Geopolitica
Gli Stati Uniti ordinano a Israele di mantenere la parola data sul Libano
Il Dipartimento di Stato americano avrebbe ordinato a Israele di mantenere la parola data e ritirare le sue truppe dal Libano, dopo che il ministro della Difesa israeliano Israel Katz aveva dichiarato che le sue forze «rimarranno» nel Sud del Paese. Lo riportano diversi organi di stampa.
In base a un accordo quadro mediato dagli Stati Uniti e firmato il 26 giugno, Israele ha accettato di lasciare il territorio attualmente occupato nel Libano meridionale in cambio del disarmo di Hezbollah da parte del governo libanese e della creazione di un proprio esercito come unico gruppo armato in Libano. Durante una visita al territorio occupato mercoledì, il Katz ha dichiarato che «le Forze di Difesa Israeliane (IDF) resteranno qui nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza».
«Gli Stati Uniti si aspettano che tutte le parti agiscano in conformità con l’accordo quadro che hanno sottoscritto, e Israele ha chiaramente affermato di non avere aspirazioni territoriali in Libano», ha detto mercoledì un funzionario del Dipartimento di Stato a Barak Ravid, un giornalista di Axios a cui politici e funzionari della sicurezza israeliani confidano regolarmente informazioni riservate.
«Una presenza militare israeliana permanente nel Libano meridionale è incompatibile con gli impegni assunti nell’accordo quadro e non è in linea con la pace e la sicurezza a lungo termine di entrambi i Paesi», ha aggiunto il funzionario.
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Israele occupa attualmente circa 600 chilometri quadrati del Libano meridionale, compreso parte del territorio a nord del fiume Litani. L’ (IDF) ha demolito decine di villaggi e l’occupazione ha portato all’espulsione forzata di oltre 1,2 milioni di civili libanesi.
«Ho dato istruzioni alle Forze di Difesa Israeliane di adottare tutte le misure necessarie per prepararsi a una permanenza prolungata sul campo», ha dichiarato Katz mercoledì. «Come il Primo Ministro ed io abbiamo chiaramente affermato, non ci ritireremo da questa zona di sicurezza… in nessuna circostanza ci ritireremo».
Il primo ministro israeliano Benjamino Netanyahu ha suggerito che Israele potrebbe annettere in modo permanente alcune aree del Libano meridionale. In un’intervista a Fox News il mese scorso, Netanyahu ha affermato che alcuni villaggi cristiani in Libano «hanno effettivamente chiesto di essere annessi a Israele perché li proteggiamo dai fanatici di Hezbollah che vogliono ucciderli».
Netanyahu non ha nominato nessuno dei villaggi e oltre una dozzina di leader cristiani locali nel Libano meridionale hanno rilasciato una dichiarazione definendo le sue affermazioni «completamente inventate» e «prive di fondamento nella realtà».
La guerra e l’occupazione del Libano da parte di Israele hanno interferito direttamente con i colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran. Il memorandum d’intesa del 17 luglio, concordato tra Washington e Teheran, prevedeva, a quanto pare, la «cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano», una clausola che Israele non ha rispettato.
In base alla tregua del 3 giugno, Israele aveva accettato di ritirarsi progressivamente e di trasferire il controllo delle «zone pilota» all’esercito libanese, a condizione che Hezbollah non potesse più sferrare attacchi da quelle aree. Hezbollah ha respinto l’accordo definendolo «umiliante» e chiedendo il ritiro completo di Israele e rifiutando il disarmo.
Come riportato da Renovatio 21, una settimana fa Israele aveva effettuato il più pesante bombardamento del Libano dalla tregua di giugno.
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Come riportato da Renovatio 21, un mese fa il ministro della Difesa dello Stato Giudaico Israele Katz aveva dichiarato che l’occupazione ebraica di parti Libano, Gaza e Siria sarà a tempo indeterminato.
Il ministro della sicurezza dello Stato Ebraico Itamar Ben-Gvir settimane fa ha dichiarato che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi di Israele». Due mesi fa aveva, detto che «tutto il Libano deve bruciare». Pochi giorni prima Israele aveva bombardato il Paese dei cedri subito dopo l’accordo per il cessate il fuoco.
La violenza militare israeliana aveva toccato anche il castello di Beaufort, una fortezza costruita dai Crociati 900 anni fa nel Libano meridionale, dichiarato dallo Stato degli ebrei come «zona di combattimento».
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Immagine di IDF Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Geopolitica
Il ministro israeliano Smotrich appoggia il genocidio dei palestinesi dinanzi alle telecamere
Israeli Finance Minister Bezalel Smotrich:
The thorough cleansing that we are carrying out now in southern Lebanon is unprecedented. They have nowhere to return to. Look at how it looks. And by the way, the world isn’t stopping us. pic.twitter.com/lI17gYBWei — Clash Report (@clashreport) October 5, 2026
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Geopolitica
La Russia dice alle ambasciate straniere di lasciare Kiev
Il 5 ottobre il portavoce presidenziale Dmitri Peskov ha ribadito un avvertimento già rivolto alle ambasciate straniere dal ministero degli Esteri e dal ministero della Difesa russi sui rischi che corrono mantenendo le proprie sedi a Kiev.
Peskov ha richiamato le dichiarazioni del presidente Putin, secondo cui ci saranno ulteriori attacchi contro le infrastrutture economiche ucraine, e ha sottolineato i possibili pericoli per le missioni diplomatiche straniere presenti in Ucraina.
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Tuttavia, pochi Paesi occidentali abbiano preso una decisione in merito. Interpellato sulla questione il 5 ottobre, il segretario di Stato Marco Rubio ha risposto: «Guardate, abbiamo una presenza diplomatica lì, e decideremo noi se è sicuro per loro rimanere o meno… Loro [i russi, ndr] avvertono i diplomatici di andarsene da mesi, e non credo che sia una sorpresa per nessuno che Kiev sia sotto attacco. Penso che sia una cosa risaputa».
Come riportato da Renovatio 21, nelle ultime ore il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha registrato un videomessaggio in cui avverte di un attacco massivo su Kiev che sarebbe in preparazione da parte di Mosca, domandando, al solito, aiuto a USA ed Europa.
In settimana era emerso che l’Estonia si preparava a schierare armi in grado di colpire la città russa di San Pietroburgo.
Come riportato da Renovatio 21, la Lituania ha segnalata la volontà legislativa di ospitare armi atomiche.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Merz promette maggiore sostegno militare all’Ucraina, mentre parte il countdown per la caduta del suo governo
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