Spirito
Ricordo di mons. Tissier de Mallerais
Affrontare la biografia di Mons. Bernard Tissier de Mallerais significa ripercorrere, in poche righe, tutta la storia della Fraternità Sacerdotale San Pio X, di cui egli fu fin dalle origini attore e testimone privilegiato.
A lui dobbiamo un’immensa gratitudine per aver trasmesso, attraverso la sua magnifica biografia di monsignor Lefebvre e attraverso le sue innumerevoli conferenze a seminaristi, sacerdoti e fedeli, la conoscenza e l’amore del nostro venerato Fondatore e dell’opera da lui costruita, attraverso la quale irradiava il suo amore profondo per la Chiesa Romana, la fede cattolica, la Messa di sempre, il sacerdozio e Cristo Re.
Significa anche tratteggiare l’esile sagoma di questo vescovo, che poteva apparire vacillante, ma il cui instancabile zelo per la salvezza delle anime aveva come teatro i cinque continenti dove la Fraternità si è insediata. Le nostre cronache raccontano gli incessanti viaggi da un continente all’altro e il numero di cresime e ordinazioni che ha conferito dopo la sua consacrazione, come del resto gli altri nostri vescovi.
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Gli inizi della Fraternità
Bernard Tissier de Mallerais nasce il 14 settembre 1945 a Sallanches, in Alta Savoia. Consegue una laurea in biologia. Lavora per diversi anni nello scoutismo poiché, quando Dom Guillou diventa cappellano del gruppo tradizionale degli scout nel 1969, lo troviamo al suo fianco, in compagnia di padre Cottard. Si unisce a monsignor Marcel Lefebvre nell’ottobre 1969, a Friburgo, e partecipa alla fondazione della Fraternità San Pio X.
La prima visita che fa a monsignor Lefebvre avviene in rue Lhomond a Parigi, nel vasto ufficio del Superiore Generale dei Padri dello Spirito Santo, nel corso dell’anno 1967. È accompagnato da Padre Luc Lefèvre. Da quel momento in poi sa di aver trovato un padre per il futuro. Due anni dopo, il 13 ottobre 1969, scende dal treno a Friburgo, dove trova i padri Aulagnier e Piqué, i quali si stanno ugualmente recando al numero 106 della route de Marly, dove Monsignore accoglie i primissimi candidati al sacerdozio, nove in totale. Nella primavera del 1970 ne sarebbero rimasti solo quattro!
Il 1° novembre di quello stesso anno, il giovane don Tissier de Mallerais è tra i seminaristi che vedono monsignor Lefebvre ritornare raggiante dall’episcopio di Friburgo, dove ha ottenuto da Mons. Charrière l’atto canonico di nascita della Fraternità Sacerdotale San Pio X. I seminaristi si passano di mano in mano la lettera per leggere il testo ed esaminare la firma e il timbro.
«Ricordo che alla vigilia della prima domenica di Avvento del 1969, due mesi dopo il mio ingresso nel seminario di monsignor Lefebvre a Friburgo, in Svizzera, il nostro Fondatore riunì per uno speciale convegno spirituale noi, i suoi primi nove seminaristi, e ci disse gravemente: “Domani entra in vigore il Novus Ordo Missæ, la nuova messa istituita da Papa Paolo VI, e questo in tutte le parrocchie di Friburgo, della Svizzera, della Francia e altrove. Che facciamo?” Dopo un attimo di silenzio, con la sua voce delicata, quasi timida, aggiunse: “Manteniamo la vecchia messa, no?” Sono le parole storiche con cui monsignor Lefebvre ha salvato il sacrificio della messa».
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Gli anni eroici
Don Tissier de Mallerais vive quindi gli anni eroici di Écône tra il 1971 e il 1972. I seminaristi sono ventiquattro e la casa è troppo piccola. Devono addirittura essere alloggiati in una stanza della fabbrica elettrica sotto il seminario, di cui è direttore il signor Guy Fellay. Il giovane Bernard Tissier ha il piacere di soggiornare nella camera annessa, detta «dei celibi».
L’allestimento del seminario è minimale, il refettorio e la lavatrice si trovano nella vecchia cantina per le botti! Ma il 22 marzo 1972 i seminaristi hanno il piacere di trasferirsi nei nuovissimi locali dell’edificio Saint-Pie X.
Ancora suddiacono, don Tissier de Mallerais viene nominato da monsignor Lefebvre segretario generale della Fraternità il 14 settembre 1974, incarico che manterrà inizialmente fino al 1979.
Le prove
L’11 novembre 1974 scoppia la tempesta perché, all’improvviso, due visitatori apostolici arrivano per indagare sul seminario, su disposizione del Santo Padre. Iniziano senza presentare il protocollo della loro visita a monsignor Lefebvre.
Ecco come Mons. Tissier de Mallerais racconta il resto di questa visita nel suo libro: «monsignor Lefebvre parte il 16 novembre per Roma. Il 21, mentre si recava in una delle Congregazioni che stava visitando, una guardia svizzera, fino a quel momento impassibile, gli si rivolse improvvisamente: “Monsignore, lei si aspetta ancora qualcosa da questa gente? ” Sbalordito, l’arcivescovo non disse nulla, si ricordò della visita canonica, capì che non c’era più nulla da aspettarsi dalle Congregazioni e, ritornato ad Albano, “in un moto di indignazione”, come dirà lui, scrisse di getto, senza cancellature, un’ammirevole posizione di principio che ha presentò, il 2 dicembre, alla comunità di Écône».
