Sport e Marzialistica
Il Bajiquan, da Mao all’ASMR
Il Bajiquan (八極拳) – letteralmente «pugilato degli otto estremi» – è un’arte marziale tradizionale cinese caratterizzata da una potenza esplosiva a corto raggio per il combattimento ravvicinato, nota per i suoi rapidi colpi di gomito e spalla. Il suo nome completo è kaimen bajiquan (開門八極拳), che significa letteralmente «boxe con otto estremità a cancello aperto».
Il Bajiquan è anche conosciuto come «lo stile della guardia del corpo», poiché era la disciplina praticata dalle guardie del corpo personali di Mao Zedong, Chiang Kai-shek e Puyi, l’ultimo imperatore della dinastia Qing raccontato nel kolossal di Bernardo Bertolucci.
Attualmente, il Bajiquan è popolare nel nord della Cina e a Taiwan. Successivamente, è stato introdotto in Giappone, Corea del Sud e altri paesi come Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Francia e Italia.
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Secondo l’etimologia più comune – ma non accettata da tutti – il Bajiquan era originariamente chiamato baziquan (耙子拳, cioè letteralmente «rastrello/pugilato») perché i pugni, tenuti sciolti e leggermente aperti, venivano usati per colpire verso il basso come un rastrello. Tuttavia, poiché il nome era considerato piuttosto rozzo, fu cambiato in bajiquan. Il termine baji deriva dal celeberrimo libro di divinazione I Ching e significa «estensione di tutte le direzioni». In questo contesto, significa quindi «comprendente tutto», cioè «l’universo».
Le origini della tecnica rimangono ancora piuttosto oscure. Le informazioni anteriori all’era repubblicana della Cina sono estremamente scarse, con documentazioni più chiare che iniziano solo intorno agli anni Venti e Trenta del XX secolo.
Il primo praticante chiaramente identificato nella storia scritta è stato un uomo di nome Wu Zhong (1712-1802), un membro della minoranza Hui – i cinesi musulmani – e del clan della famiglia Wu della regione di Mengcun, a Cangzhou, nella provincia di Hebei, dove la tecnica è tutt’oggi molto praticata.
Secondo i documenti genealogici della famiglia Wu, il bisnonno di Wu Zhong lasciò la roccaforte familiare per stabilirsi a circa 50 km di distanza, nel villaggio isolato di Houzhuangke, nella vicina provincia dello Shandong. Si dice che il Wu Zhong, nato a Houzhuangke, si stabilì quindi il ramo principale della sua famiglia nel villaggio di Mengcun, nella provincia di Hebei.
Del personaggio si sa poco, eccetto che raggiunse rapidamente un livello senza precedenti nella pratica delle arti marziali, tanto da ottenere il soprannome di «dio della lancia». L’uomo fu quindi reclutato come istruttore presso la corte imperiale sotto il principe Xun.
Intorno ai 60 anni, Wu Zhong ritornò a Mengcun, dove dedicò gli ultimi trent’anni della sua vita a trasmettere la sua arte di combattimento, facendo del villaggio la fonte dello sviluppo del Bajiquan.
Parimenti misteriose paiono essere le origini delle magistrali capacità acquisite dallo Wu Zhong, un tema che è attualmente oggetto di numerose controversie tra i diversi rami del Bajiquan.
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Secondo documenti storici, vi sarebbero due versioni principali possibili.
Secondo la «versione del monaco taoista Lai e il suo discepolo Pi», indicata dagli annali della contea di Cang, dal manuale baji della famiglia Wu e dall manoscritto Pobei, sarebbero stati un monaco taoista itinerante di nome Lai (癞, «il lebbroso») e il suo discepolo Pi (癖, «l’appassionato») ad insegnare il Bajiquan e l’uso della grande lancia a Wu Zhong a Mengcun. Tuttavia, la famiglia Wu di Mengcun ammette che questo riferimento è probabilmente da considerarsi come una pure leggenda.
Un’altra teoria sostiene che Zhang Yueshan, un monaco del tempio Yueshan nella provincia dell’Henan, avrebbe insegnato il metodo della grande lancia a Wu Zhong mentre tornava alla vita secolare e viaggiava».
Oltre a queste due teorie, si ipotizza anche che l’arte marziale abbia origine nel Tempio Shaolin nell’Henan, quindi non correlato a Zhang Yueshan.
In ogni caso, tutte le fonti concordano sul fatto che Wu Zhong viaggiò molto e che solo alla fine della sua vita si dedicò all’insegnamento del Bajiquan. La leggenda di Lai e Pi potrebbe simboleggiare la conoscenza marziale che Wu Zhong riuscì ad acquisire nel corso della sua vita, probabilmente dallo studio di altri stili della regione, e che cristallizzò sotto forma di Bajiquan.
