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Ricordo di mons. Tissier de Mallerais

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Affrontare la biografia di Mons. Bernard Tissier de Mallerais significa ripercorrere, in poche righe, tutta la storia della Fraternità Sacerdotale San Pio X, di cui egli fu fin dalle origini attore e testimone privilegiato.

 

A lui dobbiamo un’immensa gratitudine per aver trasmesso, attraverso la sua magnifica biografia di monsignor Lefebvre e attraverso le sue innumerevoli conferenze a seminaristi, sacerdoti e fedeli, la conoscenza e l’amore del nostro venerato Fondatore e dell’opera da lui costruita, attraverso la quale irradiava il suo amore profondo per la Chiesa Romana, la fede cattolica, la Messa di sempre, il sacerdozio e Cristo Re.

 

Significa anche tratteggiare l’esile sagoma di questo vescovo, che poteva apparire vacillante, ma il cui instancabile zelo per la salvezza delle anime aveva come teatro i cinque continenti dove la Fraternità si è insediata. Le nostre cronache raccontano gli incessanti viaggi da un continente all’altro e il numero di cresime e ordinazioni che ha conferito dopo la sua consacrazione, come del resto gli altri nostri vescovi.

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Gli inizi della Fraternità

Bernard Tissier de Mallerais nasce il 14 settembre 1945 a Sallanches, in Alta Savoia. Consegue una laurea in biologia. Lavora per diversi anni nello scoutismo poiché, quando Dom Guillou diventa cappellano del gruppo tradizionale degli scout nel 1969, lo troviamo al suo fianco, in compagnia di padre Cottard. Si unisce a monsignor Marcel Lefebvre nell’ottobre 1969, a Friburgo, e partecipa alla fondazione della Fraternità San Pio X.

 

La prima visita che fa a monsignor Lefebvre avviene in rue Lhomond a Parigi, nel vasto ufficio del Superiore Generale dei Padri dello Spirito Santo, nel corso dell’anno 1967. È accompagnato da Padre Luc Lefèvre. Da quel momento in poi sa di aver trovato un padre per il futuro. Due anni dopo, il 13 ottobre 1969, scende dal treno a Friburgo, dove trova i padri Aulagnier e Piqué, i quali si stanno ugualmente recando al numero 106 della route de Marly, dove Monsignore accoglie i primissimi candidati al sacerdozio, nove in totale. Nella primavera del 1970 ne sarebbero rimasti solo quattro!

 

Il 1° novembre di quello stesso anno, il giovane don Tissier de Mallerais è tra i seminaristi che vedono monsignor Lefebvre ritornare raggiante dall’episcopio di Friburgo, dove ha ottenuto da Mons. Charrière l’atto canonico di nascita della Fraternità Sacerdotale San Pio X. I seminaristi si passano di mano in mano la lettera per leggere il testo ed esaminare la firma e il timbro.

 

«Ricordo che alla vigilia della prima domenica di Avvento del 1969, due mesi dopo il mio ingresso nel seminario di monsignor Lefebvre a Friburgo, in Svizzera, il nostro Fondatore riunì per uno speciale convegno spirituale noi, i suoi primi nove seminaristi, e ci disse gravemente: “Domani entra in vigore il Novus Ordo Missæ, la nuova messa istituita da Papa Paolo VI, e questo in tutte le parrocchie di Friburgo, della Svizzera, della Francia e altrove. Che facciamo?” Dopo un attimo di silenzio, con la sua voce delicata, quasi timida, aggiunse: “Manteniamo la vecchia messa, no?” Sono le parole storiche con cui monsignor Lefebvre ha salvato il sacrificio della messa».

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Gli anni eroici

Don Tissier de Mallerais vive quindi gli anni eroici di Écône tra il 1971 e il 1972. I seminaristi sono ventiquattro e la casa è troppo piccola. Devono addirittura essere alloggiati in una stanza della fabbrica elettrica sotto il seminario, di cui è direttore il signor Guy Fellay. Il giovane Bernard Tissier ha il piacere di soggiornare nella camera annessa, detta «dei celibi».

 

L’allestimento del seminario è minimale, il refettorio e la lavatrice si trovano nella vecchia cantina per le botti! Ma il 22 marzo 1972 i seminaristi hanno il piacere di trasferirsi nei nuovissimi locali dell’edificio Saint-Pie X.

 

Ancora suddiacono, don Tissier de Mallerais viene nominato da monsignor Lefebvre segretario generale della Fraternità il 14 settembre 1974, incarico che manterrà inizialmente fino al 1979.

 

Le prove

L’11 novembre 1974 scoppia la tempesta perché, all’improvviso, due visitatori apostolici arrivano per indagare sul seminario, su disposizione del Santo Padre. Iniziano senza presentare il protocollo della loro visita a monsignor Lefebvre.

