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1974-2024, 50° anniversario della Dichiarazione di mons. Lefebvre

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Abbiamo celebrato il 50° anniversario della Dichiarazione di Mons. Lefebvre esponendo le ragioni profonde dell’atteggiamento della Fraternità San Pio X, nel contesto post-Vaticano II.

 

1. L’anno 2024 è quello del cinquantesimo anniversario della Dichiarazione del 21 novembre 1974, nella quale Mons. Lefebvre scrisse a caratteri d’oro le ragioni profonde dell’atteggiamento sempre seguito dalla Fraternità San Pio X nel contesto post Concilio Vaticano II.

 

Tali ragioni sono le seguenti: obbedienza agli insegnamenti del Magistero; il rifiuto degli errori contrari a questi insegnamenti, così come sono emersi durante il Concilio Vaticano II e successivamente; resistenza alle azioni dei rappresentanti dell’autorità nella Chiesa, quando impongono questi errori.

 

2. La ragione più profonda, ragione fondamentale che è principio di tutte le altre, è l’obbedienza richiesta, da parte di ogni cattolico, agli insegnamenti e alle direttive del Magistero ecclesiastico, Magistero affidato da Nostro Signore ai San Pietro apostolo e, per suo tramite, a tutti coloro che gli succederanno nella sede di Roma.

 

«Noi aderiamo con tutto il cuore e con tutta l’anima alla Roma cattolica custode della fede cattolica e delle tradizioni necessarie al mantenimento della stessa fede, alla Roma eterna, maestra di saggezza e di verità». Questa obbedienza è infatti la condizione assolutamente necessaria per una professione di fede salutare.

 

Infatti, se la fede è un dono di Dio, una virtù soprannaturale infusa e ricevuta con la grazia del battesimo, il suo esercizio dipende dal suo oggetto ed è il Magistero istituito da Cristo che deve indicarcela, in nome di Dio, dichiarandoci con autorità, quali verità sono richieste per l’atto della nostra fede.

 

Come ricordava ancora Pio XII nel 1950, «questo Magistero, in materia di fede e di morale, deve essere per ogni teologo la regola prossima e universale della verità, poiché ad esso Cristo Signore ha affidato il deposito della fede: le Sacre Scritture e le Tradizione divina – per conservarla, difenderla e interpretarla» (1).

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3. Il secondo motivo è la prima, inevitabile conseguenza del primo, di fronte ai fatti che siamo tenuti a constatare. La conseguenza della sottomissione alla verità è il rifiuto dell’errore contrario, e quindi l’obbedienza agli insegnamenti del Magistero della Chiesa comporta il rifiuto di tutto ciò che contraddirebbe questi insegnamenti.

 

E i fatti sono questi: degli errori contrari agli insegnamenti del Magistero hanno interferito nella predicazione degli uomini di Chiesa, durante il Vaticano II e successivamente. «Noi rifiutiamo, invece, e abbiamo sempre rifiutato di seguire la Roma di tendenza neo-modernista e neo-protestante che si è manifestata chiaramente nel Concilio Vaticano II e dopo il Concilio, in tutte le riforme che ne sono scaturite».

 

Il rifiuto qui è la conseguenza necessaria dell’obbedienza. Il fatto è che una tendenza neomodernista e neoprotestante «si è manifestata chiaramente»: sì, chiaramente. L’opposizione tra gli insegnamenti del Concilio Vaticano II e quelli del Magistero precedente è evidente, se non altro nelle direttive pratiche che ne derivano, e, a maggior ragione, nei passaggi chiave del Concilio relativi alla libertà religiosa (2), ecumenismo (3) e collegialità (4).

 

4. Il terzo motivo consegue dai primi due: se l’obbedienza al Magistero ecclesiastico comanda di respingere gli errori contrari alle verità finora insegnate con autorità, la stessa obbedienza comanda di resistere agli atti di uomini di Chiesa che vorrebbero imporre questi errori in nome della falsa obbedienza.