Il primo riferimento storico al Bajiquan appare nel trattato militare chiamato Jixiao Xinshu, scritto dal generale Qi Jiguang (1528-1588). Ciò suggerisce che il Bajiquan potrebbe essere stata un’arte marziale ben consolidata durante il XVI secolo.
Wu Zhong ebbe una sola figlia, Wu Rong, la quale all’età di 30 anni sposò un esperto di Changquan e, dopo pochi anni, smise di praticare il Bajiquan. Per evitare di rimanere senza eredi e garantire la continuità della sua arte, Wu Zhong adottò Wu Ying, un lontano nipote della famiglia Wu di Mengcun. A lui Wu Zhong trasmise tutta la sua conoscenza, e lo stesso fece con Wu Zhongyu, un altro lontano nipote della famiglia Wu di Mengcun.
Nel 1790, su richiesta del suo maestro, Wu Ying introdusse ufficialmente il nome «Bajiquan» e scrisse il primo manuale marziale della famiglia Wu per garantire la trasmissione dell’arte tra le generazioni future. Pertanto, il Bajiquan fu trasmesso all’interno della famiglia Wu, che ne assicurò anche la diffusione ad altre famiglie a Mengcun e nei villaggi circostanti.
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Inizialmente, il Bajiquan fu trasmesso principalmente alla popolazione Hui del villaggio di Meng, ma venne anche insegnato a Luohan, un’area abitata prevalentemente da persone di etnia Han. Alla fine, si svilupparono due lignaggi distinti: il lignaggio Hui di Mengcun e il lignaggio Han di Luo.
Successivamente, Li Shuwen (1860-1934) fu considerato uno dei più importanti promotori del Bajiquan durante la dinastia Qing. Originario di Cangzhou, Hebei, acquisì il soprannome di «Li, dio della lancia». Wu Shen, un personaggio marziale maschile dell’opera di Pechino, era anche un esperto combattente. È conosciuto per la frase «non so cosa significhi colpire un uomo due volte».
Tra gli studenti di Li Shuwen figuravano Huo Dian Ge, guardia del corpo di Puyi, l’ultimo imperatore della Cina, Li Chenwu, guardia del corpo di Mao Zedong, e Liu Yunqiao, agente segreto della fazione nazionalista Kuomintang e istruttore delle guardie del corpo di Chiang Kai-shek. Grazie a tali connessioni, il Bajiquan acquisì la reputazione di «stile della guardia del corpo».
I maestri Ma Fengtu e Ma Yintu introdussero il Bajiquan nell’Istituto Centrale Guoshu – l’istituzione nazionale di arti marziali cinesi, con sede a Nanchino – dove divenne un requisito per tutti gli studenti.
L’evento che diede impulso alla diffusione del Bajiquan in tutta la Cina fu proprio l’inclusione di questa arte marziale nell’Istituto Centrale Guoshu come corso regolare, comune ai corsi di formazione «Cancello Shaolin» e «Cancello Wudang». Al Guoshu quindi vi fu la creazione dei «materiali didattici del Bajiquan per l’allenamento di gruppo», e con l’espansione delle filiali dell’Istituto marzialista di Stato, il Bajiquan divenne sempre più popolare e diffuso in tutta la Cina.
Rami e lignaggi importanti del Bajiquan sono sopravvissuti fino ai tempi moderni, tra cui lo stile Han, lo stile Huo, lo stile Ji, lo stile Li, lo stile Ma, lo stile Qiang, lo stile Wu (da Wu Xiefeng), lo stile Wutan e il Bajiquan in stile yin yang. Ognuno di questi lignaggi ha elementi unici pur condividendo le pratiche fondamentali. Alcuni lignaggi sono più comuni o esistono solo in Cina, mentre altri si sono diffusi nei Paesi occidentali.
La tattica del Bajiquan prevede l’apertura con forza le braccia dell’avversario (qiang kai men) e lo sferrare attacchi ai livelli alto, medio e basso del corpo (san pan lian ji).
Il Bajiquan risulta particolarmente efficace nel combattimento ravvicinato, poiché si concentra sui colpi di gomito, ginocchio, spalla e fianco. Quando si blocca un attacco o ci si avvicina a un avversario, le tecniche del Bajiquan enfatizzano i principali punti di vulnerabilità, ossia il torace, le gambe e il collo.
