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Pensiero

La Scienza era una cosa seria. («Sciur dutúr a g’ho un dulúr!»)

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Da quando 2 anni fa è stato dichiarato lo stato di emergenza – stato che ogni giorno di più converge verso uno stato di eccezione –  abbiamo assistito alla nascita di una nuova retorica da parte del potere.  Anzi, più che di una novità, si tratta di un ritorno alla concezione della Scienza pre-illuminisitico.

 

Il potere politico giustifica la limitazione delle normali libertà costituzionali, facendo sponda sul parere di presunti  gruppi di «esperti» e «scienziati».

 

Con l’aiuto della stampa mainstream – che ha il compito di non porre mai le domande giuste al momento giusto – è stata ricostruita una vecchia immagine della Scienza: la concezione della Scienza che viene spacciata dal nuovo regime orwelliano è un ritorno all’antica reverenza dell’auctoritas da parte della cultura contadina.

 

La concezione della Scienza che viene spacciata dal nuovo regime orwelliano è un ritorno all’antica reverenza dell’auctoritas da parte della cultura contadina

Già, perché quando ogni giorno sentiamo usare sui media l’argomento che suona come «io sono un laureato in materie scientifiche, tu no» constatiamo che questi presunti «scienziati» pretendono di farci subire tale prospettiva pre-scientifica, una prospettiva contadina, appunto, dove le persone in condizioni di minorità non dovevano fare altro che fidarsi del figlio del mugnaio che aveva studiato in città.

 

Ce lo dicono tutti i giorni: noi saremmo  in uno stato di minorità, che secondo la definizione di Kant consiste nell’incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro (quello che, a differenza dei sorci di campagna, ha preso una laurea cittadina).



Questo è ormai l’argomento retorico preferito delle virostar; chiunque segua occasionalmente i talk show se ne sarà certamente accorto.

 

In questo preciso copione stucchevole i giornalisti mainstream hanno il compito di fare da spalla al laureato di turno – improvvisatosi premio Nobel de’ noantri – che dà del coglione a chiunque dissenta. Non di rado si tratta anche di colleghi parimenti titolati, anche se la stampa di regime preferisce tendenzialmente organizzare il contraddittorio con casalinghe raccattate a Roswell.

 

È allora opportuno ricordare in che cosa consiste il metodo scientifico e vedere la pessima formazione che dimostrano ogni giorno la maggior pate di questi presunti «esperti».

 

Noi saremmo  in uno stato di minorità, che secondo la definizione di Kant consiste nell’incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro (quello che, a differenza dei sorci di campagna, ha preso una laurea cittadina)

Il metodo scientifico consiste nella capacità di formulare ipotesi che non siano falsificate dai fatti. Se un’ipotesi o un modello esplicativo entra in contraddizione coi fatti (falsificazione) o genericamente in contraddizione con se stesso, allora significa che quel modello è falso, e va corretto o scartato.

 

Dunque, in sostanza, possiamo dire che la bravura di uno scienziato consiste nella capacità di costruire sistemi per spiegare la realtà che siano immuni da contraddizione.  Questa è la base (falsificazionismo) di tutta l’epistemologia contemporanea, di cui tralasciamo ora tutti gli sviluppi.

 

Per tale motivo qualsiasi scienziato con due rudimenti di epistemologia (la scienza che studia il metodo scientifico stesso) sa che ben prima dell’autorità derivante dal titolo di studio vi sono la logica e la matematica.



Uno scienziato come Max Planck, queste cose le sapeva benissimo. Così come le sapevano benissimo tipetti piuttosto svegli come Karl Heisenberg, Kurt Gödel, Erwin Schrödinger etc.

 

Ma, constatiamo,  non le sanno gli scienziati improvvisati che pontificano in televisione.

 

Qualsiasi scienziato con due rudimenti di epistemologia (la scienza che studia il metodo scientifico stesso) sa che ben prima dell’autorità derivante dal titolo di studio vi sono la logica e la matematica

Un’affermazione di un laureato in Medicina è scientificamente vera a condizione che rispetti la logica e la matematica; quindi – se proprio volessimo essere pedanti – ciò che viene affermato da un medico dovrebbe essere vagliato da qualche esperto in logica e matematica. Anche quando questi parlasse di statistiche circa l’efficacia di molecole per curare la dissenteria, magari quella provocata dalle interviste che rilascia alla stampa.

 

Non ci risulta che nei talk show abbiano di abitudine convocato matematici. E non è un caso, perché un matematico non potrebbe far finta di non capire le statistiche del Ministero della Salute, nemmeno se venisse pagato in lingotti d’oro.

 

Per sfortuna dei «sciur dutúr» (come li chiamavano i contadini lombardi)  che dispensano perle di saggezza sui media sotto direttiva della politica – l’uso della logica e della matematica non è appannaggio esclusivo dei professori della Facoltà di Filosofia o di Matematica, ma è intrinseco al funzionamento della mente umana (anche di quella divina, argomenterebbero alcune scuole di pensiero).

 

Dunque, quando un cittadino comune dichiara di trovare una contraddizione in quanto affermano un medico o mille medici, quella contraddizione va smontata oppure si deve correggere quanto affermato.

 

Lo slogan che sentiamo ripetere senza sosta  «mi fido della Scienza» (e su cui il Partito Democratico ha fatto anche dei manifesti  compiaciuti) denota una disarmante ignoranza del metodo scientific

Lo slogan che sentiamo ripetere senza sosta  «mi fido della Scienza» (e su cui il Partito Democratico ha fatto anche dei manifesti  compiaciuti) denota una disarmante ignoranza del metodo scientifico. Della Scienza non «ci si fida»; alla Scienza si chiede ragione, cioè da una comunità scientifica si deve pretendere che non sussistano contraddizioni logico-matematiche in quanto afferma e in quanto dispone a livello prassistico.

 

Il metodo scientifico –come si nota – non può essere democratico: se la maggioranza degli scienziati di una comunità scientifica si contraddicono, questo non evita alle loro posizioni di essere false. Anche quando ad accorgersene fosse una sparuta minoranza.

 

Del resto che non basti una laurea in medicina per padroneggiare il principio di non contraddizione lo si capisce dall’adesione di migliaia di medici all’obbligo vaccinale contro il COVID e, a breve, al terzo richiamo.

 

Perché i medici si sono fatti obbligare a fare il vaccino anti-COVID quando questo obbligo non sussiste per i panettieri?

 

Per proteggere i pazienti degli ospedali, è la motivazione ripetuta dai medici stessi. Insomma, un medico avrebbe subito l’obbligo di vaccinarsi contro il COVID  ( e a breve dovrà subire anche la terza dose) perché deve evitare di contagiare i suoi pazienti.

 

La vaccinazione dei medici non solo è in contraddizione con lo scopo dichiarato ( non contagiare i pazienti), ma è talmente in contraddizione da essere peggiorativa per raggiungere lo scopo

Ecco, questo è un esempio di mancato uso della logica, cioè del principio di non contraddizione. Uno scenario demenziale.

 

Essendo infatti risaputo – anzi, essendo, oggi, certo – che un vaccinato rimane contagiabile e contagioso, usando la razionalità scientifica, ai medici avrebbero dovuto imporre l’obbligo di effettuare tamponi  frequenti per escludere di essere portatori asintomatici del COVID ai loro pazienti.

 

In altre parole, la vaccinazione dei medici non solo è in contraddizione con lo scopo dichiarato ( non contagiare i pazienti), ma è talmente in contraddizione da essere peggiorativa per raggiungere lo scopo: infatti un medico vaccinato sarà percentualmente più asintomatico, quindi –se prende il COVID – non se ne accorgerà nemmeno prima di andare in corsia.

 

Pertanto, dalle premesse dichiarate (non contagiare i pazienti), non seguono le conclusioni (vaccinarsi anziché tamponarsi). Siamo di fronte ad una palese contraddizione, appunto.

 

E abbiamo che i parenti dei pazienti per entrare all’ospedale o al pronto soccorso devono sostenere un tampone seduta stante, mentre il personale sanitario che lavora all’ospedale deve sostenere tamponi con una frequenza ben inferiore.

 

Un medico che scelga di vaccinarsi può dire di farlo per interesse personale, ma non per il bene del paziente. Poiché, in base alla premesse, per tutelare il paziente  egli dovrebbe innanzitutto sottoporsi a frequenti tamponi.  Di queste contraddizioni  nella gestione della pandemia ce ne sono a centinaia

Come si vede da questo esempio, avere conseguito una laurea in medicina non esclude di essere un «idiota».

 

«Idiota» è l’espressione più calzante; come altro si potrebbe definire una soggetto che dice di voler spegnere un incendio ma sceglie di usare un secchio di benzina anziché uno d’acqua? Tecnicamente, un «idiota». In latino, dice la Treccani, «idiota significava “incompetente, inesperto, incolto”», tuttavia è anche interessante l’etimo greco idiótes. voleva dire «voleva dire “uomo privato”, in contrapposizione all’uomo pubblico».

