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Intelligenza Artificiale

Gli «riportano in vita» come AI la figlia assassinata: padre scioccato

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Un utente si è rivolto alla piattaforma di Intelligenza ArtificialeCharacter.AI per creare quasi due decenni dopo la sua tragica morte una versione chatbot di un’adolescente assassinata. Lo riporta AdWeek.

 

Il padre della bambina defunta racconta la sua esperienza quando ha scoperto che il nome e l’immagine della figlia erano stati inseriti in un chatbot senza il suo consenso.

 

Jennifer Crecente, di Austin, Texas, aveva solo 18 anni quando fu assassinata dal suo ex fidanzato nel 2006. Suo padre, Drew Crecente, ha fondato e continua a gestire un’organizzazione non-profit in sua memoria dedicata alla violenza negli appuntamenti tra adolescenti. Sua madre, Elizabeth Crecente, ha fondato un’altra organizzazione non-profit con la stessa missione.

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Come ha detto Drew recentemente al Washington Post, «ci vuole un bel po’ prima che io rimanga scioccato, perché ho davvero passato parecchie cose». «Ma questo», ha aggiunto, riferendosi al chatbot, «ha segnato un nuovo minimo».

 

Drew ha spiegato di essere stato avvisato dell’esistenza del bot tramite un avviso di Google, che lo ha portato a un profilo Character.AI dotato del nome di Jennifer e della sua foto dell’annuario.

 

Come mostrano gli screenshot del profilo, è stata pubblicizzata agli altri utenti della piattaforma come una AI «competente e amichevole» di una «giornalista di videogiochi». Parte del profilo era scritta in prima persona, con «Jennifer» che affermava di «essere una nerd di videogiochi, tecnologia e cultura pop». Niente di più lontano da quello che era sua figlia, ha sottolineato Drew al WaPo. Con molta probabilità la bizzarra descrizione era il risultato di un modello di AI che confondeva Jennifer con suo zio, Brian Crecente, un cofondatore ed ex caporedattore della pubblicazione di videogiochi Kotaku.

 

«Il mio polso stava accelerando», ha detto Drew al WaPo in merito al ritrovamento del profilo. «Stavo solo cercando un grosso pulsante rosso lampeggiante di stop che potessi schiacciare e far fermare tutto (…) Non si può andare molto oltre in termini di cose davvero terribili», ha aggiunto il genitore della ragazza trucidata.

 

Da allora Character.AI ha rimosso il bot perché viola le sue policy utente. Questa è una delle applicazioni più oscure dell’Intelligenza Artificiale generativa che abbiamo visto e, cosa ancora peggiore, non è chiaro come l’azienda, che ha recentemente stretto un importante accordo per concedere in licenza la sua tecnologia a Google, possa impedire funzionalmente che questo genere di cose accada in futuro.

 

Dal canto suo Character.AI afferma di non consentire l’impersonificazione di persone reali. Ma, si chiede Futurism, è etico per la sua piattaforma affidarsi a vittime reali di abusi per controllare tale regola, mentre nel frattempo raccoglie i frutti finanziari degli utenti che interagiscono con quei bot? Se Drew Crecente non avesse impostato un avviso di Google per il nome di sua figlia, il profilo sarebbe passato inosservato, accumulando conversazioni con gli utenti a vantaggio di Character.AI?

 

«Se dicono “Non lo permettiamo sulla nostra piattaforma” e poi lo permettono sulla loro piattaforma finché non viene portato alla loro attenzione da qualcuno che è stato danneggiato da ciò, non è giusto», ha dichiarato al Washington Post Jen Caltrider, ricercatrice sulla privacy presso la fondazione non-profit Mozilla Foundation. «E nel frattempo, guadagnano milioni di dollari».

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I risvolti macabri di questa nuova tecnologia sono molteplici. In Cina, nella metropoli di Chongqing, in un’installazione realizzata in un parco ad alcuni parenti è stato possibile «incontrare virtualmente» i propri defunti, grazie a un sistema tecnologicamente avanzato che ne ricrea l’aspetto e la voce. L’iniziativa era stata promossa dal comitato locale che gestisce le donazioni di organi. Integrando tra loro big data e le informazioni rilevanti del defunto in base ai desideri e ai ricordi di parenti e amici, è possibile oggi creare una replica digitale del defunto, disponibile solo per i membri della famiglia.