Il 6 maggio successivo, monsignor Mamie ritira l’approvazione data da monsignor Charrière. Viene lanciata una campagna di stampa contro Écône e vengono organizzate delle manovre intimidatorie. Due giovani entrano addirittura nel seminario e fanno irruzione nella stanza di un seminarista, le cui voci svegliano il suo vicino, don Tissier de Mallerais, che subito accorre in suo aiuto e li insegue nel chiostro, da dove riescono a fuggire. Possiamo immaginare che scena incredibile!
Ma la campagna di stampa trova eco nelle parrocchie della diocesi di Sion. Padre Epiney, parroco di Riddes, viene convocato per celebrare la nuova messa. Rifiuta questa ingiunzione ed è costretto a lasciare la sua chiesa. Don Tissier de Mallerais sarà tra la ventina dei seminaristi presenti alla serata di adorazione a Riddes, domenica 22 giugno 1975, quando padre Epiney, espulso dalla sua chiesa a causa della sua fedeltà alla messa di sempre, trasporta il Santissimo Sacramento dalla sua vecchia chiesa alla cappella della sua canonica.
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Il 29 giugno di quell’anno, insieme a Pierre Blin e Donald Sanborn, Bernard Tissier de Mallerais viene ordinato sacerdote. All’inizio dell’anno scolastico, nel settembre 1975, diventa professore di Apologetica, corso tenuto fino ad allora da padre de La Presle.
Un anno dopo, il 29 giugno 1976, durante la prima ordinazione sotto la tenda-cattedrale, apprende le parole di monsignor Lefebvre: «se, in tutta obiettività, cerchiamo di scoprire quale sia il vero motivo che spinge coloro che chiedono di non fare queste ordinazioni, è perché ordiniamo questi preti, affinché dicano la messa di sempre… E porto come prova solo che, sei volte in tre settimane, sei volte, ci è stato chiesto di ristabilire normali rapporti con Roma, e di dare testimonianza di aver accolto il nuovo rito e di celebrarlo io stesso. Sono arrivati al punto di mandarmi qualcuno che si è offerto di concelebrare con me, nel nuovo rito, per dimostrare che accettavo di buon grado questa nuova liturgia e che, di conseguenza, tutto si sarebbe appianato tra noi e Roma… Allora è chiaro, è chiaro, che è sul problema della messa che si gioca tutto il dramma tra Écône e Roma». È questa la prima predica di quella che sarà chiamata l’Estate Calda, seguita dalla sanzione a divinis per mons. Lefebvre.
Poi, alla fine della primavera del 1977, una dura prova colpisce il seminario. Monsignor Lefebvre chiede a tre professori di dimettersi e altri tre, tra cui il direttore, il canonico Berthod, lasciano il seminario. Ma Écône continua! Da professore, don Tissier de Mallerais diviene direttore del seminario all’inizio dell’anno scolastico 1978, carica che manterrà fino al 1983. È responsabile, tra l’altro, del collegamento tra i seminari per l’unità del programma, dell’unione dei docenti, gli scambi studenteschi e i collegamenti con Albano (1).
Le consacrazioni
Nel 1983 viene nominato cappellano delle suore di Saint-Michel-en-Brenne. L’anno successivo diventa nuovamente segretario generale della Fraternità, con sede a Rickenbach, assicurando anche un ministero abbastanza regolare a Colmar, fino al 1992.
Intorno all’aprile 1987, monsignor Lefebvre chiede a don Tissier de Mallerais di andarlo a trovare: «Mi ha mandato da Rickenbach a Écône. Nel suo ufficio mi ha parlato del suo desiderio. Gli ho risposto: Monsignore, ho fatto tanti errori, non mi sento capace di fare il vescovo”. Poi ha risposto: “Anch’io ho commesso degli errori! ” Mi ha semplicemente rassicurato. E mi sono detto: “Lui ha pensato a questa cosa, sa quello che deve fare, molto meglio di me, ha fatto la sua scelta, devo solo accettarla”. Certo, pensavo alla scomunica in cui sarei incorso, non che la credessi valida, ma sociologicamente era un’infamia da sopportare. L’ho accettata, per grazia di Dio. Come ha detto un mio confratello sacerdote, anch’io ho detto a me stesso: “Monsignore ha la grazia per decidere, io ho la grazia per seguirlo”».
Poi, il 29 agosto 1987, monsignor Lefebvre indirizza la sua famosa lettera ai quattro sacerdoti della Fraternità, tra cui don Tissier de Mallerais, in vista delle consacrazioni episcopali: «Carissimi amici, vengo con questa lettera per chiedervi di ricevere la grazia dell’episcopato cattolico, come l’ho già conferita ad altri sacerdoti in altre circostanze… Vi scongiuro di rimanere legati alla Sede di Pietro, alla Chiesa Romana, Madre e Maestra di tutte le Chiese, nella fede cattolica integrale, espressa nei simboli della fede, nel catechismo del Concilio di Trento, secondo quanto vi è stato insegnato nel vostro Seminario. Rimanete fedeli nel trasmettere questa fede affinché arrivi il Regno di Nostro Signore».
