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Epidemie

Il bullismo diplomatico cinese

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Mentre le richieste di inchieste e di riparazione economica si diffondono – dalla Casa Bianca agli albergatori di Cortina – Pechino risponde in modo aggressivo, mescolando minacce e aiuti e aumentando la crescente sfiducia nei confronti della Cina.

 

Poche ore fa il Global Times, testata in lingua inglese riconducibile direttamente all’espressione del Partito Comunista Cinese, ha definito il Segretario di Stato USA Mike Pompeo «un bugiardo abituale».

 

Il mondo tuttavia non pare seguire Pechino nel suo gioco.

 

L’Australia ha richiesto un’indagine sull’origine del virus. Germania e Gran Bretagna esitano nuovamente a trattare con il colosso della tecnologia cinese Huawei. Il presidente Trump ha incolpato la Cina per il contagio e sta cercando di punire il Dragone. Alcuni governi vogliono fare causa a Pechino per danni e risarcimenti.

Nelle ultime settimane, almeno sette ambasciatori cinesi – in Francia, Kazakistan, Nigeria, Kenya, Uganda, Ghana e Unione Africana – sono stati convocati dai loro ospiti per rispondere ad accuse che vanno dalla diffusione della disinformazione al «maltrattamento razzista» degli africani a Guangzhou

 

In tutto il mondo si sta sviluppando un contraccolpo contro la Cina per la sua iniziale cattiva gestione della crisi che ha contribuito a perdere il coronavirus nel mondo, creando una battaglia profondamente polarizzante di narrazioni e respingendo l’ambizione della Cina di colmare il vuoto di leadership lasciato dagli Stati Uniti.

 

La Cina, mai recettiva alle critiche esterne e diffidente nei confronti del controllo interno e della lunga portata economica, ha reagito in modo aggressivo, unendo gli aiuti medici ad altri paesi con una dura retorica nazionalista e mescolando le richieste di gratitudine con le minacce economiche.

 

Il caso italiano, con le mascherine prima inviate come aiuto da Roma e poi da questa ricomprate a caro prezzo, è patetico al punto che sparisce la voglia di parlarne.

 

Il risultato non fa che aumentare lo slancio e la crescente sfiducia nei confronti della Cina in Europa e in Africa, minando l’immagine desiderata della Cina come generoso attore globale.

 

Ancor prima del virus, Pechino mostrava un approccio feroce alle relazioni pubbliche, uno stile aggressivo chiamato diplomazia Zhànláng, – cioè del «guerriero-lupo». Zhànláng è il nome da due film d’azione in 3D cinesi ultrapatriotici dove patriottici soldati del l’Esercito di Liberazione del Popolo combattono mercenari stranieri a guida americana. Renovatio 21 ve ne aveva parlato poiché il secondo è echeggiato anche nel lancio del programma di vaccinazione contro virus mortali e della figura della dottoressa Chen Wei – cioè del generale Chen Wei – che avrebbe poi preso in mano il famoso laboratorio BSL-4 dell’Istituto di Virologia di Wuhan subentrando alla direzione precedente.

Ad inizio mese, la Cina ha minacciato di sospendere l’assistenza medica dai Paesi Bassi per aver cambiato il nome del suo ufficio di rappresentanza a Taiwan per includere la parola Taipei

 

Così, con il chiaro incoraggiamento del presidente Xi Jinping e del potente dipartimento della Propaganda del Partito Comunista Cinese, una generazione più giovane di diplomatici cinesi ha dimostrato la propria lealtà con messaggi nazionalisti spericolati e talvolta minacciosi nei paesi in cui ha sede.

 

Dal momento dello scoppio della Pandemia, il tono della nuova generazioni di ambasciatori e diplomatici si è solo intensificato, una misura di quanto i leader cinesi considerano pericoloso il virus in patria, dove ha alimentato la rabbia e distrutto la crescita economica, ma soprattutto all’estero.
Nelle ultime settimane, almeno sette ambasciatori cinesi – in Francia, Kazakistan, Nigeria, Kenya, Uganda, Ghana e Unione Africana – sono stati convocati dai loro ospiti per rispondere ad accuse che vanno dalla diffusione della disinformazione al «maltrattamento razzista» degli africani a Guangzhou.

