Internet
Zuckerberg dice che Facebook non è più incentrato sulla connessione con gli amici
Il social di Mark Zuckerberg aveva fatto irruzione nel mondo web con il motto, reso pubblico nel 2008, secondo cui «Facebook ti aiuta a connetterti e condividere con le persone nella tua vita». Una bella trovata che riuscì a far convergere all’interno della piattaforma moltissimi utenti di tutte le età che, nel primo periodo, si divertivano non poco a ritrovare persone sparse per il mondo conosciute in qualche viaggio o in qualche condivisione di esperienza di vita chissà dove.
Questo slogan pare sia un lontano ricordo, tanto che secondo Zuckerberg stesso, lo scopo principale di Facebook «non era più davvero quello di connettersi con gli amici».
«La parte degli amici è andata giù un bel po’», ha detto il CEO di Meta, secondo Business Insider. Invece, dice che la piattaforma si è evoluta lontano da quel modello, diventando «più di un ampio spazio di scoperta e intrattenimento».
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Lo Zuckerbergo stava parlando come testimone di un caso antitrust federale lanciato dalla Federal Trade Commission (FTC) contro Meta, la piattaforma che controlla WhatsApp, Instagram, Threads e Oculus.
Il caso della FTC dipende da una serie di messaggi inviati da Zuckerberg e dai suoi dirigenti per quanto riguarda una strategia di acquisto di altre piattaforme di social media a titolo definitivo, piuttosto che competere con loro nel mercato libero e aperto.
La FTC sostiene che Meta ha iniziato la sua vena monopolistica già nel 2008, quando Zuckerberg disse che «è meglio comprare che competere» in una serie di e-mail sull’allora piattaforma di rivali Instagram. Alla fine ha messo le mani su Instagram nel 2012, dopo aver inviato un memo che Facebook – che ha cambiato il suo nome in Meta nel 2021 – ha acquistato l’app di condivisione di foto per 1 miliardo di dollari, temendo la concorrenza e una guerra di offerte con piattaforme in rapida crescita come Twitter.
«Le aziende sono nascenti, ma le reti sono stabilite», ha scritto Zuckerberg in una e-mail trapelata sulle piattaforme di startup Instagram e Path. «I marchi sono già significativi e se crescono su larga scala potrebbero essere molto dirompenti per noi».
«È un’e-mail scritta da qualcuno che ha riconosciuto Instagram come una minaccia ed è stata costretta a sacrificare un miliardo di dollari perché Meta non poteva incontrare quella minaccia attraverso la concorrenza», ha detto Daniel Matheson, consigliere capo della FTC.
Quei promemoria interni sono ora delle prove in quello che potrebbe essere un grande caso di antitrust. Meta ha speso milioni di legislatori, è il dominatore nella pubblicità online e attualmente brandisce una capitalizzazione di mercato di 1,34 trilioni di dollari.
La sfida della FTC dipenderà dal fatto che i pubblici ministeri federali possano convincere il giudice distrettuale degli Stati Uniti James Boasberg che le acquisizioni di Meta di Instagram e WhatsApp, erano illegali secondo gli standard antitrust statunitensi. Non avranno alcun aiuto da Boasberg, un incaricato di Obama, che ha espresso scetticismo nei casi contro Meta in passato.
La FTC «deve affrontare domande difficili sul fatto che le sue affermazioni possano reggere nel crogiolo del processo», ha detto il Boasberg a fine del 2024, aggiungendo che «le sue posizioni a volte mettono a dura prova i precedenti antitrust di questo paese ai loro limiti».
Come scritto su Renovatio 21, Meta si troverebbe inoltre ad affrontare nuove accuse antitrust da parte dell’UE e multe giornaliere multimilionarie dopo essersi rifiutata di modificare ulteriormente il suo controverso modello «paga o acconsenti». Il modello di Meta, introdotto nell’UE nel novembre 2023, prevede che gli utenti paghino un abbonamento per utilizzare Facebook e Instagram senza che i loro dati vengano tracciati o vengano bombardati da annunci pubblicitari personalizzati. L’abbonamento mobile iniziale costa 12,99 euro al mese.
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Pare che ci siano anche degli introiti poco chiari nelle casse di questa mega società digitale: l’anno passato un’indagine dei pubblici ministeri federali americani ha iniziato ad esaminare se Meta, ex Facebook, abbia tratto profitto dalla vendita di annunci per farmaci regolamentati e dai servizi di telemedicina impropri reclamizzati.
Qualcuno ha notato che negli anni è sparita anche la dicitura «Iscriviti è gratis e lo sarà sempre». In realtà, l’utente qualcosa ha sempre pagato: i propri dati, che sono vitali per vendere pubblicità mirate agli inserzionisti della piattaforma.
Qui vale il vecchio detto di internet, da tenere sempre, sempre bene in mente: se non costa nulla, il prodotto sei tu.
