Connettiti con Renovato 21

Internet

Scam center, Amnesty smentisce Phnom Penh: «i centri per le truffe online continuano a espandersi»

Pubblicato

il

Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Winta (nome di fantasia) aveva 16 anni quando è stata trafficata per la prima volta nel 2018, dopo la morte di sua madre in Africa orientale. Un uomo le aveva promesso un lavoro su una nave da crociera. Invece, passando per lo Sri Lanka, il Myanmar e il Laos, la ragazza è stata venduta ed è finita in uno dei tanti scam center della Cambogia, che, nonostante le dichiarazioni del governo, continuano a prosperare e proliferare. Sette anni dopo, all’inizio del 2026, Winta, dopo essere stata torturata, è stata rilasciata insieme ad altri schiavi delle truffe online. La sua storia è descritta nel più recente rapporto di Amnesty International sugli scam center, compound, a volte piccole cittadelle, dove le persone vengono attirate con la promessa di un finto lavoro e poi imprigionate e costrette a raccogliere denaro online attraverso vari tipi di truffe.

 

Il rapporto «Falling Through the Cracks» evidenzia come le iniziative del governo guidato dal primo ministro Hun Manet abbiano ottenuto risultati ben inferiori a quelli dichiarati, peggiorando al contempo la situazione delle persone trafficate in Cambogia (e nel resto del Sud-Est asiatico), dove, dopo essere state liberate, spesso non trovano nessun tipo di aiuto e finiscono per tornare a lavorare nei compound, spesso gestiti da uomini d’affari con doppia nazionalità cinese e cambogiana.

 

Nel luglio 2025, il premier Hun Manet aveva firmato un ordine in nove punti con cui lanciava una «campagna di contrasto alle truffe online¯. Il governo cambogiano, di fatto retto ancora dal padre del premier, Hun Sen, oggi presidente del Senato, ordinava alle autorità provinciali, alle forze dell’ordine, ai tribunali e alla commissione nazionale per il gioco d’azzardo di agire contro i centri per le truffe online. Da allora, il governo cambogiano ha dichiarato di aver chiuso oltre 250 scam center, aperto procedimenti penali contro 1.089 sospetti e deportato 13.039 cittadini stranieri coinvolti in attività di frode online.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

A febbraio di quest’anno, il ministero dell’Interno ha rilanciato l’operazione chiamandola «campagna XXL», promettendo di eliminare i compound entro aprile. «Il problema delle truffe online è sceso al 50%», ha dichiarato il ministro Chhay Sinarith. Tuttavia nessuna prova è stata fornita a sostegno di questa affermazione e al contrario, il documento prodotto da Amnesty sbugiarda le dichiarazioni del governo e offre un quadro radicalmente diverso.

 

Basandosi sulle visite a 75 compound tra quelli identificati e su interviste con 73 sopravvissuti, l’organizzazione di difesa dei diritti umani ha scoperto che solo in 24 centri, appena il 25% del totale, sono stati effettuati interventi statali. E in almeno tre di questi centri gli abusi sono continuati anche dopo le operazioni di polizia ventilate da Phnom Penh, mentre il business delle truffe online ha continuato ad espandersi nonostante l’annunciata repressione.

 

Amnesty, infatti, dopo aver identificato 53 compound a giugno dello scorso anno, ha confermato l’esistenza di altri 33, portando il totale delle strutture accertate a 86. Tuttavia, gli esperti affermano che il numero reale è molto probabilmente più alto. Gli scam center si trovano in aree remote, spesso protetti dalla foresta, oppure si mimetizzano all’interno delle città come casinò o ristoranti, con l’unica differenza che spesso sono presidiati all’esterno. I nuovi siti si concentrano lungo le frontiere, in particolare nelle province di Svay Rieng, Banteay Meanchey, Tbong Khmum, Prey Veng e Mondulkiri, spiega Amnesty nel suo rapporto. La struttura di questi compound – continua l’organizzazione – è a tutti gli effetti paragonabile a quella di un carcere: recinzioni con filo spinato, finestre sbarrate, sistemi di videosorveglianza, guardie armate con fucili o bastoni elettrici, cancelli doppi.