Trump ha espresso interesse nella possibilità di denunciare Pechino per danni, con gli Stati Uniti che chiedono 10 milioni di dollari per ogni morte americana

 

A inizio mese, la Cina ha minacciato di sospendere l’assistenza medica dai Paesi Bassi per aver cambiato il nome del suo ufficio di rappresentanza a Taiwan per includere la parola Taipei. E prima ancora, l’ambasciata cinese a Berlino si scontrava pubblicamente con il quotidiano tedesco Bild dopo che il tabloid aveva richiesto 160 miliardi di dollari di risarcimento dalla Cina per danni alla Germania a causa del virus.
Donald Trump ha sospinto le agenzie di intelligence americane a trovare la fonte del virus, suggerendo che potrebbe essere emerso accidentalmente da un laboratorio di Wuhan.

 

Trump ha espresso interesse nella possibilità di denunciare Pechino per danni, con gli Stati Uniti che chiedono 10 milioni di dollari per ogni morte americana. I Repubblicani di vari Stati dell’Unione si sono mossi per sostenere gli attacchi del loro presidente alla Cina.

È stato imperativo per il presidente cinese Xi Jinping cambiare la narrativa della Cina come Paese untore, trasformandola da una storia di incompetenza e fallimento – inclusa la soppressione dei primi avvertimenti sul virus – in una trionfale vittoria sulla malattia, una vittoria ottenuta attraverso l’unità del Partito Comunista Cinese

 

Il procuratore generale del Missouri, Eric Schmitt, ha intentato una causa dinanzi al tribunale federale cercando di ritenere Pechino responsabile dell’epidemia. Un portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ha definito la causa «frivola», aggiungendo che non aveva «nessuna base fattuale e legale» e che «porta solo al ridicolo».

 

La causa sembra mirare meno a garantire la vittoria in tribunale (cosa piuttosto improbabile) che a indurre il Congresso a approvare la legislazione per rendere più facile per i cittadini degli Stati Uniti fare causa agli Stati stranieri per danni.

 

È stato imperativo per il presidente cinese Xi Jinping cambiare la narrativa della Cina come Paese untore, trasformandola da una storia di incompetenza e fallimento – inclusa la soppressione dei primi avvertimenti sul virus – in una trionfale vittoria sulla malattia, una vittoria ottenuta attraverso l’unità del Partito Comunista Cinese.

 

Nell’ultima iterazione della nuova narrativa cinese, il nemico – il virus – non proverrebbe nemmeno dalla Cina, ma dai militari degli Stati Uniti, un’accusa non comprovata fatta dal portavoce combattivo del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian.

Gli sforzi diplomatici sono stati dirottati dal Dipartimento di Propaganda del partito, con uno sforzo molto più deciso per sfruttare l’ assistenza  dei diplomatici per ottenere elogi per la Cina come paese e sistema e le sue prestazioni nel fermare la diffusione del virus»

 

I diplomatici cinesi sono incoraggiati a combattere per Pechino, ha detto al New York Times Susan Shirk, studiosa cinese e direttrice del 21st Century China Center dell’Università della California di San Diego.

 

La promozione di Zhao a portavoce e la sua dichiarazione sull’esercito degli Stati Uniti «segnalano a tutti in Cina che questa è la linea ufficiale, quindi si ottiene questo effetto megafono», ha detto, aggiungendo che rende più difficili le trattative.

 

Ma a lungo termine, la Cina sta diffondendo sfiducia e danneggiando i propri interessi, ha affermato la professoressa Shirk, che sta lavorando a un libro intitolato Overreach, sul modo in cui la politica interna cinese ha fatto deragliare le sue ambizioni di crescita pacifica come superpotenza globale.

I media statali cinesi hanno pubblicato numerose dichiarazioni infiammatorie, affermando che l’Australia, dopo aver annunciato il desiderio di indagare sul virus, era «una gomma attaccata sul fondo della scarpa cinese»

 

«Gli sforzi diplomatici sono stati dirottati dal Dipartimento di Propaganda del partito, con uno sforzo molto più deciso per sfruttare l’ assistenza  [dei diplomatici] per ottenere elogi per la Cina come paese e sistema e le sue prestazioni nel fermare la diffusione del virus».

 

Nelle ultime settimane, i media statali cinesi hanno pubblicato numerose dichiarazioni infiammatorie, affermando che l’Australia, dopo aver annunciato il desiderio di indagare sul virus, era «una gomma attaccata sul fondo della scarpa cinese».

 

Pechino ha avvertito che l’Australia ha rischiato danni a lungo termine riguardo la sua partnership commerciale con la Cina, che assorbe un terzo delle esportazioni australiane.

