Connettiti con Renovato 21

Internet

Quelli che su Telegram «Netanyahu è morto» e contorno di bufale. Ebbasta!

Pubblicato

il

Ci sono arrivate negli ultimi giorni diverse segnalazioni riguardo ad un’incredibile notizia circolata sui social, secondo cui il premier israeliano Beniamino Netanyahu sarebbe deceduto.

 

La «notizia», inviataci dai lettori telegrammari, era anche dettagliosa: l’eterno primo ministro dello Stato Ebraico sarebbe stato colpito mentre era nel suo aereo da un missile Houthi. Ohibò.

 

Non è che ci serve molto per capire che si tratta di una bufala clamorosa, talmente inverosimile da essere fastidiosa: bastava guardare cosa stava facendo l’uomo in quel momento (con X, si può averne una certa buona approssimazione), o interrogarsi sull’improvvisa iperprecisione dei proiettili yemeniti, che oltre ad essere ipersonici (dicono loro…) ora centrano millimetricamente anche l’aereo del vertice dei vertici dello Stato Ebraico e di tutto il casino mediorientale.

Sostieni Renovatio 21

Niente da fare: abboccano a migliaia. Ecco quello che commenta con livore, ecco quello che spamma ovunque: del resto le notizie per alcuni sono una sorta di moneta sociale, diffonderle è parte di un rapporto di scambio in cui ci si sente «ricchi», ed è per questo che tanti sono in cerca di notizie sempre più sconvolgenti, oltraggiose – ed è per questo che in tanti vogliono offrirvele, spesse volte inventandosele.

 

È la logica della dopanina, lo sappiamo da anni. I social e il loro doom scrolling (chiamano così l’atto di aggiornare continuamente alla cerca di informazioni sempre più pazzesche) sono una droga.

 

Non si tratta, tuttavia, del solo danno neurotrasmettitorio. Non è solo l’alterazione biochimica del cervello dei dipendenti da Facebook e Telegram (e X…) ad essere il problema qui: c’è una ramificazione da considerare ancora più devastante.

 

Ci è stato chiesto, per esempio, di correggere gli articoli che abbiamo pubblicano su Netanyahu, che è talmente presente nelle nostre cronache che, come avrete notato, abbiamo optato perfino per italianizzarne il nome, Beniamino (sapete che abbiamo anche Demetrio Peskov e Medvedev, talvolta Vladimiro Putin, Donaldo Trump, Wuhano etc.) – e non ci rompete, perché su Renovatio 21 stiamo riformando la lingua italiana, re-italianizzandola, come nessun altro, e poi quello si fa chiamare come vuole, come quando da giovane, con i capelli castani e gli occhi spiritati, si presentava come «Ben Nitay».

 

I lettori ci dicono: correggete gli articoli sul Netanyahu, perché abbiamo certezza che sia morto. Voi capite: Renovatio 21 magari ha appena pubblicato il video in cui il premier israeliano parla per due minuti, con il suo accento della Pennsylvania, al «nobile popolo persiano», in pratica facendo capire di voler rovesciare gli ayatollah stuzzicando l’opposizione interna iraniana. Un documento di un certo significato storico, e strategico in questo momento.

 

Ma ecco che i telegrammati ti dicono: quel video è falso, è un deep fake, anzi è stato registrato prima. Netanyahu è morto, questa è la verità. Cambiate gli articoli. E se non compare nulla sulla stampa mainstream – neanche quella non filoisraeliana, che esiste in vari Paesi del mondo – è perché lo mondo intero è governato dagli arconti sionisti, che controllano ogni singolo rivolo giornalistico del pianeta, oltre che la struttura realtà stessa, a parte i missili Houthi.

 

Capite che davanti a plurimi casi, si perde anche la pazienza, ti si tappa la vena, ti scende la catena, ti insusti, per usare una parola veneta intraducibile che definisce il fastidio divenuto intollerabile. Facciamo tanto lavoro – gratis, per i tantissimi che mai hanno fatto nemmeno una microdonazione per mandare avanti Renovatio 21 – lo facciamo di notte, la mattina prestissimo, di giorno, di sera, a tutte le ore, e questo è quello che raccogliamo?

