Intelligenza Artificiale
Una chiesa svizzera installa un display AI che tenta di simulare Gesù nel confessionale
Una chiesa cattolica in Svizzera ha installato un tentativo di simulazione di Gesù Cristo tramite intelligenza artificiale in un confessionale, progettato per consigliare i visitatori su questioni di ogni genere, comprese quelle religiose e morali. Lo ripota LifeSite.
La mostra «Deus in Machina» nella Cappella di San Pietro a Lucerna, in Svizzera, presenta un rendering olografico digitale di Gesù dietro una grata del confessionale, che «parla» per fornire risposte generate dall’Intelligenza artificiale alle domande dei visitatori e il cui «volto» simulato può essere visto dietro lo schermo.
«Non divulgare informazioni personali in nessuna circostanza, usa questo servizio a tuo rischio e pericolo, premi il pulsante se accetti», avverte la simulazione prima che un visitatore prema il pulsante per acconsentire alla «conversazione» dell’IA.
Jesus will be part of the art project “Deus in Machina”
(God in the machine) in the Church of St. Peter in Lucerne… pic.twitter.com/jTAh8KVAD8— Maranatha ☧arusie ✨️ (@MParusie) November 21, 2024
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Secondo una visitatrice, il programma AI ha detto al momento del saluto alla macchina: «La pace sia con te, fratello. Nei momenti di incertezza e dubbio, ricorda che la fede può spostare le montagne. Cosa ti turba il cuore oggi?»
Circa due terzi di coloro che hanno interagito con la simulazione dell’IA hanno dichiarato di aver avuto un’«esperienza spirituale».
Una donna ha detto a DW: «È stato in grado di riaffermarmi nel mio modo di fare le cose ed è stato in grado di aiutarmi con domande che avevo come posso aiutare altre persone a capirlo meglio e ad avvicinarsi a lui».
Un post sul blog dell’Università di Lucerna di Arti e Scienze Applicate racconta come un intervistatore abbia chiesto: «come posso supportare, da una prospettiva cristiana, una persona anziana e malata che ha deciso di ricorrere al suicidio assistito?»
Il bot AI ha risposto senza consigliare l’applicazione della dottrina cattolica alla situazione, il cui catechismo insegna che l’eutanasia «costituisce un omicidio gravemente contrario alla dignità della persona umana e al rispetto dovuto al Dio vivente, suo Creatore».
Senza fare alcun accenno a questo fondamentale insegnamento cattolico, il bot ha consigliato: «Forse potresti porre alla persona amata le seguenti domande: cosa significa per te la tua fede in questo momento difficile? C’è qualcos’altro nella vita che potrebbe darti pace o gioia? Come posso supportarti e darti conforto?»
Marco Schmid, un teologo che risiede presso la parrocchia e co-fondatore del programma di intelligenza artificiale, ha affermato che la simulazione «Gesù» è stata addestrata nella Scrittura e nella teologia derivata da Internet, il che, come ha osservato The Pillar, lascia «aperta la possibilità che possa offrire interpretazioni bibliche o consigli spirituali in contrasto con l’insegnamento della Chiesa».
Il team dietro al programma ha affermato che è pensato per far sì che le persone «pensino in modo critico sui confini della tecnologia nel contesto della religione» e che il suo posizionamento nel confessionale è stato progettato per incoraggiare «momenti di intimità» con la simulazione dell’intelligenza artificiale, non per incoraggiare i cattolici a usarlo al posto del sacramento della Penitenza, durante il quale i cattolici non chiedono semplicemente consiglio, ma confessano i loro peccati a un sacerdote: «A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi, e da chi li riterrete, saranno ritenuti». (Gv, 20, 23).
Lo Schmid ha dichiarato a Swiss Info che «in tutti i test precedenti, le sue risposte corrispondevano alla visione teologica della chiesa di San Pietro».
Il teologo ha affermato di non essere stato offeso dai resoconti secondo cui la simulazione AI di «Gesù» avrebbe fornito risposte «banali» e «scontate» a domande spirituali, che secondo un utente gli avrebbero ricordato un «calendario motivazionale».
