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Che gioco fanno Stati Uniti e Germania?

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Sotto i nostri occhi, la Germania, che ha perso la fornitura di gas russo e potrà recuperarne nella migliore delle ipotesi un terzo dalla Norvegia, s’impantana nella guerra in Ucraina. È diventata crocevia delle azioni segrete della NATO, che a conti fatti agisce a suo danno. L’attuale conflitto risulta particolarmente impenetrabile se si trascurano i legami tra Straussiani USA, sionisti revisionisti e nazionalisti integralisti ucraini.

 

 

La guerra in Ucraina funziona come un’esca. Calamita la nostra attenzione e ci fa dimenticare il conflitto più ampio di cui è parte. Di conseguenza, non capiamo cosa accade sul terreno di scontro e non percepiamo correttamente il modo in cui il mondo si sta riorganizzando, in particolare i mutamenti del continente europeo.

 

Tutto è iniziato con l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca. Si è circondato di collaboratori che aveva conosciuto durante la vicepresidenza: gli straussiani (1). Una piccola setta che cambia casacca politica, democratica o repubblicana, secondo il partito del presidente in carica. I membri, quasi tutti ebrei, sono seguaci dell’insegnamento orale di Leo Strauss: sono convinti che gli uomini sono cattivi per natura e le democrazie fragili. Peggio: non sono state in grado di salvare il popolo ebraico dalla Shoah e non saranno mai capaci di farlo. Credono che gli ebrei potranno sopravvivere solo imponendo una dittatura di cui dovranno mantenere il controllo. Negli anni Duemila elaborarono il Project for a New American Century. Auspicavano una «nuova Pearl Harbor» per colpire tanto profondamente gli statunitensi da riuscire a imporre la loro visione del mondo: di qui gli attentati dell’11 settembre 2001.

 

Sono informazioni scioccanti nonché difficili da accettare. Tuttavia sono corroborate da molte ricerche considerate affidabili. In particolare, la progressione degli Straussiani dal 1976 – anno di nomina di Paul Wolfowitz (2) al Pentagono – a oggi è una pesante conferma delle peggiori preoccupazioni. In Europa gli straussiani non sono conosciuti, ma lo sono i giornalisti che li appoggiano. Vengono designati «neoconservatori». Bisogna convenire che gli intellettuali ebrei mai hanno sostenuto questa piccola setta ebraica.

 

Riprendiamo il racconto. A novembre 2021 gli straussiani mandarono Victoria Nuland a ingiungere al governo russo di allinearsi alle loro posizioni. Il Cremlino rispose proponendo un Trattato a garanzia della pace, ossia contestando non solo il progetto straussiano, ma anche la cosiddetta politica di sicurezza degli Stati Uniti (3). Il presidente Vladimir Putin ha contestato l’allargamento della NATO a Est, che minaccia la Russia, nonché gl’incessanti attacchi e distruzioni di Stati da parte di Washington, soprattutto nel Medio Oriente Allargato.

 

Gli straussiani hanno reagito provocando deliberatamente la Russia allo scopo di farla uscire dai gangheri. Hanno spronato i nazionalisti ucraini a bombardare i compatrioti del Donbass e a preparare un attacco simultaneo in Donbass e in Crimea (4). Mosca, che non contava sugli Accordi di Minsk e sin dal 2015 si preparava a uno scontro mondiale, ha ritenuto fosse il momento opportuno. 300 mila soldati russi sono entrati in Ucraina per «denazificare» il Paese (5). Il Cremlino ritiene, a buon diritto, che i nazionalisti integralisti, che durante la seconda guerra mondiale si allearono ai nazisti, ne condividano tuttora l’ideologia razzista.

