Pensiero
L’epifania di Washington. La realtà come rappresentazione
Il mondo nuovo è già stato allestito. Si è parlato molto del transumanesimo, che atterrisce tanti di noi come una grande minaccia sempre più vicina. Sentiamo di essere attaccati dagli stessi strumenti diabolici che abbiamo creati. Le armi che dovevano alleviare ogni difficoltà e assicurare ogni beneficio sono ormai fonte di pericolo e presentiamo di essere saliti su una macchina senza controllo perché guidata da forze sconosciute.
Eppure c’è un male ancora più grande, che ricomprende tutti gli altri e tutti li alimenta.
Non siamo più in grado di percepire la realtà, che è stata sostituita dalla sua rappresentazione.
Non siamo più in grado di percepire la realtà, che è stata sostituita dalla sua rappresentazione. Il mondo nuovo è già tutto contenuto in quello virtuale, che ci viene raccontato come vero anche se non combacia per nulla con quanto accade, magari persino sotto i nostri occhi, o vediamo sfilare dentro uno schermo.
I fatti americani, avvenuti per ironia della sorte nel giorno della Epifania, hanno squadernato il libro della menzogna planetaria in cui sembriamo condannati a vivere, come nell’incubo di una follia che non smette di sorprendere.
La gente era arrivata da tanto lontano per dire che non credeva più all’inganno di cui si nutre il potere. Che ha scoperto finalmente la truffa mediatica al servizio dei prestigiatori.
Ma la trappola era pronta ed è scattata puntualmente. L’11 settembre i cieli più protetti del mondo erano risultati per incanto i più sguarniti, ma le folle non riuscirono a meravigliarsi di nulla, e pare che quasi nessuno se ne meravigli ancora oggi.
I fatti americani, avvenuti per ironia della sorte nel giorno della Epifania, hanno squadernato il libro della menzogna planetaria in cui sembriamo condannati a vivere, come nell’incubo di una follia che non smette di sorprendere
Così è apparso del tutto normale a quanti hanno elargito al popolo il proprio grave pensiero sull’accaduto che l’accesso al luogo più protetto di Washington fosse stato lasciato libero in diretta televisiva a qualche comparsa di mestiere e allo sparuto gruppo di ingenui e disarmati trasgressori.
Poi, siccome né le comparse né gli sprovveduti invasori avevano intenzioni omicide, i pistoleri di professione al soldo del potere non si sono lasciati sfuggire l’occasione di fare un po’ di tiro al bersaglio e ammazzare qualcuno così come capita. Con naturalezza professionale.
Di solito i morti fanno molto rumore. Ma poiché la direzione delle trenodie spetta di diritto a chi conduce la musica, e ai maestri cantori, quei morti sono stati considerati virtuali come la mano che a freddo emerge dall’ombra, punta la pistola e stende una poveretta presa a caso.
La gente era arrivata da tanto lontano per dire che non credeva più all’inganno di cui si nutre il potere. Che ha scoperto finalmente la truffa mediatica al servizio dei prestigiatori
Insomma, nonostante la disarmante eloquenza delle immagini, anzi, a dispetto di esse, il film in cartellone era un altro ed è stato proiettato puntualmente con i sottotitoli già programmati. La pagina del New York Times era pronta fin dal mattino, cioè da una decina d’ore, con il compianto per il tentato omicidio della democrazia.
Un compianto riecheggiato ovunque, uguale su tutte le bocche autorevoli o presunte tali, senza distinzione di fede politica o di pregio culturale, senza disformità, Ogni persona intelligente ha partecipato a distanza alla Messa da morto per l’anima della democrazia in decesso temporaneo e tutti hanno assunto il tono mesto adatto alla luttuosa circostanza. E poiché la globalizzazione si è realizzata al meglio in quella della stupidità, non vale la pena di commentare le singole performance in patria o altrove.