 

Si tratta, di certo, del danno più grande: la fake news impazzita, installatasi marmoreamente nella mente dell’utente, lo spinge verso la dissonanza cognitiva rispetto a questo sito, che non ripete, non conferma, nemmeno considera la cazzata in questione. Quindi, quello che succede è che il guasto alla credibilità non lo subisce Telegram e il canale che distribuisce le bufale (di cui talvolta neanche ci si ricorda il nome, e che sempre è gestito da sconosciuti con nessuna credenziale per essere creduti), lo subisce Renovatio 21.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

È insustamento vero, totale, inenarrabile, insuperabile, inconsolabile. Sei stato schedato, da anni, come diffusore di fake news per aver parlato del piano globale dei vaccini quando ancora la popolazione mondiale non era sierata mRNA, sei stato disintegrato (con tutto il tuo profilo, foto e contatti di 14 anni di uso) da Facebook, che hai dovuto portare in tribunale.

 

Per portare informazioni pulite, ragionate, reali – in una parola, «vere» – hai subito l’impossibile, hai pagato un costo alto, talvolta orrendo. E mo’, ti tocca di combattere con il domofugismo (il fenomeno che produce i domofugi, cioè gli scappati di casa) dei telegrammisti anonimi. I giapponesi dicono shikata ga nai. Non c’è niente da fare.

 

La questione non si ferma all’insustazione professionale (tesserino Ordine Giornalisti dal 2005…) ed esistenziale dello scrivente. Il veleno continua nel sistema circolatorio generale: notate, i telegrammatici sparano la fake news e poi, quando diventa impossibile mantenerla in piedi, non si degnano di smentire, di rettificare, di correggere l’errore.

 

Nel senso: non ci pensano neanche lontanamente, cioè, nemmeno considerano la cosa. Non hanno motivi per farlo, né lo considerano utile: perché in realtà non rispettano i loro utenti, perché di fatto non vivono nella realtà, ma in un antro solipsista dove pisciano a ciclo continuo parole che copincollano da qualche parte per servirla, come fossero preziosi messaggeri, al loro povero pubblico, che pensa di informarsi e invece è solo inondato di orina informazionale.

 

Siete bombardati, via smartphone, da coboldi incontinenti senza volto: questa è la pura verità sulla vostra situazione.

 

Tempo fa ci arrivarono i messaggi di amici che ci inoltravano la notizia secondo cui re Carlo d’Inghilterra era morto. Una notizia del genere, uno pensa, difficilmente si tiene nascosta, perché bisogna comprendere quale sia l’attitudine di giornali e pubblico britannico verso la Famiglia Reale: guardate cosa è successo con la principessa Caterina photoshoppata, le anomalie saltano fuori velocemente, anche senza magari che si spiega tutto.

 

Passavano le ore, da nessuna parte, nemmeno sui siti più impenitenti di scoop, vi era cenno. I domofugi telegrammatici rincaravano la dose: è certo che è morto re Carlo, la BBC ha cambiato logo, ora è nero. Qualcuno mi disse persino che la diplomazia stava già lavorando informando le segreterie degli Stati. Eccerto.

 

Secondo voi era vero? Rispondetevi da soli: gli stessi canali erano gli stessi che poco dopo chiedevano la vostra dopamina scandalizzandovi con il ritratto sanguinolento del re svelato alla stampa.

 

Nel frattempo, vi hanno detto che non era vero che era morto? Vi hanno chiesto scusa? Maddeché.

 

Ieri l’altro abbiamo notato che era partita un a tipologia ancora più insidiosa di bufala telegramma: quella che cita il precedente e mostra pure un video che non c’entra nulla, ma – in quanto filmato reale – assegna una qualche credibilità. Vari hanno sputazzato la notizia che Israele avrebbe bombardato una struttura del gas di Beirut di proprietà di un colosso energetico francese, di cui fanno nome e cognome, non si sa con quale esattezza.

