Pensiero
Macron, De Sade e le giornate della Sodoma olimpica
Nuovi livelli di putredine emergono dalle Olimpiadi macroniste, con casi sempre più gravi ma al contempo indicativi della tendenza di fondo che Renovatio 21 ha subito sottolineato a partire dalla cerimonia di apertura eso-omo-trans-apocalittica.
Si è allungata intanto la lista degli atleti ammalatisi dopo la gara di triathlon sulla Senna. Dopo il caso della belga Claire Michel, la cui squadra nazionale, il Belgio, ha poi deciso assai irritata di ritirarsi, parrebbe si siano ammalati due triatleti elvetici, Adrien Brifford e Simone Westermann, che accuserebbero sintomi della gastroenterite.
Non ci sono, tuttavia, conferme ufficiali sul fatto che la causa siano le acque della Senna infestate di batteri e chissà cos’altro.
Vi era stato quindi anche il malore di un atleta norvegese. Il direttore sportivo della Federtriathlon di Oslo, Arild Tveiten, ha dichiarato che, seppur non vi sia nemmeno qui conferma, «stiamo pensando quello che pensano tutti: che probabilmente è il fiume».
C’era stato poi il caso del triatleta canadese Tyler Mislawchuk, che aveva detto di aver «vomitato dieci volte».
Canadian Olympic athlete vomits ???? after swimming in the contaminated waters of the Seine River.
Despite France spending €1 billion on a cleanup operation before the Paris Olympics.
“Did I vomit once? No, I vomited 10 times, the last four kilometers were brutal, and I started… pic.twitter.com/Y6hC1IjQKZ
— Johncast (@johncastnow) August 1, 2024
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L’atleta belga Jolien Vermeylenn aveva detto «ho bevuto molta acqua e non sapeva di Coca-cola o Sprite». La trialteta fiamminga aveva aggiunto quindi un particolare suggestivo: «nuotando sotto il ponte, ho sentito e visto cose a cui non dovremmo pensare troppo». Che si tratti di pantegani dalle proporzioni olimpiche?
Nelle ultime ore la Michel, ricoverata da giorni in ospedale, ha dichiarato che non si tratta di Escherichia coli – il batterio indice di contaminazione fecale dell’acqua – ma di un virus.
Il Comitato organizzatore è sceso in conferenza stampa per dire che va tutto bene. «La Senna è balneabile e le gare possono svolgersi» ha dichiarato Anne Descamps – portavoce del Comitato organizzatore di Parigi. «Il 5 agosto le concentrazioni di escherichia coli erano molto basse nei tre punti dove sono stati prelevati i campioni. Le analisi sono state eseguite correttamente e c’è la balneabilità. I risultati delle analisi sono arrivati alle 10.30 e i valori per gli enterococchi sono fra 242 e 378, quindi all’interno dei margini stabiliti per la balneabilità».
Mancava poco, e si sarebbe detto che l’acqua è marrone a causa della cioccolata.
Nel frattempo atleti come il nostro Gregorio Paltrinieri si stanno allenando in piscina rifiutando quindi di scendere in fiume prima della gara, che si terrà comunque sulla Senna della discordia melmosa.
«Ci fidiamo degli organizzatori e delle professionalità medico-scientifiche deputate ai controlli della Senna, ma preferiamo evitare rischi di contaminazioni di qualsiasi genere provando il campo gara», ha commentato il tecnico Fabrizio Antonelli. «Abbiamo svolto allenamenti specifici per nuotare pro e controcorrente e abbiamo studiato nel dettaglio il campo gara. Siamo pronti ad affrontare avversari e difficoltà ambientali».
Il disastro dell’Olimpiade macronica tuttavia riguarda anche i nuotatori di tutto il mondo che gareggiano in piscina
Thomas Ceccon, nuotatore scledense cresciuto nelle piscine del comune antitransgenico di Creazzo (VI) è tornato a casa con «solo» un oro nei 100 a dorso e un bronzo della staffetta stile libero 4×100, e ora si sta togliendo i sassolini dalle scarpe. Il video dove lo si vede dormire all’addiaccio, vicino ad una panchina, ha fatto il giro del mondo: c’è voluto poco per capire che non si trattava di una prova di sciatteria o bizzarria del ragazzo, ma del fatto che le stanze nel villaggio olimpico sono invivibili.
Der italienische Schwimmer Thomas Ceccon, der bei den Olympischen Spielen in Paris eine Goldmedaille gewonnen hat, entspannt und übernachtet im Park bis zum Ende der Wettkämpfe, da es im Olympischen Dorf zu heiß ist. pic.twitter.com/5XKf4cYon5
— ????Мина???? (@Mina7777Mina) August 7, 2024
Per questioni legate all’ambiente, pare non vi sia davvero l’aria condizionata. Ciò ha compromesso il sonno di molti atleti, e quindi il loro rendimento. Gli imperativi ecologici, prontamente eseguiti nella Francia eco-progressista di Macron, hanno insomma rovinato la condizione atletica di persone che hanno passato la vita per quel momento.