Intanto però molti altri, tra registi e impresari, se la ridevano perché la trappola che ha funzionato a dovere anche grazie ai compunti commentatori e alla loro mancanza di senso del ridicolo. Essi hanno risposto puntualmente e comme il faut alle aspettative del potere al potere, mentre i morti avevano assolto la necessaria funzione pedagogica.
Ma occorre essere comprensivi. Se i fatti non esistono più, ma esistono soltanto le rappresentazioni, non c’è più neppure l’obbligo morale di parlare con cognizione di causa. Meglio non perdere tempo e prendere al volo il piatto precotto e omologato passato dal convento e non apparire stravaganti. Chi mai si metterebbe a berciare durante un funerale? Figurarsi a quello provvisorio della Democrazia.
Solo Sgarbi, uno abituato per mestiere ad osservare tutti i particolari della immagine che ha davanti agli occhi, pare essersi accorto di quello che era stato documentato, e che doveva apparire evidente, a cominciare dai morti ammazzati e da quelli che li hanno ammazzati.
Nonostante la disarmante eloquenza delle immagini, anzi, a dispetto di esse, il film in cartellone era un altro ed è stato proiettato puntualmente con i sottotitoli già programmati. La pagina del New York Times era pronta fin dal mattino, cioè da una decina d’ore, con il compianto per il tentato omicidio della democrazia
Dunque i fatti dell’Epifania, quelli che a dispetto di tutto sono veramente accaduti, hanno riassunto come in una metafora il vero dramma di questi tempi, che sarebbero parodistici se non fossero anche tanto minacciosi da non consentire né l’ottimismo né la distrazione.
Il mondo nuovo sta tutto nel tragico deragliamento della ragione. Un convoglio che sembra ormai rovesciato in campo aperto, mentre i suoi ignari e ormai disarmati passeggeri vagano in balia di ogni predatore. Con la ragione pare andata perduta anzitutto proprio la capacità di vedere l’evidenza, e così anche i fatti possono scomparire ed essere sostituiti a piacere secondo le esigenze dello spettacolo.
Del resto, se anche il denaro può essere creato dal nulla e, come nei giochi di società, certificare una ricchezza virtuale, perché stupirsi se la realtà può essere sostituita dalla sua falsa rappresentazione.
Il mondo nuovo sta tutto nel tragico deragliamento della ragione. Un convoglio che sembra ormai rovesciato in campo aperto, mentre i suoi ignari e ormai disarmati passeggeri vagano in balia di ogni predatore.
Forse il mondo nuovo è cominciato proprio allora, quando le riserve auree non hanno più garantito il valore della moneta senza che ci si allarmasse più di tanto. Anzi, l’inaugurazione di quella truffa planetaria è avvenuta con la naturalezza con cui era stata annunciata.
Se l’uomo si abitua a qualunque mostruosità «purché gli venga somministrata a piccole dosi», ora è venuta in auge una tecnica ancora più semplice, quella di dare per scontata la normalità di qualunque anomalia.
Una tecnica per cui diventa naturale che la polizia si faccia da parte per far entrare i manifestanti a violare la sancta sanctorum della democrazia occidentale, come è naturale che una vittoria elettorale venga annunciata dalla Pelosi (prodotto italiano di nicchia come la Ciccone) prima dell’inizio delle e elezioni.
Con la ragione pare andata perduta anzitutto proprio la capacità di vedere l’evidenza, e così anche i fatti possono scomparire ed essere sostituiti a piacere secondo le esigenze dello spettacolo.
È normale che la lettura delle schede venga affidato a un discusso sistema informatico cinese, come sono normali i nuovi «diritti civili», la cancellazione della maternità, la cancellazione dell’uomo in quanto offensore della natura, l’aborto al nono mese di gravidanza, e tanto altro. Ora è soprattutto normale che, in nome della libertà, si rinneghi la libertà con cui si è liberato il mondo dai tiranni, o che in nome della democrazia si vada in casa altrui a sloggiare il legittimo proprietario dopo avere corrotto la servitù.
