Connettiti con Renovato 21

Pensiero

Macron, De Sade e le giornate della Sodoma olimpica

Pubblicato

il

Nuovi livelli di putredine emergono dalle Olimpiadi macroniste, con casi sempre più gravi ma al contempo indicativi della tendenza di fondo che Renovatio 21 ha subito sottolineato a partire dalla cerimonia di apertura eso-omo-trans-apocalittica.

 

Si è allungata intanto la lista degli atleti ammalatisi dopo la gara di triathlon sulla Senna. Dopo il caso della belga Claire Michel, la cui squadra nazionale, il Belgio, ha poi deciso assai irritata di ritirarsi, parrebbe si siano ammalati due triatleti elvetici, Adrien Brifford e Simone Westermann, che accuserebbero sintomi della gastroenterite.

 

Non ci sono, tuttavia, conferme ufficiali sul fatto che la causa siano le acque della Senna infestate di batteri e chissà cos’altro.

 

Vi era stato quindi anche il malore di un atleta norvegese. Il direttore sportivo della Federtriathlon di Oslo, Arild Tveiten, ha dichiarato che, seppur non vi sia nemmeno qui conferma, «stiamo pensando quello che pensano tutti: che probabilmente è il fiume».

 

C’era stato poi il caso del triatleta canadese Tyler Mislawchuk, che aveva detto di aver «vomitato dieci volte».

 

Iscriviti al canale Telegram

L’atleta belga Jolien Vermeylenn aveva detto «ho bevuto molta acqua e non sapeva di Coca-cola o Sprite». La trialteta fiamminga aveva aggiunto quindi un particolare suggestivo: «nuotando sotto il ponte, ho sentito e visto cose a cui non dovremmo pensare troppo». Che si tratti di pantegani dalle proporzioni olimpiche?

 

Nelle ultime ore la Michel, ricoverata da giorni in ospedale, ha dichiarato che non si tratta di Escherichia coli – il batterio indice di contaminazione fecale dell’acqua – ma di un virus.

 

Il Comitato organizzatore è sceso in conferenza stampa per dire che va tutto bene. «La Senna è balneabile e le gare possono svolgersi» ha dichiarato Anne Descamps – portavoce del Comitato organizzatore di Parigi. «Il 5 agosto le concentrazioni di escherichia coli erano molto basse nei tre punti dove sono stati prelevati i campioni. Le analisi sono state eseguite correttamente e c’è la balneabilità. I risultati delle analisi sono arrivati alle 10.30 e i valori per gli enterococchi sono fra 242 e 378, quindi all’interno dei margini stabiliti per la balneabilità».

 

Mancava poco, e si sarebbe detto che l’acqua è marrone a causa della cioccolata.

 

Nel frattempo atleti come il nostro Gregorio Paltrinieri si stanno allenando in piscina rifiutando quindi di scendere in fiume prima della gara, che si terrà comunque sulla Senna della discordia melmosa.

 

«Ci fidiamo degli organizzatori e delle professionalità medico-scientifiche deputate ai controlli della Senna, ma preferiamo evitare rischi di contaminazioni di qualsiasi genere provando il campo gara», ha commentato il tecnico Fabrizio Antonelli. «Abbiamo svolto allenamenti specifici per nuotare pro e controcorrente e abbiamo studiato nel dettaglio il campo gara. Siamo pronti ad affrontare avversari e difficoltà ambientali».

 

Il disastro dell’Olimpiade macronica tuttavia riguarda anche i nuotatori di tutto il mondo che gareggiano in piscina

 

Thomas Ceccon, nuotatore scledense cresciuto nelle piscine del comune antitransgenico di Creazzo (VI) è tornato a casa con «solo» un oro nei 100 a dorso e un bronzo della staffetta stile libero 4×100, e ora si sta togliendo i sassolini dalle scarpe. Il video dove lo si vede dormire all’addiaccio, vicino ad una panchina, ha fatto il giro del mondo: c’è voluto poco per capire che non si trattava di una prova di sciatteria o bizzarria del ragazzo, ma del fatto che le stanze nel villaggio olimpico sono invivibili.

