Sport e Marzialistica
Storia e forme della kickboxing
Storicamente, la kickboxing può essere vista come un’arte marziale ibrida, nata dalla combinazione di elementi di diversi stili tradizionali. Questo approccio è diventato sempre più popolare a partire dagli anni Settanta e, dagli anni Novanta, il kickboxing ha contribuito all’emergere delle arti marziali miste, integrandosi ulteriormente con le tecniche di combattimento a terra del jiu-jitsu brasiliano e del wrestling.
Il termine «kickboxing» ha avuto origine in Giappone negli anni Sessanta e si è sviluppato a partire dalla fine degli anni Cinquanta come una fusione tra il karate e la boxe, influenzato dalle competizioni che si sono svolte da allora. La kickboxing americana è nata negli anni Settanta e ha guadagnato notorietà nel settembre del 1974, quando la Professional Karate Association (PKA) ha organizzato i primi Campionati del Mondo.
Il termine «kickboxing» (キックボクシング, kikkubokushingu) può essere usato in senso stretto o ampio.
In senso stretto, si riferisce agli stili che si identificano specificamente come kickboxing, vale a dire il kickboxing giapponese (e i suoi stili o regole derivate come shootboxing e K-1), il kickboxing olandese e il kickboxing americano.
In senso più ampio, il termine include tutti i moderni sport da combattimento in piedi che permettono sia pugni che calci. Tra questi rientrano, oltre ai già menzionati, il Sanda, il Muay Thai, il Kun Khmer, il Lethwei, il Savate, l’Adithada, il Musti-yuddha e alcuni stili di karate (soprattutto il karate a contatto completo).
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Il termine stesso fu introdotto negli anni Sessanta come anglicismo giapponese dal promotore di boxe giapponese Osamu Noguchi per un’arte marziale ibrida che combinava Muay Thai e Karate, introdotta nel 1958. Successivamente, il termine fu adottato anche per la variante americana.
Poiché c’è stata molta contaminazione tra questi stili, con molti praticanti che si allenano o competono secondo le regole di più di uno stile, la storia dei singoli stili non può essere considerata separatamente l’una dall’altra.
Il termine francese Boxe pieds-poings (letteralmente «pugilato-piedi-pugilato») è usato anche nel senso di «kickboxing» in senso generale, includendo la boxe francese (la cosiddetta Savate), così come la kickboxing americana, olandese e giapponese, quella birmana e la boxe tailandese, qualsiasi stile di karate full-contact, etc.
- Kickboxing Giapponese: stile di combattimento creato in Giappone e origine del termine «kickboxing».
- Karate full contact (a contatto completo): qualsiasi stile di karate che prevede il contatto pieno.
- Sanda (Kickboxing Cinese): componente applicabile del wushu/kung fu, include tecniche di takedown, proiezioni e colpi (braccia e gambe).
- Shootboxing: forma giapponese di kickboxing che permette lancio e sottomissione in piedi, simile al Sanda.
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- Kickboxing americano: stile di kickboxing originario degli Stati Uniti.
- Kickboxing olandese: incorpora tre arti di combattimento: Muay Thai, boxe e karate Kyokushin.
- Savate francese: sport sviluppato nel XIX secolo, noto per le sue tecniche di calci con i piedi.
- Combat Hopak ucraino: basato principalmente su tecniche di pugni e calci.
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- Musti Yuddha e Adithada indiani: Musti Yuddha, noto anche come boxe Muki, e Adithada, una forma di kickboxing che utilizza colpi di ginocchio, gomito e fronte nel Kalaripayattu del sud.
- Kickboxing Coreano: conosciuto anche come Kun Gek Do, è un’arte marziale sudcoreana che combina boxe e Taekwondo.
- Famiglia degli sport di kickboxing del Sud-Est Asiatico: conosciuti anche come «muay» ai Giochi del Sud-Est Asiatico, includono diversi stili:
- Pradal Serey (Kun Khmer): sport da combattimento con enfasi sui calci e uso della clinciatura per le tecniche del gomito, basato sulle tecniche dell’antico impero Khmer.