Il Ceccon ha raccontato che alcune squadre hanno preferito, giustamente, stare in albergo. Anche perché pare che anche i letti per gli sportivi non conciliassero il riposo: si tratta dei famosi «letti anti-sesso» fatti di cartone prodotti dall’azienda giapponese che li aveva forniti anche a Tokyo 2021; non si capisce se siano veramente pensati per rendere impossibile gli accoppiamenti tra gli atleti (ma allora, stare al Villaggio Olimpico, si chiedono in molti, che senso ha?) o sia, come dicono in tanti, una fake news globale che perdura da due Olimpiadi. Ad ogni modo, se fosse vero, che senso ha per le autorità olimpiche stabilire dell’attività sessuale degli atleti, neanche fossero degli allenatori del calcio di una volta o il coach di Rocky Balboa che sosteneva che le donne «fanno male alle gambe»?
Nelle sue dichiarazioni da rimpatriato, il Ceccone quindi ha toccato un tasto nuovo ed interessante: quello del cibo. «Il mangiare dopo una settimana si fa pesante» ha dichiarato il campionissimo di Magrè (VI).
Qui si apre il capitolo ulteriore, lanciato sui giornali di tutto il mondo dal veterano del nuoto britannico Adam Peaty, fresco vincitore di una medaglia d’argento, altri due argenti e tre ori nel suo Palmares olimpico. Il Peaty qualcosa di cibo, magari pure di riflesso, deve capirla: suo suocero è Gordon Ramsey, cuoco britannico di estrema raffinatezza passato a divenire irresistibile personaggio TV di programmi come – quanto mai adatto qui citarlo – Cucine da incubo.
Il Peaty ha dichiarato che al Villaggio Olimpico gli è stato servito del pesce con i vermi. «Mi piace anche il pesce» ha dichiarato «ma le persone hanno trovato i vermi, Non va bene. Voglio solo che le persone abbiano le migliori condizioni e penso che siano gli atleti a poter far conoscere meglio la situazione».
Ora in molti dicono che anche questo è un effetto collaterale dell’ideologia green inflitta agli olimpionici: la carne non è ecologica, e quindi si è preferito il pesce, che è notoriamente più difficile da conservare. Il Comitato organizzatore si è difeso dicendo che con l’appaltatore della ristorazione «ha lavorato in maniera proattiva per adattare le forniture alla domanda in aumento dei ristoranti del villaggio».
In effetti, l’appaltatore sul sito si definisce come «leader nell’offrire soluzione per un’alimentazione sostenibile». La sostenibilità a discapito dei vertici dello sport dell’umanità, obbligati a mangiare materia putrefatta.
Peaty è andato oltre, e con lucidità: «per migliorare l’impatto ambientale, hanno ridotto del 60% i piatti a base di carne: ma come faccio io a seguire la mia dieta? Qui la narrativa della sostenibilità è stata scaricata sugli atleti». Il campione ha poi lanciato il suo grido di carnivoro funzionalmente offeso: «io ho bisogno di carne per le mie prestazioni e di mangiare come mangio a casa quando mi alleno. Non capisco perché dovrei cambiare dieta».
Come altri atleti che hanno lamentato la mancanza delle proteine, forse nemmeno l’olimpionico genero di Gordon Ramsey non sa che anche questo potrebbe essere un occulto fine della dottrina verde: demuscolarizzare la popolazione, renderla gracile ed indifesa, narcotizzata dai livelli glicemici che assicurano i carboidrati.
Tuttavia quindi ci preme sottolineare un livello di continuità di significato più profondo.
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Renovatio 21 aveva parlato della scelta, giocoforza consapevole, di immergere gli splendidi corpi degli atleti olimpici nel fiume di cacca della capitale francese
Ora si comprende che ci potrebbe essere un’ulteriore piano di perversione. Quello per cui a questi bei giovani viene servito con compiacimento programmatico – sadico? – della somma autorità organizzatrice (quella che si esprime con la cerimonia spaventosa, ricordiamo) cibo immondo, che sono costretti ad ingollare.
Si tratta di una scena che il lettore cinephile può aver visto in un film particolare, Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), ultima, allucinante pellicola di Pier Paolo Pasolini, uscita dopo la sua morte, avvenuto mentre l’intellettuale omosessuale era appartato con il «ragazzo di vita» minorenne Piero Pelosi. Si tratta di un’opera cupa e a tratti rivoltante, dove non emerge nessuna morale che non sia la sopraffazione terminale del potere sull’innocente, e non si capisce se l’autore non sia più che altro uno spettatore che gode di tale violenza immonda.
Il maestro del cinema Quentin Tarantino, che è sempre istruttivo come nessun altro quando si parla di cinema, ha rivelato in un’intervista che non ha mai assistito ad una proiezione pubblica di Salò senza che non vi sia una qualche forma di rigetto violento da parte degli spettatori. Ciò accade, pensiamo noi, per chi non ha una personalità pervertita: il film gode infatti di un culto assoluto presso circoli di omosessuali sadomasochisti.
