Economia
Il ministro della Giustizia francese chiede l’abolizione del contante
Il ministro della Giustizia francese Gérald Darmanin ha proposto di abolire le transazioni in contanti, sostenendo che i pagamenti digitali, comprese le criptovalute, sono molto più facili da tracciare rispetto al denaro fisico e aiuterebbero le autorità a combattere il traffico di droga e altre attività criminali.
Negli ultimi anni le restrizioni sulle transazioni in contanti sono già state inasprite in Francia e in tutta l’UE.
Parlando giovedì davanti a una commissione del Senato, Darmanin ha affermato che «gran parte della delinquenza quotidiana e perfino le reti criminali fanno affidamento sul denaro contante» e ha dichiarato che «la fine del denaro contante impedirebbe l’istituzione di punti di spaccio di droga».
Il Darmanin, che in precedenza ha supervisionato le finanze pubbliche in qualità di ministro dell’azione pubblica e dei conti, ha riconosciuto che vietare il denaro fisico non eliminerebbe il traffico di droga, ma ha insistito sul fatto che «una volta che il denaro è tracciabile», diventa «più complicato» sia per i consumatori che per gli spacciatori eludere il controllo finanziario.
Gérald Darmanin: “Je l’ai dit (…) à ceux qui m’interrogent pour savoir comment on arrête la drogue dans nos quartiers. Une mesure assez simple : la fin de l’argent liquide empêchera les points de deal” #BFM2 pic.twitter.com/jBjvGMi4KZ
— BFMTV (@BFMTV) May 22, 2025
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Il ministro della Giustizia ha ammesso che i gruppi criminali probabilmente passeranno all’utilizzo delle criptovalute al posto del denaro contante, ma ha sostenuto che ciò rappresenterebbe un miglioramento, poiché «le criptovalute sono spesso più facili da tracciare» grazie ai registri blockchain e alle nuove norme UE sul monitoraggio delle transazioni.
In base alla direttiva del Consiglio europeo che entrerà in vigore il prossimo anno, i fornitori di criptovalute saranno obbligati a raccogliere e condividere i dati di mittente e destinatario con le autorità fiscali, ponendo di fatto fine ai trasferimenti anonimi di criptovalute all’interno dell’Unione.
La proposta di vietare il contante probabilmente incontrerà la resistenza del pubblico francese, che continua a considerarlo uno strumento essenziale per la privacy e la gestione del budget. Un sondaggio del 2024 della Banque de France ha rilevato che, sebbene i pagamenti con carta siano ormai dominanti (utilizzati dal 62% degli intervistati), il 60% considera ancora l’accesso al contante «importante o molto importante».
Gli intervistati hanno citato l’anonimato (40%), l’immediatezza dei pagamenti (37%) e un migliore controllo sulle spese (31%) come vantaggi chiave del denaro fisico.
I critici hanno avvertito che vietare completamente il contante potrebbe sollevare preoccupazioni in merito alla sorveglianza finanziaria e minare le libertà personali.
Il Darmanino ha riconosciuto tali preoccupazioni, ma ha sostenuto che la circolazione illecita di denaro contante rappresenta un rischio sistemico maggiore. «È positivo monitorare notai, banche e settore immobiliare», ha affermato, «ma è ora di considerare i circuiti di denaro paralleli che aggirano completamente l’economia formale».
In Francia, qualsiasi pagamento in contanti superiore a 1.000 euro a un ente professionale è vietato e punibile con una multa fino al 5%, a meno che la persona non disponga di un conto bancario o di altri mezzi di pagamento digitali. Per le transazioni tra privati, il limite massimo è di 1.500 euro, a meno che le parti non firmino un contratto scritto con nomi e recapiti completi, secondo le linee guida del ministero dell’Economia e delle Finanze.
A livello UE, il Parlamento Europeo ha approvato una direttiva che impone un limite massimo di 10.000 euro per le transazioni in contanti a livello di blocco a partire dal 2027. Secondo la Commissione Europea, l’obiettivo è quello di colmare le lacune che consentono ai gruppi criminali di spostare ingenti somme di denaro in modo anonimo.
Come sempre, con la scusa della cura di un male, si procede ad una riformulazione completa del paradigma: la guerra al contante, il lettore di Renovatio 21 lo sa, nasconde solo l’avvio di un’immane sistema di comando e sorveglianza bioelettronico, dove ogni vostra transazione sarà tracciata, analizzata, impedita.