 

Ecco come Mons. Tissier de Mallerais racconta il resto di questa visita nel suo libro: «monsignor Lefebvre parte il 16 novembre per Roma. Il 21, mentre si recava in una delle Congregazioni che stava visitando, una guardia svizzera, fino a quel momento impassibile, gli si rivolse improvvisamente: “Monsignore, lei si aspetta ancora qualcosa da questa gente? ” Sbalordito, l’arcivescovo non disse nulla, si ricordò della visita canonica, capì che non c’era più nulla da aspettarsi dalle Congregazioni e, ritornato ad Albano, “in un moto di indignazione”, come dirà lui, scrisse di getto, senza cancellature, un’ammirevole posizione di principio che ha presentò, il 2 dicembre, alla comunità di Écône».

 

Il 6 maggio successivo, monsignor Mamie ritira l’approvazione data da monsignor Charrière. Viene lanciata una campagna di stampa contro Écône e vengono organizzate delle manovre intimidatorie. Due giovani entrano addirittura nel seminario e fanno irruzione nella stanza di un seminarista, le cui voci svegliano il suo vicino, don Tissier de Mallerais, che subito accorre in suo aiuto e li insegue nel chiostro, da dove riescono a fuggire. Possiamo immaginare che scena incredibile!

 

Ma la campagna di stampa trova eco nelle parrocchie della diocesi di Sion. Padre Epiney, parroco di Riddes, viene convocato per celebrare la nuova messa. Rifiuta questa ingiunzione ed è costretto a lasciare la sua chiesa. Don Tissier de Mallerais sarà tra la ventina dei seminaristi presenti alla serata di adorazione a Riddes, domenica 22 giugno 1975, quando padre Epiney, espulso dalla sua chiesa a causa della sua fedeltà alla messa di sempre, trasporta il Santissimo Sacramento dalla sua vecchia chiesa alla cappella della sua canonica.

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Il 29 giugno di quell’anno, insieme a Pierre Blin e Donald Sanborn, Bernard Tissier de Mallerais viene ordinato sacerdote. All’inizio dell’anno scolastico, nel settembre 1975, diventa professore di Apologetica, corso tenuto fino ad allora da padre de La Presle.

 

Un anno dopo, il 29 giugno 1976, durante la prima ordinazione sotto la tenda-cattedrale, apprende le parole di monsignor Lefebvre: «se, in tutta obiettività, cerchiamo di scoprire quale sia il vero motivo che spinge coloro che chiedono di non fare queste ordinazioni, è perché ordiniamo questi preti, affinché dicano la messa di sempre… E porto come prova solo che, sei volte in tre settimane, sei volte, ci è stato chiesto di ristabilire normali rapporti con Roma, e di dare testimonianza di aver accolto il nuovo rito e di celebrarlo io stesso. Sono arrivati ​​al punto di mandarmi qualcuno che si è offerto di concelebrare con me, nel nuovo rito, per dimostrare che accettavo di buon grado questa nuova liturgia e che, di conseguenza, tutto si sarebbe appianato tra noi e Roma… Allora è chiaro, è chiaro, che è sul problema della messa che si gioca tutto il dramma tra Écône e Roma». È questa la prima predica di quella che sarà chiamata l’Estate Calda, seguita dalla sanzione a divinis per mons. Lefebvre.

 

Poi, alla fine della primavera del 1977, una dura prova colpisce il seminario. Monsignor Lefebvre chiede a tre professori di dimettersi e altri tre, tra cui il direttore, il canonico Berthod, lasciano il seminario. Ma Écône continua! Da professore, don Tissier de Mallerais diviene direttore del seminario all’inizio dell’anno scolastico 1978, carica che manterrà fino al 1983. È responsabile, tra l’altro, del collegamento tra i seminari per l’unità del programma, dell’unione dei docenti, gli scambi studenteschi e i collegamenti con Albano (1).

 

Le consacrazioni

Nel 1983 viene nominato cappellano delle suore di Saint-Michel-en-Brenne. L’anno successivo diventa nuovamente segretario generale della Fraternità, con sede a Rickenbach, assicurando anche un ministero abbastanza regolare a Colmar, fino al 1992.

 

Intorno all’aprile 1987, monsignor Lefebvre chiede a don Tissier de Mallerais di andarlo a trovare: «Mi ha mandato da Rickenbach a Écône. Nel suo ufficio mi ha parlato del suo desiderio. Gli ho risposto: Monsignore, ho fatto tanti errori, non mi sento capace di fare il vescovo”. Poi ha risposto: “Anch’io ho commesso degli errori! ” Mi ha semplicemente rassicurato. E mi sono detto: “Lui ha pensato a questa cosa, sa quello che deve fare, molto meglio di me, ha fatto la sua scelta, devo solo accettarla”. Certo, pensavo alla scomunica in cui sarei incorso, non che la credessi valida, ma sociologicamente era un’infamia da sopportare. L’ho accettata, per grazia di Dio. Come ha detto un mio confratello sacerdote, anch’io ho detto a me stesso: “Monsignore ha la grazia per decidere, io ho la grazia per seguirlo”».