Dunque noi beneficati dalle tecnologie avveniristiche siamo riusciti nella impresa ardita di sostituire alla evidenza dei fatti quella che oggi va di moda chiamare la loro narrazione.
Ma l’annientamento della ragione comprende anche la cancellazione dell’ignoto. Se può essere sconveniente scoprire quello che non conosciamo, questo finisce anche per non esistere. Anche la chiesa ha abolito il sacro per abolire il mistero, senza forse accorgersi che stava perdendo anche la propria ragione d’essere.
Noi beneficati dalle tecnologie avveniristiche siamo riusciti nella impresa ardita di sostituire alla evidenza dei fatti quella che oggi va di moda chiamare la loro narrazione
Così, quando ci si è trovati d’improvviso in balia della malattia sconosciuta, è sembrato subito impertinente la domanda sul come, sul chi e sul perché, e non si è trovato di meglio che la consegna a tempo indeterminato all’oracolo televisivo, che nulla sa o vuol sapere. Eppure, se questo nemico ignoto che incombe sulle nostre vite si rivelasse manovrato dalle mani invisibili di un burattinaio, scoprire la fonte del problema potrebbe anche fornirne la soluzione.
I Greci, che tutto hanno visto e presentito, avevano una sola parola per indicare sia la vita umana sia l’arco di un dio capriccioso e crudele che può colpirla a tradimento. Ma ancora una volta pare sconveniente pensare a mani umane che armeggiano nell’ombra con l’arco della vita altrui.
Così quasi nessuno dà troppo peso al fatto che un certo Bill Gates, il figlio d’arte in pulloverino rosa e con la frangetta grigia di adolescente attempato, avesse già da tempo affermato in diretta televisiva che bisogna ridurre l’umanità, e lo avesse fatto con la stessa disinvoltura con cui il Monti riconosceva a sé il merito di avere ridotto la domanda interna.
L’annientamento della ragione comprende anche la cancellazione dell’ignoto. Anche la chiesa ha abolito il sacro per abolire il mistero, senza forse accorgersi che stava perdendo anche la propria ragione d’essere
Né ha destato soverchio interesse che lo stesso adolescente attempato, munito di eccezionali capacità divinatorie, abbia preannunciato già nel duemila quindici una epidemia capace di sfoltire del superfluo la ingombrante massa umana, per poi organizzare proprio poco prima che la profezia si avverasse una bella simulazione di pandemia da COVIID, con milioni di morti. Per poi predirne molte altre molto più letali entro venti anni.
E infine, di dimenticanza in dimenticanza, oggi passa quasi inosservato che sia lo stesso filantropo ad avere approntato in quattro e quattr’otto un piano vaccinale capace di sconfiggere il famoso virus, in controtendenza con il proprio sogno di bonifica umana a scopo umanitario. Delle due l’una: o il ragazzo si è ravveduto e sta correndo con tutte le proprie forze in soccorso dell’umanità perché non la ritiene più sovrabbondante, oppure il piano vaccinale è in grado di potenziare l’effetto riduttivo proprio delle pandemie profeticamente annunciate e scientificamente calcolate.
Eppure, anche a volersi voltare dall’altra parte a tutti i costi, una cosa almeno dovrebbe attirare l’attenzione. Gli ideatori di ogni piano provvidenziale scelgono ormai di parlare chiaro e tondo, come si conviene a chi è tanto sicuro del fatto suo da non temere obiezioni. Anche perché, se le cose più sconvenienti vengono dette con naturalezza, esse potranno sempre apparire come facezie. Come quando uno racconta alla propria fidanzata di averne anche un’altra, e la sventurata che aspiri ad apparire donna di spirito si guarderà bene dal mostrarsi sospettosa.