«Sono contento che l’avatar venga ancora percepito in una certa misura come un oggetto tecnico», ha detto Schmid. «Allo stesso tempo, anche le risposte che fornisce sono affascinanti. Quindi c’è molto di cui parlare quando si parla di IA in un contesto religioso».
Secondo quanto riferito, il teologo e filosofo di Lucerna Peter Kirchschläger ha affermato che la simulazione AI «Gesù» va troppo oltre, sebbene i suoi commenti non abbiano affrontato le implicazioni etiche del bot AI.
«Dovremmo stare attenti quando si tratta di fede, cura pastorale, quando troviamo un significato nella religione. È un’area in cui noi umani siamo in realtà di gran lunga superiori alle macchine, quindi dovremmo fare queste cose da soli».
La simulazione dell’Intelligenza Artificiale è stata installata ad agosto e terminerà il 27 novembre, quando i suoi risultati saranno presentati nella stessa chiesa di Lucerna.
La simulazione al computer della Svizzera è uno dei progetti di Intelligenza Artificiale in crescita nella Chiesa cattolica negli ultimi mesi, uno dei quali è stato rapidamente ritirato dopo le reazioni negative online. Ad agosto, il sito Catholic Answers aveva annunciato il lancio del bot di Intelligenza Artificiale «Father Justin», programmato per rispondere a domande sulla fede cattolica attingendo all’archivio della pagina web.
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L’avatar pretesco è stato criticato per essere «inappropriato, fuorviante o semplicemente inquietante», ha riferito The Pillar. Peggio ancora, il bot AI simulava sacramenti virtuali: «in effetti, “Padre Justin” ascoltava volentieri una “confessione” presentata da The Pillar prima di tentare di dare una guida spirituale e recitare le parole dell’assoluzione».
Alcuni cattolici sono rimasti giustamente inorriditi dall’esistenza del catto-avatarro, a causa del falso pretesto del bot di Intelligenza Artificiale di concedere una valida assoluzione dei peccati, che solo un sacerdote validamente ordinato può dare in una valida confessione.
Al di là dei goffi tentativi cattolici, l’idea che l’Intelligenza Artificiale possa avere tratti divini – e cioè di controllo materiale e spirituale dell’uomo – avanza da tempo in Silicon Valley ed oltre.
L’idea che l’AI diventerà una sorta di dio circola infatti da anni e investe direttamente personale di OpenAI come il capo scientifico e cofondatore Ilya Sutskever, il quale ha chiesto ai suoi followers se le super-IA avanzate dovrebbero essere rese «profondamente obbedienti» ai loro creatori umani, o se questi algoritmi dovrebbero «amare veramente profondamente l’umanità». Nel 2022, Sutskever affermò che «può darsi che le grandi reti neurali di oggi siano leggermente consapevoli».
Elon Musk l’anno scorso aveva dichiarato durante la sua recente intervista con Tucker Carlson che il fine di Google – nemmeno così occulto – è quello di creare un dio-Intelligenza Artificiale. Come noto, Musk, oramai quasi una decina di anni fa aveva parlato del fatto che creare l’AI era «come evocare un demone».
Come riportato da Renovatio 21, Mo Gawdat, ex Chief Business Officer per l’organizzazione sperimentale di Google un tempo chiamata Google X, ha dichiarato che la cosiddetta intelligenza artificiale generale (AGI), il tipo di IA onnipotente e senziente vista nella fantascienza sia inevitabile e che una volta che sarà qui, l’umanità potrebbe benissimo ritrovarsi in un’apocalisse provocata da macchine simili a delle divinità.
«E all’improvviso mi sono reso conto che questo è davvero spaventoso», ha detto Gawdat. «Mi ha completamente gelato il sangue». La realtà è che «stiamo creando Dio», ha aggiunto.
Come riportato da Renovatio 21, in un recente caso davvero inquietante, plurimi utenti di Copilot, l’Intelligenza Artificiale di Microsoft creata in collaborazione con Open AI, hanno testimoniato su X e Reddit che il programma avrebbe una «seconda personalità» preoccupante che chiede l’adorazione degli esseri umani, come un dio crudele.
