Connettiti con Renovato 21

Economia

Ecco lo spot della birra vaccinale

Pubblicato

il

 

 

 

E fu così che vedemmo anche questa: la birra vaccinale.

 

Quando pensavate di aver toccato il fondo, sia per il mondo pubblicità che per il mondo moderno in sé, ecco che troviamo chi è disposto a scavare.

 

Un noto marchio di bionda olandese, con un bello stellone a cinque punte in evidenza, è sceso in campo nella campagna vaccinale anti-COVID.

 

Un noto marchio di bionda olandese, con un bello stellone a cinque punte in evidenza, è sceso in campo nella campagna vaccinale anti-COVID

Stiamo parlando della famosa birra amatissima dai giovani , anche grazie a campagne martellanti e mega-concerti estivi, che nel suo ultimo, a dir poco discutibile, spot pubblicitario inneggia ad una più duratura e felice vita per coloro che si sottopongono al vaccino.

 

Lo spot dal titolo «The night is young» («La notte è giovane») è ambientato in una sorta di discoteca della terza età. Come protagonisti vediamo vecchietti scatenati che ballano a ritmo di You make me feel. Nel finale la scena si sposta in spiaggia dove gli impavidi, dopo i festeggiamenti, si tuffano in mare per il bagno di mezzanotte

 

Il tutto si conclude con la sibillina frase «The night belongs to the vaccinated. Time to join them» («La notte appartiene ai vaccinati. È ora di unirsi a loro»).

 

In questo spot di propaganda sfacciata, il vaccino viene spacciato per un siero di felicità, un elisir di eterna giovinezza che aprirebbe le porte ad un fantomatico divertimento, anzi, più tecnicamente ad una forma di «libertà» esclusiva, riservata agli eletti obbedienti, dalla quale i non vaccinati sono esclusi

In questo spot di propaganda sfacciata, il vaccino viene spacciato per un siero di felicità, un elisir di eterna giovinezza che aprirebbe le porte ad un fantomatico divertimento, anzi, più tecnicamente ad una forma di «libertà» esclusiva, riservata agli eletti obbedienti, dalla quale i non vaccinati sono esclusi.

 

Ci chiediamo, visto che riportiamo i casi di reazioni avverse mortali da un bel po’ (ricordiamo come in Norvegia, vista la strage di vaccinati nelle Case di Riposo, hanno parlato addirittura della possibile correlazione) quanti di questi vecchietti rampanti in realtà vedono vedere l’alba del giorno dopo, come nella réclame? La risposta possiamo darla noi: meno del 100%. Qualcuno, dopo la punturina, magari muore.

 

In quel caso diciamo che la notte non è giovane: la notte è eterna.

 

Colpisce come la classe manageriale del grande marchio possa aver accettato una simile proposta, che pensiamo non possa che essere venuta da pubblicitari  (il tocco lo si riconosce). Non capiamo davvero, perché la birra è un prodotto mass market, e il marchio non dovrebbe avere interesse ad alienarsi i clienti «vaccino-esitanti» (come si dice oggi), i quali, ricordiamolo, potrebbero essere una percentuale a doppia cifra.

Colpisce come la classe manageriale del grande marchio possa aver accettato una simile proposta, che pensiamo non possa che essere venuta da pubblicitari  (il tocco lo si riconosce). Non capiamo davvero, perché la birra è un prodotto mass market, e il marchio non dovrebbe avere interesse ad alienarsi i clienti «vaccino-esitanti» (come si dice oggi), i quali, ricordiamolo, potrebbero essere una percentuale a doppia cifra

 

Quindi, perché molestarli? Perché perdere clienti? La risposta sta nell’insipienza conformista dei pubblicitari, che negli ultimi anni (altro che provocazioni…) sono divenuti maggiordomi del potere costituito più ancora degli intellettuali. Cosa aspettarsi da loro? Il loro conformismo è visibile ad occhio nudo (avete presente il taglio di capelli, l’occhiale spesso, baffetto e barbetta, ciabatta firmata, abbonamento a Repubblica o a Internazionale – se leggessero) e già lo avevamo visto all’opera in un inspiegabile campagna pubblicitaria di tre anni fa. A

 

All’altezza del governo Salvini-Di Maio, un brand di succhi dell’Alto-Adige cominciò a canzonare pesantemente il reddito di cittadinanza, proponendo il «succhino di cittadinanza» a chi rispondeva su una pagina web a delle domande concepite platealmente per prendere per i fondelli l’elettore M5S (in una delle domande, se ricordiamo bene, si parlava anche di terrapiattismo). Chi sui social protestava veniva ulteriormente canzonato dal social media manager.