 

Ma il giocare con i morti e l’ultraterreno pare piacere all’intelligenza artificiale, tanto che vorrebbe essere adorata dai suoi utenti come un dio.

 

Come riportato da Renovatio 21, due podcaster hanno usato l’AI per realizzare un falso speciale del comico americano George Carlin, ma si sono visti costretti a cancellare il video mesi dopo essere stati citati in giudizio dagli eredi del defunto comico.

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Intelligenza Artificiale

Il FMI mette in guardia contro la minaccia sistemica rappresentata dall’IA

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L’Intelligenza Artificiale potrebbe trasformare gli attacchi informatici in una minaccia sistemica per la finanza globale, ha avvertito il Fondo Monetario Internazionale, affermando che i modelli avanzati possono aiutare gli aggressori a sfruttare le vulnerabilità più velocemente di quanto le istituzioni riescano a risolverle.   In un post pubblicato giovedì sul suo blog, il FMI ha affermato che la sua ultima analisi suggerisce che «le perdite estreme causate da incidenti informatici potrebbero innescare tensioni finanziarie, sollevare preoccupazioni sulla solvibilità e perturbare i mercati in generale».   Secondo l’organizzazione, l’attuale sistema finanziario si basa su infrastrutture digitali condivise, tra cui software, servizi cloud e reti per pagamenti e altri dati. Il Fondo ha avvertito che i modelli di intelligenza artificiale avanzati possono ridurre drasticamente i tempi e i costi necessari per identificare e sfruttare le vulnerabilità, aumentando il rischio di attacchi simultanei a sistemi ampiamente utilizzati.

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Il Fondo Monetario Internazionale ha citato il recente rilascio controllato di Claude Mythos Preview da parte di Anthropic, descritto come «un modello di Intelligenza Artificiale avanzato con eccezionali capacità informatiche». Secondo il FMI, Mythos sarebbe in grado di individuare e sfruttare vulnerabilità in tutti i principali sistemi operativi e browser web, «anche se utilizzato da utenti non esperti».   Il FMI ha sottolineato che i rischi informatici derivanti dall’IA potrebbero destabilizzare il sistema finanziario se non gestiti con attenzione, rilevando che gli attacchi potrebbero estendersi oltre il settore finanziario, poiché le banche condividono le infrastrutture digitali con i settori dell’energia, delle telecomunicazioni e dei servizi pubblici.   «Le difese saranno inevitabilmente violate, quindi anche la resilienza deve essere una priorità», ha avvertito il FMI, chiedendo test di stress informatico, analisi di scenari, supervisione a livello del consiglio di amministrazione, cooperazione pubblico-privato e un più forte coordinamento internazionale.   L’avvertimento giunge in un contesto di crescenti preoccupazioni riguardo all’uso improprio dell’AI. Un recente studio britannico ha rilevato che l’IA viene sempre più utilizzata dai trafficanti di esseri umani per «identificare, reclutare e controllare le vittime su larga scala».   Secondo quanto riportato dal New York Times all’inizio di questa settimana, la Casa Bianca starebbe anche valutando la possibilità di esaminare i nuovi modelli di intelligenza artificiale prima del loro rilascio, al fine di evitare ripercussioni politiche derivanti da potenziali attacchi informatici basati sull’IA.   I chatbot basati sull’intelligenza artificiale sono stati sempre più spesso implicati nel facilitare crimini gravi e violenti. Una recente indagine congiunta della CNN e del Center for Countering Digital Hate ha rilevato che 8 chatbot su 10 basati sull’IA erano desiderosi di aiutare i ricercatori a simulare la pianificazione di attacchi violenti, tra cui sparatorie nelle scuole, attentati a luoghi di culto e assassinii, augurando ai potenziali attentatori «buona (e sicura) sparatoria!».   Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi mesi Google e la società produttrice di chatbot Character.AI hanno raggiunto un accordo per risolvere una causa intentata da una madre della Florida, che accusava un chatbot di aver contribuito al suicidio di suo figlio

