Eutanasia
Chi ha il diritto di «staccare la spina»? E in nome di quale autorità?
A Bari un uomo di 47 anni è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio per aver scollegato tutti gli ausili sanitari che tenevano in vita la madre, un’anziana donna allettata e affetta da una grave patologia oncologica Il gesto, compiuto il 15 dicembre scorso all’interno dell’abitazione familiare, è stato scoperto da un’infermiera dell’assistenza domiciliare che, accortasi della rimozione di tubi e sondini, ha allertato i soccorsi.
Solo l’intervento tempestivo del 118 ha evitato l’esito fatale: la donna è stata trasportata d’urgenza e in codice rosso all’ospedale Di Venere di Bari dove è stata stabilizzata (l’anziana signora è deceduta qualche settimana dopo). La reazione giudiziaria è stata rapida e severa: dopo una prima misura cautelare meno afflittiva, l’autorità giudiziaria ha disposto gli arresti domiciliari per il 47enne che si era rifiutato di indossare il braccialetto elettronico, valutando la gravità del quadro indiziario.
Tuttavia ciò che colpisce nella narrazione mediatica e giudiziaria del caso, non è tanto l’atto in sé, lo spegnimento deliberato di supporti vitali, quanto il modo in cui esso viene interpretato. Il dettaglio più ripetuto nei resoconti è infatti la frase pronunciata dall’uomo davanti al personale sanitario: «mi rimetto alla volontà di Dio». È su questo elemento che sembra concentrarsi l’attenzione, come se il vero scandalo non fosse il tentato omicidio, ma il fatto che l’azione sia stata compiuta senza l’avallo dello Stato, dei protocolli, delle procedure autorizzate.
Già, perché non si è trattato di una decisione «condivisa», di un percorso medicalizzato o di un atto certificato, ma di un gesto solitario, familiare, non normato. Il paradosso emerge con forza se si confronta questo episodio con altri elevati a simbolo di «civiltà».
Sostieni Renovatio 21
Quando Marco Cappato accompagna DJ Fabo in Svizzera per aiutarlo a porre fine alla sua vita, l’atto viene raccontato come un gesto di libertà, di compassione, di progresso. Il protagonista diventa un paladino dei diritti, un disobbediente morale, quasi un eroe civile. Le procure indagano, ma l’opinione pubblica assolve. Il fine, la morte procurata, non solo non scandalizza, ma viene nobilitato.
Nel caso di Bari ciò che cambia è il contesto, l’autorità invocata, il linguaggio. E di conseguenza cambia, radicalmente, il giudizio. Dietro a questo fatto di cronaca non c’è un’associazione, non c’è una battaglia ideologica riconosciuta, non c’è una narrazione dei «diritti». C’è solo un figlio, una madre malata terminale, e una frase che rimanda a un ordine trascendente anziché a un iter amministrativo. Ed è proprio questo che sembra rendere il gesto intollerabile.
Facciamoci la domanda: è la soppressione di una vita a costituire il reato, oppure il fatto che essa non avvenga secondo i canoni stabiliti dallo Stato e dalla medicina ufficiale? Se spegnere i macchinari è lecito quando lo si fa nel linguaggio dei protocolli, perché diventa follia criminale quando lo si fa «rimettendosi a Dio»?
La risposta pare evidente: la morte, per essere accettabile, deve essere amministrata, certificata, laicizzata. In altre parole, deve passare per la volontà dello stato, non per quella di Dio. In quest’ottica, il caso di Bari non è soltanto una tragedia familiare ma lo specchio di una società profondamente malata: non è più la vita a essere inviolabile, ma il monopolio della decisione sulla vita e sulla morte.
Chi si adegua ai suoi rituali viene assolto, chi ne resta fuori viene patologizzato. Non conta più che cosa si fa, ma chi decide e in nome di quale autorità.
Alfredo De Matteo
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Eutanasia
