Sport e Marzialistica
Le origini della spada giapponese
Le origini della spada giapponese, detta katana, affondano nei millenni precedenti. Le prime tracce dell’uso del bokken, la spada di legno dalla forma e dal peso simili a quelli di una lama vera, risalgono a circa il 400 d.C., e quest’arma è tuttora impiegata in Giappone come strumento di addestramento.
Con il tempo, accanto alla pratica con la spada di legno si sviluppò anche il tachikaki, l’arte di sguainare correttamente la spada dal fodero: in origine la lama della tachi o della katana era dritta e l’arma veniva portata alla cintura con il filo rivolto verso il basso. L’abitudine di portare la spada lunga fissata al fianco sinistro non era un’invenzione giapponese, ma derivava da un’usanza cinese: i guerrieri estraevano l’arma e colpivano l’avversario con un unico movimento vigoroso dal basso verso l’alto, secondo uno stile noto come «dalla terra al cielo».
Nel corso dei secoli nacquero in Giappone numerose scuole di scherma, chiamate ryu: ogni volta che un maestro perfezionava un proprio stile e lo dimostrava vincendo un duello o influenzando l’esito di una battaglia, ne prendeva il nome, dando origine a una nuova tradizione.

Nella stampa di Yoshitaki Tsunejiro, Miyamoto Musashi usa due bokken. Immagine CC0 via Wikimedia
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Durante il periodo Heian (ultima fase dell’epoca classica della storia giapponese, compresa tra il 794 e il 1185 d.C.), tuttavia, la società giapponese subì una forte influenza della cultura cinese, e l’attenzione generale si spostò dalle arti marziali verso lo studio di quella civiltà nei suoi aspetti religiosi, artistici e culturali. Questo allontanò molti dalle discipline guerriere, anche se alcuni bushi continuarono ad allenarsi, conquistando negli anni un ruolo sempre più importante nella società.
Un cambiamento decisivo avvenne con la riforma dell’era Taika (645–650 d.C.), che portò all’instaurazione di un governo centralizzato basato su un sistema di prefetture: la terra divenne interamente proprietà dello Stato, mentre i signori locali e i funzionari governativi vivevano di salari garantiti dalla corte imperiale.
Questo assetto rimase in vigore fino alla modifica del codice Taiho, promulgato tra il 701 e il 703 sotto il 42° imperatore Mommu (683 – 707 d.C.), e successivamente emendato con l’Atto di Engi nel 907, in piena era Heian, sotto il 60° imperatore Daigo (897 al 930 d.C.). In questo contesto, Yoshifusa Fujiwara divenne nell’872 il primo sessho, reggente per l’imperatore minorenne: un fatto storicamente rilevante, poiché per la prima volta un suddito ricopriva una carica di tale portata. Il clan Fujiwara avrebbe dominato la politica giapponese nei secoli successivi.
Fu durante il periodo Nara (710 e il 794 d.C), tra il 710 e il 784, che prese forma lo stile tachiuchi, il combattimento vero e proprio con la spada, che si sviluppò poi lentamente fino al periodo Muromachi (1336-1568), quando il kenjutsu – letteralmente «tecnica della spada» – riacquistò popolarità e vennero fondate numerose scuole di spada, spesso organizzate attorno a un dojo, un luogo di pratica diretto da un maestro esperto nell’addestrare i giovani guerrieri.

Dimostrazione di Kenjutsu nella stampa di Toyohara Chikanobu (1838–1912). Immagine del Metropolitan Museum of Art, Nuova York, via Wikimedia CC0
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Quando si parla delle origini dell’arte della spada in Giappone, è utile inquadrare il periodo storico di riferimento: siamo in un’epoca, quella precedente al VII secolo, in cui il Giappone stava ancora definendo la propria identità culturale e politica, in costante dialogo (e a tratti sudditanza culturale) con la Cina e la Corea. Non stupisce quindi che pratiche come il portare la spada lunga fissata al fianco sinistro derivino da un’usanza continentale: il Giappone dell’epoca importava non solo tecnologie e istituzioni, ma anche costumi militari, per poi rielaborarli secondo una sensibilità propria nei secoli successivi.
