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Gehlen, la superspia da Hitler alla CIA

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«È legittimo usare Belzebù per scacciare Satana». Con questa semplice frase, veniva riassunto dal giornalista del New Republic in un articolo dell’aprile 1972, il particolare rapporto venutosi a creare tra i servizi statunitensi e l’Intelligence tedesca dalla fine della guerra in avanti. L’uomo che fece da collante tra i due universi prima e dopo la conferenza di Potsdam fu Reinhard Gehlen (1902-1979) o anche conosciuto come la superspia di Hitler. 

 

Iniziò la sua rapida ascesa nell’esercito tedesco sul fronte polacco del 1939. Successivamente prese parte allo staff del generale Franz Halder (1884-1972), comandante in capo del Comando Supremo dell’Esercito Tedesco e ne divenne in breve uno degli assistenti principali. Ebbe un ruolo importante nell’organizzazione delle operazioni in Grecia, Yugoslavia e Unione Sovietica e nella primavera del 1942 venne incaricato di gestire la FHO, Fremde Heere Ost, una nuova entità nata con lo scopo di ottenere informazioni sull’Armata Rossa e sul fronte orientale in generale.

 

Si ritrovò a lavorare molto vicino alla Abwehr di Willelhm Canaris (1887-1945), l’Intelligence tedesca nata dopo la fine della Grande Guerra e soppressa in seguito alla scoperta di un complotto ordito per assassinare Adolf Hitler (1889-1945). Il lavoro preparatorio svolto dalla Abwehr per l’operazione Barbarossa si rivelò essere approssimativo e concorse al disastro di Stalingrado. La fine dei servizi gestiti da Canaris lasciò la strada spalancata al giovanissimo Gehlen che a soli quarantanni si ritrovo in carico della gestione della nuova Intelligence tedesca. 

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Gehlen rinforzò immediatamente la struttura dei servizi portando professionisti in grado di studiare i nemici sovietici come mai prima era stato fatto. Prima di lui, la hybris della Abwehr sulla convinzione della superiorità ariana sopra quella slava non aveva mai permesso l’approfondimento perché considerato uno sporcarsi le mani ad un livello non consono. Gehlen, tra gli altri, assunse un antropologo, un esperto in slavistica, un geografo, un avvocato, con l’obiettivo di raccogliere più materiale possibile. 

 

Gehlen si ritrovo ben due volte contro il favore di Hitler. La prima quando stilò un prospetto in cui dichiarava perso il fronte orientale e l’armata Rossa militarmente superiore a quella tedesca. La seconda volta quando il suo studio mostrava persa Berlino e proponeva come unico modo di difesa finale l’attivazione dei Werewolf, gruppi paramilitari nazisti che avrebbero dovuto operare in assetto di guerriglia dietro le linee. Con questo documento, nell’aprile 1945, Hitler lo depose con l’accusa di disfattismo.

 

Da quel momento in avanti, in anticipo sui tempi e sui suoi colleghi, cominciò la sua preparazione personale per il dopo guerra. Radunò, copiò in microfilm e sotterrò in diversi punti delle Alpi bavaresi oltre cinquanta barili stagni, colmi dell’archivio dell’Intelligence tedesca. Si arrese agli americani e portato nel campo di concentramento Camp King, dichiarò che avrebbe potuto fornire informazioni fondamentali sull’Armata Rossa sovietica. Oltre ai documenti avrebbe potuto informare su dove si stesse nascondendo la maggioranza degli ufficiali nazisti in ottica di reclutamento per la causa anti comunista. 

 

Nel mondo post conferenza di Potsdam del 2 agosto 1945, la presenza dell’Intelligence dell’Asse nei paesi al di là della cortina di ferro era stata completamente azzerata. Gli unici ad avere ancora delle informazioni rimanevano i membri degli apparati nazisti. Gehlen stesso la corsa dell’Armata Rossa verso Berlino aveva impiantato una rete di agenti doppi dentro i futuri Paesi a influenza sovietica. In questa situazione di nebbia totale ma anche di grande sopravvalutazione delle forze sovietiche, venne considerato da Allen Dulles (1893.1969), il modo più veloce per recuperare una forma di presenza nell’Europa del dopoguerra. Bedell-Smith (1895-1961) a capo dell’ufficio di Berna in quel momento e futuro direttore della prima CIA, lo reclutò e lo spedì a Washington dove lavorò per formare quella che venne da quel momento chiamata la Gehlen Organization. 

