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Scam center, Amnesty smentisce Phnom Penh: «i centri per le truffe online continuano a espandersi»

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Winta (nome di fantasia) aveva 16 anni quando è stata trafficata per la prima volta nel 2018, dopo la morte di sua madre in Africa orientale. Un uomo le aveva promesso un lavoro su una nave da crociera. Invece, passando per lo Sri Lanka, il Myanmar e il Laos, la ragazza è stata venduta ed è finita in uno dei tanti scam center della Cambogia, che, nonostante le dichiarazioni del governo, continuano a prosperare e proliferare. Sette anni dopo, all’inizio del 2026, Winta, dopo essere stata torturata, è stata rilasciata insieme ad altri schiavi delle truffe online. La sua storia è descritta nel più recente rapporto di Amnesty International sugli scam center, compound, a volte piccole cittadelle, dove le persone vengono attirate con la promessa di un finto lavoro e poi imprigionate e costrette a raccogliere denaro online attraverso vari tipi di truffe.

 

Il rapporto «Falling Through the Cracks» evidenzia come le iniziative del governo guidato dal primo ministro Hun Manet abbiano ottenuto risultati ben inferiori a quelli dichiarati, peggiorando al contempo la situazione delle persone trafficate in Cambogia (e nel resto del Sud-Est asiatico), dove, dopo essere state liberate, spesso non trovano nessun tipo di aiuto e finiscono per tornare a lavorare nei compound, spesso gestiti da uomini d’affari con doppia nazionalità cinese e cambogiana.

 

Nel luglio 2025, il premier Hun Manet aveva firmato un ordine in nove punti con cui lanciava una «campagna di contrasto alle truffe online¯. Il governo cambogiano, di fatto retto ancora dal padre del premier, Hun Sen, oggi presidente del Senato, ordinava alle autorità provinciali, alle forze dell’ordine, ai tribunali e alla commissione nazionale per il gioco d’azzardo di agire contro i centri per le truffe online. Da allora, il governo cambogiano ha dichiarato di aver chiuso oltre 250 scam center, aperto procedimenti penali contro 1.089 sospetti e deportato 13.039 cittadini stranieri coinvolti in attività di frode online.

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A febbraio di quest’anno, il ministero dell’Interno ha rilanciato l’operazione chiamandola «campagna XXL», promettendo di eliminare i compound entro aprile. «Il problema delle truffe online è sceso al 50%», ha dichiarato il ministro Chhay Sinarith. Tuttavia nessuna prova è stata fornita a sostegno di questa affermazione e al contrario, il documento prodotto da Amnesty sbugiarda le dichiarazioni del governo e offre un quadro radicalmente diverso.

 

Basandosi sulle visite a 75 compound tra quelli identificati e su interviste con 73 sopravvissuti, l’organizzazione di difesa dei diritti umani ha scoperto che solo in 24 centri, appena il 25% del totale, sono stati effettuati interventi statali. E in almeno tre di questi centri gli abusi sono continuati anche dopo le operazioni di polizia ventilate da Phnom Penh, mentre il business delle truffe online ha continuato ad espandersi nonostante l’annunciata repressione.

 

Amnesty, infatti, dopo aver identificato 53 compound a giugno dello scorso anno, ha confermato l’esistenza di altri 33, portando il totale delle strutture accertate a 86. Tuttavia, gli esperti affermano che il numero reale è molto probabilmente più alto. Gli scam center si trovano in aree remote, spesso protetti dalla foresta, oppure si mimetizzano all’interno delle città come casinò o ristoranti, con l’unica differenza che spesso sono presidiati all’esterno. I nuovi siti si concentrano lungo le frontiere, in particolare nelle province di Svay Rieng, Banteay Meanchey, Tbong Khmum, Prey Veng e Mondulkiri, spiega Amnesty nel suo rapporto. La struttura di questi compound – continua l’organizzazione – è a tutti gli effetti paragonabile a quella di un carcere: recinzioni con filo spinato, finestre sbarrate, sistemi di videosorveglianza, guardie armate con fucili o bastoni elettrici, cancelli doppi.

 

Tutti i 73 sopravvissuti di cui si possono leggere i resoconti delle interviste nel rapporto hanno descritto di essere stati reclutati con l’inganno, per poi trovarsi rinchiusi e minacciati di violenze o torture se si rifiutavano di partecipare alle truffe online. Tutti soddisfano la definizione giuridica internazionale di vittime di tratta di esseri umani, ma nessuno di loro è stato riconosciuto come tale dalle autorità cambogiane. All’interno degli scam center da tempo vengono perpetrati abusi e violazioni dei diritti umani in maniera sistematica. Percosse, scosse elettriche, detenzione in isolamento.