L’anno successivo, nel 1988, si svolgono dei colloqui a Roma, e monsignor Lefebvre sceglie un teologo e un canonista, nelle persone di don Tissier de Mallerais e don Patrice Laroche. Monsignor Lefebvre spinge al massimo le possibili concessioni, apponendo la sua firma sul documento che gli viene presentato il 5 maggio 1988, ma ritrattando quella stessa firma il giorno dopo, di fronte alle palesi prevaricazioni di Roma. Consacrerà quindi dei vescovi, qualunque cosa accada, per la famosa «operazione sopravvivenza» della Fraternità. È così che don Tissier de Mallerais diventa Mons. Bernard Tissier de Mallerais il 30 giugno 1988, con monsignor Richard Williamson, monsignor Alfonso de Galarreta e monsignor Bernard Fellay.
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L’apostolato di vescovo ausiliare della Fraternità
Da allora in poi, i nostri vescovi, e quindi monsignor Tissier de Mallerais, si dedicheranno anima e corpo alla loro missione, il cui scopo principale indicato da Mons. Lefebvre nella sua lettera ai futuri vescovi è quello di «conferire la grazia del sacramento della cresima ai bambini e ai fedeli che lo chiedono», e naturalmente le ordinazioni agli ordini maggiori e minori.
È impossibile ripercorrere qui tutte le peregrinazioni di Mons. Tissier de Mallerais nel mondo, ma ne ricorderemo alcune notevoli, e alcune altre riguardanti soprattutto il Distretto svizzero della Fraternità.
Il Giovedì Santo del 1989 Monsignore ha la gioia di celebrare la prima Messa Crismale nella storia del seminario di Zaitzkofen.
Il 13 ottobre 1990 è lui a consacrare la prima chiesa costruita dalla Fraternità in Svizzera, la Chiesa dello Spirito Santo, a Delémont. Tutto il seminario di Écône andrà ad arricchire questa solenne cerimonia.
Due anni dopo, il nostro venerato Fondatore ci lascia. È monsignor Tissier de Mallerais ad avere l’onore di celebrare la Messa pontificale di requiem il 2 aprile 1991, mentre il Superiore Generale, Padre Schmidberger, si occupa della predica.
Il 3 aprile successivo, il Consiglio generale decide di fondare una commissione canonica, come aveva suggerito Mons. Lefebvre, e tocca a Mons. Tissier de Mallerais il compito di presiedere tale commissione.
Il 28 luglio 1991, dopo la chiamata a Dio di Mons. de Castro Mayer, sarà il principale consacratore di monsignor Licinio Rangel, suo successore alla guida dell’unione Saint-Jean-Marie-Vianney nella diocesi di Campos in Brasile.
Monsignor Tissier de Mallerais rimane Segretario generale della Fraternità fino al 1996. Si occupa poi di preparare una biografia sul nostro Fondatore. È un lungo lavoro di ricerca che lo porta sulle orme del grande missionario e dà vita all’eccellente libro Marcel Lefebvre: una vita, uscito nelle librerie nel 2002.
Nel 1996, dal 14 al 18 agosto, si svolge a Lourdes il primo Congresso mariano organizzato dalla Fraternità. È monsignor Tissier de Mallerais a presiederlo. Nello stesso anno, don Arnaud Sélégny sostituisce mons. Tissier de Mallerais come segretario generale. Monsignore rimane domiciliato a Menzingen e può così dedicare tutto il suo tempo alla sua missione di vescovo ausiliare della Fraternità.
Dal 2000, è residente nel seminario di Écône che è come il cuore della Fraternità, con grande gioia di tutti e in particolare dei seminaristi, ai quali trasmette, attraverso vivaci conferenze spirituali, tutta la sua conoscenza di monsignor Lefebvre e della Fraternità.
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Sabato 2 ottobre 2004, monsignor Tissier de Mallerais consacra la chiesa di Wil, insieme ai seminaristi di Écône, cerimonia alla quale partecipano più di 600 fedeli. Benedice anche la posa della prima pietra della chiesa di Oberriet, che sostituirà la vecchia cappella del priorato, diventata troppo piccola.
Nel 2012 si trasferisce al Priorato di Our Lady Immaculate a Chicago. La vicinanza dell’aeroporto è una base ideale per i suoi viaggi apostolici e missionari.
Poi, nel settembre 2015, monsignor Tissier approfitta della sua permanenza al seminario di La Reja per iniziare un ciclo di conferenze sulla fondazione della Fraternità, al fine di trasmettere ai più giovani lo spirito di monsignor Lefebvre e la sua opera. Lo stesso farà dal 9 al 17 ottobre presso il seminario di Zaitzkofen. I nuovi seminaristi hanno così l’opportunità di scoprire il modo in cui la divina Provvidenza ha guidato con chiarezza gli eventi e benedetto la Fraternità. Ripeterà questa predicazione durante un soggiorno nel nuovo seminario di Dillwyn nel 2017, con grande gioia della comunità.
Nel marzo 2019, monsignor Tissier de Mallerais diventa residente nel seminario di Dillwyn, negli Stati Uniti. Poi, nel 2020, torna nelle terre svizzere, a Écône.
Si trema per la sua salute nel dicembre 2020, quando si diffonde la notizia del contagio da COVID. Ma se il caro fra’ Gabriel non sopravvive a questa malattia, Mons. Tissier de Mallerais si riprende molto bene. Sarà lui, del resto, a celebrare, il 22 dicembre, i funerali di fra’ Gabriel a Écône, dove era entrato quarantasei anni prima, proprio quel giorno.
