenza Episcopale si fa scrupolo alcuno nel ricevere sovvenzioni dall’erario per la gestione dell’immigrazione clandestina: lo provano i suoi bilanci, che sono pubblici. E andrebbe ricordato che, oltre ai fondi governativi, essa percepisce finanziamenti di enti e fondazioni private per le medesime finalità. 

 

Se davvero, come alcuni vorrebbero farci credere, la Gerarchia bergogliana avesse avuto a cuore la salvezza delle anime – di tutte le anime, tanto dei propri cittadini quanto dei migranti che giungono sul territorio nazionale – avrebbe dovuto fare ciò che la Chiesa Cattolica aveva già, e con successo, sperimentato in passato: occuparsi dell’evangelizzazione di queste anime, della loro conversione, della loro istruzione religiosa.

 

Penso ad esempio a Santa Francesca Saverio Cabrini, fondatrice delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, che fu la prima cittadina statunitense ad essere elevata agli onori degli altari. La sua opera di assistenza agli immigrati (inizialmente Italiani) si allargò a tutti i bisognosi. Costruì chiese, asili, scuole, convitti per studentesse, orfanotrofi, case di riposo per laiche e religiose, ospedali e collegi grazie alla generosità dei Cattolici. Il suo esempio di vero spirito apostolico e missionario è stato rinnegato e la cancel culture, oggi tanto in voga nella chiesa bergogliana, si vergogna quasi dell’opera caritativa di questa e di altri Santi. 

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Il lucroso business dei flussi migratori

Ciò che oggi avviene è di segno opposto: la Gerarchia si preoccupa esclusivamente di accaparrarsi i finanziamenti governativi per la gestione dell’«accoglienza» a spese del contribuente o per l’erogazione di terapie moralmente inaccettabili, ivi comprese le mutilazioni per la transizione di genere in ospedali gestiti dalla Chiesa Cattolica. In America vi sono centinaia di strutture riferibili alla Chiesa Cattolica che percepiscono denaro pubblico per fornire servizi incompatibili con il Magistero Cattolico. 

 

Promuovendo l’«accoglienza» indiscriminata degli immigrati i Vescovi dimostrano di aver più a cuore i profitti del business dei clandestini, piuttosto che la salvezza delle anime, un autentico riscatto sociale dei più deboli e la protezione del gregge a loro affidato. Ed è qui il caso di ricordare ai fedeli Cattolici che i Vescovi hanno anzitutto una responsabilità morale dinanzi a Dio e alla Chiesa per le pecorelle del proprio gregge, che non devono esporre agli assalti dei lupi. 

 

La complicità di tanta parte dell’Episcopato americano alla crisi presente deriva dalla sua totale consentaneità con il globalismo, la cui anima è intrinsecamente anticristica, e quindi antireligiosa e antiumana.

 

Questa complicità si esplicita non solo nella promozione dell’«accoglienza» indiscriminata dei clandestini, ma anche degli altri obiettivi sostenibili dell’Agenda 2030, ivi compresa l’ideologia LGBTQ+ e la teoria gender: negli Stati Uniti vi sono oltre 150 ospedali cattolici, secondo i dati, che offrono le «terapie» – vale a dire, mutilazioni genitali – per la transizione di genere. 

 

Non ci si stupisca dunque se l’economista statunitense Mariana Mazzucato, membro del World Economic Forum e legata al Club di Roma, è stata nominata da Bergoglio alla Pontificia Accademia per la Vita nonostante sia atea e abortista. Nel Novembre 2024 ha dichiarato all’Annual Meeting di Davos che, non essendo l’élite riuscita a vaccinare l’intera popolazione mondiale mediante la crisi pandemica, è necessario puntare su una strategia meno astratta come una crisi idrica.

 

L’Amministrazione Biden, e più in generale tutte le Amministrazioni a guida democratica e neocon– si sono distinte per aver finanziato con denaro pubblico l’aborto, le mutilazioni genitali anche su giovani adolescenti, la manipolazione genetica, la maternità surrogata e l’eutanasia. Nonostante la Chiesa Cattolica condanni senza appello queste aberrazioni, il silenzio dei Vescovi americani è stato assordante.

 

Ciò fa comprendere che nell’azione «pastorale» di questi Vescovi non vi è nulla di genuinamente cattolico, e che l’unica ragione che porta l’Episcopato ad appoggiare un governo è il vantaggio che esso può trarne in termini di potere e di denaro; anche se questo significa abbandonare a se stessi milioni di esseri umani, fatti entrare negli Stati Uniti da organizzazioni criminali, per essere poi sfruttati come schiavi in condizioni di lavoro umilianti, inviati alla prostituzione (anche minorile), allo spaccio di droga e al mercato nero della predazione degli organi. 

 

Questa massa di vittime del cinismo dell’élite grava sulla coscienza di tanti governanti e di tanti Vescovi, e la nuova Amministrazione Trump lascia sperare che una saggia regolamentazione del fenomeno migratorio possa risolvere in gran parte i problemi di sicurezza e di criminalità che tutti i cittadini conoscono bene. 

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La chiesa bergogliana complice della sostituzione etnica

In questo contesto suscitano sgomento le parole di Jorge Mario Bergoglio, il quale ha recentemente affermato – riferendosi all’Italia ma parlando a tutto l’Occidente – che, dinanzi al decremento demografico l’unica soluzione sia rappresentata dall’importazione di immigrati, concretizzando con ciò la sostituzione etnica teorizzata dal paneuropeista Kalergi.

 

Questa proposta trova peraltro ampio riscontro in analoghe richieste da parte delle multinazionali, che vedono in questo un modo per ridurre drasticamente il costo della manodopera a danno dei lavoratori autoctoni, aumentando ulteriormente i propri profitti.

