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Il significato delle rivelazioni sull’assassinio di Darja Dugina: «la CIA ha realizzato che la guerra in Ucraina è perduta»
Come valutare le rivelazioni recenti riguardo l’assassinio di Darja Dugina, giornalista e figlia del famoso filosofo russo Alexander Dugin?
Il regime di Kiev ha finora negato il suo coinvolgimento nell’atroce omicidio via autobomba. Tuttavia in settimana il Washington Post ha riferito, citando sue fonti, che l’assassinio di Darja è stato orchestrato dal servizio di sicurezza interna ucraino SBU.
Le fonti del WaPo affermano inoltre che la CIA ha investito molto denaro e sforzi dal 2015 per trasformare i servizi segreti ucraini in «potenti alleati contro Mosca».
Lo sviluppo è stato commentato sul sito governativo russo Sputnik da Larry Johnson, ufficiale in pensione dell’Intelligence della CIA e funzionario del Dipartimento di Stato. Johnson suggerisce che la tempistica delle rivelazioni del WaPo potrebbe non essere casuale.
«Bisogna chiedersi: perché è stato pubblicato adesso? Perché questo non è stato creato solo per capriccio. C’è uno scopo dietro questo. Lo prendo come un’indicazione che la CIA si rende conto che la guerra in Ucraina è persa e che non avrà successo», ha detto l’ex ufficiale CIA a Sputnik. «Pertanto, stanno iniziando a pubblicare la loro storia, ehi, guarda, ecco tutte le cose buone che abbiamo provato a fare. E non è colpa nostra. Gli ucraini a volte uscivano dalla riserva e facevano cose brutte».
Secondo Johnson, la CIA dovrebbe probabilmente cercare di prendere le distanze dai crimini commessi dallo SBU e dalla Direzione principale dell’intelligence ucraina, che sembrano sempre più concentrati sull’assassinio di persone che considerano nemiche dell’Ucraina.
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«Se ci sono persone che fanno cose che consideri controproducenti per la tua politica e in questo caso addirittura uccidono giornalisti, questa è una violazione per la CIA. Ma ancora una volta, la CIA ha persone tra i suoi ranghi che trovano il modo di scusare questo, giustificarsi e dire che va bene», ha osservato.
Riferendosi alla parte dell’articolo del giornale in cui si affrontava il tema dell’addestramento della CIA ai servizi segreti ucraini, Johnson si è chiesto ad alta voce in cosa consistesse esattamente tale addestramento, vedendo come le tecniche menzionate nell’articolo – ad esempio, il modo in cui la bomba che ha ucciso la Dugina è stata introdotta clandestinamente in Russia – ha poco a che fare con il vero lavoro di Intelligence.
«L’obiettivo dell’Intelligence è reclutare persone dall’altra parte che abbiano accesso alle informazioni desiderate e che non possano ottenere con nessun altro mezzo. E tu vuoi reclutarli e chiedere loro di fornire quelle informazioni senza far capire all’altra parte che hai accesso a quelle informazioni», spiega Johnson, affermando che secondo lui «la Russia ha un’intelligenza umana di gran lunga migliore su ciò che farà l’Ucraina di quella che ha l’Ucraina su ciò che farà la Russia».
Per quanto riguarda i rischi potenziali che i servizi segreti ucraini possono presentare a coloro che li sostengono, Johnson li ha definiti minimi, sottolineando che il problema potrebbe sorgere «se i membri della GUR o della SBU si sentono traditi dall’Occidente».
«E poi c’è sempre la possibilità che possano cercare di vendicarsi. Ma ancora una volta, penso che la decisione di pubblicare questa storia riguardi, a mio avviso, la fine della politica statunitense a sostegno dell’Ucraina. Non si tratta di un problema di per sé, ma è semplicemente la CIA che sostanzialmente dice: ecco cosa abbiamo cercato di fare e non è colpa nostra», ha ipotizzato.
Come riportato da Renovatio 21, il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale USA ha iniziato a temere il ritorno in patria di foreign fighter americani radicalizzati, che potrebbero fomentare un terrorismo interno di matrice neonazista. Lo stesso problema è stato posto anche in Francia, con tanto di interrogazione parlamentare sulla questione.
Al contempo, tornano alla mente le minacciose parole di Zelens’kyj di qualche settimana fa, quando sembrava adombrare una destabilizzazione dell’Europa attraverso i profughi ucraini qualora le richieste del regime di Kiev non venissero esaudite.
«Ridurre gli aiuti all’Ucraina non farà altro che prolungare la guerra, sostiene Zelens’kyj. E creerebbe rischi per l’Occidente nel proprio cortile. Non c’è modo di prevedere come reagirebbero i milioni di rifugiati ucraini nei paesi europei all’abbandono del loro Paese» aveva detto all’Economist.