Mons. Tissier de Mallerais mostrerà negli ultimi tempi qualche segno di debolezza, preoccupando anche i fedeli, in particolare per la difficoltà nell’equilibrio durante la celebrazione delle messe. E il giorno segnato dalla divina Provvidenza arriva il 28 settembre. Monsignore, dopo l’Angelus mattutino, cade dalle scale mentre si reca all’oratorio dove deve celebrare la messa. Vittima di una frattura al cranio e di emorragia, riceve il sacramento dell’Estrema Unzione prima di essere trasportato in ospedale. Dopo diversi giorni di coma, la sera dell’8 ottobre consegna l’anima al suo Creatore e Salvatore, alla presenza del direttore del seminario, di alcuni seminaristi e di suo fratello. Requiescat in pace.
Scritti
2002: Marcel Lefebvre: una vita.
2012: La strana teologia di Benedetto XVI. Ermeneutica della continuità o della rottura.
2022: Marcel Lefebvre, raconté par ses proches. Une vie dialoguée pour les jeunes.
Oltre a numerosi articoli, conferenze e interviste per diverse riviste.
Don Philippe Lovey
NOTE
1) Casa nel distretto d’Italia, vicino Roma, che per un certo periodo ha ospitato parte della formazione dei seminaristi, per permettere loro di scoprire la Città Eterna e di mettervi radici.
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
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Immagine da FSSPX.news
Gender
Mons. Viganò: la chiesa sinodale ha l’ordine di normalizzare la sodomia. E ricorda Don Milani…
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Gender
Cardinale Zen: «il Dio misericordioso fece piovere fuoco anche per distruggere Sodoma»
Il cardinale Joseph Zen ha condannato con forza gli atti omosessuali, ricordando ai fedeli che «il Dio misericordioso ha fatto piovere fuoco anche per distruggere Sodoma».
Le osservazioni del cardinale cinese su quelli che ha definito «peccati LGBTQ» sono state pubblicate in un post sul suo blog lunedì .
«Naturalmente, l’etica e la moralità non si limitano al Sesto e al Nono Comandamento, ma i peccati di questo tipo sono i più insidiosi. In particolare, i peccati LGBTQ violano completamente il piano del Creatore per l’umanità: che un uomo e una donna si amino per tutta la vita e trasmettano la vita in un ambiente d’amore», scrisse Zen.
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«Gli atti omosessuali non sono solo definiti peccato nella Bibbia, ma sono anche un’abominazione agli occhi di Dio. Il Dio misericordioso ha persino fatto piovere fuoco per distruggere Sodoma».
Come riportato da Renovatio 21, il cardinale cinese l’estate scorsa aveva dichiarato che Dio è «disgustato» dal comportamento omosessuale.
«Il Dio misericordioso è così disgustato dai comportamenti sessuali tra persone dello stesso sesso perché questo crimine è troppo lontano dal piano di Dio per l’uomo», aveva scritto il cardinale. «Il Suo piano è che un uomo e una donna si uniscano in un solo corpo con un unico ed eterno amore e cooperino con Dio. Una nuova vita può nascere e crescere nel calore della famiglia».
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato lo Zen si era scagliato contro Fiducia Supplicans arrivando a chiedere le dimissioni dell’autore del testo, il cardinale Victor «Tucho» Fernandez, eletto da Bergoglio a capo del Dicastero per la Dottrina della Fede.
Ad ottobre il porporato cinese aveva denunciato il pellegrinaggio LGBT organizzato in Vaticano per il Giubileo unendosi agli appelli di altri vescovi affinché compiano riparazioni per la profanazione della Basilica di San Pietro.
«recentemente è emersa la notizia che un’organizzazione LGBTQ+ ha organizzato un evento per l’Anno Santo, in cui i partecipanti sono entrati nella Basilica di San Pietro a Roma per attraversare la Porta Santa».
«Ostentavano oggetti di scena color arcobaleno, indossavano abiti con slogan e coppie dello stesso sesso si tenevano per mano con passione: era puramente un’azione di protesta», ha osservato il vescovo emerito di Hong Kong.
«Questo non era un pellegrinaggio giubilare (in cui i credenti rinnovano i voti battesimali, si pentono dei peccati e si impegnano a riformarsi). Tali azioni offendono gravemente la fede cattolica e la dignità della Basilica di San Pietro: una grave offesa a Dio!»
«Il Vaticano era a conoscenza di questo evento in anticipo, ma non ha poi emesso alcuna condanna. Troviamo ciò davvero incomprensibile!»
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Lo Zen ha sottolineato che «coloro che provano attrazione per persone dello stesso sesso» dovrebbero essere trattati con beneficenza; tuttavia, «non possiamo dire loro che il loro stile di vita è accettabile».
«Non siamo Dio», ha continuato. «Dio ci chiama a trasmettere ciò che Gesù ci ha insegnato: il vero amore per loro. Dobbiamo aiutarli a ottenere la grazia attraverso la preghiera e i sacramenti per resistere alla tentazione, vivere virtuosamente e percorrere la via verso il cielo».
Il cardinale aveva fatto riferimento alla richiesta di atti di riparazione avanzata da quattro vescovi: il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, Kazakistan; il vescovo Joseph Strickland, vescovo emerito di Tyler, Texas; il vescovo Marian Eleganti, vescovo ausiliare emerito di Coira, Svizzera; e il vescovo Robert Mutsaerts, ausiliare di ‘s-Hertogenbosch, Paesi Bassi.