 

Poi, il 29 agosto 1987, monsignor Lefebvre indirizza la sua famosa lettera ai quattro sacerdoti della Fraternità, tra cui don Tissier de Mallerais, in vista delle consacrazioni episcopali: «Carissimi amici, vengo con questa lettera per chiedervi di ricevere la grazia dell’episcopato cattolico, come l’ho già conferita ad altri sacerdoti in altre circostanze… Vi scongiuro di rimanere legati alla Sede di Pietro, alla Chiesa Romana, Madre e Maestra di tutte le Chiese, nella fede cattolica integrale, espressa nei simboli della fede, nel catechismo del Concilio di Trento, secondo quanto vi è stato insegnato nel vostro Seminario. Rimanete fedeli nel trasmettere questa fede affinché arrivi il Regno di Nostro Signore».

 

L’anno successivo, nel 1988, si svolgono dei colloqui a Roma, e monsignor Lefebvre sceglie un teologo e un canonista, nelle persone di don Tissier de Mallerais e don Patrice Laroche. Monsignor Lefebvre spinge al massimo le possibili concessioni, apponendo la sua firma sul documento che gli viene presentato il 5 maggio 1988, ma ritrattando quella stessa firma il giorno dopo, di fronte alle palesi prevaricazioni di Roma. Consacrerà quindi dei vescovi, qualunque cosa accada, per la famosa «operazione sopravvivenza» della Fraternità. È così che don Tissier de Mallerais diventa Mons. Bernard Tissier de Mallerais il 30 giugno 1988, con monsignor Richard Williamson, monsignor Alfonso de Galarreta e monsignor Bernard Fellay.

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L’apostolato di vescovo ausiliare della Fraternità

Da allora in poi, i nostri vescovi, e quindi monsignor Tissier de Mallerais, si dedicheranno anima e corpo alla loro missione, il cui scopo principale indicato da Mons. Lefebvre nella sua lettera ai futuri vescovi è quello di «conferire la grazia del sacramento della cresima ai bambini e ai fedeli che lo chiedono», e naturalmente le ordinazioni agli ordini maggiori e minori.

 

È impossibile ripercorrere qui tutte le peregrinazioni di Mons. Tissier de Mallerais nel mondo, ma ne ricorderemo alcune notevoli, e alcune altre riguardanti soprattutto il Distretto svizzero della Fraternità.

 

Il Giovedì Santo del 1989 Monsignore ha la gioia di celebrare la prima Messa Crismale nella storia del seminario di Zaitzkofen.

 

Il 13 ottobre 1990 è lui a consacrare la prima chiesa costruita dalla Fraternità in Svizzera, la Chiesa dello Spirito Santo, a Delémont. Tutto il seminario di Écône andrà ad arricchire questa solenne cerimonia.

 

Due anni dopo, il nostro venerato Fondatore ci lascia. È monsignor Tissier de Mallerais ad avere l’onore di celebrare la Messa pontificale di requiem il 2 aprile 1991, mentre il Superiore Generale, Padre Schmidberger, si occupa della predica.

 

Il 3 aprile successivo, il Consiglio generale decide di fondare una commissione canonica, come aveva suggerito Mons. Lefebvre, e tocca a Mons. Tissier de Mallerais il compito di presiedere tale commissione.

 

Il 28 luglio 1991, dopo la chiamata a Dio di Mons. de Castro Mayer, sarà il principale consacratore di monsignor Licinio Rangel, suo successore alla guida dell’unione Saint-Jean-Marie-Vianney nella diocesi di Campos in Brasile.

 

Monsignor Tissier de Mallerais rimane Segretario generale della Fraternità fino al 1996. Si occupa poi di preparare una biografia sul nostro Fondatore. È un lungo lavoro di ricerca che lo porta sulle orme del grande missionario e dà vita all’eccellente libro Marcel Lefebvre: una vita, uscito nelle librerie nel 2002.

 

Nel 1996, dal 14 al 18 agosto, si svolge a Lourdes il primo Congresso mariano organizzato dalla Fraternità. È monsignor Tissier de Mallerais a presiederlo. Nello stesso anno, don Arnaud Sélégny sostituisce mons. Tissier de Mallerais come segretario generale. Monsignore rimane domiciliato a Menzingen e può così dedicare tutto il suo tempo alla sua missione di vescovo ausiliare della Fraternità.

 

Dal 2000, è residente nel seminario di Écône che è come il cuore della Fraternità, con grande gioia di tutti e in particolare dei seminaristi, ai quali trasmette, attraverso vivaci conferenze spirituali, tutta la sua conoscenza di monsignor Lefebvre e della Fraternità.

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Sabato 2 ottobre 2004, monsignor Tissier de Mallerais consacra la chiesa di Wil, insieme ai seminaristi di Écône, cerimonia alla quale partecipano più di 600 fedeli. Benedice anche la posa della prima pietra della chiesa di Oberriet, che sostituirà la vecchia cappella del priorato, diventata troppo piccola.