 

C’è una certa furbizia di fondo: Macron qualche giorno fa ha alzato la voce con Israele, parlando di embargo sul fornimento di armi, del resto sappiamo quale sia l’attenzione che Parigi ha verso la sua ex colonia, specie ora che tante ex colonie si sono rivoltate contro la Francia. Macron, contando sulla francofonia ancora diffusa, la settimana scorsa aveva fatto pure un video discorso di incoraggiamento ai libanesi. Poi era saltata fuori la reazione di Netanyahu, che aveva attaccato duramente la posizione dell’Eliseo sulle forniture di armi: una «vergogna», secondo il Beniamino.

 

Ecco che qui si innesta la fake news propalata da telegrammatici e twittaroli: Israele attacca una struttura del gas francese come ritorsione!

 

Di più: ci piazzano l’immagine della grande esplosione di due notti fa a Beirut, e ti dicono che quello è l’edificio della multinazionale degli idrocarburi francese che va in mille pezzi sotto i missili dello Stato Ebraico.

 

Anche qui, ne hanno certezza. I canaletti bufalatori citano «fonti», mettendo così la parola, a caso, in modo da gabbare almeno qualcuno. Il pensiero di infinocchiamento della massa vaccina (cioè, bovina) lo fanno anche quelli che il vaccino ripetevano sui social 20 volte al giorno di non averlo fatto, magari perché dentro c’erano le nanomacchine autoassemblanti.

Sostieni Renovatio 21

Ma ci rendiamo conto della portata di una notizia del genere? Israele attacca direttamente gli interessi di uno Stato europeo? Ci rendiamo conto che se fosse vero, quali conseguenze ci sarebbero? Ci rendiamo conto che una notizia del genere sarebbe impossibile da tener nascosta? Ci rendiamo conto che vi sarebbero delle ripercussioni inevitabili, anche per la UE, e finanche – pur senza far scattare l’articolo 5 – per la NATO?

 

Ci rendiamo conto dell’enormità di questa cazzata? Ci rendiamo conto della nequizia necessaria a confezionare questa fake news sfruttando un video che sta circolando per descrivere tutt’altra notizia?

 

Con evidenza, no. E sappiamo come andrà a finire: nessuno rettificherà, nessuno smentirà, perché per loro il ciclo delle notizie è fisiologia escrementizia, una volta prodotta la cosa questi se ne disinteressano, tirano lo sciacquone verso i loro utenti, che evidentemente considerano come creature della fogna che sta sotto di essi.

 

La notizia rimarrà in circolo, resterà in testa a moltissimi, esattamente come quella del Netanyahu morto. Qui arriva la realizzazione ulteriore che ne consegue: a causa degli scappati di casa dei social, si crea come un universo parallelo, che persiste nel tempo a fianco della realtà, con sempre minori punti di contatto tra i due mondi. È il multiverso degli ebeti dopaminici, la quinta dimensione dei perdigiorno telegram-canalizzati.

 

E quindi, chiediamoci: cosa è possibile fare con questi? Si possono far ragionare? Si possono portare a combinare qualcosa di concreto, per cambiare le cose? No, difficile. Dormono, pure in una dimensione che non è quella dove viviamo noi. Sognano, o meglio, hanno incubi, e a loro piace pure così. Oltre ai confini della realtà.

 

Uno può pensare che anche questo sia parte della grande opera di demoralizzazione, di sconvolgimento – nel senso, della fine del coinvolgimento – ordita dal Signore del Mondo con i padroni del vapore etc. Ognuno chiuso nel suo loculo di fake news allettanti, appagati del fatto che se vai al bar – ammesso che ti lascino andare… – può stupirei tuoi amici sapendola più lunga: Israele attacca la Francia, Netanyahu è morto, re Carlo è morto, Biden è morto…. (e neanche io mi sento tanto bene, direbbe quel tizio discutibile che ha sposato sua figlia e frequentato Epstein).