 

Tutti i 73 sopravvissuti di cui si possono leggere i resoconti delle interviste nel rapporto hanno descritto di essere stati reclutati con l’inganno, per poi trovarsi rinchiusi e minacciati di violenze o torture se si rifiutavano di partecipare alle truffe online. Tutti soddisfano la definizione giuridica internazionale di vittime di tratta di esseri umani, ma nessuno di loro è stato riconosciuto come tale dalle autorità cambogiane. All’interno degli scam center da tempo vengono perpetrati abusi e violazioni dei diritti umani in maniera sistematica. Percosse, scosse elettriche, detenzione in isolamento.

 

Sei donne hanno raccontato di essere state violentate da quelli che vengono descritti come i responsabili della struttura, anche se spesso non sono veramente in cima alla gerarchia del business delle truffe online. Una sopravvissuta brasiliana, ha detto di essere stata stuprata dopo essere stata offerta come «premio per il buon lavoro» di altri schiavi-truffatori. Una donna di 20 anni originaria dell’Uganda, ha riferito di essere stata più volte violentata da un capo cinese e di essere stata poi costretta ad assumere pillole abortive. Una sua amica nello stesso compound, anch’essa vittima di stupro, è stata trovata in un letto coperta di sangue.

 

C’è un dato che più di tutti rende evidente che quella del governo cambogiano sia solo una copertura e non una reale volontà di liberarsi dei centri per le truffe online. A dicembre e a gennaio (nel pieno dell’operazione di contrasto) la Commissione cambogiana per la gestione del gioco d’azzardo commerciale ha approvato le licenze per 16 casinò direttamente collegati a scam center di cui era già nota l’esistenza. Tra questi figurano i Crown Casino di Poipet, Bavet e Chrey Thum, il Majestic Hotel & Casino di Sihanoukville (il cui ex presidente è stato arrestato a gennaio 2026 per reclutamento illegale, frode e riciclaggio di denaro) e altri nove complessi dove Amnesty International ha rilevato pratiche di traffico di esseri umani, lavoro forzato, torture e stupri. A nessuno di questi casinò è stata revocata la licenza alla data di pubblicazione del rapporto.

 

Uno dei casi più emblematici riguarda il compound sul Monte Bokor, nella provincia di Kampot, dove tre strutture (denominate KA01, KA03, KA04) sono sorte su terreni concessi in uso alla società privata Sokha Hotel nel 2011, a cui è stata assegnata anche una licenza per il casinò Thansur Bokor nel 2022. Nonostante la polizia fosse intervenuta in quest’area già nel 2023, il compound KA03 era ancora attivo nel novembre 2025, tre mesi dopo un raid molto pubblicizzato scattato in seguito alla morte di un cittadino sudcoreano, presumibilmente ucciso dopo essere stato torturato.

 

La sopravvivenza degli scam center viene garantita grazie alla collusione tra i gestori dei centri per le truffe online e la polizia cambogiana. Alcuni sopravvissuti hanno detto che i manager dei centri erano stati avvisati dell’arrivo della polizia. In altri casi le vittime sono trasferite da un compound all’altro al momento dei controlli. Un uomo marocchino che si è recato dalla polizia dopo essere riuscito a scappare, ha raccontato di come l’agente lo abbia riaccompagnato al compound per recuperare il passaporto e poi ha preteso come compenso il suo orologio e tutto il denaro che aveva, affermando che «la polizia è mal pagata» in Cambogia. Quattro vittime tailandesi, invece, sono state arrestate dagli agenti della città di Poipet mentre venivano trasferite tra compound: tenute in cella tutta la notte, è stato loro offerto di pagare una tangente o «chiamare il tuo datore di lavoro del compound» e tornare a lavorare nel centro.

 

Quando i sopravvissuti riescono a uscire dai compound, si scontrano con un sistema che li tratta come migranti irregolari anziché come vittime di tratta. Nessuno dei 73 intervistati da Amnesty ha ricevuto assistenza dalla Cambogia. Molti sono stati portati in centri di detenzione per l’immigrazione, senza accesso ad avvocati o alle proprie ambasciate, e in alcuni casi soggetti a violenze da parte di altri detenuti.

Iscriviti al canale Telegram

In almeno cinque casi, la polizia ha minacciato i sopravvissuti di arresto o di essere riconsegnati ai compound. Il governo cambogiano ha addirittura trasformato un ex compound per le truffe con robuste strutture di sicurezza in un centro di detenzione per gestire l’afflusso di persone rilasciate. Amnesty avverte che questa scelta rischia di riesumare i traumi nelle stesse vittime, che si trovano a essere detenute nuovamente in una struttura identica a quella da cui erano fuggite.