 


Per questioni legate all’ambiente, pare non vi sia davvero l’aria condizionata. Ciò ha compromesso il sonno di molti atleti, e quindi il loro rendimento. Gli imperativi ecologici, prontamente eseguiti nella Francia eco-progressista di Macron, hanno insomma rovinato la condizione atletica di persone che hanno passato la vita per quel momento.

 

Il Ceccon ha raccontato che alcune squadre hanno preferito, giustamente, stare in albergo. Anche perché pare che anche i letti per gli sportivi non conciliassero il riposo: si tratta dei famosi «letti anti-sesso» fatti di cartone prodotti dall’azienda giapponese che li aveva forniti anche a Tokyo 2021; non si capisce se siano veramente pensati per rendere impossibile gli accoppiamenti tra gli atleti (ma allora, stare al Villaggio Olimpico, si chiedono in molti, che senso ha?) o sia, come dicono in tanti, una fake news globale che perdura da due Olimpiadi. Ad ogni modo, se fosse vero, che senso ha per le autorità olimpiche stabilire dell’attività sessuale degli atleti, neanche fossero degli allenatori del calcio di una volta o il coach di Rocky Balboa che sosteneva che le donne «fanno male alle gambe»?

 

Nelle sue dichiarazioni da rimpatriato, il Ceccone quindi ha toccato un tasto nuovo ed interessante: quello del cibo. «Il mangiare dopo una settimana si fa pesante» ha dichiarato il campionissimo di Magrè (VI).

 

 

Qui si apre il capitolo ulteriore, lanciato sui giornali di tutto il mondo dal veterano del nuoto britannico Adam Peaty, fresco vincitore di una medaglia d’argento, altri due argenti e tre ori nel suo Palmares olimpico. Il Peaty qualcosa di cibo, magari pure di riflesso, deve capirla: suo suocero è Gordon Ramsey, cuoco britannico di estrema raffinatezza passato a divenire irresistibile personaggio TV di programmi come – quanto mai adatto qui citarlo – Cucine da incubo.

 

Il Peaty ha dichiarato che al Villaggio Olimpico gli è stato servito del pesce con i vermi. «Mi piace anche il pesce» ha dichiarato «ma le persone hanno trovato i vermi, Non va bene. Voglio solo che le persone abbiano le migliori condizioni e penso che siano gli atleti a poter far conoscere meglio la situazione».

 

Ora in molti dicono che anche questo è un effetto collaterale dell’ideologia green inflitta agli olimpionici: la carne non è ecologica, e quindi si è preferito il pesce, che è notoriamente più difficile da conservare. Il Comitato organizzatore si è difeso dicendo che con l’appaltatore della ristorazione «ha lavorato in maniera proattiva per adattare le forniture alla domanda in aumento dei ristoranti del villaggio».

 

In effetti, l’appaltatore sul sito si definisce come «leader nell’offrire soluzione per un’alimentazione sostenibile». La sostenibilità a discapito dei vertici dello sport dell’umanità, obbligati a mangiare materia putrefatta.

 

Peaty è andato oltre, e con lucidità: «per migliorare l’impatto ambientale, hanno ridotto del 60% i piatti a base di carne: ma come faccio io a seguire la mia dieta? Qui la narrativa della sostenibilità è stata scaricata sugli atleti». Il campione ha poi lanciato il suo grido di carnivoro funzionalmente offeso: «io ho bisogno di carne per le mie prestazioni e di mangiare come mangio a casa quando mi alleno. Non capisco perché dovrei cambiare dieta».

 

Come altri atleti che hanno lamentato la mancanza delle proteine, forse nemmeno l’olimpionico genero di Gordon Ramsey non sa che anche questo potrebbe essere un occulto fine della dottrina verde: demuscolarizzare la popolazione, renderla gracile ed indifesa, narcotizzata dai livelli glicemici che assicurano i carboidrati.

 

Tuttavia quindi ci preme sottolineare un livello di continuità di significato più profondo.