 

State certi che non avevamo voglia di scrivere questo articolo, perché fare i fact-checker è qualcosa che non può non farci venire il vomito – anzi usiamo anche qui un’altra parola gergale veneta: pensare al fact-checking ci fa bettonare. (Credo che la parola si sia innestata perché a qualcuno, ad un certo punto, l’atto di rimettere deve aver ricordato l’attività di una betoniera, ma non voglio far partire qui una fake news glottologica…)

 

E poi: davvero ci tocca di difendere quei soggetti? Soggetti sui quali, negli anni, abbiamo bettonato l’impossibile?

 

Siamo certi che vi sarà qualcuno che alla fine di questo articolo, magari soprattutto senza leggero, ci darà dei collusi: quisling di Netanyahu, Israele, della famiglia Windsor Sassonia Coburgo-Gotha, della NATO, degli UFO, di chi volete – è la reazione psicologica che capita ai sonnambuli, non puoi svegliarli di colpo, ché diventano aggressivi.

Aiuta Renovatio 21

Non è che a noi ci importa qualcosa: questo sito è fatto per chi vuole un luogo di informazione, di riflessione, di meditazione vera. Un sito fatto di realtà, più che di dopamina.

 

Sapete chi dirige questo sito, e cosa questo sito fa. Sapete che non si inventa le cose, perché vi rispetta troppo – è per questo che qui gli articoli hanno sempre riferimenti chiari, quando non hanno video e foto, che a differenza di altri mettiamo sempre quando è possibile farlo.

 

Sapete che Renovatio 21, non ha intenzione di sparire: nonostante la guerra subita dai giganti della tecnologia, la mancanza di fondi, gli attacchi hacker, l’odio di tantissimi, le minacce varie, anche concrete, subite in questi anni.

 

Invece che scrollare drogasticamente Telegram, venite su renovatio21.com. Credeteci, è meglio per tutti.

 

E magari, per continuare a far vivere questo angolo di realtà vera e necessaria, fate una piccola donazione. Essendo praticamente astemi, assicuriamo ci sarà impossibile spenderli in alcolici per dimenticare questo disastro. Nessuno si può ubriacare qui – a farci bettonare ci pensa già lo stato delle cose.

 

In questa mia amarezza limitata chirurgicamente – sapete che mi hanno asportato un organo preposto alla bile poche settimane fa… – ringrazio di cuore (quello me lo hanno lasciato al momento) i nostri fedeli lettori.

 

A cui vorremo sempre bene, anche quelli che qualche volta dobbiamo salvare mentre affogano tra le pozzanghere dei canali telegrammari.

 

Roberto Dal Bosco

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Internet

Deputati indiani chiedono a Zuckerberg di scusarsi

Pubblicato

il

Da

Una commissione parlamentare indiana ha chiesto a Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Meta, di scusarsi per la rimozione, avvenuta la scorsa settimana, di un video del Primo Ministro Narendra Modi rivolto ai giovani del Paese. La rimozione ha scatenato una forte reazione negativa contro il colosso dei social media.   Il presidente della commissione, Nishikant Dubey, membro del Parlamento e del Bharatiya Janata Party di Modi, ha affermato che Zuckerberg dovrebbe scusarsi per la rimozione temporanea del video di Modi su Facebook, aggiungendo che Meta dovrebbe perdere la protezione del «porto sicuro» se non lo farà.   «Il nostro comitato ha affermato due cose e ha chiaramente dichiarato che le scuse devono provenire da Zuckerberg. Se Zuckerberg non le presenterà, allora la protezione prevista dalla Sezione 79 dovrà essergli revocata», ha detto Dubey ai giornalisti al termine della riunione.   La sezione 79 della legge indiana sulle tecnologie dell’informazione protegge i fornitori di servizi internet, le piattaforme di social media e i marketplace online dalla responsabilità legale per i contenuti di terzi, a condizione che agiscano come host neutrali e rispettino le norme di base in materia di sicurezza.

