Geopolitica
«Una guerra su vasta scala non è una conclusione scontata»: parla il capo di un grande think tank russo
In vista della conferenza «Russia e Cina: cooperazione in una nuova era» che tenutasi a inizio mese a Mosca, il direttore generale del Consiglio russo per gli affari internazionali (RIAC), Ivan Timofeev, ha dichiarato all’agenzia di stampa statale russa TASS la crescente probabilità di una guerra su vasta scala tra Russia e Occidente.
«Una guerra su vasta scala non è una conclusione scontata, ma sfortunatamente la sua probabilità è in aumento», ha detto Timofeev in un’intervista alla TASS. «Un’opzione è che ci sarà un grande aumento del confronto tra di noi. Alla radice di ciò c’è la questione dell’Ucraina, poiché l’Occidente continua a fornire assistenza militare su larga scala a Kiev».
Giovedì, in un incontro separato, il capo della NATO Jens Stoltenberg ha parlato ai ministri degli Esteri della necessità di consentire all’Ucraina di utilizzare armi occidentali per penetrare in profondità all’interno della Russia.
Timofeev ha messo in guardia sulla crescente possibilità di un conflitto diretto con la NATO:
«Un certo numero di funzionari, soprattutto in Francia e nel Regno Unito, hanno affermato che singole unità militari dei paesi della NATO potrebbero essere schierate in Ucraina. Se prendessero parte ad operazioni militari contro le forze russe, diventerebbero un obiettivo legittimo per il nostro esercito».
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«Speriamo che questa possibile escalation coinvolga armi convenzionali e non armi nucleari. Nel frattempo, la NATO sta spendendo dieci volte di più della Russia – se non di più – per la difesa. È certamente uno scenario pericoloso».
«La leadership della NATO ha dichiarato che non verranno inviate truppe in Ucraina, e un certo numero di politici dell’UE hanno affermato che ciò è controproducente. Ciò significa che non sono uniti sulla questione» ha insistito il direttore generale della RIAC, aggiungendo che «per quanto riguarda la Russia, dobbiamo tenere conto di ogni scenario possibile. Abbiamo la capacità di scoraggiare queste minacce».
«Tuttavia, uno scenario del genere causerà danni irreparabili a tutti» ha concluso Timofeev, sostenendo che l’Occidente probabilmente continuerà ad assistere l’Ucraina attraverso forniture di armi e attrezzature, indicando che queste «linee di divisione tra» Russia e Occidente «potrebbero stare lì per decenni».
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa il Timofeev aveva scritto un editoriale che descriveva il sentimento provato da una parte crescente di russi nei confronti delle nazioni occidentali.
«In Russia, si sta diffondendo sempre più il punto di vista che l’obiettivo degli Stati Uniti e dell’”Occidente collettivo” guidato da Washington sia una soluzione finale alla “questione russa”» scrive l’intellettuale russo. «Un tale obiettivo è visto come uno sconfiggere la Russia, livellare il suo potenziale militare, ristrutturare la sua statualità, ricablare la sua identità e possibilmente liquidarla come Stato unico».
Come riportato da Renovatio 21, il dibattito sul comportamento del blocco occidentale in Russia è arrivato perfino ad ipotizzare l’uso di un’arma atomica su un Paese europeo.
La proposta, fatta dal politologo russo Sergej Karaganov, ha suscitato reazioni di risposta in vasta parte dell’intellighenzia politica moscovita. Tuttavia, come riportato da Renovatio 21, il tabù nucleare ha iniziato via via ad erodersi.
«La paura dell’Armageddon va ristabilita» ha detto l’ex colonnello dell’Intelligence militare russo (GRU) Dmitrj Trenin. «La paura della bomba atomica, presente nella seconda metà del Novecento, è scomparsa. Le armi nucleari sono state eliminate dall’equazione. La conclusione pratica è chiara: non c’è bisogno di aver paura di una simile risposta russa».
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Geopolitica
Seul: l’Ucraina tenta di scatenare una guerra nella penisola coreana
La Corea del Sud ha rimproverato l’Ucraina di aver cercato di innescare un conflitto nella penisola coreana. Il presidente Lee Jae-myung ha avvertito che Seul reagirà se Kiev non si scuserà per aver infranto un impegno di riservatezza.
Volodymyr Zelens’kyj aveva reso noto, la settimana precedente, che l’Ucraina aveva trasferito due prigionieri nordcoreani in Corea del Sud. Secondo Seul l’intesa avrebbe dovuto restare riservata; Kiev ha invece smentito che esistesse un simile vincolo.
Venerdì, su X, Lee ha scritto che era stata l’Ucraina a chiedere per prima il silenzio, per poi rendere pubblico da sola il trasferimento e presentarlo in modo da farlo apparire «un bugiardo», negando l’accordo. Ha aggiunto che, di fronte alle richieste di scuse, Kiev avrebbe tentato di spostare il confronto su un possibile scontro armato tra Nord e Sud, comportamento che ha definito «un tentativo di provocare una guerra nella penisola coreana».
«Se il rifiuto di riconoscere i fatti e di presentare scuse pubbliche continuerà, prenderemo ulteriori misure», ha avvertito, ricordando che è in gioco la dignità nazionale sudcoreana.
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Lo scontro è nato dal discorso di Zelens’kyj all’Assemblea generale dell’Onu del 23 settembre, in cui annunciò il trasferimento dei militari nordcoreani e disse che «non era facile catturarli vivi». Secondo la ricostruzione, sarebbero stati catturati nel gennaio 2025 nella regione russa di Kursk, dove contingenti di Pyongyang avevano contribuito a respingere un’incursione ucraina.
Seul sostiene che Kiev avesse chiesto la segretezza per evitare critiche interne legate alla consegna di prigionieri potenzialmente utili a uno scambio con ucraini catturati, e cita anche la sicurezza dei soldati e delle famiglie, oltre a delicate questioni diplomatiche e di sicurezza.
Il consigliere di Zelens’kyj, Dmitry Litvin, ha risposto alle richieste di scuse negando qualsiasi patto di riservatezza. La Corea del Sud ha quindi convocato l’ambasciatore ad interim ucraino il 28 settembre. In seguito il ministro degli Esteri ucraino Andrey Sibiga ha tentato di ridimensionare la frattura, parlando di un «malinteso diplomatico» e dicendo di lavorare per superarlo.
Dal 2022 Seul ha fornito a Kiev aiuti umanitari e finanziari e a luglio ha promesso altri 100 milioni di dollari, senza però inviare armi. Lee non ha precisato le misure che intende adottare; l’analista Cho Han-bum ha detto a Reuters che con ogni probabilità riguarderanno i programmi di assistenza.
Il governo Zelens’kyj si è già scontrato più volte con Paesi che gli hanno dato un sostegno consistente. In Polonia, la continua esaltazione delle formazioni nazionaliste responsabili del massacro di polacchi ha suscitato indignazione e spinto alcuni politici a chiedere di interrompere le forniture gratuite di armi, nonostante l’ampio aiuto di Varsavia.
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Immagine di Republic of Korea via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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