«Gli ucraini in generale si sono “comportati bene” e sono “molto grati” a coloro che li hanno accolti. Non dimenticheranno quella generosità. Ma non sarebbe una “bella storia” per l’Europa se dovesse “mettere queste persone all’angolo”».
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Julian Assange è tornato. La sua storia è complicata
Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, ha lasciato intendere che tornerà alla vita pubblica dopo una pausa successiva al suo rilascio dalla custodia britannica nel 2024.
L’attivista per la trasparenza ha trascorso cinque anni dietro le sbarre combattendo contro una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti, che avrebbe potuto comportare una lunga condanna in un carcere di massima sicurezza americano. Alla fine ha raggiunto un accordo che gli ha garantito la libertà, in seguito a una campagna globale che esortava Washington a ritirare le accuse contro di lui.
L’account WikiLeaks su X ha annunciato giovedì il «ritorno» di Assange, pubblicando una foto in cui posa davanti a un murale che lo ritrae a Sydney, in Australia.
Assange ha ricondiviso il messaggio, confermando il suo ritorno e affermando che si tratta del primo post scritto personalmente da lui in otto anni.
I’m back. https://t.co/2e58azeJkt
— Julian Assange (@JulianAssange) September 17, 2026
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Sua moglie Stella ha detto che seguiranno ulteriori notizie la prossima settimana.
WikiLeaks è diventato un fenomeno globale nel 2010 dopo aver pubblicato un video trapelato che mostrava un attacco aereo militare statunitense a Baghdad nel 2007, in cui persero la vita almeno una dozzina di persone.
Il soldato Bradley Manning, poi transessualizatosi in carcere come «Chelsea», è stato arrestato e successivamente condannata nel 2013 per aver fornito a WikiLeaks il filmato e altro materiale militare statunitense secretato.
Il caso di spionaggio statunitense contro Assange si concentrava sull’ottenimento dei file da Manning, mentre i primi tentativi della Gran Bretagna di arrestarlo derivavano da un caso non correlato che i suoi sostenitori definirono fabbricato ad arte.
Assange ottenne asilo politico dall’Ecuador nel 2012 e trascorse anni all’interno dell’ambasciata del Paese sudamericano a Londra. Un cambio di governo a Quito portò infine l’Ecuador a revocargli l’asilo e a consentire alla polizia britannica di arrestarlo nel 2019.
In base all’accordo raggiunto con gli Stati Uniti nel 2024, Assange si è dichiarato colpevole di un singolo reato, ovvero di cospirazione per ottenere e divulgare documenti riservati statunitensi. È stato condannato a una pena pari al tempo già trascorso nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh a Londra. In Gran Bretagna, è stato condannato per violazione delle condizioni di libertà su cauzione.
Come riportato da Renovatio 21, sui piani di assassinare Assange da parte della CIA un giudice spagnolo aveva aperto un’inchiesta convocando l’ex direttore del servizio di Intelligence Mike Pompeo.
Da quando ha riacquistato la libertà, Assange ha fatto diverse apparizioni pubbliche. Mesi dopo la sua liberazione, si è rivolto all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa a Strasburgo, in Francia, parlando della terribile esperienza che ha vissuto.
Nel 2025, ha partecipato a una marcia pro-palestinese a Sydney con circa 100.000 persone. Per qualche ragione, era in Piazza San Pietro pure nei giorni successivi alla morte di papa Bergoglio. Nel 2024 gli è stata pure formalmente conferita la cittadinanza onoraria di Roma Capitale.
🚨 Julian Assange attended Pope Francis’ funeral in St. Peter’s Square, Rome, with his family, expressing gratitude for the Pope’s support during his 14-year legal battle. Assange, freed in June 2024 after a U.S. plea deal, mingled among 400,000 mourners, including world leaders… pic.twitter.com/sjYzbfzV8P
— AɯƙɯαɾԃMαɱα™® (@AwkwardMamaNews) April 26, 2025
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Prima di fondare WikiLeaks nel 2006, Julian Assange ebbe una vita già estremamente movimentata. Nato nel 1971 a Townsville, in Australia, ebbe un’infanzia nomade: i genitori gestivano una compagnia teatrale itinerante e il ragazzo cambiò decine di scuole e abitazioni. Fu proprio durante l’adolescenza che si avvicinò all’informatica, diventando un hacker sotto lo pseudonimo di «Mendax» (dal latino «splendide mendax», un verso oraziano che significa «splendidamente bugiardo).