Sostieni Renovatio 21

Sebbene in India una commissione parlamentare non possa punire direttamente nessuno, può presentare raccomandazioni punitive all’intera Assemblea per la votazione finale.   Il responsabile globale delle politiche pubbliche di Meta, la società proprietaria di Facebook e Instagram, è stato recentemente convocato dal Ministero dell’Elettronica e dell’Informatica indiano (MeitY) in merito alla questione.   In India, la base utenti combinata di Facebook, Instagram e WhatsApp supera 1,15 miliardi, rendendo il Paese il mercato più importante per Meta.   La riunione della Commissione parlamentare permanente per le tecnologie dell’informazione è stata convocata per discutere la regolamentazione delle piattaforme di social media e dei media digitali.   I rappresentanti di Meta, YouTube, X, Snapchat, del ministero degli Interni indiano e del MeitY sono comparsi davanti alla commissione. Meta si è scusata davanti alla commissione, affermando che la rimozione del video era dovuta a un errore.   Tuttavia, i membri della commissione hanno assunto una posizione intransigente, con diversi legislatori che hanno affermato che la questione andava oltre le semplici scuse. Secondo quanto riportato, hanno chiesto che i responsabili venissero chiamati a rispondere delle proprie azioni.   «I membri del comitato hanno anche chiesto provvedimenti legali contro il funzionario di Meta responsabile della rimozione del video», si legge in un rapporto dell’agenzia di stampa ANI, che cita alcune fonti.   La scorsa settimana, la polizia di Hyderabad, città del sud dell’India, ha aperto un’indagine contro il responsabile nazionale di Meta e diversi utenti di Facebook e Instagram per post ritenuti offensivi nei confronti di Modi.   Lunedì, i parlamentari hanno chiesto a Meta informazioni dettagliate sui provvedimenti adottati dall’azienda in merito ai contenuti controversi e inappropriati presenti sulle sue piattaforme.   L’India ha inasprito le norme sui contenuti che tutelano le piattaforme online dalla responsabilità per i contenuti generati dagli utenti. Da febbraio, le piattaforme sono tenute a rimuovere i contenuti illegali segnalati dai tribunali o dal governo entro tre ore. In precedenza, il termine era di 36 ore.

Aiuta Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso in una nota inviata a Meta, proprietaria di WhatsApp oltre che di Facebook, il governo indiano aveva dichiarato mercoledì che la nuova funzione di cambio nome utente potrebbe aumentare «truffe online, phishing, truffe di arresto digitale e furto d’identità».   In un rapporto pubblicato a marzo, Meta ha affermato che l’India è seconda solo agli Stati Uniti tra i paesi più presi di mira dai truffatori online, confermando così le preoccupazioni di Nuova Delhi.   In India ci sono oltre 500 milioni di utenti WhatsApp, e la piattaforma di messaggistica è la più utilizzata nel Paese di 1,4 miliardi di abitanti. L’India è anche il più grande mercato globale per Telegram, con circa 150 milioni di download.   In India, la base utenti combinata di Facebook, WhatsApp e Instagram supera il miliardo, rendendo il Paese un mercato di primaria importanza per Meta. Gli incidenti di sicurezza informatica sono raddoppiati nel Paese, dove si stima che l’86% delle famiglie sia connesso a Internet, raggiungendo oltre 2 milioni nel 2024 rispetto al 2022.   WhatsApp afferma di aver bloccato oltre 7 milioni di account indiani solo nel mese di maggio.
 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Anthony Quintano via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
 
Continua a leggere

Internet

Operazione Blackout: l’FBI ha smantellato 4 dei «più grandi centri di truffa al mondo»

Pubblicato

il

Da

Il 31 luglio l’FBI ha annunciato di aver smantellato quattro dei «più grandi centri di frode al mondo» nell’ambito dell’Operazione Blackout, sequestrando beni per un valore di 15,2 miliardi di dollari e liberando migliaia di lavoratori forzati.