 

Quel che scrivo è di nuovo scioccante. I libri di riferimento dei nazionalisti ucraini non sono mai stati tradotti nelle lingue occidentali, compreso il Nazionalismo di Dmytro Dontsov. Se nessuno sa cosa fece Dontsov durante la seconda guerra mondiale, tutti conoscono i crimini dei suoi discepoli Stepan Bandera e Jaroslav Stetsko, entrambi totalmente devoti al cancelliere Adolf Hitler. Agevolarono, nonché talvolta vi sovrintesero, l’assassinio di almeno 1,7 milioni di compatrioti, di cui un milione di ebrei. Di primo acchito, come ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, si fatica a crederli alleati degli straussiani e del presidente ebreo Zelensky. Ma il primo ministro israeliano, Naftali Bennett, ha immediatamente preso posizione contro i nazionalisti integralisti ucraini (6). Ha addirittura consigliato il presidente Zelensky di dare una mano ai russi a ripulire il Paese. I rapporti di forza spiegano come il successore di Bennett, Yair Lapid, pur condividendo le idee di Bennett e rifiutando di fornire armi all’Ucraina, faccia un discorso atlantista. Tuttavia è bene non dimenticare che Paul Wolfowitz presiedette a Washington un importante congresso con ministri ucraini in cui s’impegnò a sostenere la lotta dei nazionalisti integralisti contro la Russia (7).

 

Tuttavia i legami tra nazionalisti integralisti ucraini e sionisti revisionisti dell’ucraino Vladimir Jabotinsky sono storici. Nel 1921 negoziarono un accordo per unirsi alla lotta ai bolscevichi. A causa della lunga sequela di pogrom già perpetrati dai nazionalisti ucraini, la rivelazione dell’accordo provocò, al momento dell’elezione di Jabotinsky nel Comitato direttivo dell’Organizzazione Sionista Mondiale, il rifiuto unanime da parte della diaspora ebrea. Il polacco David ben Gurion, che prese le redini della milizia di Jabotinsky in Palestina, definì quest’ultimo «fascista» e «forse nazista». Successivamente Jabotinsky andò in esilio a New York, dove lo raggiunse un altro polacco, Bension Netanyahu, padre di Benjamin, che ne divenne il segretario particolare (8).

 

Dopo la seconda guerra mondiale la guida intellettuale Dontsov e gli assassini per antonomasia, Bandera e Stetsko, furono recuperati dagli anglosassoni. Dontsov, malgrado i trascorsi di amministratore dell’Istituto Reinhard Heydrich (9), andò in esilio in Canada, poi negli Stati Uniti; Bandera e Stetsko invece andarono in Germania a lavorare per la radio anticomunista della CIA (10). Dopo l’assassinio di Bandera, Stetsko divenne copresidente, insieme a Chiang Kai-shek, della Lega Anticomunista Mondiale, ove la CIA riunì i dittatori e i criminali preferiti, tra cui Klaus Barbie (11).

 

Riprendiamo il filo del discorso. Gli straussiani non sanno che farsene dell’Ucraina. A loro interessa il dominio del mondo, dunque l’indebolimento degli altri protagonisti della scena mondiale: la Russia [la Cina] e gli europei. È quanto scriveva nel 1992 Wolfowitz, definendo queste potenze «rivali», cosa che non sono (12).

 

I russi non si sbagliano. Infatti hanno inviato in Ucraina pochissime truppe: un terzo di quelle ucraine. È quindi stupido interpretare la loro lentezza un insuccesso; in realtà le forze vengono risparmiate in vista dello scontro diretto con Washington.

 

Gli straussiani hanno fatto pressione per il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream. Al contrario di quanto certuni pensano, il loro fine non è distruggere l’economia russa, che ha altri clienti, ma l’industria tedesca, che dal gas non può prescindere (13).

 

Di norma Berlino avrebbe dovuto reagire all’attacco del sovrano. Invece no! Ha fatto il contrario. Dall’ingresso in Cancelleria di Olaf Scholz il governo ha istituito un sistema per «armonizzare le notizie» (14), cui sovrintende la ministra dell’Interno, la socialdemocratica Nancy Faeser.