 

Il gruppo di persone, chiamato in seguito dei «realisti» e che comandò la politica estera statunitense per un quarto di secolo, lo portò subito dalla propria parte offrendogli, negli anni e in forma segreta, duecento milioni di dollari. Allen Dulles stesso, quando Gehlen ottenne di tornare in Germania per formare il BND, Bundesnachrichtendienst, i Servizi Segreti Federali, lo incensò con una buonuscita da duecento cinquantamila marchi come ricompensa per tutto ciò che aveva fatto per la CIA. 

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L’organizzazione di Gehlen ottenne la vecchia dimora di Martin Bormann (1900-1945), ufficiale e primo consigliere di Hitler, a Pullach, nella Baviera meridionale, quale edificio da dove operare. Da questa base nascerà la BND, i servizi segreti della Germania Ovest, dentro la quale inserì tutti quegli ex SS e membri della Wermacht di sua preferenza. Uno dei ruoli principali di Gehlen, soprattutto grazie ai doppi agenti attivati nei Paesi dell’Est, fu quello di strutturare la rete Stay Behind o anche detta operazione Gladio, gruppi paramilitari coperti antisovietici, messa in piedi in tutta Europa 

 

Una situazione simile accadde anche in Italia. James Jesus Angleton (1917-1987), a capo dell’ufficio italiano della OSS, organizzò la fuga di Valerio Junio Borghese (1906-1974) da Salò assieme all’archivio della SIM, il Servizio d’Informazione Militare italiano. In questo modo pose le basi, per incorporare nell’Italia del dopoguerra gli apparati dell’Intelligence fascista in funzione anti sovietica. Assieme a questo, il fratello maggiore di Reinhard, Johannes, fisico nucleare, venne messo a capo dell’ODEUM una sussidiaria della organizzazione del fratello. Roma divenne centro di diversi interessi e luogo per eccellenza di miscellaneo incontro di spie internazionali.

 

Nonostante l’impegno profuso da Allen Dulles per ottenere le informazioni sui sovietici attraverso Gehlen e il suo esercito di nazisti, le montagne di documenti e le migliaia di informazioni che la CIA ottenne e lavorò in quegli anni si rivelarono però quasi completamente inutili. Sempre secondo l’articolo del New Republic, la parte ancora più inquietante non fu tanto l’inutilità finale delle informazioni portate ma scoprire in seguito come la sua organizzazione fosse stata infiltrata fin dall’inizio dai Sovietici. Proprio Gehlen una volta in auge a Washington, indicò tra i migliori prospetti a disposizione proprio Igor Orlov (1923-1982), l’uomo che due decenni dopo venne scoperto essere la famigerata talpa «Sasha».

 

Lev Bezymenskij (1920-2007), giornalista e storico russo di base a Bonn, pubblicò una recensione del libro di memorie di Gehlen. Il russo racconta come la versione iniziale del libro non avendo molto brio e novità da raccontare a fronte di un anticipo dato a Gehlen di un milione e mezzo di marchi si decise in fase editoriale di arricchirlo. Venne inviato David Irving, un giornalista inglese esperto in materia di Seconda Guerra Mondiale che su aiuto di Gehlen stesso organizzò una serie di interviste nella casa del tedesco sulle rive del lago di Starnberg in Baviera. Quello che ne venne fuori, venne considerato altamente non pubblicabile. La versione americana venne mondata dagli aggiornamenti di Irving, una copia invece non si sa come finì tra i tipi dello Spiegel di Amburgo che non perse un secondo a pubblicarlo. 

