Intelligenza Artificiale
Trump inserisce Anthropic nella lista nera per lo scontro con il Pentagono sull’AI
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato alle agenzie federali di interrompere l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale sviluppati da Anthropic, intensificando uno scontro senza precedenti tra il governo degli Stati Uniti e una delle aziende di intelligenza artificiale più influenti della Silicon Valley sull’uso militare di algoritmi avanzati.
In un post pubblicato venerdì su Truth Social, Trump ha accusato l’azienda di aver tentato di «dettare il modo in cui il nostro grande esercito combatte e vince le guerre», annunciando un’immediata lista nera a livello governativo insieme a un periodo di eliminazione graduale di sei mesi per le agenzie che attualmente fanno affidamento sulla sua tecnologia.
«Dico a TUTTE le agenzie federali del governo degli Stati Uniti di CESSARE IMMEDIATAMENTE ogni utilizzo della tecnologia di Anthropic. Non ne abbiamo bisogno, non la vogliamo e non faremo più affari con loro!», ha scritto Trump, circa un’ora prima della scadenza del termine stabilito dal Pentagono per l’accettazione da parte dell’azienda delle richieste di revoca delle principali misure di sicurezza, pena il rischio di essere inserita nella lista nera come «rischio per la catena di approvvigionamento».
Il presidente degli Stati Uniti ha inoltre intimato all’azienda di collaborare durante il periodo di eliminazione graduale, altrimenti andrà incontro a gravi conseguenze legali.
«Anthropic farebbe meglio a darsi una mossa e a rendersi utile durante questo periodo di eliminazione graduale, altrimenti userò tutti i poteri della Presidenza per costringerli a conformarsi, con gravi conseguenze civili e penali», ha scritto Trump.
La direttiva fa seguito a settimane di crescenti tensioni tra Anthropic e il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti in merito alle restrizioni integrate nel sistema di intelligenza artificiale di punta dell’azienda, Claude.
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Al centro della controversia ci sono le garanzie contrattuali che impediscono l’utilizzo dei modelli Anthropic per la sorveglianza interna di massa o per sistemi d’arma completamente autonomi. I funzionari del Pentagono hanno chiesto la rimozione di tali limiti, sostenendo che i comandanti militari non possono operare sotto i vincoli imposti da appaltatori privati in tempo di guerra o in situazioni di crisi.
Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha respinto la richiesta, affermando che l’azienda non avrebbe supportato utilizzi che riteneva fossero in conflitto con le norme democratiche o comportassero rischi inaccettabili.
Trump ha accusato l’azienda di essere gestita da «pazzi di sinistra» che, a suo dire, antepongono le preoccupazioni etiche e i termini del loro servizio alla Costituzione americana. «Il loro egoismo sta mettendo a rischio le VITE DEGLI AMERICANI, le nostre truppe in pericolo e la nostra sicurezza nazionale in PERICOLO», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti.
L’ordine di Trump formalizza di fatto una minaccia precedentemente sollevata dal Segretario alla Guerra degli Stati Uniti Pete Hegseth, il quale aveva avvertito che l’azienda avrebbe potuto essere definita un «rischio per la catena di approvvigionamento», una classificazione solitamente riservata alle aziende legate ad avversari stranieri.
Anthropic è stato il primo sviluppatore commerciale di AI a implementare modelli linguistici di grandi dimensioni su reti classificate del Pentagono, nell’ambito di un contratto del valore di 200 milioni di dollari. Il suo chatbot Claude è stato utilizzato per analisi di intelligence, simulazioni operative, operazioni informatiche e flussi di lavoro di pianificazione.
Lo scontro emerso segue alle accuse secondo cui il modello di Intelligenza Artificiale dell’azienda sarebbe stato utilizzato durante l’operazione per rapire il presidente venezuelano Nicolas Maduro all’inizio di gennaio.
Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi mesi vi è stato un progressivo deterioramento dei rapporti tra Anthropic e il Pentagono, legato alla volontà del dipartimento della Guerra statunitense di utilizzare l’IA per il controllo di armi autonome senza le garanzie di sicurezza che l’azienda ha cercato di imporre.
Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha più volte espresso gravi preoccupazioni sui rischi della tecnologia che la sua azienda sta sviluppando e commercializzando. In un lungo saggio di quasi 20.000 parole pubblicato il mese scorso, ha avvertito che sistemi AI dotati di «potenza quasi inimmaginabile» sono «imminenti» e metteranno alla prova «la nostra identità come specie».
Amodei ha messo in guardia dai «rischi di autonomia», in cui l’IA potrebbe sfuggire al controllo e sopraffare l’umanità, e ha ipotizzato che la tecnologia potrebbe facilitare l’instaurazione di «una dittatura totalitaria globale» attraverso sorveglianza di massa basata sull’Intelligenza Artificiale e l’impiego di armi autonome.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato l’Amodei ha dichiarato che l’AI potrebbe eliminare la metà di tutti i posti di lavoro impiegatizi di livello base entro i prossimi cinque anni.