 

Dal 24 febbraio 2022, ossia dall’applicazione da parte delle forze armate russe della risoluzione 2202 del Consiglio di Sicurezza, tutti i media russi che si rivolgono a un pubblico occidentale sono stati vietati dalle «democrazie». In Germania citare la risoluzione 2202 e condividerne l’interpretazione russa è considerato «propaganda».

 

È stupefacente vedere i tedeschi affondare con le proprie mani le istituzioni. Nel XX secolo, la Germania, che sino alla prima guerra mondiale era stata faro della scienza e della tecnica, in pochi anni diventò un Paese irrazionale, autore dei peggiori crimini. Nel XXI secolo, titolare dell’industria più competitiva a livello mondiale, la Germania ha perso di nuovo la ragione, senza motivo. I tedeschi sanciscono da soli il proprio declino a vantaggio della Polonia, nonché quello dell’Unione Europea a vantaggio dell’Iniziativa dei Tre Mari (Intermarium) (15).

 

Dal canto loro gli straussiani utilizzano i privilegi che la Germania gli ha concesso: le basi militari USA dispongono di un’extraterritorialità completa e il governo federale non ha facoltà di limitarne l’attività. Infatti nel 2002, quando si oppose alla guerra degli Straussiani in Medio Oriente, il cancelliere Gerhard Schröder non poté impedire al Pentagono di utilizzare le istallazioni in Germania come retrobase per l’invasione e la distruzione dell’Iraq.

 

Ed è in Germania, in Renania-Palatinato, che si è riunito il Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina. I delegati della cinquantina di Stati invitati, dopo essere stati taglieggiati per fornire a Kiev un grande quantitativo di armi, sono stati edotti sul Concetto Operativo di Resistenza (Resistance Operating Concept – ROC). Si tratta di ripristinare per l’ennesima volta le reti stay-behind, attivate alla fine della seconda guerra mondiale (16). Furono create dalla CIA statunitense e dal MI6 britannico, in seguito furono assorbite dalla NATO. Gli ex nazisti e i nazionalisti integralisti ne costituirono la principale componente.

 

Si tratta di creare un governo [ucraino] in esilio e organizzare sabotaggi, sul modello di quanto fecero durante la seconda guerra mondiale Charles De Gaulle e il prefetto Jean Moulin. Otto C. Fiala vi ha aggiunto le manifestazioni non-violente, collaudate dal professor Gene Sharp nel blocco dell’Est, successivamente nelle “rivoluzioni colorate” (17).

 

Ricordiamo che, contrariamente a quanto asseriva, Gene Sharp ha sempre lavorato per l’Alleanza Atlantica (18). La prima azione palese dello stay-behind ucraino è stato il sabotaggio del ponte di Crimea, sullo stretto di Kerch, dell’8 ottobre.

 

 

Thierry Myessan

 

 

 

NOTE

1)  «È agli Straussiani che la Russia ha dichiarato guerra», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 7 marzo 2022.

2)  «Paul Wolfowitz, l’âme du Pentagone», di Paul Labarique, Réseau Voltaire, 4 ottobre 2004.

3)  «La Russia vuole costringere gli USA a rispettare la Carta delle Nazioni Unite», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 4 gennaio 2022.

4) I piani di questo attacco sono stati rivelati dal ministero della Difesa russo. Si possono leggere qui sul nostro sito.

5) «Una banda di drogati e neonazisti», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 7 marzo 2022.

6)  «Israele sbalordito dai neonazisti ucraini», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 8 marzo 2022.

7) «Ucraina: la seconda guerra mondiale non è finita», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 26 aprile 2022.

8) Cfr. Voltaire, attualità internazionale , n°8, p.3, 30 settembre 2022.

9) Ukrainian nationalism in the age of extremes. An intellectual biography of Dmytro Dontsov, Trevor Erlacher, Harvard University Press (2021).