 

Come si vede, l’Autorità è completamente asservita ai diktat dell’élite, con la complicità dei media mainstream, anche se ciò comporta un peggioramento delle condizioni sociali e lavorative della popolazione. Anzi: proprio per questo motivo, dal momento che come ho detto lo scopo ultimo di questa lobby è lo sterminio di parte dell’umanità.

 

Le cifre parlano chiaro

Non possiamo infine dimenticare che i bilanci delle Diocesi, già ampiamente compromessi dai risarcimenti milionari per le cause di abusi sessuali e per l’abbandono di un numero sempre crescente di fedeli dalla Chiesa Cattolica ufficiale a causa del suo tradimento rispetto alla sua natura e missione, hanno nei fondi governativi per l’“accoglienza” la loro principale entrata.

 

Assieme alle organizzazioni caritative cattoliche, le somme percepite dalla Chiesa Cattolica americana per l’«accoglienza» dei clandestini ammonta ad oltre 2,4 miliardi di dollari, una cifra esorbitante che evidenzia quantomeno un grave conflitto di interessi e che non risolve minimamente i problemi di ordine sociale che ne derivano. Ed è di grave pregiudizio per l’intera Chiesa Cattolica avere dei Vescovi per i quali il mantenimento del potere rende irrilevante il nesso tra la presenza di migliaia di minori irregolari presenti sul suolo americano e il loro sfruttamento da parte di pervertiti, pedofili, predatori di organi e criminali di ogni genere

 

Il Presidente Trump e il Vicepresidente Vance stanno dimostrando di saper proteggere i piccoli di cui parla il Vangelo (Mt 18, 6) contrariamente a quanto hanno sinora fatto i Vescovi americani e lo stesso Bergoglio.

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La (contro)rivoluzione del buon senso

Gli Ordini Esecutivi del Presidente Trump non possono che essere salutati come assolutamente condivisibili da ogni Cattolico degno di questo nome, così come è da lodare l’appoggio del Presidente e del Vicepresidente alla Marcia per la Vita, che la precedente Amministrazione ha ufficialmente contrastato, fino ad arrivare ad arrestare chi pregava in silenzio nei pressi delle cliniche abortive.

 

Il Perdono Presidenziale di Donald Trump per chi era stato incarcerato conferma un’inversione di tendenza rispetto al «cattolico» Joe Biden, così come rappresenta un cambiamento radicale la fine dei finanziamenti pubblici per la multinazionale dell’aborto Planet Parenthood e il provvidenziale taglio delle erogazioni alle organizzazioni sedicenti cattoliche che favoriscono l’immigrazione clandestina. 

 

L’affermazione che vi sono solo due sessi, nella sua banale ovvietà, costituisce oggi un’affermazione rivoluzionaria – quella che il Presidente Trump chiama la rivoluzione del buon senso – eppure Vescovi, sacerdoti e suore deplorano come «divisiva» la sua azione.

 

Se vi è chi semina divisione, è proprio chi alimenta le mostruosità dell’ideologia woke contro il mandato ricevuto da Cristo: primo fra tutti, Jorge Mario Bergoglio.

 

Il ruolo della USCCB

Certo, non stupisce che gli eredi di McCarrick promossi da Bergoglio ai vertici della Chiesa cattolica negli Stati Uniti siano così solleciti nel deplorare le politiche di cancellazione delle leggi a favore dell’ideologia woke, ad iniziare da quelle che negavano la complementarietà binaria dei sessi e riconoscevano la disforia di genere anche nei minori: la loro subalternità alla lobby LGBTQ+ è ampiamente comprovata, tanto a livello istituzionale quanto personale.

 

(…)

 

Queste gravi deviazioni del Clero e dei Vescovi dovranno a suo tempo essere oggetto di una grande operazione di rimozione e di riforma, perché costituiscono un elemento eversivo all’interno della compagine ecclesiale, inconciliabile con la Fede e la Morale della Chiesa Cattolica. Le stesse Conferenze Episcopali – un organo spurio di matrice parlamentarista che non ha alcuna legittimazione sotto il profilo dottrinale e canonico – rappresentano un’entità indipendente che nei decenni come gruppo politico di lobbying dai Vescovi ultra-progressisti.

 

La proposta di revocare lo status di esenzione fiscale dell’USCCB non può quindi che essere ampiamente condivisa: di certo Bergoglio non potrà opporsi a questa salutare iniziativa, visto che è il primo a volere una «chiesa povera per i poveri»…

 

I Cattolici hanno inoltre la possibilità di destinare le proprie offerte e donazioni a quelle realtà ecclesiali che rimangono fedeli alla Tradizione e al perenne Magistero della Chiesa Cattolica, privandone le Diocesi i cui Vescovi impongono errori dottrinali e deviazioni morali. 

 

(…)

 

Molti Cattolici si aspettano che venga fatta giustizia, anzitutto per rispetto delle vittime sinora abbandonate tanto dal potere civile quanto dall’autorità ecclesiastica.

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L’uscita dall’OMS

I Cattolici sono assolutamente d’accordo con Donald Trump e con Robert F. Kennedy jr circa l’uscita degli Stati Uniti d’America dall’OMS decisa con un recente Ordine Esecutivo.

 

Le politiche promosse da questa organizzazione privata – finanziata principalmente dalle case farmaceutiche e da Bill Gates – per la cosiddetta «salute riproduttiva» e per la «parità di genere», assieme alle rivendicazioni sui presunti diritti sessuali dei minori e le inquietanti aperture sulla depenalizzazione della pedofilia, non possono essere accettate né tantomeno finanziate dai Cattolici americani.

 

Lo stesso dicasi per le politiche sanitarie globali, che l’OMS vorrebbe imporre agli Stati sovrani. 

 

La chiesa woke

I Cattolici americani hanno il diritto di pretendere che i loro Vescovi si comportino conformemente al perenne Magistero della Chiesa Cattolica, e che non prestino alcun supporto morale o materiale a ciò che ripugna alla Legge naturale ancor prima che ai Comandamenti di Dio.

