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Omaggio a Niccolò Ghedini

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È morto l’avvocato Niccolò Ghedini. Ci dispiace tantissimo, e la cosa strana e che non lo sapevamo.

 

Cioè, non solo non sapevamo che stesse male. Non sapevamo nemmeno che la sua morte potesse toccarci in questo modo.

 

Con Ghedini si chiude un pezzo di storia italiana. Forza Italia è archiviata per sempre. L’era berlusconiana forse non finirà con Berlusconi – quello potrebbe durare per sempre. Finisce con Ghedini: cioè, la lucidità, la disciplina, la serietà.

 

Rivendicava di non andare a teatro, di non intrattenersi nei salotti – soprattutto, anche se non lo diceva, a differenza di altri esponenti di spicco del partito, non finiva in storie sordide di escort. Finito il suo lavoro, cioè difendere Berlusconi, tornava a casa a Padova da moglie e figlio. Tutto vero, certificato. E nemmeno se ne faceva troppo un vanto: era il suo modo di essere, efficace, operativo, il resto è nulla. Un uomo vero, un uomo di altri tempi.

 

Qualcuno di quelli che stanno facendo eulogi a destra e a manca non ha mancato di usare l’aggettivo «freddo».

 

A noi Ghedini sembrava tutto meno che freddo. Ci sembrava brillante, sicuro.

 

Gli rinfacciano la diffusione del termine, crediamo giuridicamente ineccepibile, di «utilizzatore finale». Lui forse pure si scusò, tanto fu il fango sparatogli addosso dai dipendenti di De Benedetti e gli ulteriori minions.

 

Ebbene, a noi invece sembra un’espressione perfetta, strepitosa, attecchisce subito e spiega tutto, altro che «petaloso».

 

«Utilizzatore finale»: per definire uno cui piacciono le donne è sublime. Non lo pensiamo solo noi: più di un decennio fa c’era un sito eccezionale, si chiamava Gnocca Travel (che non so se esista ancora, e ho paura di andare a controllare, perché chissà cosa è diventato, quindi scordatevi che vi cerco il linko). Si trattava di una guida mondiale, città per città,  per appassionati della «materia», scritto da un manipolo di pseudonimi appassionati della «materia» con estremo stile e soluzioni linguistiche esilaranti – nonché profonda cognizione della geografia umana, cioè della geografia femmina, di ogni continente. Piazzarono subito nei loro articoli l’espressione «utilizzatore finale», riconoscendone la paternità all’avvocato.

 

Non si tratta dell’unico «meme» ante-litteram espresso dal Ghedini.

 

Per anni, pure quando YouTube era una cosa non troppo estesa e i social contavano solo qualche avanguardista, tirò il leggendario «ma va là».

 

Crediamo di ricordare che fu pronunziato contro la Bonino durante un dibattito da Santoro. Ci sembra di ricordare che la radicale non ne uscì benissimo, affondata dai «ma va là» che puntellavano l’ineffabile vis oratoria dell’avvocato.

 

È irresistibile, impareggiabile. Ve lo riproponiamo.

 

 

Dopo qualche anno, il tormentone del «ma va là» si spense.

 

Abbiamo fatto in tempo, tuttavia, a vedere lasciata ai posteri questa semplice clip che spiegherà ai posteri la potenza di Ghedini: l’incontro-scontro col Piero Ricca.

 

Il personaggio, figlio e fratello di avvocati esattamente come Ghedini, aveva ottenuto una qualche popolarità in era protogrillina: beccava i politici e altre personalità per strada, e partiva con considerazioni e domande, diciamo così, piuttosto critiche. Nel 2003 (sì, quasi 20 anni fa…) urlò «fatti processare, buffone!» a Silvio Berlusconi che usciva dall’aula del processo SME al Tribunale di Milano. Berlusconi lo denunziò, lui si difese dicendo che aveva in realtà detto «puffone».

