Salute
Ricercatori giapponesi: le trasfusioni di sangue da vaccinati mRNA possono essere mortali
Uno studio giapponese preprint mette in guardia sui rischi legati alla trasfusione di sangue da soggetti vaccinati contro il COVID ad altri pazienti, indicando che potrebbe causare rischi significativi per la salute, inclusa la morte. I ricercatori chiedono inoltre misure di sicurezza per controllare e garantire l’approvvigionamento di sangue mondiale.
Intitolato «Trasfusioni di prodotti sanguigni derivati da destinatari di vaccini genetici: preoccupazioni sulla sicurezza e proposte di misure specifiche», il documento non sottoposto a revisione paritaria, della cui prima versione aveva già parlato Renovatio 21, è ora arrivato ad una seconda versione, è stato pubblicato lo scorso mercoledì. Il paper ricapitola il «programma globale di vaccinazione genetica» che era stato «rapidamente implementato come soluzione fondamentale» alla malattia da coronavirus nel 2020.
«È stato riportato in tutto il mondo che gli mRNA modificati che codificano le proteine spike e le nanoparticelle lipidiche, che vengono utilizzati come sistemi di somministrazione dei farmaci, non solo causano trombosi e disturbi cardiovascolari dopo la vaccinazione, ma potrebbero anche causare diverse malattie che coinvolgono tutti gli organi e sistemi, compreso il sistema nervoso centrale» scrive l’abstract dello studio.
Sostieni Renovatio 21
Sulla base di questi rapporti e delle abbondanti prove emerse negli ultimi anni, questo articolo si propone di attirare l’attenzione dei professionisti medici sui vari rischi associati alla trasfusione utilizzando prodotti sanguigni derivati da pazienti affetti da COVID lungo o da destinatari di vaccini genetici, e formulare proposte riguardanti specifici elementi di ispezione, metodi di prova, regolamenti, etc.
Come sottolinea Joseph Mercola, la ricerca fa particolare attenzione ai pericoli che tali trasfusioni possono comportare per la salute neurologica. Il sangue infetto da «strutture simili a prioni» presenti all’interno della proteina «spike», prodotta da queste iniezioni, può indurre «l’errato ripiegamento delle proteine normali nel cervello», causando disturbi.
«Le malattie da prioni sono caratterizzate da un lungo periodo di incubazione, seguito da una rapida progressione e da un’elevata mortalità», scrive Mercola. E la possibilità che queste proteine spike possano includere «domini simili ai prioni» solleva diverse preoccupazioni, tra cui il rischio di trasmissione di tali strutture simili ai prioni attraverso le trasfusioni di sangue con il rischio di causare pericolose malattie da prioni nei riceventi.
«Le malattie da prioni sono notoriamente difficili da diagnosticare precocemente, non hanno cura e sono fatali, rendendo qualsiasi potenziale trasmissione attraverso i prodotti sanguigni un significativo problema di sicurezza», ha scritto Mercola. Va aggiunto che a causa delle sfide tecniche e della rarità storica della malattia da prioni, gli attuali processi di screening non esaminano queste strutture e potrebbero quindi essere inadeguati nel prevenire tale trasmissione.
Le malattie da prioni hanno lunghi periodi di latenza, il che significa che i loro sintomi possono manifestarsi solo dopo anni o decenni dall’effettiva esposizione, questo «ritardo complica gli sforzi per risalire alla fonte di un’infezione a una trasfusione di sangue e valutare la sicurezza delle forniture di sangue nel tempo», riassume il medico osteopata.
«Tutto ciò potrebbe incidere sulla fiducia del pubblico nella sicurezza delle trasfusioni di sangue e, naturalmente, renderà necessari cambiamenti nei criteri di ammissibilità dei donatori, inclusa l’istituzione di ulteriori protocolli di screening» nota LifeSiteNews.