 

Un medico che scelga di vaccinarsi può dire di farlo per interesse personale, ma non per il bene del paziente. Poiché, in base alla premesse, per tutelare il paziente  egli dovrebbe innanzitutto sottoporsi a frequenti tamponi.  Di queste contraddizioni  nella gestione della pandemia ce ne sono a centinaia.

 

E non sono contraddizioni irrilevanti, perché su di esse si fondano addirittura numerose limitazioni ai diritti costituzionali.

 

«È difficile far capire qualcosa ad un uomo se il suo stipendio dipende proprio da questo suo non riuscire a capire» Upton Sinclair

In conclusione, dunque, dal fatto che un laureato – magari anche con mansioni dirigenziali importantissime – possa essere pacificamente un «idiota» se ne può accorgere anche un ortolano, un maestro di musica o un ingegnere meccanico; perché l’uso del principio di non contraddizione è prerogativa di qualsiasi essere umano. Ma di questo si era già accorto Kant qualche tempo fa.

 

Diremo, anzi, che non di rado il livello di idiozia a cui assistiamo sembra così incredibile che non può non venire qualche dubbio; e ci torna alla memoria quanto diceva lo scrittore americano Upton Beall Sinclair:

 

«È difficile far capire qualcosa ad un uomo se il suo stipendio dipende proprio da questo suo non riuscire a capire».

 

 

Gian Battista Airaghi

 

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Bioetica

Vaiolo delle scimmie e «Biopandemismo»: parere CIEB

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Renovatio 21 pubblica il comunicato del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).

 

 

Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB)

Parere sul biopandemismo

 

La notizia a reti unificate della diffusione del cosiddetto vaiolo delle scimmie non può sorprendere quanti ricordano ciò che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) andava vaticinando fin dal dicembre 2020, ossia che il COVIDnon avrebbe costituito necessariamente la pandemia più preoccupante («COVID is not necessarily the big one»). (1)

 

Semmai, ciò che colpisce della nuova crisi sanitaria che si profila all’orizzonte – e che già delinea il ricorso all’apposito vaccino autorizzato dall’FDA statunitense nel 2019 – sono alcune singolari coincidenze temporali.

 

Anzitutto il cosiddetto vaiolo delle scimmie compare nel momento stesso in cui le misure restrittive imposte in forza dell’emergenza COVID stavano venendo meno, almeno apparentemente.

 

In secondo luogo la nuova crisi coincide con quella causata dal conflitto in Ucraina, che ha instillato nell’animo degli italiani l’ineluttabilità di future emergenze alimentari e/o energetiche, supinamente accettate soprattutto da quanti, provati da due anni e mezzo di restrizioni di varia portata, non hanno più la capacità o la volontà di esaminare criticamente la complessità di questi fenomeni, né le reciproche relazioni.

 

Un esempio di queste relazioni è fornito dalla possibile estensione all’approvvigionamento alimentare e/o energetico di meccanismi e strumenti premiali analoghi al green pass vaccinale, là dove si prospettassero situazioni di scarsità di cibo ed energia e quindi eventuali razionamenti di queste risorse, come ad esempio sta già accadendo in Iran. (2)

 

Analogamente, le ricorrenti grida di allarme in campo ambientale e climatico recentemente rilanciate dal Presidente del Consiglio – cui il Governo italiano ritiene di rispondere promuovendo una ambigua «transizione ecologica» finalizzata a gravare le PMI di nuovi oneri amministrativi e finanziari, più che a salvaguardare concretamente l’ecosistema – lasciano presagire che anche in questo campo troveranno applicazione gli strumenti premiali inaugurati con l’emergenza COVID.

 

Ma la coincidenza più significativa è senz’altro costituita dal fatto che il cosiddetto vaiolo delle scimmie emerge proprio nel momento in cui stanno per essere varati nuovi e controversi strumenti globali di azione sanitaria.

 

In questo senso va ricordato che a partire dal novembre 2020 – e dunque prima che l’OMS vaticinasse quanto ricordato in apertura – alcuni organismi internazionali, tra cui il Consiglio europeo e il G7, avevano invocato l’avvio, proprio in seno all’OMS, di negoziati volti all’adozione di uno strumento di diritto internazionale in grado di «rafforzare la prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie».

 

Questi negoziati sono stati effettivamente avviati tra maggio e novembre 2021 e procedono ora a tappe forzate, tra il silenzio dei media e la conseguente indifferenza dell’opinione pubblica, tanto da far prevedere la redazione di una bozza di trattato entro il 1° agosto 2022 e l’approvazione del testo finale entro il 2024. (3)

 

L’entrata in vigore del nuovo strumento giuridico limiterà sensibilmente la sovranità degli Stati contraenti, perché attribuirà all’OMS competenze praticamente esclusive – e dunque in grado di scavalcare quelle nazionali – in materia di gestione delle epidemie e delle pandemie.

 

Nello stesso senso si indirizzano le proposte di emendamento all’International Health Regulations del 2005, che sono state portate all’attenzione dell’OMS il 12 aprile 2022 e che, se saranno approvate dall’Assemblea Generale di questa organizzazione, entreranno in vigore negli ordinamenti interni senza la necessità di esperire procedure nazionali di ratifica. (4)

 

Sulla base di queste considerazioni, il CIEB ritiene ineludibile evidenziare e stigmatizzare la tendenza di talune organizzazioni internazionali e di taluni apparati statali a far accettare come inevitabile la gestione di fenomeni emergenziali mediante un metodo di governance che il CIEB non esita a definire «biopandemismo», inteso come susseguirsi di situazioni di crisi di natura diversa, ma tutte finalizzate all’instaurazione di una condizione di emergenza permanente, che a sua volta serva da pretesto per l’introduzione di forme di controllo digitale e di gestione delle masse mediante metodi di governo neo-paternalistici ispirati ai principi dell’economia comportamentale.

 

Un’applicazione di questo metodo in ambito sanitario è fornita, sul piano europeo, dalla raccomandazione del Consiglio dell’Unione del 7 dicembre 2018, intitolata al «rafforzamento della cooperazione nella lotta contro le malattie prevenibili da vaccino». (5)

 

La raccomandazione, che ha già formato oggetto di un Parere del CIEB (6), equipara qualsiasi malattia prevenibile mediante vaccino ai «grandi flagelli» e invita gli Stati a elaborare e attuare piani di vaccinazione che comprendano non solo l’elaborazione di «informazioni elettroniche sullo stato vaccinale dei cittadini», ma anche «un approccio alla vaccinazione sull’intero arco della vita»: ed è sotto gli occhi di tutti che questa raccomandazione, pur non dispiegando effetti vincolanti sul piano giuridico, ha fornito le basi per la gestione normativa dell’emergenza COVIDvarata dagli Stati membri all’insegna dell’apodittica dichiarazione pronunciata da un altro organo dell’Unione, il Consiglio europeo, il 31 marzo 2021: «Ci saranno altre pandemie e altre gravi emergenze sanitarie. Il punto non è se succederà, ma quando». (7)

 

Ulteriore applicazione del metodo biopandemico può infine rinvenirsi nella proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione relativo alla produzione e alla messa a disposizione sul mercato di materiale riproduttivo vegetale, nota anche come Testo unico sul materiale riproduttivo vegetale, presentata nel 2013 e periodicamente rivitalizzata da certa stampa e da certa politica.

 

La disciplina prevista da tale proposta di regolamento, infatti, facendo leva sull’esigenza di salvaguardare la biodiversità e di assicurare efficaci controlli fitosanitari – a esclusivo vantaggio dei pochi soggetti in grado di sostenere i costi collegati e conseguenti a tali controlli, ossia le multinazionali agro-chimiche – produrrà l’effetto ultimo di limitare od ostacolare, prima di tutto sul piano culturale, le pratiche agricole volte alla riproduzione domestica delle sementi e alla coltivazione su piccola scala di varietà vegetali (cereali, ortaggi, frutta) che ancora oggi contribuiscono all’autosufficienza alimentare di intere comunità. (8)

Tutto ciò premesso, il CIEB:

 

1) esorta l’opinione pubblica a prendere coscienza della deriva verso il biopandemismo nelle sue diverse manifestazioni;

 

2) invita il Governo italiano a opporsi mediante il proprio voto nelle pertinenti sedi internazionali ed europee all’adozione di strumenti giuridici finalizzati a trasferire – in settori sensibilissimi quali la sicurezza sanitaria, alimentare, energetica e ambientale – porzioni di sovranità a organismi non eletti e portatori di conflitti d’interesse;

 

3) invita il Governo italiano a confutare la ricostruzione fornita dal presente Parere e a prendere esplicitamente posizione in merito.

 

CIEB

 

26 maggio 2022

 

 

La versione originale del Parere è pubblicata sul sito: www.ecsel.org/cieb

NOTE

1) Cfr. https://www.theguardian.com/world/2020/dec/29/who-warns-covid-19-pandemic-is-not-necessarily-the-big-one.

2) Cfr. https://todayuknews.com/economy/irans-raisi-cuts-back-on-bread-subsidies/.

3) Cfr. https://www.consilium.europa.eu/it/policies/coronavirus/pandemic-treaty/.

4) Cfr. https://apps.who.int/gb/ebwha/pdf_files/WHA75/A75_18-en.pdf#page=4.

5) Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 28 dicembre 2018, n. C-446, pag. 1 e ss.

6) Cfr. il Parere (n. 7) sul ruolo della Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 7 dicembre 2018 nel quadro della gestione dell’emergenza COVID.

7) Cfr. il comunicato stampa del Consiglio europeo del 31 marzo 2021.

8) Cfr. il documento COM(2013) 262 def. del 6 maggio 2013.

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Pensiero

Pandemia e libertà tra Occidente e Oriente slavo: osservazioni

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Renovatio 21 pubblica l’intervento del nostro collaboratore Nicolò Ghigi al convegno della commissione Dubbio e Precauzione (DuPre) del 24 maggio «Viva le catene? L’autoritarismo del presente e il futuro della “libertà”»

 

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Nel 1890 un giovane sacerdote cattolico intransigente, don Giacomo Pastori, pubblicava a Genova ne Il Canzoniere di un clericale sotto lo pseudonimo di Leonzio Piper una spiritosa lirica, fortemente critica nei confronti dell’Unità d’Italia di cui il cattolicesimo radicale e ultramontano era stato fermo oppositore.

 

Il tema principale della poesia è sostanzialmente così riassumibile: l’Italia, nazione artefatta dalle logge massoniche, a confronto della fierezza delle molte nazioni preunitarie, è qualcosa di smorto, che non ha identità, non ha spirito, non ha valore, è come fatta di sasso, immobile a subire ogni angheria da parte delle altre nazioni che l’hanno costruita, soprattutto gl’Inglesi.

 

Leggiamone alcuni versi:

 

1)
La Squadra e’l Compasso
Che fecer l’Italia
L’han fatta di sasso.
La diedero a balia
Ma quando ai redenti
Poi crebbero i denti,
Temendo lo strame
(Già messo da parte)
Per subita fame perduto
N’andasse, con arte,
Con birba retorica
La Squadra e’l Compasso
Li fecer di sasso.

 

2)
Oh comoda sorte!
Oh bella una gente
Di sasso! Essa e’forte,
Né soffre di niente;
Non mangia, non beve,
Gl’insulti riceve,
Con tutti sta’n pace,
Non urta i partiti;
Si tosi, essa tace,
Non suscita liti;
Si batta, e’ impossibile
Si mova d’un passo,
Un popol di sasso.

 

3)
E poi (oltr’a questo)
Un popolo tale
È un popolo onesto:
Dà bene per male;
Per chi lo strapazza,
Fatica e s’ammazza.
Il proprio padrone
(Menassegli ancora
Su’l capo un bastone)
Pur l’ama, l’adora;
Non pensa a rivincite,
Non fa lo smargiasso
Un popol di sasso.

4)
È smunto, rimunto,
Pur soffre e sta zitto,
Di dentro è consunto,
Pur serbasi ritto,
Pur mostra allegria
Di fuori, ed oblia
La fame e gli stenti,
L’ingiurie, i dolori;
Tien l’alma coi denti,
Pur sbracia.. a’l di fuori!
Non scopre’l suo debole,
Non segna ribasso
Un popol di sasso.

 

5)
Se latte mai chiede
De’ geni a la balia,
L’estrano, e poi vede
Il popol d’Italia
Un popolo «fuso»,
S’arresta confuso,
Ripensa e fra sé
Intanto domanda:
L’Italia! Oh, dov’è
La terra ammiranda?
– È questa – risposegli
La Squadra e’l Compasso –
L’Italia. – Di sasso?! -.

 

6)
– Di sasso, sicuro-.
– E i grandi ove sono,
I grandi che fûro
Si largo suo dono?-.
– Oh Dio! Non avete
Voi gli occhi? Vedete
Quei marmi ammirandi
Che s’ergono intorno?
Son essi quei grandi,
I grandi d’un giorno.
Li ammira ‘n statua,
Li imita ne’l masso
Il popol di sasso.

 

7)
E poi, se non sempre
Riesce a imitarli
(Ché ha deboli tempre,
Né spera arrivarli),
Di sasso una gente
Rossore non sente;
Va’nnanzi ignorante,
Non tira a gonfiare,
Per lei è bastante
Che s’abbia a mangiare…
Insomma l’iIalia
Devota e’a’ l Compasso…
L’Italia è di Sasso!

 

 

Il titolo del convegno odierno si richiama alle note considerazioni sulla servitù volontaria espresse quasi cinquecento anni or sono da Etienne de la Boétie, che lucidamente individuò il consenso dei dominati come la principale fonte di legittimazione del tiranno.

 

Credo che la realtà dei due anni trascorsi abbia mostrato in modo evidente la fondatezza di tali discorsi, i cui presupposti tuttavia andrebbero non soltanto limitati alle questioni di sorveglianza sanitaria ora discusse, ma ampliati a una più generale critica della società moderna, della società della sorveglianza e della tecnica, critica che analisti migliori di me potranno più convenientemente condurre; dal canto mio, voglio portare la riflessione su un altro aspetto. Mi par difatti evidente che, nel momento in cui approcciamo globalmente l’aspetto dell’autoritarismo sanitario durante la pandemia di COVID-19, non ci si possa esimere dal considerare come in alcuni luoghi la tirannide tecnico-sanitaria abbia trovato appiglio, consenso, e finanche volontaria dedizione da parte degli zelanti cittadini, laddove in altri la generale critica o inosservanza alle norme restrittive abbia fatto sì che queste avessero un impatto, anzitutto sociale e psicologico, molto meno devastante che in Italia.

 

Parlo di alcuni luoghi poiché non sarebbe inopportuno introdurre una distinzione tra gli spazî urbani e quelli agresti, una distinzione che non ha nulla di romantico o di oraziano, ma è pienamente provata, a una massimale analisi empirica, della maggiore osservanza dei precetti sanitari nelle aree densamente urbanizzate; e tuttavia in questo mio breve intervento mi premerebbe concentrarmi prevalentemente sulla distinzione che si può istituire tra alcune nazioni, e dunque tra alcuni popoli.

 

A tale scopo, è d’uopo riprendere il concetto di nationalgeist introdotto sul finire del Settecento da Herder nel suo saggio sulla Filosofia della Storia, forse meglio conosciuto col nome di volksgeist con cui Hegel lo ribattezzò pochi decenni dopo.

 

Nicolò Ghigi al Convegno Dupre di Venezia

 

Detto concetto ha purtroppo conosciuto un inesorabile declino nella seconda metà del Novecento, in conseguenza della globalizzazione e in ossequio al malcostume di rifiutare quelle teorie i cui esiti storici contingenti, segnatamente quelli nazionalisti, siano sgraditi all’opinione pubblica. Esso nondimeno sembra oggi trovare una più forte prova empirica nell’osservazione dei fatti pandemici, e pertanto necessita di essere riconsiderato.

 

Anzitutto, occorre precisare che il volksgeist, in una definizione puramente herderiana e dunque purgata dagli accenti nazionalisti tedeschi di Savigny e Fichte, consiste nel fatto che «tutte le nazioni (meglio, con Hegel, “tutti i popoli”) della terra possiedono ciascuna un modo peculiare di esistere e di evolversi che le rende uniche e dotate di caratteristiche diverse dalle altre», ovvero di modi diversi di relazionarsi con dei fenomeni universali.

 

Mi sembra che la manifestazione di ciò nel regime pandemico sia sotto gli occhi di tutti: tralasciando i casi estremamente peculiari di alcune nazioni che non introdotto restrizione veruna, può colpire il fatto che alcuni governi siano stati costretti a rimuovere dopo pochi giorni dalla loro introduzione le restrizioni più pesanti, in quanto pressati da un’opinione pubblica non supinamente prona; o la tendenza in alcune nazioni, che posso confermare con erodotea autopsia, a non osservare in modo sistematico le disposizioni governative, rendendole di fatto vane (sendoché è l’osservanza della legge, sia essa frutto del consensus legis o della forza, che la rende effettiva).

 

Potrei continuare a lungo, ma come esempio finale basti una considerazione molto banale e immediatamente verificabile: ossia constatare, guardando all’interno di un supermercato veneziano, che coloro che continuano a portare la mascherina al chiuso (e taluni financo all’aperto), dimostrandosi più realisti del re ovvero compiutamente persuasi della propaganda terroristica degli ultimi due anni, sono pressoché solamente italiani, e tra gli stranieri prevalentemente gli asiatici, laddove cittadini di altre nazionalità tendenzialmente non lo fanno. 

 

Torniamo dunque alle iniziali considerazioni del nostro Piper, e vediamo quanto calzanti siano per la situazione descritta: il popolo italiano può essere bastonato, insultato, ma non si muove d’un passo a reagire, «dà bene per male», oggi continua a credere all’impero della menzogna pur essendo palese la natura della sua falsità, e via dicendo.

 

Piper certo ha le sue ipotesi sull’origine di questo carattere: l’insussistenza di una nazione italiana e la sua artificiale creazione ad opera della massoneria. Lasciamole per un istante da parte.

 

Proviamo invece d’altra parte a considerare un popolo diverso, oggetto in questi giorni di molte narrative, ma di cui posso vantare una conoscenza autoptica, e cioè il popolo russo, e per estensione i popoli slavi orientali.