 

Sei donne hanno raccontato di essere state violentate da quelli che vengono descritti come i responsabili della struttura, anche se spesso non sono veramente in cima alla gerarchia del business delle truffe online. Una sopravvissuta brasiliana, ha detto di essere stata stuprata dopo essere stata offerta come «premio per il buon lavoro» di altri schiavi-truffatori. Una donna di 20 anni originaria dell’Uganda, ha riferito di essere stata più volte violentata da un capo cinese e di essere stata poi costretta ad assumere pillole abortive. Una sua amica nello stesso compound, anch’essa vittima di stupro, è stata trovata in un letto coperta di sangue.

 

C’è un dato che più di tutti rende evidente che quella del governo cambogiano sia solo una copertura e non una reale volontà di liberarsi dei centri per le truffe online. A dicembre e a gennaio (nel pieno dell’operazione di contrasto) la Commissione cambogiana per la gestione del gioco d’azzardo commerciale ha approvato le licenze per 16 casinò direttamente collegati a scam center di cui era già nota l’esistenza. Tra questi figurano i Crown Casino di Poipet, Bavet e Chrey Thum, il Majestic Hotel & Casino di Sihanoukville (il cui ex presidente è stato arrestato a gennaio 2026 per reclutamento illegale, frode e riciclaggio di denaro) e altri nove complessi dove Amnesty International ha rilevato pratiche di traffico di esseri umani, lavoro forzato, torture e stupri. A nessuno di questi casinò è stata revocata la licenza alla data di pubblicazione del rapporto.

 

Uno dei casi più emblematici riguarda il compound sul Monte Bokor, nella provincia di Kampot, dove tre strutture (denominate KA01, KA03, KA04) sono sorte su terreni concessi in uso alla società privata Sokha Hotel nel 2011, a cui è stata assegnata anche una licenza per il casinò Thansur Bokor nel 2022. Nonostante la polizia fosse intervenuta in quest’area già nel 2023, il compound KA03 era ancora attivo nel novembre 2025, tre mesi dopo un raid molto pubblicizzato scattato in seguito alla morte di un cittadino sudcoreano, presumibilmente ucciso dopo essere stato torturato.

 

La sopravvivenza degli scam center viene garantita grazie alla collusione tra i gestori dei centri per le truffe online e la polizia cambogiana. Alcuni sopravvissuti hanno detto che i manager dei centri erano stati avvisati dell’arrivo della polizia. In altri casi le vittime sono trasferite da un compound all’altro al momento dei controlli. Un uomo marocchino che si è recato dalla polizia dopo essere riuscito a scappare, ha raccontato di come l’agente lo abbia riaccompagnato al compound per recuperare il passaporto e poi ha preteso come compenso il suo orologio e tutto il denaro che aveva, affermando che «la polizia è mal pagata» in Cambogia. Quattro vittime tailandesi, invece, sono state arrestate dagli agenti della città di Poipet mentre venivano trasferite tra compound: tenute in cella tutta la notte, è stato loro offerto di pagare una tangente o «chiamare il tuo datore di lavoro del compound» e tornare a lavorare nel centro.

 

Quando i sopravvissuti riescono a uscire dai compound, si scontrano con un sistema che li tratta come migranti irregolari anziché come vittime di tratta. Nessuno dei 73 intervistati da Amnesty ha ricevuto assistenza dalla Cambogia. Molti sono stati portati in centri di detenzione per l’immigrazione, senza accesso ad avvocati o alle proprie ambasciate, e in alcuni casi soggetti a violenze da parte di altri detenuti.

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In almeno cinque casi, la polizia ha minacciato i sopravvissuti di arresto o di essere riconsegnati ai compound. Il governo cambogiano ha addirittura trasformato un ex compound per le truffe con robuste strutture di sicurezza in un centro di detenzione per gestire l’afflusso di persone rilasciate. Amnesty avverte che questa scelta rischia di riesumare i traumi nelle stesse vittime, che si trovano a essere detenute nuovamente in una struttura identica a quella da cui erano fuggite.

 

Il problema è aggravato dal progressivo smantellamento dei fondi internazionali per il settore anti-tratta. I tagli a USAID nel 2025 hanno decimato le ONG attive in Cambogia. Alla data di pubblicazione del rapporto, nel Paese esisteva un solo rifugio per le vittime dei compound truffa, con una capienza di appena 100 persone.