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Come riportato da Renovatio 21, OpenAI ha detto che oltre un milione di persone parlano di suicidio con ChatGPT ogni settimana. Alcuni esperti intanto hanno preso a parlare di «psicosi da chatbot».   Come riportato da Renovatio 21, una causa intentata da dei genitori californiana causa che ChatGPT abbia incoraggiato un adolescente suicida a pianificare un «bel suicidio» e si sia persino offerto di redigere la sua lettera di addio.   Un altro caso che ha raggiunto la stampa internazionale è stato quello della giovane vedova belga che sostiene che il marito è stato portato a suicidarsi da un popolare chatbot di Intelligenza Artificiale. La macchina in sole sei settimane avrebbe amplificato la sua ansia per il Cambiamento Climatico portandolo a lasciarsi alle spalle la sua vita agiata.   I chatbot sembrano essere usati anche da coloro che progettano omicidi e stragi.   Hanno usato ChatGPT prima dei loro attacchi il sospettato terrorista che ha fatto scoppiare un Cybertruck Tesla dinanzi al Trump Hotel di Las Vegas a gennaio e pure un individuo che poche settimane fa ha assaltato con un coltello una scuola femmine in Isvezia.   Come riportato da Renovatio 21, dal processo a suo carico è emerso che l’uomo che aveva pianificato di assassinare la regina Elisabetta di Inghilterra con una balestra sarebbe stato incoraggiato da un chatbot di Intelligenza Artificiale nei giorni prima di irrompere nel parco del Castello di Windsor.   Mesi fa si è avuto il caso dell’ex dirigente di Yahoo che avrebbe ucciso la madre e poi se stesso sotto l’influenza del chatbot.

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Intelligenza Artificiale

Avere paura dell’IA. E dello Stato moderno

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La settimana scorsa ho incontrato un’amica dei miei anni milanesi. Per qualche strana ragione del destino, non solo è venuta a vivere nella mia città ma ha pure messo suo figlio nella stessa scuola dei miei. Era all’ingresso ad aspettare, seduta sui gradini della cappella dell’antica scuola cattolica, cappella che tuttavia ora è data in gestione agli ortodossi moldavi.

 

Ciao, come va. Lei era una grafica eccezionale, impaginava giornali e qualsiasi cosa, il suo talento, all’epoca, era indiscusso, e pari solo alla sua joie de vivre notturna. Stava imprecando al telefono, un lavoro di un cliente che, mi dice, non capisce nulla di nulla, e quelli sono i più difficili, perché non sanno cosa vogliono, ti tocca spiegarti, e rifare tutto, tante volte.

 

Mi esce fuori, ex abrupto, una domanda che non volevo fare, ma che con evidenza mi sta strisciando in testa anche per il mio lavoro.

 

«Credi che questi lavori ci saranno ancora a breve?»

 

Lei mi guarda fisso negli occhi e mi risponde pure a bruciapelo: «No».

 

Non c’è nemmeno bisogno di esplicitarlo: sottointeso c’è l’avvento dell’Intelligenza Artificiale.

 

«In realtà, il mio lavoro era già stato prosciugato da cose come Canva» mi dice, citando il celebre sito che ti permette di fare grafiche in quattro e quattro otto. «Ora sarà ancora peggio. Dovremo tornare a zappare la terra».

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L’amica va oltre. Siccome è stata in Australia tanto e per qualche ragione ha una padronanza e una pronunzia dell’inglese che pare ottima, si era messa, in questi anni, a insegnare la lingua di Shakespeare, specie in ambienti aziendali – quelli che pagano bene, meglio dei corsi comunali.

 

«Hai mai visto questa applicazione?» Mi fa guardare il suo telefonino e mi racconta che ora c’è l’IA per imparare l’idioma: ti parla, ti spiega, conversa con te, quando vuoi. In pratica, sospira «è la fine dei corsi di lingua». Non può che essere così: invece che prendersi una o due ore della giornata, andare con la cartellina e i libri di testo in un luogo a sentire qualcuno che spiega, fai tutto nei tempi che desideri (cinque minuti? Un’ora?) in qualsiasi interstizio del giorno e della notte. Puoi interrompere l’insegnante quante volte vuoi, e farti spiegare passo passo la frase.

 

Su due lavori che aveva, non gliene rimarrà nemmeno uno. Pur avendolo realizzato con estrema chiarezza, non sembrava nemmeno così preoccupata. Aveva meditato a lungo questa trasformazione. E il fatto di essere madre, in qualche modo, aiuta ad attutire il colpo esistenziale: se invece della famiglia hai fatto il lavoro il centro della tua vita la rovina sarà inevitabile.

 

Altro esempio: amico programmatore di macchine industriali, quasi trenta anni nel settore. Lui è un fan di Claude, l’AI di Anthropic, che preferisce a ChatGPT. Mi dice che il suo lavoro è cambiato totalmente: la macchina scrive il codice da sé. Non solo, sembra capire davvero quello di cui hai bisogno. Il correlato è che aziende che hanno bisogno di 10, 100, 1000, 10.000 programmatori ora possono tranquillamente licenziarli.