Nella storia, che immagina una serie di gerarchi fascisti che sul finire della guerra mettono tanti giovani in una villa per poi poterne abusare sessualmente con ogni sorta di angheria, una scena in particolare ha colpito l’immaginazione: la massa di giovani innocenti viene obbligata a mangiare degli escrementi, tra incitamenti crudeli – «mangia! Mangia!» – poi campionati anche nella musica sperimentale del gruppo britannico Coil.
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Si tratta di una sequenza raccapricciante, che epperò racconta benissimo di una fantasia che certe menti perverse possono avere: quella di esprimere il proprio potere facendo mangiare a chi è sottomesso perfino gli escrementi.
Ora, tra la perversione omoerotica visibile nell’opera postuma del Pasolini e quanto avviene alle mense delle Olimpiadi, c’è un altro trait d’union: Salò altro non è che un riadattamento delle 120 giornate di Sodoma del marchese De Sade, che, come noto, fu figura di rilevanza per la Rivoluzione Francese: De Sade voleva spazzar via la morale e con essa la religione organizzata – il cattolicesimo – e per le sue porcherie era stato rinchiuso alla Bastiglia, luogo la cui presa divenne simbolo stesso della Rivoluzione partita a Parigi.
Abbiamo già spiegato quanto la cerimonia di apertura sembra continuare questo spirito rivoluzionario: l’immagine di Maria Antonietta decapitata che intona il canto rivoluzionario ça ira per poi vedere fiumi di sangue zampillare dal palazzo in strada.
Del resto, al potere ci sono loro: gli eredi del 1789. I figli di Robespierre, di Marat, di Danton, di Desmoulins, … e, evidentemente, di De Sade.
Oltre agli ideali, è certo che è stato trasmesso ai vertici attuali di Parigi anche qualche perversione degli antenati distruttori. Anzi: sappiamo che in vari casi, ideale e perversione coincidono.
E quindi, perché dopo avere immerso nella merda quei giovani corpi, perché non obbligarli a mangiarne?
Come vogliamo chiamare questo film? Macron e le 15 giornate della Sodoma olimpica?
E siamo sicuri che termineranno con la fine di queste – oramai dichiarate – Sataniadi?
Roberto Dal Bosco
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Pensiero
Il «tradimento dei rabbini»
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Nucleare
Karaganov: l’UE è impazzita, bisogna fermarla «preferibilmente senza uso di armi nucleari»
Renovatio 21 riporta l’intervista data dal politologo Sergej Aleksandrovic Karaganov al giornalista Alexander Kareevskij di Rossija 24, canale televisivo all-news russo di proprietà di VGTRK, la televisione di Stato della Russia. L’intervista ha un contenuto davvero spaventoso, perché indica come nell’intelligentsja russia vi sia una postura pronta ad uno scontro totale anche di natura atomica nei confronti dell’Europa considerata parte integrante del conflitto ucraino e futuro avversario militare di Mosca, nel ricordo di quanto fatto dal Terzo Reich nella Seconda Guerra Mondiale con l’invasione dell’URSS. Karaganov, presidente onorario del Consiglio russo per la politica estera e di difesa e supervisore accademico presso la Facoltà di economia internazionale e affari esteri della Scuola superiore di economia (HSE) di Mosca. I lettori di Renovatio 21conoscono il Karaganov per le sue affermazioni contro l’élite occidentale e riguardo l’uso di testate atomiche contro l’Europa nell’ambito del conflitto tra Occidente e Federazione Russa, un tema ribadito anche qui. Renovatio 21 potrebbe essere l’unico giornale in Italia a far notare che il presidente russo Vladimir Putin si è fatto vedere l’anno passato su un palco col Karaganov, quello del 27° Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF), dove il politologo ha fatto da moderatore: un segno potente che nessuno, né sulla stampa né al governo, sembra avere colto, ma che invece dovrebbe terrorizzare tutti, soprattutto quelli che hanno finanziato e armato il regime di Kiev. Il politologo russo ha fatto dichiarazioni di profondo significato geopolitico anche in una recente intervista con il giornalista americano Tucker Carlson, dettagliando come in questo momento l’Europa potrebbe essere oggetto di lanci atomici russi: una prospettiva terrificante di cui, a parte noi di Renovatio 21 e pochissimi altri, nessuno sta davvero parlando.
L’Europa occidentale è sempre più coinvolta nella guerra in Ucraina. I nostri funzionari stanno già rilasciando dichiarazioni in merito. Nel frattempo, le notizie riguardanti i preparativi bellici dell’UE sollevano sempre più interrogativi. Come dovremmo rispondere a tutto questo? Per fare un esempio, citerò la notizia che i tedeschi avrebbero già prodotto 5.000 droni basati su progetti ucraini. È ridicolo sentirlo, quali progetti ucraini? È chiaro che l’industria della difesa tedesca sta lavorando direttamente su droni che colpiscono il nostro territorio. E ricordate il caso «Taurus»?