 

«Nessuna autorità, neppure la più alta nella gerarchia, può costringerci ad abbandonare o a diminuire la nostra fede cattolica chiaramente espressa e professata dal Magistero della Chiesa da diciannove secoli», dice mons. Lefebvre.

 

«Per questo, senza alcuna ribellione, amarezza o risentimento, continuiamo la nostra opera di formazione sacerdotale sotto la stella del magistero di sempre, convinti di non poter rendere un servizio più grande alla Santa Chiesa Cattolica, al Sommo Pontefice e alle generazioni future».

 

5. Ed è qui che Mons. Lefebvre fonda le sue affermazioni, sul precetto dato dall’apostolo San Paolo. «Se ciò dovesse accadere», dice San Paolo nella sua epistola ai Galati, «che noi stessi» – che noi stessi, dice San Paolo; non è solo con «se venisse un angelo dal cielo» che questa parola è conosciuta, ma a volte dimentichiamo questa parolina: se noi stessi o un angelo dal cielo: si nos aut angelus de cælo.

 

«Se noi stessi o un angelo dal cielo vi insegnamo qualcosa di diverso da quello che vi ho insegnato, sia anatema». San Paolo si fa anatema se insegna cose nuove, se insegna qualcosa che prima non insegnava. Non è questo che ci ripete o ci deve ripetere oggi il Santo Padre?

 

«E se una certa contraddizione si manifesta tra le sue parole e i suoi atti, così come negli atti dei dicasteri, allora scegliamo ciò che è stato sempre insegnato e non prestiamo ascolto alle novità distruttrici della Chiesa».

 

6. San Tommaso d’Aquino, nel suo Commento a questo brano della Lettera ai Galati (5), fornisce i seguenti dettagli. «Esistono tre tipi di insegnamento: quello dei filosofi che seguono la ragione naturale; la Rivelazione dell’Antico Testamento comunicata dagli angeli (Gal, III, 19); la Rivelazione del Nuovo Testamento donata immediatamente da Dio (Gv, I, 18; Hb, 1,2)».

 

«L’insegnamento dell’uomo può essere cambiato e revocato da un altro uomo che abbia una conoscenza migliore; l’insegnamento dell’antica Legge rivelato dall’angelo può essere completato da Dio; ma l’insegnamento rivelato direttamente da Dio non può essere modificato, né dall’uomo né dall’angelo».

 

«Per questo se accade che un uomo o un angelo dica il contrario di ciò che Dio ha rivelato, non è la sua parola che è contro la dottrina rivelata, ma è piuttosto la dottrina rivelata che è contro la sua parola, poiché colui che ha proferito tale parola deve essere escluso ed espulso dalla comunione fondata su questa dottrina».

 

«L’Apostolo qui dice che la dottrina del Vangelo, immediatamente rivelata da Dio, è di così grande dignità che se qualche uomo o angelo predicasse qualcosa di diverso da ciò che è affermato in questo Vangelo, sarebbe anatema, cioè devono essere tagliati fuori e scacciati».

 

7. Ricordiamo questa idea, con tutta la sua importanza: «Se accade che un uomo o un angelo dica il contrario di ciò che Dio ha rivelato, non è la sua parola che è contro la dottrina rivelata, ma è piuttosto la dottrina rivelata che è contro la sua parola». È la dottrina rivelata, già comunicata agli uomini dall’organo divinamente istituito del Magistero a giudicare contraria questa parola.

 

Questa spiegazione del Dottore angelico corrisponde esattamente al criterio enunciato da Mons. Lefebvre, in un’omelia pronunciata a Econe il 22 agosto 1976: «E quando ci viene detto: “Voi giudicate, giudicate il Papa, giudicate i vescovi”», noi rispondiamo che non siamo noi a giudicare i vescovi, è la nostra fede, è la Tradizione. È il nostro catechismo di sempre.

 

«Un bambino di cinque anni può mostrarlo al suo vescovo. Se viene un vescovo e dice a un bambino: “Quello che ti dicono della Santissima Trinità, che ci sono tre Persone nella Santissima Trinità, non è vero”. Il bambino prende il catechismo e dice: “Il mio catechismo mi insegna che ci sono tre Persone nella Santissima Trinità. Siete voi quello che ha torto. Sono io quello che ha ragione”».