 

Dopo aver transitato per i V-Day e il blog di Grillo, non sappiamo che fine abbia fatto nell’ultima dozzina d’anni. Quando ancora il risentimento non era incarnato in un partito con percentuali di voto mostruose, Ricca era, possiamo dire, una figura temuta: le sue videointerviste aggressive attecchivano nella mente dell’elettorato sempre più convinto della totale irrecuperabilità dell’elemento politico italiano.

 

Ebbene, potete guardar qui come dal confronto con Ricca uscì Ghedini.

 

 

Neutralizzato. Di più: lo stesso Ricca deve riconoscere che Ghedini non scappa e risponde a tutto, che probabilmente è un modo per dire «ti rispetto». Ebbene sì: simpatia per l’avvocato del Diavolo. Un fenomeno impressionante, che Ghedini rendeva possibile.

 

Vi basti guardare i commenti degli utenti su YouTube di questo video vecchio 14 anni: anche quelli che chiaramente sarebbero finiti una manciata di anni dopo a votare Grillo si sperticano in lodi per Ghedini, taluni rimpiangono di non aver i danari per avere lui come avvocato.

 

Finora abbiamo un po’ scherzato, in realtà volevamo tentare di dire qualcosa di più serio. Di struggente, financo.

 

Se cerco di capire perché mi ha colpito la morte di Ghedini è perché, automaticamente, trasmetteva una fibra cerebrale, morale, umana, incontrovertibile.

 

Riusciva a stare a fianco di Berlusconi – ossia nell’occhio del ciclone politico, geopolitico, metapolitico italiano del secolo – rimanendo immobile, altero, discreto, perfetto nella sua funzione: spegnere le tempeste. Lo ha fatto, tante volte. Probabilmente più di quante ne riusciamo a ricordare.

 

E perché lo faceva? Per i soldi? Abbiamo appreso dagli articoli di questi giorni che la sua famiglia ha lo studio legale da centinaia di anni. In un’intervista parla di aziende agricole, Travaglio – che nel suo coccodrillo riesce a dargli dello «stronzo» anche post-mortem, senza rendersi conto che era Ghedini che gli concedeva una chiacchierata, e non viceversa (un po’ come quella volta che Berlusconi gli disse di alzarsi dalla sedia e Travaglio obbedì immantinente) – scrive che l’avvocato patavino avrebbe confessato di avere un paio di dogi nell’albero genealogico.

 

No, non gli servivano i soldi: anche perché, non abbiamo idea di quanti ne servano per accettare la quantità di roba oscura che ti lanciano addosso se sei di fianco al babau politico del secolo.

 

Tutti, nei ricordi di queste ore, ricordano un’altra motivazione: i due si volevano bene. Proprio così: Berlusconi non faceva mistero del suo affetto per Ghedini; Ghedini ribadì più volte che si accollava l’immane lavoro di difesa del Silvio perché gli voleva bene.

 

Crediamo loro. Perché con Berlusconi, pensatene quel che volete, è così: il sentimento, la parola data, la generosità, i rapporti umani all’antica. Abbiamo visto che è stato così, tra gratitudine e vera simpatia umana con tutti: da Mike Bongiorno a Lele Mora, dall’ultima ballerina a Emilio Fede, da Iva Zanicchi a Vladimir Putin.

 

L’amicizia, il rispetto, accada quel che accade, non si cambia – non si vende. È forse uno dei motivi per cui le élite globali hanno odiato così profondamente Berlusconi. Ora odiano Trump, e gli americani hanno trovato una parola per definire il veleno dell’odio sparso sulla popolazione con un termine, che non non abbiamo trovato, Trump Derangement Syndrome, «sindrome da disturbo di Trump».

 

Da quest’ultimo pensiero consegue che, trovata necrologicamente una madeleine che li conduce all’estatico ricordo degli anni 2000, quando Berlusconi lo si odiava in massa con impegno e voluttà, tutti coloro che stanno insultando la memoria di Ghedini sono tecnicamente persone malate.

 

Sono persone malate fuori tempo massimo, sono pazienti tristemente recrudescenti: sono malati mai veramente guariti, sono falsi asintomatici.