O il ragazzo Bill Gates si è ravveduto e sta correndo con tutte le proprie forze in soccorso dell’umanità perché non la ritiene più sovrabbondante, oppure il piano vaccinale è in grado di potenziare l’effetto riduttivo proprio delle pandemie profeticamente annunciate e scientificamente calcolate
L’enfant prodige che sperimentava in garage le scoperte di altri può dunque parlare chiaro, sicuro di non suscitare allarmi sconsiderati. Ha respirato in famiglia l’alto ideale abortista di suo padre finanziatore di una grandiosa macchina di morte planetaria, alla luce de sole, per il bene delle donne e della intera società.
Con gli stessi metodi e le stesse finalità filantropiche è stata diffusa la santificazione dell’omosessualismo, il gender, la sessualizzazione precoce dei bambini a futuro uso pederastico, le pratiche eutanasiche e tutto l’altro marcio sparso a piene mani non solo in «Danimarca» ma sul mondo intero. Il tutto grazie anche alla impunità garantita dalla disattenzione dei popoli il cui depauperamento culturale è funzionale alla sudditanza e alla perdita di ogni consapevolezza critica.
Così i Gates e i loro ben noti omologhi regnano indisturbati e gratificati dall’ossequio di ogni benpensante devoto al progresso garantito dalla magnanimità del filantropo. I nomi sono solo paradigmatici. Stanno ad indicare un insieme, un potere che ha altri corpi non necessariamente identificabili in base a dati fisiognomici. Come le famose «famiglie» tentacolari ovunque dominanti. Famiglie, corpi, filantropi. Tutti i poteri fra i più oscuri e inafferrabili che abbiano segnato la storia umana.
Con gli stessi metodi e le stesse finalità filantropiche è stata diffusa la santificazione dell’omosessualismo, il gender, la sessualizzazione precoce dei bambini a futuro uso pederastico, le pratiche eutanasiche e tutto l’altro marcio sparso a piene mani
Accanto ai fabbricanti di morte morale e materiale, a braccetto con loro, ci sono i grandi sacerdoti della finanza speculativa che inoculano una morte fredda, senza bisturi e senza morfina. Tanto dotati da fiutare anche l’affare ricavabile dalle scommesse sulle pandemie. E anche di questa efficienza e di queste attitudini ci siamo dimenticati in fretta. In fondo non ci è sembrato abbastanza immorale, neanche paradossale, non ci è sembrato neppure sospetto.
Il nastro che scorre davanti agli schiavi televisivi fissa immagini e suoni, ma quello che deve rimanere impresso è solo il messaggio diramato secondo il piano di bonifica mentale egualitaria. Un piano che ha funzionato alla perfezione anche nel giorno della Epifania, quando la proiezione politica dei poteri al potere ha organizzato la trappola in cui sono caduti anche tanti topi intelligenti.
Contro queste forze è impossibile difendersi ad armi pari. Ma se ne possono smascherarne i piani se ne vengono finalmente scoperte le intenzioni. Anche la medusa può essere disarmata, forse proprio cominciando a guardarla in faccia con la forza e il coraggio della ragione.
Accanto ai fabbricanti di morte morale e materiale, a braccetto con loro, ci sono i grandi sacerdoti della finanza speculativa che inoculano una morte fredda, senza bisturi e senza morfina. Tanto dotati da fiutare anche l’affare ricavabile dalle scommesse sulle pandemie
Giorgio Colli dedicò anni fa un saggio illuminante alle origini della filosofia. Queste andrebbero fatte risalire ad una sapienza ancora più arcaica, cui fu riconosciuta la forza di affrontare il mistero della vita. Una sapienza che si manifestava nella capacità di risolvere gli enigmi con la forza liberatoria della ragione. Essa è la sola arma concessa all’uomo per difendersi dall’ignoto che lo minaccia.
È quella vera sapienza per cui Edipo, sciogliendo l’enigma, libera la città dalla Sfinge che la tiene in scacco. Secondo una tradizione altrettanto antica, Omero si sarebbe gettato in mare per la disperazione di non essere riuscito, nonostante la propria sapienza, a risolvere l’enigma propostogli da alcuni giovani pescatori.