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Immagine di JD Lasica via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Macron vuole la censura europea: no alla «libertà di parola americana»
Il presidente francese Emmanuel Macron ha respinto quella che ha definito «libertà di parola americana», difendendo il controverso Digital Services Act (DSA) dell’UE, che i funzionari statunitensi hanno etichettato come uno strumento di censura.
Mercoledì, parlando con i giornalisti durante un viaggio in Spagna, Macron ha detto di aver chiesto all’UE di applicare il DSA «in modo molto più esteso, molto più rapido e molto più energico» per contrastare la disinformazione.
«La cosiddetta “libertà di parola” americana – almeno per come esiste oggi ed è stata promossa da alcuni – è l’opposto della libertà di parola», ha affermato, sostenendo che le libertà individuali comportano responsabilità e rispetto per le libertà altrui. «Lo so bene quando cammino per strada: la mia libertà non può significare che sono libero di picchiarti, insultarti o vandalizzare lo spazio pubblico che appartiene a tutti. Eppure, questa è l’idea che alcune persone hanno di “libertà di parola”», ha aggiunto.
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«Finché non riterremo responsabili coloro che diffondono contenuti sui social media, non saremo in grado di regolarli», ha detto il leader francese. «Quando qualcuno scrive qualcosa – quando un giornalista scrive qualcosa di completamente falso o un redattore lo pubblica – può essere chiamato a risponderne».
Come riportato da Renovatio 21, ad inizio anno Macron aveva dichiarato che «la libertà di parola è una pura stronzata», magari aspettandosi i 92 minuti di applausi della Corazzata Kotmkin di Fantozzi, ma questi non sono arrivati.
Adottato nel 2022, il DSA obbliga piattaforme come Facebook, X, TikTok, Google e YouTube a contrastare i contenuti illegali, ad aumentare la trasparenza su pubblicità e algoritmi, a proteggere i minori e a valutare e mitigare rischi sistemici come la disinformazione. Le piattaforme più grandi hanno obblighi ulteriori e possono essere multate fino al 6% del fatturato annuo globale in caso di violazioni.
Nel dicembre 2025 l’UE ha inflitto la prima sanzione ai sensi del DSA, ordinando a X di Elon Musk di pagare 120 milioni di euro. Il mese scorso il governo statunitense ha appoggiato il ricorso di X, sostenendo che il blocco aveva ecceduto i propri poteri prendendo di mira un’azienda americana.
«Non tollereremo che la Commissione Europea si impegni in un’eccessiva ingerenza normativa nel tentativo di controllare i motori americani dell’innovazione e della crescita economica», ha dichiarato Brett Shumate, assistente del procuratore generale della Divisione civile del Dipartimento di Giustizia.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno la UE aveva accusato il social muskiano di antisemitismo e pedopornografia. Musk aveva risposto chiedelo l’abolizione dell’UE, definita come «Quarto Reich».
Funzionari statunitensi hanno accusato l’UE di erodere la libertà di parola e di tentare di mettere a tacere le voci dissenzienti per ragioni politiche. «L’UE dovrebbe sostenere la libertà di parola, non attaccare le aziende americane per la spazzatura», ha scritto a dicembre su X il vicepresidente JD Vance.
L’anno scorso gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni sui visti a funzionari europei e a responsabili di gruppi di monitoraggio online, tra cui Thierry Breton, ex commissario per il mercato interno e uno dei principali artefici del DSA. Breton ha paragonato la misura al maccartismo, la campagna dell’era della Guerra Fredda contro sospetti comunisti e presunti sovversivi.
La censura in Europa aveva subito un’accelerazione decisiva la scorsa estate, quando sulla scia delle elezioni europee, i vertici dell’Unione stanno lavorando per rendere ancora più controverso il DSA, che molti osservatori hanno definito come una legge di censura radicale.
L’Unione Europea ha iniziato a far leva sul DSA per intensificare la repressione di quella che definisce «disinformazione» sullecampagne di vaccinazione.
L’espansione delle maglie della censura da parte dell’Europa è risalente, e ha trovato fiato soprattutto durante gli anni pandemici, nei quali sono stati mandati avanti appalti per la realizzazione elettronica del sistema.
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Come riportato da Renovatio 21, Elon Musk due anni fa aveva raccontato che X (già Twitter) ha respinto la richiesta di Bruxelles di censurare segretamente le opinioni sulla piattaforma, ricevendone in risposta una persecuzione ai sensi del DSA.
Come riportato da Renovatio 21, l’Europa si sta scagliando contro i colossi della pornografia web con il pretesto della protezione dei minori ma con il fine, nemmeno tanto dissimulato, di introdurre sistemi di identificazione digitale di precisione per tutti i cittadini, il famoso portafoglio UE.
Sullo sfondo, l’avvio dell’euro digitale, la piattaforma di controllo che ingollerà mezzo milione di europei comandandone per sempre le esistenze. Il credito sociale della Repubblica Popolare Cinese al confronto sembrerà una mite misura liberale.
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Immagine di European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni
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Facebook ha ingannato gli utenti sulla privacy dei dati: sentenza
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