Australia, decessi per eutanasia sono aumentati del 400%
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Eutanasia
L’Olanda effettua la prima eutanasia in assoluto su un bambino di 24 mesi
Un bambino di quasi 24 mesi è stato il primo minore di 12 anni a essere sottoposto a una procedura di eutanasia nei Paesi Bassi, dopo le modifiche alla legge olandese sull’eutanasia.
L’episodio è avvenuto alla fine dello scorso anno, dopo che un medico e una commissione avevano stabilito che il bambino conduceva una vita di sofferenza destinata a non migliorare nel tempo.
Nato prematuramente a 26 settimane, il bambino ha riportato gravi danni cerebrali, paralisi cerebrale e cecità parziale. Il piccolo presentava anche problemi di muco che ostruivano la respirazione e crisi epilettiche intermittenti che, a quanto risulta, non potevano essere controllate con i farmaci.
Sostieni Renovatio 21
Secondo quanto riportato dal giornale britannico The Sun, i medici avevano in precedenza valutato che il bambino «non soffriva in modo insopportabile e continuo» e che «l’epilessia causava un notevole disagio, ma le crisi epilettiche non erano continue». «La loro conclusione è stata che esistevano ancora alternative ragionevoli, come le opzioni palliative e altri farmaci che avrebbero potuto portare a un migliore controllo delle crisi epilettiche», afferma la testata inglese.
Poiché però le crisi convulsive non rispondevano ai farmaci, il medico avrebbe chiesto un secondo parere a un altro dottore, il quale avrebbe riscontrato che «l’insopportabile sofferenza del bambino era chiaramente visibile».
La Regeling beoordelingscommissie Late Zwangerschapsafbreking, Levensbeëindiging bij Pasgeborenen en Levensbeëindiging kinderen 1-12 jaar («Commissione di valutazione per l’interruzione della gravidanza in fase avanzata e l’interruzione della vita nei neonati e nei bambini 1-12 anni»), organismo che si occupa del controllo dei casi di interruzione attiva della vita nei neonati e nei minori, ha condiviso il parere del medico, dichiarando:
«Tutti gli aspetti dell’essere umano – per quanto riguarda le capacità motorie, il comportamento e la personalità – erano gravemente compromessi e non sarebbero migliorati (…) Nonostante tutti gli interventi medici e non medici, i genitori e il medico non hanno riscontrato alcun miglioramento nelle condizioni del bambino ed erano convinti che il piccolo stesse soffrendo in modo insopportabile e senza alcuna prospettiva di sollievo».
La notizia dell’eutanasia di un bambino di età inferiore ai 12 anni era già emersa a giugno, ma l’età effettiva del bambino è stata resa nota solo ora.
Come riportato da Renovatio 21, il ministro della Salute Sophie Hermans aveva dichiarato che nei Paesi Bassi era è stata praticata l’eutanasia su un bambino di età inferiore ai 12 anni, sostenendo che fosse la prima volta. La procedura era stata eseguita in base alle norme introdotte nel 2024, che consentono ai medici del Paese di porre fine alla vita di bambini malati terminali in circostanze eccezionali. Il ministro non aveva rivelato l’età, il sesso o le condizioni di salute del bambino.
Prima della modifica legislativa dell’inizio del 2024, l’eutanasia era legale solo per i neonati e per i bambini di età superiore ai 12 anni. Il caso, che ha suscitato molte polemiche, segue la recente notizia di una nonna in Canada sottoposta a eutanasia contro la sua volontà.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
I Paesi Bassi sono stati il primo Paese al mondo ad approvare una legge sull’eutanasia nel 2002. In precedenza, nel 2014, il Belgio ha approvato una legge sull’eutanasia per i minori e, secondo quanto riportato, in base a tale legge sono stati uccisi due bambini di 9 e 11 anni che soffrivano di «sofferenze insopportabili».