I tedeschi hanno fatto una mossa astuta: formalmente non forniscono armi di questo tipo, e ora a quanto pare hanno deciso di molestarci con i droni, di cui ne stanno producendo sempre di più. Col tempo, difendersi dai droni diventerà sempre più difficile. Certo, prima o poi si troverà una contromisura, ma per ora possiamo constatare che i droni sono molto più pericolosi dei missili, per esempio. Anche se, ovviamente, dipende da come vengono utilizzati. Tuttavia, la questione rimane molto complessa e l’arroganza con cui si comportano i leader dell’UE, sentendosi chiaramente completamente immuni da sanzioni, suggerisce che sia necessaria una risposta.
Abbiamo già risposto. Sergej Shoigu, in particolare, ha affermato che ci sono obiettivi legittimi sul territorio dell’UE e che il Ministero della Difesa ha pubblicato un elenco dei luoghi in cui vengono fabbricati questi droni. E in effetti, in risposta, la portavoce della Commissione europea Anitta Hipper ha già dichiarato, e cito testualmente: «la Commissione europea non ha prove delle affermazioni della Federazione Russa». In altre parole, secondo loro, staremmo inventando attacchi contro le nostre città, contro le nostre infrastrutture, comprese quelle civili, comprese quelle strategiche civili, e così via. E i Paesi che hanno segnalato questi attacchi, la Finlandia e gli Stati baltici, fingono di non saperne nulla.
Prima di tutto, permettetemi di ricordarvelo ancora una volta: loro stessi hanno affermato di aver «visto qualcosa volare da queste parti. Non era… Non si dirigeva verso di noi, stava volando da qualche altra parte». In altre parole, fanno finta di niente. E cosa dovremmo fare al riguardo? Come possiamo far ragionare questi europei occidentali? Esiste un modo, e a che livello di confronto ci troviamo effettivamente in questo momento?
Continuano ad arrivare numerose notizie dal Golfo Persico. Sembra esserci, e sottolineo questa parola, un certo allentamento delle tensioni, come si diceva ai tempi dell’Unione Sovietica. Inoltre, ci sono molte recenti dichiarazioni dello stesso Trump. Sembra che anche la parte iraniana stia prendendo posizione sull’apertura dello Stretto di Hormuz. Tra l’altro, i prezzi delle azioni stanno salendo grazie a queste notizie e così via. Ma, in breve, questa è la situazione al momento; questo è il quadro che sta emergendo. Torniamo in Europa e, naturalmente, parliamo dell’Iran.
Prima di tutto, dobbiamo fare qualcosa per noi stessi. Dobbiamo capire che, ancora una volta, l’Europa occidentale ha scatenato una guerra contro la Russia. Questa è la pura verità. L’iniziatore di questa guerra sono stati gli Stati Uniti d’America, che hanno trascinato l’UE nel conflitto. E ora gli americani, avendo capito che non riusciranno a sconfiggerci, e inoltre avendo compreso che un’escalation a livello nucleare è probabile e possibile, anche sul territorio statunitense, hanno iniziato a fare marcia indietro, pur continuando a scaldarsi le mani al fuoco della guerra europea in pieno svolgimento.
Quanto agli europei occidentali, alle élite dell’UE, sono completamente in bancarotta. Non hanno alcun motivo per rimanere al potere: nessun motivo morale, politico o economico, hanno fallito su tutti i fronti. Stanno fomentando l’isteria militare per distogliere l’attenzione dai propri problemi, ma si stanno anche preparando alla guerra. E questo va preso sul serio. Permettetemi di ricordarvi che, negli ultimi cinquecento anni, l’Europa è stata generalmente la fonte di tutte le maggiori sventure dell’umanità, comprese la maggior parte delle guerre, comprese le due guerre mondiali. Pertanto, non dobbiamo abbassare la guardia.
È importante rendersi conto che è scoppiata una guerra mondiale. Essa si sta combattendo in Europa, principalmente per mano degli europei occidentali, mentre gli Stati Uniti d’America, insieme a Israele, hanno iniziato a destabilizzare l’Eurasia meridionale.
Dobbiamo quindi essere assolutamente chiari sul fatto che questa è la situazione in cui ci troviamo. Cosa dovrebbe fare l’UE? L’America è una questione a parte, deve semplicemente essere fermamente frenata e allontanata da questa situazione. L’UE deve finalmente rendersi conto che verrà distrutta se l’aggressione continua. E prima lo capirà, meno persone tra noi moriranno.
Pertanto, mi sembra che verrà il momento in cui il presidentedovrà nominare un comandante in capo nel teatro delle operazioni con l’autorità di usare qualsiasi tipo di arma, e persino con il dovere di farlo, e incorporare nella dottrina militare una disposizione che stabilisca che, qualora ci venisse dichiarata guerra, e questa fosse dichiarata da un nemico che ci supera in termini demografici ed economici, saremmo costretti a usare armi nucleari. Naturalmente, non immediatamente. Prima, potremmo colpire gli obiettivi indicati dal nostro Ministero della Difesa, o da altri. Molto probabilmente, si tratterà di obiettivi simbolici o centri di comunicazione, che saranno colpiti con munizioni convenzionali. Se non si fermeranno, dovremo passare a un livello superiore.