 

Soprattutto, ed è il pensiero che abbiamo fatto, sono creature larvali che mai nella vita avrebbero potuto reggere al confronto de visu con Ghedini. Non solo per la quantità di cose realizzate dall’avvocato, ma proprio, come abbiamo visto, perché nessuna aggressività, nessuna convinzione giacobina reggeva più di tanto se ce lo avevi davanti.

 

Immaginatevi il modello umano di cui parliamo: peloso, flaccido, bilioso, senza una vera padronanza di nulla se non dell’opinione da bar, ora trasferita su Twitter.

 

Poi dipingetevi nella mente Ghedini: dritto, retto, lucido, estremamente capace, padrone della situazione al punto che, anche quando veniva aggredito, pareva che sapesse già cosa stava succedendo e come sarebbe finita – il tutto senza mai perdere equilibrio.

 

Quelli che lo insultano, e virtualmente già sputazzano sulla sua tomba dal maniero fatto di anonimato più tastiera, immaginiamo siano gli stessi parassiti parastatali di sempre, quelli che hanno votato PCI, PDS, DS, PD, poi magari M5S, a breve con probabilità torneranno a votare PD. Ominidi che mai e poi mai possono vantare, più che il curriculum impressionante del Niccolò, la fibra morale di chi, con sacrificio non indifferente difende un amico – l’uomo più perseguitato della Repubblica – perché gli vuole bene.

 

E che continua a farlo perché, cosa ancora più importante forse, è la cosa da fare, è il tuo lavoro, che esegui al meglio del tuo essere. Stai lì e lo fai: con il sacrificio, con la bravura, con la competenza, con te stesso. E se ce la fai, con la pace interiore. Fino alla fine, fino a che hai tempo, fino a che hai respiro.

 

A Dio avvocato.

 

Noi non dimentichiamo uomini come Lei. Lottiamo per un Paese che, pulitosi delle larve elettroniche, torni a produrre, nutrire e celebrare figure come la Sua.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

Immagine di Senato Italiano via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata.

 

 

 

 

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«Colpo di Stato globale». L’intervento di Mons. Viganò al Medical Doctors for COVID Ethics International

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Renovatio 21 pubblica questo intervento di Monsignor Carlo Maria Viganò per i Medical Doctors for COVID Ethics International (MD4CE),  un gruppo internazionale di medici, scienziati, avvocati, giornalisti, economisti, storici, politici, filosofi, analisti di dati, banchieri, esperti militari e di intelligence e altri provenienti da tutto il mondo, che lavorano insieme con determinazione per denunciare la terribile verità di ciò che è accaduto negli ultimi tre anni alle persone di tutto il mondo, alle loro famiglie, alle loro comunità, ai loro Paesi. MD4CE International si impegna per l’incriminazione dei responsabili dei grandi delitti commessi.

 

 

 

Cari e illustri Amici, 

 

Permettetemi anzitutto di ringraziare il dottor Stephen Frost per l’invito che mi ha rivolto. Assieme a Frost ringrazio anche tutti voi: il vostro impegno nel combattere la propaganda psicopandemica è encomiabile. Conosco bene le difficoltà che avete dovuto affrontare per rimanere coerenti con i vostri principi e spero che il danno che avete subìto possa essere adeguatamente riparato da chi vi ha discriminati, privati del lavoro e dello stipendio, additati come pericolosi no-vax.

 

Sono lieto di poter intervenire e condividere con voi il mio pensiero sulla attuale crisi globale. Una crisi che possiamo considerare iniziata con l’emergenza pandemica, ma che sappiamo essere stata programmata da decenni, con ben precise finalità e da ben noti personaggi.

 

Fermarsi alla sola pandemia sarebbe infatti un grave errore, perché non ci permetterebbe di considerare gli eventi nella loro coerenza, impedendoci quindi di comprenderli e soprattutto di individuare gli intenti criminali.

 

Anche voi – ciascuno con le proprie competenze in campo medico, scientifico, legale o altro – converrete con me che limitarvi alla vostra disciplina, in taluni casi estremamente specifica, non spiega compiutamente la ratio di certe scelte dei governi, degli enti internazionali, delle agenzie per il farmaco.