 

Nel 2012 si trasferisce al Priorato di Our Lady Immaculate a Chicago. La vicinanza dell’aeroporto è una base ideale per i suoi viaggi apostolici e missionari.

 

Poi, nel settembre 2015, monsignor Tissier approfitta della sua permanenza al seminario di La Reja per iniziare un ciclo di conferenze sulla fondazione della Fraternità, al fine di trasmettere ai più giovani lo spirito di monsignor Lefebvre e la sua opera. Lo stesso farà dal 9 al 17 ottobre presso il seminario di Zaitzkofen. I nuovi seminaristi hanno così l’opportunità di scoprire il modo in cui la divina Provvidenza ha guidato con chiarezza gli eventi e benedetto la Fraternità. Ripeterà questa predicazione durante un soggiorno nel nuovo seminario di Dillwyn nel 2017, con grande gioia della comunità.

 

Nel marzo 2019, monsignor Tissier de Mallerais diventa residente nel seminario di Dillwyn, negli Stati Uniti. Poi, nel 2020, torna nelle terre svizzere, a Écône.

 

Si trema per la sua salute nel dicembre 2020, quando si diffonde la notizia del contagio da COVID. Ma se il caro fra’ Gabriel non sopravvive a questa malattia, Mons. Tissier de Mallerais si riprende molto bene. Sarà lui, del resto, a celebrare, il 22 dicembre, i funerali di fra’ Gabriel a Écône, dove era entrato quarantasei anni prima, proprio quel giorno.

 

Mons. Tissier de Mallerais mostrerà negli ultimi tempi qualche segno di debolezza, preoccupando anche i fedeli, in particolare per la difficoltà nell’equilibrio durante la celebrazione delle messe. E il giorno segnato dalla divina Provvidenza arriva il 28 settembre. Monsignore, dopo l’Angelus mattutino, cade dalle scale mentre si reca all’oratorio dove deve celebrare la messa. Vittima di una frattura al cranio e di emorragia, riceve il sacramento dell’Estrema Unzione prima di essere trasportato in ospedale. Dopo diversi giorni di coma, la sera dell’8 ottobre consegna l’anima al suo Creatore e Salvatore, alla presenza del direttore del seminario, di alcuni seminaristi e di suo fratello. Requiescat in pace.

 

Scritti

2002: Marcel Lefebvre: una vita.

2012: La strana teologia di Benedetto XVI. Ermeneutica della continuità o della rottura.

2022: Marcel Lefebvre, raconté par ses proches. Une vie dialoguée pour les jeunes.

Oltre a numerosi articoli, conferenze e interviste per diverse riviste.

 

Don Philippe Lovey

 

NOTE

1) Casa nel distretto d’Italia, vicino Roma, che per un certo periodo ha ospitato parte della formazione dei seminaristi, per permettere loro di scoprire la Città Eterna e di mettervi radici.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

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Effetto Concilio: coloro che hanno abbandonato la Chiesa sono più dei convertiti

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Secondo un’indagine del Pew Research Center, molte più persone hanno abbandonato la fede cattolica dall’infanzia rispetto a quelle che si sono convertite. Lo riporta LifeSite.   Negli ultimi decenni, il cattolicesimo ha perso più fedeli di quanti ne abbia guadagnati in «quasi tutti i paesi» del mondo presi in esame dal Pew Research Center nel 2024, secondo il suo rapporto pubblicato giovedì.   «In Italia, ad esempio, il 22% degli adulti dichiara di essere stato cresciuto cattolico ma di non identificarsi più come tale, mentre l’1% non è stato cresciuto cattolico ma si è convertito alla religione in seguito. Ciò si traduce in una perdita netta di 21 punti percentuali nella popolazione cattolica italiana a causa del passaggio da una religione all’altra», ha spiegato il Pew Research Center.   I dati mostrano che in molte parti del mondo, ma soprattutto nell’Europa occidentale e nell’America Latina, Paesi tradizionalmente cattolici, la Chiesa sta perdendo fedeli a ritmo allarmante. La Spagna ha subito perdite particolarmente ingenti, con il 34% degli adulti che dichiara di essere cresciuto in una famiglia cattolica e di aver poi abbandonato la fede. In Cile e Francia, la percentuale di adulti è del 26%; in Brasile del 25%; in Argentina e Messico del 21%.   Al contrario, la percentuale di adulti che dichiarano di essersi convertiti al cattolicesimo in questi Paesi si aggira per lo più intorno al 2%. L’Ungheria è l’unico Paese esaminato in cui il numero di persone che si sono convertite alla fede cattolica (5%) è superiore a quello di coloro che l’hanno abbandonata (2%).   Negli Stati Uniti, dove una grande percentuale di adulti si identifica come cristiana protestante, il 13% degli adulti intervistati ha affermato di essere cresciuto nella fede cattolica e di averla poi abbandonata.   Va notato che, tra coloro che si identificano ancora come cattolici, la pratica religiosa effettiva non viene presa in considerazione; ciò significa che chi si definisce cattolico potrebbe non essere un cattolico praticante e, in molti casi, non partecipare alla Messa settimanalmente.