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Spirito
Econe 2026: La storia di un pellegrino polacco
Arrivo a Écône, nel cuore delle Alpi
Alle sei del mattino sono arrivato a Écône con un gruppo di fedeli provenienti dalla Polonia. Questo piccolo villaggio si trova nella valle del Rodano, che attraversa il cantone del Vallese da est a ovest. Sopra di esso si ergono le maestose vette più alte delle Alpi Pennine svizzere. La zona circostante è ricoperta di vigneti e frutteti terrazzati, che da generazioni sono l’orgoglio di Écône. Le albicocche che maturavano sugli alberi sembravano così invitanti che avrei voluto coglierle. Purtroppo, non appartenevano al seminario, ma ai contadini vicini. Va detto, tuttavia, che questi contadini sostengono il seminario di Écône da molti anni e sono rimasti dei vicini gentili. Fin dall’inizio del viaggio, abbiamo incontrato molti giovani, per lo più scout devoti alla tradizione cattolica, che gentilmente ci hanno indicato la strada ed erano pronti ad aiutare i pellegrini. Ci siamo subito resi conto di trovarci in un ambiente davvero internazionale. Abbiamo incontrato brasiliani, messicani, irlandesi, gabonesi e pellegrini provenienti da molti altri paesi. Un amico ha persino scambiato qualche parola con un sacerdote filippino arrivato con un gruppo di fedeli. Dovrei menzionare anche un autobus pieno di pellegrini cechi, dato che la Repubblica Ceca è da tempo tra i paesi più secolarizzati al mondo ed è spesso descritta come il paese più scristianizzato d’Europa. Fin dai primi istanti, i partecipanti polacchi hanno intavolato spontaneamente conversazioni. Per la maggior parte del tempo, abbiamo ammirato gli straordinari paesaggi che circondavano il seminario. Dopo una breve passeggiata di appena duecento metri, siamo arrivati ai cancelli d’ingresso, dove ogni partecipante ha ricevuto un braccialetto identificativo. Questo fungeva anche da portafoglio elettronico, consentendo l’accesso alle strutture allestite per l’evento. Solo allora si poté comprendere appieno la portata dei preparativi. Al centro si ergeva un’immensa tenda che ospitava l’altare e i posti riservati ai vescovi, ai sacerdoti, ai fratelli e alle suore della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Erano state allestite sezioni separate per i pre-seminaristi e i terziari. Nell’ampio prato che circondava la tenda, erano state disposte migliaia di sedie per i fedeli. Ovunque si guardasse, volontari e scout erano pronti ad aiutare. L’abbigliamento tradizionale indossato sia dagli organizzatori che dai pellegrini era davvero sorprendente. Gli uomini indossavano camicie bianche; molti, nonostante il caldo, abiti eleganti o costumi tradizionali regionali. Le donne portavano abiti o gonne modeste, e molte avevano scelto i magnifici costumi popolari dei propri paesi. Persino i bambini erano vestiti con abiti elegantissimi, che non avevano nulla da invidiare agli adulti. Lungo la strada che conduceva al luogo della cerimonia, erano state allestite delle postazioni in legno dove era possibile ricevere assistenza in diverse lingue. Ogni partecipante ha ricevuto un libretto stampato con cura contenente il testo della Santa Messa e il rito della consacrazione episcopale, oltre a un berretto bianco con il logo ufficiale dell’evento. Più tardi, l’intero prato antistante il tendone sembrava brillare per la presenza di migliaia di copricapi bianchi. Non mi dilungherò ulteriormente sugli aspetti logistici o sulle strutture previste. Basti dire che tutto era stato preparato in modo esemplare. Nonostante la presenza di diverse migliaia di pellegrini, era difficile riscontrare il minimo difetto. Una volta giunti sul posto, ci siamo subito resi conto delle dimensioni della delegazione polacca. I fedeli provenivano da quasi ogni regione del paese. Abbiamo incontrato molti conoscenti, condiviso le nostre prime impressioni e parlato del viaggio. Ma gli incontri più gioiosi sono stati quelli con amici provenienti da ogni angolo del mondo. Alcuni si sono ricongiunti con persone conosciute durante i pellegrinaggi a Jasna Góra o lungo il percorso da Chartres a Parigi. Molti hanno rivisto sacerdoti che non vedevano da anni, sacerdoti che un tempo avevano avuto un ruolo significativo nelle loro vite. È stato davvero come partecipare a un’enorme riunione di famiglia, incentrata su una fede condivisa e sull’amore per la Tradizione Cattolica.Sostieni Renovatio 21
Sulle orme dell’arcivescovo Marcel Lefebvre
Sono convinto che molti di coloro che sono venuti a Écône per la prima volta desiderassero soprattutto visitare la tomba del vescovo Marcel Lefebvre, quest’uomo senza il quale non saremmo stati in questo luogo quel giorno. Mi permetterò una breve digressione. Fu solo dopo molti anni trascorsi sotto la guida dei sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X che compresi appieno l’opera compiuta dall’arcivescovo Lefebvre. Dal Concilio Vaticano II in poi, e ancor più negli anni immediatamente successivi alla sua conclusione, molti sacerdoti e fedeli percepirono la profonda crisi che la Chiesa stava attraversando. Di fronte ai cambiamenti in atto, la tentazione naturale fu quella di rifiutare non solo gli errori, ma anche l’autorità stessa del Papa. Fu così che nacquero i circoli sedevacantisti. La saggezza dell’arcivescovo Lefebvre risiedeva altrove. Non voltò le spalle alla Chiesa né al papato. Si oppose a ciò che considerava dannoso per la fede, ma non rinnegò mai l’istituzione fondata da Cristo. Si potrebbe dire che lottò contro quelli che vedeva come errori o decisioni pericolose, senza mai allontanarsi dalla Chiesa stessa. Questa posizione rimane difficile da comprendere per molti ancora oggi, perché richiede di distinguere la persona e l’ufficio dalle azioni che possono suscitare serie perplessità. Non intendo qui aprire una discussione sulla scomunica, sullo scisma o sulle complesse questioni di diritto canonico. Altri sono ben più competenti in questi ambiti. D’altra parte, vale la pena ascoltare la testimonianza di coloro che hanno dedicato tutta la loro vita a rimanere fedeli alla fede cattolica. Le loro vite e le loro opere restano il miglior commento sugli eventi i cui frutti possiamo ancora contemplare oggi.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Il seminario, cuore vivo della Tradizione.