 

Ad esempio, trovare materiale «simil-grafenico» nel sangue delle persone sottoposte a inoculazione del siero sperimentale, per un virologo non ha senso, mentre ne ha per l’esperto di nanomateriali e nanotecnologie, che comprende per cosa il grafene possa essere utilizzato; o per l’esperto di brevetti medici, che individua immediatamente il contenuto dell’invenzione e lo mette in relazione con altri brevetti analoghi; o per l’esperto di tecnologie belliche, che conosce gli studi sull’uomo potenziato (un documento del Ministero della Difesa britannico lo chiama «augmented man» in chiave transumanistica) ed è quindi in grado di riconoscere nelle nanostrutture al grafene la tecnologia che permette di aumentare le prestazioni belliche del personale militare.

 

L’esperto di telemedicina saprà riconoscere in quelle nanostrutture l’indispensabile dispositivo che invia i parametri biomedici al server di controllo dei pazienti e che da questo riceve determinati segnali. 

 

Ancora: la valutazione degli eventi in un’ottica medica dovrebbe tenere in considerazione le implicazioni a livello giuridico di determinate scelte, come l’imposizione delle mascherine o peggio ancora della «vaccinazione» di massa, in violazione dei diritti fondamentali dei cittadini.

 

E sono certo che in ambito di governance sanitaria emergeranno anche le manipolazioni dei codici di classificazione delle patologie e delle terapie, pensate per rendere irrintracciabili gli effetti nefasti delle misure contro la COVID-19, dalla ventilazione profonda nelle terapie intensive ai protocolli di vigile attesa, per non parlare delle scandalose violazioni dei regolamenti da parte della Commissione Europea che – come sapete – non ha alcuna delega del Parlamento in materia di Sanità, e che non è un’istituzione pubblica, ma un consorzio privato di affari.

 

Proprio in questi giorni, al summit di Bali del G20, Klaus Schwab ha istruito i capi di governo – quasi tutti provenienti dallo Young Global Leaders for Tomorrow del World Economic Forum – sui futuri passi da compiere in vista dell’instaurazione del governo mondiale.

 

Il presidente di una potentissima organizzazione privata e con enormi mezzi economici esercita un indebito potere sui governi mondiali, ottenendo la loro obbedienza da leader politici che non hanno alcun mandato popolare per sottomettere le loro nazioni ai deliri di potere dell’élite: questo fatto è di una gravità inaudita.

 

Klaus Schwab ha dichiarato: «Nella quarta rivoluzione industriale i vincitori si prenderanno tutto, quindi se siete un first mover del WEF, sarete i vincitori» (qui).

 

Queste gravissime affermazioni hanno due implicazioni: la prima è che «i vincitori si prenderanno tutto» e saranno «vincitori», non si comprende a che titolo e con il permesso di chi; la seconda è che coloro che non si adegueranno a questa «quarta rivoluzione industriale» si ritroveranno estromessi e perderanno – perderanno tutto, compresa la loro libertà.

 

Insomma, Schwab sta minacciando i capi di governo delle venti nazioni più industrializzate al mondo, perché portino a compimento i punti programmatici del Great Reset nelle loro nazioni. Questo va ben oltre la pandemia: è un colpo di Stato globale, dinanzi al quale è indispensabile che le persone insorgano e che gli organi ancora sani degli Stati diano inizio ad un processo internazionale.

 

La minaccia è imminente e grave, dal momento che il World Economic Forum è in grado di realizzare il proprio progetto eversivo e che i governanti sono tutti asserviti, o ricattati, da questa mafia internazionale. 

 

Alla luce di queste dichiarazioni – e di altre non meno deliranti di Yuval Noah Harari, consigliere di Schwab – comprendiamo come la farsa pandemica sia servita come ballon d’essay nell’imposizione di controlli, misure coercitive, riduzione delle libertà individuali, incremento della disoccupazione e della povertà. I passi successivi dovranno essere portati a termine tramite crisi economiche e energetiche, strumentali all’instaurazione di un governo sinarchico in mano all’élite globalista. 