 

Suscita quindi indignazione e scandalo apprendere dal Forum di Davos che importanti organizzazioni LGBTQ+ considerano Jorge Mario Bergoglio un prezioso alleato nel raggiungimento del proprio programma di normalizzazione delle perversioni sessuali. 

 

In ambito civile gli emissari del deep state hanno gravemente compromesso la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni e nei governi, e starà al Presidente Trump e alla sua Amministrazione ripristinare la fiducia e il rispetto che i precedenti Governi (Dem o RINOs) hanno deliberatamente minato in questi anni.

 

Similmente, la deep church ha pesantemente delegittimato la fiducia dei fedeli nella Chiesa Cattolica e nella sua Gerarchia, ma non è dato sapere quando l’occupazione di questi eretici e pervertiti finirà. Per questo è comprensibile che i Cattolici si sentano in qualche modo più tutelati da un Presidente protestante che dal loro «papa» – che cattolico non è e forse nemmeno cristiano – nella lotta che egli sta conducendo contro il deep state e la Sinistra globalista.

 

Un «papa» che incarna perfettamente colui che avrebbe dovuto prendere il posto di Benedetto XVI, come rivelato dalle email di John Podesta pubblicate da Wikileaks nel 2016. (…) Come possiamo pensare che personaggi organici al sistema di corruzione possano condannare i vizi e i crimini che per primi li vedono coinvolti? E come stupirci della isterica reazione di certi Vescovi e Cardinali, davanti alla sottrazione di una greppia nella quale hanno ampiamente pasteggiato? 

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La vera battaglia inizia ora

È difficile prevedere come reagiranno queste forze eversive all’azione organizzata e incisiva dell’Amministrazione Trump. Nondimeno, è probabile che i colossali interessi economici e la rete di corruzione esistente porteranno ad uno scontro tra forze opposte e inconciliabili. In questa battaglia, che giustamente San Paolo ci indica come eminentemente spirituale, il ruolo dei Cattolici sarà determinante, e sarà una battaglia condotta senza esclusione di colpi.

 

Se il deep state è giunto a sovvertire gli esiti delle precedenti Elezioni Presidenziali e la deep church a far nominare un proprio emissario sulla Cattedra di Pietro che incarnasse gli ideali woke di una «primavera progressista» gradita al deep state, è improbabile che rinuncino al potere acquisito, solo perché la maggioranza degli Americani ha compreso la minaccia che costoro rappresentano.

 

Anzi: la consapevolezza sempre più diffusa del golpe perpetrato dall’élite globalista e la fine del sistema censorio di alcune piattaforme sociali rendono questo redde rationem inevitabile. E come le tessere del domino, assieme al crollo della cabala woke negli Stati Uniti inizierà a perdere pezzi anche la lobby eversiva di altre Nazioni, ad iniziare dall’Europa.

 

Il significato della parola apocalisse è «svelamento», «rivelazione». In questi tempi epocali, le forze del Bene devono finalmente unirsi per far fronte comune contro le forze del Male, che da sempre sono organizzate e potentissime. E i Cattolici devono comprendere che, come insegnano la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, nell’approssimarsi della fine dei tempi si giungerà ad uno scontro che renderà palesi gli schieramenti.

 

Questa sarà la vera rivelazione, come annunciato a Maria Santissima dal profeta Simeone: Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione […], affinché siano svelati i pensieri di molti cuori (Lc 2, 34-35).

 

Questo svelamento ci mostrerà le vere intenzioni nascoste dietro le emergenze e le crisi pretestuosamente pianificate dall’élite globalista e ratificate dalla chiesa bergogliana, e ci imporrà di schierarci con Cristo o contro Cristo, poiché nessuno può servire due padroni; […] non potete servire Dio e il denaro (Mt 6, 24).

 

E il denaro, come vediamo, è veramente lo sterco di Satana che muove la macchina infernale del Nuovo Ordine Mondiale. 

 

L’autorità in terra, tanto quella temporale quanto quella spirituale, appartiene esclusivamente a Nostro Signore Gesù Cristo, Re e Pontefice. Mi è stata data ogni potestà in cielo e sulla terra (Mt 28, 18), ha detto Nostro Signore. Egli la concede in forma vicaria ai Suoi rappresentanti, perché la esercitino entro i ben delineati confini del Bene e del Vero.

 

Se questa autorità vicaria, temporale o spirituale che sia, è esercitata contro lo scopo per cui essa è stata voluta da Dio, essa è illegittima e nulla. Per questo motivo, davanti all’evidenza del tradimento di chi ricopre l’Autorità in terra, ogni Cattolico deve rifiutare di prestare obbedienza a chi per primo disobbedisce a Cristo; né deve attribuire alla Santa Chiesa le colpe, per quanto orribili, dei suoi indegni Ministri.

 

Piuttosto, dobbiamo pregare perché il Signore custodisca le Sue pecorelle e punisca i lupi travestiti da agnelli. Ricordiamo con sicura speranza le parole del Signore: Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in Me; nel mondo avrete tribolazione, ma fatevi coraggio: Io ho vinto il mondo (Gv 16, 33). 

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Conclusione

La salvezza viene da Dio, ma questo non significa che dobbiamo attendere passivamente un intervento divino, senza cooperarvi con il nostro impegno, la nostra testimonianza e la coerenza della nostra vita. Iniziamo dunque a fare nostra questa controrivoluzione del buon senso, rifiutando le menzogne e gli inganni di chi cerca di sovvertire i fondamenti stessi della Legge naturale, dopo aver calpestato la Legge divina.

 

Difendiamo la famiglia, i bambini, i deboli. Custodiamo gelosamente la nostra Fede, la civiltà su di essa edificata, le tradizioni dei nostri padri.

