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Epidemie

In memoria del dottor Vladimir Zelenko – un integerrimo, schietto guerriero della verità

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

La scorsa settimana abbiamo perso un prezioso alleato, un medico il cui impegno disinteressato per la verità scientifica e la cura di coloro che gli erano affidati lo hanno portato in luoghi straordinari negli ultimi anni della sua vita.

 

Il dottor Vladimir Zelenko («Zev», come lo conoscevamo) è morto il 30 giugno, all’età di 48 anni, quattro anni dopo la diagnosi di una forma rara di cancro.

 

Zev era nato a Kiev, in Ucraina, nel 1973, quando faceva parte dell’Unione Sovietica. Sia il suo nonno materno che quello paterno erano ufficiali che servirono con distinzione nell’esercito sovietico contro i nazisti. I suoi nonni sopravvissero alla guerra. Ma molti membri della sua famiglia furono massacrati a Babi Yar, un burrone alla periferia di Kiev dove circa 34.000 ebrei furono uccisi durante un massacro durato 48 ore, nel 1941.

 

Zev e la sua famiglia arrivarono negli Stati Uniti nel 1978, quando Zev aveva quattro anni. Frequentò la scuola pubblica di Brooklyn e grazie ad una borsa di studio si laureò in medicina presso la State University of New York a Buffalo. Ha lavorato per quasi 20 anni come medico a nord di New York.

 

Era un medico di famiglia nella comunità ebraica ortodossa della contea di Rockland. Quando la pandemia da COVID-19 ha iniziato a colpire i suoi pazienti, la COVID-19 aveva un impatto mortale: il 21% dei pazienti ricoverati in ospedale e l’88% dei pazienti messi in ventilazione sono morti. Ma non esistevano trattamenti per combattere il virus nelle sue fasi iniziali, o almeno così ci era stato detto.

 

Zev era determinato a trovare un modo per tenere i suoi pazienti COVID-19 fuori dall’ospedale. Ha fatto i «compiti per casa» che ogni medico avrebbe dovuto fare, ma che pochi hanno fatto. Cercando nella letteratura medica, si è imbattuto nelle esperienze riferite dal dottor Didier Raoult in Francia e dai medici della Corea del Sud.

 

Ha assistito alla conferenza MedCram 34 del dottor Roger Seheult sull’uso dello zinco e degli ionofori di zinco. Lo zinco è un minerale essenziale per l’uomo e un po’ di zinco in più viene talvolta utilizzato per attenuare l’intensità di raffreddori e mal di gola. Lo ionoforo è una sostanza chimica che apre la parete cellulare per consentire l’ingresso di minerali (ioni).

 

 

«Primo non nuocere»

Lo zinco è un integratore da banco. L’idrossiclorochina (HCQ) è uno ionoforo affidabile e ha un regime di dosaggio e un profilo di sicurezza ben conosciuti, dal momento che milioni di persone sane che vivono o vanno in viaggio nei luoghi della malaria la assumono regolarmente come prevenzione.

 

L’HCQ è abbastanza sicura da essere venduta senza ricetta medica in tutta l’Africa, in alcune parti del Sud America e anche in alcuni Paesi europei. Zev ha aggiunto al protocollo sperimentale l’azitromicina, un comune antibiotico ad ampio spettro che previene la polmonite batterica opportunistica che spesso segue le infezioni virali dei polmoni.

 

Dei primi 50 pazienti sottoposti al suo protocollo sperimentale, tutti e 50 sono guariti con sintomi tanto lievi da non richiedere l’ospedalizzazione. Zev ha condiviso la sua esperienza in una lettera e in un video indirizzati ai medici, informandoli dell’efficacia del trattamento precoce per salvare vite umane.

 

Ma con sua sorpresa ha ben presto scoperto che le agenzie federali stavano mettendo in guardia i medici contro l’HCQ e, cosa senza precedenti, stavano limitando la libertà dei medici di prescrivere il farmaco off-label per la COVID-19.

 

Il «Protocollo Zelenko» è stato comunque ripreso da alcuni altri medici e insieme lo hanno pubblicato su una rivista medica. Con un senso semplice e quasi ingenuo del dovere del medico, Zev scrisse al presidente, descrivendo i suoi successi nel trattamento di diverse centinaia di pazienti.

 

Miracolosamente, la lettera raggiunse il Presidente Trump, che affermò alla TV nazionale che l’HCQ poteva essere un «dono di Dio».

 

 

Soppressione della cura precoce

Ma Trump era, a quel punto, una figura particolarmente controversa della politica americana.