 

E qui, cari Amici, permettetemi di parlare da Vescovo.

 

Perché il vostro impegno, in questa serie di vicende a cui assistiamo e a cui assisteremo, potrebbe rischiare di essere vanificato o limitato dal fatto di non volerne vedere l’indole essenzialmente spirituale. So bene che due secoli di illuminismo, di rivoluzioni, di materialismo ateo o di liberalismo anticlericale ci hanno abituati a considerare la Fede come un fatto personale, o che non vi sia una Verità oggettiva cui tutti debbano conformarsi.

 

Ma questo è frutto di un indottrinamento propedeutico a quanto accade oggi, e sarebbe da sciocchi credere che l’ideologia anticristiana che animava le sette segrete e le conventicole massoniche del Settecento non abbia nulla a che vedere con l’ideologia anticristiana che muove personaggi come Klaus Schwab, George Soros e Bill Gates.

 

I principi ispiratori sono i medesimi: la ribellione a Dio, l’odio verso la Chiesa e verso l’umanità, la furia distruttrice verso la Creazione e specialmente contro l’uomo perché creato a immagine e somiglianza di Dio. 

 

Se partite da questa evidenza, comprenderete bene che non è possibile fingere che quanto accade sotto i nostri occhi sia frutto della sola ricerca del profitto, o della brama di potere. Certamente, considerando quanti si sono prestati a collaborare con il WEF, la parte economica non è da trascurare.

 

Eppure, al di là del profitto, vi sono scopi inconfessabili che partono da una visione «teologica» – capovolta sì, ma pur sempre teologica – che vede due opposti schieramenti: quello di Cristo e quello dell’Anticristo. 

 

Non ci può essere neutralità, perché dinanzi ad uno scontro tra due eserciti anche scegliere di non combattere è comunque una scelta di campo che influisce sugli esiti della battaglia. D’altra parte, com’è possibile riconoscere nelle vostre professioni così nobili e alte, l’ordine mirabile che il Creatore ha impresso nella natura (dalle costellazioni alle particelle dell’atomo) e poi negare che faccia parte di quest’ordine anche l’uomo, con la sua morale, le sue leggi, la sua cultura, le sue scoperte? Come potrebbe l’uomo, creatura di Dio, presumere di non essere egli stesso soggetto a leggi eterne e perfette? 

 

La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti (Ef 6, 12).

 

Da una parte, la Città di Dio – quella di cui scrive Sant’Agostino – e dall’altra la città del diavolo.

 

Potremmo dire che in quest’epoca la città del diavolo è ben identificabile nel globalismo neomalthusiano, nel NWO, nell’ONU, nel WEF, nell’Unione Europea, nella Banca Mondiale, nel FMI e in tutte quelle cosiddette «fondazioni filantropiche» che seguono un’ideologia di morte, di malattia, di distruzione, di tirannide. E quelle forze infiltrate nelle istituzioni che chiamiamo deep state e deep church.

 

Sull’altro fronte – dobbiamo riconoscerlo – la Città di Dio è più difficile da identificare: anche le autorità religiose paiono aver tradito il proprio ruolo di guida dei fedeli, preferendo servire il potere e propagandare le sue menzogne; chi dovrebbe proteggere e santificare le anime le disperde e le scandalizza, considerando i buoni Cristiani come rigidi integralisti.

 

Come vedete, l’attacco è su più fronti, e come tale costituisce una minaccia mortale per l’umanità, colpita nel corpo e nell’anima.

 

Eppure, proprio in un momento in cui è difficile trovare punti di riferimento autorevoli – tanto nella sfera religiosa quanto in quella temporale – vediamo raccogliersi sempre più numerosa la schiera di quanti comprendono, aprono gli occhi, riconoscono la mente criminale dietro l’evolversi degli eventi.

