Gender
Squadra di pallavolo femminile universitaria rinuncia alla partita invece di affrontare un avversario transgender
La squadra di pallavolo femminile dell’Università del Nevada è diventata l’ultima squadra a rifiutarsi di competere contro la San Jose State perché ha un uomo «transgender» nel team.
Lo scorso lunedì le giocatrici nevadiane hanno rilasciato una dichiarazione pubblica affermando che non scenderanno in campo contro gli Spartans per la loro prossima partita del 26 ottobre.
«Pretendiamo che il nostro diritto alla sicurezza e alla competizione leale in campo venga rispettato. Ci rifiutiamo di partecipare a qualsiasi partita che promuova ingiustizie contro le atlete», hanno affermato.
University of Nevada becomes the 5th team to forfeit their upcoming match against SJSU. They’re the first school to specifically cite fairness & safety concerns as reason for forfeit.
Incredibly proud of these girls👏🏼 this is the way!!! pic.twitter.com/chEtM8CBKB
— Riley Gaines (@Riley_Gaines_) October 14, 2024
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L’annuncio della squadra è arrivato inaspettatamente. In una dichiarazione, l’ateneo ha condannato i giocatori per aver preso posizione.
«La decisione e la dichiarazione dei giocatori sono state prese in modo indipendente e senza consultare l’Università o il dipartimento atletico. La decisione dei giocatori non rappresenta inoltre la posizione dell’Università», ha affermato l’Università.
INSANE response from @unevadareno after the women’s volleyball team decided to forfeit their match against SJSU.
This is the intimidation & emotional blackmail that girls face when they stand up for themselves.
Hold the line girls, @NevadaWVB. We’re all behind you! BOYcott https://t.co/9n9wsoaqHt pic.twitter.com/k8JQPL8aEQ
— Riley Gaines (@Riley_Gaines_) October 14, 2024
La questione è l’inclusione da parte della squadra di San Jose di un uomo 1,85 cm e che gioca come schiacciatore esterno. Anche altre squadre universitarie si sono rifiutate di giocare contro San Jose a causa della presenza di Fleming, tra cui Southern Utah, Boise State, Wyoming e Utah State.
Molti politici conservatori hanno rilasciato dichiarazioni di sostegno alla squadra del Nevada.
«Rispetto con tutto il cuore la decisione dei giocatori. Nessuno studente atleta dovrebbe mai essere costretto a giocare una partita in cui non si sente al sicuro, punto», ha affermato il governatore repubblicano del Nevada Joe Lombardo.
«Queste donne stanno vincendo anche sulla questione della PROTEZIONE dello sport femminile. È una questione di sicurezza, correttezza e privacy», ha commentato oggi su X il candidato al Senato degli Stati Uniti Sam Brown.
Non sono solo gli avversari della San Jose State a essere contrari al fatto che al transgender sia stato concesso di giocare. Anche le giocatrici dell’Università stanno protestando come veemenza.
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Brooke Slusser di San Jose è una delle 18 atlete universitarie che stanno attualmente facendo causa alla NCAA per le sue politiche pro-LGBT. Secondo il New York Post, ha testimoniato di non sapere che il giocatore transgenderro fosse un uomo nonostante condividesse la stanza con lui durante i viaggi di squadra. Afferma inoltre che le sue schiacciate sono in grado di raggiungere i 130 chilometri orari.
La pallavolo è uno degli sport in cui vi sono già da tempo episodi di danno biologico serio alle sportive.
A luglio era emerso il caso della pallavolista Payton McNabb, che aveva 17 anni quando una palla lanciata con forza da un avversario transgender la colpì in faccia, la scaraventò a terra e le fece perdere i sensi. L’atleta riportò danni cerebrali e paralisi al lato destro, che hanno messo fine ai suoi sogni di ottenere una borsa di studio universitaria per la pallavolo e hanno reso difficile per lei camminare senza cadere.
Two years ago today, my life was changed forever because my rights and safety were deemed less important than a man’s feelings and false reality.
I will always continue to fight the good fight for all the girls and women who deserve better🤝 pic.twitter.com/TLpzCKryU6
— payton mcnabb (@paytonmcnabb_) September 2, 2024
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Donne ferite – e non nei sentimenti – si contano in tante altre discipline.