Come dice l’Apocalisse di San Giovanni: «che nessuno possa comprare o vendere, se non chi ha il marchio, il nome della bestia o il numero del suo nome» (Ap, 13:17).
L’euro digitale è alle porte – la fine del contante, e della nostra libertà, pure.
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Immagine di Gérald Paquier via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
Economia
Volkswagen richiama 4 milioni di auto per problemi di sicurezza
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Economia
L’UE dinanzi alla peggior crisi energetica della sua storia: parla il capo del fondo sovrano russo
L’Europa si trova ad affrontare «la peggiore crisi energetica della storia», ha avvertito l’inviato del Cremlino Kirill Dmitriev, definendo la situazione «autoprodotta». Ha indicato ripetutamente la decisione dell’UE di ridurre le importazioni di energia dalla Russia come fattore decisivo della crisi.
Il Dmitriev ha fatto queste dichiarazioni dopo le segnalazioni di un peggioramento della carenza di carburante in tutta l’UE. I dati governativi di domenica hanno mostrato che il 15% delle stazioni di servizio francesi stava affrontando problemi di approvvigionamento per almeno un tipo di benzina o diesel.
Anche la stampa tedesca ha riferito prezzi record per i carburanti, con la benzina Super E10 intorno a 2,3 euro al litro e il diesel a un prezzo medio record di 2,45 euro. In tutta l’UE i prezzi della benzina sono saliti del 24% rispetto a un anno fa, quelli del diesel del 38% e il carburante per aerei costa più del doppio. I prezzi di riferimento del gas sono aumentati del 150% su base annua, arrivando a 81 euro per megawattora, e gli analisti avvertono che potrebbero toccare i 100 euro.
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«Finalmente l’Europa capisce di trovarsi di fronte alla peggiore crisi energetica della storia», ha scritto Dmitriev in una serie di post su X sabato, definendola «una crisi autoinflitta, senza alcun tentativo di analizzare le cause profonde e correggere la rotta».
Quest’anno il blocco ha dovuto affrontare crescenti pressioni sull’approvvigionamento a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha interrotto lo Stretto di Ormuzzo, rotta cruciale per il petrolio e il GNL a livello globale.
Insieme agli attacchi degli Houthi contro le navi nel Mar Rosso e le infrastrutture energetiche saudite, le interruzioni hanno fatto salire i prezzi del petrolio di circa il 50%, con quotazioni intorno ai 100 dollari al barile, spingendo al rialzo i costi di carburanti e gas. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato questa settimana che l’UE ha speso oltre 90 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili dall’inizio della guerra.
Tale spesa aggiuntiva è stata scaricata sulle famiglie. Bruxelles ha inoltre riconosciuto in precedenza che i prezzi del gas industriale e dell’elettricità restano da due a quattro volte superiori a quelli dei principali partner commerciali.
Il conflitto in Medio Oriente ha però aggravato ulteriormente i mercati energetici, già sotto pressione per il taglio netto delle forniture russe deciso dall’Europa dopo le sanzioni seguite all’escalation in Ucraina nel 2022. Prima di allora la Russia copriva circa il 45% delle importazioni di gas e il 27% del petrolio greggio dell’UE. Entro il 2025 la sua quota era scesa al 12% delle importazioni di gas e a circa il 2% del petrolio greggio.
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Anche i sostenitori delle sanzioni, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, hanno collegato le difficoltà energetiche dell’Europa alla perdita delle forniture russe a basso costo. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha avvertito all’inizio di questo mese che l’UE non può restare competitiva finché i costi dell’energia restano proibitivi.
Nel frattempo l’UE si appresta ad affrontare la stagione del riscaldamento con i livelli di stoccaggio del gas più bassi degli ultimi 15 anni. Secondo Gas Infrastructure Europe (GIE), sabato le infrastrutture sotterranee erano occupate solo al 69,3%, sotto la media dell’85% registrata in questo periodo dell’anno negli ultimi cinque anni, alimentando il timore di una maggiore volatilità dei prezzi e di bollette più salate quest’inverno.
Nonostante la situazione critica, von der Leyen ha ribadito nel discorso sullo Stato dell’Unione di questa settimana che l’UE proseguirà con il piano REPowerEU per chiudere in modo definitivo la dipendenza energetica dalla Russia, con l’uscita completa del GNL russo dal mercato UE entro la fine del 2026 e del gasdotto entro l’autunno del 2027.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
Economia
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