10) Stepan Bandera: The Life and Afterlife of a Ukrainian Nationalist: Facism, Genocide, and Cult, Grzegorz Rossoliński-Liebe, Ibidem Press (2015).

11) «L’internazionale criminale: la Lega anticomunista mondiale», di Thierry Meyssan, Traduzione Alessandro Lattanzio, Rete Voltaire, 3 luglio 2016.

12) «US Strategy Plan Calls For Insuring No Rivals Develop» Patrick E. Tyler e «Excerpts from Pentagon’s Plan : “Prevent the Re-Emergence of a New Rival”», New York Times, 8 marzo 1992. «Keeping the US First, Pentagon Would preclude a Rival Superpower» Barton Gellman, The Washington Post, 11 marzo 1992.

13) «Gli Stati Uniti dichiarano guerra a Russia, Germania, Olanda e Francia», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 4 ottobre 2022.

15) La Polonia e l’Ucraina”, “[Il sabotaggio della pace in Europa-article217462.html]”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 14 e 28 giugno 2022.

16) Resistance Operating Concept (ROC), Otto C. Fiala, Joint Special Operations University Press, 2020.

18) A proposito della rete stay-behind in generale, si legga Gli eserciti segreti della Nato, Daniele Ganser, Fazi editore. Sulla rete stay-behind in Francia «Stay-behind : les réseaux d’ingérence américains», di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 20 agosto2001.

19)  L’Albert Einstein Institution: la versione CIA della nonviolenza”, di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 4 giugno 2007.

 

 

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Geopolitica

Bardella: la Francia non può finanziare l’Ucraina per sempre

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La Francia non dispone di risorse proprie e non può finanziare l’Ucraina all’infinito, ha dichiarato Jordan Bardella, presidente del partito di destra Rassemblement National (NR) di Marine Le Pen.

 

Il principale partito di opposizione francese è stato oggetto di dure critiche da parte dei rivali all’inizio di questa settimana, dopo che il vicepresidente Louis Aliot ha affermato che NR «chiuderebbe i rubinetti» per Kiev qualora salisse al potere dopo le elezioni presidenziali del 2027. Si ritiene che Le Pen abbia ottime possibilità di successo alle elezioni del prossimo anno, indipendentemente da chi sarà il suo avversario al secondo turno.

 

Sabato, intervenendo al Forum Ambrosetti a Cernobbio, Bardella è tornato sulla questione, sostenendo che l’Ucraina ha bisogno del sostegno della Francia e delle altre nazioni occidentali nel conflitto con la Russia, ma che «il nostro obiettivo non dovrebbe essere quello di finanziare la guerra ad vitam æternam», espressione latina che significa «per sempre».

 

La Francia ha un debito pubblico di 3.500 miliardi di euro e non può «dare soldi che non abbiamo più» al governo di Volodymyr Zelens’kyj, ha sostenuto.

 

«La situazione estremamente grave e preoccupante delle finanze pubbliche francesi significa che non possiamo erogare denaro senza garanzie o assicurazioni che questo denaro verrà un giorno restituito», ha affermato il presidente del Rassemblement National.

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Parigi è stata uno dei più convinti sostenitori di Kiev nell’UE dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022, erogando miliardi in aiuti militari e diverse armi sofisticate, tra cui obici semoventi CAESAR e aerei da combattimento Mirage.

 

Secondo il Bardella, gli americani erano «molto più furbi» degli europei nel fornire assistenza a Kiev, «perché i fondi che hanno dato all’Ucraina sono garantiti contro l’estrazione di terre rare». Si riferiva all’accordo raggiunto lo scorso anno tra Washington e Kiev, che assicura agli Stati Uniti un accesso preferenziale alle risorse minerarie ucraine.

 

Durante il secondo mandato del presidente statunitense Donald Trump, Washington ha inoltre ridotto in misura significativa gli aiuti all’Ucraina, costringendo i membri europei della NATO a pagare le armi di fabbricazione americana destinate al Paese.