 

È cosa nota che in questi paesi le misure restrittive siano state notevolmente inferiori rispetto ai corrispettivi occidentali: anche tralasciando l’isola felice della Bielorussia, esente da qualsiasi restrizione, dobbiamo osservare come – ad esempio – nella Federazione Russa i cittadini, benché sottoposti alla medesima propaganda governativa, abbiano dimostrato una generale sfiducia nella campagna vaccinale e nell’uso dei dispositivi di protezione (non sono mai sussistiti obblighi all’aperto, e quelli al chiuso non erano generalmente rispettati, come ampia documentazione fotografica può testimoniare); il certificato verde, introdotto da 4 soggetti federali ad experimentum, non è di fatto mai stato applicato, finché la Duma di Stato non lo ha completamente bocciato; il governo e i media hanno dovuto rivedere, e quasi cancellare, la propaganda a favore della vaccinazione dopo aver considerato il notevole calo di affezione che questa aveva provocato, e – nota di colore – gli attori e le modelle, lungi dall’essere araldi governativi come nel caso italiano, erano i primi a manifestare i proprî dubbi sulla narrazione pandemica e la propria contrarietà alle misure.

 

Per quale motivo, però, il popolo russo ha reagito in modo così diverso da quello italiano?

 

Nikolaj Berdjaev affermava a buon diritto che «l’anarchismo è in buona sostanza una creazione dei Russi» (Русская идея, Parigi 1946, p. 142); la frase non deve essere oggetto di semplici considerazioni storico-politiche sulla condizione della Russia ottocentesca e delle reazioni a essa, come si tende oggi a fare, ma si deve leggere all’interno del quadro slavofilo e sostanzialmente libertario dell’autore, che individua nell’anarchismo (in senso mistico, alla Solovёv, in un certo senso tradizionalista e ruralista, quindi all’opposto di un Bakunin) come un elemento chiave del geist slavo; non a caso una leggenda assai diffusa in Russia vorrebbe che i Variaghi fossero giunti nei territori della Rus’ come giudici esterni chiamati dalle varie tribù slave, in quanto il loro spirito ribelle e indomabile impediva loro di costituirsi in delle forme politiche organizzate.

 

Similmente, un proverbio sovietico dice che «l’asprezza delle leggi russe è mitigata dal fatto che non è necessario osservarle».

 

Non v’è in questo frangente il tempo e il modo di condurre un’analisi approfondita di questo fenomeno, e tuttavia, fuor da ogni determinismo, vorrei brevemente prendere in considerazione alcuni elementi che differenziano sensibilmente la cultura slava orientale da quella occidentale e italiana in particolare.

 

Il primo è l’abitudine a una teoria politica sostanzialmente diversa, quella dell’auto-crazia (самодержавие), tanto naturale per i popoli della Rus’ (pur cambiando l’ideologia di base, il medesimo sistema autocratico è permanso paritariamente nella Rus’ imperiale, nell’Unione Sovietica e nell’attuale Federazione Russa) da avervi escogitato un naturale antidoto nella resistenza alle leggi percepite ingiuste, sistema che in fondo bilancia ottimamente la struttura formalmente autoritaria del governo.

 

Osserviamo che gli analisti politici occidentali, leggendo la Russia come una «dittatura» o un «Paese illiberale» tendono purtroppo a proiettare modelli occidentali su popoli che non sono occidentali, ma hanno un carattere intrinseco diverso, e in questo modo – concentrandosi sulla forma politica e non sulla sostanza dei rapporti civili – tali analisti finiscono per percepire come nemica della libertà naturale la forma autocratica, che invece trova perfetto bilanciamento dallo spirito di resistenza, e invece elogiare come sistema protettore delle medesime libertà la forma democratica, che è purtroppo priva nella sua applicazione pratica di qualsiasi forma di bilanciamento, e di fatto si concretizza come dittatura della maggioranza, la quale poi, essendo massa, conclude per essere eterodiretta dalle élites politiche stesse.

 

Una disamina più cruda e completa della pericolosità intrinseca della forma democratica quand’essa nasconde una sostanza profondamente illiberale e anti-libertaria si può trovare nei magistrali articoli del teorico politico ed economico tedesco-americano Hans Hermann Hoppe.

 

Egli individua con lucidità che nelle democrazie liberali (più correttamente il Nostro le definirebbe utilitarie, cioè benthamiane) l’illusione del popolo di avere nelle proprie mani il potere politico lo conduce sostanzialmente a fidarsi ciecamente dei propri governanti, come si fiderebbe di se stesso.

 

La differenza sostanziale tra lo spirito occidentale di chi è assuefatto alle forme democratiche e quello anarchico di chi vive nell’autocrazia orientale (senza concedere più del necessario alle tesi orientaliste di Said) è che i popoli pervasi dal primo sono radicalmente convinti che chi li governa lo faccia per il loro bene, e i cui precetti pertanto appaiono da seguirsi senza discussione veruna; viceversa, lo spirito anarchico orientale, abituato a confrontarsi con l’autocrate, sa che questi tenderebbe a governarlo per tornaconto personale, e non certo per il bene generale, ed è abituato a sottrarsi alle sue decisioni quando gli parvano ingiuste, finché a un certo punto l’autocrate stesso è costretto a muoversi e ad agire nell’interesse del popolo.

 

Un secondo elemento che vale la pena di considerare è quello religioso. Anche senza dar troppo credito alle letture anarchico-religiose di Solovёv, Berdjaev e Florenskij, la struttura dell’Ortodossia è segnatamente diversa da quella del Cattolicesimo nel rifiutarsi di individuare un principio univoco di autorità terrena, e nel rifiutarsi di riconoscere all’autorità «mediata» comunque costituita (l’episcopato conciliare) una qualsiasi forma di infallibilità.

 

Il «diritto di resistenza» è piena parte della mens ortodossa, laddove il pliroma della Chiesa (ovvero, l’insieme di tutti i fedeli che professano la fede autentica) è deputato a essere custode della Tradizione e dell’Ortodossia, e il pliroma stesso è il metro di approvazione delle decisioni conciliari, della sanzione dell’ortoprassi, e persino il garante dell’episcopato, che può essere ricusato, mediante l’interruzione della commemorazione da parte del clero, o con l’anaxios del popolo.

 

Quella che Romanidis definirebbe la confusione tra pliroma e atomon tipica del cattolicesimo, ha portato lo stesso – soprattutto dall’Ottocento – a individuare nel Papa e nella gerarchia ecclesiastica l’unica fonte (positiva, infallibile e indiscutibile) di ogni norma e costume.

 

L’argomento ex auctoritate è il più forte nella logica cattolica post-ultramontana, l’obbedienza perinde ac cadavere di gesuitica memoria il valore più grande, e questo si riflette anche nell’atteggiamento politico dello spazio cattolico; non c’è viceversa posto per il diritto di resistenza, o almeno lo si è gradualmente eliminato.

 

Se ancora sul principiare del XVI secolo – c’informa il Righetti – il popolo di Saragozza poté prendere a pietrate i canonici della cattedrale poiché avevano sostituito l’ufficio romano tradizionale con il più conciso Breviarium de S. Cruce artefatto dal card. Quiñonez, ottenendo la restituzione delle forme antiche, le parimenti artefatte e ben più devastanti riforme liturgiche del secolo scorso – nonché sovversive della concezione teologica stessa della liturgia cristiana – hanno incontrato una resistenza decisamente inferiore, e anzi più in generale una prona accettazione, in ossequio al principio dell’Autorità che «governa la chiesa per il bene», o anzi – nella definizione neo-catechetica – «si occupa di individuare il bene della chiesa»; con lo stesso spirito, allora, si accetta l’autorità laica che «governa il popolo per il bene» e «ne individua il bene».

 

Questi sono ovviamente solo spunti per un discorso che meriterebbe di essere ripreso e trattato in modo più ampio ed esaustivo, pur nella consapevolezza – e qui una considerazione un po’ pessimistica sul «futuro delle libertà» su cui c’invita a riflettere il titolo del convegno – che resteranno sempre considerazioni di una nicchia intellettuale, mentre la società precipita sempre più nell’abisso autoritario, in quanto «Di sasso una gente / Rossore non sente; / Va’nnanzi ignorante, / Non tira a gonfiare, / Per lei è bastante / Che s’abbia a mangiare».

 

 

Nicolo Ghigi

 

 

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Pensiero

Mons. Viganò e il «Greatest Reset»

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Renovatio 21 pubblica la trascrizione dell’intervista concessa nel novembre 2021 a Patrick Coffin da Mons. Carlo Maria Viganò.

 

 

 

 

Nota prævia

Questa è la trascrizione della video-intervista che ho rilasciato a Patrick Coffin lo scorso Novembre 2021: essa costituiva un contributo ad un vasto documentario dal titolo The Greatest Reset Movie (www.greatestresetmovie.com). Purtroppo per ragioni a me sconosciute il lancio di questo docu-film è stato finora impedito. Mi è parso opportuno renderne comunque disponibile la trascrizione online, con il permesso di Patrick Coffin, perché vi sono affrontati temi che oggi, alla luce della crisi russo-ucraina e dell’evolversi degli eventi pandemici, sono quantomai attuali. 