 

Le basi operative utilizzate per le truffe forniscono l’infrastruttura necessaria per condurre operazioni di frode online su larga scala e in genere impiegano centinaia di migliaia di persone, molte delle quali sono tenute prigioniere.

 

L’operazione Blackout ha liberato migliaia di lavoratori vittime di tratta, ha dichiarato l’FBI in un post su X. Inoltre, si stima che circa 10.000 americani siano stati salvati dalla perdita dei risparmi di una vita.

 

L’agenzia non ha specificato una tempistica per l’evento. L’FBI ha inoltre stretto nuove collaborazioni internazionali per contrastare le frodi e le attività di traffico illecito, ha affermato l’agenzia.

 

In un post del 21 luglio su X, il direttore dell’FBI Kash Patel ha affermato che il sequestro di 15,2 miliardi di dollari nell’ambito dell’Operazione Blackout è avvenuto in un periodo di 16 mesi. Decine di centri di frode sono stati smantellati e centinaia di criminali arrestati, con l’eliminazione di numerosi centri di traffico di esseri umani. Patel ha elencato quattro operazioni condotte nell’ambito dello smantellamento delle reti di frode.

Aiuta Renovatio 21


L’operazione Zephyr Exodus ha comportato lo smantellamento del Prince Group cambogiano, un’organizzazione criminale transnazionale. Ciò ha portato al sequestro di una quantità record di 127.000 Bitcoin, per un valore di circa 15 miliardi di dollari all’epoca.

 

L’operazione Sand Dollar, condotta a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, ha smantellato nove complessi adibiti a truffe, arrestato oltre 300 persone, sequestrato circa 300 milioni di dollari, confiscato migliaia di dispositivi elettronici e liberato migliaia di lavoratori vittime di tratta. L’operazione è stata condotta congiuntamente dal ministero della Pubblica Sicurezza cinese e dalla polizia di Dubai, ha dichiarato Patel.

 

Nell’ambito dell’operazione Compound Fracture, le autorità hanno sequestrato domini e applicazioni dannose collegate ad attività fraudolente. Nell’ambito dell’operazione «Shunda Compound Takedown», l’FBI e le forze dell’ordine thailandesi hanno condotto un’operazione congiunta che ha smantellato una rete responsabile di centinaia di milioni di dollari di danni economici per le vittime.

 

Il mese scorso, il Dipartimento del Tesoro ha sanzionato 35 persone ed entità collegate al Prince Group, tra cui un conglomerato con sede in Cambogia che avrebbe fornito servizi di riciclaggio di denaro proveniente da truffe.

 

Secondo le stime del dipartimento, nel 2024 gli americani hanno perso almeno 10 miliardi di dollari a causa di truffe provenienti dal Sud-est asiatico, con un aumento del 66% rispetto all’anno precedente.

 

Secondo il rapporto sui crimini informatici del 2025 dell’FBI, il Centro per la segnalazione dei crimini informatici dell’agenzia ha ricevuto oltre un milione di denunce lo scorso anno. Le perdite totali derivanti da queste denunce ammontano a oltre 20,87 miliardi di dollari, con un aumento del 26% rispetto all’anno precedente.

 

In una dichiarazione del 28 luglio, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) delle Nazioni Unite ha evidenziato il problema delle vittime di tratta costrette a lavorare in centri di frode.

 

Le vittime vengono inizialmente attirate da falsi annunci di lavoro che promettono un impiego legittimo all’estero. Una volta arrivate, vengono private dei documenti, rinchiuse in complessi e costrette a svolgere attività fraudolente online sotto la minaccia di violenze e altre misure. Molti sopravvissuti denunciano di aver subito abusi sessuali, isolamento, fame e torture, ha affermato l’OIM.