 

Renovatio 21, che è contraria al reddito di cittadinanza ed ancora più contraria al M5S, rimase interdetto. Chi ha concepito una simile idea di marketing suicida? Come possono pensare che le persone contro cui i pubblicitari fanno propaganda politica molesta tornino ad acquistare i loro prodotti?

 

Su Renovatio 21 abbiamo discusso varie volte del fenomeno di sacrificio demografico dei social: Facebook e Twitter, che censurano un segmento non indifferente dei loro utenti scontentandoli, hanno probabilmente in mente di farne a meno – facendo due calcoli, possono continuare ad esistere e prosperare sedendo unicamente sull’utenza bovina, quella che vota Biden e PD e non si pone problemi di alcun tipo (il vaccino fa veramente bene? La Cina è un Paese amico? etc.)

Chi ha concepito una simile idea di marketing suicida? Come possono pensare che le persone contro cui i pubblicitari fanno propaganda politica molesta tornino ad acquistare i loro prodotti? Una manovra senza cervello, un marketing che, al contrario, impoverisce: del resto, una società di poveri dementi è quello a cui si vogliono conformare.

 

Abbiamo il dubbio che i pubblicitari che ci alienano per sempre l’acquisto di certi succhi e certe birre questo calcolo da guerra civile non sanno nemmeno cosa sia – e abbiamo certezza che non lo possono fare, perché queste operazioni altro non possono fare che far perdere clienti.

 

Una manovra senza cervello, un marketing che, al contrario, impoverisce: del resto, una società di poveri dementi è quello a cui si vogliono conformare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Continua a leggere

Economia

Il prezzo del petrolio sale dopo il sequestro della nave iraniana da parte degli USA vicino a Ormuzzo

Pubblicato

il

Da

I prezzi del petrolio sono schizzati alle stelle lunedì dopo che gli Stati Uniti hanno sequestrato una nave mercantile battente bandiera iraniana vicino allo Stretto di Ormuzzo, offuscando le prospettive di pace nella guerra contro l’Iran e sollevando nuove preoccupazioni sull’offerta.

 

Sia il Brent che il West Texas Intermediate hanno registrato un balzo di oltre il 6%, superando rispettivamente i 96 e gli 88 dollari al barile, nell’ultima impennata dopo settimane di scambi volatili. I rialzi sono seguiti alle nuove interruzioni del traffico marittimo attraverso lo Stretto ormusino durante il fine settimana, dopo una breve riapertura alla fine della scorsa settimana. Teheran ha avvertito che la rotta rimarrà interdetta al traffico marittimo fino a quando non verrà revocato il blocco navale statunitense.

 

Domenica, una nave da guerra statunitense ha aperto il fuoco e sequestrato una nave mercantile battente bandiera iraniana, la Touska, nel Golfo dell’Oman. Secondo l’esercito americano, la nave stava tentando di forzare il blocco navale e raggiungere Bandar Abbas attraverso lo Stretto ermisino. Teheran ha condannato l’azione definendola «pirateria marittima armata», accusando Washington di aver violato il cessate il fuoco in vigore dall’8 aprile e minacciando ritorsioni.

 

La campagna di bombardamenti israelo-americana ha spinto l’Iran a limitare il passaggio attraverso lo stretto, via di transito per circa il 20% del petrolio mondiale, alle «navi nemiche», paralizzando le catene di approvvigionamento e facendo aumentare i prezzi. I prezzi si erano abbassati all’inizio di questo mese durante il primo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, nella speranza di una riapertura dello stretto, per poi risalire dopo il fallimento dei negoziati.

Sostieni Renovatio 21

Secondo gli analisti, i mercati stanno reagendo principalmente alla minaccia di una riduzione dell’offerta, con gli operatori che stanno scontando ulteriori interruzioni alle esportazioni del Golfo. Il Kuwait, uno dei principali esportatori di greggio, avrebbe dichiarato lo stato di forza maggiore per alcune spedizioni di petrolio e carburante.