 

Il Great Reset del World Economic Forum, fatto proprio dalle Nazioni Unite col nome di Agenda 2030, è una minaccia concreta e immediata alla sovranità delle Nazioni, alla prosperità dei popoli, alla libertà dei cittadini, ai diritti dei Cristiani: con esso un gruppo di tecnocrati spietati e senza scrupoli vuole portare a termine un piano criminale annunciato da decenni. 

 

Al posto del mondo in cui siamo nati e cresciuti, gli artefici di questo Great Reset vogliono un mondo transumano, senz’anima, senza Fede, senza memoria, senza storia, senza radici, senza un padre e una madre. Senza amore. Perché l’amore – soprattutto quello soprannaturale che inizia e si compie in Dio e che si chiama carità – è un riflesso di Colui che per riparare alla caduta di Adamo volle offrirsi in sacrificio al Padre, morendo per noi sulla Croce.

 

È questo il vero Greatest Reset, con il quale la destra del Signore ha compiuto meraviglie: dextera Domini fecit virtutem (Ps 117, 15), restaurando l’ordine divino che Satana aveva sovvertito tentando i nostri progenitori e facendo di noi, tramite il Battesimo, figli di Dio e fratelli di Cristo.

 

Torniamo a Dio, cari amici. Torniamo a Dio e facciamolo parlando tra di noi, stringendo rapporti di vera carità, consigliando i dubbiosi, confortando chi dispera del domani, incoraggiando chi combatte e facendo fronte comune contro questo infernale Leviatano globalista. 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

23 Maggio 2022

 

 

1) Sta diventando impossibile liquidare il Great Reset e il Nuovo Ordine Mondiale come teorie del complotto: come si relaziona l’uno all’altro e da quanto tempo i suoi fautori lo pianificano?

 

Il Great Reset è lo strumento sociale con il quale l’élite intende instaurare il Nuovo Ordine Mondiale. Esso rappresenta un’interferenza di poteri economici e ideologici facenti capo a grandi famiglie della finanza e ad istituzioni ad esse collegate, perseguita con metodi di ingegneria sociale e interventi normativi – emanati dai governi ai loro ordini – volti a modificare radicalmente l’intero impianto sociale, economico, politico e religioso delle nazioni in cui il Great Reset viene attuato.

 

Promosso principalmente dal World Economic Forum di cui è Presidente Klaus Schwab, il Great Reset è stato adottato dall’ONU con il nome di Agenda 2030, ammantandolo di nobili intenti quali la sconfitta della povertà, della fame e delle malattie, ma di fatto promuovendo la cosiddetta «salute riproduttiva», la cosiddetta «parità di genere», la soppressione delle tutele dei lavoratori e la riduzione della manodopera, la privatizzazione della sanità e di altri servizi di pertinenza dello Stato, l’implementazione di strumenti di controllo di massa, l’adozione di valute elettroniche, una massiccia riforma del sistema bancario e assicurativo a svantaggio dei cittadini e delle piccole aziende, l’imposizione di un’agenda green con ripercussioni sul sistema economico globale e sulla vita dei singoli e, non ultima, una impressionante cessione delle sovranità nazionali in ambito finanziario, fiscale e militare. 

 

 

2) Eppure i media sostengono che le riforme in via di attuazione sono inevitabili dopo decenni di sprechi da parte degli Stati. 

Occorre notare, per completezza, che gli artefici di questo colpo di stato – che potremmo chiamare a giusto titolo i veri «teorici del complotto» – hanno posto le premesse al Great Reset, creando negli scorsi decenni una crisi mondiale dalla quale hanno tratto il massimo profitto per sé; e dopo aver spremuto all’inverosimile le economie nazionali con politiche sciagurate e vendendo ai privati grandi aziende strategiche, oggi vogliono imporre questa Agenda 2030 che consenta loro di trarre un guadagno ulteriore a spese della collettività, vittima prima e vittima dopo. 

 

E siccome la rivoluzione che il Great Reset vuole realizzare comporta enormi sacrifici per le masse – sacrifici che in una situazione di normalità non avrebbero avuto alcuna legittimazione – ci si è serviti di un’emergenza pandemica, provocata ad arte per distruggere il tessuto sociale ed economico tramite i lockdown, la crisi economica che ne è derivata, l’aumento delle tasse e i tagli ai bilanci imposti dai prestiti erogati ai singoli Stati dall’Unione Europea, dalla Banca Centrale e dalla Commissione Europea.

 

Negli accordi di erogazione dei fondi – i cosiddetti recovery fund – gli Stati si sono impegnati a prendere a prestito denaro precedentemente da essi versato, vincolandone la spesa a determinati interventi, tutti coerenti con il Great Reset. Non dobbiamo quindi stupirci se i Paesi stanziano miliardi per la parità di genere o per la transizione ecologica, mentre destinano alla sanità o al mondo del lavoro somme palesemente inadeguate, soprattutto in rapporto alla catastrofica narrazione della pandemia. 

 

Ovviamente, laddove gli Stati non riescano a far fronte ai debiti contratti – che, ripeto, sono costituiti da denaro precedentemente versato – essi si trovano costretti al default, commissariati dalla cosiddetta troika, come abbiamo visto recentemente con la Grecia; da qui la vendita di asset strategici, dei porti, dei beni e degli immobili dello Stato.

 

Per chi non conosce la realtà dei Paesi europei, è il caso di ricordare che la cessione della sovranità monetaria alla Banca Centrale Europea e l’introduzione del pareggio di bilancio nelle Costituzioni degli Stati hanno di fatto privato i Governi dell’indipendenza e della capacità di emettere moneta a copertura delle spese per la Sanità, le infrastrutture, i servizi, l’istruzione ecc. Se uno Stato deve avere il pareggio di bilancio come un’azienda (cosa inconcepibile); se esso deve prendere a prestito la moneta dalla BCE – che è una banca privata – esso è sostanzialmente agli ordini dei burocrati europei; burocrati che nessuno ha eletto e che si rapportano principalmente con le lobby che li finanziano.

 

In pratica, la trasformazione dello Stato in un’azienda risalente agli anni Novanta è stata necessaria a creare le premesse remote che hanno condotto alla situazione presente. 

 

In questo contesto la riduzione delle competenze professionali – da quelle dell’avvocato o dell’ingegnere a quelle dell’artigiano e del contadino – costituisce un impedimento all’indipendenza lavorativa del singolo, al quale si affianca il reddito di cittadinanza (e il reddito universale voluto dal Great Reset con l’appoggio di Bergoglio).

 

Il non essere in grado di garantirsi sussistenza col proprio lavoro e l’avere un reddito che fossilizzi questa situazione di dipendenza dallo Stato-padrone rendono di fatto i cittadini schiavi ricattabili: chi non si adegua al «modello etico» globalista – pensiamo al green pass obbligatorio per i lavoratori in Italia, e non solo – viene privato dei mezzi di sussistenza, senza alternativa. In sostanza, lo Stato crea le premesse della incompetenza professionale per impedire libertà di scelta ai suoi cittadini. 

 

Lo stesso avviene per la proprietà privata e per la casa in particolare: il Great Reset intende abolire la nostra proprietà – quella dell’élite è ovviamente al riparo da qualsiasi minaccia – perché l’avere una casa garantisce una prima sicurezza a sé e alla propria famiglia, assieme al lavoro. Senza casa di proprietà, e con la proprietà nelle mani di grandi gruppi immobiliari legati ai fautori del Great Reset, i cittadini saranno alla mercé delle decisioni del datore di lavoro, il quale darà loro un impiego provvisorio, senza garanzie e senza tutele, concedendo un’abitazione a tempo, una sorta di AirBnb, perpetuo, spersonalizzato, sterile ed ecosostenibile. 

 

Ecco perché in Italia, dove «il mattone» – ossia la casa di proprietà – è tanto diffuso, il governo del banchiere Draghi aumenta le tasse e le imposte sugli immobili: lo scopo è indurre la popolazione a vendere, anzi a svendere la casa per poter sopravvivere, per poi vedersela affittare dagli speculatori che l’hanno acquistata a prezzi irrisori. 

 

L’impoverimento causato dal lockdown imposto con la scusa della pseudopandemia, la riduzione degli stipendi, la deregulation del lavoro dipendente, l’immissione di manodopera straniera a basso costo (spesso irregolare) favorita dall’immigrazione incontrollata e l’aumento della disoccupazione causata dal fallimento di oltre 400.000 aziende italiane nel biennio 2020-2021, si rivelano dunque strumentali alla scomparsa della casa di proprietà e alla sua sostituzione con unità abitative in affitto, pagate con il reddito di cittadinanza o con una busta paga sempre più bassa.

 

Ed è evidente che la famiglia tradizionale, in questo asettico quadro inquietante, non ha alcuno spazio, perché impedisce la mobilità dei dipendenti, la precarietà dei contratti, la provvisorietà dei rapporti.

 

 

3) Qual è l’insegnamento della Chiesa in questa materia?