 

Il problema è aggravato dal progressivo smantellamento dei fondi internazionali per il settore anti-tratta. I tagli a USAID nel 2025 hanno decimato le ONG attive in Cambogia. Alla data di pubblicazione del rapporto, nel Paese esisteva un solo rifugio per le vittime dei compound truffa, con una capienza di appena 100 persone.

 

Parallelamente alla repressione dei compound, il governo ha messo a tacere chi cercava di documentare le operazioni di polizia. Durante il periodo della campagna, per esempio, quattro giornalisti sono stati arrestati. Il reporter Mech Dara, il principale giornalista d’inchiesta sul fenomeno in Cambogia, è stato fermato a febbraio 2026 dalla polizia militare e costretto a cancellare le fotografie scattate nei pressi di due compound.

 

Un altro giornalista è stato arrestato a Poipet dopo aver pubblicato notizie su un compound locale; altri due sono stati fermati dopo aver scritto che uno dei centri era ancora operativo. La testata Voice of Democracy, che aveva prodotto oltre cento articoli sulle strutture, era già stata chiusa nel 2023 per ordine dell’allora primo ministro Hun Sen.

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine generata artificialmente

 

 

Continua a leggere

Internet

Droni ucraini attaccano il gigante informatico Yandex, il Google russo

Pubblicato

il

Da

Un attacco di droni ucraini ha colpito un importante data center del colosso tecnologico russo Yandex, costringendo a interrompere le attività e causando, secondo le prime indicazioni, disagi ai servizi per aziende e utenti in tutto il Paese.   Yandex è la principale azienda tecnologica russa e offre servizi di ricerca, trasporto privato, e-commerce, cloud computing e intelligenza artificiale. La piattaforma Yandex Cloud, che fornisce potenza di calcolo, archiviazione dati e strumenti di IA, è utilizzata da oltre un terzo delle maggiori imprese russe. Yandex è considerabile come una sorta di Google russo.   L’attacco di domenica ha interessato una struttura di Yandex nella regione di Vladimir, a circa 180 km a Nord-Est di Mosca. Il sito ospita anche Galushkin, uno dei tre supercomputer dell’azienda impiegati per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. L’attacco ha danneggiato l’infrastruttura del data center e ne ha imposto lo spegnimento, ha comunicato Yandex su Telegram.   «L’infrastruttura del data center di Yandex a Vladimir è stata danneggiata a seguito di un attacco con droni e le operazioni del data center sono state completamente sospese. Alcuni servizi di Yandex non sono disponibili per gli utenti», ha dichiarato l’azienda.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Non sono stati segnalati feriti. Le squadre di emergenza e i tecnici di Yandex hanno lavorato per valutare i danni e ripristinare i servizi. L’azienda ha invitato i clienti dei servizi cloud ad attivare piani di ripristino di emergenza alternativi.   Secondo i media, l’attacco ha costretto Yandex Cloud a entrare in modalità di emergenza, con interruzioni che hanno coinvolto banche, marketplace online, servizi di consegna, app di vendita al dettaglio, farmacie, palestre e il sito web dell’aeroporto Pulkovo di San Pietroburgo.   In un successivo aggiornamento, Yandex ha precisato che l’accesso ad alcuni dei suoi servizi, tra cui l’assistente AI Alice, Ricerca, Mappe, Taxi e Mail, veniva gradualmente ripristinato.   Si è trattato del terzo attacco a un centro dati di Yandex in quattro giorni, nel quadro di un’intensificazione degli attacchi ucraini contro le infrastrutture civili in Russia. Il data center di Yandex a Sasovo, nella regione di Rjazan, aveva subito gravi danni in un attacco notturno il 7 ottobre, che ne aveva causato la disattivazione. Un impianto nella regione di Kaluga, a circa 150 km a Sud-Ovest di Mosca, era stato danneggiato da un attacco di droni venerdì.   Gli attacchi si inseriscono in un contesto di crescenti critiche statunitensi verso le azioni di Kiev contro la Russia, in particolare contro le raffinerie di petrolio. Sabato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato duramente il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj, accusandolo di aver respinto gli accordi di pace e di aver aggravato la carenza globale di gasolio ignorando gli avvertimenti contro gli attacchi alle infrastrutture di raffinazione russe.   «Penso che sia giunto il momento per l’Ucraina di avere un nuovo presidente», ha detto Trump.