Noi sapienti e saccenti figli della modernità dovremmo tentare di rimettere in piedi il carro rovesciato della ragione, magari cominciando col chiederci quando e perché una torre di acciaio alta quattrocento metri può polverizzarsi al suolo in nove secondi esatti.
Patrizia Fermani
Articolo previamente apparso su Ricognizioni
Immmagine di Tyler Merbler via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)
Intelligenza Artificiale
Avere paura dell’IA. E dello Stato moderno
La settimana scorsa ho incontrato un’amica dei miei anni milanesi. Per qualche strana ragione del destino, non solo è venuta a vivere nella mia città ma ha pure messo suo figlio nella stessa scuola dei miei. Era all’ingresso ad aspettare, seduta sui gradini della cappella dell’antica scuola cattolica, cappella che tuttavia ora è data in gestione agli ortodossi moldavi.
Ciao, come va. Lei era una grafica eccezionale, impaginava giornali e qualsiasi cosa, il suo talento, all’epoca, era indiscusso, e pari solo alla sua joie de vivre notturna. Stava imprecando al telefono, un lavoro di un cliente che, mi dice, non capisce nulla di nulla, e quelli sono i più difficili, perché non sanno cosa vogliono, ti tocca spiegarti, e rifare tutto, tante volte.
Mi esce fuori, ex abrupto, una domanda che non volevo fare, ma che con evidenza mi sta strisciando in testa anche per il mio lavoro.
«Credi che questi lavori ci saranno ancora a breve?»
Lei mi guarda fisso negli occhi e mi risponde pure a bruciapelo: «No».
Non c’è nemmeno bisogno di esplicitarlo: sottointeso c’è l’avvento dell’Intelligenza Artificiale.
«In realtà, il mio lavoro era già stato prosciugato da cose come Canva» mi dice, citando il celebre sito che ti permette di fare grafiche in quattro e quattro otto. «Ora sarà ancora peggio. Dovremo tornare a zappare la terra».
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L’amica va oltre. Siccome è stata in Australia tanto e per qualche ragione ha una padronanza e una pronunzia dell’inglese che pare ottima, si era messa, in questi anni, a insegnare la lingua di Shakespeare, specie in ambienti aziendali – quelli che pagano bene, meglio dei corsi comunali.
«Hai mai visto questa applicazione?» Mi fa guardare il suo telefonino e mi racconta che ora c’è l’IA per imparare l’idioma: ti parla, ti spiega, conversa con te, quando vuoi. In pratica, sospira «è la fine dei corsi di lingua». Non può che essere così: invece che prendersi una o due ore della giornata, andare con la cartellina e i libri di testo in un luogo a sentire qualcuno che spiega, fai tutto nei tempi che desideri (cinque minuti? Un’ora?) in qualsiasi interstizio del giorno e della notte. Puoi interrompere l’insegnante quante volte vuoi, e farti spiegare passo passo la frase.
Su due lavori che aveva, non gliene rimarrà nemmeno uno. Pur avendolo realizzato con estrema chiarezza, non sembrava nemmeno così preoccupata. Aveva meditato a lungo questa trasformazione. E il fatto di essere madre, in qualche modo, aiuta ad attutire il colpo esistenziale: se invece della famiglia hai fatto il lavoro il centro della tua vita la rovina sarà inevitabile.
Altro esempio: amico programmatore di macchine industriali, quasi trenta anni nel settore. Lui è un fan di Claude, l’AI di Anthropic, che preferisce a ChatGPT. Mi dice che il suo lavoro è cambiato totalmente: la macchina scrive il codice da sé. Non solo, sembra capire davvero quello di cui hai bisogno. Il correlato è che aziende che hanno bisogno di 10, 100, 1000, 10.000 programmatori ora possono tranquillamente licenziarli.