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Secondo il Pew Research Center, coloro che abbandonano il cattolicesimo «tendono ad aderire al protestantesimo o ad allontanarsi completamente dalla religione».   Sebbene le indagini abbiano rilevato che il protestantesimo abbia subito una perdita netta a livello globale, ha registrato un aumento netto di conversioni in «quasi altrettanti luoghi quanti sono stati i éaesi in cui si è registrata una perdita netta», secondo quanto riportato dal Pew Research Center.   La maggior parte dei Paesi in cui il protestantesimo ha visto un aumento netto si trova in America Latina. Tra questi, i Paesi con un numero particolarmente elevato di conversioni al protestantesimo sono il Brasile (15% degli adulti intervistati) e il Perù (11%). «Gli adulti che abbandonano il protestantesimo tendono a non avere alcuna affiliazione religiosa», ha osservato Pew. Un numero particolarmente elevato di questi adulti si riscontra in Svezia, nel Regno Unito e in Germania.   Individuare le cause del declino dell’affiliazione cattolica non è del tutto semplice, in parte perché l’autoidentificazione come cattolico e la pratica religiosa sono distinte nei sondaggi del Pew Research Center. Tuttavia, il modello più chiaro emerso a livello mondiale nell’ultimo secolo è un declino della pratica cattolica dopo il Concilio Vaticano II, svoltosi dal 1962 al 1965.   Uno studio laico pubblicato l’anno scorso ha rilevato che il Concilio Vaticano II ha «innescato un calo» nella partecipazione alle messe cattoliche a livello mondiale rispetto alla partecipazione alle funzioni religiose di altre religioni, tra cui il cristianesimo protestante.   Esaminando i tassi di partecipazione alle funzioni religiose in 66 Paesi a partire dal 1920, il National Bureau of Economic Research (NBER) ha scoperto che «rispetto ad altri Paesi, i Paesi cattolici hanno registrato un calo costante del tasso mensile di partecipazione degli adulti alle funzioni religiose a partire immediatamente dopo il Concilio Vaticano II», nel 1965, ultimo anno del Concilio.   I Paesi cattolici sono stati definiti come quelli con una popolazione cattolica pari o superiore al 50% e includevano nazioni come Irlanda, Italia, Austria, Francia, Brasile, Filippine e Messico.   Un grafico che rappresenta i dati dei ricercatori mostra che la partecipazione mensile alle funzioni religiose nei Paesi cattolici è diminuita di almeno 20 punti percentuali rispetto a quella di tutti gli altri Paesi, nonché rispetto ai Paesi «cristiani», con un calo significativo osservato per la prima volta nel periodo dal 1965 al 1974. La partecipazione alla messa nei Paesi cattolici è diminuita in media di quattro punti percentuali per decennio dal 1965 al 2015.   Questi risultati concordano con quelli dello storico francese Guillaume Cuchet, il quale nel 2022 ha pubblicato un’analisi secondo cui il 1965, anno di conclusione del Concilio Vaticano II, segnò l’inizio del «collasso» della pratica del cattolicesimo in Francia.   Fu nel 1965 che iniziarono a verificarsi cambiamenti significativi nella Messa con l’introduzione dell’Inter oecumenici, come la celebrazione della Messa rivolta verso il popolo e la lettura delle letture da parte dei laici. Come osservò Cuchet in riferimento al calo della partecipazione alla Messa, sebbene questi cambiamenti nel rituale possano sembrare «secondari agli intellettuali», in realtà «sono determinanti di natura psicologica e antropologica».   Sebbene la Chiesa cattolica abbia ancora molta strada da fare per recuperare le perdite subite, il recente aumento mondiale delle conversioni al cattolicesimo registrato tra il 2025 e il 2026 è motivo di speranza. Negli Stati Uniti, le conversioni di adulti al cattolicesimo sono aumentate di circa il 38% quest’anno, e un incremento simile è stato registrato anche nel Regno Unito, in Irlanda, Francia, Spagna, Svezia e Norvegia.   Lo scorso anno, la Conferenza Episcopale di Francia (CEF) ha registrato il maggior numero di catecumeni accolti o battezzati nella Chiesa da quando sono iniziate le rilevazioni circa 20 anni fa.  

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Immagine di Stephen Ritchie via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0
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Vescovo cattolico «co-consacra» un vescovo anglicano. Verrà scomunicato?

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Il 18 aprile 2026, nella cattedrale episcopale di St. James a Fresno, in California, si è svolta la presunta «ordinazione e consacrazione» di Gregory Kimura a «vescovo» della Comunione anglicana negli Stati Uniti. Questo evento, di per sé privo di realtà sacramentale per la Chiesa cattolica, ha assunto un significato particolare a causa della partecipazione attiva del vescovo Joseph V. Brennan, vescovo cattolico della diocesi di Fresno.