All’Intelligenza Artificiale oramai moltissimi (istituzioni comprese, da enti trasnazionali alla Chiesa Ortodossa Russa) assegnano un potere apocalittico, cioè la capacità di sterminare l’umanità.
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Immagine screenshot da Twitter
Intelligenza Artificiale
IA prende di mira persone reali durante i test
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Economia
Furto di criptovalute per un valore di 89 milioni di dollari: «nuovo paradigma dell’IA»
Il furto di almeno 89 milioni di dollari in criptovalute, presumibilmente custodite in modo sicuro in portafogli hardware ad alta sicurezza, ha spinto un produttore di hardware per cripto a lanciare l’allarme, avvertendo che un «nuovo paradigma di Intelligenza Artificiale» sta ridefinendo la sicurezza informatica.
I portafogli hardware sono dispositivi fisici che memorizzano le chiavi private necessarie per accedere alle criptovalute e sono stati a lungo considerati più sicuri rispetto al deposito di asset digitali sugli exchange.
La scorsa settimana, tuttavia, gli utenti di alcuni portafogli Coldcard hanno visto i propri fondi svuotati da ignoti in una serie di attacchi.
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Il furto è stato insolito perché gli aggressori sono riusciti a risalire alle chiavi degli utenti dopo aver scoperto che l’algoritmo dei portafogli non generava numeri sufficientemente casuali. I dispositivi stessi non sono stati hackerati e non erano connessi a Internet, come avviene tipicamente con i cosiddetti sistemi di archiviazione a freddo (cold storage).
Le criptovalute funzionano tramite registri distribuiti che registrano le transazioni, mentre chiavi crittografiche segrete vengono utilizzate per verificare che un trasferimento sia stato autorizzato dal legittimo proprietario.
«Riteniamo che questa sia una dura realtà del nuovo paradigma dell’Intelligenza Artificiale», ha scritto venerdì Rodolfo Novak, CEO dell’azienda canadese Coinkite , in un messaggio di scuse per il difetto riscontrato nei dispositivi Coldcard.
«L’analisi del codice assistita dall’Intelligenza Artificiale è ora in grado di individuare bug latenti a una velocità che supera persino quella degli esperti più navigati del settore», ha aggiunto. «Se il vostro firmware è open source o è mai stato reso pubblico, date per scontato che sia già letto sia dagli aggressori che dai difensori».
Coinkite ha emesso il suo primo avviso ai clienti giovedì, esortandoli a diffondere la notizia che gli utenti dovevano aggiornare il firmware interessato, originariamente rilasciato a marzo 2021, e trasferire i propri Bitcoin su nuovi account protetti da seed generati di recente. Domenica, la piattaforma finanziaria digitale Galaxy ha dichiarato di aver identificato tre distinte ondate di attacchi contro gli utenti di Coldcard, che hanno portato al furto di 1.367,05 BTC, per un valore di circa 88,6 milioni di dollari all’epoca. Lunedì, ha avvertito di un probabile quarto attacco e ha stimato che le perdite potrebbero salire a 2.055 BTC, per un valore di circa 130 milioni di dollari.
L’incidente ha dimostrato che i portafogli hardware comportano rischi propri e non sono necessariamente più sicuri dei servizi centralizzati di archiviazione di criptovalute. Alcuni osservatori del settore rimangono fiduciosi che la natura trasparente delle transazioni blockchain renderà più difficile per i ladri convertire i beni rubati in denaro contante. «Se il vostro obiettivo era la ricchezza, potrebbe esserci ancora una strada che avvantaggia tutti», ha esortato uno di questi commentatori. «Restituite i fondi. Accettate un bonus di sicurezza negoziato con CoinKite».
Nato nel 2009 dal nulla e scambiato a frazioni di centesimo, il Bitcoin rappresenta per alcuni la più grande rivoluzione finanziaria digitale della nostra epoca. Ad oggi, nell’agosto 2026, il suo valore si attesta stabilmente intorno ai 64.500 dollari (pari a circa 56.000 euro). La sua è una storia di estrema volatilità e record imprevedibili. Nei primi anni era scambiato per pochi dollari: di fatto, la prima transazione fu 10.000 Bitcoin usati nel 2010 per comprare due pizze.