 

Parallelamente alla repressione dei compound, il governo ha messo a tacere chi cercava di documentare le operazioni di polizia. Durante il periodo della campagna, per esempio, quattro giornalisti sono stati arrestati. Il reporter Mech Dara, il principale giornalista d’inchiesta sul fenomeno in Cambogia, è stato fermato a febbraio 2026 dalla polizia militare e costretto a cancellare le fotografie scattate nei pressi di due compound.

 

Un altro giornalista è stato arrestato a Poipet dopo aver pubblicato notizie su un compound locale; altri due sono stati fermati dopo aver scritto che uno dei centri era ancora operativo. La testata Voice of Democracy, che aveva prodotto oltre cento articoli sulle strutture, era già stata chiusa nel 2023 per ordine dell’allora primo ministro Hun Sen.

 

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Ingegnere Meta delle «esperienze digitali per bambini» arrestato per messaggi espliciti verso un’utente ritenuta minorenne

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Un ingegnere newyorkese che sosteneva di occuparsi della creazione di «esperienze digitali per bambini» presso il gigante dei social media Meta è stato arrestato dopo aver confessato di aver cercato di inviare messaggi a sfondo sessuale a una ragazza di tredici anni nel corso di un’operazione sotto copertura. Lo riporta il quotidiano New York Post.   L’uomo, 44 anni, al momento in congedo dall’azienda che controlla Facebook, ha ammesso di aver adescato e scambiato messaggi a sfondo sessuale con qualcuno che riteneva essere una minorenne, nell’ambito di un’operazione condotta sotto copertura dai Predator Poachers Long Island, un collettivo di vigilantes impegnato a smascherare potenziali pedofili.   «Anche se erano già successe cose inappropriate, vorrei quasi essere suo padre», avrebbe dichiarato — sposato e padre di un bambino piccolo — a un membro del gruppo che si fingeva la nonna della presunta vittima, come emerge dal filmato dell’incontro che sarà diffuso lunedì.   L’uomo, che in un profilo LinkedIn ormai rimosso si descriveva come responsabile ingegneristico per lo sviluppo di «esperienze digitali per bambini» presso Meta, aveva contattato a maggio l’account civetta del gruppo, operativo da tredici anni, continuando poi a scambiare messaggi con loro con regolarità, secondo quanto riferito dall’organizzazione.

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L’uomo avrebbe fatto poi affermazioni specifiche, arrivando a tentare di spiegare alla ragazza come masturbarsi, a inviarle diverse foto e video di sé mentre faceva lo stesso, e persino a provare a organizzare incontri dal vivo, ha raccontato al NY Post Mike Villani, uno degli specialisti nella cattura di predatori sessuali che ha coordinato l’operazione.   Mercoledì il gruppo lo ha affrontato di sorpresa fuori dal suo appartamento. L’uomo in un primo momento ha tentato di allontanarsi, ma ha poi accettato di fermarsi a parlare in un luogo nelle vicinanze, poiché sua suocera si trovava in casa e non voleva che lo sentisse mentre tradiva la moglie adescando quella che riteneva fosse una minorenne, come si vede nel video.   Messo davanti alle proprie conversazioni, l’uomo  ha ammesso di aver scambiato messaggi con quella che credeva fosse la giovane adolescente — in realtà mai esistita — e ha rivelato che non si trattava del primo episodio del genere, secondo quanto mostrato nel filmato.   «L’ho già fatto una volta con un’altra ragazza minorenne», ha detto, arrivando a paragonare in modo inquietante le adolescenti a «qualsiasi porto sicuro in caso di tempesta».   L’uomo ha poi attribuito in modo bizzarro la responsabilità alla moglie e al loro matrimonio privo di vita sessuale, sostenendo che questo avesse alimentato le sue fantasie morbose, spingendolo verso gli angoli più oscuri di internet.   L’incontro con il gruppo, durato quasi due ore, si è concluso con l’arrivo della polizia poco dopo la fine della sua confessione, e con il suo arresto a pochi isolati dall’appartamento di Manhattan. Egli è accusato di diffusione di materiale osceno a minori e di messa in pericolo del benessere di un minore.   Giovedì, durante l’udienza preliminare, si è dichiarato non colpevole e tornerà in tribunale il 9 settembre.   Un portavoce di Meta ha riferito al giornale neoeboraceno che l’uomo è stato posto in congedo. «Collaboreremo con le forze dell’ordine nelle indagini», ha dichiarato il portavoce.