Sostieni Renovatio 21

Renovatio 21 aveva parlato della scelta, giocoforza consapevole, di immergere gli splendidi corpi degli atleti olimpici nel fiume di cacca della capitale francese

 

Ora si comprende che ci potrebbe essere un’ulteriore piano di perversione. Quello per cui a questi bei giovani viene servito con compiacimento programmatico – sadico? – della somma autorità organizzatrice (quella che si esprime con la cerimonia spaventosa, ricordiamo) cibo immondo, che sono costretti ad ingollare.

 

Si tratta di una scena che il lettore cinephile può aver visto in un film particolare, Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), ultima, allucinante pellicola di Pier Paolo Pasolini, uscita dopo la sua morte, avvenuto mentre l’intellettuale omosessuale era appartato con il «ragazzo di vita» minorenne Piero Pelosi. Si tratta di un’opera cupa e a tratti rivoltante, dove non emerge nessuna morale che non sia la sopraffazione terminale del potere sull’innocente, e non si capisce se l’autore non sia più che altro uno spettatore che gode di tale violenza immonda.

 

 

Il maestro del cinema Quentin Tarantino, che è sempre istruttivo come nessun altro quando si parla di cinema, ha rivelato in un’intervista che non ha mai assistito ad una proiezione pubblica di Salò senza che non vi sia una qualche forma di rigetto violento da parte degli spettatori. Ciò accade, pensiamo noi, per chi non ha una personalità pervertita: il film gode infatti di un culto assoluto presso circoli di omosessuali sadomasochisti.

 

Nella storia, che immagina una serie di gerarchi fascisti che sul finire della guerra mettono tanti giovani in una villa per poi poterne abusare sessualmente con ogni sorta di angheria, una scena in particolare ha colpito l’immaginazione: la massa di giovani innocenti viene obbligata a mangiare degli escrementi, tra incitamenti crudeli – «mangia! Mangia!» – poi campionati anche nella musica sperimentale del gruppo britannico Coil.

 

 

Sostieni Renovatio 21

Si tratta di una sequenza raccapricciante, che epperò racconta benissimo di una fantasia che certe menti perverse possono avere: quella di esprimere il proprio potere facendo mangiare a chi è sottomesso perfino gli escrementi.

 

Ora, tra la perversione omoerotica visibile nell’opera postuma del Pasolini e quanto avviene alle mense delle Olimpiadi, c’è un altro trait d’unionSalò altro non è che un riadattamento delle 120 giornate di Sodoma del marchese De Sade, che, come noto, fu figura di rilevanza per la Rivoluzione Francese: De Sade voleva spazzar via la morale e con essa la religione organizzata – il cattolicesimo – e per le sue porcherie era stato rinchiuso alla Bastiglia, luogo la cui presa divenne simbolo stesso della Rivoluzione partita a Parigi.

 

Abbiamo già spiegato quanto la cerimonia di apertura sembra continuare questo spirito rivoluzionario: l’immagine di Maria Antonietta decapitata che intona il canto rivoluzionario ça ira per poi vedere fiumi di sangue zampillare dal palazzo in strada.

 

 

 

Del resto, al potere ci sono loro: gli eredi del 1789. I figli di Robespierre, di Marat, di Danton, di Desmoulins, … e, evidentemente, di De Sade.

 

Oltre agli ideali, è certo che è stato trasmesso ai vertici attuali di Parigi anche qualche perversione degli antenati distruttori. Anzi: sappiamo che in vari casi, ideale e perversione coincidono.

 

E quindi, perché dopo avere immerso nella merda quei giovani corpi, perché non obbligarli a mangiarne?

 

Come vogliamo chiamare questo film? Macron e le 15 giornate della Sodoma olimpica?

 

E siamo sicuri che termineranno con la fine di queste – oramai dichiarate – Sataniadi?