Sostieni Renovatio 21

«Le persone intrappolate in questi complessi fraudolenti sono vittime di tratta, costrette a commettere crimini attraverso la violenza, le minacce e la coercizione. Meritano protezione, non punizione», ha dichiarato il direttore generale dell’OIM, Amy Pope, nel comunicato.

 

«Dobbiamo lavorare insieme per sostenere i sopravvissuti, fermare i trafficanti e colmare le lacune sfruttate da queste reti criminali. Nessun Paese può affrontare questo problema da solo», ha affermato Pope.

 

Tra il 2022 e il 2025, l’OIM ha assistito oltre 3.500 vittime di tratta e di sfruttamento criminale nel Sud-est Esiatico. Queste persone provenivano da 39 nazioni, principalmente da India, Bangladesh, Sri Lanka, Indonesia, Kenya ed Etiopia.

 

Il 30 settembre dello scorso anno, un gruppo di legislatori ha presentato lo Scam Compound Accountability and Mobilization (SCAM) Act, una legge volta a contrastare le truffe perpetrate dall’estero, secondo quanto riportato in una dichiarazione del 1° ottobre 2025 dall’ufficio del senatore repubblicano texano John Cornyn.

 

Il disegno di legge mira inoltre a ritenere responsabili le organizzazioni criminali transnazionali che si dedicano al traffico di esseri umani, alla criminalità forzata e alle truffe informatiche ai danni di cittadini americani.

 

La legge è stata approvata dal Senato a dicembre e inviata alla Camera dei Rappresentanti nello stesso mese. Tuttavia, da allora non è stato intrapreso alcun passo significativo in merito al disegno di legge.

 

Quella delle truffe informatiche è una vera grande industria per la Cambogia. Due anni fa era emerso che una piattaforma di una grande società cambogiana – dover era coinvolto il parente di un primo ministro – era utilizzata per truffe in criptovalute calcolabili in miliardi di dollari.

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa Amnesty International aveva smentito Phnom Penh, affermando che, contrariamente a quanto sostenuto dal governo cambogiano «i centri per le truffe continuano ad espandersi».

 

In Birmania, dove sono state estradate per le frodi online diecine di migliaia di persone, i militari sarebbero complici degli aguzzini delle truffe online – e il loro smantellamento, secondo i critici sarebbe «solo una messinscena».

 

La Cina l’anno scorso ha condannato a morte 16 gestori di centri per le truffe internet in Birmania.

 

Storie terrificanti di schiavitù sono arrivate anche dalle Filippine.

 

 

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 Immagine generata artificialmente

 

 

 

Continua a leggere

Internet

Ingegnere Meta delle «esperienze digitali per bambini» arrestato per messaggi espliciti verso un’utente ritenuta minorenne

Pubblicato

il

Da

Un ingegnere newyorkese che sosteneva di occuparsi della creazione di «esperienze digitali per bambini» presso il gigante dei social media Meta è stato arrestato dopo aver confessato di aver cercato di inviare messaggi a sfondo sessuale a una ragazza di tredici anni nel corso di un’operazione sotto copertura. Lo riporta il quotidiano New York Post.   L’uomo, 44 anni, al momento in congedo dall’azienda che controlla Facebook, ha ammesso di aver adescato e scambiato messaggi a sfondo sessuale con qualcuno che riteneva essere una minorenne, nell’ambito di un’operazione condotta sotto copertura dai Predator Poachers Long Island, un collettivo di vigilantes impegnato a smascherare potenziali pedofili.   «Anche se erano già successe cose inappropriate, vorrei quasi essere suo padre», avrebbe dichiarato — sposato e padre di un bambino piccolo — a un membro del gruppo che si fingeva la nonna della presunta vittima, come emerge dal filmato dell’incontro che sarà diffuso lunedì.   L’uomo, che in un profilo LinkedIn ormai rimosso si descriveva come responsabile ingegneristico per lo sviluppo di «esperienze digitali per bambini» presso Meta, aveva contattato a maggio l’account civetta del gruppo, operativo da tredici anni, continuando poi a scambiare messaggi con loro con regolarità, secondo quanto riferito dall’organizzazione.