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Come riportato da Renovatio 21, a marzo Meta, la società che controlla Facebook e Instagram, è stata condannata dal dipartimento di Giustizia dello Stato del Nuovo Messico  a pagare 375 milioni di dollari per aver consapevolmente danneggiato la salute mentale dei bambini e per aver occultato prove di sfruttamento sessuale minorile sulle proprie piattaforme di social media. Un altro processo di grande risonanza è a Los Angeles, dove famiglie e istituti scolastici hanno intentato causa contro i principali giganti dei social media – Meta, TikTok e YouTube – nel primo caso di responsabilità da prodotto: le piattaforme sarebbero state progettate consapevolmente per indurre dipendenza nei bambini e compromettere la loro salute mentale   Come riportato da Renovatio 21, negli anni si sono accumulate varie accuse e rivelazioni su Facebook, tra cui accuse di uso della piattaforma da parte del traffico sessuale, fatte sui giornali ma anche nelle audizioni della Camera USA.   Due anni fa durante un’audizione al Senato americano era stato denunciato da senatori e testimoni come i social media ignorano le reti pedofile che operano sulle loro piattaforme.   Secondo il Wall Street Journal, che già in passato aveva trattato l’argomento, Meta avrebbe un problema con i suoi algoritmi che consentono ai molestatori di bambini sulle sue piattaforme. La cosa stupefacente è il fatto che ai pedofili potrebbe essere stato concesso di connettersi sui social, mentre agli utenti conservatori no.   Le accuse sono finite in una storia udienza a Washington di Mark Zuckerberg, che è stato indotto dal senatore USA Josh Holloway a chiedere scusa di persona alle famiglie di bambini danneggiati dal social.  

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I fratelli Tate arrestati a Miami: via all’estradizione in Gran Bretagna

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Gli influencer dei social media Andrew e Tristan Tate sono stati arrestati negli Stati Uniti dopo che i procuratori britannici hanno presentato ulteriori accuse contro di loro e ne hanno richiesto l’estradizione.

 

I due fratelli, che possiedono sia la cittadinanza statunitense che quella britannica, sono stati arrestati sabato a Miami in virtù di un mandato di cattura sigillato. Gli agenti federali del distretto meridionale della Florida hanno effettuato gli arresti «in conformità con le procedure di estradizione», ha dichiarato un portavoce del Dipartimento di Giustizia alla CBS News.

 

Una fonte a conoscenza dei fatti ha riferito all’Associated Press che i due dovrebbero comparire davanti al tribunale federale all’inizio di questa settimana.

 


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Nella stessa giornata, il Crown Prosecution Service (CPS) del Regno Unito ha annunciato di aver deciso di formulare 38 ulteriori capi d’accusa relativi a quattro presunte vittime, portando il totale complessivo a 59 capi d’accusa riguardanti sette presunte vittime. I reati sarebbero stati commessi tra luglio 2010 e agosto 2017.

 

Andrew Tate, 39 anni, già più volte campione del mondo di kickboxing, ora deve rispondere di 42 capi d’accusa. Le nuove accuse includono sette capi d’imputazione per stupro, tre per favoreggiamento della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, tre per aggressione con lesioni personali e 19 reati relativi a immagini indecenti di minori e pornografia estrema.

 

Tristan Tate, 38 anni, deve rispondere complessivamente di 17 capi d’accusa, tra cui sei nuovi: due per stupro, uno per violenza sessuale e tre per favoreggiamento della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale.

 

Entrambi gli uomini negano ogni accusa. Il loro avvocato statunitense, Joseph McBride, ha definito le nuove accuse «sporcizia e calunnia» volte a far deragliare le cause per diffamazione intentate dai fratelli negli Stati Uniti.

 

Le accuse erano partite da Londra ancora un anno fa. «Stanno facendo di tutto per assicurarsi che questi individui non abbiano mai la possibilità di comparire in tribunale», ha dichiarato all’AP.

 

Andrew, ora convertito all’Islam, ha attirato per la prima volta l’attenzione del grande pubblico dopo la sua partecipazione al reality show britannico Big Brother nel 2016, per poi costruirsi un ampio seguito online promuovendo uno stile di vita ipermascolino tra auto di lusso e belle fanciulle ad abundantiam. Il Tate ha spesso criticato le autorità britanniche e l’establishment politico del Paese.