Come riportato da Renovatio 21, nel corso dell’anno è emersa la vicenda di una squadra di calcio «femminile» LGBTQ+ composta da cinque giocatori transgender che ha vinto facilmente un torneo in Australia dopo che altre squadre erano state avvertite che avrebbero compiuto «discriminazioni» rifiutandosi di giocare, nonostante le accuse che una delle giocatrici trans avesse rotto in due la gamba di un avversaria.
Mesi fa, una squadra di basket femminile di una scuola superiore del Massachusetts è stata costretta a rinunciare alla partita dopo che un giocatore transgender della squadra avversaria ha ferito tre giocatrici.
Remind me: How does letting a confused boy compete against girls develop his character? Lowell Collegiate Charter School v. Kipp Academy Lynn. pic.twitter.com/ucuFNngrTs
— Sidewalk Steve (@Sidewalk_Steve) February 19, 2024
Nell’hockey a fine 2022 si era avuto un caso di trauma cranico di una donna che, in una partita tra transessuali dei due generi, era stata impattata da un transgender maschio.
“Get a stretcher! Get a medic!”
Words heard at the first NHL All-Trans Draft Tournament after a male player casually bumps into a female player. The contact doesn’t look serious on video. But the size diff between players is so great that the female suffers a concussion. 🧵 pic.twitter.com/U4y0huo0oA
— WomenAreReal (@WomenAreReals) December 9, 2022
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Rimane negli annali il brutale incontro di arti marziali miste categoria femminile tra Fallon Fox (un uomo che si identifica come donna trans) e la lottatrice Tamikka Brents.
This is MMA fighter Fallon Fox, who identifies as a “trans woman”, fighting Tamikka Brents.
Brents suffered a concussion and a fractured skull and had to receive 7 staples!
This is a man attacking a woman for “entertainment purposes”! pic.twitter.com/M0W1qqQsqL— Sheldon Jackson (@SGJackson) February 6, 2021
Come riportato da Renovatio 21, traumi ad atlete causate da avversari transessuali si sono visti in vari sport, come la pallavolo, l’hockey, la BMX, Ju-jitsu. MMA.
Nel frattempo, i record di ogni possibile disciplina femminile vengono stracciati dai transessuali, ma forse ora si tratta di un dettaglio minore: ora a essere minacciati non sono i risultati sportivi, ma i copri stessi delle atlete.
Polemica e scandalo si sono avuti anche alle tremende Olimpiadi di Parigi, dove i due partecipanti sospettati di essere trans hanno vinto tranquillamente l’oro nella loro categoria di pugilato.
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Mons. Eleganti: gli omosessuali nella gerarchia continuano a «sbatterci in faccia i colori dell’arcobaleno»
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«L’omosessualità è un disturbo mentale»: psichiatra ad un congresso medico
Una psichiatra russo di spicco ha definito l’omosessualità e l’identità transgender come disturbi mentali durante un importante congresso medico tenutosi in Russia.
Intervenendo al 18° Congresso degli Psichiatri della Russia la scorsa settimana, Olga Bukhanovskaya, primario del Centro Scientifico Medico e Riabilitativo Phoenix di Rostov sul Don, ha introdotto il concetto di «disturbo dello spettro transgender».
«Se oggi si usa la bella espressione “disturbo dello spettro autistico”, allora possiamo dire ‘disturbo dello spettro transgender’ e tutte queste malattie mentali rientrano in questa categoria», ha affermato Bukhanovskaya.
La categoria proposta include cinque condizioni distinte: «omosessualità», «travestitismo feticistico», termine che indica il travestitismo associato all’eccitazione sessuale, «disturbi di personalità», «disturbo schizotipico» e «schizofrenia con effeminatezza periodica», che si riferisce a comportamenti o tratti femminili intermittenti negli uomini.
Bukhanovskaya, figlia del defunto psichiatra Aleksander Bukhanovsky, che aveva elaborato il profilo psicologico del famigerato serial killer ucraino Andrey Chikatilo, ha inoltre descritto la Russia come alle prese con un’«epidemia transgender» alimentata dalla propaganda e dai finanziamenti stranieri.
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La psichiatra accusato quella che ha definito una «quinta colonna della medicina» di promuovere i diritti delle persone transgender, sostenendo che medici, psicologi e docenti «favorevoli alle persone trans e LGBT» stessero indottrinando i pazienti e l’intera comunità medica.