 

«Questo bambino ha ragione. Ha ragione perché ha con sé tutta la Tradizione, perché ha con sé tutta la fede. Bene, questo è quello che facciamo. Non siamo nient’altro. Diciamo: la Tradizione vi condanna. La Tradizione condanna ciò che state facendo ora». (6)

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8. È vero, abbiamo detto, richiamando l’insegnamento di Pio XII, che il Magistero della Chiesa, in materia di fede e di morale, deve essere per ogni teologo la regola prossima e universale della verità. Questa regola è quella della proposizione del Magistero, dalla quale i teologi, e con essi tutti i fedeli, ricevono la Parola rivelata da Dio, deposito della fede.

 

E in tempi normali, questa è la proposizione attuale, purché questa rimanga in perfetta omogeneità con quella portata avanti finora dal Magistero, nel corso del tempo. Il Magistero potrebbe così essere descritto sotto l’immagine di un’eco ininterrotta.

 

Si dice «vivente» a differenza della Rivelazione che si dice «completata» o «chiusa» e il Magistero è vivente preso come tale, cioè non come il Magistero attuale del Papa del tempo presente, ma come quello che è, dal tempo degli Apostoli fino alla fine del mondo.

 

È questo Magistero vivente che è la regola della verità in materia di fede e di morale. Di solito lo è nella sua predicazione attuale, purché questa sia l’eco inalterata di tutta la predicazione passata.

 

9. Dobbiamo constatare che oggi l’attuale predicazione degli uomini di Chiesa, a partire dal Concilio Vaticano II, lungi dall’echeggiare quella del Magistero vivo della Chiesa, è in contraddizione con essa. C’è quindi una carenza che deve portarci ad affidarci a tutta la predicazione passata del Magistero vivo della Chiesa, alla Tradizione di venti secoli, per continuare a custodire la fede preservandoci dagli errori.

 

Ed è questo il criterio indicato da San Paolo, come spiega San Tommaso: è la dottrina rivelata da Dio e già proposta dal Magistero vivo della Chiesa che è contro la parola degli uomini della Chiesa di oggi, che giudica e condanna le nuove parole del Vaticano II.

 

10. Mons. Lefebvre prosegue sottolineando la gravità di questi errori, che colpiscono i fedeli soprattutto attraverso l’attuazione della riforma liturgica. «Non possiamo modificare profondamente la lex orandi, cioè la liturgia, senza modificare la lex credendi.

 

Ad una nuova messa corrisponde un nuovo catechismo, un nuovo sacerdozio, nuovi seminari, nuove università, una Chiesa carismatica, pentecostale, tutte cose che si oppongono all’ortodossia e al Magistero di sempre. Questa riforma essendo frutto del liberalismo, del modernismo, è tutta avvelenata, viene dall’eresia e finisce nell’eresia, anche se tutti i suoi atti non sono formalmente eretici.

 

11. È necessaria la resistenza, in nome dell’obbedienza al Magistero vivo della Chiesa, in nome di questa eco ininterrotta della predicazione di Cristo e degli Apostoli. “È quindi impossibile per qualsiasi cattolico cosciente e fedele adottare questa riforma e sottomettersi ad essa in alcun modo.

 

«L’unico atteggiamento di salvezza e di fedeltà alla dottrina cattolica è il rifiuto categorico di accettare questa riforma; per questo manteniamo fermamente tutto ciò che si credeva, si praticava nella fede, nella morale, nel culto, nell’insegnamento del catechismo, nella formazione dei sacerdoti, nell’istituzione della Chiesa fino al 1962, prima dell’influsso dannoso del Concilio Vaticano II».

 

«Così facendo, con la grazia di Dio, l’aiuto della Vergine Maria, di San Giuseppe, di San Pio X, siamo convinti di rimanere fedeli alla Chiesa cattolica e romana, a tutti i successori di Pietro e di essere il fedeli dispensatori dei misteri di Nostro Signore Gesù Cristo in Spiritu Sancto».