 

Oltre alla parte in cui si raccontava il fatto che l’organizzazione mantenesse il controllo anche sui fatti interni tedeschi, cosa assolutamente contro il suo senso formale di esistenza. Interessante era la parte in cui veniva spiegato come all’inizio degli anni Cinquanta, l’organizzazione tedesca avesse inviato diversi ufficiali in Egitto per tentare di infiltrare la polizia e i servizi egiziani senza riuscirci. Dopo questo tentativo decisero di puntare dunque sull’addestrare il Mossad ad inviare agenti doppi negli Emirati Arabi. Proprio Gehlen raccontò successivamente che Dulles e la CIA spinsero perché si prendessero in mano il Medio Oriente. In seguito alla guerra di Suez però, l’organizzazione, racconta sempre Gehlen, si concentrò solamente nell’addestrare il Mossad, l’appena nato, piccolo ma efficientissimo, servizio segreto israeliano, in modo da aiutare l’infiltrazione di spie nei Paesi arabi. 

 

Marco Dolcetta Capuzzo

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Immagine di Bundesarchiv, Bild 183-27237-0001 via Wikimedia pubblicata su licenza CC-BY-SA 3.0; immagine modificata

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Operazioni delle forze speciali USA in Ecuador

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Un funzionario ecuadoriano ha confermato che i Berretti Verdi statunitensi erano impegnati in operazioni anti-cartello. All’inizio di quest’anno, il presidente Donald Trump ha costituito una coalizione, denominata Scudo delle Americhe, con l’obiettivo di contrastare i cartelli in America Latina e Sud America.   Un funzionario locale ha dichiarato all’agenzia AFP che le forze speciali statunitensi stanno conducendo operazioni dirette contro presunti cartelli nella provincia di Esmeraldas.   «Siamo con il 7° Gruppo (Forze Speciali) dell’Esercito degli Stati Uniti. Stiamo lavorando insieme nella lotta contro il narcotraffico», ha affermato la scorsa settimana il governatore della provincia di Esmeraldas, Juan Jaramillo. Il ministro della Difesa ecuadoriano Gian Carlo Loffredo ha aggiunto che due navi da guerra statunitensi operano nella regione.   A marzo, il presidente Donald Trump ha dichiarato che una dozzina di nazioni latinoamericane avevano aderito alla coalizione Scudo delle Americhe per combattere i cartelli nella regione. L’Ecuador è membro del blocco. Quel mese, gli Stati Uniti e l’Ecuador condussero operazioni militari congiunte contro presunti obiettivi legati al narcotraffico. «   Le operazioni sono un esempio concreto dell’impegno dei partner in America Latina e nei Caraibi nella lotta contro la piaga del narcoterrorismo», ha dichiarato il Comando Sud degli Stati Uniti dopo il raid.

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Tuttavia, il New York Times ha riferito che l’obiettivo dell’operazione era un caseificio, non un laboratorio di droga. «L’attacco militare sembra aver distrutto un allevamento di bestiame e una fattoria di prodotti lattiero-caseari, non un centro di traffico di droga, stando alle interviste con il proprietario della fattoria, quattro dei suoi dipendenti, avvocati per i diritti umani e residenti e leader di San Martín», spiega il giornale neoeboraceno.   L’attività militare in Ecuador rientra nell’ambito dell’Operazione Lancia del Sud. L’anno scorso Trump ha ordinato al Dipartimento della Guerra di ampliare le operazioni militari in America Latina per contrastare il traffico di stupefacenti verso gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno condotto decine di raid aerei contro imbarcazioni sospettate di essere utilizzate per il traffico di droga nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico orientale.   Le operazioni hanno causato la morte di oltre 200 persone e la distruzione di oltre 60 imbarcazioni. La Casa Bianca ha affermato che le imbarcazioni prese di mira sono gestite da narcotrafficanti che tentano di contrabbandare fentanil negli Stati Uniti. Tuttavia, l’amministrazione non ha fornito al popolo americano alcuna prova a sostegno di tale affermazione. Inoltre, alcune prove suggeriscono che almeno alcune delle imbarcazioni attaccate non fossero coinvolte nel traffico di stupefacenti.   I familiari di diverse vittime hanno affermato che i loro parenti uccisi erano pescatori. Il mese scorso, il Washington Post ha riportato di aver esaminato una valutazione della DEA secondo cui gli attacchi alle navi gestite da presunti narcotrafficanti non hanno modificato la quantità o il prezzo della cocaina che entra negli Stati Uniti.   Anche i funzionari militari statunitensi hanno ammesso al Congresso che le operazioni non hanno avuto alcun impatto sulla purezza della droga.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr  
 