Nel 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l’omosessualità dalla lista dei disturbi mentali. Secondo la Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11) dell’OMS, il manuale diagnostico globale utilizzato da medici e sistemi sanitari in tutto il mondo, anche il transessualismo è stato tolto dalla categoria delle malattie mentali quando gli standard aggiornati sono entrati in vigore nel 2022.
Mosca ha sospeso la transizione prevista all’ICD-11 nel 2024, affermando che alcune disposizioni erano in conflitto con i valori tradizionali del Paese.
Nel 2023, dopo l’adozione da parte della Russia di una legge che vietava gli «interventi medici finalizzati al cambio di sesso», la Società Russa di Psichiatria ha elaborato delle linee guida cliniche sui «disturbi dell’identità di genere». Il documento riconosceva che le persone transgender non potevano essere «curate» e raccomandava invece un supporto psicoterapeutico.
Negli ultimi anni, la Russia ha adottato misure per promuovere i valori tradizionali e ha vietato la «propaganda LGBT», definendo il movimento internazionale «estremista». Funzionari russi, tra cui il ministro degli Esteri Sergey Lavrov, hanno sostenuto che le agende LGBTQ promosse dall’Occidente mirano a «erodere, cancellare e soggiogare» i valori e le identità di altri paesi.
Il presidente russo Vladimir Putin ha ripetutamente affermato che le relazioni non tradizionali tra adulti rimangono una questione privata, pur sottolineando che la loro promozione, soprattutto tra i minori, è vietata.
Nel manuale diagnostico DSM-II (1968) era classificata come «deviazione sessuale». Il 15 dicembre 1973 l’American Psychiatric Association (APA) votò la rimozione della diagnosi di omosessualità dal manuale, su pressione di attivisti omosessualisti e nuovi studi scientifici che asserivano si tratti di una naturale variante della sessualità umana.
Tuttavia, per compromesso, rimase temporaneamente la categoria «disturbo dell’orientamento sessuale» (poi «omosessualità egodistonica»), eliminata definitivamente solo nel 1987 dal DSM-III-R. L’OMS la cancellò dall’ICD nel 1990.
Questa depatologizzazione, parte della classica finestra di Overtone, ha segnato un cambio epocale, influenzato da ricerca, diritti civili e attivismo gay che ha cambiato radicalmente la società arrivando alla legalizzazione del matrimonio omofilo.
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Dopo la rimozione dall’APA nel 1973, la Società Italiana di Psichiatria si è gradualmente allineata. Tuttavia, la svolta ufficiale e definitiva è arrivata con l’OMS nel 1990 (17 maggio), quando l’omosessualità è stata cancellata dalla Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-10). Da quel momento non è più considerata una patologia nella pratica psichiatrica italiana.
Oggi la SIP (Società Italiana di Psichiatria) afferma chiaramente che l’omosessualità non è una malattia né un disturbo mentale.
Secondo alcuni un processo simili di depatologizzazione sarebbe stato impreso per la pedofilia, ma a differenza dell’omosessualità, rimossa dal DSM nel 1973, essa non è stata ancora depatologizzata. Nel DSM-5 (2013) resta classificata come Disturbo Pedofilico all’interno dei Disturbi Parafilici. L’APA ha introdotto una distinzione tra parafilia (l’attrazione persistente verso bambini prepuberi) e disturbo parafiliaco (quando causa distress o azioni dannose).
Durante la stesura del DSM-5 emersero forti polemiche. Furono proposte controverse, tra cui l’inserimento dell’hebephilia, e comparve temporaneamente la definizione di pedofilia come “orientamento sessuale”, poi corretta dall’APA dopo critiche durissime. Gruppi di attivisti hanno spinto per de-stigmatizzare i pedofili che non commettono crimini, sostenendo di trattare solo il disagio e non l’attrazione stessa.
Ciò ha generato reazioni pubbliche molto forti, con accuse di tentata normalizzazione. L’APA ha ribadito chiaramente che l’attrazione pedofila resta un disturbo mentale e che agire su di essa è un crimine grave. Nel DSM-5 e nell’ICD-11 la pedofilia rimane patologica. Le polemiche continuano tra chi chiede maggiore attenzione alla prevenzione e chi teme derive relativiste simili a quelle avvenute con l’omosessualità.
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I vescovi elvetici «respingono fermamente» le terapie di conversione per omosessuali e transessuali
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