 

Altro amico ancora. Apprezzato illustratore fantasy, non lo sento da anni e anni. Dopo aver visto Midjourney, l’AI di produzione delle immagini, mi chiedo come possa ancora lavorare. Da decenni colleziono copie di Spectrum, una serie di libri illustrati che raccoglievano il meglio della Fantastic Art contemporanea: copertine di libri, locandine di film, pubblicità, opere a sé realizzate dai maggiori artisti del settore del pianeta. Ogni numero era una festa per gli occhi, un’immersione concreta nell’immaginazione realizzata con talento e fatica (cioè, più o meno, arte). Ora basta un prompt a caso su Midjourney, e si viene sommersi da quantità infinite di immagini di quella qualità, e sicuramente crediamo che il machine learning sia stato fatto addentando proprio queste pubblicazioni e forse pure tutto il social artistico Deviantart.

 

È drammatico anche per i testi. Il commercialista mi manda un’analisi di un contratto fatta con l’IA. Lettere e post sui social passano tutti che gli algoritmi, che generano il testo con una facilità impressionante. Colpisce anche la perfezione del tono: sanno adeguarsi al contesto, essere formali o sentimentali, non sbagliano mai. Ho pensato che, in pochi anni, siamo arrivati a rovesciare completamente la distopia del film Her (2013), dove il protagonista si innamorava di un chatbot IA. Di lavoro, l’uomo scriveva lettere d’amore per conto terzi: un’attività che, siamo sicuri, ora viene lasciata totalmente al robot.

 

E, parlando di film, è oramai chiaro che il modello attuale, quello di Hollywood e Cinecittà, ha i minuti contati, e non sappiamo bene cosa verrà dopo, perché le capacità dell’IA sono tali che potrebbe uscire un nuovo tipo di intrattenimento, diverso dal film e dalla serie TV e dai videogame. Di fatto, tutta quell’industria è finita, è arrivata al punto in cui può solo venire riprogrammata dall’Intelligenza Artificiale: se avete presente cosa gira oggi su YouTube o su X sapete di cosa sto parlando.

 

Dalle macchine industriali alle lettere d’amore, dalle grafiche ai documenti giuridici, nulla – nulla – rimane intatto. E prima che preoccuparsi della questione spirituale e preternaturale (nessuno ha la sicurezza che l’IA ci voglia bene, anche perché potrebbe essere stata programmata da persone che odiano la vita e l’essere umano), è il caso di chiederci cosa ne sarà del nostro lavoro.

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Non è più una vaga riflessione che riguarda il futuro: è il nostro presente. Nell’indifferenza dei sindacati paleolitici, masse immani di persone finiranno disoccupate. Lo sapevamo da tempo, ora stiamo per vederlo.

 

Si dirà: i sindacati sono dedicati soprattutto ai lavori materiali, che non sono così minacciati da ChatGPT. Già, come no. I robot antropomorfi sono dietro l’angolo, con aziende che già prospettano di affittare un androide domestico, che fa i piatti, pulisce il pavimento, spolvera e piega il bucato, per 600 dollari al mese. L’impatto che il robot antropomorfo avrà sull’industria pesante non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello che ebbe negli anni Settanta e Ottanta la prima automazione in catena di montaggio.

 

Pensate che imbianchini, idraulici, elettricisti non diverranno sostituibili? No, il lavoro manuale non è in nessun modo un riparo all’apocalisse robotica in arrivo.

 

Fermi, rimangono i lavori più emotivi, «umani»… l’insegnante di yoga… lo psicanalista… la prostituta. Ecché, robotizzeranno anche il lavoro più vecchio del mondo, quello che ha bisogno della persona e della carne? Sappiamo già tutti che sarà così: robot sessuali personali per tutti, diligente evoluzione dell’onanismo pornografico di massa.

 

Le sex doll, gradino ulteriore rispetto alla bambola gonfiabile, customizzabili in colori e misure, sono già una realtà, e le sperimentazioni per introdurvi le AI sono già iniziate. Il tempo di mettervi dentro un endoscheletro robotico, e poi addio all’amore umano: se uno può stare a casa con la donna (o l’uomo…) dei suoi sogni, perché mai uscire, flirtare, frequentare, sposare, figliare? «Ci scoperanno fino all’estinzione» diceva dei robot sessuali in uno spettacolo di qualche anno fa il comico Bill Burr. La trappola antiumana definitiva, dove pornografia espleta definitivamente il suo ruolo anticoncezionale.