 

Roberto Dal Bosco

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

 

 

 

 

 

 

Pensiero

Il fascismo evergreen

Pubblicato

il

Da

Oggi, nel giorno dell’anniversario della strage di Sant’Anna di Stazzema, il presidente della Repubblica Mattarella tuona contro il «ritorno di logiche di dominio e nuove ombre di guerra».   Senza nulla togliere alla drammaticità di quell’evento, le dichiarazioni del presidente potrebbero apparire contraddittorie a chi ricordasse che Mattarella è il principale supporter istituzionale dell’Unione Europea, e cioè di un apparato sempre più incline a derive totalitaristiche e guerrafondaie, come dimostra la cronaca degli ultimi anni, almeno dal COVID in poi.   Ma, per fortuna del Capo dello Stato, e tutto sommato anche nostra, a parte gli iscritti al PD sono sempre meno quelli che hanno tempo di seguire le notizie del mainstream e ancor meno quelli in grado di cogliere la contraddizione in questione.   Del resto, «ribadire il NO al fascismo», come ha fatto nella stessa occasione anche un ex presidente del Consiglio, è praticamente esilarante, se non fosse strumentale ad altri obiettivi.   Definito dal coevo Dizionario Enciclopedico Moderno Labor (Milano, 1943, tomo II, pag. 601) come il «movimento politico italiano creato da Benito Mussolini», senza ulteriori aggettivazioni, tentare ricorrentemente di fornirne una definizione, o prenderne le distanze, a più di 100 anni dalla sua creazione, e a più di 80 anni dalla morte del suo fondatore e unico capo, può avere molti scopi di cui il principale è forse questo: ridicolizzare, etichettare e ostracizzare sbrigativamente chi non la pensa o non si comporta come la massa rintronata dalle logiche demo-liberal-globaliste propagandate dal capitalismo ultra-finanziario e digitale di matrice giudaico-massonica.   Non sei woke? Non sei europeista? Non sostieni le politiche di genere? Non credi nel cambiamento climatico? Non ti sei vaccinato?   Sei un fascista di merda.   Con tanti saluti dai nazi-arcobaleno.   Prof. Luca Marini   Articolo previamente apparso su Il futuro è mia nonna  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
Continua a leggere

Arte

Ecco l’Odissea demo-woke-global-giudaico-massonica

Pubblicato

il

Da

Non è difficile: più il mainstream pompa un prodotto, più quel prodotto è demo-woke-global-giudaico-massonico.

 

Anche il solito cieco si renderebbe conto che il film che ci sta sfraganando i maroni in questi giorni torna utile, di fatto, a distruggere archetipi, simboli, valori e ideali su cui è nata e si è sviluppata per millenni la cultura occidentale, riscrivendo storia e letteratura in chiave progressista.

 

Depotenziare l’eroe, banalizzare la patria, le radici, l’amicizia e la fedeltà, in particolare, torna utile, di fatto, a sabotare la formazione dei più giovani che – complice la mirata, progressiva scomparsa degli studi classici – in futuro non disporranno più degli strumenti necessari a distinguere storia (e cultura) dal letame.

 

Del resto, dal punto di vista storico, poteva andare peggio. Pensate se la nostra amicona, invece che nera, fosse stata trans…

 

Un’ultima osservazione. Vi siete chiesti chi ha prodotto il film? Facile: l’Universal Picture. E vi siete chiesti di chi è l’Universal Picture? Facile: della NBCUniversal. E vi siete chiesti di chi è l’NBC Universal? Facile: della Comcast. E vi siete chiesti di chi è la Comcast?

 

Andate a vedere.

 

Shalom.

 

Prof. Luca Marini

 

Articolo previamente apparso su Il futuro è mia nonna

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine: Testa di Ulisse proveniente da un gruppo scultoreo raffigurante Ulisse che acceca Polifemo. Marmo, greco, probabilmente del I secolo d.C. Villa di Tiberio a Sperlonga. Conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga.

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; immagine tagliata

 

Continua a leggere

Arte

Perché a San Lorenzo dobbiamo ricordarci l’oscena poesia massonica?