 

La maggior parte dei professionisti si schierò dalla parte di chi non credeva a nulla di ciò che usciva dalla bocca di Trump. In quei giorni, in una gara di credibilità con il dottor Anthony Fauci, Fauci vinse a mani basse. Milioni di americani sono stati condizionati a credere che «se lo dice Trump, deve essere falso».

 

I media progressisti hanno diffuso una raffica di bugie sulla pericolosità dell’HCQ, ignorando decenni di esperienza medica che ne attestano la sicurezza. E hanno messo alla gogna Zev per aver pubblicizzato un’alternativa salvavita al remdesivir, il suo rivale protetto da brevetto e approvato dal governo.

 

Come descritto da Zev: «Nel bene e nel male, la mia vita non è più stata la stessa. Da un giorno all’altro sono passato dall’essere un oscuro medico di famiglia a ritrovarmi su un palcoscenico pubblico. Sono stato gettato in una piscina con squali dei media e politici – l’essenza stessa del male».

 

Il New York Times ha intitolato il proprio necrologio con «Vladimir Zelenko, 48 anni, muore; aveva promosso un trattamento COVID privo di basi scientifiche» e ha affermato: «Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine non ha riscontrato alcun beneficio dal trattamento, e altri studi hanno evidenziato un rischio di aritmie cardiache pericolose in alcuni pazienti».

 

Ciò che il New York Times non ha riportato è che 35 dei 38 studi che hanno utilizzato l’HCQ per il trattamento precoce della COVID-19 hanno dimostrato i benefici del farmaco e che, nel complesso, il trattamento precoce ha comportato un 72% in meno di decessi.

 

Il New York Times ha anche trascurato di menzionare una massiccia campagna finanziata dalle case farmaceutiche per screditare il farmaco.

 

In uno scandalo di incredibile audacia, un enorme studio su 100.000 pazienti in sei continenti è stato pubblicato su una delle più importanti riviste mediche del mondo, The Lancet, ma due settimane dopo è stato ritirato. Lo studio era fraudolento fin dall’inizio, era basato su dati falsificati che né il suo primo autore di Harvard né il prestigioso Lancet si erano preoccupati di verificare.

 

La campagna di propaganda anti-HCQ ha corrotto la letteratura medica con tre studi clinici multicentrici progettati per fallire facendo sì che l’HCQ causasse pericolose aritmie.

 

Sebbene l’HCQ sia efficace nelle fasi iniziali della malattia, quando il virus si sta ancora moltiplicando, gli studi si limitavano a pazienti ospedalizzati con COVID-19 in fase avanzata.

 

Peggio ancora, il dosaggio era circa quattro volte superiore alla dose standard di sicurezza, sovradosando deliberatamente i pazienti per creare l’illusione che l’HCQ fosse pericolosa e per impedire ai medici di utilizzarla per la COVID-19.

 

Più di 500 pazienti in overdose sono morti in questi esperimenti di «overdose». Ora conosciamo la motivazione di questa perversione fraudolenta e criminale della medicina. Il nostro governo e i principali colossi farmaceutici si erano già impegnati a sviluppare rapidamente un vaccino, e la legge americana specifica che la Food and Drug Administration statunitense può autorizzare i vaccini per l’uso di emergenza solo se ritiene che non siano disponibili trattamenti alternativi già autorizzati.

 

 

La fine del rapporto medico-paziente?

Zev ha parlato apertamente dello svilimento della medicina, osservando che negli ultimi 50 anni l’istruzione americana è cambiata. Invece di insegnare il ragionamento analitico e la risoluzione dei problemi, il sistema scolastico e universitario ha indottrinato gli studenti a piegarsi all’autorità.

 

Questa deferenza nei confronti degli «esperti» ha portato alla corruzione della medicina e all’obbedienza dei medici a politiche anti COVID-19 controproducenti.

 

 

Oggi la maggior parte dei medici è alle dipendenze di grandi società professionali o di ospedali che controllano la pratica della medicina. Quando i decreti governativi hanno vietato la distribuzione dell’HCQ, i medici onesti che sollevavano obiezioni hanno perso il posto di lavoro, sono stati snobbati dai media e sono stati esclusi dalle pubblicazioni sulle principali riviste mediche. Alcuni hanno perso la licenza.

 

Zev ha notato che il dibattito scientifico è stato soffocato e che i medici sono stati allontanati dal considerare il benessere dei loro pazienti come la loro prima e più importante motivazione; ora sono permessi solo i trattamenti specificati dal governo.

 

In effetti, come ha sottolineato Zev, la medicina è diventata così corrotta che i medici non offrono ai loro pazienti trattamenti che essi stessi abbracciano con entusiasmo.

 

«Ci sono molti medici consapevoli del fatto che i trattamenti ufficialmente sanciti uccidono i pazienti, che assumono i farmaci che prescrivo per la loro stessa protezione profilattica», ha detto Zev.