 

Un video ampiamente diffuso dal sito web Novus Ordo Watch mostra chiaramente il prelato cattolico partecipare attivamente al rito. Non si tratta di una presenza discreta, nella navata, in abito corale, come è consuetudine nel movimento ecumenico promosso dopo il Concilio Vaticano II. Il vescovo Brennan appare al centro dell’azione liturgica, accanto ai ministri anglicani, compiendo i gesti essenziali della cosiddetta consacrazione.

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Una partecipazione innegabile al rituale

Le immagini sono esplicite. Mostrano l’uomo ordinato inginocchiato, mentre i vescovi anglicani tendono le mani su di lui. In quel preciso istante – che qualsiasi osservatore che abbia familiarità con l’ordinazione anglicana riconosce come il momento destinato a conferire l’episcopato – il vescovo Brennan si unisce al gesto e alla preghiera di consacrazione. La formula di ordinazione recitata da tutti i presenti si basa sul testo ufficiale contenuto nel Libro della Preghiera Comune (edizione 2016).

 

Non c’è spazio per interpretazioni: la partecipazione è diretta, formale e pienamente integrata nel rito.

 

Un simile atto è estremamente grave; per comprenderne il significato, è necessario richiamare un punto dottrinale fondamentale. Nella lettera apostolica Apostolicae Curae (1896), Papa Leone XIII dichiarò che gli ordini anglicani sono «assolutamente nulli e del tutto privi di valore» (absolute nullas et omnino irritas). Questa decisione, confermata dal magistero successivo e persino riaffermata come dottrina definitiva dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1998, vincola irrevocabilmente l’insegnamento della Chiesa.

 

La partecipazione a un rito di ordinazione anglicano non può essere interpretata in chiave ecumenica come un mero gesto simbolico o pastorale. La liturgia ha un suo linguaggio specifico e l’imposizione delle mani accompagnata dalla formula consacratoria significa oggettivamente la volontà di trasmettere il potere sacramentale. Compiere questi gesti in un contesto che la Chiesa dichiara invalido equivale a contraddire, con l’atto stesso, la verità professata e a fomentare scismi ed eresie.

 

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L’ecumenismo è superato

Alcuni citeranno il Direttorio Ecumenico del 1993 per minimizzare l’importanza dell’evento. Le disposizioni inaccettabili di questo testo, che promuovono l’eresia, consentono, in determinate circostanze, la presenza di ministri cattolici a celebrazioni non cattoliche, per cortesia o per la preghiera comune. Ma non arrivano ad autorizzare la partecipazione agli elementi costitutivi del rito, cioè al suo presunto contenuto e alla sua forma; la co-attuazione del rito è esclusa.

 

La Chiesa condanna questo tipo di atto come communicatio in sacris . Il Codice di Diritto Canonico del 1917 stabilisce: «Non è lecito ai fedeli, in alcun modo, assistere attivamente o partecipare ai riti sacri dei non cattolici» (Canone 1258 §1).

 

La conseguenza immediata della violazione di questo canone, che è chiaramente un peccato mortale, è che il colpevole incorre automaticamente nel sospetto di eresia: «Chiunque, in qualsiasi modo, volontariamente e consapevolmente, aiuti alla propagazione dell’eresia o comunichi in materia divina con eretici contro la prescrizione del Canone 1258, è sospettato di eresia» (Canone 2316).

 

Anche il nuovo codice promulgato da Giovanni Paolo II nel 1983, che tuttavia apre le porte all’ecumenismo, respinge tale atto nel canone 844 §1: «I ministri cattolici amministrano legittimamente i sacramenti solo ai fedeli cattolici, i quali li ricevono legittimamente solo dai ministri cattolici».

 

A prescindere dalla rigorosa classificazione penale, lo scandalo pubblico e la confusione dottrinale causati ai fedeli da questo atto sono evidenti, ma è solo la logica conseguenza dei presupposti di un ecumenismo abituale che suggerisce costantemente che le differenze dottrinali tra la vera fede e l’eresia sarebbero secondarie, che i veri ministri e quelli di culti non cattolici sarebbero intercambiabili e che l’appartenenza all’unica Chiesa di Gesù Cristo, quella cattolica, non sarebbe più un elemento essenziale per la salvezza delle anime.

 

Ciò che rende la situazione ancora più preoccupante è la palese ingiustizia nell’applicazione della disciplina ecclesiastica. Quando la Fraternità Sacerdotale San Pio X effettua consacrazioni episcopali per evidente necessità, la reazione delle autorità romane è immediata: richiami alle sanzioni esistenti, dichiarazioni pubbliche, minacce di scomunica. Nel 1988, durante le consacrazioni a Écône officiate dall’arcivescovo Marcel Lefebvre, Roma impose sanzioni immediate.