Gli autori dello studio sollecitano quindi ulteriori studi sulle strutture simili ai prioni nella proteina spike al fine di valutare ulteriormente sia le implicazioni delle iniezioni di mRNA sia, più in generale, le risposte necessarie per proteggere la salute pubblica per quanto riguarda le trasfusioni di sangue in corso.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Lo studio giapponese esprime preoccupazione per il fatto che, poiché gli studi hanno dimostrato un’efficacia negativa per le iniezioni di mRNA, il che significa che i loro riceventi hanno maggiori probabilità di soffrire future infezioni in proporzione al numero di iniezioni ricevute, così anche le donazioni di sangue da individui iniettati potrebbero compromettere immunità contro le infezioni comuni nei loro riceventi.
In tali casi, «possono formarsi anche coaguli di sangue e aggregati amiloidi», continua il Mercola, aggiungendo che anche “l’infiammazione cronica e la disfunzione immunitaria» sono possibili pericoli.
I ricercatori nipponici, dice Mercola, «sollevano preoccupazioni anche sulla possibilità che il sangue contaminato causi malattie autoimmuni nei riceventi. Ricerche recenti hanno scoperto che la pseudouridilazione dell’RNA, un processo in cui l’uracile viene sostituito con metilpseudouridina sintetica, può causare frameshifting, fondamentalmente un problema tecnico nella decodifica che può innescare la produzione di proteine aberranti fuori bersaglio».
«Gli anticorpi che si sviluppano di conseguenza possono, a loro volta, innescare reazioni immunitarie fuori bersaglio», scrive l’osteopata. «In aggiunta a ciò, le nanoparticelle lipidiche (LNP), un componente chiave dei vaccini COVID, sono state identificate come altamente infiammatorie e possiedono un’attività adiuvante più potente rispetto agli adiuvanti vaccinali tradizionali, il che aumenta ulteriormente il rischio di una risposta autoimmune».
Dati i numerosi pericoli documentati legati al sangue emersi in molti che hanno ricevuto iniezioni di COVID, i ricercatori hanno sostenuto la necessità di «misure rigorose e precauzionali nella manipolazione del sangue e nelle pratiche trasfusionali», riassume Mercola. E poiché non esistono mezzi affidabili per ripulire le attuali riserve di sangue dalle proteine spike o dall’mRNA, l’unica soluzione fornita è «scartare tutti i prodotti sanguigni che contengono questi contaminanti fino a quando non verranno stabilite tecniche di rimozione efficaci».
I ricercatori osservano altresì che poiché uno studio sui topi rivela che «la proteina Spike e i suoi geni modificati possono essere trasmessi attraverso gli esosomi» anche aerosolizzati durante la normale respirazione (cioè per shedding, «spargimento»), tutti gli individui, indipendentemente dal fatto che sia stato iniettato l’mRNA o meno, dovrebbero essere testati per queste sostanze.
I ricercatori concludono mettendo in guardia contro l’uso continuato di vaccini genetici fino a quando non potranno essere condotte ulteriori revisioni critiche per valutare adeguatamente i rischi emersi e descritti nel loro articolo.
«È fondamentale e tempestivo rivalutare la tecnologia basata sull’mRNA pseudouridinato prima dell’avvento di altri vaccini genetici in fase di sviluppo», hanno scritto. «I danni alla salute causati dalla vaccinazione con vaccini genetici non possono essere ignorati; pertanto, i paesi e le organizzazioni interessate dovrebbero adottare misure concrete insieme per identificare i rischi, controllarli e risolverli».
Aiuta Renovatio 21
La questione delle trasfusioni di sangue da soggetti vaccinati contro il COVID-19 è stata molto controversa. Nel 2022, un tribunale della Nuova Zelanda si è pronunciato contro i genitori di un figlio neonato malato dopo aver rifiutato le trasfusioni di sangue di persone vaccinate. I genitori avevano chiesto al sistema sanitario di consentire la trasfusione di sangue da soggetti non vaccinati, con donatori già disposti a contribuire. Nella sua sentenza, il tribunale ha privato i genitori della custodia medica del figlio.
In Canada i medici hanno segnalato anche l’andamento della resistenza delle persone alle trasfusioni di sangue dei vaccinati. Parlando alla CBC nel 2022, il dottor Dave Sidhu, responsabile medico dell’Alberta meridionale per la medicina trasfusionale e dei trapianti, ha affermato che i genitori di bambini malati richiedevano sangue non vaccinato.