Altro amico ancora. Apprezzato illustratore fantasy, non lo sento da anni e anni. Dopo aver visto Midjourney, l’AI di produzione delle immagini, mi chiedo come possa ancora lavorare. Da decenni colleziono copie di Spectrum, una serie di libri illustrati che raccoglievano il meglio della Fantastic Art contemporanea: copertine di libri, locandine di film, pubblicità, opere a sé realizzate dai maggiori artisti del settore del pianeta. Ogni numero era una festa per gli occhi, un’immersione concreta nell’immaginazione realizzata con talento e fatica (cioè, più o meno, arte). Ora basta un prompt a caso su Midjourney, e si viene sommersi da quantità infinite di immagini di quella qualità, e sicuramente crediamo che il machine learning sia stato fatto addentando proprio queste pubblicazioni e forse pure tutto il social artistico Deviantart.
È drammatico anche per i testi. Il commercialista mi manda un’analisi di un contratto fatta con l’IA. Lettere e post sui social passano tutti che gli algoritmi, che generano il testo con una facilità impressionante. Colpisce anche la perfezione del tono: sanno adeguarsi al contesto, essere formali o sentimentali, non sbagliano mai. Ho pensato che, in pochi anni, siamo arrivati a rovesciare completamente la distopia del film Her (2013), dove il protagonista si innamorava di un chatbot IA. Di lavoro, l’uomo scriveva lettere d’amore per conto terzi: un’attività che, siamo sicuri, ora viene lasciata totalmente al robot.
E, parlando di film, è oramai chiaro che il modello attuale, quello di Hollywood e Cinecittà, ha i minuti contati, e non sappiamo bene cosa verrà dopo, perché le capacità dell’IA sono tali che potrebbe uscire un nuovo tipo di intrattenimento, diverso dal film e dalla serie TV e dai videogame. Di fatto, tutta quell’industria è finita, è arrivata al punto in cui può solo venire riprogrammata dall’Intelligenza Artificiale: se avete presente cosa gira oggi su YouTube o su X sapete di cosa sto parlando.
Dalle macchine industriali alle lettere d’amore, dalle grafiche ai documenti giuridici, nulla – nulla – rimane intatto. E prima che preoccuparsi della questione spirituale e preternaturale (nessuno ha la sicurezza che l’IA ci voglia bene, anche perché potrebbe essere stata programmata da persone che odiano la vita e l’essere umano), è il caso di chiederci cosa ne sarà del nostro lavoro.
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Non è più una vaga riflessione che riguarda il futuro: è il nostro presente. Nell’indifferenza dei sindacati paleolitici, masse immani di persone finiranno disoccupate. Lo sapevamo da tempo, ora stiamo per vederlo.
Si dirà: i sindacati sono dedicati soprattutto ai lavori materiali, che non sono così minacciati da ChatGPT. Già, come no. I robot antropomorfi sono dietro l’angolo, con aziende che già prospettano di affittare un androide domestico, che fa i piatti, pulisce il pavimento, spolvera e piega il bucato, per 600 dollari al mese. L’impatto che il robot antropomorfo avrà sull’industria pesante non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello che ebbe negli anni Settanta e Ottanta la prima automazione in catena di montaggio.
Pensate che imbianchini, idraulici, elettricisti non diverranno sostituibili? No, il lavoro manuale non è in nessun modo un riparo all’apocalisse robotica in arrivo.
Fermi, rimangono i lavori più emotivi, «umani»… l’insegnante di yoga… lo psicanalista… la prostituta. Ecché, robotizzeranno anche il lavoro più vecchio del mondo, quello che ha bisogno della persona e della carne? Sappiamo già tutti che sarà così: robot sessuali personali per tutti, diligente evoluzione dell’onanismo pornografico di massa.