 

12. Così facendo, Mons. Lefebvre e la sua Fraternità non metterebbero in discussione l’indefettibilità della Chiesa? La famosa constatazione costantemente formulata dall’ex arcivescovo di Dakar («Siamo obbligati a constatare») non è forse quella del fallimento dell’istituzione fondata da Gesù Cristo e della negazione della sua natura divina?

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Se si comprende esattamente in cosa consiste l’indefettibilità della Chiesa, l’obiezione scompare da sola. Tutto si fonda qui sulla distinzione fondamentale tra, da un lato, l’istituzione stessa della Chiesa, che è un’istituzione divina e quindi indefettibile, e, dall’altro, gli atti degli uomini di Chiesa che rappresentano tale istituzione.

 

Il fallimento, se ce n’è uno, non riguarda la Chiesa in quanto tale, considerata nel suo Magistero, ma alcuni atti compiuti da alcuni membri della sua gerarchia che hanno rotto con la Tradizione e che purtroppo occupano posizioni di potere nella Chiesa Chiesa.

 

Ma la Chiesa resta irremovibile, attraverso la coraggiosa resistenza di tutti coloro che si oppongono alle riforme scaturite dal Concilio e si attengono fermamente «a tutto ciò che si credeva (…) fino al 1962, prima dell’influsso dannoso del Concilio Vaticano II».

 

13. Mons. Lefebvre non parla proprio di un’altra Roma, di una Roma eretica o scismatica, di una Roma neomodernista o neoprotestante, ma di una Roma “con una tendenza neomodernista e neoprotestante”. Con questa espressione si vuole designare non è la Chiesa in quanto tale, ma coloro che, nella Chiesa, spingono le anime verso errori già condannati.

 

Don Jean-Michel Gleize

 

NOTE

 

1) Pio XII, Enciclica Humani Generis del 12 agosto 1950, AAS, vol. XLII (1950), pag. 567.

2) Dichiarazione Dignitatis humanae.

3) Decreto Unitatis redintegratio n°3, costituzione Lumen gentium n° 8.

4) Costituzione Lumen gentium, n° 22.

5) Commento alla Lettera di San Paolo ai Galati, capitolo I, versetto 8, lezione II.

6) Istituto Universitario San Pio X, Vaticano II. L’autorità di un Concilio in questione, capitolo XI: «Vera e falsa obbedienza: la fede non appartiene al Papa», Vu de haut n° 13, 2006, p. 35–36.

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

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La preghiera della Marcia per la Vita di Tokyo 2026

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Si è svolta, come ogni anno la Marcia per la Vita di Tokyo. Come d’abitudineRenovatio 21 – che, grazie al nostro corrispondente Taro Negishi, è praticamente l’unico organo di stampa al mondo che meticolosamente dà notizia di ciò che accade nel mondo cattolico tradizionalista giapponeselo riporta con immagini e parole degli stessi partecipanti.   L’evento, arrivato alla 13ª edizione, si è svolto lo scorso 20 luglio.   L’iniziativa è portata avanti dalla comunità del priorato edochiano (cioè, di Tokyo) della Fraternità Sacerdotale San Pio X guidati dall’inossidabile don Tommaso Onoda, il primo, e al momento unico, sacerdote giapponese ordinato giapponese FSSPX, la cui figura e il cui lavoro sono visibili anche nel secondo capitolo del recente documentario Traditio.    