Pubblicato

il

Da

Poche ore dal cielo notturno più bello dell’anno: la Terra attraversa lo sciame meteorico delle Perseidi, una densa nube di polveri e detriti lasciati lungo l’orbita della cometa Swift-Tuttle, che ogni 133 anni compie un giro intorno al Sole, perdendo ghiaccio e polveri lungo il suo cammino.   Tali frammenti, grandi come granelli di sabbia, si incendiano istantaneamente per l’impatto con l’aria, consumandosi prima di toccare il suolo.   In pratica, siamo pronti per le stelle cadenti, spettacolo del quale, nei decenni, mai siamo paghi. Chi non ricorda una notte di San Lorenzo passata con i propri genitori a contare le stelle che cadono? Magari con gara annessa, dove l’avvistamento del satellite era un falso allarme che non valeva punti. Chi non ricorda almeno un’estate in cui, guardando le stelle, non ci si è sdraiati su un prato con la persona del batticuore, magari sperando di suggellare le stupende lagrime celesti con un bacio?   Il fatto è che tutte queste belle memorie devono essere difese da un tremendo nemico che vuole spodestarle: la letteratura italiana. Specialmente quella inflitta a tutti i bambini, noi compresi, senza che nemmeno si possa pensare che essa faccia schifo o, ancora peggio, nasconda neanche tanto bene cose che non vanno tanto bene, e che magari, se approfondite neanche di tanto, farebbero capire certe dinamiche occulte e tossiche della storia dell’Italia post-risorgimentale, e di come la scuola dell’obbligo non abbia smesso di iniettarle nell’animo dei cittadini sin da infanti.   Ci riferiamo, ovviamente, alla poesia X agosto di Giovanni Pascoli (1855-1912), composta nel 1896 in memoria della morte del padre Ruggero Pascoli, morto 32 anni prima.   Tutti la conoscono, perché nella scuola dell’obbligo italiana vi sono stati, e probabilmente vi sono ancora insegnanti che pretendono che gli scolari la imparino a memoria.   San Lorenzo, io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade, perché sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Abbiamo il diritto di dire che, già in partenza, questa poesia fa schifo? Le rime sono idiotissime, la forma ebetissima («lo so perché tanto di stelle» era cringe già nell’Ottocento; il «concavo cielo» che «sfavilla» non se lo sarebbero sognati di scrivere neanche quelli che hanno fatto l’adattamento per il doppiaggio de I cavalieri dello Zodiaco).   Ma non è solo la forma ad inquinare la bellezza della notte di San Lorenzo. Pascoli, e con lui la scuola italiana, vuole che associamo le stelle cadenti al decesso del genitore (metodo per individuare un idiota: stasera, davanti al cielo, si mette a recitare i versi pascoleschi a memoria, così per sembrare colti senza contare la nota funebre che rovina tutto).   Perché in classe ti fanno una testa così: guardate qua, la bellezza della metafora ornitologica. L’idea geniale del Pascoli è quella di paragonare suo padre ad un uccello.   Ritornava una rondine al tetto: l’uccisero: cadde tra i spini: ella aveva nel becco un insetto: la cena de’ suoi rondinini   Il cringiometro anche qui va fuori scala, e con «rondinini» abbiamo toccato il fondo, uno pensa. Ma ce n’è ancora. A parte l’augello, il poeta inserisce tra i versi anche delle bambole, dei props di scena che dovrebbero commuovere il lettore, ma che nemmeno gli sceneggiatori de Gli occhi del cuore (la mitologica fiction fittizia dell’irresistibile serie Boris) sognerebbero di proporci.   Menzione speciale per quel «cadde tra spini». «I» spini? Con la «i»? Ma come parla il poeta? Portate pazienza: l’italiano che vi fanno studiare a scuola, sulla cui playlist di autori vi diremo a breve, sembra in ogni momento negare se stesso.   Vi fanno studiare la sua grammatica bizantina (un dramma, specie chi viene dalle meravigliose lingue regionali, il veneto, il napoletano, il siciliano, il ladino etc.) per poi decantarvi scrittori che la violano ad ogni momento, e non per licenza poetica, ma, crediamo per ignoranza, o inesistenza di una vera lingua italiana, un costrutto convenzionale recente e asimmetrico che al primo soffio cade come un castello di carte – con buona pace di Crusca ed altre granaglie.   Tuttavia, è sul finale non esattamente edificante che richiamiamo l’attenzione. La sua negatività, confessiamo, ci aveva colpiti ancora da bambini. Il poeta, nella tragedia, non trova una possibile abreazione, una comprensione del dolore, del disegno più grande a cui, talvolta, capita di pensare anche a noi quando muore un nostro caro.   Macché: Pascoli diventa depressivo, vinto… o ancora, diventa gnostico.   E tu, Cielo, dall’alto dei mondi sereni, infinito, immortale, oh! d’un pianto di stelle lo inondi quest’atomo opaco del Male!