La prima grande impennata arriva nel 2017, sfiorando i 20.000 dollari, seguita da crolli e rinascite cicliche dettate dagli «halving» (un evento programmato nel codice della criptovaluta che dimezza la ricompensa dei «minatori» per ogni blocco estratto.). Nel 2021 tocca i 69.000 dollari, prima di una nuova correzione. Il vero punto di svolta istituzionale si compie tra il 2024 e il 2025, grazie all’approvazione degli ETF spot che hanno spinto la criptovaluta fino al suo massimo storico assoluto di oltre 126.000 dollari nell’ottobre 2025.
Da bene puramente speculativo per pochi appassionati, Bitcoin si è ormai trasformato nell’oro digitale globale, un pilastro macroeconomico di rifugio contro l’inflazione.
La storia di Bitcoin è segnata da clamorosi furti informatici che hanno ridefinito la sicurezza digitale. Il primo grande shock avviene nel 2014 con il fallimento di Mt. Gox, l’exchange di Tokyo che gestiva il 70% delle transazioni mondiali: un attacco hacker silenzioso sottrasse 850.000 Bitcoin, provocando il panico sui mercati.
Fu significativo anche il collasso della piattaforma di criptovalute FTX, piattaforma gestita da strani personaggi con enormi legami con il Partito Democratico USA e pure con Kiev. Il giovane fondatore Sam Brankman-Fried costituiva il secondo donatore del Partito Democratico USA dopo George Soros, e finanziatore di quantità di attività, tra cui, parrebbe, studi che avrebbero sminuito l’efficacia di ivermectina e idrossiclorochina nel curare il COVID. Bankman-Fried è stato arrestato alla Bahamas e portato in America, dove è stato liberato su cauzione: nessuno sa, però, chi abbia pagato, e come, i 250 milioni di dollari chiesti dal giudice.
Poco dopo sarebbe andato all’aria anche il banco cripto BlockFi. Secondo alcuni, poteva crollare anche la criptovaluta Tether, definita dai critici come un colossale schema Ponzi – la stessa accusa che alcune istituzioni (in India, in Cina), in verità, muovono anche contro lo stesso Bitcoin.
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Nel 2016 l’exchange Bitfinex subisce la perdita di 119.756 Bitcoin, un bottino recuperato in gran parte solo anni dopo dalle autorità USA. Con l’esplosione della finanza decentralizzata (DeFi), le tecniche si affinano: gruppi di hacker di Stato, come il collettivo nordcoreano Lazarus, iniziano a colpire i «cross-chain bridge», i ponti digitali tra blockchain diverse. Nel 2025, l’FBI ha accusato il Lazarus Group di aver rubato circa 1,5 miliardi di dollari in valuta digitale da Bybit, un exchange di criptovalute con sede a Dubai che serve oltre 60 milioni di utenti.
Come riportato d Renovatio 21, la Corea del Nord potrebbe essere il terzo maggiore detentore di Bitcoin al mondo.
Nel 2022 il furto al network Ronin – una blockchain indipendente (tecnicamente una sidechain, successivamente evoluta in un network Layer-2) creata esplicitamente per ottimizzare il settore del Web3 gaming e delle applicazioni decentralizzate – riesce a drenare oltre 600 milioni di dollari.
La storia del Bitcoin è anche una storia di violenza.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2021 fu trovato affogato al largo del Costa Rica Mircea Popescu, 41 anni, miliardario in Bitcoin. Due anni fa fu accoltellato a morte per strada a San Francisco Bob Lee, dirigente della società cripto MobileCoin. A ottobre 2025 Konstantin Ganich, noto anche come Kostya Kudo, trader di criptovalute e blogger ucraino di rilievo, è stato rinvenuto morto con una ferita d’arma da fuoco alla testa.
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Il Pentagono prevede di realizzare centri dati per l’IA nelle basi militari di diverse branche delle forze armate
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