Cina
Il candidato vicepresidente della Harris legato al biolaboratorio di Wuhano?
Il candidato vicepresidente USA di Kamala Harris Tim Walz avrebbe legami con l’Istituto di Virologia di Wuhan. Lo riporta la testata statunitense Washington Examiner.
Il Walz avrebbe contatti di lunga data con l’Hormel Institute, un centro di ricerca medica con sede presso l’Università del Minnesota che collaborerebbe con l’istituto cinese al centro della controversia sulle origini del COVID-19.
In qualità di membro del Congresso, il Walz ha contribuito a garantire oltre 2 milioni di dollari di finanziamenti per le acquisizioni tecnologiche dell’Hormel Institute ed è stato un «forte sostenitore dell’Hormel Institute, anche supportando le sue principali espansioni», ha affermato il gruppo con sede in Minnesota nell’aprile di quest’anno.
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Walz ha elogiato ampiamente l’Hormel Institute, che ha visitato personalmente, affermando che «ha contribuito ad aprire la strada al Minnesota per diventare leader nell’innovazione biomedica» e «si adatta a dove ci vediamo come Stato» in futuro, con la sua enfasi su «energia verde, agricoltura sostenibile e la capacità di sfamare un mondo molto affamato».
L’Hormel Institute avrebbe collaborato con il famigerato Istituto di Virologia di Wuhano su diversi progetti, tra cui diversi studi sul COVID-19, e avrebbe ricevuto aiuto dalla sua controparte cinese. Un professore dell’Hormel Institute avrebbe anche frequentato la Wuhan University e ha lavorato con scienziati del Wuhan Institute su un articolo scientifico nel 2020.
In una dichiarazione al Washington Examiner, il portavoce dell’Università del Minnesota Jake Ricker ha affermato che l’università e l’Hormel Institute non hanno alcuna «affiliazione formale» con l’Istituto di Virologia di Wuhan o il Beijing Genomics Institute, un ente che Fox News ha detto essere partecipato dall’Esercito di Liberazione del Popolo (ELP).
«Le nostre scoperte sono sottoposte a revisione paritaria e pubblicate nel pubblico dominio con l’appropriata attribuzione a coloro che hanno contribuito a ogni studio», ha affermato Ricker. «La ricerca viene condotta con il pieno impegno dell’Hormel Institute e dell’università nel rispetto delle norme federali in materia di divulgazione, sicurezza, controlli sulle esportazioni e sanzioni».
Si tratta di un ulteriore tassello del rapporto tra il candidato vicepresidente Walz e la Repubblica Popolare Cinese, un rapporto recentemente al centro di grande attenzione.
Il Walz ha dovuto affrontare un esame sempre più attento per i suoi vasti legami con la Cina, con un ex studente che ha descritto l’uomo, che ha viaggiato in Cina più di trenta volte, come «maoista fino al midollo».
James Comer, a capo della Commissione per la vigilanza e la responsabilità della Camera, ha annunciato di recente un’indagine sui legami di Walz con il Partito Comuinista Cinese (PCC) con un comunicato stampa e una lettera al direttore dell’FBI Christopher Wray.
«Il PCC ha cercato di distruggere gli Stati Uniti attraverso campagne coordinate di influenza e infiltrazione che prendono di mira ogni aspetto della vita americana, compresi i nostri funzionari eletti», ha affermato Comer nel comunicato stampa.
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«Gli americani dovrebbero essere profondamente preoccupati che il governatore Walz, compagno di corsa alla vicepresidenza di Kamala Harris, abbia una relazione di lunga data e intima con la Cina. Il signor Walz ha visitato la Cina decine di volte, ha lavorato come ricercatore presso un’istituzione cinese che mantiene una devozione al PCC e ha parlato insieme al presidente di un’organizzazione cinese che il Dipartimento di Stato ha denunciato come uno sforzo del PCC per influenzare e cooptare i leader locali».
«I briefing dell’FBI hanno recentemente informato il comitato che la Foreign Influence Task Force dell’ufficio sta indagando sulle attività del PCC che sono simili all’impegno della Cina con il governatore Walz. Il popolo americano merita di comprendere appieno quanto sia profonda la relazione del governatore Walz con la Cina».
Il comunicato stampa prosegue descrivendo nei dettagli come Walz abbia iniziato a organizzare viaggi scolastici in Cina, finanziati dal PCC, nei primi anni Novanta, e poi abbia fondato una società privata che organizzava viaggi annuali in Cina, fino a quando non è stata sciolta pochi giorni prima che Walz entrasse al Congresso nel 2007.
Il Walz ha visitato la Cina circa trenta volte e ha ricoperto varie posizioni di influenza per quanto riguarda le relazioni tra Stati Uniti e Cina.
Nella sua lettera al direttore dell’FBI Wray, Comer chiede una serie di documenti e informazioni relativi alle attività di Walz in Cina e con la Cina, compresi quelli su individui e organizzazioni cinesi e su eventuali avvertimenti o direttive fornite al governatore Walz in merito a «funzionari governativi subnazionali che interagiscono con la RPC, il PCC e i rappresentanti del PCC».