Bisogna fermare questi europei occidentali; sono impazziti di nuovo. Inoltre, se non li fermiamo ora, la situazione peggiorerà tra qualche anno, perché il livello di propaganda anti-russa ha già superato quello dell’epoca di Hitler. E, di conseguenza, la popolazione ne sta soccombendo.
C’è un modo molto semplice per fermare tutto questo: dare forte enfasi alla deterrenza nucleare e chiarire che l’UE deve essere fermata. Inoltre, come già accennato, alcuni di questi Paesi si stanno preparando ad ampliare le proprie capacità nucleari e persino a sviluppare nuove forze nucleari. Non si deve permettere alle scimmie di possedere armi nucleari.
Ecco perché dobbiamo fermare l’UE, adesso. Preferirei che ciò avvenisse senza l’uso di armi nucleari, e certamente senza un attacco massiccio; dopotutto, l’Europa è parte della nostra anima, della nostra cultura. Ma dobbiamo capire che l’Europa occidentale è l’incarnazione di tutti i mali principali che affliggono l’umanità e la Russia. E bisogna fermarla. È impazzita.
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Sergej Alexandrovic, sa, se entriamo nello specifico – perché lei ne parla da tempo, e giustamente, e gli eventi in corso confermano quanto lei afferma, ovvero che l’UE diventerà ancora più sfrontata. È chiaro che ci sono molte proposte su come fare in modo che smettano di comportarsi in questo modo. Dmitrij Medvedev ha già affermato che ci sono obiettivi legittimi nell’Europa occidentale e così via.
La lista è stata pubblicata dal nostro Ministero della Difesa. Siamo onesti: questo è il nostro ultimo tentativo di farli rinsavire, per così dire, di spaventarli, in modo che prendano una decisione. Ma anche adesso, quando parlo con i miei colleghi, tutti dicono: «Cos’è questa, un’altra linea rossa? Se avessero voluto, avrebbero colpito molto tempo fa». Cosa risponde a questo?
Abbiamo sperato nella riconciliazione per troppo tempo; c’era, e forse c’è ancora, un fortissimo sentimento filoeuropeo nella nostra società e tra le nostre élite, sebbene debba sottolineare che, nelle circostanze attuali, il sentimento filoeuropeo e gli atteggiamenti filo-occidentali sono segno di stoltezza e doppiezza morale. Quindi, ora dobbiamo agire con decisione, consapevoli che l’UE deve essere fermata. Se non la si ferma, ci sarà una guerra di vaste proporzioni, che porterà comunque alla distruzione dell’Europa, ma non possiamo permetterci di perdere le nostre persone migliori e di mettere a rischio le nostre città per il bene dell’UE. Deve essere fermata. Si è liberata dalle sue catene ancora una volta, come è accaduto molte volte nella storia.
Ripeto: dobbiamo nominare un comandante in capo nel teatro delle operazioni con l’autorità e la responsabilità di usare armi nucleari qualora l’Europa si rifiutasse di ritirarsi o addirittura di arrendersi. Presto saremo in grado di lanciare loro un ultimatum se continueranno a comportarsi in questo modo. È una questione seria. Forse a un certo punto si potrà raggiungere un accordo con gli americani; lì ci sono ancora persone di buon senso. Nell’Europa occidentale, non ce ne sono più. Naturalmente, esistono a livello umano, ma sono sempre meno e vengono messe da parte. Le élite dell’UE sono impazzite; sono completamente degenerate intellettualmente. E per di più, non hanno paura di noi. Dobbiamo far sì che ci temano davvero; dobbiamo incutere loro terrore.
Credo che dovremo adottare misure più drastiche: tagliare i cavi sottomarini e iniziare a testare armi nucleari, tra le altre cose. Se ciò non dovesse bastare, dovremo colpire obiettivi nell’Europa occidentale, avvertendo che, se dovessero continuare, le prossime ondate di attacchi saranno nucleari. Dimentichiamoci delle sciocchezze secondo cui una guerra nucleare non si può vincere: si può vincere.
Ma Dio non voglia che accada, perché sarebbe un peccato gravissimo. Eppure, se non riusciamo a fermare un’Europa impazzita, sarà un peccato mortale, imperdonabile sia per il nostro popolo che per tutta l’umanità. La bestia, se non deve essere annientata, almeno deve essere rinchiusa saldamente in una gabbia.
Signor Karaganov, lei dice sempre quello che pensa con franchezza, soprattutto in diretta televisiva. Tra noi gente comune si discute molto in questo momento. Possiamo constatare che ai vertici, una parte dell’élite è composta proprio da quella schiera filo-europea, filo-occidentale e via dicendo, gli anglofili e tutti gli altri che sono sempre stati presenti in Russia: abbiamo sempre avuto occidentalisti, slavofili e così via. E molti di questi esponenti dell’élite vogliono che le cose rimangano come erano prima, tornare a Courchevel e così via. Forse dobbiamo fare chiarezza internamente.