- Thai Muay Boran («pugilato antico»): predecessore della Muay Thai, consente l’uso di colpi di testa.
- Kickboxing thailandese o Muay Thai: arte marziale moderna thailandese che consente colpi di pugni, calci, ginocchiate e gomiti.
- Lethwei birmano: arte marziale tradizionale birmana che permette colpi di testa, ginocchia e gomitate, utilizza anche tecniche di soffocamento e lancio. Non vengono utilizzati guantoni da boxe e il sistema di punteggio è assente, con la vittoria possibile solo per eliminazione diretta.
- Muay Lao laotiana: boxe laotiana simile alla Muay Thai.
- Yaw-Yan filippino: Sayaw ng Kamatayan («Danza della morte»), un’arte marziale filippina sviluppata da Napoleon Fernandez, che assomiglia alla Muay Thai ma con movimenti di torsione dell’anca e calci a taglio verso il basso, con enfasi sugli attacchi a lunga distanza.
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Poiché come si può vedere il termine «kickboxing» risulta essere assai ampio, comprenderne la storia può essere complesso, dato che il combattimento è una parte intrinseca dell’essere umano. Calci e pugni come atti di aggressione sono probabilmente esistiti in tutto il mondo fin dalla preistoria.
La prima rappresentazione conosciuta di qualsiasi tipo di boxe proviene da un rilievo sumero in Iraq del III millennio a.C. Forme di kickboxing esistevano nell’antica India.
I primi riferimenti all’arte marziale del musti-yuddha si trovano in poemi epici vedici classici come il Ramayana e il Rig Veda, compilati a metà del II millennio a.C. Il Mahabharata descrive due combattenti che boxano con i pugni chiusi e combattono con calci, colpi con le dita, colpi con le ginocchia e testate. Mushti Yuddha ha viaggiato lungo l’Indosfera ed è stato un precursore e una forte influenza in molte famose arti marziali del sud-est asiatico come Muay Thai, Muay Lao e Pradal Serey (della Cambogia).
Nel Pancrazio, un’arte marziale mista dell’antica Grecia, veniva utilizzata una forma definibile come kickboxing nella sua modalità Ano Pankration, permettendo l’uso di qualsiasi estremità per colpire. Inoltre, si discute se i calci fossero consentiti nella boxe dell’antica Grecia e, sebbene esistano prove di calci, questo è oggetto di dibattito tra gli studiosi.
I francesi furono i primi a includere i guantoni da boxe in uno sport che prevedeva tecniche di calcio e pugni. Nel 1743, l’inglese Jack Broughton inventò i moderni guantoni da boxe. Il francese Charles Lecour, pioniere della moderna savate o la boxe française, aggiunse i guantoni da boxe inglesi a questa disciplina. Lecour creò una forma di combattimento che combinava calci e pugni, e fu il primo a considerare il savate sia come sport sia come sistema di autodifesa.
I coloni francesi introdussero i guantoni da boxe europei nelle arti marziali asiatiche native dell’Indocina francese. L’uso dei guantoni da boxe europei si diffuse anche nel vicino Siam (l’attuale Thailandia), influenzando le pratiche locali di combattimento.
Fu durante gli anni Cinquanta che Tatsuo Yamada, un karateka giapponese, stabilì per la prima volta lo schema di un nuovo sport che combinava Karate e Muay Thai. Questo concetto fu ulteriormente esplorato nei primi anni Sessanta, quando iniziarono le competizioni tra karate e Muay Thai, permettendo di apportare modifiche alle regole. A metà del decennio, si tennero nella città di Osaka i primi eventi utilizzando il termine «kickboxing».
Il 20 dicembre 1959, presso il municipio di Asakusa a Tokyo, si tenne un incontro di Muay Thai tra combattenti tailandesi. Tatsuo Yamada, fondatore del «Nihon Kempo Karate-do», era interessato alla Muay Thai perché desiderava organizzare incontri di karate con regole di contatto pieno, dato che ai praticanti non era consentito colpirsi direttamente negli incontri di karate dell’epoca.