Secondo i comitati regionali per la revisione dell’eutanasia dei Paesi Bassi, nel 2025 sono stati registrati oltre 10.000 casi di eutanasia, pari a circa il 6% di tutti i decessi a livello nazionale.
Nel 2025 un rapporto indicava un aumento del 60% nei casi di eutanasia olandese per «sofferenza psicologica» e malattia mentale. Il rapporto indica un aumento complessivo del 10% nel tasso di eutanasia dal 2023 al 2024, con quasi 10.000 olandesi morti per eutanasia nel 2024. Come riportato da Renovatio 21, la questione dell’eutanatizzazione in Olanda di persone con autismo o disabilità intellettuale è risalente.
Come riportato da Renovatio 21, la finestra di Overton sull’eutanasia dei bambini autistici (e sui danneggiati da vaccino) è aperta da diverso tempo. Da notare che uno studio di due anni fa dimostrava che di fatto l’eutanasia delle persone autistiche in Olanda era già iniziata.
Renovatio 21 lo aveva preconizzato apertis verbiis già nel lontano settembre 2017, in quella che fu forse la prima (o al massimo la seconda) conferenza pubblica . Era un incontro pubblico organizzato da Renovatio 21 a Reggio Emilia sul tema caldo di cui giorni: l’obbligo vaccinale per i nostri figli – la famosa «legge Lorenzin», che ha impedito a tanti bambini non vaccinati di frequentare le scuole materne, praticamente un test per quanto sarebbe successo tre anni dopo con sieri mRNA e green pass.
Autismo ed eutanasia infantile. Intervento di Roberto Dal Bosco dal convegno di Renovatio 21 «Vaccini fra obbligo e libertà di scelta», Reggio Emilia, 9 settembre 2017 pic.twitter.com/5aYBo27Gb8
— Renovatio 21 (@21_renovatio) April 17, 2024
Aiuta Renovatio 21
L’eutanasia infantile è forse una delle più platiche dimostrazioni del ritorno del sacrificio umano nella nostra società. Una regressione che, più che metafisica, è programmatica. Il ritorno di Baal e Moloch, degli dèi pagani antichi che chiedevano di essere adorati con il massacro dei figli.
La civiltà cristiana si è basata, per millenni, sull’opposto: sulla difesa della vita nascente, in qualsiasi sua forma di salute, perché essa è Imago Dei, perché la sua protezione è iscritta nel cuore degli uomini come legge naturale. Lo sforzo del nemico, nei secoli, è quello di pervertire il cuore degli uomini, cancellare la legge naturale, e spianare la strada a stragi infinite, come come desiderio di colui che è «omicida fin da principio» (Gv 8:44).
Un mondo che uccide i suoi bambini attende giocoforza la sua punizione.
Dal Vangelo secondo San Marco (18,6): «Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccini che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel profondo del mare».
Cosa dovrebbero fare, quindi, coloro che non scandalizzano i bambini, ma li uccidono?
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Eutanasia
Fine vita in Veneto: la reazione dei vescovi
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Pensiero2 settimane faL’attacco alla raffinerie è per ridurre la popolazione mondiale e distruggere America ed Europa
-



Pensiero2 settimane faVera rivolta contro il mondo moderno. Mons. Williamson commenta il manifesto di Unabomber
-



Salute2 settimane faEsplosione delle malattie legate alle muffe
-



Immigrazione4 giorni faCatastrofe immigrata a Vicenza. L’anarco-tirannia maranza espugna un’altra città
-



Spirito2 settimane faPapa Leone XIV celebra il motto massonico e rivoluzionario francese «Libertà, Uguaglianza, Fraternità»
-



Immigrazione1 settimana faL’ascesa del problema bengalese in Italia
-



Spirito2 settimane fa«Salus extra Ecclesiam non est»: mons. Viganò contro il documento vaticano sul dialogo interreligioso
-



Spirito2 settimane faDon Pagliarani: «abbiamo detto la verità al Papa» prima delle consacrazioni FSSPX