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Le basi del pensiero dei fratelli Dulles

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L’armistizio della prima guerra mondiale venne deciso iniziare evocativamente alle ore undici dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese del 1918. Il presidente americano Woodrow Wilson (1856-1924) decise di partecipare personalmente alla conferenza di pace a Parigi, un fatto eccezionale all’epoca, in quanto, l’unico altro esempio di presidente statunitense in visita all’estero, fu Theodore Roosevelt (1858–1919) all’appena annesso Canale di Panama.

 

Dopo le dimissioni nel 1915 di William Jennings Bryan (1860-1925), il segretario di Stato di Wilson divenne il consigliere Robert Lansing (1864–1928). Bryan decise di lasciare in seguito alle note di protesta, troppo bellicose secondo il segretario, inviate da Wilson alla Germania in seguito all’affondamento del RMS Lusitania da parte di alcuni U-Boot tedeschi. Venne Scelto Lansing, su suggerimento del consigliere privato di Wilson, il colonnello Edward M. House, (1858-1938) perché persona tecnicamente preparata sulla giurisprudenza internazionale e perché facilmente indirizzabile e controllabile. 

 

Robert Lansing aveva sposato, Eleanor, la figlia di John Watson Foster (1836-1917), segretario di stato durante il governo Harrison e una vita nella diplomazia in particolare in Russia, Messico e Spagna. Foster rimarrà nella storia americana per essere il primo segretario di stato ad aver organizzato la conquista di una nazione estera, assecondando i coloni americani alle Hawaii, inviando i marines a supporto e prontamente annettendo le isole oceaniche dopo l’avvenuto rovesciamento della monarchia. 

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La figlia di Foster sposò un pastore presbiteriano Allen Macy Dulles e i loro figli John Foster Dulles (1888-1959) e Allen Welsh Dulles (1893-1969) divennero relativamente il segretario di Stato e il direttore della CIA del futuro governo Eisenhower. I nipoti crebbero ascoltando le storie del nonno materno, subendone la fascinazione e assumendone gli ideali. Assieme al nonno vissero anche le discussioni tra il nonno e il suo genero, Lansing, sempre presente alla corte di nonno Foster.

 

Entrambi i fratelli Dulles, laureati coi massimi voti a Princeton dove Wilson, prima di diventare governatore del New Jersey e in seguito presidente degli States, aveva lavorato come professore dal 1890 al 1902 per poi assumerne la presidenza fino al 1910, idolatravano Wilson. John Foster, 5 anni più grande del fratello, con una carriera nella Sullivan & Cromwell, cercò immediatamente di fare leva su Lansing per farsi portare come assistente a Parigi ma senza riuscirci. 

 

Ottenne però lo stesso un biglietto attraverso la sua stretta conoscenza personale con Bernard Baruch (1870-1965) come suo assistente. Baruch, ricchissimo finanziere e presidente della War Industries Board, organismo incaricato di organizzare l’economia di guerra statunitense, venne chiamato da Wilson come delegato delle riparazioni di guerra, cioè colui che decideva sulla gravità della punizione verso i tedeschi. Foster si ritrovò di li a poco a condividere lunghe partite a bridge sul ponte della nave George Washington con il segretario della marina dell’epoca Franklin Delano Roosevelt (1882-1945). 

 

Il valore dei contatti che maturò in quei mesi furono incalcolabili, si trovò allo stesso tavolo con il famoso economista John Maynard Keynes (1883-1946) e colui che metterà le basi dell’Unione Europea, Jean Monnet (1888-1979). Condivise il tavolo con il presidente del Brasile, Epitàcio Pessoa, cliente della sua firm per la riorganizzazione delle ferrovie brasiliane, e con il finanziere George Sheldon tesoriere del partito repubblicano. 