 

All’inizio di questa settimana Trump ha avvertito che intende presentare all’Europa un conto, seppur tardivo, per i miliardi di dollari che Washington ha speso per armare l’Ucraina sotto la presidenza del predecessore Joe Biden. In precedenza aveva stimato che Biden avesse fornito a Kiev armi per un valore di oltre 300 miliardi di dollari «gratuitamente».

 

Giovedì Le Pen ha dichiarato che il Rassemblement National è scettico su ulteriori aiuti all’Ucraina perché ritiene che il conflitto con la Russia richieda una soluzione diplomatica.

 

Un sondaggio Harris Interactive di fine agosto indicava che Le Pen godeva del sostegno del 34% dell’opinione pubblica francese, risultato che dovrebbe garantirle l’accesso al secondo turno delle presidenziali, dove avrebbe probabilmente una vittoria agevole contro il rivale di sinistra Jean-Luc Mélenchon o il candidato centrista, l’ex primo ministro Édouard Philippe.

 

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Immagine di Thomas Bresson via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

 

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Geopolitica

La Bulgaria rifiuta di puntare il dito contro la Russia per l’incidente del drone tedesco

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Il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha evitato di addossare esclusivamente alla Russia la responsabilità dell’incidente con i droni verificatosi il mese scorso in Germania, richiamando le consegne «sconsiderate» di armi occidentali a Kiev.   All’inizio di questa settimana il governo tedesco ha dichiarato di avere motivi per ritenere che Mosca fosse all’origine dell’episodio, in cui un drone carico di esplosivo è stato trovato tra aerei cargo Antonov ucraini all’aeroporto di Lipsia-Halle il 4 agosto.   Successivamente Berlino ha annunciato la chiusura del Consolato Generale russo a Bonn e della Casa Russa a Berlino, oltre a controlli alle frontiere più severi per i cittadini russi. Mosca ha risposto chiudendo i centri del Goethe-Institut di Mosca, San Pietroburgo ed Ekaterinburg, che promuovono la lingua e la cultura tedesca.

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Mosca ha respinto le accuse; il presidente Vladimir Putin ha indicato che si trattava di una tattica diversiva per distogliere i tedeschi dai problemi economici interni.   Sebbene diversi Stati membri dell’UE abbiano espresso sostegno alla posizione tedesca, non tutti si sono uniti a chi punta il dito contro la Russia.   Un esempio calzante è la Bulgaria: venerdì il primo ministro ha dichiarato in Parlamento che le spedizioni europee di armi a lungo raggio in Ucraina sono state altrettanto «sconsiderate» quanto il fallito tentativo di sabotaggio in Germania il mese scorso. Radev, che ha vinto le elezioni pochi mesi fa ed è considerato un euroscettico, ha sottolineato che Kiev sta utilizzando armamenti di fabbricazione occidentale, con il supporto dell’intelligence e di istruttori europei, per condurre attacchi in profondità nel territorio russo.   «E cosa possiamo aspettarci quando attacchiamo in profondità nel territorio di un altro Paese con le nostre armi a lungo raggio? Resterà a guardare o reagirà?» ha chiesto retoricamente il primo ministro bulgaro.   Il Cremlino ha respinto le affermazioni sull’incidente del drone tedesco parlando di «invenzioni», avvertendo che l’insistenza dell’Occidente nel conseguire una «vittoria militare convenzionale» su una grande potenza nucleare sta aumentando drasticamente il rischio di un’escalation incontrollata.   «L’Europa può esistere senza la Russia, ma difficilmente potrà esistere a lungo contro la Russia», ha concluso Radev, esortando l’UE a «sedersi al tavolo dei negoziati il prima possibile».   Come riportato da Renovatio 21, quattro settimane fa un drone ucraino è precipitato in Bulgaria, esplodendo in prossimità di un gasdotto di rilevanza strategica, secondo quanto comunicato dal Ministero della Difesa del Paese.   Nel frattempo diverse figure politiche di spicco in Germania hanno messo in discussione la risposta del governo all’incidente del drone e, più in generale, le attuali politiche ostili di Berlino nei confronti della Russia.   In un articolo pubblicato mercoledì su X, l’ex esponente della sinistra germanica Sahra Wagenknecht, che ha un suo partito chiamato BSW, ha scritto che «anche se la Russia fosse dietro, un drone che non ha causato alcun danno non è una ragione per alimentare una pericolosissima escalation che potrebbe sfociare in una guerra con la Russia, con un costo di milioni di vite umane».