 

Appare evidente come tutto sia collegato, senza per questo essere marchiati come «teorici del complotto». Il complotto c’è già: noi non lo teorizziamo, ci limitiamo a denunciarlo, sperando che il popolo si svegli da questa narcosi suicida e pretenda che sia posto fine al colpo di stato globale.

 

Le operazioni di ingegneria sociale e di manipolazione delle masse hanno dimostrato oltre ogni dubbio la premeditazione di questo crimine, e la sua coerenza con una visione «spirituale» del conflitto in atto: occorre schierarsi e combattere, senza cedimenti.

 

La Verità – che è un attributo di Dio – non può esser cancellata dall’errore, e la Vita non può essere sconfitta dalla morte: ricordatevi che il Signore, che ha detto di Sé: «Io sono la Via, la Verità e la Vita», ha già vinto Satana, e quel che rimane della battaglia serve solo per darci l’opportunità di fare la scelta giusta, di saper compiere quelle azioni che ci mettono sotto il vessillo di Cristo, dalla parte del Bene. 

 

Confido che questo grande lavoro che state svolgendo possa presto dare i frutti attesi, ponendo fine a un tempo di prova in cui vediamo come diventerà il mondo se non torniamo a Cristo, se continuiamo a pensare di poter convivere con il male, con la menzogna, con il culto di sé.

 

In fondo, la Città di Dio è il modello di chi vive nell’amore di Dio, nel dominio di sé e nel disprezzo del mondo; la città del diavolo è il modello di chi vive nell’amore di sé, nel conformarsi al mondo e nel disprezzare Dio. 

 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

 

20 Novembre 2022

 

 

Renovatio 21 offre questo testo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

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L’amnistia post-COVID e la nuova stagione di restrizioni pandemiche

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Renovatio 21 pubblica il comunicato del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB). Le opinioni dei testi pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Il CIEB prende atto della rassegnazione mostrata da una parte degli italiani di fronte alle notizie che sembrano riaprire, a distanza di otto mesi dalla fine apparente dell’emergenza sanitaria, la stagione delle restrizioni pandemiche.

 

In questo senso vanno anzitutto ricordate, sul piano internazionale, le proposte del G20 di Bali volte a subordinare gli spostamenti transfrontalieri all’adozione di «soluzioni digitali e (…) non digitali, inclusa la prova delle vaccinazioni», nonché a «capitalizzare (il) successo degli standard esistenti e dei certificati digitali COVID-19» in vista della creazione di «reti sanitarie digitali globali» destinate a «rafforzare la prevenzione e la risposta a future pandemie». (1)

 

Dette proposte recepiscono di fatto, a livello di vertice politico, l’auspicio verso la cristallizzazione dello strumento di controllo denominato green pass, vero obiettivo delle politiche di stampo totalitario sdoganate dal COVID. Ed è significativo rilevare che esse promanano da un organismo creato appositamente per favorire la globalizzazione dei mercati – e dunque gli interessi delle élite finanziarie transnazionali, più che gli interessi delle popolazioni da esso rappresentate – alla cui riunione ha partecipato anche il promotore del cosiddetto «World Economic Forum», ossia un soggetto che non riveste alcuna carica pubblica istituzionale.

 

Nello stesso senso si indirizza, sul piano nazionale, l’annuncio relativo all’adozione da parte del Ministero della Salute – dietro parere dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive «Lazzaro Spallanzani» di Roma – di nuove norme concernenti la quarantena dei «pazienti positivi asintomatici» (sic!) che, aumentando il grado di confusione in merito all’uso dei tamponi e delle mascherine FFP2, potrebbero di fatto agevolare l’ulteriore diffusione del virus e finire per aprire surrettiziamente la strada a nuove restrizioni e a ulteriori lockdown. (2)

 