A quel tempo, era impensabile colpirsi direttamente negli incontri di karate in Giappone. Yamada aveva già annunciato il suo piano chiamato «bozza dei principi del progetto per la creazione di una nuova arte marziale e la sua industrializzazione» nel novembre 1959 e aveva proposto il nome provvisorio di «karate-boxing» per questa nuova arte marziale.
Non è chiaro se il combattente tailandese Nak Muay sia stato invitato da Yamada, ma è certo che Yamada fosse l’unico karateka veramente interessato alla Muay Thai. Yamada invitò un campione Nak Muay (precedentemente sparring partner di suo figlio Kan Yamada) e iniziò a studiare la Muay Thai. In quel momento, il combattente tailandese fu notato da Osamu Noguchi, un promotore della boxe che era anche interessato alla Muay Thai. La foto del combattente tailandese apparve su rivista del Nihon Kempo Karate-do pubblicata da Yamada.
Negli anni Novanta, il kickboxing è stato principalmente dominato dalla promozione giapponese K-1, con alcuni concorrenti provenienti da altre organizzazioni e promozioni. Questo periodo ha visto una crescente popolarità delle competizioni di kickboxing, accompagnata da una maggiore partecipazione ed esposizione nei mass media, nel fitness e nell’autodifesa.
Il 12 febbraio 1963, si tennero quindi i «combattimenti di Karate contro Muay Thai». Tre combattenti di karate del dojo di Masutatsu «Mas» Oyama (successivamente chiamnato Kyokushinkai, o, «associazione dell’estrema verità») si recarono allo stadio di boxe Lumpinee in Tailandia e affrontarono tre combattenti di Muay Thai. I tre karateka kyokushin erano Tadashi Nakamura, Kenji Kurosaki e Akio Fujihira (noto anche come Noboru Osawa). La squadra di Muay Thai consisteva in un unico autentico combattente tailandese.
Il Giappone vinse per 2-1: Tadashi Nakamura e Akio Fujihira misero KO entrambi i loro avversari con un pugno, mentre Kenji Kurosaki, che combatté contro il tailandese, fu messo KO con un gomito. Il solo giapponese sconfitto, Kenji Kurosaki, era all’epoca un istruttore di kyokushin piuttosto che un contendente e fu temporaneamente designato come sostituto del combattente scelto assente.
Nel giugno dello stesso anno, il karateka e futuro kickboxer Tadashi Sawamura affrontò il miglior combattente tailandese Samarn Sor Adisorn, venendo abbattuto 16 volte e sconfitto. Sawamura avrebbe utilizzato ciò che aveva appreso da quel combattimento per influenzare l’evoluzione dei tornei di kickboxing.
Il Noguchi studiò la Muay Thai e sviluppò un’arte marziale combinata che chiamò kickboxing, la quale assorbì e adottò più regole che tecniche della Muay Thai. Le principali tecniche di kickboxing derivano ancora da una forma di karate giapponese a pieno contatto in cui sono consentiti i calci alle gambe, il Kyokushin. Nelle prime competizioni, erano ammessi lanci e colpi per distinguere questa disciplina dalla Muay Thai, ma questa regola fu successivamente abrogata.
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La Kickboxing Association, il primo organismo di governo della kickboxing, fu fondata da Osamu Noguchi nel 1966, subito dopo. Il primo evento di kickboxing si tenne quindi a Osaka l’11 aprile 1966.
Tatsu Yamada morì nel 1967, ma il suo dojo cambiò nome in Suginami Gym e continuò a formare kickboxer per supportare lo sviluppo della kickboxing.
Il kickboxing ebbe un boom e divenne popolare in Giappone quando iniziò a essere trasmesso in TV. Nel 1970, la kickboxing veniva trasmessa in Giappone su tre diversi canali tre volte alla settimana. Le carte di combattimento includevano regolarmente incontri tra pugili giapponesi (kickboxer) e tailandesi (Muay Thai). Tadashi Sawamura era uno dei primi kickboxer particolarmente popolari.