 

 

Rivelazione delle massicce frodi e degli insabbiamenti perpetrati dalle agenzie di sanità pubblica

Zev ha continuato a trattare 7.500 pazienti con uno straordinario livello di successo (ne ha persi solo tre) e a ricercare l’origine e il trattamento del SARS-CoV-2, il virus del COVID-19.

 

Ha scoperto che coloro che erano stati coinvolti nella ricerca sulle armi biologiche finanziata dai National Institutes of Health (NIH) che ha portato alla COVID-19 erano abbastanza ingannevoli da assicurarsi che fosse disponibile un antidoto efficace per il loro uso privato.

 

In particolare, ha citato Ralph Baric, professore dell’Università del North Carolina (UNC) e massimo ricercatore sul coronavirus della SARS negli Stati Uniti.

 

Zev ha scoperto un articolo del 2010, di cui Baric è coautore, in cui si dimostra che lo zinco impedisce la replicazione del coronavirus della SARS inibendo la sua RNA polimerasi. Gli autori dell’`articolo notavano che lo zinco inibisce anche la replicazione dell’influenza e dei virus respiratori sinciziali o RSV. L’RSV causa 1.000 decessi all’anno nei neonati statunitensi. Queste conoscenze potrebbero potenzialmente fornire cure economiche ed efficaci per questi virus, per i quali attualmente non esistono cure efficaci.

 

Ma Baric non ha mai rilasciato dichiarazioni pubbliche durante la pandemia sulle sue scoperte relative all’efficacia dello zinco contro il COVID-19.

 

Baric ha ammesso di aver lavorato su studi di Gain-of-Function, o Guadagno di Funzione (armi biologiche), affermando di aver ricevuto una deroga dall’NIH per farlo. Gli esperimenti controversi che aumentano la letalità di agenti patogeni mortali sono chiamati eufemisticamente «guadagno di funzione».

 

Baric ha collaborato strettamente con Shi Zhengli presso l’Istituto di virologia di Wuhan, anche per l’articolo appena citato. Baric è stato persino coinvolto nello sviluppo del remdesivir, che le linee guida del NIH promuovono come «standard di cura» invece dell’HCQ.

 

Il Remdesivir costa 3.200 dollari a persona, ha un’efficacia discutibile ed è tossico per il fegato e i reni. Fino a poco tempo fa poteva essere somministrato solo ai pazienti ricoverati. Ma il remdesivir è stato un’avventura proficua: sia Baric dell’UNC che il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) di Fauci sono stati coinvolti nel suo sviluppo. L’obiettivo principale era bloccare l’HCQ, un farmaco orale poco costoso che poteva essere somministrato fin dall’inizio ai pazienti ambulatoriali per prevenire la progressione della malattia.

 

Baric sarebbe stato a conoscenza dell’efficacia dello zinco per la COVID-19 e avrebbe tenuto la bocca chiusa, ma ci sarebbe stato un insabbiamento ancora più grande che ha riguardato i trattamenti per il COVID-19. I Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC) e i NIH avevano condotto esperimenti simili con la clorochina e l’HCQ, già in occasione del primo allarme per il virus della SARS nel 2003. Sapevano che i farmaci a base di clorochina potevano uccidere i coronavirus della SARS e della MERS (Sindrome respiratoria del Medio Oriente) in coltura tissutale, eppure le nostre agenzie di sanità pubblica non hanno mai informato il pubblico di questo fatto.

 

Sapevano anche del dosaggio sicuro; la clorochina ha funzionato per la SARS alle stesse dosi sicure utilizzate per la prevenzione della malaria. Il CDC lo sapeva già nel 2005, quando ha pubblicato un articolo intitolato «La clorochina è un potente inibitore dell’infezione e della diffusione del coronavirus della SARS». Ma il CDC non ne ha mai parlato durante la pandemia di COVID.

 

All’NIH, il NIAID di Fauci ha eseguito una serie di esperimenti simili ma più completi, testando i farmaci disponibili e riproposti sui coronavirus della SARS e della MERS, e ha pubblicato i risultati nel 2014. Ecco cosa hanno scoperto:

 

«66 dei farmaci esaminati si sono mostrati efficaci nell’inibire l’infezione da MERS-CoV o SARS-CoV in vitro e 27 di questi composti sono stati efficaci sia contro il MERS-CoV che contro il SARS-CoV. Questi dati… forniscono un approccio rapido per sostenere l’uso off-label di farmaci approvati».

 

Non solo la clorochina e l’HCQ impedivano la replicazione virale, ma lo facevano anche dozzine di altri farmaci autorizzati, elencati nella Tabella 2 del loro articolo! Tuttavia Fauci e il tutti gli altri degli NIH e del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti non hanno mai informato il pubblico.

