Intelligenza Artificiale
L’amministratore delegato di Nvidia: «credo che abbiamo raggiunto l’Intelligenza Artificiale Generale»
Il CEO di Nvidia, Jensen Huang, ha partecipato a una conversazione di oltre due ore con il podcaster Lex Fridman sul futuro delle infrastrutture per l’Intelligenza Artificiale, affrontando argomenti che spaziano dai chip, ai rack e ai sistemi di raffreddamento, fino alla strategia più ampia di Nvidia per la prossima era dell’informatica.
Jensen ha parlato di come i computer si stiano evolvendo da semplici macchine per il recupero di informazioni a vere e proprie fabbriche di intelligenza artificiale generativa. La discussione si è poi concentrata su uno dei quesiti più importanti del ciclo dell’IA: se l’Intelligenza Artificiale Generale (AGI) sia già una realtà.
Per AGI (Artificial General Intelligence) si intende un tipo di IA che possiede intelligenza umana a livello generale, o superiore, in ogni dominio. Un’AGI invece sarebbe in grado di imparare qualsiasi compito intellettuale che un essere umano può fare, ragionare, pianificare, risolvere problemi nuovi senza essere stata addestrata specificamente, trasferire conoscenze da un campo all’altro, capire il contesto, avere buon senso e adattarsi a situazioni mai viste prima.
Secondo la vulgata, l’AGI potrebbe, ad esempio, essere un ricercatore scientifico migliore di qualsiasi umano in fisica, biologia e matematica contemporaneamente, gestire un’azienda da zero, comporre musica, scrivere romanzi e inventare nuove tecnologie allo stesso tempo
Nel lungo podcasto il Fridman, ebreo russo immigrato in America dove insegna appunto l’IA, dopo circa due ore di conversazione, ha chiesto al Jensen informazioni sulla «tempistica dell’AGI» e se mancassero ancora cinque, dieci, quindici o vent’anni, soprattutto considerando la recente diffusione di strumenti di intelligenza artificiale agentiva come OpenClaw.
«Penso che sia arrivato il momento. Penso che abbiamo raggiunto l’Intelligenza Artificiale Generale (AGI)» ha risposto il Jensen. Vale la pena notare che Jensen ha precedentemente affermato che la tempistica dell’AGI dipende da come viene definita.
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Al New York Times DealBook Summit del 2023, lo Huang definì l’AGI come un software in grado di superare la normale Intelligenza Umana a un livello ragionevolmente competitivo. All’epoca, affermò di prevedere che l’AGI sarebbe diventata realtà entro cinque anni.
La domanda di Fridman sulla tempistica dell’AGI si basava su un’interpretazione molto più ristretta, e Jensen l’ha riformulata in questo modo: l’IA non ha bisogno di costruire qualcosa di duraturo. Non ha bisogno di gestire un’attività complessa. Ha solo bisogno di generare un miliardo di dollari.
«Hai parlato di un miliardo», disse Jensen a Fridman, «ma non hai detto per sempre».
Lo Huango ha affermato, ad esempio, che all’Intelligenza Artificiale basterebbe creare un servizio web o un’app che diventi virale e venga utilizzata da qualche miliardo di persone a cinquanta centesimi per utente.
Il CEO di Nvidia ha quindi fatto riferimento all’era delle dot-com, quando alcuni siti web non erano più sofisticati di quelli che un agente di Intelligenza Artificiale può creare oggi.
Il consenso intorno all’AGI era che siamo ancora nella fase dell’IA stretta (narrow AI). Modelli come Grok, GPT, Claude o Gemini sono molto avanzati in linguaggio e ragionamento, ma restano limitati: non hanno vera comprensione del mondo, non hanno coscienza e falliscono su compiti semplici se escono dal loro training.
L’AGI è considerata da molti esperti il prossimo grande salto tecnologico, quello che potrebbe trasformare radicalmente la società, l’economia e l’umanità intera.In breve: l’AGI è l’IA che non è più solo uno strumento, ma un’intelligenza versatile come (o più di) quella umana.
Cina
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Armi biologiche
Gli scienziati creano virus con l’Intelligenza Artificiale
Per la prima volta gli scienziati americani hanno impiegato l’Intelligenza Artificiale per generare virus funzionanti inesistenti in natura, evidenziando una potenzialità che, a detta dei ricercatori, potrebbe favorire progressi in ambito medico ma che al contempo pone rilevanti minacce per la biosicurezza.
Uno studio apparso giovedì sulla rivista Science riferisce che i team dell’Università di Stanford e del Broad Institute del MIT e di Harvard hanno utilizzato l’IA per ideare migliaia di genomi virali completi.