Ancora più eclatante è, sul piano locale, la notizia secondo cui l’Ordine dei medici di Torino ha avviato, nei confronti degli iscritti che hanno scelto di non vaccinarsi, una indagine volta ad acquisire, tra l’altro, le «motivazioni del … rifiuto alla vaccinazione, la … posizione rispetto alle pratiche vaccinali tanto obbligatorie quanto facoltative», nonché le modalità con cui i medici in questione hanno garantito «la sicurezza e la prevenzione del contagio» nei rispettivi studi professionali, avvertendo al contempo che, in caso di mancata risposta al questionario d’indagine nel termine di 30 giorni dal suo ricevimento, «il procedimento proseguirà egualmente il suo corso». (3)

 

Queste dichiarazioni sembrano contraddire, in modo per molti inatteso, il clima di rilassatezza post-emergenziale diffusosi nelle scorse settimane e alimentato dagli appelli alla pacificazione nazionale – o «amnistia pandemica» – presentati da più parti e sotto varie vesti. (4)

 

Ma in realtà non c’è alcuna contraddizione: chi ha gestito l’affaire COVID non ha mai inteso concedere tregua alle sue vittime e, come dimostrano i fatti sopra citati, nella pacificazione nazionale può credere solo chi è incapace di cogliere la gravità sistemica di ciò che la gestione del COVID ha comportato, ossia il lampante inveramento di una forma di totalitarismo biopolitico globale, e chi ormai percepisce come nuova normalità la strategia dello stato di emergenza.

 

A fronte della diffusa rassegnazione di fronte a fatti di tale portata, una parte degli italiani sembra invece apprezzare le polemiche alimentate ad arte, da certa politica e da certi media, in merito alle dichiarazioni del Sottosegretario alla Salute concernenti i cosiddetti vaccini anti-COVID.

 

Lungi dal costituire rivelazioni di chissà quale portata, le dichiarazioni in questione si sono limitate a rilevare l’assenza di certezze scientifiche relative all’efficacia e alla sicurezza dei «vaccini» in questione – in ciò allineandosi alle dichiarazioni rese dalla stessa Pfizer appena poche settimane prima – e non fanno altro che ricordare una verità affermata a chiare lettere dalla normativa europea che ha autorizzato in via condizionata l’immissione in commercio dei farmaci sperimentali definiti «vaccini»: verità che i pareri del CIEB ribadiscono da più di un anno. (5)

 

Sulla base di queste considerazioni, il CIEB:

 

  • pur consapevole della diffusa esigenza di dimenticare più di due anni di paure e frustrazioni, raccomanda vivamente ai cittadini di non abbassare la guardia nel momento in cui dall’Italia e dall’estero giungono chiari segnali di consolidamento dei meccanismi di soggiogamento instaurati in forza della cosiddetta pandemia, di cui è già stata annunciata l’estensione alle nuove emergenze climatiche, ambientali ed energetiche;

 

  • invita le autorità competenti – e in particolare la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e l’Agenzia Italiana del Farmaco, anche al fine di salvaguardare la propria autorevolezza e la propria reputazione in campo scientifico – ad avviare quanto prima indagini volte a valutare la fondatezza e l’eticità delle misure adottate durante l’emergenza sanitaria e, se del caso, a censurare pubblicamente l’operato dei soggetti che, agendo in veste istituzionale, hanno tenuto comportamenti volti a ingenerare allarmismo e paura nei cittadini allo scopo di piegarli all’accettazione acritica di misure di prevaricazione e di soppressione dei diritti e delle libertà fondamentali.

 

 

CIEB

 

22 novembre 2022

 

 

Il testo originale del Parere è pubblicato sul sito: www.ecsel.org/cieb

 

 

 

NOTE

 

1) Cfr. https://www.g20.org/wp-content/uploads/2022/11/2022-G20-Bali-Update.pdf, nonché https://www.laverita.info/g20-green-pass-per-sempre-2658686775.html

2) Cfr. https://www.ilsole24ore.com/art/verso-l-addio-tamponi-dopo-5-giorni-si-uscira-casa-senza-bisogno-fare-test-AEE4a4GC.

3) Cfr., tra gli altri, https://www.laverita.info/parte-schedatura-medici-no-vax-2658723548.html;

4)  Cfr., per tutti, https://www.theatlantic.com/ideas/archive/2022/10/covid-response-forgiveness/671879/.