 

Invece, Fauci ha fatto tutto il possibile per evitare che le prove dei benefici dell’HCQ raggiungessero il pubblico, arrivando a cancellare la sua stessa sperimentazione strettamente controllata sull’HCQ dopo che erano stati arruolati solo 20 dei 2.000 pazienti previsti.

 

 

Un realista rispetto ai complotti

Zev ha portato avanti la sua ricerca fino alla morte, concludendo infine:

 

«Non sono un complottista, ma un realista rispetto ai complotti. Mi sono reso conto che il successo del mio protocollo terapeutico – che salva vite umane – rappresentava una grave minaccia finanziaria per un gruppo onnipotente di persone i cui interessi erano serviti da protocolli ospedalieri che aumentavano i decessi».

 

«Perché allora», si è chiesto Zev, «c’è stata una campagna mediatica e politica coreografata e orchestrata per emarginare e diffamare questi farmaci, per spaventare la gente e privarla della speranza? Perché? Tutto ciò che dava speranza alla gente riduceva la paura…».

 

Nell’ultimo anno e mezzo, Zev ha criticato apertamente la campagna di vaccinazione di massa con farmaci mRNA. Ha criticato in particolare la spinta a vaccinare i bambini contro il COVID-19, dal momento che non c’è assolutamente alcuna giustificazione medica per vaccinare i bambini, che hanno un rischio praticamente nullo dalla malattia.

 

Aveva definito la politica di vaccinazione come un «sacrificio di bambini».

 

Nelle parole di Zev tratte dal film Doctors Orders, raccontate da Shabnam Palesa Mohamed:

 

«E questi sociopatici, c’è in serbo per loro una grande cosa. Pensano di essere degli dei, pensano di governare il mondo».

 

«Quindi che i giochi abbiano inizio. E non ho problemi a cadere in battaglia. Questa è la collina su cui dobbiamo morire, morire per questo. Perché, altrimenti, i nostri discendenti non avranno un posto dove respirare liberamente».

 

Nel suo ultimo videomessaggio dal letto di morte dell’ospedale, Zev ha avvertito che l’Organizzazione Mondiale della Sanità stava invadendo la sovranità delle Nazioni.

 

Ci ha esortato:

 

«Resistete al loro programma malvagio e alle campagne di paura, alle campagne di isolamento, alle campagne di maschere disumanizzanti. Continueranno a inviare un’ondata di paura dopo l’altra finché non ci decideremo a scacciare il male dal di dentro. Denunciate i falsi dei della tecnologia, della scienza, gli dei del governo corrotto, del denaro, del potere, della fama, e tornate con il cuore al nostro vero Creatore».

 

Poco prima di morire, Zev ha annunciato la formazione della Z Freedom Foundation, dedicata a continuare il suo importante lavoro.

 

E il 10 giugno ha chiesto a me (Vera Sharav), come a molti altri, di aiutare a diffondere la notizia del suo prossimo libro di memorie, intitolato Zelenko: come decapitare il serpente.

 

 

Vera Sharav, Meryl Nass e Josh Mittledorf

 

 

© 6 luglio 2022, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Epidemie

Il dipartimento dell’Agricoltura e l’Esercito USA iniziano la costruzione di un impianto contro un parassita carnivoro

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Le autorità statunitensi hanno dato il via ai lavori per la costruzione di un impianto in Texas per la produzione di mosche sterili della Mycoplasma cynoplasma (NWS), un parassita che si nutre di carne e che si è diffuso in tutto il Messico, rappresentando una seria minaccia per il bestiame, la fauna selvatica e la salute pubblica degli Stati Uniti.

 

Situata nella base aerea di Moore, a Edinburg, la struttura «è in fase di costruzione con una tempistica serrata, progettata per espandere rapidamente la capacità di produzione nazionale di mosche sterili», ha dichiarato il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) in un comunicato del 17 aprile.

 

L’avvio delle operazioni iniziali è previsto per novembre 2027, con una produzione di 100 milioni di mosche sterili a settimana. «La costruzione proseguirà immediatamente dopo la fase operativa iniziale per portare la piena capacità produttiva a 300 milioni di mosche sterili a settimana», ha aggiunto il dipartimento.

 

Le mosche femmine della specie NWS depongono le uova negli orifizi o nelle ferite degli animali a sangue caldo, dalle quali in seguito si schiudono le larve. La larva si insinua in profondità nelle ferite, nutrendosi della carne dell’ospite.