 

Possa la Vergine Santissima di Guadalupe, Imperatrice delle Americhe, stendere il Suo manto protettore su tutti voi, cari fratelli, sul Presidente Trump e sul Vicepresidente Vance e su tutti coloro che non indietreggiano davanti all’arroganza dei malvagi. E che Dio benedica gli Stati Uniti d’America.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

2 Febbraio 2025

Purificazione della B.V.M.

Presentazione al Tempio di N.S.G.C.

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Pensiero

L’Italia e il buco nero: discorso per Emma Bonino

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Fra i discorsi letti alle esequie laiche di Emma Bonino ce n’è uno che non abbiamo sentito.   Immaginiamolo scritto a mano su un paio di fogli e poi abbandonato nella sala del Campidoglio. Immaginiamolo raccolto, dopo la cerimonia, da un uomo delle pulizie, cingalese o pachistano, insieme ad altre carte sparse sulle sedie e per terra: segnaposto, immagini della defunta, scritte «Grazie Emma» e roba del genere.   Immaginiamo che, pur non sapendo leggere l’italiano, l’addetto abbia intuito trattarsi di qualcosa di diverso, forse di importante, e l’abbia consegnato al datore di lavoro. E che questi, datagli una scorsa, l’abbia portato a qualcuno, poniamo uno dei cerimonieri, per rintracciarne il proprietario.   Immaginiamo i relatori interpellati leggerlo velocemente, negare indignati di esserne gli autori, assicurare che nessuno ha mai letto quel discorso. Immaginiamo anche uno di essi cercare di impadronirsi dei fogli e di lacerarli, impedito solo dalla prontezza di riflessi del cerimoniere.   Immaginiamo che, non sapendo nessuno che farne, il manoscritto sia stato appoggiato su un tavolo, per essere spostato poi su una sedia e infine in un cestino.   Immaginiamolo da ultimo recuperato fortunosamente da una mano ignota.   Proviamo a ricostruire il tenore di questo discorso mai pronunciato.

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  «Signor Presidente, signor Sindaco, colleghi onorevoli,   Chi mi ha preceduto ha messo in luce le battaglie della cara Emma, le cariche conseguite, i risultati ottenuti.   Qui vorrei però esprimere in primo luogo tutto il debito di riconoscenza dei partiti e di noi politici nei suoi confronti. Vorrei farlo con franchezza, ora che le idee del movimento radicale sono dilagate dappertutto e sono ormai patrimonio comune della nostra Nazione. Non serve più nascondersi. Davanti a questo corpo, che presto diventerà cenere e polvere, ci corre l’obbligo di dire la verità.   E la verità è questa: la cara Emma è stata per tutti questi decenni la fedele ancella dei nostri partiti, che si sono serviti di lei per fare il lavoro che ufficialmente non potevano fare.   Droga, aborto, divorzio, immigrazione, suicidio, eutanasia. Chi di noi avrebbe potuto sfiorare questi temi senza rimanerne bruciato? Lo sapevamo e lo sappiamo: si sarebbero subito scatenate polemiche interne, create spaccature e scissioni. In aggiunta avremmo allontanato la gente, che non voleva saperne. Avremmo perso voti, non saremmo più stati rieletti.   No, signori, simili questioni non potevano essere trattate direttamente da noi. C’era bisogno di gente valida o, come si usa dire, con il pelo sullo stomaco e la faccia di bronzo. Gente pronta a tutto, senza nulla da perdere.   Signori, i radicali.

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Adesso possiamo dirlo e rivendicarlo con orgoglio: i radicali sono stati la nostra punta di lancia.   Prima fra tutti la cara Emma. Per anni e anni lei, insieme agli altri, ha lanciato per nostro conto, una dopo l’altra, cento provocazioni, ha fatto volare mille ballon d’essai. Ha fatto proprio di tutto: ha lottato per gli stupefacenti, praticato aborti, deriso e umiliato la religione, combattuto perché le persone malate scegliessero la morte. È stata maledetta, è finita in carcere.   Cara, cara Emma, quanto lavoro sporco ti sei sobbarcata. Noi, abbiamo avuto vantaggi immensi.   Nell’immediato, opponendoci quel tanto, agli italiani ci siamo potuti proporre come freni contro l’anarchia, forze posate e rassicuranti –e conservare il consenso. Nel medio e lungo periodo, assumendo i radicali come interlocutori necessari e sostenendo le «battaglie» su cui c’era ben poco da discutere, siamo riusciti a cedere terreno un poco per volta, pollice dopo pollice, ad abituare gli elettori, fino a portare l’Italia nel punto in cui siamo ora.   Li abbiamo coccolati e accarezzati, i nostri pupilli. Non gli abbiamo mai fatto mancare l’appoggio, e neppure il denaro.   A questo proposito – lasciamo perdere i singoli, e ce ne sarebbe da dire – vorrei presentare il luminoso esempio di Radio Radicale. Un’emittente che, siamo sinceri, non ascolta nessuno o quasi. La sua utilità principale, ufficialmente, è quella di trasmettere inutili dirette parlamentari, di cui si disinteressano perfino i presenti. Un’attività che la RAI potrebbe fare gratis o quasi. Eppure, solo sulla base di questa sciocchezza dal 1994 siamo riusciti a erogare a Radio Radicale 340 milioni di euro, spiccio più spiccio meno. Al di là di qualche baruffa di facciata, nessun governo si è mai sottratto all’esborso, mai. Questo va a onore di tutti noi.