E chi è il nostro nemico? È chiaro che il nemico è il regime di Kiev; i nostri ragazzi lo stanno combattendo, è evidente. Ma noi stessi diciamo che c’è qualcuno dietro. E chi è? Lo capiamo benissimo: se è l’UE, allora perché vendiamo gas, petrolio e tutto il resto lì? Se non si tratta del nemico, ed è teoricamente possibile raggiungere un accordo con esso, allora si tratta di una politica diversa. Forse dobbiamo fare chiarezza su noi stessi: chi siamo e cosa vogliamo in definitiva? Di norma, il popolo appoggia le azioni del presidente. Ma, a mio avviso, non tutti nell’élite lo fanno.
Ripeto: nelle circostanze attuali, il sentimento filoeuropeo è segno di debolezza mentale, corruzione morale e tradimento. È «vlasovismo» [termine che significa tradimento, ndr]. Dobbiamo trattare in questo modo coloro che cercano di negoziare con l’Europa ancora una volta. Devono essere estromessi, con mezzi non violenti laddove possibile, dalle nostre menti e dalle nostre fila. E se i mezzi non violenti falliscono, allora si dovranno applicare misure severe.
Ripeto: ci troviamo ancora una volta di fronte alla minaccia di una guerra di vaste proporzioni. Dobbiamo impedirlo. La guerra è già iniziata. Se non la fermiamo ora, e, purtroppo, abbiamo tergiversato per quattro anni, le cose non potranno che peggiorare. Ci saranno più armi, potrebbero esserci nuove armi nucleari e nuovi sciami di droni. Ci sarà un’élite ancora più brutalizzata e una popolazione ancora più indottrinata. Dimentichiamo che la propaganda odierna nell’Europa occidentale, in particolare nell’Europa nord-occidentale, riguardo alla Russia è altrettanto grave, se non peggiore, di quella di Hitler durante la Grande Guerra Patriottica, ovvero la Seconda Guerra Mondiale.
Dobbiamo prendere la questione molto seriamente. L’UE deve essere fermata. Se non la fermiamo, dovremo distruggerla. Preferiremmo non farlo, perché, in fin dei conti, l’Europa fa parte della nostra cultura.
Certo, dobbiamo prima di tutto rivolgerci a ciò che ci sta più a cuore e comprendere chi siamo. Siamo una grande nazione-civiltà eurasiatica, con radici spirituali nel Sud, a Bisanzio, in Palestina, nel mondo musulmano e in quello buddista, mentre il nostro sistema politico proviene dall’Oriente.
L’influenza di Pietro il Grande, in parte tecnologica e in parte culturale, ci è stata benefica. Ma ci siamo protratti nel nostro cammino europeo per almeno 120-130 anni. Se ci fossimo allontanati dall’Europa allora, come intendeva Alessandro III, credo che non avremmo avuto un XX secolo così tragico e terribile. Non dobbiamo permettere che ciò accada di nuovo. Dobbiamo porre fine all’Europa nei nostri cuori, altrimenti dovremo porvi fine fisicamente. E questo è qualcosa che vorremmo assolutamente evitare.
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Signor Karaganov, ecco perché sorridevo mentre parlava: oggi sembra un po’ più benevolo nei confronti dell’Europa del solito. Mi chiedo quale sia il motivo?
Sono più gentile?
Oggi sì. Hai detto: «una parte della nostra anima risiede lì». Prima non lo diceva.
L’ho detto perché sono profondamente coinvolto in questa questione. Dopotutto, abbiamo una presenza lì. Se non fosse per l’influenza europea, non avremmo Karamzin, non avremmo Puškin, non avremmo Čajkovskij, Mussorgskij, Tolstoj, o persino Dostoevskij, che, come sapete, era piuttosto scettico nei confronti dell’Europa. Giusto.
Quindi, l’Europa è la fonte di tutti i mali, soprattutto per la Russia, sia morali che militari. Cinquecento anni di storia mostruosa, e anche di più, che risale all’epoca di Aleksandr Nevskij. Dobbiamo porre fine alla nostra storia europea, e coloro che desiderano tornare in Europa, nelle loro dimore o nelle loro capitali, devono essere allontanati dalla nostra élite o espulsi. Tuttavia, alcuni di loro sono già fuggiti grazie all’operazione militare in Ucraina. Ma non vale la pena continuare all’infinito e sprecare i nostri uomini migliori cercando di convincere l’Europa occidentale a ragionare. Dobbiamo iniziare a contrattaccare.
Beh, continuiamo a cercare di persuadere l’Europa, appellandoci al loro senso di ragione, e così via, ma finora con scarso successo.