Sostieni Renovatio 21

Ecco, la Terra per il poeta impostoci dallo Stato italiano è un «atomo opaco del Male». Facciamo l’analisi che a scuola non ci è stata offerta: «atomo» richiama una visione materialista, che di lì a breve, proprio con gli atomi, avrebbe ottenuto risultati davvero inquietanti; «opaco» aggiunge una semantica di incomprensione, di mancanza di lucidità dichiarata, oltre che di impotenza e tristezza; infine attenzione al «Male» con la maiuscola, come se il poeta, che tanto cristiano non sembra, creda che esso possa essere un concetto supremo, o perfino un essere personale.   Pascoli con evidenza odia la Terra. Detesta il mondo e le sue dinamiche, cioè la legge naturale, la quale certo non preserva l’uomo e le altre creature dal dolore e dall’ingiustizia. Il poeta non lo può concepire: per questo è impressionato dal cielo «infinito, immortale» che gli sembra indifferente.   E quindi, Pascoli non crede al Cielo. Siamo nell’ateismo più palmare, con evidenze pulsioni anti-cosmiste, cioè gnostiche: l’universo è stato creato da un dio cattivo, l’esistenza è una prigione. Chi conosce le religioni sa che lo gnosticismo (Don Ennio Innocenti, pace all’anima sua, sulla questione aveva scritto volumi definitivi) è la tendenza segreta o pubblica di tutti i culti, meno che quello cristiano. Lo gnosticismo, dove la divinità odia l’uomo, è l’esatto opposto del cristianesimo.   Ora, sveliamo quello che la scuola dell’obbligo non vi ha detto. Giovanni Pascoli fu iniziato alla massoneria il 22 settembre 1882 nella loggia «Rizzoli» di Bologna, introdotto dal maestro Giosuè Carducci, già autore dell’Inno a Satana pure presente in certe nostre antologie, anche lui poeta pessimo (stormi di uccelli neri / Com’esuli pensieri /Nel vespero migrar) inflitto alla popolazione post-unitaria nonché (chissà perché) premio Nobel.   La prova fondamentale del legame del Pascoli con la setta verde è il suo «testamento massonico» autografo a forma di triangolo, con le risposte tradizionali sui doveri verso la patria («La vita»), l’umanità («D’amarla») e se stesso («di rispettarsi»).   L’adesione del Pascolazzo alla massoneria rappresenta uno dei capitoli più dibattuti della sua biografia. Per molti anni questa appartenenza è rimasta in ombra, quasi nascosta dalla critica letteraria tradizionale, per poi essere riscoperta e documentata in modo inconfutabile attraverso il ritrovamento di documenti d’archivio.   Per il giovane Pascoli, l’ingresso nella loggia rappresentava una continuazione naturale del suo impegno civile e delle sue aspirazioni di giustizia sociale, dopo gli anni giovanili segnati dall’attivismo anarchico e socialista che gli erano costati anche tre mesi di carcere nel 1879.   Il poeta rielaborò in chiave intimistica e poetica i valori massonici nella celebre poetica del «Fanciullino», anche quella irrogata ai poveri, indifesi studenti di medie e superiori.   E quindi, visto che abbiamo fatto questa piccola scoperta di retroscena, possiamo farci qualche semplice domanda sulla morte del padre? Si tratta di un vero cold case, lasciato completamente insoluto: rammentiamo quanto ci colpiva come ci facessero memorizzare la poesia ma non vi fosse intenzione di spiegare l’assassinio. Tipo, luna e dito.   Tipo che, come, come abbiamo altre volte scritto, farsi prendere dalla tarantola di un omicidio (penso ai tanti che stanno sotto con i serial killer nostrani e non, dal Mostro di Firenze a Son of Sam, etc.) è un fenomeno naturale per un uomo sano, volontario o involontario che sia, perché nella mente entra automaticamente una dissonanza che chiede di essere risolta affinché la propria esistenza, e quella della comunità, siano al riparo da un bestia sanguinaria misteriosa.   E invece, mai una parola su chi ha ammazzato il Pascoli senior. Il lettore comincia a capire. Però no, non vi sono prove che Ruggero Pascoli (1815-1867) fosse massone. E il poco che dicono gli studiosi di letteratura è che forse dietro c’era solo una bega professionale, un tizio benestante del luogo che voleva assumere il ruolo di Pascoli padre, che era amministratore di una tenuta dei principi di Torlonia. Il rivale Pietro Cacciaguerra, ad ogni modo, dopo l’omicidio quel posto lo ottenne.   Gli esecutori sarebbero balordi violenti della zona, ma anche qui non v’è certezza. Come neanche in una puntata de I Simpsons, sono stati poi sospettati negli anni il veterinario, l’ingegnere, il postino. Anzi no: sarebbero stati i contrabbandieri di sale, all’epoca mestiere criminale terrificante. Anzi no: è stato un delitto d’onore, una vendetta privata per storie personali.