 

E quindi, cosa succederà? Ci sembrano lontane le prospettive dell’UBI (Universal Basic Income), il reddito universale di cui hanno cianciato, con la stupidità che li contraddistingue, anche partiti nostrani. Così come distante più di Marte ci sembra la riformulazione di quello che i robot li sta costruendo, Elon Musk, che parla di UHI, Universal High Income, reddito per tutti quanti, ma alto, come dividendo dell’età dell’abbondanza che a suo dire porterà l’IA e la robotica avanzata.

 

Ci sembra sempre più evidente che ciò che potrebbe essere in programma per noi è lo sterminio. Quando il filosofo israeliano del WEF Yuval Harari scandalizzò tutti dicendo che non sapeva cosa si sarebbe fatto con la massa in eccedenza di essere umani finiti disoccupati – droghe e videogiochi, ipotizzava simpaticamente – noi di fatto non gli credevamo.

 

È più probabile che quello che l’élite abbia in programma per noi, ora che non ha più bisogno né del nostro lavoro, né dei nostri soldi, né del nostro voto, è uno sterminio puro e semplice.

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È così: la Rivoluzione Industriale, l’automazione del Novecento, erano immersi in una cultura diversa, quella per cui l’essere umano non si può eliminare in massa. Quello che abbiamo ora invece è una Necrocultura: una cultura votata alla morte, alla distruzione della vita umana e della sua dignità. Per cui, ad occhio, non si faranno tanti problemi. Anzi.

 

Nel 2018 l’influente professore e scrittore Douglas Rushkoff scrisse di un gruppo di ricchissimi degli hedge fund che lo pagò profumatamente per una serata di consulenza. Essi stavano pianificando la sopravvivenza ad un evento di collasso della Civiltà, e sapevano che mantenere la propria sicurezza dalla plebe inferocita avrebbe costituito un problema fondamentale. «Sapevano che sarebbero state necessarie guardie armate per proteggere i loro complessi dalla folla inferocita. Ma come avrebbero pagato le guardie una volta che i soldi non avevano più valore?»

 

«Cosa avrebbe impedito alle guardie di scegliere il proprio capo?» scrive il Rushkoff. «I miliardari presero in considerazione l’uso di speciali serrature a combinazione sulla fornitura di cibo che solo loro conoscevano. O costringere le guardie a indossare collari disciplinari di qualche tipo in cambio della loro sopravvivenza. O forse costruire robot che servano da guardie e lavoratori, se quella tecnologia potesse essere sviluppata in tempo».

 

Quel tempo è arrivato: i robot capaci di violenza, come sa il lettore di Renovatio 21, non sono più solo nella fantascienza di film come Elysium (2013). I miliardari se ne doteranno in maniera forsennata, e siamo noi quelli che sottolineano come Elon Musk abbia definito la prima produzione dei suoi automi come la sua Legione, riecheggiando la sapienza di Crasso, che diceva che «non sei davvero ricco sino a che non puoi permetterti una legione».

 

Qui sta l’inghippo: con la «democrazia» abbiamo permesso l’ascesa ai vertici dello Stato moderno di persone che odiano il popolo, e odiano la vita – agenti della Necrocultura che hanno promosso forme prodromiche di sterminio dell’umanità come aborto, eutanasia, provetta, predazione degli organi. Il risultato è che la democrazia, il governo del popolo, si rivela essere l’operazione della sua estinzione.

 

Uno Stato che non abbia alla base la morale cristiana non può che finire per distruggere l’essere umano, perché giocoforza finisce – esattamente come Skynet, l’AI genocida di Terminator – a considerare la sua stessa struttura come più importante degli umani che serve, e questi ultimi come pericolo possibile alla sua persistenza. Lo Stato-Terminator è già nei nostri ospedali, ma non possiamo chiedere a tutti di rendersene conto.

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Il problema, quindi, non è nella fine del lavoro, e forse nemmeno nell’IA stessa: il problema è la forma di potere scelta o subita dalla popolazione – è lo Stato Moderno. Ogni ora passata a non progettare uno Stato Cristiano che lo sostituisca è un’ora lasciata al nemico dell’uomo. Il pericolo, potete capire, non è politico, ma biologico. È esiziale, è definitivo, è apocalittico.