5) Cfr. l’art. 4, n. 1, del regolamento della Commissione europea n. 507/2006 del 29 marzo 2006, relativo all’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata dei medicinali per uso umano che rientrano nel campo d’applicazione del regolamento (CE) n. 726/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (in Guue n. L92 del 30 marzo 2022, pag. 6), secondo cui un’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata viene rilasciata «malgrado non siano stati forniti dati clinici completi in merito alla sicurezza e all’efficacia del medicinale» considerato.

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questo testo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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La profezia di Dostoevskij

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Renovatio 21 pubblica questo brano da I Fratelli Karamazov di Teodoro Dostoevskij (traduzione di Agostino Villa, Einaudi). Si tratta di un discorso del Grande Inquisitore, personaggio di cui discutono i fratelli protagonisti Ivan e Aleksej Karamazov nel romanzo capolavoro dello scrittore russo. Chiunque è libero di scorgervi le assonanze con lo Stato moderno. O meglio, con l’Ordine Mondiale odierno.

 

 

Troppo bene, troppo bene sapranno apprezzare che cosa significa sottomettersi una volta per sempre! E finché gli uomini non avran capito questo, saranno infelici.

 

Chi è stato il principale artefice di questa incomprensione: parla? Chi ha scompigliato il gregge e lo ha sparpagliato per vie sconosciute? Ma il gregge di nuovo si radunerà, e di nuovo si sottometterà, e stavolta per sempre.

 

Allora noi gli daremo una queta, umile felicità, una felicità da esseri deboli, quali costituzionalmente essi sono. Oh, noi li persuaderemo, alla fine, a non essere orgogliosi, giacché Tu li hai sollevati in alto, e così hai insegnato loro a inorgoglirsi: dimostreremo loro che son deboli, che non son altro che dei poveri bambini, ma che in compenso la felicità bambinesca è la piú soave di tutte.

 

Essi si faranno timidi e s’avvezzeranno a girar gli occhi a noi e a stringersi a noi tutti spaventati, come pulcini alla chioccia. Ad ogni movimento che faranno, proveranno un terrore di noi e insieme un orgoglio della potenza e dell’intelligenza nostre, tanto grandi da aver saputo ammansire un cosí indocile gregge di migliaia di milioni.

 

Una pusillanime trepidazione dell’ira nostra s’impadronirà di loro, le loro intelligenze s’intimidiranno, i loro occhi diverranno facili alle lacrime, come quelli dei bambini e delle donne: ma con altrettanta facilità, a un nostro cenno, passeranno all’allegria e al riso, alla più limpida gioia, e alle beate canzoncine infantili.

 

Sì, noi li obbligheremo a lavorare, ma nelle ore libere dal lavoro daremo alla loro vita un assetto come di giuoco infantile, con canzoni da bambini, cori e danze innocenti.

 

Oh, noi permetteremo loro anche il peccato: sono così fragili e impotenti; e loro ci vorranno bene come bambini, per il fatto che noi permetteremo loro di peccare. Noi diremo loro che ogni peccato sarà rimesso, se compiuto col permesso nostro: e il permesso di peccare noi glielo concederemo perché li amiamo, e il castigo di questi peccati, ebbene, lo assumeremo a carico nostro. Noi ce lo assumeremo a nostro carico, e loro ci adoreranno come benefattori che si sono accollati i peccati loro di fronte a Dio. Ed essi non ci terranno nascosto assolutamente nulla di loro stessi.

 

Noi permetteremo loro, o proibiremo, di vivere con le lor mogli e amanti, di avere o non avere figli, sempre regolandoci sul loro grado di docilità, ed essi si sottometteranno a noi lietamente e con gioia.

 

Perfino i più torturanti segreti della loro coscienza, tutto, tutto porranno in mano a noi, e noi tutto risolveremo, ed essi si affideranno con gioia alla decisione nostra, perché questa li avrà liberati dal grave affanno e dai tremendi tormenti che accompagnano ora la decisione libera e personale.

 

 

 

 

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