Lo scorso mese Mrinank Sharma, fino a poco tempo fa responsabile del Safeguards Research Team presso l’azienda sviluppatrice del chatbot Claude, ha pubblicato su X la sua lettera di dimissioni, in cui scrive che «il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora».
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Quando Unabomber consigliava: non studiate matematica, sarà presto appaltata all’AI
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I don’t know if you know that one, but he had a letter exchange in 2000, out of prison, where he advises against going into math because that job would be taken by AI. pic.twitter.com/1PVIXQGW6f
— nk (@subcountability) August 22, 2026
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Cervello
Inaugurato il primo data center al mondo alimentato da cellule cerebrali umane
Singapore ha inaugurato il primo centro dati al mondo gestito in modo indipendente che impiega cellule cerebrali umane viventi per alcune attività di calcolo, secondo quanto annunciato dalla facoltà di medicina dell’Università Nazionale di Singapore (NUS Medicine). Il sistema consuma una frazione dell’energia elettrica richiesta dalle tradizionali apparecchiature informatiche. I neuroni vengono nutriti ogni tre giorni e mantenuti in vita da apposite apparecchiature di supporto vitale.
All’inizio di questo mese, NUS Medicine ha presentato il prototipo in collaborazione con DayOne, operatore di data center con sede a Singapore, e con Cortical Labs, azienda biotecnologica australiana. Ospitato presso l’università, il sistema è descritto dai suoi sviluppatori come il primo rack di server biologicamente integrato e gestito in modo indipendente al mondo.
La struttura comprende 20 computer biologici CL1, ognuno dei quali contiene almeno 200.000 neuroni umani coltivati in laboratorio su un chip di silicio dotato di elettrodi. Derivati da cellule del sangue riprogrammate in cellule staminali, i neuroni scambiano segnali elettrici con hardware convenzionale, trasformando la loro attività in potenza di calcolo.
Hon Weng Chong, fondatore e CEO di Cortical Labs, ha dichiarato che il prototipo sposta l’informatica biologica «dalla ricerca all’applicazione commerciale», sostenendo che potrebbe integrare l’intelligenza artificiale laddove «i dati sono scarsi» e le condizioni cambiano. Ha indicato potenziali applicazioni nella scoperta di farmaci, nella robotica umanoide, nella sicurezza informatica e nel rilevamento delle frodi.
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A differenza dei data center convenzionali, pieni di server e sistemi di raffreddamento ad alto consumo energetico, i computer biologici potrebbero funzionare con una frazione dell’elettricità, sfruttando le naturali capacità di elaborazione delle reti neurali viventi.
Mantenere in funzione questi «computer» assomiglia più alla gestione di un laboratorio che a quella di una sala server. I tecnici alimentano le cellule ogni tre giorni con una miscela di zucchero, micronutrienti e tamponi di pH, mentre un sistema di gas fornisce anidride carbonica, ossigeno e azoto.
Secondo Chong, ogni CL1 consuma circa 30 watt, comprese le apparecchiature di supporto. Il processore AI H100 SXM di Nvidia può consumare fino a 700 watt sotto carichi di lavoro intensi, mentre un server dotato di otto di questi chip può arrivare a consumare circa 10.200 watt, compreso l’hardware di supporto.
La differenza di consumo energetico è particolarmente rilevante per Singapore, che nel 2019 ha temporaneamente sospeso la costruzione di nuovi data center a causa delle preoccupazioni relative al loro consumo di elettricità e acqua. Nel 2020, i data center rappresentavano circa il 7% del consumo di elettricità del Paese.
Come riportato da Renovatio 21, un tentativo simile viene portato avanti dalla startup elvetica FinalSpark che due anni fa ha iniziato a vendere l’accesso a biocomputer che utilizzano una serie di piccoli cervelli umani coltivati in laboratorio per l’alimentazione che sarebbe «una frazione dell’energia richiesta per alimentare un computer tradizionale».
Questa tecnologia non è destinata a sostituire il silicio, che secondo Chong rimane «di gran lunga superiore» per i calcoli rapidi e ripetibili alla base di modelli linguistici complessi come ChatGPT. I sistemi biologici, tuttavia, possono apprendere da un numero inferiore di esempi e adattarsi alle condizioni mutevoli.
Non vi è traccia, nei resoconti della stampa internazionale, della precipua domanda bioetica da porsi: di chi sono quei neuroni? Sono «coltivati in laboratorio», ci viene detto, ma a partire da quali neuroni? I neuroni di un morto? I neuroni di un feto abortito?
Si ripropone qui il tema, tanto caro a Renovatio 21, delle linee cellulari usate per la ricerca scientifica e, notoriamente ma neanche troppo, per la produzione dei vaccini.
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I Data Center faranno costare tutto di più. Le macchine hanno già vinto?
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