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Una confusione istituzionalizzata

Qui, al contrario, non si tratta di trasmissione della Tradizione, ma di partecipazione a un rito invalido che veicola eresia. Il caso Fresno, per la sua oggettiva gravità, esige una risposta non solo disciplinare, ma anche dottrinale, commisurata al turbamento che ha provocato: in materia di fede, il silenzio non è mai neutrale. Purtroppo, la realtà concreta osservata da diversi anni ai più alti livelli della Chiesa tende piuttosto a suggerire l’assenza di una reazione significativa, come se questo tipo di scandalo appartenesse ormai a una forma di normalità implicita.

 

I precedenti recenti puntano in questa direzione. Nel 2026, Papa Leone XIV offrì parole di incoraggiamento all’Arcivescovo di Canterbury per il suo «fecondo servizio», una posizione che tuttavia derivava da una rottura storica con la Chiesa. Nel 2024, sotto il pontificato di Francesco, un’Eucaristia anglicana – necessariamente invalida secondo la dottrina cattolica – fu tollerata in una basilica romana. L’anno precedente, nel 2023, una «messa» anglicana fu autorizzata nella Basilica di San Giovanni in Laterano, la cattedrale del Ppapa stesso.

 

Questi eventi non sono isolati. Già nel 2017, una liturgia anglicana è stata celebrata nella Basilica di San Pietro, il cuore pulsante del cattolicesimo. Nel 2014, Papa Francesco in persona ha ordinato che l’anglicano Tony Palmer fosse sepolto come vescovo cattolico, un gesto carico di significato. Tra queste date, altri episodi hanno confermato una tendenza persistente: prelati che partecipano a riti non cattolici, gesti liturgici ambigui e dichiarazioni che minimizzano le differenze dottrinali. Persino membri della gerarchia che avevano criticato gli ambienti tradizionali definendoli «protestanti» hanno partecipato a celebrazioni anglicane.

 

A tutto ciò si aggiunge ora quella che sembra una vera e propria consacrazione simbolica di questi scandali: la farsa dell’accoglienza ufficiale da parte della Santa Sede, a Roma, da sabato 25 a martedì 28 aprile, dell’«arcivescova» anglicana Sarah Mullally, che è stata addirittura ricevuta da Papa Leone XIV lunedì 27 aprile.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Leone e l’arcivescovessa, mons. Viganò: Roma sta con gli eretici e nega le cresime ai tradizionisti

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha pubblicato su X un breve messaggio che commenta lo stato delle cose nella chiesa conciliare, a partire dall’incredibile visita in Vaticano dell’«arcivescovessa» di Canterbury, il semi-vertice della Comunione anglicana Sarah Mullaly, accolta da Leone con tutti gli onori, un’immagine grottesca e devastante.   Le foto dell’incontro dell’arcivescova anglicana col Prevost sono pubblicate in grande tranquillità da L’Osservatore Romano.    

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«Mentre la chiesa conciliare e sinodale continua a tradire il mandato di Nostro Signore accompagnandosi con eretici e scismatici di ogni specie e addirittura ospitando in Vaticano un’eretica che si spaccia per arcivescovessa, a Treviso il vescovo Tomasi nega un luogo di culto dignitoso per il conferimento della Cresima a dei fedeli della FSSPX, in aperta contraddizione con il dialogo e l’accoglienza che propaganda da sessant’anni» scrive il prelato lombardo.   Renovatio 21 conferma che, all’ultimo momento, le Cresime del Priorato di Silea della Fraternità San Pio X, che saranno impartite questo sabato da monsignor Bernard Fellay, sono state spostate dal luogo dove originalmente erano state programmate, una chiesa di Padernello, una frazione del comune di Paese, nella diocesi di Treviso.   Secondo la voce circolante, il diniego dell’uso della chiesa trevigiana – utilizzata per le Cresime anche l’anno scorso – è arrivato pochi giorni fa per ordine diretto delle alte sfere della diocesi, spiazzando i programmi delle famiglie e dei cari di almeno una quarantina di cresimandi, oltre che venendo meno alla parola data ai sacerdoti della FSSPX.   Si tratta inoltre di un brutto affronto nei confronti di un vescovo, mons. Fellay, che viene in visita in Veneto per la Confermazione di ragazze e ragazzi che sono rimasti esemplarmente cattolici.   Va ricordato come all’altezza del 2009 in Vaticano l’aria era assai diversa: Benedetto XVI aveva rimesso la scomunica proprio ai vescovi FSSPX, mentre l’anglicanesimo, dopo quattro secoli di orrore, sembrava avere esaurito definitivamente il carburante, al punto che era possibile leggere sui giornali britannici dichiarazioni di religiosi anglicani che passavano al cattolicesimo dicendo «the anglican experiment is over» («l’esperimento anglicano è finito»).   Di fatto con la Costituzione Apostolica Anglicanorum Coetibus del 2009, Ratzinger istituiva gli Ordinariati Personali per accogliere gruppi di anglicani desiderosi di entrare nella piena comunione con la Chiesa Cattolica: in pratica era la porta aperta ai tantissimi che volevano lasciare per sempre la chiesa d’Inghilterra e le sue follie dilaganti.   Con il golpe bergogliano le cose paiono essere cambiate drammaticamente. Prevost, anche qui, continua sulla medesima linea.   Monsignor Viganò aveva già attaccato l’atteggiamento di Leone verso la Mullally al momento dell’intronizzazione dell’arcivescovessa poche settimane fa.   «Leone abbraccia l’eresia ecumenista solennemente condannata da Pio XI nella Mortalium Animos, trattando la Comunione Anglicana – i cui “ordini sacri” furono dichiarati assolutamente nulli da Leone XIII nell’Apostolicæ Curæ – come “Chiesa sorella” con cui “camminare insieme” in virtù di un battesimo comune, senza esigere la conversione all’unica vera Chiesa Cattolica Apostolica Romana» aveva scritto Sua Eccellenza.