 

La ferita si allarga man mano che si schiudono altre uova e altre larve si nutrono della carne, portando infine l’animale alla morte. Una singola mosca femmina può deporre fino a 3.000 uova nel corso della sua vita. Grandi sciami di questi parassiti provenienti dal Messico rappresentano una seria minaccia per l’industria zootecnica americana.

 

Attualmente, i casi attivi più vicini al confine tra Stati Uniti e Messico sono stati segnalati nello stato messicano di Nuevo León, situato a meno di 70 miglia dal confine.

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È possibile contrastare gli sciami di mosche NWS rilasciando maschi sterili nel gruppo. Quando i maschi si accoppiano con le femmine, depongono uova non fecondate. Col tempo, lo sciame si riduce, allontanando la minaccia.

 

Nella sua recente dichiarazione, l’USDA ha affermato di produrre già mosche sterili in uno stabilimento a Panama che produce 100 milioni di insetti a settimana. Inoltre, l’agenzia ha investito 21 milioni di dollari in uno stabilimento messicano, che dovrebbe entrare in funzione quest’estate.

 

L’impianto della base aerea di Moore, con una capacità produttiva massima di 300 milioni di mosche sterili a settimana, rafforza gli sforzi americani per contrastare la minaccia del NWS (Sindrome della mosca della frutta e della sabbia).

 

A partire dal 2 aprile, gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni all’importazione di animali vivi (bovini, cavalli e bisonti) dal Messico a causa del parassita NWS. Oltre che negli animali, il virus NWS è noto per infettare anche gli esseri umani in rari casi.

 

Secondo un rapporto del 14 aprile dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie CDC), sono stati segnalati numerosi casi di questo tipo al di fuori degli Stati Uniti. «Nel 2023, Panama e Costa Rica hanno identificato un focolaio di NWS. Da allora, tutti i paesi dell’America Centrale e del Messico, dove la NWS era stata precedentemente tenuta sotto controllo, hanno identificato casi negli animali e nell’uomo», ha affermato il CDC. «Al 14 aprile 2026, questi paesi hanno segnalato quasi 168.000 casi di NWS negli animali e oltre 1.700 casi nelle persone».

 

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, un caso confermato di infezione da NWS è stato riscontrato in una persona rientrata nel Paese da El Salvador.

 

L’infezione da Cocciniglia del Nuovo Mondo nell’uomo è generalmente non fatale se diagnosticata e trattata precocemente. Tuttavia, se non individuate e trattate precocemente, le infestazioni possono causare danni estesi ai tessuti e un dolore intenso e persistente in caso di lesioni ai nervi. Inoltre, se le larve penetrano negli organi vitali, possono insorgere complicazioni.

 

Nell’uomo, i sintomi includono dolore, sanguinamento della ferita, odore sgradevole intorno alla zona infetta e mancata guarigione naturale, con l’individuo che tende a percepire il movimento delle larve nella zona ferita.

 

Il CDC ha chiarito che le mosche NWS non sono state rilevate negli Stati Uniti e che non vi è «alcun rischio immediato di infestazione per le persone».

 

Come noto al lettore di Renovatio 21, la sterilizzazione via immissione di insetti geneticamente modificati è un tipo di operazione già programmata nel caso delle zanzare OGM, il cui uso dal controllo della popolazione parassitica si è esteso a quello della popolazione umana, con progetti di vaccinare le persone tramite zanzare bioingegnerizzate.

 

Le zanzare OGM sono state rilasciate in varie parti del pianeta, dall’Africa alle Hawaii alla Caliornia alla Florida al Brasile – dove la dengue, in seguito, è aumentata del 400%.

 

Anche nel caso delle zanzare è sensibile la presenza dell’esercito USA, oltre all’onnipresente Bill Gates.

 

Renovatio 21 da almeno un lustro ritiene la storia delle zanzare bioingegnerizzate – alle quali, ricordiamo en passant, lavorava anche il neo-onorevole professor Andrea Crisanti – come uno dei temi centrali del futuro prossimo.

 