 

La portata dell’evento attrasse anche Allen Dulles che, di stanza a Berna, trovò modo di partecipare assicurandosi un lavoro nella boundary commission. Il fratello, di natura più incline rispetto a Foster alla vita sociale, divenne resident al La Sphinx il bordello più in voga di Parigi. Tra le tante conoscenze nel mondo dello spettacolo, della letteratura e dell’arte vi aggiunse anche quella del suo futuro capo, il generale americano Walter Bedell Smith (1895-1961). 

 

Pure la sorella Eleanor Dulles (1895-1996), figlia del segretario di Stato Lansing, partecipò al periodo storico lavorando in un’organizzazione umanitaria quacchera di soccorso lungo le devastate rive della Marna. La sorella anch’essa estremamente dotata e preparata partecipò quanto potè alla vita del periodo, l’unico che non riuscì a trarne beneficio fu Lansing che venne gradualmente lasciato da parte da Wilson.

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Wilson gestì il periodo della delegazione americana Parigi con una grandeur tale da far invidia ai francesi stessi. Gli americani personificavano la vittoria degli ideali a stelle e strisce sul resto del mondo e lo facevano da padroni. Wilson ripeté svariate volte il suo slogan sull’autodeterminazione dei popoli: national aspirations must be respected. Il suo principio sull’autodeterminazione però si rifaceva solamente alla parte dell’globo di cui facevano parte lui e i suoi amici bianchi senza avvicinarsi nemmeno a considerare papabili a rientrare all’interno dello stesso discorso tutti coloro che vivevano nelle colonie degli stessi suoi amici. 

 

Scrive Stephen Kinzer nel suo ottimo The Brothers di come Ho Chi Minh non venne riconosciuto degno di essere ascoltato e, di li a poco, dopo essere transitato per Mosca e introdotto al Comintern, divenne il fondatore del Partito Comunista Francese e si impegnò in una guerra di tre decadi che arrivò fino al governo dei fratelli Dulles.

 

Lo stesso accadde dopo alcuni mesi in diversi punti del mondo: una rivoluzione contro gli inglesi in Egitto, una rivolta coreana verso i giapponesi, l’inizio della campagna gandhiana in india e un movimento di protesta antimperialista in Cina. 

 

Rifiutandosi di mettersi al tavolo con i rappresentanti del mondo al di fuori del teatro europeo, i leader che si incontrarono a Parigi gettarono le basi per decenni di disordini. La determinazione nel garantire i loro possessi superò di gran lunga la loro volontà di rendere reali gli slogan sull’autodeterminazione che enunciavano con tanto orgoglio. Questo valse per Wilson quanto per tutta la compagnia cantante a seguito. 

 

Non esiste traccia di rimpianti da parte dei fratelli Dulles sul fallimento della delegazione di Parigi però entrambi lasciarono un segno del loro passaggio sulle firme finali a Versailles. Foster cercò di imbonire la commissione sulla punizione verso la Germania anche senza riuscire del tutto a modificare la volontà degli Europei. Allen contribuì a determinare i confini dei Sudeti scorporati dalla Germania a favore della neonata Repubblica Ceca. Ambo le questioni concorsero al riarmo sfrenato della Germania e alla preparazione per la seconda ecatombe europea.

 

Entrambi i fratelli, nel loro tempo a Parigi, subirono la fascinazione di Wilson che li prese sotto la sua ala protettiva. Una figura che si aggiungeva a quella di nonno Foster, la quintessenza del missionario diplomatico: freddo, pontificante, fortemente moralista e totalmente convinto di essere uno strumento della volontà divina.

 

L’idealismo di Wilson rifletteva una concezione estremamente orientata al commercio, un altro tratto caratteristico che si accomodò perfettamente nella visione del mondo dei due fratelli. 

 

Wilson era un uomo del sud, era un ammiratore del Ku Klux Klan e considerava la segregazione un beneficio. Nei suoi anni al governo ordinò più interventi di chiunque altro: Cuba, Haiti, Repubblica Dominicana, Mexico, Nicaragua e pure nell’Unione Sovietica nel periodo successivo alla rivoluzione.