Mancavano ancora diverse ore all’inizio della cerimonia. Il nostro gruppo decise di approfittare di questo tempo per fare una passeggiata nel parco del seminario. Il luogo su cui sorge Écône sembra essere stato creato per la preghiera e la contemplazione. L’austera bellezza delle Alpi si armonizza con la dolce valle del Rodano, punteggiata da frutteti e vigneti. Le imponenti montagne che circondano quasi interamente il seminario creano un’impressione molto particolare. Ci ricordano la nostra insignificanza, mentre il silenzio circostante ci permette di distaccarci dalla frenesia quotidiana e di rivolgere la mente a ciò che è essenziale. Non è difficile capire perché, da oltre mezzo secolo, generazioni di sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X ricevano qui la loro formazione. Mi permetterò un’altra digressione. Sebbene il seminario di Écône sia la casa di formazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, è stato per molti anni anche luogo di incontro per numerose comunità religiose fedeli alla Tradizione Cattolica. Vi si potevano trovare benedettini, cappuccini dell’Osservanza Tradizionale, domenicani e redentoristi. Erano presenti anche le monache e gli oblati della Fraternità, i carmelitani, i francescani e le clarisse, le cui comunità conservano la liturgia e la spiritualità tradizionali. Questa eccezionale concentrazione di diverse famiglie religiose ha messo in luce la ricchezza e la diversità del mondo della Tradizione cattolica. Sebbene ogni istituto possieda il proprio carisma e la propria storia, tutti sono uniti dalla fedeltà all’immutabile dottrina della Chiesa e alla liturgia tradizionale. Durante questo incontro con le suore, ho vissuto un momento che non dimenticherò mai. Il mio sguardo è stato attratto da una giovane suora che ho subito riconosciuto come un’amica di famiglia. Aveva preso i voti religiosi a Narni, in Italia, all’inizio di giugno. Quando i nostri sguardi si sono incrociati, un sorriso sereno, un sorriso che conoscevamo bene, le ha illuminato il volto. In quel momento accadde qualcosa che non mi sarei mai aspettato. Le lacrime iniziarono a scorrere sul viso di un uomo che si era sempre considerato piuttosto forte – un padre di cinque figli. Rimasi senza parole per un lungo periodo. Vi prego di perdonare questa osservazione personale, ma ho provato un’emozione simile più volte durante il mio soggiorno a Écône. C’era qualcosa in quel luogo che è difficile da esprimere a parole. Era la consapevolezza di partecipare a un evento storico, o l’atmosfera di preghiera e fede che permeava ogni cosa? Non lo so. Una cosa, però, è certa: non si lascia Écône la stessa persona che si era prima. Ecône non è solo il seminario della Fraternità Sacerdotale San Pio X. In pratica, costituisce il centro informale della Tradizione Cattolica nel mondo, un luogo dove fedeli, sacerdoti e religiosi affluiscono da quasi tutti i continenti. Passeggiando per il complesso del seminario, siamo giunti alla cripta dove sono sepolti il vescovo Bernard Tissier de Mallerais e il vescovo Vitus Huonder. Il tempo trascorso in preghiera presso le loro tombe è stato un’occasione per riflettere sulle loro vite. Ci siamo quindi diretti allo stand della libreria cattolica. Con mia grande delusione, la stragrande maggioranza dei libri in offerta era disponibile solo in francese, una lingua che purtroppo non parlo. Tuttavia, c’erano molti souvenir legati a Écône: rosari, scapolari, medaglie e pubblicazioni prodotte appositamente per l’occasione. Mentre passeggiavamo per il complesso del seminario, siamo rimasti costantemente stupiti dalla diversità di nazionalità riunite in questo piccolo angolo di Svizzera. Ad ogni passo, incontravamo pellegrini che parlavano una lingua diversa, ma nonostante le differenze di origine, un sorriso, un cenno del capo o un semplice saluto erano sufficienti per percepire il legame creato dalla nostra fede condivisa. Ricordo in particolare una giovane coppia proveniente dall’Estremo Oriente. Non avrei saputo dire se fossero giapponesi o cinesi. La loro quieta contemplazione, la loro eleganza e la loro semplicità erano un ulteriore esempio dell’universalità della Chiesa. In quel momento, la nazionalità non contava più. Eravamo tutti venuti a Écône per lo stesso motivo e ci sentivamo membri di un’unica grande famiglia cattolica. Ho provato grande gioia anche nell’incontrare quattro signore del Gabon, con le quali ho potuto scambiare qualche parola. I loro magnifici abiti tradizionali hanno attirato l’attenzione di quasi tutti i presenti. Ma ciò che mi ha colpito ancora di più è stata la loro testimonianza. Mi hanno raccontato dei loro incontri con l’arcivescovo Marcel Lefebvre, che aveva visitato Libreville negli anni Ottanta. Per loro, non era semplicemente una figura nota dai libri o dalle fotografie, ma un uomo che avevano conosciuto personalmente e di cui conservavano un ricordo pieno di gratitudine. Questa breve conversazione mi ha fatto comprendere ancora una volta la portata dell’eredità spirituale dell’arcivescovo e il potere duraturo del suo ricordo, anche negli angoli più remoti del mondo. Durante la nostra passeggiata mattutina, tuttavia, non abbiamo potuto visitare la cripta della Chiesa del Cuore Immacolato di Maria, dove è sepolto l’arcivescovo Marcel Lefebvre. La chiesa era chiusa ai fedeli, poiché i sacerdoti che avrebbero partecipato alla cerimonia si stavano preparando lì. Da lì sarebbe partita la processione che avrebbe aperto i riti di consacrazione episcopale.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Una processione di portata eccezionale