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Epidemie

Avanzamenti della Commissione COVID. Intervista al dottor Giacomini

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La Commissione parlamentare COVID sta andando avanti. Mercoledì alla Camera dei Deputati vi è stata un’udienza riguardante i danni da vaccino. Vi ha partecipato il dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, che si è spesa sin dall’inizio per riportare il dibattito pubblico nell’alveo di una corretta comunicazione scientifica, tutelando al contempo i diritti costituzionali calpestati durante il biennio pandemico.   Dottor Giacomini, di cosa si è parlato ieri in Commissione? Abbiamo portato della documentazione che dimostrava che le istituzioni, nello specifico il ministero della Salute, già dal 2021 conoscevano il problema degli eventi avversi. Le circolari ministeriali già riconoscevano l’esistenza della questione.   Quali effetti avversi erano già noti al ministero della Salute? Oltre alle possibili reazioni allergiche legati alla composizione del siero, erano note alcune patologie quali la sindrome da perdita capillare, la sindrome di Guillain-Barré, le miocarditi, le pericarditi, la sindrome trombotica trombocitopenica.   Può farci un esempio di un documento che già conteneva questa informazione? La circolare del ministero della Salute del 4 agosto 2021. Siamo ad otto mesi dal lancio della vaccinazione nazionale.   E cosa ha fatto il ministero? Il ministero conosceva queste cose. Ma diceva che la vaccinazione doveva andare avanti: semplicemente, suggeriva di cambiare marca di vaccino. In pratica, le reazioni ai sieri non implicavano la sospensione della vaccinazione, ma il cambio di etichetta del siero: se ti ha fatto male il Pfizer, fai il Moderna.   Perché non si sono fermati? Posso dire che il ministero sembrava più preoccupato dal garantire inderogabilmente la continuazione della campagna vaccinale nazionale invece che la salute del singolo cittadino a cui pure veniva riconosciuto ufficialmente un danno da vaccino. La stessa questione si è avuta con le donne in gravidanza. Si decise di proseguire con le donne incinte nonostante l’assenza totale di studi riguardo gli effetti su questa popolazione. La stessa circolare insiste che qualora il soggetto fosse guarito dalla malattia, cioè avesse l’immunità naturale, il titolo anticorpale non va ritenuto un parametro di esclusione dalla vaccinazione COVID.   Cioè secondo la circolare se avevi fatto la malattia dovevi comunque fare il vaccino? Sì, dovevi farti il vaccino per avere gli anticorpi – anticorpi vaccinali, quindi indotti artificialmente su un frammento del patogeno – e invece gli anticorpi prodotti dall’immunità naturale non possono essere presi in considerazione. La sensazione è che bisognava vaccinare davvero tutti.   Perché? Il sospetto che mi viene è che non bisognava avere una popolazione di controllo, cioè un gruppo di persone non vaccinate – parliamo di decine di milioni di cittadini che erano guariti e quindi avevano l’immunità naturale. Essi avrebbero dimostrato che si poteva sopravvivere al virus senza il siero. La politica invece doveva dimostrare la qualità salvifica della vaccinazione. Senza gruppo di controllo dei guariti, che sono stati inoculati anche loro, non è possibile nessun raffronto e quindi si può portare avanti la narrazione del vaccino unico strumento per uscire dalla pandemia.