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Nel Bajiquan, i «sei grandi modi di apertura» (liu da kai) – che non vanno considerate propriamente come tecniche, ma come «forze fondamentali» – sono:
- Ding (頂): usare il pugno, il gomito o la spalla per spingere in avanti e verso l’alto.
- Bao (抱): unire le braccia come se si stesse abbracciando qualcuno. Di solito è seguito dal pi (劈), che significa «scissione».
- Ti (提): alzare il ginocchio per colpire la coscia dell’avversario, oppure alzare il piede per colpire lo stinco dell’avversario, ecc.
- Dan (單): utilizzare una singola mossa.
- Kua (胯): usare l’anca.
- Chan (纏): intreccio con rotazione attorno al polso, gomito e spalla.
La tecnica prevede anche i cosiddetti «metodi del passo e del corpo».
- Zhenjiao: uno specifico modo di posizionare e muovere i piedi.
- Nianbu: movimenti dei passi con un particolare ritmo e cadenza.
- Chuangbu: avanzamenti rapidi e incisivi.
Vi sono quindi le badazhao ossia le «otto grandi offese», cioè tecniche di attacco.
- mani dei tre punti del re Yan (yan wang san dian shou).
- la tigre feroce scala la montagna faticosamente (meng hu ying pa shan).
- non prestare attenzione tre volte al saluto sulla porta (ying men san pu ku).
- il tiranno rompe a fatica le briglie (pa wang ying tze chiang).
- palmo del sorgere del sole e col vento (ying feng chao yang chang).
- aprire la porta faticosamente a destra e a sinistra (zuo you ying kai men).
- l’uccello giallo abbraccia con due artigli (huang niao shuang pao chao).
- immediatamente tutta la forza del cannone (li di tong tian pao).
Tali tecniche sono legate alla medicina tradizionale cinese, che afferma che tutte le parti del corpo sono collegate, sia fisicamente che spiritualmente.
I taolu, cioè le «forme» (le kata giapponesi) del Baji sono suddivise in routine armate e disarmate. Ci sono venti forme di pugno, che includono dodici pugni Baji a piccola struttura, il pugno della Tigre Nera, Baji Danzhai, Baji Danda/Duida, Baji Luohan Gong e Baji Si Lang Kuan.
Ci sono anche otto forme di armi, tra cui la liuheda qiang (lancia), la chun yang jian (spada), la san yin dao (sciabola), la xing zhe bang (bastone), il pudao e la chun qiu dadao (una lunga lama pesante a due mani, usata dai generali seduti sui loro cavalli).
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La maggior parte delle scuole si concentra su un curriculum più ridotto. Standard in quasi tutti i gruppi sono lo Xiaobaji e il Dabaji, due forme di pugno, la sciabola e la lancia. Ina routine di allenamento per due persone chiamata Baji Duijie o Baji Duida e una serie di 8 brevi metodi di attacco chiamati «bashi» (otto posizioni), che derivano dall’arte Shaolin detta Jingang Bashi.
Le caratteristiche principali del Bajiquan includono colpi di gomito, pugni con il braccio/pugno, controlli dell’anca e colpi con la spalla. Tutte le tecniche vengono eseguite con una potenza breve, sviluppata attraverso l’allenamento; tra gli artisti marziali cinesi, il Bajiquan è noto per i suoi movimenti veloci. Si concentra sulle lotte ravvicinate, entrando da una distanza più lunga con un caratteristico passo di carica (zhenjiao).
L’essenza del Bajiquan risiede nei jin, o metodi di emissione di potere, in particolare nel fa jin (potere esplosivo). Lo stile contiene sei tipi di jin, otto modi diversi di colpire e diversi principi di utilizzo della potenza. La maggior parte delle mosse del Bajiquan utilizzano un metodo di spinta a colpo singolo da una distanza molto ravvicinata. La quantità più significativa del danno viene inflitto attraverso l’accelerazione momentanea che viaggia dalla vita all’arto e ulteriormente amplificato dalla fase di carica nota come zhenjiao.
La meccanica del jin è stata sviluppata attraverso molti anni di pratica e il Bajiquan è noto per il suo intenso allenamento della parte inferiore del corpo e per la sua enfasi sulla posizione del cavallo. La sua posizione del cavallo è più alta di quella dei tipici stili Changquan. Come altri stili, ci sono anche «la posizione dell’arco-freccia», «la posizione con una gamba sola», «la posizione vuota» (xubu), «la posizione di caduta» (pubu), e via dicendo.
Secondo quanto scrivono nel sito della famiglia Wu, la «forza esplosiva» (bao fa li) sarebbe ottenuta attraverso la respirazione, con l’emissione di suoni Heng (哼) ed Ha (哈).