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Fatemi aprire una parentesi: per certi partiti è stato più facile; per altri meno, molto meno. Il pensiero e il plauso va ai partiti cattolici, qui ben rappresentati. La sola dolce Emma, ricordiamolo, ha praticato di persona qualcosa come 10.000 aborti con la pompa della bicicletta. I radicali sfidavano e irridevano la Chiesa. Ricordate il motto geniale: No Vatican No Taleban.   Oh, oggi riderne come di un’innocente burla è facile, specie dopo papa Francesco. Ma all’epoca! Per anni i partiti di area cattolica hanno dovuto mandar giù rospi indigeribili, tutti interi, e giustificare i finanziamenti con la tutela del pluralismo, con la democrazia. Non sono d’accordo con le tue idee, ma sono pronto a dare la vita, eccetera. La vita degli altri, ovviamente: i colleghi mi perdonino la facezia.   Quanto all’appoggio, non è un mistero che ci siamo sempre mobilitati tutti non appena si affacciava qualche difficoltà.   Senza nulla togliere, dichiariamo che i radicali non sarebbero andati da nessuna parte senza il nostro sostegno, discreto ma capillare ed efficace. Pensiamo solo che oggi, ad essere maledetti, ad affrontare processi e ad andare in carcere, sono esattamente coloro che la pensano in maniera opposta. Ma, ed è qui la differenza, nessuno si attiva per loro. Li si schiaccia e basta. Diamo a Cesare quel che è di Cesare.   Sulla cara Emma, del resto, ce ne sarebbero tante da raccontare. Ricordiamo quando rischiava di non partecipare alle politiche perché non riusciva a raccogliere 25.000 firme? È stato un ex democristiano a prestarle il simbolo, e a spianarle la strada. Mi ripeto: non si potrà mai elogiare abbastanza l’apertura mentale e la generosità dei colleghi del campo cattolico. E lo scandalo Quatargate? Salva, rimasta del tutto indenne.   Del resto, occorre riconoscere che le abbiamo tributato ogni possibile onore.   Poverina, era così sensibile al potere. Non si poteva guardarla ed evitare di darle una carica. E che cariche! È stata ministro, vicepresidente del Senato, commissaria europea. Ogni volta, consensi bipartisan, come se piovessero. Rammento come studiava le pratiche, seduta alla scrivania, con il musetto serio. In fondo la buona Emma aveva una natura da impiegata, da travet. Così piccina, così compresa e concentrata, mi è sempre sembrata una bambina senza fantasia, un po’ secchiona, messa a fare i compiti.   L’abbiamo proprio trattata bene, la Emma. In un paio di occasioni, ricordate? s’era convinta di poter diventare presidente della Repubblica. Sempre entusiasta. Che campagna elettorale aveva imbastito! Quanti consensi! Attori, intellettuali, professori, giornalisti. E come c’era rimasta male quando le è stato spiegato che c’erano altri progetti, che non si poteva.

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In conclusione, elogiamo in Emma Bonino la persona che forse più di ogni altra e per più lungo tempo è stata fedele e utile ai nostri partiti. Lasciatemi dichiarare che questo non è da tutti.   Non molti di noi politici riescono a essere così coerenti e ad esserlo così a lungo. Ognuno di noi l’ha provato sulla propria pelle. A un certo punto esce come un fastidio nell’anima, una stanchezza, un disgusto del ruolo. I più alla fine devono scendere a compromessi con la propria interiorità, chiamiamola coscienza se volete, e così sporcano la linearità dell’azione.   Non i radicali. Mai. Parliamo di una dote, un’essenza particolare che finora è stata sottaciuta.   L’Italia aveva avuto mille traversie, ma aveva malauguratamente conservato un suo carattere proprio fatto di principi, credenze, umanità, delicatezze, punti fermi. Il Paese aveva un’identità specifica che ostacolava fierissimamente i tentativi di trasformazione. Il compito che ci si presentava era immane: non solo di demolire la fisionomia del Paese un poco alla volta, ma soprattutto quello di scaricarne i resti, farli scivolare via. Praticare un foro d’uscita, di aprire un buco per svuotare l’Italia.   Ecco, signori, quel buco sono stati i radicali, di cui la cara Emma era il fiore.   Per essere un buon buco, occorre essere vuoto. Vuoto di tutto, perché non faccia alcuna resistenza al passaggio. I nostri amici radicali non avevano nulla dentro di sé che potesse impedire lo scorrimento. Erano completamente vuoti. Sono stati un buco eccellente.   Anche il loro ego, la loro affezione per il potere o per il denaro non li facevano affatto meno buco. A ben vedere, queste loro inclinazioni non erano che l’orlo del buco, uno svaso che incanalava e favoriva il deflusso. O se preferite, faceva parte della profondità del buco, la parte visibile di un abisso dove l’occhio non può arrivare.   Papa Francesco, la Grande Voragine, l’aveva capito perfettamente. L’affinità con il Santo Padre è stata per Emma una delle consolazioni più grandi degli ultimi anni.   E quindi – e concludo – è giusto magnificare le battaglie, le cariche, i risultati della cara Emma. Anch’io non mi sono sottratto. Ma questo in sostanza non è che il mulinello che si forma intorno al vuoto che ingoia tutto.   Nelle profondità dello spazio si annidano, come sapete, dei corpi astrali chiamati buchi neri. I buchi neri non si vedono, perché il loro campo gravitazionale è tanto forte da risucchiare ogni cosa, anche la luce. La loro presenza è segnalata soltanto dalla radiazione che la materia, vorticandogli intorno, emette prima di venire inghiottita.   Ecco, signori, non scambiamo il mulinello con il buco. Non togliamo alla cara Emma quello che è davvero e gloriosamente suo: il buio, il vuoto, il nulla.   Vi ringrazio».   Massimo  Zanetti  

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Immagine di Francesco Pierantoni via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0  
 
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Eutanasia

La festa della morte in Veneto

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Come tutti sanno, mercoledì 2 settembre, vigilia della festa di San Gregorio Magno, il Consiglio regionale veneto ha approvato la legge sul «suicidio medicalmente assistito».