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«La Marcia per la Vita di Tokyo 2026 porta preghiere, riparazione e testimonianza pro-vita in Giappone» scrive una nota fatta avere a Renovatio 21 da padre Onoda. «Nostro Signore disse a Suor Lucia di Fatima di aver affidato la grazia della pace a Sua Madre. La Madonna di Fatima affermò di poter fermare la guerra e donarci la pace. I partecipanti alla marcia di Tokyo si sono rivolti alla Madre di Dio e molti passanti hanno osservato la marcia con curiosità ma rispetto».   «La tredicesima edizione della marcia annuale pro-vita si è svolta lunedì 20 luglio, Giornata del Mare (una festività nazionale giapponese). Alle 16:00, 40 cattolici, tra cui tre sacerdoti, hanno dato inizio alla marcia per le trafficate strade di Tokyo, pregando per una cultura della vita, con lo spirito di riparazione dei peccati di aborto in Giappone e nel mondo» racconta il sacedote tradizionita nipponico.   «La Chiesa Cattolica ha il dovere di testimoniare con fermezza la verità sull’origine della vita umana, sul suo inizio e sulla sua dignità, e sul crimine dell’aborto. Il Giappone ha una triste storia di depenalizzazione dell’aborto», ricorda don Onoda. «La Legge sulla Protezione Eugenetica fu approvata il 13 luglio 1948 ed entrò in vigore il 13 settembre dello stesso anno. Da allora, 78 anni di pratica dell’aborto hanno visto oltre 40 milioni di storie strazianti di bambini e madri. Questo numero rappresenta dodici volte il numero di vittime giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale».   «Medici e infermieri, incaricati di proteggere la vita di innocenti, hanno distrutto esseri umani indifesi nel loro luogo più sicuro. È stata intrapresa una guerra contro il futuro e la speranza della nazione» tuona il sacerdote edochiano.   «Ispirati dalla Marcia per la Vita statunitense, un protestante e un cattolico hanno organizzato la prima Marcia per la Vita con trenta persone il 13 luglio 2014. Il primo passo della Marcia per la Vita è stato segnato. Da allora, ogni anno, sotto il sole splendente di luglio, i partecipanti alla Marcia per la Vita sfilano a Tokyo. Dal 2017, ogni anno, la statua della Madonna di Fatima ha accompagnato la marcia».   Viene ricordato anche l’eroismo della dissidenza nipponica, di cui Renovatio 21 ha parlato molto. Infatti, ci dice padre Onoda, «la marcia si è svolta anche nei giorni del COVID, persino durante il rinvio delle Olimpiadi di Tokyo per motivi sanitari».

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«La Madre di Dio era sempre lì, camminando, a rappresentare centinaia di migliaia di madri che hanno sofferto e continuano a soffrire» continua don Onoda. Di fatto la Marcia vede portata in strada una statua della Vergine Maria, rendendo la marcia simile ad una processione.     «Quest’anno è stata la decima volta che ha marciato, dispensando benedizioni. I cattolici nascosti hanno cercato la loro madre, Santa Maria-sama [massimo suffisso onorifico della lingua giapponese, ndr], sottoposta a pesanti persecuzioni per 250 anni e sette generazioni» dice il sacerdote, ricordando la mostruosa e mai del tutto divulgata storia di persecuzione dei cristiani nel Sol Levante.   «La cercano sempre, la madre che ci ha donato il vero Salvatore, la madre che dona speranza, amore, pace e coraggio a tutte le madri e ai bambini che verranno. La madre che ha promesso la fine della guerra e il trionfo del suo Cuore Immacolato».   La nota si chiude con una preghiera alle Vergini delle apparizioni, compresa l’ultima, terrificante apparizione mariana approvata da Roma, quella avuta dalla suora giapponese Agnese Sasegawa, morta due anni fa nel giorno dell’Assunta.   «Nostra Signora di Fatima, prega per noi! Nostra Signora di Akita, prega per noi!»  

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Vescovo tedesco prende di mira la FSSPX limitando i sacramenti tradizionali nella diocesi

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Il vescovo Heiner Wilmer ha esortato i fedeli a non partecipare ad alcun evento organizzato dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), affermando che i matrimoni celebrati dalla FSSPX sono considerati «invalidi».

 

Nell’ultimo numero del bollettino diocesano, il vescovo di Monaco di Vestfalia (che per qualche ragione ora anche gli italiani chiamano Münster) e presidente della Conferenza episcopale tedesca ha dichiarato che «il clero della Fraternità Sacerdotale San Pio X non esercita alcun ministero ufficiale nella diocesi di Monaco di Vestfalia».