«Lo vediamo circa una o due volte al mese, in questa fase. E la preoccupazione ovviamente è che queste richieste possano aumentare», disse allora.
Nello Stato americano del Wyoming, la deputata repubblicana Sarah Penn ha sponsorizzato un disegno di legge che impone che il sangue donato da persone che hanno effettuato iniezioni di COVID-19 venga etichettato. Ciò consentirà ai riceventi che non desiderano accettare tale sangue di rifiutarlo.
In un’intervista con il Cowboy State Daily, la Penn ha dichiarato che «per vari motivi, molte persone hanno intenzionalmente cercato di tenere le terapie a base di mRNA fuori dai loro corpi, fino al punto che alcuni hanno perso i loro mezzi di sussistenza (…) Le loro preoccupazioni sono giustificate».
Come riportato da Renovatio 21, pochi mesi dopo la vicenda canadese si ebbe il caso del piccolo Alex un bambino americano morto dopo che l’ospedale aveva rifiutato una trasfusione di sangue non vaccinato.
Trasfusioni e patria potestà furono al centro di un drammatico caso anche in Italia, con pronunciamento dei giudici.
Il tema delle scorte di sangue, e della possibilità di scegliere il proprio donatore, non è ancora affrontato dalla Sanità e dalla politica, tuttavia è un punto nodale nel quale si esprime la frattura sociale e biologica creatasi con le vaccinazioni COVID.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Salute
I malori della 45ª settimana 2026
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Sostieni Renovatio 21
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Alimentazione
Microplastiche, i neonati possono ingerire sostanze chimiche nocive attraverso il latte artificiale e i biberon di plastica
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Una revisione di 27 studi pubblicata il mese scorso sulla rivista Environmental Science and Pollution suggerisce che i neonati potrebbero ingerire milioni di microplastiche e tracce di sostanze chimiche nocive attraverso il latte artificiale, i biberon di plastica, altri prodotti per l’alimentazione e gli imballaggi. «Il ritrovamento di particelle di plastica nel latte artificiale e nei biberon, ancor prima del loro primo utilizzo, solleva interrogativi etici sulla sicurezza dei prodotti destinati a questa fascia di età», hanno affermato gli autori della revisione.
Secondo una revisione scientifica, i neonati potrebbero ingerire milioni di microplastiche e tracce di sostanze chimiche nocive attraverso il latte artificiale, i biberon di plastica e altri prodotti per l’alimentazione.
La revisione, pubblicata a settembre sulla rivista Environmental Science and Pollution Research, ha esaminato 27 studi su questi prodotti pubblicati nell’ultimo decennio.
I campioni mostrano tracce di minuscole particelle di plastica e sostanze chimiche interferenti endocrine, tra cui ftalati, bisfenoli, sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche ( PFAS o «sostanze chimiche eterne»), ritardanti di fiamma organofosforici e i loro sottoprodotti.
Nel complesso, i risultati mettono in luce un problema emergente con implicazioni «profonde» per la salute pubblica, hanno affermato gli autori.
«Questa revisione mette in luce l’esposizione quotidiana, inosservata e scarsamente regolamentata a diversi agenti chimici che si verifica oggi», hanno scritto.
«Il ritrovamento di particelle di plastica nel latte artificiale e nei biberon, ancor prima del loro primo utilizzo, solleva interrogativi etici sulla sicurezza dei prodotti destinati a questa fascia di popolazione».
Le quantità possono essere minime in termini di peso, ma queste esposizioni possono causare danni alla salute a lungo termine. Il consumo frequente di latte artificiale, soprattutto laddove l’allattamento al seno è limitato, accresce le preoccupazioni in merito all’esposizione.
Le microplastiche (MP, ovvero particelle di dimensioni inferiori a 5 millimetri) possono produrre molecole altamente reattive contenenti ossigeno, in grado di danneggiare le cellule. Studi dimostrano inoltre che le microplastiche possono danneggiare la mucosa intestinale o la flora batterica intestinale.