Non c’è alcun senso della ragione. Stanno diventando sempre più audaci sotto i nostri occhi, tutto qui. Questo è sbagliato. Abbiamo a che fare con un branco di iene senza cervello. Devono essere prese a bastonate in testa o semplicemente uccise. Non c’è altro modo.
Molti obiettano per questo. Gli europei occidentali continuano a dire: «siete stati voi a iniziare la guerra in Ucraina, e una volta che l’avrete conclusa, torneremo ad essere amici e tutto andrà a meraviglia; non è colpa nostra. Siete stati voi a iniziarla per primo». Cosa risponde a questo?
Non dobbiamo dimenticare nemmeno gli Stati Uniti, e l’UE ha iniziato la sua aggressione contro la Russia quando volevamo entrare a far parte dell’Europa e dell’Occidente. Era a metà degli anni Novanta, quando decisero di allargare la NATO. Ne scrissi e ne parlai – probabilmente ve lo ricordate ancora – dicendo che questo avrebbe inevitabilmente portato, prima o poi, alla guerra. E loro lo fecero deliberatamente, provocandoci consapevolmente.
Lo abbiamo tollerato fin troppo a lungo. È stato un nostro errore. Non possiamo più tollerarlo. Dobbiamo capire che, lo ripeto ancora una volta, se dobbiamo porre fine all’Europa nord-occidentale, è una scelta terribile, ma è una scelta necessaria per l’intera umanità. Questa ulcera deve essere curata in qualche modo con delle medicine, oppure semplicemente estirpata.
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Lei parla dell’Europa occidentale. Ma guardi come hanno fatto il lavaggio del cervello agli ungheresi. Vogliono vivere come vivono nell’Europa occidentale, capisce? Anche se i migranti violentano i loro stessi connazionali nei sottopassaggi, dicono: «abbiate pazienza, forse passerà da solo», come dicevano nel nostro film. Hanno riprogrammato le loro menti molto velocemente. E mi sembra che sia così ovunque in Europa. E stanno cercando di spingere anche noi in quella direzione. Volete che sia così anche lì? La vita lì è meravigliosa.
Tipo cosa? È una nostra sfortuna pensare che la vita lì sia meravigliosa. La vita lì sta peggiorando sempre di più. Certo, gli europei occidentali sono molto arrabbiati con noi, perché una volta, negli anni Cinquanta, sessanta e oltre, li abbiamo privati della loro superiorità militare, ed è su questa base che si è costruita la loro capacità di imporre la propria cultura, i propri interessi politici, il colonialismo, il razzismo e, soprattutto, di saccheggiare il mondo intero. Abbiamo minato quelle fondamenta. Ecco perché le élite dell’Europa occidentale, forse non tutta la popolazione se ne rende conto, ci odiano con passione. E stanno facendo il lavaggio del cervello al proprio popolo.
Ricordate come dicevano i nostri predecessori: «La Germania è un Paese colto». Come potevano? Beh, ora gli europei si stanno trasformando in fascisti tedeschi. Ecco perché dobbiamo fermarli prima che, impazziti, precipitino in una guerra di grandi proporzioni, una guerra davvero di grandi proporzioni. Ci stanno facendo la guerra.
Dobbiamo riconoscerlo, scusatemi, e dichiararlo.
Sì. E dichiarare un teatro di guerra europeo.
Non siamo in guerra in Ucraina contro lo sfortunato e ingannato popolo ucraino, sebbene vi sia un numero impressionante di persone che sono state ingannate e sottoposte al lavaggio del cervello. Siamo in guerra contro l’Occidente nel suo complesso e, soprattutto, contro l’Europa. Dobbiamo comprenderlo, riconoscerlo e smetterla di riporre le nostre speranze in idee ridicole e insensate.
Non abbiamo bisogno di un’Europa così. Tanto più che l’Europa che un tempo amavamo non esiste più. Quella era l’Europa del Rinascimento, l’Europa dei grandi poeti e dei grandi pensatori. Negli ultimi decenni, è degenerata. Ve lo assicuro. Anch’io un tempo ero un europeista e persino uno dei fondatori dell’Istituto d’Europa. Quando mi sono avvicinato a esso, mi sono reso conto che le cose stavano andando male.
Sapete, consiglierei ai nostri europeisti che occupano posizioni di rilievo di leggere Thomas Mann, il suo romanzo La montagna incantata. È un romanzo molto lungo, è vero, e contiene diverse riflessioni di un gesuita e di un massone. Thomas Mann era un antifascista; non era un fervente russofobo. Ma attraverso uno dei personaggi principali, mostra come ci vedono. Si tratta di un romanzo del 1924, cari amici. Non ci hanno mai considerato loro pari, e non lo fanno tuttora.
Ascoltate, questo è il nostro problema. Come possiamo considerare questi individui (anche se tra loro ci sono persone perbene) moralmente corrotti e bastardi come nostri pari? È ridicolo dire che ci trattano male. Le loro élite si stanno trasformando in esseri subumani. Pertanto, dobbiamo trattarli di conseguenza. E dire che siamo pari è umiliante per noi.