 

I sacramenti da loro amministrati sono «amministrati senza autorizzazione», ha continuato il prelato germanico, aggiungendo che le confessioni ascoltate e i matrimoni celebrati dal clero della Fraternità Sacerdotale San Pio X sarebbero «invalidi». Inoltre, il Wilmerro ha proibito alla Fraternità l’uso di «edifici ecclesiastici, chiese, cappelle, sale parrocchiali o altri locali ecclesiastici» diocesani.

 

Il vescovo ha osservato che per i fedeli della sua diocesi che desiderano partecipare alla Santa Messa «secondo la liturgia del Vetus Ordo», le uniche opzioni disponibili sono la chiesa di Sant’Egidio nel centro di Monaco di Vestfalia, la Cappella delle Candele della parrocchia di Santa Maria a Kevelaer e la chiesa e la cappella della Fraternità di San Pietro (FSSP) a Recklinghausen. Al di fuori di questi luoghi, il parroco e il vicario generale competenti devono approvare una «Messa tradizionale».

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Resta consentito per un sacerdote celebrare una Messa tradizionale in latino ( in privato. Tuttavia, ciò non deve essere annunciato pubblicamente o ai fedeli, in modo che non «assuma il carattere di una celebrazione pubblica o comunitaria, né nella realtà né nell’apparenza esteriore».

 

Riguardo al Sacramento del Matrimonio secondo il rito tradizionale, monsignor Wilmer ha annunciato le seguenti regole per la Diocesi di Monaco di Vestfalia: le celebrazioni possono avvenire solo nei luoghi designati e devono essere approvate dal vicario generale episcopale. Il vescovo ha sottolineato che «non esiste un diritto automatico» all’approvazione per il sacramento del matrimonio secondo il rito antico e che le decisioni vengono prese «caso per caso». Almeno uno dei coniugi deve essere registrato come residente principale o secondario nella Diocesi di Monaco di Vestfalia. Il sacerdote officiante deve essere autorizzato a celebrare la Messa secondo il rito tradizionale e deve essere incardinato nella Diocesi di Monaco di Vestfalia.

 

Wilmer è noto come prelato eterodosso e sostenitore del Cammino sinodale tedesco, considerato eretico. Votava regolarmente con la maggioranza dei vescovi e dell’Assemblea sinodale a favore di documenti che miravano a modificare la dottrina della Chiesa.

 

Nello specifico, monsignor Wilmer ha votato a favore di una proposta del Cammino Sinodale che prevede la «benedizione» delle unioni omosessuali, approvando un documento intitolato «Rivalutazione magisteriale dell’omosessualità» che auspicava una modifica della dottrina perenne della Chiesa e ha votato «sì» a un testo che prevede l’ordinazione sacramentale delle «diaconesse».

 

Renovatio 21 ha contezza che simili iniziative di sabotaggio della comunità dei fedeli lefebvriani, accompagnati talvolta da lettere ai proprietari delle cappelle dove si svolgono le messe FSSPX, si sono avuti anche in Italia. In particolare, sappiamo di omelie domenicali, nelle parrocchie, in cui si minaccia di scomunica i fedeli che assistono alle celebrazioni della Fraternità, del tipo «se andate lì siete scomunicati».

 

Un caso esploso subito è quello di Corato, nel barese, dove la Fraternità è proprietaria di una piccola chiesa antica, quella della Madonna di San Giovanni. L’arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, monsignor Leonardo D’Ascenzo ha lanciato un monito ai fedeli dicendo che «chi aderisca alla Fraternità sacerdotale San Pio X rischia la scomunica e i sacramenti celebrati dai suoi sacerdoti sono, in alcuni casi, invalidi».

 

La chiesa, che per anni era rimasta in abbandono, è stata recuperata,con lavori di restauro che hanno confermato che l’edificio risale a fine Seicento e che, nel corso del tempo, è stato utilizzato anche come ricovero per i malati durante l’epidemia di colera del 1908-1909. Ora è luogo della celebrazione della Santa Messa tradizionale due volte al mese: ciò non è tollerabile per l’autorità ecclesiastica della neochiesa che forse, come abbiamo visto in altri situazioni, sembra preferire l’abbandono degli edifizi sacri invece che l’uso per dire delle messe anche novus ordo, agendo come vero liquidatore immobiliare del tesoro urbanistico, architettonico, artistico accumulato da millenni di fede cattolica.