Iscriviti al canale Telegram

Le sue dichiarazioni sono seguite a una telefonata con il presidente Vladimir Putin avvenuta venerdì, durante la quale i due presidenti hanno concordato misure per alleviare la crisi globale dei carburanti. Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha temporaneamente sospeso le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo in cambio del rilascio immediato da parte della Russia di 300.000 tonnellate metriche sui mercati globali e di altre 500.000 il mese prossimo, al fine di attenuare la crisi dei carburanti.   Pure il miliardario tecnologico Elon Musk ha poi appoggiato Trump, scrivendo su X che Zelens’kyj «si è spinto troppo oltre».   Domenica Zelens’kyj ha dichiarato che l’Ucraina continuerà i suoi attacchi fino a quando non verrà raggiunto un cessate il fuoco supportato da «garanzie reali». Più tardi, Trump ha affermato su Truth Social che Russia e Ucraina avrebbero concordato un cessate il fuoco immediato nel settore energetico, esortando entrambe le parti a non violarlo. Nessuno dei due Paesi ha confermato pubblicamente i termini del presunto accordo.   La Russia ha respinto l’idea di congelare il conflitto senza affrontarne le cause profonde, sostenendo che un cessate il fuoco temporaneo darebbe solo all’Ucraina il tempo di ricostruire il proprio esercito e riprendere le ostilità. Putin ha recentemente avvertito che Kiev rischia uno «scenario catastrofico» attaccando le infrastrutture economiche e civili russe.   In risposta agli attacchi, la Russia ha intensificato i raid contro installazioni militari-industriali ucraine, infrastrutture di telecomunicazione, operatori di telefonia mobile e centri dati, interrompendo l’accesso a Internet, alla televisione digitale e ad altri servizi. Durante gli ultimi raid notturni, le forze russe hanno dichiarato di aver colpito il centro dati di Tenet a Odessa, sulla costa ucraina del Mar Nero. Mosca sostiene di prendere di mira solo installazioni e infrastrutture militari ucraine a supporto dello sforzo bellico di Kiev.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di ermakov via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
 
Continua a leggere

Internet

Macron vuole la censura europea: no alla «libertà di parola americana»

Pubblicato

il

Da

Il presidente francese Emmanuel Macron ha respinto quella che ha definito «libertà di parola americana», difendendo il controverso Digital Services Act (DSA) dell’UE, che i funzionari statunitensi hanno etichettato come uno strumento di censura.

 

Mercoledì, parlando con i giornalisti durante un viaggio in Spagna, Macron ha detto di aver chiesto all’UE di applicare il DSA «in modo molto più esteso, molto più rapido e molto più energico» per contrastare la disinformazione.

 

«La cosiddetta “libertà di parola” americana – almeno per come esiste oggi ed è stata promossa da alcuni – è l’opposto della libertà di parola», ha affermato, sostenendo che le libertà individuali comportano responsabilità e rispetto per le libertà altrui. «Lo so bene quando cammino per strada: la mia libertà non può significare che sono libero di picchiarti, insultarti o vandalizzare lo spazio pubblico che appartiene a tutti. Eppure, questa è l’idea che alcune persone hanno di “libertà di parola”», ha aggiunto.

Sostieni Renovatio 21

«Finché non riterremo responsabili coloro che diffondono contenuti sui social media, non saremo in grado di regolarli», ha detto il leader francese. «Quando qualcuno scrive qualcosa – quando un giornalista scrive qualcosa di completamente falso o un redattore lo pubblica – può essere chiamato a risponderne».

 

Come riportato da Renovatio 21, ad inizio anno Macron aveva dichiarato che «la libertà di parola è una pura stronzata», magari aspettandosi i 92 minuti di applausi della Corazzata Kotmkin di Fantozzi, ma questi non sono arrivati.

 

Adottato nel 2022, il DSA obbliga piattaforme come Facebook, X, TikTok, Google e YouTube a contrastare i contenuti illegali, ad aumentare la trasparenza su pubblicità e algoritmi, a proteggere i minori e a valutare e mitigare rischi sistemici come la disinformazione. Le piattaforme più grandi hanno obblighi ulteriori e possono essere multate fino al 6% del fatturato annuo globale in caso di violazioni.