Nel 1971 fu fondata la All Japan Kickboxing Association (AJKA), che registrò circa 700 kickboxer. Il primo commissario dell’AJKA fu Shintaro Ishihara, governatore di lunga data di Tokyo. I campioni erano presenti in ogni divisione di peso, dalla mosca alla metà. Noboru Osawa, praticante di lunga data del Kyokushin, vinse il titolo dei pesi gallo AJKA, che mantenne per anni.
Raymond Edler, uno studente universitario americano che studiava alla Sophia University di Tokyo, iniziò a praticare il kickboxing e vinse il titolo dei pesi medi AJKC nel 1972. Fu il primo non tailandese ad essere ufficialmente classificato nello sport della boxe thailandese quando, nel 1972, il Rajadamnern lo classificò al terzo posto nella divisione dei pesi medi. Edler difese il titolo All Japan più volte prima di rinunciarvi.
Altri campioni famosi includevano Toshio Fujiwara e Mitsuo Shima. Fujiwara fu il primo non tailandese a vincere un titolo ufficiale di boxe thailandese quando sconfisse il suo avversario tailandese nel 1978 allo stadio Rajadamnern, vincendo il campionato dei pesi leggeri.
Nel 1980, a causa degli scarsi ascolti e della scarsa copertura televisiva, l’età d’oro del kickboxing in Giappone ebbe improvvisamente termine. Il kickboxing non fu più trasmesso in TV fino alla fondazione del K-1 nel 1993.
Nel 1993, quando Kazuyoshi Ishii, fondatore del karate Seidokaikan, introdusse il K-1 secondo regole speciali del kickboxing (senza lotta con gomito e collo), il kickboxing tornò in auge. Tra la metà degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, prima del primo K-1, Kazuyoshi Ishii contribuì anche alla promozione del karate con i guanti come sport amatoriale in Giappone.
Il karate con i guanti si basava sulle regole del karate knockdown, ma con l’aggiunta di guantoni da boxe e il permesso di pugni alla testa. Di fatto, queste regole richiamavano il kickboxing orientale, con punteggio basato sugli atterraggi e sull’aggressività piuttosto che sul numero di colpi.
Con la crescente popolarità del K-1, il cosiddetto Glove Karate («karate con guantoni») divenne per un periodo lo sport amatoriale in più rapida crescita in Giappone.
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Negli anni Settanta e Ottanta, la kickboxing si espanse oltre il Giappone e raggiunse il Nord America e l’Europa. Fu durante questo periodo che si formarono molti degli organi governativi più importanti.
Per la kickboxing non esiste un unico organo di governo internazionale. Tuttavia, alcune organizzazioni internazionali di rilievo includono la World Association of Kickboxing Organizations (WAKO), la World Kickboxing Association, la Professional Kickboxing Association (PKA), la International Sport Karate Association, la International Kickboxing Federation e la World Kickboxing Network, tra le altre.
Di conseguenza, non esiste un unico campionato mondiale di kickboxing; i titoli dei campioni sono assegnati da diverse promozioni individuali come Glory, K-1 e ONE Championship. Gli incontri organizzati da diversi organi di governo seguono regole variabili, ad esempio permettendo l’uso delle ginocchia o del clinching, etc.
Nel Nord America lo sport aveva regole poco chiare, quindi kickboxing e karate a pieno contatto erano essenzialmente la stessa cosa. In Europa lo sport ha riscontrato un successo marginale ma non ha prosperato fino agli anni Novanta, anche a seguito dei film del kickboxeur belga Gianclaudio Van Damme, in particolare la fortunata pellicola marzialista Senza esclusione di colpi (1988), il film preferito del 45° presidente americano Donaldo J. Trump.
In Italia si registra la creazione negli anni Ottanta anche di un’arte marziale fusionale chiamata Kick jitsu, che univa tecniche della kickboxing a quelle del Ju Jitsu. con elementi provenienti anche dal pancrazio e dall’arte marziale mista coreana Hapkido.