La dottrina sociale della Chiesa ha sempre difeso la proprietà privata come diritto naturale. Il fatto che oggi Bergoglio metta in discussione anche questo punto apparentemente marginale della dottrina cattolica è un inquietante segnale della cooperazione ideologica della chiesa conciliare al piano del Great Reset. Se a questo si aggiunge il reddito universale, si comprende quale pericolo rappresenti questo «pontificato» per la Chiesa e per l’umanità intera, precipitata in un incubo distopico in cui il liberismo e il comunismo sono alleati contro l’uomo e contro Dio. 

 

Dovrei menzionare anche, come punto irrinunciabile dell’agenda globalista, la drastica riduzione della popolazione mondiale, da ottenersi tramite politiche di incentivazione all’aborto e alla contraccezione (che i malthusiani chiamano con inganno «salute riproduttiva»), alla promozione dell’omosessualità e alla vaccinazione di massa.

 

Le vittime degli effetti avversi del siero genico, la sterilizzazione indotta dal cosiddetto vaccino e la normalizzazione di stili di vita non fertili sono da inquadrarsi in questo contesto e rappresentano un’applicazione a livello mondiale delle politiche di controllo delle nascite adottate da tempo in Cina.

 

Il tristemente famoso «Chi sono io per giudicare?» di Bergoglio, pronunciato all’inizio del suo «pontificato», ha dato la stura ad una sistematica demolizione della Morale cattolica, tradotto in formulazione «dottrinale» con Amoris laetitia e con la sua interpretazione «autentica» pubblicata sugli Acta Apostolicæ Sedis.

 

E proprio in questi giorni l’Argentino ha nominato membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali l’economista Jeffrey David Sachs, presidente del Sustainable Development Solutions Network dell’ONU, sostenitore della riduzione della popolazione mondiale e della lotta al cambiamento climatico

 

 

4) Chi sono i principali artefici – i leader, le menti, gli influencer e le organizzazioni – del Great Reset?

Questo colpo di stato globale è stato compiuto da una minoranza potentissima e dai mezzi economici praticamente inesauribili, con la complicità dei governanti, dei media e purtroppo anche dei leader religiosi. I principali artefici sono, come ho detto, le famiglie dell’alta finanza mondiale, come i Rothschild, i Warburg, i Rockefeller… A loro si affiancano fondazioni sedicenti filantropiche di speculatori miliardari, quali Bill Gates e George Soros; vi è poi l’ONU, con le sue Agenzie – l’OMS, l’UNICEF, l’UNESCO, la FAO; vi sono gruppi di potere come il World Economic Forum, la Commissione Trilaterale, il Gruppo Bilderberg, il Club di Roma e ovviamente le logge massoniche di tutto il mondo. 

 

Fanno capo a queste famiglie e a questi gruppi di potere anche i fondi d’investimento che possiedono parte del debito pubblico mondiale e una infinità di multinazionali che hanno il controllo non solo su banche, assicurazioni, telecomunicazioni, aziende di commercio online e – ça va sans dire – case farmaceutiche, ma anche sulla quasi totalità dell’informazione, dai media tradizionali alle piattaforme social su internet. Recentemente abbiamo visto quale sia stato il contributo dei media alla narrazione pandemica e alla imminente emergenza ecologica. 

 

I leader religiosi sono praticamente tutti allineati all’ideologia del Nuovo Ordine Mondiale, e di conseguenza al Great Reset ad esso strumentale. Alcune, come certe denominazioni protestanti (…) sono emanazioni religiose di impostazione massonica e come tali considerano il globalismo assolutamente auspicabile e cooperano attivamente alla sua instaurazione.

 

Altre religioni sono divise internamente, come ad esempio la Chiesa Ortodossa, nella quale alcuni Patriarchi non fanno mistero della propria appartenenza alle Logge mentre altri denunciano il piano mondialista come intrinsecamente anticristiano. 

 

La Gerarchia cattolica, infine, vive un momento di gravissima contraddizione, perché è completamente schierata in senso progressista e globalista da ormai sessant’anni e, sotto il «pontificato» di Jorge Mario Bergoglio ha fatto propria l’ideologia del Nuovo Ordine Mondiale proponendosi come candidata per la presidenza della Religione Universale auspicata dalla Massoneria. 

 

 

6) Come e quando gli infiltrati comunisti hanno preso potere nella gerarchia della Chiesa cattolica?

Sappiamo che il piano di infiltrare la Chiesa con quinte colonne del nemico risale all’Ottocento. Il Modernismo fu il primo attacco organizzato per ferire a morte il corpo ecclesiale non con un’eresia specifica, ma con un sistema filosofico che corrompeva ogni singolo dogma, ogni principio morale, ogni traccia di soprannaturale dalla Religione, riducendola alla mera risposta umana e immanente ad un vago bisogno di sacro, in chiave antropologica. 

 

La guerra mossa da San Pio X al Modernismo impedì il suo propagarsi per qualche decennio, ma conobbe un indebolimento progressivo. I Modernisti continuarono a muoversi rimanendo nascosti e dissimulando i propri intenti, e riuscirono a ritornare in posti chiave della Curia, delle Diocesi, degli Atenei romani e dei Seminari. Angelo Giuseppe Roncalli aveva molti amici Modernisti, oltre che essere intrinseco di parecchi Massoni (e forse affiliato ad una Loggia): egli permise a costoro di ascendere i gradi della Gerarchia, e a tempo debito Paolo VI completò l’opera, riabilitandoli all’insegnamento, revocando le censure canoniche comminate sotto Pio XII o Giovanni XXIII, convocando come consultori o esperti al Concilio Vaticano II proprio quelli che avrebbero dovuto utilizzare il Concilio – in ragione della sua autorevolezza – per la prima operazione di cancel culture della Storia della Chiesa e per imporre d’autorità dottrine equivoche o eterodosse. Fu quello, certamente, il secondo attacco alla Chiesa, questa volta condotto con metodi nuovi e potendo contare su un’organizzazione incredibilmente efficiente. 

 

A ben vedere – come ho già sottolineato altrove – vi è un’analogia tra l’uso contra mentem legis – ossia contro l’intenzione della legge, contro il fine che ha animato il legislatore – da parte dell’Autorità ecclesiastica in occasione del Concilio e a tutt’oggi, e il ricorso a norme incostituzionali e illegittime da parte dell’Autorità civile in occasione della psicopandemia. 

 

 

6)Fu quindi in concomitanza con il Concilio Vaticano II che la Santa Sede iniziò a stringere relazioni con la Sinistra e con i Comunisti? 

L’infiltrazione di Modernisti si accompagnò, durante la Seconda Guerra Mondiale, all’instaurarsi di rapporti con la Sinistra e con il Comunismo sovietico. Questa operazione fu condotta dai Gesuiti e da altri loro complici; tra costoro possiamo annoverare Giovanni Battista Montini, all’epoca Sostituto della Segreteria di Stato e attivo collaboratore tanto degli Americani quanto dei Comunisti italiani e russi. Sul suo coinvolgimento nel fornire gli elenchi dei sacerdoti che venivano inviati Oltrecortina ai Comunisti che li avrebbero uccisi, gravano molti inquietanti interrogativi.

 

Di certo l’Ostpolitik perseguita da Giovanni XXIII prima e da Paolo VI poi contribuì ad infiltrare molti agenti comunisti, come peraltro avvenne in altri ambiti; penso ad esempio ai giornalisti che con il famoso Dossier Mitrokhin si scoprirono essere al soldo di Mosca o del Partito Comunista. 

 

La militante comunista Bella Dodd, che fu convertita al Cattolicesimo dal Venerabile Fulton Sheen nel 1952, rivelò che vi era un piano comunista di infiltrazione della Chiesa per demolirla dall’interno tanto ideologicamente quanto moralmente; cosa che si è verificata con la deriva dottrinale e la corruzione morale del Clero.

 

L’omosessualizzazione della società, d’altronde, doveva necessariamente avere il suo corrispondente in seno alla Chiesa, in modo da destituirla di credibilità e da farne anzi un esempio di comportamenti scandalosi. L’inquilino di Santa Marta si circonda di personaggi impresentabili, mentre si mostra spietato contro i «rigidi» Cattolici che non approvano l’immoralità dei loro pastori e il loro asservimento alle istanze del Nuovo Ordine.

 

 

7) Il Pontificato di Giovanni Paolo II e quello di Benedetto XVI non proseguirono su questo fronte, in particolare nei riguardi della dittatura di Pechino. Ratzinger era assolutamente contrario ad un accordo con il Governo cinese che mettesse in discussione l’esclusiva competenza della Santa Sede nella nomina dei Vescovi. Come si è giunti alla firma dell’Accordo?

 

Se si è arrivati ad un Accordo con la dittatura comunista cinese, lo dobbiamo all’azione dei Gesuiti e all’approvazione della loro azione «diplomatica» da parte di Bergoglio. Ricordo en passant che il signor McCarrick fu incaricato proprio da lui ad intraprendere viaggi in Cina, nonostante gli fossero già noti i crimini sessuali che lo riguardavano. 