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Immagine di Laurie Shaill via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Cina
Pechino respinge le accuse di Trump di interferenze elettorali
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Cina
Trump accusa la Cina di «interferenze elettorali» nel voto 2020
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pronunciato un discorso serale alla Casa Bianca dedicato alla sicurezza elettorale, annunciando il rilascio di documenti di intelligence declassificati che illustrano nel dettaglio presunte vulnerabilità nel sistema di voto.
«Ogni americano merita di sapere che quando esprime il proprio voto, questo verrà conteggiato correttamente», ha dichiarato Trump, sostenendo che il sistema attuale «è catastroficamente inadeguato» e risulta pericolosamente esposto agli attacchi informatici.
Trump ha accusato la Cina di aver compiuto «la più grande violazione di dati elettorali della storia», affermando che Pechino ha ottenuto informazioni su 220 milioni di elettori statunitensi, compresi nomi, indirizzi, numeri di telefono e preferenze politiche.
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Il presidente statunitense ha inoltre sostenuto che i operatori del Deep State all’interno delle agenzie di intelligence statunitensi «hanno lavorato attivamente per sopprimere e minimizzare le informazioni sulla portata delle sinistre interferenze cinesi nelle elezioni».
«Le agenzie di spionaggio statunitensi hanno iniziato a venire a conoscenza della violazione dei registri elettorali nel 2020», ha affermato Trump, accusando i funzionari di aver occultato la presunta violazione sia al presidente sia al pubblico.
La Casa Bianca ha reso disponibili quattro pacchetti di documenti scaricabili in coincidenza con il discorso presidenziale. Il primo include valutazioni dell’intelligence e altri rapporti datati tra gennaio 2020 e giugno 2026, che, secondo l’amministrazione, dimostrano «che gli avversari degli Stati Uniti, tra cui almeno Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, nonché gruppi non statali, hanno la capacità di compromettere le infrastrutture elettorali statunitensi».
La documentazione individua come particolarmente vulnerabili i database centralizzati di registrazione degli elettori, i registri elettorali elettronici e i siti web ufficiali delle elezioni. Cita inoltre informazioni di intelligence su un presunto complotto venezuelano per alterare digitalmente i risultati elettorali durante le elezioni del 2020 in quel paese.
La seconda serie di documenti riguarda la presunta acquisizione e lo sfruttamento da parte della Cina delle informazioni sugli elettori americani. La Casa Bianca sostiene che i dati di decine di milioni di elettori in 18 stati sono stati acquistati, rubati e hackerati, e che Pechino ha incaricato un’unità specializzata di utilizzarli.
Tuttavia, le informazioni relative alla registrazione degli elettori sono spesso pubbliche o reperibili commercialmente in molti stati, e il semplice possesso di tali dati non dimostra di per sé che le schede o i conteggi dei voti siano stati modificati.
Il terzo comunicato riguarda un’indagine sulla registrazione degli elettori a Muskegon, nel Michigan. La Casa Bianca afferma che gli incaricati hanno ammesso di aver firmato moduli a nome di altre persone, di aver presentato registrazioni per individui fittizi e di aver ricevuto buoni regalo in base al numero di domande raccolte.
Trump ha dichiarato che al direttore dell’FBI Kash Patel è stato ordinato di assicurare che il caso venga indagato a fondo e che eventuali reati sospetti siano deferiti alla magistratura.
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Il documento conclusivo cita una revisione del Dipartimento per la Sicurezza Interna che avrebbe individuato circa 278.000 non cittadini iscritti nelle liste elettorali federali.
La Casa Bianca non ha precisato quanti di essi, se ve ne sono stati, abbiano effettivamente votato, e non ha sostenuto che i risultati elettorali statunitensi siano stati alterati durante le elezioni del 2020.
I Biden avevano diversi interessi con la Cina, con un libro – Red-Handed: How American Elites Get Rich Helping China Win – che sostiene che avrebbero guadagnato diecine di milioni di dollari da personaggi «con legami diretti con gli apparati cinesi di spionaggio». Vi sarebbero, secondo alcuni, affari diretti con il giro del presidente cinese Xi Jinpingo. Secondo certuni dissidenti cinesi che hanno lanciato accuse prima delle elezioni 2020, l’uomo del Delaware sarebbe stato un pupazzo di Pechino.
Sull’origine del capitale del fondo internazionale di Hunter Biden fece un’ammissione un professore pechinese ad una conferenza pubblica appena dopo le elezioni 2020.
«Ora vediamo che Biden è stato eletto. L’élite tradizionale, l’élite politica, l’establishment sono molto vicini a Wall Street, giusto? Trump ha detto che il figlio di Biden ha una sorta di fondo globale. Lo avete sentito? Chi lo ha aiutato a mettere in piedi il fondo?» dice Di Dongsheng, un professore all’Università Renmin di Pechino, nel discorso finito in TV.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 era emerso che il presidente Biden aveva venduto 1 milione di barili dalla riserva di petrolio strategica USA all’azienda cinese in cui ha investito suo figlio Hunter.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Cervello
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