Iscriviti al canale Telegram

In realtà, le autorità all’epoca, un po’ come facciamo noi ora, credeva alla possibilità di una pista politica. Il Ruggero, un tempo di simpatie «repubblicane», aveva accettato di collaborare con il neonato governo monarchico, venendo percepito da alcuni estremisti locali come un «voltagabbana». Insomma, questioni «repubblicane» («laiche», è l’eufemismo orwelliano di oggi con cui ci si riferisce ai grembiulini) nella Romagna appena uscita dalla Legazione delle Romagne, cioè dallo Stato Pontificio del papa re, e già dentro al Regno d’Italia a totale trazione massonica, famiglia regnante compresa.   Di questa pista politica, cioè di una pista massonica, nessuno alla scuola dell’obbligo vi ha mai parlato davvero – l’importante è mandare a memoria la poesiola orrenda sorbendone subliminalmente la visione atea, gnostica, disperata.   Non si tratta dell’unico caso della letteratura scolastica dove ai giovini alunni viene spacciato per capolavoro un qualche componimento agrammaticale dove trionfa una visione gnostica ed anticristiana. Pensiamo al caso più emblematico, quello di Giacomo Leopardi (1798-1837).   Leopardi, se non lo avete ancora capito, è il prototipo dello sfigato, dall’etimo ex privativo e figa, cioè privo di compagnia femminile: A Silvia è un inno incel, anzi è peggio, perché almeno gli incel hanno fatto una qualche riflessione sulla distribuzione della sessualità femminile dopo la dissoluzione dei costumi (voluta chissà da chi), mentre il Giacomino resta a guardare la bella ragazza popolana senza trovare il coraggio di approcciarla – e da conte, da proprietario del villaggio, la cui vita spontanea lo scrittore invidiava nell’altro suo componimento intollerabile, Il Sabato del villaggio, appunto. Sfigato davvero.   Con evidenza, in nessuno dei libri che leggeva, e che lo hanno reso gobbo e triste, vi era scritto come fare. Lo studio «matto e disperatissimo» non gli insegnava come avvicinare una ragazza. E allora a cosa serve lo studio? A nulla, o quasi: quando arrivai all’università uno studioso di letteratura, che, va detto, non faceva molto per nascondere le sue brame omosessuali, mi raccontò che in realtà con i libri Leopardi ci si masturbava, chiudendosi la verga tra le pagine – ecco, mi disse, cosa intendeva davvero quando parlava di «sudate carte».   È evidente come la verve paganeggiante, orientaleggiante (tanti richiamano lo Schopenauer, cioè l’ingresso del pensiero buddista e induista in Europa, tema di cui ho scritto lustri fa in Contro il buddismo) del tizio di Recanati sia stata considerata utile come solvente occulto dei principi cristiani: la vita è dolore, e allora? Il dolore è voluto da Dio, lui stesso vi è passato attraverso – la Croce, dove si incontrano, metafisicamente, fisicamente, il Cielo e la Terra. E il Signore ci dà anche la gioia, terrestre ed eterna. Tutte guide esistenziali sconosciute al Leopardo, che oggi sarebbe sotto Zoloft, e quindi magari pure impotente al punto di non potere «sudare» nemmeno sulle carte.   Un amico scomparso, il filosofo cattolico Piero Vassallo (1933-2022) scriveva che la scuola dell’obbligo di un Paese sano, invece di farlo studiare, «avrebbe dovuto insegnare il disprezzo del gobbo». Vassallo aveva lavorato con il cardinale Siri a Genova negli anni Sessanta alla rivista Renovatio, dove, tra le risate dei benpensanti, si scriveva a chiare lettere che di lì a breve sarebbe arrivato il «diluvio gnostico». Una catastrofe spirituale collettiva preparata anche sui banchi di scuola dallo studio obbligato di gnostici sfigati. (Piero, quanto mi mancano le tue telefonate!)   Tutto vero: una nazione, abbiamo detto, è tale perché, sempre nell’etimo, vi nascono delle persone. Gli sfigati, per una questione tecnica, non possono mandare avanti una nazione, perché la sfiga quando organizzata diventa uno strumento della Necrocultura (homo sine figa est imago mortis). E allora, capiamo che l’effetto della letteratura nazionale è anticoncezionale, cioè antinazionale. Paradosso solo apparente, per un Paese creato con squadra e compasso.