Ci sono otto diverse pose delle mani, oltre a diversi tipi di respirazione e zhenjiao.
Il Bajiquan si concentra sull’essere diretto, culminando in colpi potenti e veloci che renderanno l’avversario incapace di continuare. Tuttavia, ci sono alcuni stili che derivano dai principi o concetti principali del Bajiquan su come colpire l’avversario:
- Otto Posizioni (Bashi)
- Metodo degli Otto Movimenti (Bashi Gong)
- Metodo degli Otto Movimenti (Bashi Chui)
- Doppie Otto Posture (Shuang Bashi)
- Otto Posizioni dello Stile del Drago (Longxing Bashi)
Molte di queste forme sono anche basate o mescolate con il Luohanquan, uno stile Shaolin. Il termine «bashi» può anche riferirsi al Bajiquan e viene utilizzato anche nello Xingyiquan.
Secondo un famoso detto cinese «i colti hanno il Taiji [cioè il Taijiquan, ndr] per essere in pace sotto il cielo, i militari hanno il Baji per decidere il destino».
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Il Bajiquan ha incontrato imprevedibilmente anche l’interesse degli appassionati di ASMR, ossia di coloro che cercano video rilassanti su YouTube, magari per riuscire ad addormentarsi.
In un video esploso in rete qualche anno fa come esempio altissimo di cosiddetto ASMR volontario, si vede il maestro di Bajiquan Wu Lianzhi in un momento di un suo seminario in una palestra di Aix en Provence tenuto nel lontano 2010. Il maestro, prendendo di mira un praticante provenzale dai capelli rasati, procede a quella a quello che sembra un trattamento basato sulla medicina tradizionale cinese, con tanto di meridiani e punti di pressione cinese.
In moltissimi, per qualche ragione, trovano questo filmato incredibilmente calmante, distensivo, ipnotico. Nonostante i momenti di sofferenza del ragazzo, che tuttavia cerca di sdrammatizzare con il riso.
Come si può udire, uno dei partecipanti del seminario, vedendo la potente opera di digitopressione subita dall’amico nei suoi punti di pressione, si lascia scappare la frase «tu ne le sais pas mais tu es déjà mort» («tu non lo sai, ma sei già morto»), citazione diretta da Ken le survivant, che è come chiamano oltralpe la notissima serie giapponese Hokuto no Ken, conosciuta alle nostre latitudini come Ken il guerriero o meglio con il semplice nome, universalmente noto in Italia, di «Kenshiro».
Secondo quanto scritto in didascalia al video, «la vittima del massaggio è sopravvissuta, finora…»
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Immagine di MrHeiHu via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported; immagine modificata.
Gender
Le squadre di Hockey NHL scelgono la Quaresima e la Pasqua per celebrare le «serate dell’orgoglio» LGBT
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Nashville predators hockey team has gone gay.
Are they now the prideful predators…or the gay predators? What does any of this have to do with hockey? 😆 pic.twitter.com/Lry0Q2Bqh5 — Clerpatriot (@clerpatriot) March 28, 2026
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Spirito
La Stella Rossa di Belgrado multata perché i tifosi hanno mostrato allo stadio un’immagine sacra
La Stella Rossa di Belgrado, arcinota squadra che ha fatto la storia del calcio serbo ed europeo, è stata multata di 40.000 euro dalla UEFA dopo che i tifosi sugli spalti hanno creato un’enorme icona cristiana di San Simeone con il messaggio «Che la nostra fede ti conduca alla vittoria».
La sanzione inflitta alla Stella Rossa, riportata nelle decisioni del 25 marzo dell’Organo di Controllo, Etica e Disciplina, è stata comminata per «aver trasmesso un messaggio non adatto a un evento sportivo» e per «aver screditato il calcio e la UEFA».
🇷🇸The UEFA fined the Serbian club “Red Star” €95,500 because fans unfurled an image of the Orthodox saint St. Simeon the Wonderworker and a banner saying “Let our faith lead you to victory”. pic.twitter.com/CsBp6Og3EO
— Lord Bebo (@MyLordBebo) March 28, 2026
L’«incidente» è avvenuto il 26 febbraio 2026, durante la partita tra la nazionale serba e il Lille.
Commentatori in rete hanno subito fatto notare sui social media che la UAEF applica «le regole in modo selettivo» e ha «un evidente doppio standard», per cui le immagini demoniache sono permesse, quelle sante no.