 

Questo Accordo che si è dimostrato una scelta sciagurata e che ha consentito ai Comunisti cinesi di perseguitare impunemente i Cattolici clandestini fedeli a Roma, chiudere chiese e seminari, deportare preti e Vescovi, imporre il culto del Partito nelle celebrazioni e farsi riconoscere dal Vaticano le nomine di Ordinari scelti dal Partito. 

 

Uno scandalo di gravità inaudita, più volte condannato dal Cardinale Zen, al quale Bergoglio rifiutò addirittura di essere ricevuto in Udienza nonostante fosse venuto apposta dalla Cina. Oggi La Civiltà Cattolica pubblica anche un’edizione in cinese: che questa «vittoria» dei Gesuiti sia stata barattata col silenzio sulla violazione dei diritti umani e delle libertà inalienabili della Chiesa di Cristo, agli occhi dell’Argentino è assolutamente trascurabile, soprattutto se il suo silenzio è compensato con generose elargizioni al Vaticano. 

 

Oltre alle relazioni diplomatiche con il Comunismo cinese, Bergoglio non manca di approvare e sostenere movimenti di chiara ispirazione socialista e comunista, com’è recentemente avvenuto per il IV Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari. Parole chiave: sviluppo umano integrale, ambiente, ecologia integrale, diritti umani, disarmo, salute integrale, sostenibilità. Insomma, il repertorio globalista al completo.

 

In occasione del videomessaggio ai partecipanti, Bergoglio ha parlato di salario minimo e reddito universale, di liberalizzazione dei brevetti farmaceutici, di censura delle fake news e delle teorie del complotto da parte dei giganti della tecnologia. Ha persino paragonato il movimento Black Lives Matter al Buon Samaritano! Come si vede, le istanze della chiesa bergogliana non hanno nulla di soprannaturale e si limitano a rivendicazioni di natura politica, economica o sindacale. 

 

 

8) Ma come si concilia il primato della persona umana proprio della visione cattolica con l’ideologia comunista che privilegia la massa, il popolo nel suo insieme?

Questo è un altro elemento che giudico estremamente rivelatore della ideologia comunista penetrata in seno alla Chiesa. Mi riferisco alla mentalità collettivista in cui l’individuo finisce per essere assorbito nella massa, che acquista a sua volta quasi una personalità: il partito, il comitato, l’assemblea, il consiglio.

 

In quest’ottica, le finalità di gruppo hanno la priorità sulle finalità individuali. Il Concilio – soprattutto nella sua riforma liturgica – ha assorbito la visione collettivista con il dare enfasi alla comunità a danno del rapporto personale del battezzato da un lato e del celebrante dall’altro; il quale non è più il Ministro dell’azione sacra, ma il presidente, il rappresentante di un’assemblea senza volto. 

 

Questo è avvenuto anche in ambito civile: l’emergenza pandemica e la campagna vaccinale hanno dato maggiore importanza alla collettività a danno del singolo cittadino, al punto da delegittimare e criminalizzare chi ad esempio rifiuta il siero genico o mette in discussione la narrazione sul COVID.

 

E proprio a sostegno di questa impostazione tipicamente maoista del rapporto dell’individuo nella società, alcuni giorni orsono Bergoglio ha affermato: che bisogna «riscoprire la dimensione non individualista della libertà», confermando questo cambio di paradigma con cui il singolo è solo come parte di un tutto, e la sua condotta è considerata tanto più moralmente corretta, quanto più si conforma alla massa. Una massa ovviamente manovrata.

 

Ecco perché per Bergoglio è impensabile un’individualità consapevole che compia scelte libere e autonome – ad esempio esprimere critiche ad alcune formulazioni eterodosse del Vaticano II. Il dissenziente è visto con lo stesso sospetto con cui si guarda al cinese che non obbedisce al partito.

 

Ancora: sempre in questa visione rientra la spersonalizzazione del potere, un tempo riconducibile ad una persona rivestita di un’autorità, oggi trasferita ad entità astratte quasi dotate di volontà propria. In quest’ottica, la sinodalità auspicata da Bergoglio è solo un modo per imporre decisioni dall’alto, facendole apparire come frutto di una democratica discussione. Esattamente come avviene nelle dittature che si proclamano democratiche, ivi compresa l’Unione Europea. Anche in questo, deep state e deep church usano strumenti simili per ottenere risultati simili. 

 

Ultimo elemento di contiguità con l’ideologia comunista è la «transizione digitale», ossia l’uso di strumenti tecnologicamente avanzati per il controllo capillare della popolazione, già implementato nella dittatura cinese e fortissimamente sponsorizzato dal Great Reset secondo il pensiero transumano. Il transumanesimo consiste nell’ibridazione dell’uomo con la macchina, nell’impianto di chip sottocutanei, nell’internet delle cose e delle persone – IoT e IoP – e addirittura nella diffusione della realtà virtuale del «metaverso», oggetto del prossimo rebranding di Facebook. 

 

Faccio presente che la Commissione Europea ha recentemente chiesto «un’identità digitale europea per semplificare la vita ai cittadini», «un unico portafoglio informatico dove raccogliere tutti i documenti personali per accedere velocemente a servizi pubblici e privati: dalla richiesta di prestiti in banca all’iscrizione all’università, fino al noleggio auto».

 

È evidente che il green pass costituisce un esperimento, una prova generale di ciò che ci aspetta «entro il 2022», strumentale all’adozione del social credit già operante in Cina dal 2014.

 

Non a caso, proprio alcuni giorni fa, un funzionario cinese ha notato che le proteste contro il green pass dei portuali di Trieste non si sarebbero potute verificare in presenza del credito sociale, perché i manifestanti sarebbero stati immediatamente puniti con la privazione di servizi, dalla possibilità di viaggiare a quella di fare acquisti. 

 

E qui vediamo prospettarsi le parole dell’Apocalisse a proposito del regno dell’Anticristo: «Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio» (Ap 13, 17). 

 

 

9) E il Vaticano si mostra entusiasta anche di questa ibridazione dell’uomo con la macchina… 

Lascia sgomenti vedere come la chiesa bergogliana accolga questi progetti disumani addirittura ospitando in Vaticano convegni sul transumanesimo e su metaverso, oltre ad aver creato RenAIssance, una fondazione vaticana per l’Intelligenza Artificiale: non sfuggirà l’uso del termine «rinascimento» tanto caro all’ideologia globalista e massonica.

 

È significativo che questa fondazione sia stata ideata in occasione della Rome Call for AI Ethics del 28 Febbraio 2020, all’inizio dell’emergenza psicopandemica, e costituita dalla Segreteria di Stato il 16 Aprile 2021. Tra i primi firmatari troviamo mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita (sponsor dell’iniziativa); Brad Smith, Presidente di Microsoft; John Kelly III, Vice Presidente Esecutivo IBM, Dongyu Qu, Direttore Generale della FAO, il Ministro Paola Pisano per il Governo italiano. Da non sottovalutare anche la presenza all’evento di Davide Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo. 

 

Inutile dire che, in tutto questo delirio ideologico, la missione di salvezza della Chiesa di Cristo è totalmente cancellata, in nome di un post-umanesimo ecumenico di matrice massonica e satanica.

 

 

10) La Covidmania mondiale si è trasformata di fatto in una falsa religione, alimentata dalla paura invece che dalla Grazia, con i vaccini come sacramenti e l’ideologia come rivelazione. Cosa ne pensa? 

Chi ha nozioni di sociologia e di psicologia sociale sa bene che l’elemento sacro è connaturato all’uomo. L’azione liturgica, espressione sociale della fede creduta, è indispensabile a raccogliere i fedeli, confermandoli in quella fede e facendoli sentire un corpo vivo e dinamico. In ogni religione ci sono sacerdoti, gerarchie, dogmi, riti, precetti; ci sono quindi anche eretici e infedeli, peccati e scomuniche. 

 

Ciò che la Provvidenza ha stabilito per la Chiesa, trova oggi la sua grottesca replica nella ritualizzazione della psicopandemia, divenuta religione scientista – e antiscientifica – con i suoi dogmi sanitari, i suoi sacramenti che promettono di conferire l’immunizzazione e i suoi sacerdoti in camice.

 

Ma come ho detto in altre occasioni, ciò è stato possibile perché da parte della Gerarchia cattolica vi è stata una cooperazione consapevole e attiva, che ha trovato in Bergoglio il più efficace testimonial dei farmaci sperimentali, e nei Vescovi i ligi esecutori delle assurde disposizioni sanitarie dell’autorità civile.

 

Non solo: indicare come «dovere morale» l’inoculazione del siero genico ha dato una base dottrinale – assolutamente impropria – all’intera operazione. E di nuovo: deep state e deep church si muovono all’unisono. 

 

Va detto che, se la voce di un Papa si fosse levata ferma e coraggiosa per condannare il piano infernale dei cospiratori, la farsa del COVID sarebbe fallita miseramente; di questa complicità e di questo tradimento del proprio mandato, la Gerarchia attuale dovrà rispondere a Dio, alla Chiesa e alla Storia.

 

 

10) Jorge Mario Bergoglio, ora noto come Papa Francesco, non nasconde di essere il fidato consigliere e ispiratore degli agenti del Great Reset. È più burattino o burattinaio?