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Quali altri elementi vi sono in questo processo? Un altro elemento che ci fa capire come potrebbe esserci stata consapevolezza dei possibili eventi avversi anche letali è lo scudo penale stabilito con l’articolo 3 del DL 44/2021: si normava il fatto che qualora vi fosse un evento avverso anche mortale il medico vaccinatore sarebbe stato esentato da qualsiasi responsabilità, era sufficiente che avesse rispetto per le linee guida e le circolari ministeriali.   A cosa ha portato tutto questo? Tutto questo ha portato ad una profonda sfiducia da parte del cittadino nei confronti delle istituzioni e della scienza medica, perché la regia politica ed ideologica diviene evidente, così come l’omissione di informazioni che pure erano presenti nella comunicazioni all’interno delle istituzioni. Ricordiamo com’erano quei mesi: c’era la censura e se dicevi le stesse cose contenute nella circolare ministeriali venivi etichettato come pericoloso «no-vax».   Quindi i sieri sono «sicuri ed efficaci»? Questi farmaci per la loro stessa composizione possono avere effetti avversi: l’mRNA può raggiungere tutti i tessuti e non conosciamo le diverse reazioni di questi alla sostanza. Tutto questo era noto ma non si poteva comunicare all’esterno perché non si doveva spegnere quello che il ministro Speranza avrebbe definito, in una registrazione della riunione del CTS a seguito della morte di Camilla Canepa, l’«entusiasmo vaccinale».   Cosa è successo durante l’udienza? Dopo la relazione mia e del vicepresidente di ContiamoCi! Marco Cosentino, vi è stato l’intervento della senatrice del PD Ylenia Zambito. Ha avuto il coraggio di dire che non c’era alcun obbligo vaccinale. Mi è toccato ricordarle, insieme all’onorevole Bagnai, che non solo l’obbligo c’era, ma c’era pure sanzioni amministrative, sproporzionate ed irragionevoli, che avevano portato alla fame milioni di cittadini che non potevano più lavorare. Tantissimi si sono piegati a questa «coercizione amministrativa», che per quanto mi riguarda era solo un enorme «ricatto».   Solo un ricatto? Di più. Per me quello che c’è stato è stata una guerra civile. Per la prima volta, lo Stato ha disconosciuto milioni dei suoi cittadini e li ha perseguitati solo perché volevano liberamente decidere riguardo al proprio corpo – cosa peraltro sancita dall’articolo 32 della Costituzione.   Dicono che la vaccinazione ha salvato milioni di vite. Quand’anche fosse vero, il salvare le milioni di vite non può passare attraverso il sacrificio coatto di una minoranza che viene mandata a morire. Lo Stato non lo può fare. La Costituzione su questo è chiara. Dovevi assumerti il rischio, di una malattia da reazione avversa o perfino della morte, senza alternativa. Dovevi accettare la roulette russa. Tutto questo facendoti pure firmare un consenso informato che informato non era.   I politici vaccinisti stanno cambiando idea? Ho avuto l’impressione che le forze politiche che in quegli anni hanno avallato la discriminazione e la coercizione oggi non possono più difendere queste posizioni, cercando di mettere nel dimenticatoio quella stagione. Del resto sono posizioni indifendibili: la letteratura scientifica, i casi sanitari in tutto il Paese, la Costituzione – di cui si sono detti paladini nell’ultimo referendum – violata in tantissime sue parti. Rispetto al 2024 quando andammo in Commissione COVID la prima volta, quando erano belli agguerriti, mi sono parsi più sulla difensiva, più remissivi. Hanno le armi spuntate: di fronte a relazioni rigorose e pacate non hanno la possibilità di controbattere nulla.   Quale valore ha la Commissione in questo momento? I lavori della Commissione continuano ad essere silenziati dalla grande stampa. Invece un evento che ha sconvolto la vita di tutti gli italiani, comunque la si pensi, non può essere messo in un cassetto da chiudere per sempre. Abbiamo un obbligo civile, morale di analizzare tutto quello che è successo e far emergere le verità che sono state taciute, al fine di dare ai cittadini gli elementi. Se siamo ancora in una democrazia, dobbiamo avere il coraggio di cercare la verità. Qualsiasi siano le conclusioni che arriveranno alla fine di questo percorso.   Cosa vuole dire ai lettori di Renovatio 21? Che il perno deve essere il lavoratore, l’uomo che fa, che crea il proprio destino. Quindi invitiamo tutti a sostenere l’azione del sindacato DI.CO.SI. ContiamoCi! per difendere il diritto al lavoro che non deve mai più essere calpestato nel nome di una spinta emergenziale, che, guarda caso, oggi si sta riproponendo in altre forme. Perché il fine ultimo metapolitico di tutto questo è quello di spogliare l’uomo della sua libertà. Togliere il lavoro significa togliere la libertà, e quindi avere un popolo facilmente controllabile di schiavi.  

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Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata
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Pfizer vuole il vaccino contro il Lyme, mentre aumentano le zecche e le allergie alla carne dalla sindrome alfa-gal

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Pfizer sta cercando l’approvazione normativa per un nuovo vaccino che, a suo dire, preverrebbe la malattia di Lyme, mentre diversi Stati si preparano alla peggiore stagione delle zecche di sempre, in un contesto di aumento delle allergie alla carne legate alla sindrome alfa-gal.

 

Il mese scorso, l’azienda ha pubblicato i dati della sperimentazione di fase 3 sull’efficacia del suo nuovo vaccino VALOR («Vaccino contro la malattia di Lyme per gli appassionati di attività ricreative all’aperto»), affermando che «ha dimostrato un’efficacia superiore al 70% nella prevenzione della malattia di Lyme in individui di età pari o superiore a cinque anni».

 

«Data l’efficacia clinicamente significativa (…) Pfizer è fiduciosa nel potenziale del vaccino e prevede di presentare la documentazione alle autorità regolatorie», si legge in un comunicato stampa.

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Secondo quanto riportato, quando una persona viene immunizzata con PF-07307405, il suo corpo produce anticorpi contro sei sierotipi di Borrelia OspA. Quando la zecca si nutre del sangue della persona vaccinata, questi anticorpi vengono ingeriti dalla zecca stessa durante il pasto di sangue. Il legame degli anticorpi indotti dal vaccino con la proteina OspA della Borrelia all’interno della zecca inibisce la capacità del batterio di fuoriuscire dalla zecca, impedendone la trasmissione all’ospite umano.

 

LYMErix, un vaccino simile per la prevenzione della malattia di Lyme, fu introdotto nel 1998 e ritirato dal mercato nel 2002 dopo che le segnalazioni di artrite e altri gravi problemi a lungo termine scatenarono cause legali e ne fecero crollare la domanda.