Nel frattempo, secondo gli autori, le sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino possono interferire con la segnalazione ormonale e la regolazione energetica dell’organismo.
Sostanze chimiche come ftalati, bisfenolo A (BPA) e PFAS sono state collegate a esiti avversi della gravidanza, asma, malattie cardiovascolari, declino cognitivo, obesità e problemi di salute riproduttiva.
Recenti evidenze, ad esempio, suggeriscono che l’esposizione precoce ai PFAS può colpire bambini e adulti e che alcuni effetti avversi possono essere trasmessi alla generazione successiva.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Come i neonati possono essere esposti a sostanze contaminanti
I neonati corrono rischi specifici a causa dell’esposizione a questi composti, poiché il loro organismo è ancora in fase di sviluppo e non è in grado di elaborare ed eliminare la maggior parte dei contaminanti con la stessa efficacia degli adulti. Inoltre, il loro sistema nervoso e ormonale sono più sensibili alle alterazioni del metabolismo e della regolazione ormonale.
La revisione descrive due principali vie di esposizione: le particelle di plastica rilasciate da bottiglie di plastica, utensili per l’alimentazione o imballaggi, e le sostanze chimiche che migrano dai materiali a contatto con gli alimenti nelle formule commerciali.
Uno studio ha stimato che i biberon in polipropilene possono rilasciare da 1,3 milioni a 16,2 milioni di particelle di microplastica per litro durante la preparazione convenzionale del latte artificiale. Un biberon da 4 once potrebbe contenerne quasi 2 milioni, secondo la revisione.
La revisione ha inoltre rilevato particelle di plastica in formule in polvere disponibili in commercio e sostanze chimiche nelle confezioni delle formule e negli alimenti solidi o semisolidi. Tra le sostanze segnalate figurano ftalati come il di(2-etilhexil) ftalato, BPA e ritardanti di fiamma organofosforici e i loro sottoprodotti.
L’esposizione può iniziare prima della nascita. La revisione ha individuato studi che hanno rilevato particelle di plastica o sostanze correlate nella placenta, nel latte materno e in altri campioni biologici, suggerendo che i neonati potrebbero entrare in contatto con contaminanti anche al di fuori del latte artificiale e del biberon. Il latte materno rimane l’alimento raccomandato per i neonati.
Un altro studio, pubblicato a ottobre, accresce le preoccupazioni relative alla possibile contaminazione da microplastiche dell’acqua potabile destinata a neonati e bambini piccoli.
I ricercatori hanno rilevato ripetutamente particelle di polipropilene di dimensioni comprese tra 20 e 50 micrometri nell’acqua proveniente da bicchieri di plastica con cannuccia, progettati per i bambini piccoli.
Hanno stimato che i bambini di età compresa tra 3 e 6 anni potrebbero ingerire 1,2 nanogrammi di polipropilene per chilogrammo di peso corporeo al giorno bevendo 100 sorsi da una bottiglia riutilizzabile in polipropilene. L’uso prolungato, la suzione e il mordere la cannuccia possono contribuire al rilascio di particelle.
Le sostanze chimiche contenute nella plastica possono danneggiare la salute intestinale e il sistema immunitario dei neonati.
Alcuni studi citati nella revisione di settembre hanno riportato associazioni tra l’esposizione a sostanze chimiche legate alla plastica e cambiamenti nell’organismo che possono influire sulla salute o sullo sviluppo del neonato.
Uno studio, ad esempio, ha rilevato una minore diversità batterica intestinale. Questi batteri contribuiscono ad allenare il sistema immunitario, proteggono dai microbi dannosi e favoriscono la digestione.
Un altro studio ha collegato l’uso di biberon di plastica a cambiamenti nei livelli di vitamine e minerali intestinali e di acidi grassi a catena corta. Questi composti contribuiscono a mantenere la salute dell’intestino, a sostenere il sistema immunitario e a regolare l’infiammazione.
Anche gli esperimenti sugli animali hanno riportato possibili effetti a lungo termine. In uno studio, i ricercatori hanno riscontrato alterazioni nei livelli ormonali e disfunzioni ovariche. Hanno inoltre segnalato effetti riproduttivi su diverse generazioni di cuccioli di topo esposti alle microplastiche.
