Economia
La carenza globale di petrolio si farà sentire entro poche settimane
A causa della guerra in Medio Oriente e della continua chiusura dello Stretto di Ormuzzo, entro poche settimane potrebbero verificarsi carenze fisiche di petrolio a livello globale, ha avvertito Mike Wirth, CEO di Chevron.
Gli attacchi alle infrastrutture energetiche e il duplice blocco navale nella vitale via d’acqua – che trasporta circa un quinto del petrolio e del GNL trasportati via mare a livello mondiale – hanno drasticamente ridotto le consegne e spinto i prezzi ai massimi pluriennali. Diverse petroliere sono rimaste bloccate a Hormuz sin dai primi attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran alla fine di febbraio. Washington e Teheran restano in disaccordo sul futuro dello stretto, con notizie che indicano che gli Stati Uniti hanno respinto la proposta iraniana di un nuovo meccanismo di governance nell’ambito dei colloqui di pace.
Sebbene i combattimenti attivi si fossero interrotti il mese scorso grazie a un fragile cessate il fuoco, le tensioni sono riesplose lunedì, quando le forze americane e iraniane si sono scambiate colpi d’arma da fuoco mentre l’esercito statunitense iniziava a scortare le navi attraverso lo stretto.
Intervenendo lunedì alla Milken Institute Global Conference di Los Angeles, Wirth ha affermato che le economie inizieranno a rallentare, prima in Asia – la regione più dipendente dal petrolio del Golfo – e poi in Europa, a causa della riduzione dell’offerta.
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«Cominceremo a vedere carenze fisiche… La domanda deve adeguarsi all’offerta. Le economie dovranno rallentare», ha affermato, come riportato da Reuters, sottolineando che le scorte commerciali, le flotte di petroliere clandestine e le riserve strategiche sono già in fase di riduzione per ritardare le carenze.
Ha avvertito che l’impatto della chiusura dello Stretto ormusino potrebbe essere «grave quanto quello degli anni Settanta», quando gli shock dell’offerta innescarono le crisi petrolifere del 1973 e del 1979, facendo impennare i prezzi e causando diffuse carenze di carburante negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone.
Il Wirth ha ribadito l’avvertimento in un’intervista alla CNBC, affermando che la disponibilità fisica, e non solo il prezzo, diventerà presto la principale preoccupazione.
«Considerando la realtà di un approvvigionamento estremamente limitato, non si tratta più solo di una questione di prezzo, ma di reale possibilità di reperire il carburante… Nelle prossime settimane, vedremo questi effetti iniziare a propagarsi in tutto il sistema», ha affermato, sottolineando che alcune compagnie aeree europee stanno già limitando l’uso di carburante per aerei e riducendo i voli, mentre diversi Paesi asiatici hanno introdotto misure di riduzione della domanda.
Wirth ha aggiunto che gli Stati Uniti, in quanto esportatori netti di petrolio greggio, saranno inizialmente meno colpiti, sebbene ne risentiranno nel lungo periodo attraverso prezzi più elevati, avvertendo che, anche dopo la riapertura dello stretto di Hormuz, ci vorranno mesi per stabilizzare le rotte di approvvigionamento.
Le conseguenze sono già visibili, anche negli Stati Uniti. La compagnia aerea low-cost Spirit Airlines ha annunciato nel fine settimana la cessazione delle attività, citando l’impennata dei costi del carburante. La crisi ha anche determinato cambiamenti nelle politiche energetiche. La scorsa settimana gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato l’uscita dall’OPEC e dal più ampio formato OPEC+, adducendo la necessità di una maggiore flessibilità nella produzione interna.
L’avvertimento di Wirth fa eco alle recenti valutazioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia e della Banca Mondiale. Il direttore dell’AIE, Fatih Birol, ha affermato che le interruzioni legate allo stretto di Hormuz rappresentano «la più grande minaccia alla sicurezza energetica della storia», con una perdita di circa 13 milioni di barili al giorno.
La Banca Mondiale ha previsto che i prezzi dell’energia aumenteranno del 24% quest’anno, con un incremento complessivo dei costi delle materie prime del 16%, in quanto lo shock si sta estendendo oltre il petrolio e il gas.