La Kick Jitsu, disciplina riconosciuta dal CONI, è amministrata in Italia dalla Federkombat, cioè l’associazione italiana Kickboxing, Muay Thai, Savate e Shoot Boxe.
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Immagine di Joao Pelica via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.0 Generic
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Concluso il torneo autunnale di Sumo
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Sport e Marzialistica
Giocatore di Football americano celebra il touchdowno ma scopre di essersi rotto la caviglia
Il wide receiver (ricevitore) della squadre di football americano dei Kansas City Chiefs, Tyquan Thornton, si è alzato per festeggiare quella che potrebbe essere stata la ricezione più bella della partita nella vittoria per 30-27 dei Chiefs sui Las Vegas Raiders domenica scorsa. Lo riporta il New York Times.
Tuttavia dopo la ricezione da 55 iarde (circa 50 metri), il giuocatore ha dovuto immediatamente tornare indietro perché si è accorto di un brutto infortunio alla caviglia sinistra.
Thornton ha concluso la giornata al primo posto tra i Chiefs con cinque ricezioni per 111 yard e la sua prima partita in carriera con due touchdowni. Tuttavia è uscito dallo stadio in stampelle.
Verso la fine del quarto quarto, i Chiefs erano sotto di un punto, 19-17, contro i Raiders e si trovavano ad affrontare un cruciale terzo down sulla propria linea delle 40 yard. Il quarterback Patrick Mahomes ha lanciato un lungo passaggio per Thornton. Il ricevitore è corso sotto il pallone, lo aha afferrato e tentato di raggiungere la end zone. Il safety dei Raiders, Treydan Stukes, era in copertura e ha placcato Thornton da dietro sulla linea delle 5 yard dei Raiders, impedendo la meta.
Tyquan Thornton makes a great catch, gets up to celebrate, and then realizes he broke his ankle pic.twitter.com/PejpkPPZHY
— Tommo (@tommomancini) October 4, 2026
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Il Thornton non è sembrato rendersi conto subito della gravità del suo infortunio. Ha alzato il braccio in segno di esultanza e si è rialzato usando il piede destro. Quando tentò di appoggiare anche il sinistro, si accorse della direzione in cui puntava e ricadde a terra prima che il personale medico potesse raggiungerlo per soccorrerlo.
I Chiefs hanno immediatamente escluso Thornton dalla partita a causa di un infortunio alla caviglia.
Thornton è il giocatore dei Chiefs con il maggior numero di target a distanza di almeno 20 yard. Aveva guidato i Chiefs nella stessa categoria anche la scorsa stagione, con 23 target di questo tipo.
La storia sportiva è piena di casi di atleti che si infortunano gravemente durante la competizione ma continuano comunque.
Il caso più celebre è quello di Derek Redmond: ai Giochi di Barcellona 1992, durante la semifinale dei 400 metri, il velocista britannico si lesionò un muscolo della coscia, ma si rialzò e volle finire la gara saltellando su una gamba sola, finché il padre scese in pista e lo accompagnò fino alla linea d’arrivo.
Nel calcio resta leggendaria la finale di FA Cup del 1956, quando il portiere del Manchester City Bert Trautmann continuò a giocare dopo uno scontro: solo giorni dopo, per il dolore persistente, si scoprì che aveva il collo fratturato.
Nella ginnastica, ad Atlanta 1996, Kerri Strug eseguì il secondo salto del volteggio con una grave lesione ai legamenti della caviglia, atterrando su un piede solo, e le statunitensi conquistarono l’oro a squadre.
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Nel ciclismo, al Tour de France 2003, Tyler Hamilton si ruppe la clavicola già nella prima tappa, ma proseguì tra i dolori, vinse una tappa e chiuse quarto in classifica.