Altri studi sugli animali hanno suggerito che le microplastiche potrebbero interferire con la digestione e l’assorbimento delle proteine essenziali del latte. Queste proteine contribuiscono a fornire i nutrienti necessari per la crescita e lo sviluppo.
«I risultati ottenuti dai modelli animali rafforzano la plausibilità biologica di potenziali effetti a lungo termine sulla salute; tuttavia, la loro applicabilità alle popolazioni umane rimane incerta», hanno scritto gli autori.
Aiuta Renovatio 21
Richieste di un migliore monitoraggio e di una maggiore regolamentazione dei prodotti per l’alimentazione infantile
La revisione presenta importanti limitazioni. I ricercatori hanno affermato di non aver valutato la qualità dei 27 studi. Le differenze nei metodi di analisi e nelle dimensioni dei campioni hanno reso difficile il confronto dei risultati. La maggior parte delle prove proveniva da studi osservazionali, esperimenti di laboratorio o studi su animali.
Resta ancora da stabilire in che quantità i neonati assorbano questi contaminanti, come reagisca il loro organismo e se l’esposizione abbia effetti duraturi sulla salute, avvertono gli autori. Il ritrovamento di contaminanti nei prodotti per l’infanzia non dimostra che questi causino malattie.
Inoltre, non esistono limiti internazionalmente riconosciuti per le microplastiche negli alimenti e le normative relative agli additivi chimici variano da regione a regione.
All’inizio di quest’anno, la Food and Drug Administration statunitense ha dichiarato che il latte artificiale per neonati rimane sicuro, dopo aver pubblicato i risultati del più grande test mai effettuato sul latte artificiale per la ricerca di contaminanti, tra cui metalli pesanti, pesticidi, ftalati e PFAS. I test non hanno incluso le microplastiche.
Gli autori raccomandano:
- Migliore monitoraggio delle microplastiche e delle sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino nel latte artificiale, negli imballaggi e nei prodotti per l’alimentazione dei neonati.
- Metodi di test coerenti.
- Maggiori ricerche sull’esposizione nella prima infanzia.
- Imballaggi più sicuri.
- Limiti più severi per le sostanze chimiche che passano dagli imballaggi agli alimenti.
Proteggere la popolazione in via di sviluppo significa prevedere e controllare i fattori che potrebbero minacciare la salute», hanno scritto gli autori.
«Sebbene disponiamo solo di prove parziali, queste sono sufficienti a giustificare le reazioni degli enti regolatori, sanitari e di ricerca, rendendo necessaria l’istituzione di un sistema di sorveglianza tossicologica infantile che adotti misure concrete per affrontare questo problema».
Pamela Ferdinand
Originariamente pubblicato da US Right to Know.
Pamela Ferdinand è una giornalista pluripremiata ed ex borsista del programma Knight Science Journalism del Massachusetts Institute of Technology, che si occupa dei fattori commerciali che influenzano la salute pubblica.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine generata artifizialmente
Salute
La FDA respinge la richiesta di studiare gli effetti delle luci a LED sulla salute
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
«Il pubblico merita di meglio dalla FDA»
Nella sua petizione alla FDA, la Soft Lights Foundation ha citato studi che collegano la luce blu emessa dai LED a squilibri ormonali, aumento del rischio di cancro al seno e altri rischi per la salute. Secondo la Cleveland Clinic, la luce blu è un segmento ad alta frequenza dello spettro della luce visibile, potente quasi quanto la luce ultravioletta (UV). Il sole emette naturalmente una certa quantità di luce blu, soprattutto al mattino, ma la proliferazione della tecnologia LED fa sì che le persone siano ormai bombardate da luce blu a tutte le ore. «Le luci LED pulsate interferiscono con la vista e le funzioni cognitive, e gli effetti negativi delle luci LED intermittenti sono già oggetto di numerose cause legali», si legge nella petizione. Mark Baker, fondatore e presidente della Soft Lights Foundation, ha dichiarato a The Defender che il rifiuto della FDA di ottemperare a quello che ha definito un «obbligo imposto dal Congresso» all’agenzia di indagare su questi danni è «tipico della FDA». Baker ha affermato di sperare che il Segretario della Salute e dei Servizi Umani (HHS), Robert F. Kennedy Jr., incarichi la FDA di studiare gli effetti dei prodotti a LED sulla salute e di condividere i risultati con il Congresso. La Soft Lights Foundation ha ricevuto centinaia di segnalazioni di lesioni dovute all’esposizione alle luci a LED e migliaia di segnalazioni di danni causati dall’esposizione ai fari a LED, ha affermato. «Il pubblico merita di meglio dalla FDA».I legislatori portano avanti un disegno di legge per consentire il ritorno sul mercato delle lampadine a incandescenza.