Le sex doll, gradino ulteriore rispetto alla bambola gonfiabile, customizzabili in colori e misure, sono già una realtà, e le sperimentazioni per introdurvi le AI sono già iniziate. Il tempo di mettervi dentro un endoscheletro robotico, e poi addio all’amore umano: se uno può stare a casa con la donna (o l’uomo…) dei suoi sogni, perché mai uscire, flirtare, frequentare, sposare, figliare? «Ci scoperanno fino all’estinzione» diceva dei robot sessuali in uno spettacolo di qualche anno fa il comico Bill Burr. La trappola antiumana definitiva, dove pornografia espleta definitivamente il suo ruolo anticoncezionale.
E quindi, cosa succederà? Ci sembrano lontane le prospettive dell’UBI (Universal Basic Income), il reddito universale di cui hanno cianciato, con la stupidità che li contraddistingue, anche partiti nostrani. Così come distante più di Marte ci sembra la riformulazione di quello che i robot li sta costruendo, Elon Musk, che parla di UHI, Universal High Income, reddito per tutti quanti, ma alto, come dividendo dell’età dell’abbondanza che a suo dire porterà l’IA e la robotica avanzata.
Ci sembra sempre più evidente che ciò che potrebbe essere in programma per noi è lo sterminio. Quando il filosofo israeliano del WEF Yuval Harari scandalizzò tutti dicendo che non sapeva cosa si sarebbe fatto con la massa in eccedenza di essere umani finiti disoccupati – droghe e videogiochi, ipotizzava simpaticamente – noi di fatto non gli credevamo.
È più probabile che quello che l’élite abbia in programma per noi, ora che non ha più bisogno né del nostro lavoro, né dei nostri soldi, né del nostro voto, è uno sterminio puro e semplice.
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È così: la Rivoluzione Industriale, l’automazione del Novecento, erano immersi in una cultura diversa, quella per cui l’essere umano non si può eliminare in massa. Quello che abbiamo ora invece è una Necrocultura: una cultura votata alla morte, alla distruzione della vita umana e della sua dignità. Per cui, ad occhio, non si faranno tanti problemi. Anzi.
Nel 2018 l’influente professore e scrittore Douglas Rushkoff scrisse di un gruppo di ricchissimi degli hedge fund che lo pagò profumatamente per una serata di consulenza. Essi stavano pianificando la sopravvivenza ad un evento di collasso della Civiltà, e sapevano che mantenere la propria sicurezza dalla plebe inferocita avrebbe costituito un problema fondamentale. «Sapevano che sarebbero state necessarie guardie armate per proteggere i loro complessi dalla folla inferocita. Ma come avrebbero pagato le guardie una volta che i soldi non avevano più valore?»
«Cosa avrebbe impedito alle guardie di scegliere il proprio capo?» scrive il Rushkoff. «I miliardari presero in considerazione l’uso di speciali serrature a combinazione sulla fornitura di cibo che solo loro conoscevano. O costringere le guardie a indossare collari disciplinari di qualche tipo in cambio della loro sopravvivenza. O forse costruire robot che servano da guardie e lavoratori, se quella tecnologia potesse essere sviluppata in tempo».
Quel tempo è arrivato: i robot capaci di violenza, come sa il lettore di Renovatio 21, non sono più solo nella fantascienza di film come Elysium (2013). I miliardari se ne doteranno in maniera forsennata, e siamo noi quelli che sottolineano come Elon Musk abbia definito la prima produzione dei suoi automi come la sua Legione, riecheggiando la sapienza di Crasso, che diceva che «non sei davvero ricco sino a che non puoi permetterti una legione».
Qui sta l’inghippo: con la «democrazia» abbiamo permesso l’ascesa ai vertici dello Stato moderno di persone che odiano il popolo, e odiano la vita – agenti della Necrocultura che hanno promosso forme prodromiche di sterminio dell’umanità come aborto, eutanasia, provetta, predazione degli organi. Il risultato è che la democrazia, il governo del popolo, si rivela essere l’operazione della sua estinzione.