 

Nessuno come lui prima però aveva portato come motivazione l’esportazione della democrazia verso i popoli oppressi. Questa era un’operazione politica assolutamente nuova che diventerà un tratto dominante per i futuri governi degli Stati Uniti, soprattutto quelli con al loro interno i fratelli Dulles. 

 

Marco Dolcetta Capuzzo

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Immagine: negativo su vetro di foto di Woodrow Wilson (1910), Collezione George Grantham Bain, Biblioteca del Congresso, Washington.

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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Trump scappa nascosto in un carrello per il catering: Israele si è inventato la minaccia di attentato?

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La comunità dell’intelligence statunitense nutriva dubbi sulle notizie relative a un complotto iraniano per uccidere il presidente Donald Trump abbattendo l’Air Force One al suo rientro da un vertice NATO in Turchia. Tale valutazione sarebbe stata comunicata all’amministrazione, ma i servizi segreti avrebbero comunque optato per trasferire segretamente Trump su un altro aereo. Lo riporta il Washington Post.   I media statunitensi hanno rivelato la storia della manovra clandestina lunedì scorso. Uscendo dall’incontro, Trump è passato bruscamente dal suo nuovo Boeing 747-8, regalatogli dal Qatar, al precedente Air Force One, ma si è scoperto che aveva segretamente lasciato anche quest’ultimo aereo in un camioncino per il catering aeroportuale, per poi volare a bordo di un aereo militare più piccolo diretto nel Regno Unito. Si dice che lì sia risalito a bordo del vecchio Air Force One per dare l’impressione di esserci stato per tutto il tempo.   Gli analisti della CIA erano molto scettici riguardo alle informazioni di intelligence su un imminente complotto per assassinarlo e comunicarono tale posizione all’amministrazione. I rapporti sulla minaccia erano «di origine israeliana, non statunitensi, e considerati poco attendibili», ha dichiarato al WaPo un funzionario dell’Intelligence rimasto anonimo.   Nel frattempo, gli iraniani e altri ne hanno approfittato per generare meme sull’internet.    

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L’ultimo rapporto aggiunge ulteriori dettagli all’intera vicenda, che ha già scatenato un grave scandalo. Giornalisti e molti funzionari di alto rango sono stati tenuti all’oscuro della manovra di Trump e della minaccia percepita. I giornalisti si sono sentiti trattati come «esche inconsapevoli e ignare, proprio nel mirino», ha affermato Aaron Blake, giornalista senior della CNN.   Martedì Trump aveva ammesso di aver cambiato aereo, insistendo sul fatto di aver fatto solo ciò che i servizi segreti ritenevano la cosa migliore da fare. «Mi attengo ai servizi segreti e ai militari. Volevano che prendessi un volo diverso, un aereo diverso. Devo solo fare quello che mi dicono», ha dichiarato Trump ai giornalisti.   Lo scandalo coincide anche con le dimissioni della portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, che mercoledì ha annunciato che lascerà il suo incarico alla fine del mese «per poter dedicare più tempo» alla famiglia.   La ventottenne, diventata madre per la seconda volta a maggio, era tornata alla Casa Bianca a giugno dopo un periodo di assenza. L’improvvisa partenza della Leavitt ha alimentato le teorie secondo cui fosse tra i funzionari ignari lasciati a bordo dell’aereo civetta e che la vicenda possa essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.   Come riportato da Renovatio 21, varie testate giornalistiche statunitensi hanno sostenuto che il presidente Donald Trump avrebbe di fatto impiegato i giornalisti al seguito dei suoi viaggi come esche.   Il dipartimento di Giustizia ha tentato di citare in giudizio i giornalisti del New York Times per i loro articoli sul nuovo Air Force One, mentre il Pentagono ha di recente revocato l’autorizzazione di sicurezza all’ex capo dell’aeronautica militare Frank Kendall, accusato di aver divulgato informazioni classificate sul velivolo ai media.  

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