Il rifiuto della FDA di studiare gli effetti sulla salute delle luci a LED giunge mentre il Congresso sta esaminando un disegno di legge che faciliterebbe l’acquisto di lampadine tradizionali per l’illuminazione domestica da parte dei cittadini americani. Dal 2023, le normative federali sull’efficienza energetica hanno di fatto vietato la produzione e la vendita della maggior parte delle lampadine a incandescenza per l’illuminazione domestica generale, secondo il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. Il 30 settembre, la Commissione per l’energia e le risorse naturali del Senato degli Stati Uniti ha dato il via libera al Liberating Incandescent Technology (LIT) Act del 2025. Secondo un comunicato stampa, se approvato, il disegno di legge «abroga le normative sulle lampadine dell’era Biden che di fatto vietavano le lampadine a incandescenza in tutto il Paese». Il disegno di legge, presentato il 5 maggio 2025 dal senatore Mike Lee (repubblicano dello Utah), presidente della Commissione per l’energia e le risorse naturali, non è ancora stato sottoposto al voto del Senato. Un disegno di legge analogo alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti non è ancora uscito dalla commissione. L’industria dei LED si è opposta al disegno di legge, affermando che era improbabile che i produttori volessero ricostruire le linee di produzione di lampade a incandescenza. Alcuni esperti di salute sostengono che le lampadine a incandescenza potrebbero essere migliori per la salute umana perché emettono uno spettro luminoso più completo rispetto ai LED. I LED emettono principalmente luce blu, che notoriamente interferisce con i ritmi circadiani delle persone. Uno studio pubblicato nel gennaio 2026 su Scientific Reports ha rilevato che le lampadine a LED hanno un potenziale di soppressione della melatonina notevolmente maggiore rispetto alle tradizionali lampadine a incandescenza. Secondo un medico specializzato che scrive “The Forgotten Side of Medicine” su Substack con lo pseudonimo di ” A Midwestern Doctor “, le lampade a incandescenza emettono una grande quantità di luce infrarossa, invisibile all’occhio umano ma necessaria per la funzione mitocondriale. Suzanne Burdick Ph.D. © 2 novembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Politica1 settimana faCaos per l’emendamento sul reintegro dei medici definiti «no-vax». Intervista al dottor Dario Giacomini
-



Spirito2 settimane faNuvola a forma di Croce sopra Lourdes
-



Vaccini2 settimane faGates e Bourla sotto processo nei Paesi Bassi, accusati del piano del «Grande Reset» nell’ambito dell’udienza sui danni da vaccino
-



Salute2 settimane faI vaccini anti-COVID hanno scatenato disturbi psichiatrici, compresi i suicidi.
-



Necrocultura1 settimana faHalloween, la festa di sangue è di nuovo qui
-



Arte2 settimane faStelle del cinema e tute alari. Renovatio 21 intervista il decano degli stuntmen italiani Claudio Pacifico
-



Vaccini1 settimana faVaccino COVID, Londra era a conoscenza del rischio fatale di coaguli, ma ha permesso la sperimentazione sui bambini
-



Spirito2 settimane fa«Scomunicati senza processo». Mons. Viganò ai fedeli Summorum Pontificum respinti dalla Basilica di San Pietro