Il bokken, la spada di legno che affianca la pratica sin dal 400 d.C. circa, merita una riflessione a parte, perché testimonia una continuità didattica rarissima nel panorama delle arti marziali mondiali. Ancora oggi, in molte scuole di kendo e di iaido, l’allievo comincia il proprio percorso proprio con il bokken, prima di passare alla spada vera o alla shinai, e lo stesso può dirsi per l’aikido: un filo diretto che lega il praticante contemporaneo a un metodo di insegnamento che ha attraversato oltre 1600 anni.

Praticanti di aikido usano il bokken. Immagi di Norkiña via Wikimedia CC BY-SA 4.0
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Il periodo Heian (794-1185) rappresenta un capitolo cruciale, e per certi versi paradossale, di questa storia. È il periodo in cui la corte imperiale di Kyoto raggiunge il suo massimo splendore estetico e letterario — basti pensare che è l’epoca del Genji Monogatari, noto in Italia come La storia di Genji, uno dei capolavori della letteratura mondiale — ma è anche il momento in cui l’aristocrazia si allontana quasi del tutto dalla pratica delle armi, delegando la difesa del territorio e dell’ordine a una classe guerriera in ascesa ai margini del potere centrale.
È proprio in questo vuoto, apparentemente paradossale, che i bushi, i guerrieri, costruiscono silenziosamente la propria rilevanza: mentre i nobili di corte si dedicano alla poesia e alle cerimonie, i guerrieri di provincia affinano tecniche di combattimento che diventeranno, secoli dopo, il fondamento del potere samurai.
La riforma Taika (645 d.C. e seguenti) va inquadrata come un tentativo di centralizzazione statale ispirato al modello cinese Tang: l’abolizione della proprietà terriera privata a favore dello Stato, con la successiva redistribuzione attraverso il sistema delle prefetture, cercava di creare un potere imperiale forte e accentrato. È un sistema che, come spesso accade nella storia giapponese, dura fino a quando le forze centrifughe locali — i signori di provincia, i futuri daimyo — non ne minano progressivamente l’efficacia, aprendo la strada proprio a quella frammentazione feudale in cui i samurai troveranno terreno fertile per affermarsi come classe dominante.
Un aspetto che vale la pena esplorare riguarda la tecnologia metallurgica che permise, nei secoli, il passaggio da armi di importazione a una produzione autoctona sempre più raffinata. Le fonti storiche giapponesi collocano l’introduzione della spada dalla Cina e dalla Corea in un’epoca molto antica, ma è solo a partire dal periodo Heian che si sviluppa una vera tradizione fabbrile giapponese, capace di elaborare tecniche di forgiatura originali — la celebre lavorazione a strati multipli dell’acciaio, che alterna un’anima morbida a una superficie temprata durissima, nasce proprio dall’esigenza di ottenere una lama al tempo stesso resistente agli urti e capace di mantenere un filo tagliente.
Tale competenza tecnica, tramandata di generazione in generazione all’interno di specifiche famiglie di fabbri (i kaji), diventerà uno degli elementi di orgoglio nazionale legati alla katana, al punto che ancora oggi la spada giapponese gode di una reputazione mondiale legata tanto alla sua efficacia quanto al suo valore artistico.

Ukyo-e del XVII secolo che ritrae maestro fabbro di spade Goro Masamune (1264-1343). Gli abiti mostrano che la creazione della katana era un rito. Immagine via Wikimedia CC0
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Un’altra pista interessante è quella del rapporto tra potere politico e possesso delle armi. Il fatto che il sistema delle prefetture, nato con la riforma Taika, sia rimasto in vigore per secoli prima di essere progressivamente eroso dal potere dei signori locali, aiuta a spiegare un fenomeno più ampio: la lenta ma inesorabile «militarizzazione» della società giapponese tra il IX e il XII secolo.