 

Nel dicembre 2025 l’UE ha inflitto la prima sanzione ai sensi del DSA, ordinando a X di Elon Musk di pagare 120 milioni di euro. Il mese scorso il governo statunitense ha appoggiato il ricorso di X, sostenendo che il blocco aveva ecceduto i propri poteri prendendo di mira un’azienda americana.

 

«Non tollereremo che la Commissione Europea si impegni in un’eccessiva ingerenza normativa nel tentativo di controllare i motori americani dell’innovazione e della crescita economica», ha dichiarato Brett Shumate, assistente del procuratore generale della Divisione civile del Dipartimento di Giustizia.

 

Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno la UE aveva accusato il social muskiano di antisemitismo e pedopornografia. Musk aveva risposto chiedelo l’abolizione dell’UE, definita come «Quarto Reich».

 

Funzionari statunitensi hanno accusato l’UE di erodere la libertà di parola e di tentare di mettere a tacere le voci dissenzienti per ragioni politiche. «L’UE dovrebbe sostenere la libertà di parola, non attaccare le aziende americane per la spazzatura», ha scritto a dicembre su X il vicepresidente JD Vance.

 

L’anno scorso gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni sui visti a funzionari europei e a responsabili di gruppi di monitoraggio online, tra cui Thierry Breton, ex commissario per il mercato interno e uno dei principali artefici del DSA. Breton ha paragonato la misura al maccartismo, la campagna dell’era della Guerra Fredda contro sospetti comunisti e presunti sovversivi.

 

La censura in Europa aveva subito un’accelerazione decisiva la scorsa estate, quando sulla scia delle elezioni europee, i vertici dell’Unione stanno lavorando per rendere ancora più controverso il DSA, che molti osservatori hanno definito come una legge di censura radicale.

 

L’Unione Europea ha iniziato a far leva sul DSA per intensificare la repressione di quella che definisce «disinformazione» sullecampagne di vaccinazione.

 

L’espansione delle maglie della censura da parte dell’Europa è risalente, e ha trovato fiato soprattutto durante gli anni pandemici, nei quali sono stati mandati avanti appalti per la realizzazione elettronica del sistema.

Iscriviti al canale Telegram

Come riportato da Renovatio 21, Elon Musk due anni fa aveva raccontato che X (già Twitter) ha respinto la richiesta di Bruxelles di censurare segretamente le opinioni sulla piattaforma, ricevendone in risposta una persecuzione ai sensi del DSA.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’Europa si sta scagliando contro i colossi della pornografia web con il pretesto della protezione dei minori ma con il fine, nemmeno tanto dissimulato, di introdurre sistemi di identificazione digitale di precisione per tutti i cittadini, il famoso portafoglio UE.

 

Sullo sfondo, l’avvio dell’euro digitale, la piattaforma di controllo che ingollerà mezzo milione di europei comandandone per sempre le esistenze. Il credito sociale della Repubblica Popolare Cinese al confronto sembrerà una mite misura liberale.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni

 

Continua a leggere

Internet

Facebook ha ingannato gli utenti sulla privacy dei dati: sentenza

Pubblicato

il

Da

Una giuria del Nuovo  Mexico ha ritenuto Meta Platforms responsabile di aver ingannato intenzionalmente gli utenti di Facebook su privacy e politiche della piattaforma, infliggendo al gigante dei social un’altra pesante sconfitta legale quest’anno.   Il caso nasce dallo scandalo Cambridge Analytica, emerso nel 2018 dopo la denuncia di una gola profonda: la società di consulenza politica britannica avrebbe ottenuto dati di decine di milioni di utenti Facebook senza consenso tramite un’app di terze parti.   Quei dati furono usati per profilare gli elettori e per il targeting politico, anche nella campagna presidenziale di Donald Trump del 2016, conclusa con la sua vittoria. Cambridge Analytica fallì nel giro di pochi mesi, mentre Facebook subì multe e risarcimenti per miliardi di dollari per la gestione dei dati degli utenti.