Kaiserslautern fans displaying satanic imagery in their tifo. Versus Red Star Belgrade’s Delije displaying St. Simeon Nemanja, a 12th century Serbian king who gave up his throne to become a monk and eventually a Saint.
One group chose satan. The other chose a Christian Saint. W… pic.twitter.com/WZIBWvDAn1
— sacredchad (@sacredchad_ig) March 5, 2026
«Perché è accettabile realizzare un’immagine con letteralmente Satana, un pentagramma e una frase in latino che chiede al diavolo di prendersi le loro anime, mentre non lo è quella di un santo cristiano?», ha chiesto un utente Twitter.
Why is doing one with literally Satan a pentagram and a phrase in latin asking the devil to take their souls okay but a Christian Saint isn’t? pic.twitter.com/uabDZzkLZo
— Trad West (@trad_west_) March 27, 2026
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«La stessa UEFA ha promosso per anni il culto di Black Lives Matter e la propaganda LGBTQ+ senza problemi. Ma ha inflitto una multa salatissima alla squadra serba della Stella Rossa per un semplice messaggio di un tifoso cristiano: “Che la nostra fede vi conduca alla vittoria!”» ha osservato un altro utente, citando il politico tedesco Tomasz Froelich.
Fragkos Ammanouil Fragkoulis, membro ortodosso del Parlamento europeo greco , ha dichiarato di aver «presentato formalmente una lettera al Commissario europeo per lo sport in merito alla multa inflitta dopo l’incidente della Stella Rossa di Belgrado, esprimendo serie preoccupazioni sulla posizione della UEFA in materia di espressione cristiana ortodossa».
«L’applicazione selettiva delle regole rivela un evidente doppio standard», ha affermato Fragkoulis. «Non si può parlare di neutralità quando la fede viene trattata in modo diseguale».
«L’UEFA dichiara di essere neutrale, eppure la sua applicazione appare selettiva», ha scritto Fragkoulis nella sua lettera. «Il caso rafforza la percezione che le espressioni culturali e religiose vengano giudicate più severamente rispetto ad altre forme di comunicazione, anche quando sono positive e non violente».
Il Fragkoulis ha citato alcuni esempi significativi che mettono in luce i doppi standard della UEFA:
🚨 We have formally submitted a letter to the European Commissioner for Sport regarding the fine imposed after the Red Star Belgrade incident, raising serious concerns about UEFA’s stance on Orthodox Christian expression.
Selective enforcement of rules exposes clear double… pic.twitter.com/GUpyleb3v8— FRAGKOS EMMANOUIL FRAGKOULIS MEP🇬🇷 (@e_fragkos) March 27, 2026
- Violazione della neutralità (bandiere politiche): Celtic FC vs Hapoel Be’er Sheva, UEFA Champions League, 17 agosto 2016: bandiere palestinesi; nessuna sanzione.
- Violazione della neutralità (gesto militare): nazionale di calcio turca contro nazionale di calcio francese, qualificazioni a UEFA Euro 2020, 14 ottobre 2019: saluto militare; nessuna sanzione.
- Violazione della neutralità (simbolismo territoriale/politico): nazionale di calcio ucraina contro nazionale di calcio olandese, UEFA Euro 2020, 13 giugno 2021: mappa della maglia che include la Crimea; nessuna sanzione.
- Violazione della neutralità (valori/espressione politica): nazionale di calcio tedesca contro nazionale di calcio ungherese, UEFA Euro 2020, 23 giugno 2021: fasce arcobaleno al braccio; nessuna sanzione.
- Violazione della neutralità (simboli politici – nessuna sanzione): Real Madrid CF vs FC Barcelona, La Lifa, 2021-2023 – ripetuta esposizione di bandiere e striscioni indipendentisti catalani da parte dei tifosi; nessuna azione disciplinare da parte della UEFA nonostante il chiaro contenuto politico.
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Come riportato da Renovatio 21, i tifosi del Kaiserslautern l’anno passato avevano messo in scena allo stadio un’immane coreografia a base di satanismo, con tanto di pentagramma, preghiera diabolica in latino e immagine del demonio che emergeva dalla massa ultras.
Due anni fa ultras tedeschi del Bayer leverkusen erano stati invece multati per lo striscione «ci sono solo due sessi».
Va ricordato come la Stella Rossa, nata nel 1945 agli albori della Yugoslavia comunista, fosse una squadra che richiamava il socialismo ateo sin dal suo nome. Ora invece la sua tifoseria riproduce icone sacre con immense coreografie.
Insomma, anche in curva: ex oriente lux.
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Immagine screenshot da YouTube
Necrocultura
Una città senza tifo è una città morta
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