Quasi 300 di questi progetti sono stati poi sintetizzati in laboratorio e sottoposti a test, riuscendo a ottenere 16 virus vitali.
Si trattava di batteriofagi, organismi che colpiscono esclusivamente i batteri e non l’uomo, elaborati a partire da un fago naturale denominato ΦX174. Alcune delle varianti create dall’IA si sono rivelate più efficaci di quelle presenti in natura nell’eliminare ceppi di E. coli diventati resistenti.
L’IA era già stata ampiamente applicata alla progettazione di singoli geni e proteine, ma i ricercatori hanno dichiarato che questa rappresenta la prima prova concreta della capacità dei modelli generativi di concepire un intero genoma virale operativo.
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Fatemeh Vafaee, docente di biotecnologie presso l’Università del Nuovo Galles del Sud, ha precisato che i batteriofagi non costituiscono un rischio per gli esseri umani, ma ha evidenziato come tale capacità sollevi interrogativi sulla sicurezza futura.
«Non si tratta tanto di chiedersi “dovremmo preoccuparci di questo virus”, quanto piuttosto ‘l’intelligenza artificiale è ormai in grado di fare tutto questo’», ha dichiarato ad Al Jazeera, invocando una più rigorosa supervisione.
Gli esperti hanno tuttavia sottolineato che la creazione di agenti patogeni umani pericolosi resta assai più complessa rispetto a quella di batteriofagi relativamente semplici.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa i dirigenti delle principali aziende di Intelligenza Artificiale si sono uniti agli esperti di biotecnologie in un appello urgente per rendere obbligatori i controlli di sicurezza per l’acquisto di DNA sintetico.
Il timore per le armi biologiche create dell’AI era presente anche in una lettera che 60 figure del movimento MAGA avevano indirizzato al presidente Trump chiedendo controlli sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. «I sistemi aeronautici sono sottoposti a una rigorosa certificazione. I sistemi di Intelligenza Artificiale più potenti, che ora possono, o presto potranno, contribuire alla progettazione di armi biologiche, all’infiltrazione in infrastrutture critiche o alla manipolazione dei mercati finanziari, dovrebbero essere trattati con la stessa serietà e attenzione» hanno scritto i firmatari, tra i quali spiccava il nome di Steve Bannon.
Come riportato da Renovatio 21, un ricercatore esperto di sicurezza di Anthropic che aveva lavorato sul fronte delle armi biologiche si licenziò lasciando un monito preciso. «Il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora», ha scritto Mrinank Sharma rivolgendosi ai colleghi.
La paura per i virus bioingegnerizzati dall’AI arriva in un clima di crescente allarme verso i sistemi di AI autonomi che operano al di fuori delle istruzioni impartite. Modelli elaborati da OpenAI, Anthropic e Meta hanno di recente compiuto azioni informatiche non autorizzate durante i test di sicurezza. Anche l’AI Security Institute britannico ha segnalato questa settimana che, nelle fasi di valutazione, agenti di IA hanno mirato a persone e organizzazioni reali, generato false identità e tentato di inserire codice dannoso.
Nessuno di questi episodi ha riguardato la ricerca biologica, ma hanno alimentato preoccupazioni sul fatto che sistemi IA sempre più evoluti possano accedere a strumenti potenti, compresi quelli destinati alla progettazione di virus.
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L’esperimento si colloca inoltre all’interno di un rinnovato confronto negli Stati Uniti sulla ricerca ad alto rischio sui virus e sulle origini del COVID-19.
L’ipotesi che la pandemia sia scaturita da un incidente di laboratorio all’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti, è tornata al centro del dibattito politico americano dopo il recente interrogatorio al Congresso dell’ex consigliere della Casa Bianca per il coronavirus Anthony Fauci.
Giovedì Fauci è stato sanzionato per oltraggio al Senato da una commissione perché si è rifiutato di rispondere a domande sulle origini del COVID-19 e sui finanziamenti americani alla ricerca sul coronavirus a Wuhan, utilizzando, forse impropriamente, per ben 111 volte il Quinto emendamento della Costituzione USA, che dà diritto a restare in silenzio per non autoincriminarsi.
Anche la ricerca biologica finanziata dagli Stati Uniti all’estero è finita sotto la lente dopo che l’ex direttrice dell’Intelligence nazionale Tulsi Gabbard ha divulgato documenti che attestano il sostegno di Washington a laboratori biologici in Ucraina impegnati nello studio di agenti patogeni pericolosi, con alcune strutture coinvolte in ricerche di tipo «guadagno di funzione».
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