 

Come tutti sanno, a favore hanno votato 32 consiglieri, in 14 si sono opposti e cinque si sono voltati dall’altra parte. Come tutti sanno, il Veneto è la prima regione del centrodestra a munirsi di una legge del genere, la quarta in assoluto dopo Emilia Romagna, Toscana e Sardegna, i cui presidenti si sono congratulati alla grande.

 

C’è proprio di che far festa. Lo Stato mette a disposizione del richiedente il farewell kit e l’assistenza medica per fuggire da questa valle di lacrime, per poi finire – sst, non si dice.

 

Il punto è il trionfo della libertà senza se e senza ma. No, non quella di avere delle cure: per una TAC occorrono sempre sei mesi-un anno; porti pazienza, signora.

 

La libertà di cui si parla è quella di farla finita, andarsene, sciò, raus. Per troppo tempo si è aspettato. Intanto che si procedeva con i tira e molla, si legge, ben quattro candidati al suicidio sono morti. Scandaloso, no? Roba da chiodi. Ora però è finalmente sancito il primato della libertà di morire. «Decidi di decedere» poteva essere un bello slogan. I radicali hanno preferito il banale «Liberi fino alla fine». De gustibus.

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Ma liberi de che? Mettiamoci per un istante nei panni dei promotori, e di chi ha appoggiato l’iniziativa, e di chi l’ha votata, e di chi giubila a prosecco. Passata la sbornia, non c’è di che stare allegri.

 

Il suicidio è approvato, lodato, facilitato; si può dire incentivato? D’accordo.

 

Ma la legge soffre pur sempre, come di una tara congenita, dell’impronta asfittica dei radicali, il loro essere grigi, burocratici, conformisti, piatti e privi di fantasia. Non c’è scampo: al netto della retorica fatta di boati e giochi verbali, l’anima del radicale è quella di un impiegato di concetto.

 

Occorre infatti avvertire che a chi desidera farsi tirare le cuoia dalla Regione Veneto, la legge prevede solo una modalità: l’estinzione via farmaco. La morte viene somministrata in un letto, in un lettino, in una barella, in una poltrona, al massimo su una sedia; insomma, da sdraiati o da seduti. Prima di sgocciolare il veleno in vena, è contemplato che il morituro venga sedato e intontisca, così che non si accorga della vita che sfugge e non gli venga l’uzzolo di avere imbarazzanti ripensamenti, non si dice di pentimenti, in extremis, validi per l’aldilà.

 

Nella testa dei radicali, che come le radici affonda nella gleba, questa è la dipartita che ognuno desidera. «La morte migliore è quella nel sonno»: il mantra così volentieri ripetuto dall’uomo medio per l’eco che fa nel vuoto della zucca, e in fondo l’emblema stesso della nostra civiltà occidentale in agonia.

 

Ma ecco una dissonanza: se così non fosse? Se il candidato al trapasso avesse un’idea diversa da quella della morte in pantofole? Se volesse lasciare una traccia, un monito, fare della propria scomparsa un suggello, uno spettacolo, un’esperienza indimenticabile?

 

Non è impossibile. Un morituro che ne ha fatte un po’ troppe in passato potrebbe voler morire espiando alla Damiens, l’attentatore di Luigi XV. Fissato su una tavola, le braccia e le gambe legate con catene a quattro possenti cavalli incitati al galoppo in quattro direzioni opposte, così da squartarlo e farlo a brani. E che! Il suicida non sarebbe forse libero di chiedere, o meglio di esigere che la Regione gli metta a disposizione, anziché una mezza cartuccia di infermiere, quattro destrieri frisoni?

 

E che pensare degli appassionati delle rievocazioni storiche e della ghigliottina, tanto per rimanere in Francia? La premurosa Regione non dovrebbe adoperarsi per realizzare con venete operose maestranze, o alla peggio acquistare nel mercato dell’usato il drastico marchingegno? Se i costi si rivelassero eccessivi, e non spuntasse il solito mecenate, si potrebbe tutt’al più sollecitare un contributo del richiedente, diciamo un ticket.

 

Un apicultore potrebbe volersene andare affogato in un barile di miele: la dolce morte. Un veneto-spagnolo, volendo omaggiare i suoi avi, forse gradirebbe essere incornato da un toro alle cinque del pomeriggio, spaccate. Dopo essere stato il protagonista di tanti incubi, il lancio senza paracadute avrebbe probabilmente qualche suggestione catartica per l’ex della Folgore. Siamo davvero certi che non ci sia qualche ricco che non ambisca a fare la fine di Crasso, cioè farsi versare in gola una colata d’oro fuso?

 

Ecco, niente di tutto questo può essere fatto. I radicali e la politica non sono riusciti ad andare oltre il sanitario con la mutria, il veleno endovena e le babbucce. E questa sarebbe libertà? In realtà l’autodeterminazione è qui conculcata e avvilita, e la Regione viene meno ai suoi doveri.

 

Questa mordacchia non può non deludere i fans del boia di Stato. E c’è dell’altro.

 

Prendiamo Luca Zaia, il grande sponsor della legge regionale. Leggere l’intervista pubblicata il giorno dopo il fattaccio è istruttivo. Gli argomenti sono malfermi sulle gambe, le risposte non sono proprio a fuoco, c’è qualche eccesso, qualche azzardo, si capisce che il buon uomo le sballa, è più volenteroso che strutturato. Vi è qualcosa nelle sue parole che ricorda lo zio Peppo quando torna dalla sagra del paese. A ben pensarci, quello ci guarda nella fotografia a corredo dell’articolo, dove l’ex governatore è ritratto sorridente e col pollicione in su, è lo zio Peppo sputato.

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E qui si arriva al motivo di insoddisfazione di base, quello che unisce noi e loro: la scadente qualità di come ci si occupa della cosa pubblica. Dall’intervista, si tolgano il troppo e il vano: non rimane nulla.