Insieme ad altri due giovani formò un gruppo chiamato «International Subversives», specializzato nel penetrare reti governative e militari particolarmente protette, tra cui sistemi della NASA, del Pentagono, della Nortel canadese e di varie università. Il gruppo seguiva un codice non scritto: osservare senza danneggiare né copiare i dati per fini personali, una sorta di etica hacker che Assange avrebbe poi rivendicato pubblicamente.
Nel 1991 la sua attività venne scoperta dalla polizia australiana, che lo incriminò con decine di capi d’accusa legati all’intrusione informatica; il processo si concluse nel 1996 con una condanna sostanzialmente simbolica, vista la giovane età e l’assenza di danni concreti. In quegli stessi anni Assange studiò fisica e matematica, lavorò come programmatore e cominciò a interessarsi di crittografia, ambito che lo portò più tardi a teorizzare i principi cardine di WikiLeaks.
Sui capelli bianchi, diventati un suo tratto distintivo, circolano diverse versioni mai confermate con certezza: la più diffusa è che siano il risultato di un incanutimento precoce dovuto allo stress accumulato durante l’adolescenza, quando la famiglia fu costretta a una vita fatta di continue fughe. Altre ricostruzioni, meno accreditate, parlano di un esperimento andato male con un tubo catodico o, più semplicemente, di una scelta estetica.
Proprio quella fuga era legata alla setta a cui la madre, Christine, si era legata tramite un compagno: «The Family», guidata dalla ex insegnante di yoga Anne Hamilton-Byrne (1921-2019), che si proclamava reincarnazione di Cristo e che il gruppo stesso definiva talvolta «Great White Brotherhood». La famiglia di Assange visse per anni nascosta proprio per sottrarsi all’influenza di quell’ambiente. Era circolata la notizia, propalata anche dal film The Fift State che i capelli bianchi di Julian potessero essere correlati all’usanza della setta «The Family» di tingere i capelli dei bambini di biondo platino o quasi bianco, una caratteristica quasi identificativa del gruppo, tanto che chi li vedeva li riconosceva a colpo d’occhio.
Alcuni articoli all’epoca avevano scherzato sul fatto che Assange abbia finito comunque per «copiare involontariamente» quel look.
«The Family» fu fondata a Melbourne negli anni Sessanta da Anne Hamilton-Byrne insieme al fisico e parapsicologo inglese Raynor Johnson, e i suoi due insediamenti principali, dove vivevano i bambini «adottati» illegalmente, si trovavano entrambi in territorio australiano, nella zona del Dandenong Ranges e sul Lago Eildon, in Victoria.
Tuttavia il gruppo ebbe anche una dimensione internazionale, seppure più limitata: secondo esperti di sette citati da diverse inchieste giornalistiche, «The Family» arrivò ad avere adepti e ramificazioni anche negli Stati Uniti e in altri paesi, e la stessa Hamilton-Byrne acquisì una proprietà a South Fallsburg, nello stato di New York, dove strinse legami con l’ambiente dello Yoga Siddha. Non a caso, quando fu infine arrestata nel 1993, dopo anni di latitanza, ciò avvenne proprio negli Stati Uniti, nelle Catskill Mountains, e non in Australia.
Il nucleo del movimento, il numero maggiore di adepti (circa cinquecento al suo apice, in gran parte professionisti come medici, avvocati e infermieri) e soprattutto i casi di abuso sui minori che portarono al crollo della setta restano un fenomeno essenzialmente australiano. La setta, come struttura organizzata e attiva, si è di fatto disgregata dopo il raid della polizia del 1987, quando le forze dell’ordine fecero irruzione nella proprietà di Lake Eildon e sottrassero sei bambini rimasti nella comunità; molti adulti membri se ne andarono nel periodo successivo, alcuni fuggendo all’estero insieme alla stessa Hamilton-Byrne, che rimase latitante per anni prima di essere rintracciata.
Anne Hamilton-Byrne e il marito Bill Hamilton-Byrne furono catturati nel giugno 1993 nelle Catskill Mountains, nello stato di New York, al termine di una lunga indagine della polizia del Victoria guidata dal detective Lex de Man. L’accusa penale che portò alla loro condanna non riguardava però gli abusi, le violenze o la somministrazione di droghe ai bambini, difficili da provare in tribunale a distanza di anni e con testimoni minorenni all’epoca dei fatti: i due furono condannati soltanto per frode, in relazione alla falsificazione dei documenti anagrafici usati per registrare illegalmente come propri figli naturali i bambini «adottati» in modo irregolare, spesso tramite medici e avvocati compiacenti all’interno della setta. La pena finale fu estremamente lieve rispetto alla gravità delle vicende raccontate dalle vittime: una multa di appena 5.000 dollari australiani a testa.
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