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«Il saluto a una “arcivescovessa” aggrava infine lo scandalo, violando il Magistero immutabile che esclude la possibilità di un sacerdozio femminile e conferma la totale invalidità di ogni pretesa ordinazione anglicana» continua l’arcivescovo, che si chiede: “ma se ‘san’ Paolo VI è in paradiso, dove si trova il Martire San Thomas Becket?”».   Come riportato da Renovatio 21,ad aprile 2023 era giunta notizia di una «messa» anglicana sarebbe stata celebrata a San Giovanni Laterano, una basilica papale, sotto la conduzione di un vescovo anglicano iniziato alla framassoneria e sposato due volte. Celebrazioni anglicane a inizio 2025 si sono avute anche dentro la Basilica di San Bortolomeo a Roma: Viganò allora protestò dicendo che essa «dovrà essere riconsacrata».   Come riportato da Renovatio 21, l’elezione di una donna ai vertici della Chiesa d’Inghilterra ha portato a tensioni al limite dello scisma del ramo africano degli anglicani, che si sono riuniti poche settimane fa per eleggere un leader «rivale» dell’«arcivescova». Il clero della Global Fellowship of Confessing Anglicans (GAFCON), che da subito aveva dato segni di insofferenza se non di insubordinazione patente, si è riunito ad Abuja, in Nigeria.   L’elezione della Mullally, che ha espresso posizioni pro-aborto e pro-omotransessualismo, ha aggravato la frattura tra l’ala conservatrice e quella progressista della Chiesa anglicana. Tuttavia, la GAFCON aveva già respinto la guida del precedente arcivescovo di Canterbury, Giustino Welby, nel 2023 a causa della sua proposta di benedire le coppie dello stesso sesso.   Come riportato da Renovatio 21la comunione anglicana ha già visto a causa dell’elezione di una donna ad arcivescovo del Galles una rottura nelle sue pendici africane. In una conferenza a Kigali di mesi fa, a seguito della nomina della «vescova» Cherry Wann ad arcivescovo del Galles, è stato concluso che «Poiché il Signore non benedice le unioni tra persone dello stesso sesso, è pastoralmente fuorviante e blasfemo formulare preghiere che invocano la benedizione nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».   Mons. Viganò aveva ancora attaccato mesi fa i rapporti tra Roma e la Chiesa d’Inghilterra a seguito dell’incontro dei loro sommi vertici, cioè papa Leone e re Carlo. «Le due autorità supreme delle proprie rispettive “chiese” si riconoscono entrambe nell’ideologia ambientalista e neomalthusiana del World Economic Forum e dell’Agenda 2030, ed è su questa nuova religione che è impostato il dialogo tra sinodali e anglicani» aveva detto monsignore.   I video scandalosi che arrivano in queste ore da Roma mostrano l’arcivescovessa cantuariense che guida in preghiera pubblica il romano pontefige.    

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Il bollettino in lingua inglese del sito del Vaticano riguardo l’udienza di oggi scrive della presenza di «Her Grace Sarah Mullally». «Sua grazia» (al femminile).   La vaticanista americana Diane Montagna ha riportato che durante la sua visita alla Basilica di San Pietro domenica scorsa, un funzionario vaticano (l’arcivescovo Flavio Pace, segretario del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani) si è inchinato davanti a lei nella Cappella Clementina – uno dei luoghi più sacri delle grotte vaticane, situata proprio accanto alla tomba di San Pietro – e si è fatto il segno della croce come se stesse ricevendo una vera benedizione da lei.     La vaticanista indica il problema di «una donna vestita con abiti liturgici venga ora spacciata – e persino celebrata dal Vaticano e dal Papa – come se avesse degli ordini validi, quando in realtà non li ha, in primo luogo perché è una donna e in secondo luogo perché è anglicana». «Assolutamente assurdo» conclude la Montagna.   Nell’Enciclica di Leone XIII Apostolicae Cura (13 settembre 1896) è scritto: «Noi dichiariamo e proclamiamo che le ordinazioni compiute con il rito anglicano sono state del tutto invalide e sono assolutamente nulle».

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Immagine screenshot da YouTube
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