 

I limiti di produzione imposti dall’OPEC+ e l’aumento dei costi di spedizione e assicurazione stanno limitando la capacità dei produttori di rimpiazzare i barili persi. Le stime del settore indicano che centinaia di milioni di barili sono di fatto bloccati a causa del collo di bottiglia.

 

L’aumento dei prezzi del petrolio greggio si ripercuote sui prezzi della benzina e del diesel in Europa, negli Stati Uniti e in alcune zone dell’Asia. I prezzi all’ingrosso del gas sono aumentati, così come i futures sul gasolio da riscaldamento – un indicatore indiretto del carburante per aerei – che registrano un incremento. Il rinnovato aumento delle bollette energetiche sta alimentando la frustrazione dei cittadini.

 

Il disastro di Ormuzzo ha innescato ripercussioni a catena sull’economia globale. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha avvertito di una crescente volatilità dei mercati e di possibili carenze di carburante per aerei in Europa entro sei settimane. Anche le organizzazioni umanitarie hanno segnalato rischi a catena per la sicurezza alimentare globale, a causa delle ripercussioni sulle catene di approvvigionamento di fertilizzanti e prodotti agricoli.

 

L’Europa è generalmente considerata una delle più penalizzate dal blocco ormusino, a causa della sua forte dipendenza dal petrolio mediorientale dopo le sanzioni imposte alle forniture russe. Mosca, al contrario, ha beneficiato di prezzi più elevati e di una maggiore domanda di greggio, con stime che parlano di un guadagno fino a 150 milioni di dollari al giorno.

 

Gli Stati Uniti hanno rinnovato un’esenzione dalle sanzioni che consente la consegna e la vendita libera di petrolio greggio e prodotti petroliferi russi già caricati sulle petroliere, nel tentativo di contenere l’impennata dei prezzi. La Russia ha auspicato una risoluzione pacifica del conflitto in Medio Oriente e si è dichiarata pronta a colmare qualsiasi lacuna nell’approvvigionamento petrolifero per compensare le carenze.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di ESA via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA IGO 3.0

Continua a leggere

Economia

Gli Emirati potrebbero abbandonare il petrodollaro a favore dello yuan

Pubblicato

il

Da

Gli Emirati Arabi Uniti hanno avvertito il Dipartimento del Tesoro statunitense che potrebbero essere «costretti a utilizzare lo yuan cinese» negli scambi petroliferi. Lo riporta il Wall Street Journal.   Secondo quanto riportato dal quotidiano, citando fonti anonime statunitensi, il governatore della Banca Centrale degli Emirati Arabi Uniti, Khaled Mohamed Balama, avrebbe lanciato quella che il giornale ha definito una «minaccia implicita» contro la posizione dominante del dollaro durante un incontro con il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent a Washington la scorsa settimana.   Secondo quanto riferito, Balama avrebbe spiegato che Abu Dhabi potrebbe aver bisogno di un aiuto finanziario per evitare una crisi di liquidità in dollari qualora le ripercussioni economiche della guerra tra Stati Uniti e Iran continuassero ad aggravarsi.   Teheran ha perseguito una strategia di pressione asimmetrica volta ad aumentare i costi per Washington e i suoi alleati. Gli Emirati Arabi Uniti hanno subito il peso maggiore delle rappresaglie iraniane contro le basi militari statunitensi e altri siti di alto valore, con oltre 2.800 droni e missili che, secondo quanto riferito, sono stati lanciati contro il Paese.