Un caso estremo è quello dell’ex Navy Seal David Goggins, ora sportivo e ospite di vari podcast, che ha completato una ultramaratona di 100 miglia (circa 160 chilometri) con fratture e ossa rotte nei piedi e insufficienza renale. Intorno al 70° miglio, San Diego One Day (una della durata 24 ore), Goggins ha subito la rottura di diverse ossa nei piedi e gravi danni fisici, arrivando a un passo dall’insufficienza renale e urinando sangue. Ha continuato a correre e camminare per gli ultimi 30 chilometri/miglia senza fermarsi, usando il dolore come carburante e affidandosi a una straordinaria forza mentale s descritta nel suo libro Niente può fermarti.
Un caso interessantissimo è invece quello di Félix Carvajal, postino cubano, partecipò alla maratona di St. Louis 1904 dopo un viaggio avventuroso. Arrivò alla gara in abiti normali, con i pantaloni tagliati all’altezza del ginocchio e scarpe pesanti, e durante il percorso si fermò a chiacchierare con il pubblico. Per la fame mangiò delle mele acerbe, che gli provocarono forti crampi, e si concesse anche un sonnellino. Nonostante tutto arrivò quarto. È una storia curiosa, ma non c’entra con gli infortuni.
Vi è poi la vicenda di Shizo Kanakuri, ricordato come il «padre della maratona» in Giappone Durante la maratona della Olimpiadi di Stoccolma del 14 luglio 1912, corsa con un caldo soffocante a circa 32°C, l’atleta fu colto da una forte spossatezza. Arrivato attorno al trentesimo chilometro, si fermò nel giardino di una famiglia svedese che stava facendo un picnic. Chiese da bere, accettò un bicchiere di succo di lampone o mirtillo, si sdraiò per riposare e si addormentò profondamente, svegliandosi solo il giorno dopo. Preso da un forte senso di imbarazzo e vergogna per non aver terminato la gara, tornò in Giappone in segreto senza avvisare i giudici, risultando disperso per le autorità svedesi per decenni. Nel 1967 la televisione svedese lo rintracciò e lo invitò a Stoccolma per completare la corsa. Kanakuri tagliò il traguardo con il tempo record di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti e 20 secondi
La Svezia fu teatro di un’ulteriore prova atletica memorabile, quella dell’atleta locale Mikael Ekvall. Durante la mezza maratona di Göteborg del 2008, il diciannovenne Ekvall fu colto da un violento attacco di diarrea intestinale al secondo chilometro. Nonostante le condizioni fisiche evidenti, rifiutò di fermarsi per non perdere tempo prezioso. Corse per i successivi 19 chilometri con le gambe totalmente sporche, concludendo la gara al 21° posto con l’ottimo tempo di 1 ora, 6 minuti e 43 secondi. A un giornalista che nel post gara gli chiese perché non si fosse fermato, rispose: «se mi fossi fermato una volta, lo avrei fatto anche la seconda e la terza. Ormai ero sporco, tanto valeva continuare». Sulla crudele internet scandinava divenne celebre con il soprannome di «Bajsmannen» («uomo della cacca»).
Non si tratta affatto di un caso isolato. Il fenomeno medico è scientificamente noto come diarrea del corridore (runner’s diarrhea o runner’s trots) ed è causato dal ridotto afflusso di sangue all’apparato digerente durante lo sforzo estremo, unito al continuo movimento verticale.
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Immagine screenshot da Twitter
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I grandi maestri spadaccini del Giappone medievale dell’era samuraia

Illustrazione della lotta Tsukahara Bokuden sul lago Biwa. Periodo Edo o Meiji. Immagine CCo via Wikimedia

Statua che celebra il duello tra Musashi e Kojiro a Ganryujima. immafi Roninjapanwiki via Wikimedia CC BY-SA 4.0

Stampa xilografica, oban tate-e (1845-1846). Araki Mataemon, il fondatore della linea Edo dell’arte marziale Yagyu Shingan-ryu, è ritratto mentre esamina la sua spada. British Museum, Londra. Immagine CC0 via Wikimedia

Torneo di Iaido, 2012. Immagine Mr.Takahashi via Wikimedia CC BY-SA 4.0

Toshiro Mifune nel 1961. Immagine CC0 via Wikimedia
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