Terminate le preghiere, al suono delle campane, la processione lasciò la chiesa e si diresse verso il vasto prato adiacente al seminario. A causa dell’elevatissimo numero di pellegrini provenienti da tutto il mondo, le cerimonie non poterono svolgersi all’interno della chiesa. Era stata quindi allestita un’enorme tenda per ospitare la solenne messa e il rito di consacrazione episcopale. La processione stessa fu una testimonianza impressionante della vitalità della Tradizione cattolica. Vi presero parte circa cinquecento sacerdoti, oltre a quasi trecento religiosi e seminaristi. Le suore, secondo le prescrizioni del cerimoniale romano tradizionale, non parteciparono alla processione. Circa duecento di loro avevano riservato dei posti sotto il tendone, da dove poterono seguire l’intera cerimonia. Per diverse decine di minuti, la processione si mosse ininterrottamente verso l’altare. In testa camminavano i seminaristi e i fratelli, seguiti da centinaia di sacerdoti con cotte e stole; infine venivano i superiori della Fraternità, i quattro vescovi eletti e i principali consacratori, il vescovo Alfonso de Galarreta e il vescovo Bernard Fellay. Vista da lontano, questa lunga processione sembrava un ampio fiume bianco e nero che serpeggiava attraverso il paesaggio alpino. Questa visione fece una profonda impressione su tutti i presenti. I quindicimila fedeli riuniti attorno all’altare accolsero la processione con riverenza e profonda commozione. Era difficile non sentire di partecipare a un evento che avrebbe lasciato un segno indelebile nella storia della Fraternità Sacerdotale San Pio X e dell’intero mondo della Tradizione Cattolica. La maestà del vescovo Bernard Fellay e del vescovo Alfonso de Galarreta mi ha profondamente colpito. Per l’uomo moderno, abituato al tumulto, alla frenesia costante e alla banalità della vita quotidiana, vedere centinaia di sacerdoti camminare in perfetto ordine e in profondo silenzio, vestiti con i paramenti liturgici tradizionali, con le maestose Alpi sullo sfondo, è quasi un’esperienza fuori dal tempo. In momenti come questi, diventa più facile comprendere perché la Chiesa abbia circondato la sacra liturgia di tanto splendore nel corso dei secoli. La sua maestà esteriore, la sua bellezza e la sua dignità non sono fini a se stesse. Conducono l’umanità verso una realtà invisibile, ricordandoci che partecipiamo a un mistero che trascende l’ordine terreno. La liturgia diventa così non solo una preghiera, ma anche un eloquente segno della grandezza di Dio e un’anticipazione della bellezza della liturgia celeste. Alla processione partecipavano anche i quattro vescovi eletti: padre Marc Hanappier, padre Michel Poinsinet de Sivry, padre Michael Goldade e padre Pascal Schreiber. La loro calma e la loro contemplazione rivelavano la piena consapevolezza dell’importanza di quel momento che, di lì a pochi istanti, avrebbe trasformato per sempre le loro vite sacerdotali.Aiuta Renovatio 21
Il rito tradizionale di consacrazione episcopale
Una volta che tutti si furono accomodati sotto il tendone, ebbe inizio la solenne Messa Pontificia. Immediatamente prima del rito di consacrazione, il Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, Padre Davide Pagliarani, pronunciò l’omelia. In questo commovente sermone di circa venti minuti, parlò principalmente del dovere di preservare e difendere l’immutabile deposito della fede cattolica. Sottolineò la situazione paradossale in cui la Fraternità si trova da decenni: desidera servire la Chiesa come sua Madre, pur accettando al contempo il peso delle accuse ed essendo considerata da Roma un gruppo disobbediente. Le sue parole non esprimevano né amarezza né rivolta, ma solo la convinzione che sia necessario preservare ciò che la Chiesa ha trasmesso senza interruzione nel corso dei secoli. Dopo l’omelia ebbe inizio il solenne rito della consacrazione episcopale secondo il tradizionale rito pontificale romano. Il primo passo consisteva nella pubblica professione di fede e nel giuramento di fedeltà. I candidati affermavano il loro impegno verso la fede cattolica e la fedeltà alla Tradizione della Chiesa. Seguiva poi la domanda prescritta dal Pontefice: «Avete il mandato apostolico?». Nelle circostanze dello stato di necessità, la risposta si riferiva al principio che la legge suprema della Chiesa rimane la salvezza delle anime. I quattro eletti si prostrarono quindi a faccia in giù davanti all’altare, in segno di totale abbandono a Dio. Nel frattempo, i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i fedeli si inginocchiarono per cantare le Litanie dei Santi. Questo fu, per me, uno dei momenti più toccanti dell’intera cerimonia. Il momento culminante del rito fu l’imposizione delle mani e la trasmissione della successione apostolica. Il vescovo