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Immagine di Lahti213 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Economia
Volkswagen richiama 4 milioni di auto per problemi di sicurezza
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Economia
L’UE dinanzi alla peggior crisi energetica della sua storia: parla il capo del fondo sovrano russo
L’Europa si trova ad affrontare «la peggiore crisi energetica della storia», ha avvertito l’inviato del Cremlino Kirill Dmitriev, definendo la situazione «autoprodotta». Ha indicato ripetutamente la decisione dell’UE di ridurre le importazioni di energia dalla Russia come fattore decisivo della crisi.
Il Dmitriev ha fatto queste dichiarazioni dopo le segnalazioni di un peggioramento della carenza di carburante in tutta l’UE. I dati governativi di domenica hanno mostrato che il 15% delle stazioni di servizio francesi stava affrontando problemi di approvvigionamento per almeno un tipo di benzina o diesel.
Anche la stampa tedesca ha riferito prezzi record per i carburanti, con la benzina Super E10 intorno a 2,3 euro al litro e il diesel a un prezzo medio record di 2,45 euro. In tutta l’UE i prezzi della benzina sono saliti del 24% rispetto a un anno fa, quelli del diesel del 38% e il carburante per aerei costa più del doppio. I prezzi di riferimento del gas sono aumentati del 150% su base annua, arrivando a 81 euro per megawattora, e gli analisti avvertono che potrebbero toccare i 100 euro.
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«Finalmente l’Europa capisce di trovarsi di fronte alla peggiore crisi energetica della storia», ha scritto Dmitriev in una serie di post su X sabato, definendola «una crisi autoinflitta, senza alcun tentativo di analizzare le cause profonde e correggere la rotta».
Quest’anno il blocco ha dovuto affrontare crescenti pressioni sull’approvvigionamento a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha interrotto lo Stretto di Ormuzzo, rotta cruciale per il petrolio e il GNL a livello globale.
Insieme agli attacchi degli Houthi contro le navi nel Mar Rosso e le infrastrutture energetiche saudite, le interruzioni hanno fatto salire i prezzi del petrolio di circa il 50%, con quotazioni intorno ai 100 dollari al barile, spingendo al rialzo i costi di carburanti e gas. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato questa settimana che l’UE ha speso oltre 90 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili dall’inizio della guerra.
Tale spesa aggiuntiva è stata scaricata sulle famiglie. Bruxelles ha inoltre riconosciuto in precedenza che i prezzi del gas industriale e dell’elettricità restano da due a quattro volte superiori a quelli dei principali partner commerciali.
Il conflitto in Medio Oriente ha però aggravato ulteriormente i mercati energetici, già sotto pressione per il taglio netto delle forniture russe deciso dall’Europa dopo le sanzioni seguite all’escalation in Ucraina nel 2022. Prima di allora la Russia copriva circa il 45% delle importazioni di gas e il 27% del petrolio greggio dell’UE. Entro il 2025 la sua quota era scesa al 12% delle importazioni di gas e a circa il 2% del petrolio greggio.
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Anche i sostenitori delle sanzioni, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, hanno collegato le difficoltà energetiche dell’Europa alla perdita delle forniture russe a basso costo. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha avvertito all’inizio di questo mese che l’UE non può restare competitiva finché i costi dell’energia restano proibitivi.
Nel frattempo l’UE si appresta ad affrontare la stagione del riscaldamento con i livelli di stoccaggio del gas più bassi degli ultimi 15 anni. Secondo Gas Infrastructure Europe (GIE), sabato le infrastrutture sotterranee erano occupate solo al 69,3%, sotto la media dell’85% registrata in questo periodo dell’anno negli ultimi cinque anni, alimentando il timore di una maggiore volatilità dei prezzi e di bollette più salate quest’inverno.
Nonostante la situazione critica, von der Leyen ha ribadito nel discorso sullo Stato dell’Unione di questa settimana che l’UE proseguirà con il piano REPowerEU per chiudere in modo definitivo la dipendenza energetica dalla Russia, con l’uscita completa del GNL russo dal mercato UE entro la fine del 2026 e del gasdotto entro l’autunno del 2027.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
Economia
L’Arabia Saudita annulla le spedizioni di petrolio verso l’Europa dopo l’attacco all’oleodotto
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