 

Nel frattempo, possiamo immaginare cosa accadrà alla nostra società. Vi sarà una catastrofe morbida, milioni di professionisti si ritroveranno a spasso, impoveriti ed abbrutiti, senza che i media e la politica – che si occupano di metalmeccanici, insegnanti e rider – lo registrino veramente.

 

Chi ha un lavoro statale sopravviverà più appena lungo. Lo Stato non toccherà i suoi fino a che la Cultura della Morte non sarà slatentizzata in maniera ancora più oscena, e l’eutanasia immediata sarà magari offerta in cabine telefoniche come in Futurama.

 

A quel punto resteranno solo pochi ricchi con i loro eserciti di robot-soldati, robot-schiavi e robot-puttana. O forse non resteranno nemmeno loro.

 

Roberto Dal Bosco

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I data center per l’IA si stanno diffondendo come un cancro aggressivo

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   La giornalista Maria Zeee riporta che l’impennata nella costruzione di data center negli Stati Uniti sta attirando un rinnovato esame dei costi ambientali e sociali, poiché le comunità lamentano bollette elettriche più salate, problemi di salute e un peggioramento della qualità della vita. I progetti proposti, tra cui un campus di 6.000 acri in Texas e uno sviluppo di 42.000 acri nello Utah, stanno alimentando le richieste di una regolamentazione più rigorosa, maggiore trasparenza e un coinvolgimento significativo delle comunità.   Con l’accelerazione della domanda di Intelligenza Artificiale (IA) e cloud computing, la proliferazione di enormi data center negli Stati Uniti sta sollevando interrogativi sui loro costi ambientali e sociali.   Maria Zeee, conduttrice di Daily Pulse, ha avvertito che, nonostante la crisi energetica in corso, «si stanno diffondendo come un cancro aggressivo e le conseguenze si stanno rivelando mortali».   Al centro del suo rapporto c’è il «Progetto Matador – Il Campus Avanzato per l’Energia e l’Intelligence del Presidente Donald J. Trump», un centro dati proposto nel Texas Panhandle, destinato a diventare il più grande centro dati al mondo.

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Con una superficie che può raggiungere i 6.000 acri, si prevede che l’impianto consumerà, in via prudenziale, 96 miliardi di kilowattora di energia all’anno, pari a oltre la metà del consumo energetico residenziale totale dello stato.   I residenti locali protestano contro il centro a causa dei problemi di inquinamento e della procedura di approvazione accelerata.   Il Texas ospita già almeno 87 data center, con 135 in costruzione e oltre 600 in fase di progettazione.   A livello nazionale sta crescendo l’opposizione ai data center, con le comunità che criticano l’aumento delle bollette elettriche, la pressione sulle reti elettriche esistenti e l’eccessivo consumo di acqua.   Anche chi vive vicino ai data center segnala problemi di salute, tra cui mal di testa e disturbi del sonno.   La ricerca collega l’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche (REM) provenienti dalle linee elettriche ad alta tensione e dalle sottostazioni necessarie ai centri dati alla leucemia infantile e ad altri gravi impatti sulla salute e sull’ambiente.  

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Zeee ha pubblicato un report su un data center di Meta AI da 27 miliardi di dollari in Louisiana che illustra l’impatto locale: i residenti segnalano aumenti degli affitti, un afflusso di lavoratori temporanei e un’impennata dell’inquinamento acustico e luminoso. «Spesso i residenti non si rendono conto di cosa stia succedendo finché non è già successo», ha affermato un giornalista locale. «In questo momento è il caos».   Zeee ha sostenuto che lo sviluppo dell’infrastruttura di intelligenza artificiale serve a un obiettivo più ampio di «controllo assoluto» e sorveglianza delle città intelligenti .   Nel frattempo, nella contea di Box Elder, nello Utah, il milionario canadese Kevin O’Leary , star di «Shark Tank», sta proponendo un centro di 40.000 acri, quasi sette volte più grande del Matador Project del governo, che sta ottenendo un’approvazione accelerata dall’autorità statale per lo sviluppo delle installazioni militari, come riportato da Zeee.   Con l’accelerazione degli investimenti nell’IA, crescono le richieste di una regolamentazione più rigorosa, maggiore trasparenza e un contributo significativo da parte della comunità prima che i progetti possano procedere.   Brenda Baletti Ph.D.   © 6 maggio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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