Siamo un grande Paese, una grande cultura – per inciso, una cultura che ha continuato e sviluppato le migliori tradizioni dell’umanesimo europeo. Guardate, siamo in guerra in Ucraina, ma non abbiamo una feroce propaganda anti-ucraina, anche se, in linea di principio, dovrebbe esserci durante una guerra. Quindi, ci siamo tenuti il meglio dell’Europa per noi. Non ne è rimasto più nulla lì. Ecco perché dobbiamo tagliarci fuori da essa, e se questo non funziona, allora distruggerla.
Mi rendo conto che ci siamo addentrati in discussioni piuttosto filosofiche e politiche, ma sono assolutamente fondamentali per capire chi sia il nostro nemico in questo momento. Perché, in effetti, il sentimento filoeuropeo è forte; tendiamo a ricordare i bei tempi. Sappiamo che l’Europa ha fatto molto di buono per il mondo, ma ha questo tallone d’Achille. È sempre stata molto razzista.
Abbiamo dimenticato che l’Europa è l’incarnazione di tutti i mali più grandi dell’umanità: colonialismo, razzismo, le ideologie più vili e genocidi di massa in tutto il mondo. Non solo il genocidio di ebrei e russi, sovietici, ma anche in Africa, in India e in tutto il mondo, dove sono stati distrutti popoli e interi continenti. Dobbiamo quindi comprendere che questa è una piaga dalla quale dobbiamo isolarci il più possibile. E se non possiamo isolarci, dobbiamo distruggerla.
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C’è ancora una possibilità, dopotutto? Dalla sua risposta, ho capito di no. Ma vorrei comunque invocare ancora una volta una sorta di soluzione. La speranza è l’ultima a morire. Eppure ci sono certi colpi di scena, non so, nel Golfo Persico con l’America, o altro, quindi questa grande guerra in Europa potrebbe essere rimandata in modo significativo, dopotutto?
A mio avviso, i Paesi non sono pronti a combattere in questo momento: né loro né noi. Ma questa mancanza di preparazione non determina né esclude questa guerra. C’è ancora speranza che tutto questo venga rimandato per il momento? Perché al momento, la sensazione è che la guerra sarà qui domani.
E le cose peggioreranno. Dobbiamo agire ora; avremmo dovuto agire ieri e l’altro ieri. Ne ho già parlato. Ne abbiamo discusso anche con voi in seguito. Abbiamo aspettato troppo a lungo, sperato troppo a lungo e ci siamo lasciati influenzare troppo a lungo dai nostri europeisti. Ho già detto chi sono. Quindi, ripeto: spero che una parte dell’Europa, quando crollerà, non perisca sotto i nostri attacchi nucleari, sebbene una parte significativa di essa se lo meriti, ma una parte di quest’Europa, credo, tornerà a una vita normale e ai valori umani. Questa è l’Europa meridionale: Spagna, Italia, Grecia. Questa è una parte significativa dell’Europa centrale. E dobbiamo isolarci dal resto come dalla peste, dal contagio. O distruggerla. Dio non voglia, perché alla fine periranno persone innocenti. Ecco perché vorrei tanto che prendessimo provvedimenti decisivi per prevenire una guerra nucleare di proporzioni enormi in Europa.
Sebbene una guerra nucleare limitata sia possibile, e potremmo dovervi ricorrere, e ne usciremo vittoriosi, anche se, naturalmente, l’amarezza rimarrà, perché l’uso di armi di distruzione di massa, quando muoiono dei bambini, è un grande peccato. Ma ripeto: se non fermiamo l’Occidente, che ormai è diventato selvaggio, gli Stati Uniti fanno parte di questo Occidente, ma al momento agiscono con più cautela, anche se attualmente stanno aizzando Israele contro gli arabi e incendiando tutta l’Eurasia meridionale mentre si ritirano dall’Eurasia, se non li fermiamo, il mondo perirà in una grande guerra termonucleare. Non dobbiamo permettere che ciò accada.
In primo luogo, non dobbiamo permettere che ci logoriamo in questa guerra contro questi nessuno. Non possiamo permetterci di perdere altri nostri ragazzi. E in secondo luogo, dobbiamo evitare una grande guerra termonucleare, che inevitabilmente scoppierà se questo conflitto globale che ora sta divampando continuerà a infuriare. La prima cosa che dobbiamo fare è cacciare l’UE.
Non vorrei proprio che la situazione si evolvesse in questo modo. D’altra parte, da quello che hai detto – ne parliamo da così tanto tempo – sembra che non ci sia via d’uscita.
E non ci deve essere via d’uscita. Dobbiamo prendere una posizione ferma contro l’UE; se necessario, dobbiamo punirla. Ripeto: non trarremo più nulla di buono dall’Europa. Un tempo ne abbiamo tratto qualcosa.
Anche se vorrei ricordarvi che non abbiamo ricevuto il cristianesimo dall’Europa, né l’Islam, e ci sono molte altre cose che non abbiamo ricevuto dall’Europa.
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