Sostieni Renovatio 21

L’uomo avrebbe fatto poi affermazioni specifiche, arrivando a tentare di spiegare alla ragazza come masturbarsi, a inviarle diverse foto e video di sé mentre faceva lo stesso, e persino a provare a organizzare incontri dal vivo, ha raccontato al NY Post Mike Villani, uno degli specialisti nella cattura di predatori sessuali che ha coordinato l’operazione.   Mercoledì il gruppo lo ha affrontato di sorpresa fuori dal suo appartamento. L’uomo in un primo momento ha tentato di allontanarsi, ma ha poi accettato di fermarsi a parlare in un luogo nelle vicinanze, poiché sua suocera si trovava in casa e non voleva che lo sentisse mentre tradiva la moglie adescando quella che riteneva fosse una minorenne, come si vede nel video.   Messo davanti alle proprie conversazioni, l’uomo ha ammesso di aver scambiato messaggi con quella che credeva fosse la giovane adolescente — in realtà mai esistita — e ha rivelato che non si trattava del primo episodio del genere, secondo quanto mostrato nel filmato.   «L’ho già fatto una volta con un’altra ragazza minorenne», ha detto, arrivando a paragonare in modo inquietante le adolescenti a «qualsiasi porto sicuro in caso di tempesta».   L’uomo ha poi attribuito in modo bizzarro la responsabilità alla moglie e al loro matrimonio privo di vita sessuale, sostenendo che questo avesse alimentato le sue fantasie morbose, spingendolo verso gli angoli più oscuri di internet.   L’incontro con il gruppo, durato quasi due ore, si è concluso con l’arrivo della polizia poco dopo la fine della sua confessione, e con il suo arresto a pochi isolati dall’appartamento di Manhattan. Egli è accusato di diffusione di materiale osceno a minori e di messa in pericolo del benessere di un minore.   Giovedì, durante l’udienza preliminare, si è dichiarato non colpevole e tornerà in tribunale il 9 settembre.   Un portavoce di Meta ha riferito al giornale neoeboraceno che l’uomo è stato posto in congedo. «Collaboreremo con le forze dell’ordine nelle indagini», ha dichiarato il portavoce.

Sostieni Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, a marzo Meta, la società che controlla Facebook e Instagram, è stata condannata dal dipartimento di Giustizia dello Stato del Nuovo Messico a pagare 375 milioni di dollari per aver consapevolmente danneggiato la salute mentale dei bambini e per aver occultato prove di sfruttamento sessuale minorile sulle proprie piattaforme di social media. Un altro processo di grande risonanza è a Los Angeles, dove famiglie e istituti scolastici hanno intentato causa contro i principali giganti dei social media – Meta, TikTok e YouTube – nel primo caso di responsabilità da prodotto: le piattaforme sarebbero state progettate consapevolmente per indurre dipendenza nei bambini e compromettere la loro salute mentale   Come riportato da Renovatio 21, negli anni si sono accumulate varie accuse e rivelazioni su Facebook, tra cui accuse di uso della piattaforma da parte del traffico sessuale, fatte sui giornali ma anche nelle audizioni della Camera USA.   Due anni fa durante un’audizione al Senato americano era stato denunciato da senatori e testimoni come i social media ignorano le reti pedofile che operano sulle loro piattaforme.   Secondo il Wall Street Journal, che già in passato aveva trattato l’argomento, Meta avrebbe un problema con i suoi algoritmi che consentono ai molestatori di bambini sulle sue piattaforme. La cosa stupefacente è il fatto che ai pedofili potrebbe essere stato concesso di connettersi sui social, mentre agli utenti conservatori no.   Le accuse sono finite in una storia udienza a Washington di Mark Zuckerberg, che è stato indotto dal senatore USA Josh Holloway a chiedere scusa di persona alle famiglie di bambini danneggiati dal social.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
Continua a leggere

Più popolari