Aiuta Renovatio 21

A questo punto emerge la domanda. Ma questi chi li ha scelti ? Chi ha deciso , in ultima istanza, gli scrittori da far studiare e generazioni di italiani?   La risposta è facilotta anche qui. Sebbene il canone letterario italiano venga fatto nobilmente risalire a Boccaccio e Pietro Bembo, a mettere insieme la hitlist degli scrittori meritevoli di interesse accademico è stato un libro chiamato Storia della letteratura italiana (prima edizione 1870), compilato dal critico e politico irpino Francesco Saverio de Sanctis (1817-1883), anche lui figlio di piccolo proprietari terrieri e, soprattutto, anche lui massonissimo.   Formatosi culturalmente e politicamente nel pieno del Risorgimento italiano, un periodo storico in cui l’adesione alla massoneria era estremamente comune tra intellettuali e membri della classe dirigente che aveva apparentemente sconfitto il papato e il Sacro Romano Impero (quest’ultimo liquidato poi con l’ulteriore guerra massonica, la Prima Guerra Mondiale, concepita proprio alla bisogna, appena morto il santo antimassonico San Pio X), l’appartenenza del de Sanctis alla libera muratoria è rivendicata apertis verbis dal Grande Oriente d’Italia.   Fatta l’Italia (massonica), bisognava fare gli italiani, cioè massonicizzarli, cioè de-cattolicizzarli: ed eccoti scodellata la serqua di scrittori atei e gnostici, panzuti e baffuti, tristi (pardon, pessimisti cosmici) e tronfi, che siamo a subire, per inerzia o cospirazione plurisecolare, ancora ora, perfino nella sera con il cielo più bello dell’anno.   Va ben tutto, capiamo che questo Paese lo hanno fatto loro, e da qualche parte credono ancora di comandarlo.   Ma perché i massoni devono rovinarci anche la notte delle stelle cadenti?   Roberto Dal Bosco  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
   
Continua a leggere

Più popolari