Mano a mano che il potere centrale si indebolisce e i grandi latifondi (gli shoen) sfuggono al controllo diretto della corte, i proprietari terrieri hanno bisogno di uomini armati per proteggere i propri possedimenti dalle incursioni e dalle dispute locali: è in questo contesto socio-economico, più che in un’improvvisa fioritura culturale, che va inquadrata la crescita numerica e di prestigio della classe guerriera, un processo che culminerà con l’ascesa dei clan Minamoto e Taira nel XII secolo e, di lì, con l’istituzione del primo shogunato a Kamakura nel 1192.
Sul piano culturale, è utile ricordare che il periodo Heian non fu soltanto un’epoca di allontanamento dalle arti marziali da parte dell’aristocrazia, ma anche il momento in cui si consolidò in Giappone un’estetica di corte estremamente raffinata, fondata sul concetto di mono no aware, la sensibilità malinconica verso la caducità delle cose, non dissimile dal concetto di lacrimae rerum espressa nel mondo romano antico («sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt», Virgilio, Eneide).
Il mono no aware costituisce un’estetica che, paradossalmente, riemergerà secoli dopo proprio nella cultura guerriera, quando i samurai elaboreranno una propria sensibilità per la bellezza fragile e transitoria – basti pensare al legame simbolico, divenuto proverbiale, tra il samurai e il fiore di ciliegio che cade nel pieno della fioritura.
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Immagine di Auckland Museum Collections via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Sport e Marzialistica
Buttarsi da 11 mila metri senza respirare. Intervista alla paracadutista dei record Barbara Brighetti
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Essere genitori
Botte da orbi tra adulti alla partita dei «pulcini». Drammatico quanto naturale?
Nello Stato statunitense della Pennsylvania una violenta rissa tra due allenatori di football giovanile è scoppiata proprio davanti a bambini di terza e quarta elementare. L’intera scena è stata ripresa in video, finendo quindi sui mezzi di informazioni del Paese e tracimando, tramite l’internetto, nell’interomondo.
La caotica vicenda si è svolta durante il quarto quarto della partita di sabato tra Carlynton e Keystone Oaks a Carnegie. Il filmato, registrato da Ryan Crux, un genitore mostra la situazione degenerare dopo un’interruzione del gioco, con Keystone Oaks in vantaggio per 7-0.
Il 24enne allenatore del Carlynton è stato ripreso mentre urlava aggressivamente prima di scagliarsi contro membri della panchina avversaria. Indossando una maglietta verde, Canton si è diretto verso l’allenatore rivale, il coach dei Keystone Oaks.
Da lì è scoppiato il caos, con l’arbitro impegnato a fare tutto il possibile per proteggere i bambini dalla confusione.
Two coaches were suspended indefinitely after getting into an altercation during a youth football game in Pittsburgh, Pennsylvania, on Saturday. pic.twitter.com/GIqQRt9HXh
— CBS News (@CBSNews) September 1, 2026
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Il video ci permette di parlare di un fenomeno misconosciuto ma molto presente anche in Italia: quello delle risse tra genitori alle partite dei figli sportivi. Si tratta di violenze che spesse volte si incentrano sull’arbitro.
I dati dell’Associazione Italiana Arbitri sono sconvolgenti: nelle stagioni 2022-2023 e 2023-2024 sono stati registrati complessivamente 870 episodi di violenza ai danni dei direttori di gara, per 978 giorni di prognosi, e nella stagione 2024-2025, al 20 novembre, se ne contavano già 195, 15 dei quali gravi. Un altro dettaglio interessante: nell’85-90% dei casi gli autori sono tesserati — calciatori, dirigenti, allenatori, quindi non sempre «solo» genitori sugli spalti, ma il fenomeno dei genitori resta una fetta consistente e particolarmente odiosa perché colpisce bambini e arbitri giovanissimi.
I casi di cronaca si sprecano. A Lodi, nel novembre 2025, durante una partita di Pulcini tra Montanaso e Usom Melegnano, un padre ha reagito a una decisione arbitrale lanciando un sasso in campo e brandendo un pezzo di ferro. È quindi dovuta intervenire la polizia.