 

Come riportato da Renovatio 21, don Giovanni Caruso Spinelli, del priorato di Albano Laziale, ha pubblicato una densa lettera al vescovo di Velletri-Segni e Frascati riguardo una nota da lui disposta per tutte le chiesi della diocesi, notando inoltre che la persecuzione ora si starebbe allargando perfino alle suore vicine alla FSSPX.

 

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Mons. Schneider: «nulla è più pericoloso per la religione» dell’«interferenza» liturgica

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Il vescovo Athanasius Schneider ha avvertito in un sermone di questo fine settimana che «nulla è più pericoloso per una religione» dell’«interferenza con la liturgia». Lo riporta LifeSite.   Il vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ha difeso l’importanza di preservare la sacra tradizione della Chiesa, inclusa la sua liturgia tradizionale, durante una visita all’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote a Limerick, in Irlanda.   Ha sottolineato che è un precetto perpetuo della Chiesa cattolica rimanere fedele alla propria tradizione, sia «dottrinalmente che liturgicamente», come riportato dal Catholic Herald.   «La vera pietà non ammette altra regola se non quella che solo ciò che è stato (fedelmente) ricevuto dai nostri padri, quello stesso deve essere (fedelmente) trasmesso ai nostri figli», ha dichiarato mons. Schneider. «È nostro dovere non imporre la religione ovunque vogliamo, ma piuttosto seguirla dove essa ci conduce, ed è la via della modestia cristiana non tramandare le nostre credenze o pratiche», ha continuato. Dobbiamo «conservare e custodire ciò che abbiamo ricevuto da coloro che ci hanno preceduto».   Apparentemente commentando le attuali «guerre liturgiche», Schneider ha affermato che «il culto pubblico è intrinsecamente tradizionale», sottolineando che ciò implica la preghiera della liturgia così come esiste «secondo le norme già stabilite dall’autorità divina e tramandate dagli antenati».

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Il prelato kazako ha citato il liturgista Dom Prosper Guéranger, il quale affermò che «ogni eretico o settario che desideri introdurre una nuova dottrina si trova inevitabilmente di fronte alla liturgia tradizionale, perché la liturgia è tradizione, e la tradizione più forte e migliore è quella che esiste».   Il vescovo ha contestato coloro che sostengono che l’adesione alla Messa tradizionale sia in realtà una questione di preferenza per profumi e campane «superficiali».   Al contrario, afferma monsignore, coloro che «sostengono che la Chiesa non sia un museo e che l’uomo veramente pio sia indifferente a questi elementi accidentali della liturgia tradizionale dimostrano soltanto di essere ciechi al grande ruolo svolto dalla bella espressione».   In un ulteriore commento sulla continua soppressione della Santa Messa Tridentina, resa possibile dalla Traditionis Custodes di papa Francesco e proseguita ora con l’avallo di Papa Leone XIV, il vescovo centrasiatico ha affermato: «la storia ha dimostrato mille volte che non c’è nulla di più pericoloso per una religione, nulla che abbia maggiori probabilità di generare malcontento, incertezza, divisione e apostasia, dell’interferenza con la liturgia e, di conseguenza, con la sensibilità religiosa».   «Preservare il prezioso tesoro della liturgia tradizionale significa preservare il depositum fidei», ha proseguito, aggiungendo che la Chiesa per secoli si è adoperata affinché «l’antichità fosse conservata e la novità respinta – questa è la regola apostolica».   Schneider aveva precedentemente denunciato Traditionis Custodes come «una persecuzione di una parte dei fedeli e anche un rifiuto dell’intera tradizione della liturgia della Chiesa».   Il vescovo ha dichiarato a Limerick che «la liturgia è la Tradizione nella sua forma più potente e solenne. Solo la Chiesa cattolica può dire: “Vi ho trasmesso ciò che ho ricevuto dal Signore”».  

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