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Valutazioni simili sono state espresse anche da chi si trova all’estremità opposta dello spettro politico. Rispondendo alle domande di un quotidiano, Ulrich Siegmund, candidato di punta del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD) alle elezioni regionali di domenica in Sassonia-Anhalt stravinte poche ore fa, ha affermato che una «sequenza continua di eventi» ha portato all’incidente del drone all’aeroporto di Lipsia-Halle, citando il coinvolgimento sempre più profondo del suo Paese nel conflitto in Ucraina, sostenendo che «è logico che a un certo punto ci sarà una qualche reazione».   Il Siegmund ha criticato le politiche anti-russe perseguite dai successivi governi tedeschi dall’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022, affermando che le forniture di armi a Kiev e le sanzioni economiche contro Mosca hanno fatto ben poco per risolvere il conflitto e salvare vite umane.   Il politico dell’AfD ha insistito sul fatto che fosse giunto il momento per la Germania di impegnarsi seriamente in un percorso diplomatico con la Russia.

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Geopolitica

Putin parla dell’incontro con gli inviati di Trump Witkoff e Kushner

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Gli emissari del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono usciti dal Cremlino al termine dei colloqui con il leader russo Vladimir Putin. L’incontro riservato si è protratto per circa tre ore e, subito dopo, nessuna delle due parti ha reso pubbliche dichiarazioni.

 

I due sono giunti a Mosca sabato mattina per trattative finalizzate a una soluzione del conflitto in Ucraina. Prima della visita, Trump aveva dichiarato che gli inviati avevano il compito di presentare «una proposta per porre fine alla guerra» a entrambe le parti. Witkoff e Kushner dovrebbero partire a breve per Kiev.

 

Prima della sessione a porte chiuse, i giornalisti sono stati ammessi per breve tempo nella sala. Erano presenti il consigliere presidenziale Yury Ushakov e il direttore generale del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), Kirill Dmitriev. Nell’introduzione, Putin ha manifestato gratitudine alla parte americana per l’impegno profuso negli sforzi diplomatici tesi a risolvere le ostilità in corso.

 

«Pur essendo consapevole della difficile situazione in cui si trova» Trump «non smette di impegnarsi per risolverla e contribuire alla soluzione del conflitto russo-ucraino. Oggi discuteremo di tutte le sue componenti e di tutti i suoi aspetti e, da parte nostra, siamo pronti a illustrarvi la nostra visione della situazione», ha dichiarato Putin.

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Witkoff ha espresso a Putin la profonda gratitudine della famiglia dell’ex marine statunitense Robert Gilman, detenuto in Russia dal 2022 e liberato il mese scorso per motivi «umanitari». «Dovrebbero ringraziare il presidente Trump; è stato lui a lanciare l’appello», ha replicato Putin.

 

Il presidente russo ha ribadito l’impegno di Mosca a sospendere gli attacchi contro Kiev per i tre giorni a partire dalla mezzanotte del 5 settembre. La pausa ha lo scopo di consentire agli inviati di Trump di recarsi in sicurezza nella capitale ucraina.

 

«Vorrei sottolineare che anche la parte ucraina ha ridotto significativamente – di un ordine di grandezza – gli attacchi sul territorio della Federazione Russa, Mosca compresa. Le autorità ucraine hanno pubblicato un appello per una tregua più ampia di tre giorni, ma non abbiamo mai raggiunto un accordo con loro», ha dichiarato Putin.