Alfonso de Galarreta e il vescovo Bernard Fellay imposero successivamente le mani sul capo di ciascuno dei vescovi prescelti. Quindi, i libri aperti dei Vangeli furono posti sopra i loro colli, segno eloquente della sottomissione del vescovo all’autorità della Parola di Dio e della sua missione non solo di predicarla, ma anche di custodirla fedelmente. Durante il canto del Veni Creator Spiritus , il vescovo consacrante ha unto con il santo crisma il capo e le mani dei nuovi vescovi. Infine, ha consegnato a ciascuno le insegne della dignità episcopale: l’anello, il pastorale e il Libro dei Vangeli, segni della loro unione spirituale con la Chiesa, della loro responsabilità pastorale e del loro costante dovere di annunciare il Vangelo. All’offertorio, i quattro nuovi vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pietro si trovavano all’altare accanto al vescovo Alfonso de Galarreta, partecipando per la prima volta all’offerta del Santo Sacrificio nella pienezza del sacerdozio episcopale. Fu un momento particolarmente eloquente: il culmine di un rito per il quale si erano preparati durante tutta la loro vita sacerdotale. Vale la pena menzionare qui un altro dettaglio che, per molti partecipanti, ha rivestito un profondo valore simbolico. Nel rito della consacrazione episcopale, il momento centrale è il prefazio consacratorio, durante il quale il vescovo prega affinché Dio effonda abbondantemente i suoi doni sui nuovi pastori e conferisca loro la potenza dello Spirito Santo. Il violento acquazzone che scoppiò subito dopo la conclusione delle consacrazioni fu interpretato da molti come un’immagine particolarmente espressiva, quasi tangibile, di questa “effusione” di grazie per la quale la Chiesa aveva appena pregato. I torrenti di pioggia divennero, ai loro occhi, il simbolo dell’abbondanza dei doni dello Spirito Santo che si erano appena realizzati nell’invisibile ordine soprannaturale. Permettetemi qui un’ulteriore riflessione personale. Il canto del Te Deum laudamus, intonato con forza da migliaia di fedeli riuniti, mi ha profondamente commosso. Non sono riuscito a trattenere le lacrime. Solo dopo qualche istante mi sono reso conto di non essere il solo sopraffatto dall’emozione. Intorno a me c’erano molte persone con gli occhi lucidi, che cercavano discretamente di asciugarsi le lacrime. In quel momento, nulla di tutto ciò mi è sembrato strano. Al contrario, mi è sembrato perfettamente naturale. Dopo la cerimonia, i nuovi vescovi lasciarono il tendone e si incamminarono tra le migliaia di fedeli per impartire loro per la prima volta la benedizione episcopale. È difficile descrivere l’atmosfera che si respirava in quel momento. Vidi uomini – per non parlare delle donne – piangere apertamente di gioia ed emozione. Al termine della cerimonia, l’intera assemblea ha intonato l’inno in onore di San Pio X, Sancte Pie Decime . È stata una conclusione particolarmente eloquente di una giornata che rimarrà a lungo impressa nella memoria di tutti i presenti. Sopra la folla aleggiava un profondo senso di gratitudine per il dono della fede e per la grazia di aver riscoperto e preservato la Tradizione Cattolica. Ho avuto l’impressione che questa stessa gioia fosse condivisa da quasi tutti i partecipanti.Aiuta Renovatio 21
Il giorno dopo le consacrazioni
Sebbene l’atmosfera a Ecône fosse profondamente solenne e gioiosa, il giorno seguente il Vaticano, tramite il cardinale Fernández, rilasciò una dichiarazione ufficiale in cui affermava che le consacrazioni episcopali conferite dalla Fraternità senza l’autorizzazione del Papa costituivano un atto scismatico e comportavano l’immediata scomunica ( latae sententiae ) dei sei vescovi interessati, nonché dei sacerdoti, dei fratelli e dei fedeli appartenenti alla Fraternità Sacerdotale di San Pio X. Molti di loro erano giunti a Écône dagli angoli più remoti del mondo. Il costo del viaggio, le lunghe ore trascorse in auto o in aereo e i numerosi sacrifici compiuti rappresentavano già per loro una vera e propria offerta. A ciò si aggiunse la loro incrollabile lealtà ai nuovi vescovi durante il violento acquazzone che si abbatté poco dopo, inzuppando tutti fino alle ossa in pochi istanti. Eppure, nessuno pensò di andarsene. Si trattava del sacrificio di persone che, nella loro vita quotidiana, si sforzano di vivere secondo la fede della Chiesa cattolica, spesso in contrasto con il mondo contemporaneo e le ideologie che lo dominano. Contemplando i pellegrini riuniti, era difficile non scorgere una continuità spirituale con quei giovani seminaristi che, alcuni decenni prima, si erano rivolti all’arcivescovo Marcel Lefebvre chiedendogli di guidarli sulla via della Tradizione cattolica, di fronte agli sconvolgimenti rivoluzionari che stavano trasformando i loro seminari e la vita della Chiesa. Osservando i quindicimila fedeli riuniti a Écône, si poteva percepire che quella richiesta non era rimasta inascoltata. Da un piccolo gruppo di seminaristi è nata un’opera che oggi unisce sacerdoti e fedeli in ogni continente. L’autore di questo racconto è il signor Damian Marszał. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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