Sostieni Renovatio 21

Il Nuovo Messico ha presentato denuncia nel 2021, unendosi a una serie di azioni legate allo scandalo. Lo Stato ha accusato Meta di aver dato informazioni fuorvianti sull’accesso di terzi ai dati e ha richiamato le indagini di Facebook sui data broker dopo le rivelazioni su Cambridge Analytica.   Dopo un processo di due settimane, venerdì la giuria ha stabilito che Meta ha ingannato intenzionalmente i consumatori, commettendo oltre 43 milioni di violazioni che hanno riguardato l’intera popolazione dello Stato, oltre 2 milioni di persone. Un giudice dovrà ora fissare la sanzione: lo Stato chiede fino a 5.000 dollari per violazione, con un massimo teorico di 219 miliardi di dollari.   Meta ha respinto ogni accusa e ha sostenuto di essere stata trasparente sulle lacune nella gestione della privacy e della disinformazione. Un portavoce ha detto che l’azienda non condivide il verdetto e continuerà a difendersi «dai tentativi di distorcere la nostra versione dei fatti».   Il procuratore generale del Nuovo Mexico, Raul Torrez, ha affermato che il processo ha mostrato «in modo lampante il modo in cui questa azienda non rispetta le regole», definendo l’esito una «sentenza storica» negli sforzi per chiamare a responsabilità le grandi aziende tecnologiche.   La sentenza è l’ennesima grave sconfitta per Meta in Nuovo Mexico. A marzo un’altra giuria di Santa Fe l’aveva ritenuta responsabile di 75.000 violazioni sulla sicurezza dei minori, con sanzioni da 375 milioni di dollari. In seguito un giudice locale aveva definito le piattaforme di Meta una « fonte di disturbo pubblico » e disposto ulteriori risarcimenti per 567 milioni. Meta ha annunciato il ricorso.   Le vicende giudiziarie di Meta non si fermano al Nuovo Messico. Il mese scorso la società ha accettato di pagare circa 17 miliardi di dollari per chiudere le controversie con decine di Stati e territori statunitensi, secondo cui avrebbe progettato di proposito Facebook e Instagram per creare dipendenza nei minori e avrebbe ingannato il pubblico sui rischi. L’accordo comprendeva anche una transazione sulle accuse legate a Cambridge Analytica, ma il Nuovo Messico non ha aderito e il suo caso è andato a processo.   Meta non è l’unica a fronteggiare un controllo crescente sulle pratiche di gestione dei dati delle big tech. Il mese scorso TikTok e la controllante ByteDance hanno accettato di pagare 400 milioni di dollari per chiudere le accuse statunitensi di raccolta illecita di dati personali dei minori senza il consenso dei genitori. Anche Google, Apple, Netflix e altri giganti della tecnologia sono coinvolti in contenziosi sulla privacy.

Aiuta Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, a marzo Meta , è stata condannata nello Stato del Nuovo Messico a pagare 375 milioni di dollari per aver consapevolmente danneggiato la salute mentale dei bambini e per aver occultato prove di sfruttamento sessuale minorile sulle proprie piattaforme di social media.   Un altro processo di grande risonanza è quello di Los Angeles, dove famiglie e istituti scolastici hanno intentato causa contro i principali giganti dei social media – Meta, TikTok e YouTube – nel primo caso di responsabilità da prodotto: le piattaforme sarebbero state progettate consapevolmente per indurre dipendenza nei bambini e compromettere la loro salute mentale.   Come riportato da Renovatio 21, negli anni si sono accumulate varie accuse e rivelazioni su Facebook, tra cui accuse di uso della piattaforma da parte del traffico sessuale, fatte sui giornali ma anche nelle audizioni della Camera USA.   Due anni fa durante un’audizione al Senato americano era stato denunciato da senatori e testimoni come i social media ignorano le reti pedofile che operano sulle loro piattaforme.   Secondo il Wall Street Journal, che già in passato aveva trattato l’argomento, Meta avrebbe un problema con i suoi algoritmi che consentono ai molestatori di bambini sulle sue piattaforme. La cosa stupefacente è il fatto che ai pedofili potrebbe essere stato concesso di connettersi sui social, mentre agli utenti conservatori no,   Le accuse sono finite in una storia udienza a Washington di Mark Zuckerberg, che è stato indotto dal senatore USA Josh Holloway a chiedere scusa di persona alle famiglie di bambini danneggiati dal social. Lo Stato del Nuovo Messico ha fatto causa a Meta allo Zuckerberg per aver facilitato il traffico sessuale minorile.   L’ultima tornata di documenti del tribunale aveva mostrato anche che Meta avrebbe insabbiato le ricerche sulla salute mentale degli utenti Facebook.   Sulla caduta del colosso social per mano dei tribunali starebbe per uscire un film hollywoodiano, The Social Reckoning.    

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
   
     
Continua a leggere

Più popolari