A Collegno, nel settembre dell’anno passato, durante un torneo giovanile, un genitore avrebbe scavalcato la recinzione colpendo con pugni e calci un portiere avversario tredicenne, causandogli una frattura al malleolo.
A Desio, in una partita di Pulcini del 2019, una madre ha rivolto insulti razzisti a un bambino avversario.
Il capo degli arbitri di Reggio Emilia citava già anni fa il caso di Juventus-Torino, con i genitori dei pulcini che si sono picchiati, come episodio limite noto a livello nazionale.
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Durante una partita di pulcini al campo di Santa Lucia, a Verona nel 2019, un litigio tra due padri è degenerato: uno ha rimproverato il figlio ed è stato colpito al volto (labbra e denti feriti) dall’altro genitore, che poi ha tirato fuori un coltello minacciando di morte. È stato disposto un Daspo per entrambi.
A Padova, nel 2015, un banale fallo di gioco tra pulcini di 9 anni è degenerato in insulti, schiaffi e pugni tra genitori, fermati solo dai carabinieri.
Nel 2023 a Cremona, ecco la vicenda della nonna 71enne che ha schiaffeggiato un bambino della squadra avversaria; ne è nata una rissa tra i genitori sugli spalti, sedata dai carabinieri. Tre mesi dopo il questore ha emesso sei Daspo.
A Dubino, in provincia di Sondrio, nel 2016 vi è stata la tissa sugli spalti tra genitori tifosi durante una partita di Pulcini classe 2006: i bambini in campo, alcuni in lacrime, hanno smesso di giocare da soli e si sono abbracciati con gli avversari, dicendo «basta, noi non giochiamo più» — un episodio diventato quasi simbolico in senso opposto, di reazione dei ragazzini alla violenza degli adulti.
A Seregno, in provincia di Monza e della Brianza, si è avuto il caso più grave in assoluto: durante una partita tra pulcini di 8 anni, una rissa tra genitori è scoppiata sugli spalti dopo insulti reciproci rivolti ai bambini avversari. Un dirigente 44enne, intervenuto per calmare gli animi, è stato colpito con un calcio alla schiena: gli si è spappolato un rene, che i medici hanno dovuto asportare, ed è finito in terapia intensiva. L’aggressore, un 47enne, è stato indagato per lesioni personali gravissime con perdita dell’uso di un organo — si è parlato anche di possibile tentato omicidio.
Il fenomeno, va detto, non riguarda solo il calcio: anche in basket e rugby il problema dei genitori aggressivi sta crescendo. Nessuno sport è veramente immune dalla follia sportivo-genitoriale: in un video di commento alle recenti Olimpiadi Milano-Cortina, una pattinatrice russa (proveniente dal Paese purtroppo estromesso dalle competizione) ha raccontato che uno dei suggerimenti che si è sentita dare quando era ancora bambina era tenere i pattini sempre con sé: il rischio è quello che i genitori o gli allenatori delle atlete avversarie allentino furtivamente le viti che tengono le lame, così da inficiare la performanza o generare un vero e proprio incidente traumatico sul ghiaccio.
Vi è, purtutavia, una lettura non disforica di questi eventi: i genitori vivono la partita del figlio come fosse la propria, perché vedono nel piccolo la loro stessa continuazione.
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Si tratta quindi della scaturigine di un istinto umano e giustissimo, quello di proteggere la propria discendenza, quello di difendere chi si ama, ciò che si ha di più caro.
Un filo comune in molti di questi casi è che spesso non è nemmeno la partita in sé a scatenare la violenza, ma un rimprovero di un genitore al proprio figlio, o un fallo minimo, che innesca reazioni completamente sproporzionate — segno che il vero detonatore è la tensione accumulata dagli adulti, cioè l’energia che il loro animo mette a disposizione per la protezione dei figli.
Ciò detto, non è non ci siano tanti che ci marciano, e si sfogano con ancora più voluttà di quanto non sia possibile fare nelle curve degli ultrà, traendone godimento che solo la boria uligana può offrire.