 

La notizia del prossimo vaccino contro la malattia di Lyme giunge mentre i residenti di gran parte degli Stati Uniti orientali vengono avvertiti che quest’estate potrebbe essere una delle peggiori stagioni per le zecche degli ultimi anni, con un forte aumento dei casi di malattia di Lyme e di sindrome alfa-gal, attribuiti rispettivamente alle zecche a zampe nere e alla zecca stella solitaria.

 

La Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health afferma che lo scorso maggio si è registrato un aumento del 30% degli accessi al pronto soccorso per malattie trasmesse dalle zecche rispetto all’anno precedente.

 

Mentre la malattia di Lyme può causare sintomi debilitanti come febbre, affaticamento e dolori articolari, l’intossicazione da alfa-gal è una condizione potenzialmente letale che può scatenare reazioni ritardate come l’anafilassi in seguito al consumo di carne rossa.

 

Ad esempio, la sindrome alfa-gal è stata indicata come causa din un caso degli anni scorsi. La saliva della zecca contiene una molecola di zucchero chiamata alfa-gal. Questa stessa molecola si trova nella carne di molti mammiferi, tra cui maiali e bovini. Il morso della zecca può scatenare una risposta immunitaria eccessiva, che porta a reazioni allergiche quando l’alfa-gal viene nuovamente a contatto con l’organismo. Alcune persone sviluppano orticaria, diarrea o vomito dopo aver mangiato un hamburger o della pancetta, o dopo aver consumato latticini.

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Alcuni stati stanno ora procedendo al monitoraggio della sindrome alfa-gal; il Massachusetts ha recentemente iniziato a consentire ai residenti di segnalare i casi, e un disegno di legge in Missouri sta seguendo il suo iter legislativo. Nel frattempo, altri stati stanno chiedendo un monitoraggio simile.

 

A chi pratica attività ricreative all’aperto viene raccomandato di prendere precauzioni quando si trova in aree boschive, tra cui coprirsi il collo, indossare abiti di colore chiaro, camicie a maniche lunghe, pantaloni lunghi e calze, e controllare regolarmente la presenza di zecche. La rivista TIME è arrivata a consigliare agli escursionisti di «considerare la possibilità di fissare con del nastro adesivo l’apertura degli scarponi o delle scarpe alle calze».

 

Esperti affermano che infilare i pantaloni nei calzini può sembrare ridicolo, ma non è una cattiva idea.

 

Come riportato da Renovatio 21, anni fa aveva destato scalpore la proposta di un bioeticista legato al WEF di bioingegnerizzare esseri umani con intolleranza alla carne in nome della lotta al cambiamento climatico.

 

Nella sua proposta il dottor Matthew Liao, direttore del Centro per la bioetica del College of Global Public Health presso la New York University, nominava specificatamente la zecca Lone Star.

 

«La gente mangia troppa carne. E se dovessero ridurre il loro consumo di carne, allora aiuterebbe davvero il pianeta», aveva dichiarato il professor Liao.

 

«Quindi ecco un pensiero. Quindi si scopre che ne sappiamo molto: abbiamo queste intolleranze», ha continuato il Liao. «Per esempio ho un’intolleranza al latte. E alcune persone sono intolleranti ai gamberi. Quindi forse possiamo usare l’ingegneria umana per dimostrare che siamo intolleranti a certi tipi di carne, a certi tipi di proteine ​​bovine».

 

«C’è questa cosa chiamata zecca Lone Star che se ti morde diventerai allergico alla carne. Quindi è qualcosa che possiamo fare attraverso l’ingegneria umana. Possiamo forse affrontare problemi mondiali davvero grandi attraverso l’ingegneria umana».

 


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Le zecche insomma, come le zanzare, potrebbero rientrare in un vasto programma eugenetico mondiale.

 

Le inquietanti dichiarazioni del bioeticista legato al WEF sono da collegarsi con recenti rivelazioni, sempre più credibili, di programmi di guerra biologica tramite le zecche: secondo alcuni, la malattia di Lyme potrebbe quindi essere uscita da un laboratorio americano che utilizzava le zecche come vettore epidemico-militare.

 

Va notato come le zecche, e la malattia di Lyme, si stiano diffondendo ora in tutta Europa, Italia compresa, così come ossessivi programmi vaccinali portati innanzi dalla regioni – si tratta, tuttavia, dell’encefalopatia, non del Lyme, per cui la protezione offerta è quantomeno limitata.

 

Lo scorso anno, un po’ a scoppio ritardato, il governatore della Florida Ron DeSantis ha pubblicamente respinto l’idea che gli esseri umani possano essere modificati geneticamente per sviluppare un’allergia alla carne rossa come un modo per limitare il consumo di carne e proteggere l’ambiente.

 

 

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