 

I fratelli si sono trasferiti in Romania nel 2016 e sono stati arrestati lì nel dicembre 2022 con l’accusa di traffico di esseri umani e di aver formato un’organizzazione criminale. Andrew è stato anche accusato di stupro, trascorrendo tre mesi in carcere in custodia cautelare prima di essere trasferiti agli arresti domiciliari e successivamente posti sotto sorveglianza giudiziaria.

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Un tribunale rumeno ha successivamente rinviato il caso originale alla procura per irregolarità legali e procedurali, ma le accuse non sono state archiviate.

 

La Romania ha revocato le restrizioni di viaggio imposte ai fratelli nel febbraio 2025, consentendo loro di volare in giro per il mondo. La decisione è giunta dopo le indiscrezioni secondo cui funzionari dell’amministrazione Trump avrebbero sollevato la questione con Bucarest, sebbene i funzionari rumeni abbiano negato di aver subito pressioni dagli Stati Uniti.

 

Era stato persino ipotizzato che fondi dell’ente di aiuto internazionale USAID, chiuso da Trump in un blitz appena reinsediatosi alla Casa Bianca, fossero stati utilizzati per spingere la persecuzione giudiziaria romena dei due fratelli.

 

I Tate si sono mossi spesso negli ultimi mesi, andando a soggiornare a Dubai nel momento in cui la città veniva bombardate dall’Iran e facendo una capatina in Russia solo poche settimane fa. Quando i fratelli l’anno scorso arrivarono in Florida, il governatore Ron DeSantis prese subito le distanze, dichiarando pubblicamente che non erano i benvenuti nello Stato.

 

Andrew Tate, chiamato dai fan «Top G», è stato quattro volte campione mondiale di kickboxing, arte marziale competitiva molto impegnativa e non troppo retribuita, dove era conosciuto con il nome di «King Cobra». È figlio di Emory Tate, il primo grande campione di scacchi di origini afroamericane; Andrew, che era divenuto un fenomeno della scacchiera già da bambino, sostiene oggi che il padre avesse lavorato anche per la CIA.

 

Inseparabile dal fratello Tristan, Andrew ha raccontato la sua versione dei fatti in una lunga intervista con Tucker Carlson, che ha poi sentito anche Tristan Tate. Andrew, dopo anni di ateismo manifesto, si è convertito all’islam a Dubai lo scorso anno, mentre Tristan avrebbe riscoperto la religione cristiana grazie al padre della madre di sua figlia, un religioso ortodosso romeno.

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Andrew Tate è una figura di spicco sui social media dopo essere apparso nella versione britannica del reality «Grande Fratello» nel 2016, mantenendo nei suoi post un atteggiamento sfacciato per molti irritante, vantandosi della sua grande ricchezza e incoraggiando i suoi giovani seguaci maschi a frequentare e pagare corsi in cui promette di aiutarli a superare il loro insuccesso con il denaro e le donne.

 

I critici hanno accusato Tate di diffondere misoginia e di avere una cattiva influenza sui giovani. Lui ha sempre negato con forza tali accuse.

 

I suoi discorsi, che spesso colpiscono per profondità ed articolazione, hanno molti estimatori ben al di fuori della cosiddetta «manosphere», ossia la sottocultura che rivendica il ruolo dei maschi nella società.

 

Tate fu uno delle prime figure pubbliche a rifiutare la narrazione pandemica, trasferendosi, allo scoppio del COVID, in Svezia, Paese che definiva «noioso» ma dove non c’era restrizioni, come mostravano i suoi tanti video con ragazze nei locali, pubblicati mentre il resto del mondo era chiuso in casa dai lockdown.

 

Poco dopo, d’improvviso, i suoi canali social furono chiusi, mentre partirono quantità di articoli e servizi che contenevano contro di lui e il fratello accuse sessuali e criminali.

 

Alcuni ritengono che l’origine dei problemi di Tate potrebbero essere proprio in meccaniche profonde del Dipartimento di Stato USA, o forse ancora più in alto, dove l’ideologia gender de-mascolinizzante è penetrata al punto da divenire una policy precisa, come peraltro dimostrerebbe l’avversione materiale per i Paesi africani che hanno istituito leggi anti-sodomia – lo stesso portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale (NSC) di Biden, l’ammiraglio John Kirby, ha di fatto definito pubblicamente i diritti LGBT come «il fondamento della politica estera americana».

 

Andrew ha più volte preconizzato pubblicamente il ritorno di una persecuzione giudiziaria da parte della Gran Bretagna, che considera il suo vero Paese.