Uno Stato che non abbia alla base la morale cristiana non può che finire per distruggere l’essere umano, perché giocoforza finisce – esattamente come Skynet, l’AI genocida di Terminator – a considerare la sua stessa struttura come più importante degli umani che serve, e questi ultimi come pericolo possibile alla sua persistenza. Lo Stato-Terminator è già nei nostri ospedali, ma non possiamo chiedere a tutti di rendersene conto.
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Il problema, quindi, non è nella fine del lavoro, e forse nemmeno nell’IA stessa: il problema è la forma di potere scelta o subita dalla popolazione – è lo Stato Moderno. Ogni ora passata a non progettare uno Stato Cristiano che lo sostituisca è un’ora lasciata al nemico dell’uomo. Il pericolo, potete capire, non è politico, ma biologico. È esiziale, è definitivo, è apocalittico.
Nel frattempo, possiamo immaginare cosa accadrà alla nostra società. Vi sarà una catastrofe morbida, milioni di professionisti si ritroveranno a spasso, impoveriti ed abbrutiti, senza che i media e la politica – che si occupano di metalmeccanici, insegnanti e rider – lo registrino veramente.
Chi ha un lavoro statale sopravviverà più appena lungo. Lo Stato non toccherà i suoi fino a che la Cultura della Morte non sarà slatentizzata in maniera ancora più oscena, e l’eutanasia immediata sarà magari offerta in cabine telefoniche come in Futurama.
A quel punto resteranno solo pochi ricchi con i loro eserciti di robot-soldati, robot-schiavi e robot-puttana. O forse non resteranno nemmeno loro.
Roberto Dal Bosco
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Pensiero
Difesa di Nicole Minetti
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Pensiero
Il «tradimento dei rabbini»
L’ex presidente della Knesset (il Parlamento Israeliano)Avrum Burg ha compiuto un passo polemico verso una posizione ecumenica con un articolo durissimo pubblicato sulla sua pagina Substack il 30 aprile.
Intitolato «Il tradimento dei rabbini», l’articolo denuncia la corruzione del rabbinato israeliano, in cui i rabbini agiscono meno come guide spirituali e più come funzionari al soldo del governo. Gran parte di ciò che afferma è molto incisivo, ma non necessariamente originale, dato che i rabbini israeliani raramente alzano la voce per protestare contro le politiche governative.
Tuttavia, dopo la sua critica, segue un paragrafo insolito per questo tipo di polemiche, in cui sfida i rabbini a seguire l’esempio di papa Leone XIV, che si è opposto alla corrente e ha preso posizione a favore della pace. Dopo aver descritto la corruzione e la codardia in Israele, il politico israeliano scrive che nell’«ultima Pasqua, il Papa si è presentato in Piazza San Pietro a Roma e ha detto ciò che nessun rabbino israeliano osa dire. Si è rivolto alla folla e ha citato direttamente Isaia: “Quando stenderai le mani, io distoglierò lo sguardo da te; anche se moltificherai le tue preghiere, io non ti ascolterò; le tue mani sono piene di sangue” (Isaia 1, 15). Il leader spirituale della religione che ha perseguitato il popolo ebraico per generazioni cita i nostri profeti contro le nostre guerre. E dove sono i rabbini di pace, pronti a schierarsi al suo fianco e a salvare il buon nome dell’ebraismo?»
Di nostro vogliamo puntualizzare al politico israliano: siamo sicuri che il cattolicesimo ha perseguitato l’ebraismo? Se sì, come mai a Roma vi è questa storica, corposa, ricca comunità giudea?
Di contro, siamo sicuri che non siano stati gli ebrei a perseguitare i cristiani? A partire dagli sputi e le violenze di questi giorni, andando indietro troviamo la persecuzione contro i discepoli di Cristo, e ancora più in là, la sua crocifissione.
E quando parla delle «nostre guerre», si riferisce solo ai 7 fronti di conflitto attuali di Israele? Possiamo azzardare anche a qualche altra guerra che nella storia gli ebrei possono aver scatenato?
Così, per mettere qualche puntino sulle i.
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