Il fenomeno era stato inquadrato stupendamente nel 2005 in un episodio (S09E05) del cartone satirico South Park che raccontava come, in ultima analisi, ai genitori le partite interessavano di più che ai figli, soprattutto per la possibilità di berciare e, sperabilmente, fare a botte.
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Immagine screenshot da Twitter
Sport e Marzialistica
Lotta a cavallo e caccia con l’aquila: ecco i Giochi Mondiali dei nomadi
Another gold for Kyrgyzstan in Er Enish (horseback wrestling) at the World Nomad Games! 🇰🇬🥇 pic.twitter.com/WO5uglfgtX
— Samat (@samat_awa) September 3, 2026
Ancient traditions come alive at World Nomad Games (VIDEOS) Thousands of participants have gathered in Kyrgyzstan for competitions ranging from horseback wrestling to eagle huntinghttps://t.co/W1egFQKD64 (FULL) Horsemen, wrestlers, and archers are testing their strength and… pic.twitter.com/FZnlXiRr2H
— rbg4lif 🟥⬛🟩 (@rbg4lif) September 4, 2026
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Highlights from Day 1 of the VI World Nomad Games.
The Kyrgyz Kök Börü team defeated Team USA in a very intense game. 🇺🇸 Lad Howell won the hearts of the Kyrgyz crowd with his true warrior spirit. pic.twitter.com/FzwAmJQjJ3 — Samat (@samat_awa) September 2, 2026
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Horseback archers showcase Kyrgyz nomad traditions at World Nomad Games pic.twitter.com/4GJJMvAcjS
— Bizna Kenya (@biznakenya) September 4, 2026
Team GB’s female riders took on horseback archery at the World Nomad Games in Kyrchyn Gorge, firing from the saddle against a dramatic mountain backdrop https://t.co/ad3MEBkNH6 @StephenMBland pic.twitter.com/JwpFF2Fi7r
— The Times of Central Asia (@thetimesoca) September 3, 2026
People coming to the World Nomad Games also get to try traditional Turkic sports themselves.
Like this one. Two people, one wooden board, one stick. Basically, whoever can’t pull the other guy over loses. pic.twitter.com/cCVvPBNYQl — Daily Turkic (@DailyTurkic) September 2, 2026
Iran’s four-member tug-of-war team finished runner-up at the Nomad Games in Kyrgyzstan. pic.twitter.com/eAe83P3qhV
— Alireza Akbari (@itsalireza_akb) September 3, 2026
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🇰🇬 Kyrgyzstan, I owe you an apology, I was not familiar with your game. The Kyrgyz put on an impressive Olympics-level ceremony for the opening of the 2026 World Nomad Games. Beautiful display of traditional Central Asian culture with modern elements and 100s of horses. Central… https://t.co/kaetmsYRvP pic.twitter.com/Z8M2clYR5P
— Alexander Lacherbauer (@lacherbauer) September 1, 2026
World Nomad Games is what the Olympics thinks it is. pic.twitter.com/xCZMuIdC0r
— Daily Turkic (@DailyTurkic) September 2, 2026
Incredible scenes at Bishkek Arena during the opening ceremony of the 6th World Nomad Games on Kyrgyz Republic Independence Day, with SCO heads of state in attendance—including Xi Jinping, Vladimir Putin, Narendra Modi, Masoud Pezeshkian, and host President Sadyr Japarov.
The… pic.twitter.com/NhJyYeM4qP — 🅰pocalypsis 🅰pocalypseos 🇷🇺 🇨🇳 🅉 (@apocalypseos) August 31, 2026
E l’Italia, con tutti i campi nomadi, avrà mandato una delegazione? O i nomadi nostrani non fanno sport?This is how Kyrgyzstan opened the World Nomad Games 2026 yesterday.
Pure Creativity 💫 #NomadGames #Kyrgyzstan pic.twitter.com/fJHrd87uIo — PIN-UP Bet Nigeria 🇳🇬 (@Pinup_NG) September 2, 2026
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