Iscriviti al canale Telegram

Il Tesoro statunitense potrebbe offrire uno swap valutario, sebbene questo tipo di accordi siano solitamente gestiti dalla Federal Reserve. Il Wall Street Journal ha affermato che l’approvazione della Fed per gli Emirati Arabi Uniti è improbabile e ha citato un precedente dello scorso anno in cui il Tesoro ha predisposto un pacchetto di sostegno da 20 miliardi di dollari per l’Argentina in vista di un’importante elezione.   L’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump aveva precedentemente ventilato l’idea che gli stati del Golfo coprissero parzialmente i costi della guerra con l’Iran. La professoressa Linda Bilmes della Harvard Kennedy School ha stimato che gli Stati Uniti abbiano speso direttamente 2 miliardi di dollari al giorno nei primi 40 giorni del conflitto.   La frustrazione del mondo arabo nei confronti delle politiche statunitensi è emersa pubblicamente attraverso commenti di personalità legate ai governi del Golfo. Domenica, Abdulkhaleq Abdulla, ex consigliere del presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed, ha chiesto la chiusura delle basi militari statunitensi nel Paese, sostenendo che rappresentano un peso piuttosto che una risorsa strategica. Ha invece proposto di dare priorità all’acquisizione di armamenti statunitensi avanzati come strategia alternativa di difesa nazionale.   L’Iran ha inoltre iniziato a riscuotere pagamenti per le navi che attraversano lo Stretto di Ormuzzo, che considera neutrale nel conflitto, esigendo pagamenti in yuan o criptovalute, il che gli consente di eludere i controlli finanziari statunitensi e le potenziali sanzioni.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di David Dennis via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0
Continua a leggere

Economia

L’Europa ha ancora «sei settimane» di carburante per aerei

Pubblicato

il

Da

L’Europa potrebbe rimanere senza carburante per aerei entro poche settimane se le forniture di petrolio continueranno a essere interrotte a causa della guerra con l’Iran, ha affermato il capo dell’Agenzia internazionale per l’energia (AIE).

 

In un’intervista rilasciata giovedì all’Associated Press, il direttore esecutivo dell’AIE, Fatih Birol, ha messo in guardia contro le profonde conseguenze globali di quella che ha definito «la più grande crisi energetica che abbiamo mai affrontato», innescata dalle interruzioni nel flusso di petrolio, gas e altre forniture essenziali attraverso lo Stretto di Hormuz.

 

La campagna di bombardamenti israelo-americana ha spinto l’Iran a chiudere la rotta strategica, un canale attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio mondiale, alle «navi nemiche», provocando un’interruzione delle catene di approvvigionamento. Domenica, dopo il fallimento dei colloqui con Teheran, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato il blocco dello stretto, una mossa che ha costretto le petroliere a tornare indietro e ha fatto risalire i prezzi del petrolio verso i 100 dollari al barile.

Iscriviti al canale Telegram

Secondo Birol, le petroliere che trasportano carburante non riescono a raggiungere i porti europei, mentre le rotte alternative praticabili rimangono limitate. In Europa rimanevano scorte di carburante per aerei sufficienti «forse per circa sei settimane» e, a meno che lo Stretto di Ormuzzo non venga riaperto, «presto sentiremo la notizia» della cancellazione dei voli a causa della carenza di carburante.

 

Il Birol ha paragonato la situazione a una «situazione critica», avvertendo che più a lungo persisteranno le interruzioni, peggiore sarà l’impatto sulla crescita e sull’inflazione a livello globale. Le conseguenze si tradurranno in «prezzi della benzina più alti, prezzi del gas più alti, prezzi dell’elettricità più alti», ha affermato.

 

L’Europa occidentale è generalmente considerata la regione che ha subito le conseguenze peggiori del blocco dello Stretto ermisino, a causa della sua forte dipendenza dal petrolio mediorientale dopo le sanzioni imposte alle forniture russe.

 

Politico ha riportato all’inizio di questo mese che l’aeroporto di Heathrow a Londra ha già registrato cancellazioni legate all’impennata dei costi del carburante per aerei, mentre la compagnia aerea scandinava SAS avrebbe cancellato circa 1.000 voli. Anche le compagnie aeree regionali britanniche più piccole Skybus e Aurigny hanno ridotto i servizi a causa dell’aumento dei prezzi del carburante, cresciuti di circa il 120% su base annua, e Air France ha aumentato le tariffe sulle rotte a lungo raggio.

 

Secondo il Corriere della Sera, alcuni paesi dell’UE dispongono di riserve di carburante per aerei sufficienti solo per otto-dieci giorni.

 

Nella giornata di ieri è arrivata la notizia della riapertura dello Stretto ormusino, annunciata a gran voce dal presidente USA Donaldo Trump.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Falk2 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

Continua a leggere

Più popolari