 

Dopo i colloqui, il corteo con a bordo Witkoff e Kushner si è diretto direttamente all’aeroporto di Vnukovo, nella zona Sud-Ovest della capitale russa. Dmitriev ha accompagnato personalmente gli inviati all’uscita, condividendo foto dall’aeroporto sui social media e descrivendo il loro viaggio come un «importante visita di pace».

 

L’incontro si è rivelato «sostanziale, costruttivo e caratterizzato da un alto grado di franchezza e fiducia reciproca», ha dichiarato Ushakov ai giornalisti poco dopo la partenza di Witkoff e Kushner dal Cremlino. Durante i colloqui, la parte russa ha espresso «fiducia nel raggiungimento degli obiettivi prefissati [dell’operazione contro l’Ucraina]» e ha ribadito «la necessità di affrontare tutte le cause profonde del conflitto», ha affermato il collaboratore presidenziale.

 

Gli inviati di Trump hanno preso «particolare nota» di una questione specifica sollevata dal presidente russo durante l’incontro, ovvero il fatto che «il regime di Kiev ha smesso di nascondere la sua vera natura, iniziando a seppellire nuovamente alcuni dei più noti criminali nazisti», ha affermato Ushakov. Di recente, i resti di due cofondatori dell’OUN (l’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, un movimento politico e paramilitare di nazionalismo integralista fondato nel 1929 a Vienna e poi divenuto collaboratore della Germania nazionalsocialista), Andrey Melnik ed Evgeny Konovalets, sono stati riesumati in Europa e riportati in Ucraina per essere seppelliti con tutti gli onori, nell’ambito del progetto del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj di creare un presunto «Pantheon di ucraini illustri», operazione che ha scatenato proteste anche in Polonia.

 

Secondo Ushakov, i negoziati non si sono limitati esclusivamente alla crisi ucraina, ma le due parti hanno discusso in dettaglio di «questioni economiche e potenziali importanti progetti russo-americani di reciproco vantaggio».

 

È d’uopo notare che entrambe le famiglie Witkoff e Kushner hanno origini nell’ex Impero russo, in un contesto ebraico-ashkenazita — con lo stesso tipo di storia migratoria comune a molte famiglie ebraiche americane di quella generazione.

 

La famiglia di Jared Kushner discende da ebrei originari di Novogrudok, all’epoca in Polonia e oggi in Bielorussia. I nonni paterni, Joseph e Rae (Reichel) Kushner, erano sopravvissuti all’Olocausto arrivati negli Stati Uniti nel 1949 da Navahrudak.

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L’altro inviato ha legami genealogici ancora più diretti con la Russia: i nonni paterni di Steve Witkoff erano entrambi nati nell’Impero russo, ed è descritto come proveniente da una famiglia ebraica di origini russe.

 

Sul ruolo giocato dalla provenienza etno-religiosa nel conflitto ucraino si era espresso nel settembre 2023 lo stesso Putin, dichiarando che «i gestori occidentali hanno posto a capo dell’Ucraina moderna un ebreo etnico, un uomo di origine ebraica, con radici ebraiche – in questo modo, a mio avviso, nascondendo le basi antiumane dell’attuale situazione dello Stato Ucraino».

 

«Ciò rende l’intera situazione estremamente disgustosa, vedere un ebreo mascherare la glorificazione del nazismo e di coloro che all’epoca perpetrarono l’Olocausto in Ucraina, sterminando 1,5 milioni di persone», aveva aggiunto il presidente russo.

 

Riguardo alla questione degli «ebrei nazisti» suscitarono aspre polemiche internazionali le parole del ministro degli Esteri Sergej Lavrov alla TV italiana nel 2022. Come scritto da Renovatio 21l’idea ha tuttavia radici storico-letterarie profonde.

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);

 

 

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