Sappiamo bene che il Magistero cattolico è completamente inconciliabile con le istanze del Nuovo Ordine, e quanto sia opposto alla dottrina sociale della Chiesa ciò che vuole imporre il Great Reset. Nondimeno, l’apostasia dei vertici della Chiesa ha consentito a Bergoglio di essere nominato «guida morale» dal Council for Inclusive Capitalism, capitanato dalla signora Lynn Forester de Rothschild, in assoluta contraddizione con il mandato divino assegnato da Cristo al Suo Vicario in terra. E comprendiamo come i pesanti sospetti che gravano sulla forzata abdicazione di Benedetto XVI e sull’elezione del Gesuita Bergoglio trovino qui ulteriori conferme.

 

D’altra parte, l’Argentino non fa mistero del proprio ruolo di «profeta» del Nuovo Ordine Mondiale, con l’evidente speranza di essere premiato a tempo debito con qualche incarico di prestigio internazionale. Non mi stupirei se ambisse a porsi a capo della Religione Universale, i cui dogmi della fratellanza universale, dell’ecumenismo, della ecosostenibilità, dell’accoglienza indiscriminata dei clandestini, del gender e del reddito universale sono già oggetto quasi monotematico degli interventi «magisteriali» di Bergoglio.

 

Mi spiace deludere le aspirazioni del gesuita, ma temo che i suoi padroni lo useranno finché farà loro comodo, scaricandolo non appena avrà assolto il suo compito, come avvenne a Giuda dopo il tradimento di Nostro Signore. Speriamo che, dopo aver ricevuto anch’egli i suoi trenta denari dal Sinedrio globalista, Bergoglio abbia qualche resipiscenza e che non faccia la fine del mercator pessimus

 

Al momento il ruolo di Francesco è tra i più sovraesposti, proprio per il ruolo che si è ritagliato nel sostenere la narrazione pandemica e nel promuovere le vaccinazioni di massa. Oltre a ciò, è innegabile che egli sia perfettamente in sintonia con l’ideologia globalista e che consideri proprio compito principale la dissoluzione della Chiesa di Cristo, trasformata in una ONG filantropica ed ecumenica asservita all’élite. Questo compito si concretizza con la sistematica demolizione della dottrina, della morale, della liturgia e della disciplina, assieme alla persecuzione spietata dei chierici e dei religiosi refrattari.

 

Sconcerta che la tanto declamata sinodalità oggetto del Sinodo dei Vescovi si vada dimostrando un grottesco alibi da una parte per sottrarre potere di governo ai Vescovi – un’altra, significativa «cessione di sovranità» analoga a quella imposta in ambito civile – con lo scopo di accentrarlo e avocarlo a sé; mentre sull’altro fronte la Sede Apostolica abdica al proprio ruolo di Mater et Magistra per delegare alle Conferenze Episcopali questioni de rebus fidei ac moribus, che sono invece di esclusiva pertinenza, per decreto divino, del Romano Pontefice e dei Dicasteri Romani. 

 

La persecuzione di tanti Vescovi e sacerdoti, il discredito e l’irrisione nei confronti di alcuni Cardinali, la furia devastatrice contro le Comunità religiose di vita contemplativa sono solo alcune declinazioni dell’agenda bergogliana, a cui si vanno sommando sempre nuovi colpi inferti al corpo ecclesiale.

 

Addolora profondamente assistere a questa demolizione crudele, perseguita nel silenzio assordante dei Vescovi e dei sacerdoti; rincuora, sotto altri aspetti, la presenza di voci dissenzienti tra i fedeli meno ideologizzati, i quali sono istintivamente giunti a considerare Bergoglio come una sorta di antipapa, soprattutto per la sua palese avversione a tutto ciò che è cattolico.

 

 

12) Prescindendo dalle promesse di Cristo, quanto vicini sono arrivati i nemici di Cristo (la massoneria, la mafia di San Gallo, i falsi pastori, i modernisti, ecc.) a distruggere completamente la Chiesa cattolica?

La distruzione della Chiesa è un folle delirio che si infrange contro le promesse di Cristo, che riguardano però l’esito finale dello scontro tra Dio e Satana. La vittoria di Cristo è certissima e ontologicamente necessaria.

 

Nondimeno, la guerra in atto da parte dei figli delle tenebre sembra giunta ad un punto davvero inquietante, non solo per l’avanzamento del piano globalista che prelude al Nuovo Ordine Mondiale, ma anche per l’assenza di un’opposizione ferma e coraggiosa tanto in ambito civile quanto in quello religioso. 

 

D’altra parte, il tradimento di chi detiene l’autorità civile ed ecclesiastica rende evidente questa spaccatura tra governanti e governati, portando alla luce non solo l’organizzazione efficientissima dell’élite, ma anche le sue debolezze: prima fra tutte, la persuasione – tipica di anime accecate dall’odio per il bene – che gli uomini seguano indefettibilmente determinate regole, come le api di un alveare.

 

Questa convinzione è totalmente falsa, perché gli uomini sono fatti di carne e sangue, di debolezze e paure, ma anche di passioni e ideali, di gesti di generosità e di altruismo: perché sono fatti ad immagine e somiglianza di Dio. 

 

Stiamo scoprendo che il mondo prospettato dal Great Reset spaventa e inquieta molte persone, apre loro gli occhi, le porta a confrontarsi e ad organizzarsi per opporre resistenza alla dittatura incombente, fa loro scoprire di non essere una minoranza di reietti, ma una maggioranza che si è lasciata trarre in inganno.

 

Questa reazione, spontanea e sempre più vasta, non era prevista e potrebbe condurre ad un esito diverso da quello atteso dai fautori dell’agenda globalista. E forse anche in seno alla Chiesa lo Spirito Santo susciterà un movimento di ritorno alla Tradizione, perché le promesse dei Novatori si sono dimostrate un inganno, né più né meno di quelle del Great Reset. 

 

 

13) L’umanità ha affrontato tiranni negli stati nazionali, ma mai prima d’ora un sistema globale di totalitarismo che prendesse di mira gli abitanti di tutto il mondo. Può offrire alcune parole di speranza e incoraggiamento per questi tempi bui apocalittici?

Lo scoraggiamento, dinanzi a questo colpo di stato globale, è una reazione umana comprensibile, specialmente quando ci rendiamo conto della determinazione con cui l’agenda è perseguita e della simultaneità dell’azione da parte dei vari Stati. Ciò che avviene in Italia come laboratorio per le altre Nazioni europee, poco dopo è proposto in Francia, in Germania, in Austria: l’esempio dell’obbligo del green pass per lavorare, sotto ricatto di non ricevere lo stipendio, è eclatante. 

 

Eppure, come dicevo poc’anzi, questo meccanismo può incepparsi, nel momento in cui dovesse venir meno la collaborazione di alcuni: pensiamo alle forze dell’ordine o ai medici, ai giornalisti o ai politici, ai magistrati o ai parroci.

 

Se iniziamo a resistere a leggi illegittime e a norme assurde con una disobbedienza civile e pacifica, la paura su cui si basa l’intera narrazione viene meno, e chi crede di poterci imporre privazioni dei diritti civili e religiosi si troverà a dover retrocedere, scoprendo il piano, mostrandone le incongruenze, svelando le complicità e i crimini.

 

E questo avverrà simultaneamente nella cosa pubblica e nel mondo ecclesiale, lasciando che la «chiesa di stato» bergogliana si estingua in una setta di rinnegati, screditata per la sua corruzione morale e per il suo asservimento al più grande crimine contro l’umanità che sia mai stato commesso. 

 

Non è, questo, uno scontro nel quale possiamo vincere il comune nemico con sole forze umane: è una battaglia epocale, in cui sono in gioco i destini dell’umanità nel suo insieme e quelli di ciascuno di noi singolarmente, nel tempo e nell’eternità. Ne va della nostra stessa vita, della nostra identità, della nostra individualità.

 

E soprattutto: i fautori del Great Reset sono intrinsecamente anticristiani e anticristici, perché questo «Nuovo Ordine» altro non è che il caos infernale, opposto e inconciliabile con l’Ordo Christianus. 

 

Per questo occorre pregare e implorare la Maestà divina che si degni di guardare ai pochi fedeli disposti a combattere al fianco di Gesù Cristo Re, come fece Abramo per gli abitanti di Sodoma e Gomorra: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?» (Gen 18, 23-25).

 

Forse non siamo nemmeno quarantacinque, né quaranta, trenta o venti. Ma la parola del Signore ci conforta, per quanto pochi possiamo essere: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci» (ibid. 32). 

 

Perché questa restaurazione avvenga, tanto nello Stato quanto nella Chiesa, occorrono cittadini onesti e fedeli che vivono coerentemente con il Vangelo, animati dall’amore di Dio e del prossimo, disposti a combattere, a farsi sentire, a non subire passivamente la violenza di cui sono fatti oggetto.

 

Questa battaglia epocale si vince se ci si schiera con Cristo, senza compromessi, senza rispetti umani, senza pavidità. Perché più saremo vicini a Nostro Signore con una vita di Grazia, di preghiera e di penitenza, più le armi spirituali che Egli ci concede saranno efficaci. Nolite timere: ego vici mundum (Gv 16, 33).

 

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