 

Essa tuttavia rispecchia alla perfezione il mood del nostro Paese nell’epoca presente. Le parole dell’ex governatore, più o meno, si possono infatti trovare sulle labbra di tutti.

 

«Quando senti di certe sofferenze, per carità: meglio darci un taglio e via», dice il salumiere, sferrando il colpo per staccare la fiorentina. Incalza la contessa dagli occhialoni scuri: «la Chiesa fa il suo mestieve, ma lo Stato deve esseve laico». «Io sono cattolico e non lo farei», borbotta l’appuntato, «però non posso importi il mio punto di vista». «Ognuno è libero di fare quel che gli pare, basta che mi lasci in pace», dice il tassista passando col rosso. «Se dovesse capitare a me, vorrei che mi si staccasse la spina», confida il vecchio impiantista al figlio che lo ascolta attento e, ad ogni buon conto, lo registra di nascosto con il cellulare.

 

È un’infilata di luoghi comuni, le idées reçues del nostro tempo che soppiantano quelle di Flaubert senza smettere per un istante di essere delle bêtises, delle fesserie.
A questo punto potrebbe sostenersi che i politici, nel bene e nel male, si sono dimostrati una volta tanto in sintonia con il popolo e ne hanno espresso la volontà. Anche.

 

Ma per impostare il fatto in modo più corretto occorrerebbe piuttosto ammettere che l’italiano ha i governanti che si merita. La pochezza di chi decide sulla vita e sulla morte offre la misura della nostra decadenza.

 

E qui cade a fagiolo San Gregorio Magno, a cui si accennava all’inizio. «Se l’ira di Dio ci dà i superiori che meritiamo, impariamo dal loro modo d’agire quello che dobbiamo pensare di noi», osservava. «Perché il cuore dei governanti viene disposto secondo che meritano i sudditi».

 

Però c’è un altro aspetto da considerare, ancora più preoccupante.

 

L’approvazione della legge regionale attesta soprattutto che la mano di Dio si sta ritraendo dal nostro Paese. Le evidenze sono ormai dovunque, non vale la pena neppure di parlarne. È sufficiente scorrere le statistiche. Quel che è successo in Veneto, e presto succederà dappertutto, è un segno della Vita che si allontana dall’Italia.

 

E allontanandosi la Vita, che cosa si pretende che ne prenda il posto?

 

Massimo Zanetti

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Cremazione

Le ceneri di Guccini. Con benedizione cardinalizia

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Mettiamo le mani avanti: non siamo mai stati nel novero degli estimatori di Francesco Guccini.   Nel periodo d’oro del cantautorato italiano altri erano i nostri riferimenti. Guccini no: ci dispiaceva la plumbea appartenenza politica, e più di tutto una certa monotonia del timbro e il modo enfatico e pesante di cantare, per il quale le canzoni sembravano composte da una sola nota martellata e ribattuta, anche se poi non era vero.   Naturalmente qualche suo pezzo lo si conosceva pure noi. Il repertorio di turpiloquio dell’Avvelenata era troppo ghiotto perché non lo si mandasse a memoria. È noto che il nostro non la considerasse un capolavoro, e pare che la ripudiasse addirittura: a riprova che gli artisti sono in genere pessimi critici.   Rammentiamo poi vivamente i grevi scongiuri a cui ci si abbandonava non appena si sentiva intonare In morte di S.F.. Nonostante l’ala del tempo sia passata anche su di noi, ancora oggi ne subiremmo la cupa suggestione, l’impulso a scaricarne la jella nel modo più maschio e triviale. Per la verità, bn pochi amavano sentirla, soprattutto in automobile, motivo per il quale ne ricordiamo solo l’inizio e la fine.    Sul rimanente, si conosceva qualcosa de La locomotiva, qualcosa di più de Il pensionato, e poco altro.   Uno dei problemi delle canzoni di Guccini, tra l’altro, è che si era costretti a cantarle come Guccini: cioè con un pronunciato sforzo di gola, calcando tutto e fingendo di pesare più di novanta chili. Fatica improba, che come tutto risultato dava quello, davvero non esaltante, di avvicinarsi all’imitazione che ne fece Fiorello in Come mai degli 883.     

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Se non possiamo essere considerati degli estimatori, non possiamo però essere inclusi nella schiera dei detrattori. Guccini ha percorso la sua lunga vita senza il nostro affetto ma anche senza la nostra ostilità. Era come avere per condomino della scala B un apprezzato cultore di letteratura occitanica, che si saluta per le scale ma non si frequenta.    Osservatori distanti, certo più indifferenti che curiosi, ci troviamo forse in posizione privilegiata per valutare l’alluvione di parole spese e scritte post mortem sull’Omero di Pàvana. Posata la polvere, possiamo dire che non ci ha sorpreso quasi niente.   Erano da immaginarsi, per esempio, le paginate e paginate di encomio, lo sbrodolo agiografico, la commozione, i ricordi evocati in coro, spalla contro spalla, da chi lo ha conosciuto o semplicemente ascoltato in gioventù.   È un fatto: ogni generazione desidera celebrare sé stessa, e l’occasione migliore per farlo è indubbiamente un funerale. Davanti al capobandiera che se ne va, piccolo o grande che sia, i superstiti provano il bisogno di stringere l’asta e di gridare a sé stessi, nonché al mondo, di essere ancora in vita.   Alla notizia si è infatti radunata, da oriente a occidente, la moltitudine che l’esistenza, le inclinazioni e i travagli avevano diviso e sparpagliato. I vincenti e i perdenti, gli sciupati, gli ambiziosi, le promesse mantenute, le promesse mancate, gli umiliati, i talentuosi, i gregari: ognuno con la sua magagna ha frugato in volto il vicino in cerca di antichi bagliori e ha scoperto l’orgoglio di appartenere a una sola generazione.   E giù a dire quanto sono stati e sono ancora oggi belli e generosi, e soprattutto unici e irripetibili.   Cose già viste. Al loro tempo – magari con qualche riscontro in più – l’hanno proclamato i risorgimentali al funerale del Carducci; i fiumani, dinanzi alla bara del Vate; e via via sdrucciolando fino ai battistiani prePanella alla morte di Battisti, ai patiti del birignao-carioca alle esequie della Vanoni.   Giacché si è accennato al Carducci e al D’Annunzio, era ovvio che anche il Guccini venisse subito incoronato «poeta». Per settimane gli articoli hanno traboccato di citazioni a casaccio, anche su temi su cui il nostro non ha mai detto nulla. Dietro di esse, in controluce, si potevano intravedere vecchi vinili girare su giradischi addormentati, mentre sessantenni fanno i piatti canticchiando Cirano. Da qui a invocare che i versi del poeta (tipo: «la ragazza dietro al banco mescolava/birra chiara e sevenàp») irrompano nelle antologie scolastiche è un passo. Poesia, poesia!   Nessuna meraviglia anche in questo caso.