 

Le istituzioni britanniche sembrano infatti davvero preoccupate di come il messaggio di Tate si stia diffondendo tra i giovani maschi delle scuole britanniche. Ciò è provato dall’interesse che lo stesso governo britannico ha dimostrato per la serie Netflix Adolescence, dove ad usare violenza non sono i maranza d’Albione ma i seguaci della «manosfera» di Tate.

 

 

 

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L’UE emana una maxi-multa a Google: rimpinguato il bilancio pro-Ucraina

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L’UE si appresta a utilizzare una multa antitrust multimiliardaria inflitta a Google per contribuire ad alleviare la pressione sul bilancio del blocco, dopo anni di aumento delle spese militari e degli aiuti all’Ucraina.   Il colosso tecnologico statunitense ha pagato 4,6 miliardi di euro, interessi inclusi, dopo aver perso una lunga battaglia legale sulle restrizioni legate al suo sistema operativo Android. La somma equivale a oltre il 2% del bilancio dell’UE per il 2026.   La Commissione Europea ha imposto la sanzione nel 2018, accusando Google di abuso di posizione dominante sul mercato di Android, obbligando i produttori di smartphone a preinstallare Google Search e Chrome. All’inizio di questo mese, la Corte di giustizia dell’UE ha confermato la sanzione, aprendo la strada al pagamento.

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In base alle norme di bilancio dell’UE, le sanzioni riscosse dalla Commissione vengono versate nel bilancio comune del blocco, riducendo i contributi basati sul reddito nazionale lordo richiesti agli Stati membri.   Tuttavia, questa inattesa entrata non fornirà alcun sollievo diretto ai contribuenti, poiché i governi europei continuano a ridurre la spesa sociale, aumentando al contempo i bilanci militari e finanziando l’Ucraina.   Si prevede che il deficit dell’UE raggiungerà il 3,6% del PIL entro il 2027. Nonostante le difficoltà di bilancio, Bruxelles ha approvato un prestito di sostegno all’Ucraina di 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027, mentre Kiev continua a essere coinvolta in ripetuti scandali di corruzione che interessano alti funzionari e figure vicine a Volodymyr Zelens’kyj. I membri della NATO hanno inoltre promesso 70 miliardi di euro in aiuti militari, addestramento e attrezzature per l’Ucraina quest’anno, con l’intenzione di mantenere un sostegno simile anche nel 2027.   Allo stesso tempo, i governi europei sono stati sollecitati ad aumentare drasticamente la spesa militare, con Bruxelles che cita una presunta minaccia russa per giustificare il suo programma di riarmo. Mosca ha respinto tali affermazioni definendole «assurdità» volte a legittimare l’aumento vertiginoso dei bilanci militari a scapito dei programmi sociali.   Il cambiamento è già visibile nei bilanci nazionali. La Francia, ad esempio, ha tagliato circa 9 miliardi di euro da diversi ministeri, stanziando al contempo 6,5 miliardi di euro aggiuntivi per le forze armate.   In diversi paesi dell’UE, tra cui Ungheria e Slovacchia, i critici sostengono che Bruxelles stia scaricando il costo del suo sostegno incondizionato a un’Ucraina dilaniata dalla corruzione sui cittadini europei.

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L’ex primo ministro ungherese Viktor Orban ha definito la politica dell’UE nei confronti dell’Ucraina una «tragedia finanziaria», mentre il primo ministro slovacco Robert Fico ha etichettato i piani per l’eliminazione graduale dell’energia russa come un «suicidio economico» e ha promesso di opporsi a ulteriori prestiti militari per Kiev.   Come riportato da Renovatio 21, in passato l’UE ha multato Apple per 2 miliardi di dollari La corte UE aveva in seguito ordinato ad Apple di pagare all’Irlanda 13 miliardi di euro in tasse arretrate. X, dopo una lunga diatriba diretta con Elone Musk, era stata invece multata per 120 milioni.   La Russia quattro anni fa aveva multato Google per 366 milioni, per poi replicare nel 2024 con un’incredibile richiesta di 20 decimilioni di dollari a Google per le emittenti russe bandite da YouTube.   Un decimilione, parola sconosciuta sinora a moltissimi, è un numero costituito da un 1 seguito da 60 zeri. Per cui la mora inflitta dalla Federazione Russa alla società americana ammonta a 20. 000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000. dollari.  

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Immagine di GiullermoJM via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0
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