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Com’è risaputo, gli italiani della loro poesia non ne sanno una beata. Il bagaglio da stiva regolamentare ospita in genere quattro endecasillabi imposti nelle scuole dell’obbligo e sei o sette nomi che, per ausilio mnemonico, ritornano nella toponomastica cittadina – e via andare.   Ammettiamolo: da noi la poesia forse si studia, ma non si legge. Non se ne conoscono né le leggi né il lessico, non la si comprende e non la si gusta. Non si sa manco che cos’è. Per dirla in una parola, la poesia italiana, come dire ottocento anni filati, non se la fila nessuno.   Del resto, l’italiano ne fa allegramente a meno e campa lo stesso. Per chi vuole, al fabbisogno – così come un po’ a tutto ciò che attiene alla sfera ludico-artistica – ci pensano gli americani. Non è un caso se il poeta più letto (in traduzione) sia Emily Dickinson. Dicono che i suoi versi (in originale) siano anche i più tatuati sugli avambracci delle signore.   Se si hanno meno pretese, poi, ci sono i cantanti: per certuni sono i soli veri poeti. Il monte Elicona, un tempo più esclusivo della Trilaterale, ormai rigurgita di menestrelli italiani. Oggi si aggiunge il Guccini. E viva l’Italia.   Abbiamo pure appreso che il nostro era un uomo buono. D’accordo, de mortuis nihil nisi bonum, ma sia pur da lontano siamo portati a crederlo. Da giovane il Guccini sembrava un orso con il naso, poi invecchiando un orso in maglione con la zip: è difficile farsi un’idea diversa da quella del burbero di buon cuore. E chissà, pensiamo, quante preghiere di zie, prozie, nonni, bisnonni e trisavoli, nell’arco di secoli, sono salite e poi scese, a gocce, a rivoli, affinché ottanta e passa anni fa il piccolo Francesco, nel ricevere la vita, ricevesse in dote anche questa piccola perla che in fondo è una disposizione naturale, un bonus senza merito come l’occhio azzurro o l’alta statura.   Certo, le preghiere non sono riuscite a far sì che diventasse un cristiano, un cattolico. Per quello occorre il concorso del libero arbitrio, e qui il Guccini ha toppato.   Agnostico dichiarato e ribadito, come tanti, come tanti ha civettato con l’idea dell’Ente superiore senza arrivare mai al dunque. Se la parola Dio ha fatto talora capolino nelle sue canzoni, magari per dire che è morto, il nome di Gesù Cristo è rimasto oggetto di uno strano pudore. E forse è stato meglio così: almeno per quelli ai quali, come a noi, non piacciono i paciughi.   Già, perché il nostro ha abbracciato senza riserve tutte le più scontate battaglie della modernità: divorzio, aborto, unioni civili, eutanasia. Ossia, la borghesissima marcia che ha strappato gli italiani al loro retroterra per gettarli avanti a pedate verso un progresso fatto di solitudini, paura e vuoto. Francesco Guccini, tanto per capirci, ha preso perfino la tessera del partito radicale, il movimento più filisteo mai visto sulla faccia della terra.

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A noi però fanno un po’ pena quelli che a dispetto di tutto cercano di farne un credente malgré lui, un cattolico fuori menù, descrivendolo come di una persona «in ricerca», di un’anima naturaliter cristiana. Un agnostico «possibilista», che «non ha mai smesso di chiedere e ascoltare», un cultore del dubbio: insomma, un cardinal Martini. E verrebbe voglia di dire loro: ma non provate vergogna?   È come quando i periodici cattolici, sul finale di intervista, domandano all’ateo di successo se crede in Dio, sperando nel contentino del «Sì, ma». «Sì, ma non in modo tradizionale»; «Sì, ma non mi riconosco nei dogmi»; «Sì, ma la Chiesa deve cambiare/ venire incontro/essere povera/aprire alle diversità/ai divorziati/alle coppie omo»; «Sì, ma la mia fede è intima, non gridata». E ancora, per gradire: «Parlo spesso con Dio, magari per rimproverarlo»; «L’ho sentito vicino nella malattia del mio cane»; «Mi è di molto conforto leggere le parole di papa Francesco».   Questo vi basta? Siete dei poveracci.   Non sappiamo quanto nel Guccini ardesse la sete d’assoluto, quanto abbia chiesto e quanto abbia raccolto. Sono conteggi che lasciamo all’Onnipotente, che li sa fare.   Per quello che ne possiamo capire noi, ci sembra che sia stato di inequivocabile coerenza in vita e in morte. Si stava ancora grattando il violino che è stata data la notizia che il funerale sarebbe stato laico. Qualche discorso, una benedizione dell’amico cardinale e poi via all’inceneritore.   Forse Dio non l’avrà trovato, ma ha trovato lo Zuppi.   Anche questo non sorprende.   Avv. Renzo Magalozzi

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