«In Germania, come in Gran Bretagna, oltre alle nuove domande sull’opportunità di utilizzare Huawei per i nuovi sistemi 5G, sono aumentate anche le preoccupazioni sulla dipendenza dalla Cina per i materiali vitali e i prodotti farmaceutici»

 

«In Germania, come in Gran Bretagna, oltre alle nuove domande sull’opportunità di utilizzare Huawei per i nuovi sistemi 5G, sono aumentate anche le preoccupazioni sulla dipendenza dalla Cina per i materiali vitali e i prodotti farmaceutici» scrive il New York Times.

 

In Francia, Paese che tradizionalmente intrattiene buoni rapporti con Pechino,  hanno destato rabbia le dichiarazioni critiche dei diplomatici cinesi, inclusa un’accusa secondo cui i francesi avevano deliberatamente lasciato i loro anziani residenti a morire nelle case di cura. Ciò ha provocato un rimprovero da parte del ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, e la rabbia dei parlamentari, nonostante uno scambio reciproco precoce di aiuti medici e mascherine.

In Francia  hanno destato rabbia le dichiarazioni critiche dei diplomatici cinesi come l’accusa secondo cui i francesi avevano deliberatamente lasciato i loro anziani residenti a morire nelle case di cura

 

Di recente, il governo tedesco si è lamentato del fatto che i diplomatici cinesi stavano sollecitando lettere di sostegno e gratitudine per gli aiuti e gli sforzi di Pechino contro il virus da parte di funzionari governativi e capi delle maggiori compagnie tedesche.

 

Lo stesso è accaduto in Polonia, ha affermato l’ambasciatrice degli Stati Uniti a Varsavia, Georgette Mosbacher, in un’intervista al quotidiano di Nuova York dove ha descritto la pressione cinese sul presidente polacco Andrzej Duda al fine che quest’ultimo chiamasse  Xi e lo ringraziasse per l’aiuto, una chiamata che i cinesi hanno pubblicizzato ben bene in patria.

Di recente, il governo tedesco si è lamentato del fatto che i diplomatici cinesi stavano sollecitando lettere di sostegno e gratitudine per gli aiuti e gli sforzi di Pechino contro il virus da parte di funzionari governativi e capi delle maggiori compagnie tedesche

 

«La Polonia non avrebbe avuto la roba se non fosse stata fatta la telefonata, così avrebbero potuto usare quella telefonata» per la propaganda, ha detto l’ambasciatrice Mosbacher.

 

Qualcuno vede paralleli nella dura retorica nazionalista e xenofoba dei diplomatici guerrieri-lupo odierni  con il periodo della cosiddetta «Ribellione dei Boxer».  Quella dei Boxer (una setta che praticava arti marziale) fu una rivolta ultra-nazionalista, anti-imperialista, anti-straniera e anti-cristiana che sconvolse la Cina tra il 1899 e il 1901, verso la fine della dinastia Qing. Per i cinesi finì in modo tragico ed umiliante.

 

Dopo diversi mesi di crescenti violenze e omicidi a Shandong e nella pianura della Cina del Nord contro la presenza straniera e cristiana, nel giugno 1900, i Boxer, convinti di essere invulnerabili alle armi straniere, convergevano a Pechino. Stranieri e cristiani cinesi cercarono rifugio nel quartiere della Quartiere Diplomatico di Pechino, dove furono assediati per 55 giorni.

 

Qualcuno vede paralleli nella dura retorica nazionalista e xenofoba dei diplomatici guerrieri-lupo odierni  con il periodo della cosiddetta «Ribellione dei Boxer». Per i cinesi finì in modo tragico ed umiliante

Un’alleanza di otto nazioni (americani, austro-ungarici, britannici, francesi, tedeschi, italiani, giapponesi e russi) ruppe l’assedio con oltre 20.000 soldati armati. Coloro sospettati di essere dei Boxer furono giustiziati, assieme a membri dell’esercito cinese che li avevano appoggiati.

 

«Fintanto che ad attività di tipo Boxer viene dato il timbro ufficiale di approvazione come “patriottico” – dice l’ottantanovenne Zi Zhongyun, americanista della Accademia Cinese delle Scienze Sociali – e fintanto che generazione dopo generazione dei nostri compagni cinesi vengono educati e inculcati con una mentalità simile al Boxer, sarà impossibile affinché la Cina prenda il suo posto tra le moderne nazioni civili del mondo» .

 

 

 

 

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L’ex consigliere di Fauci incriminato per l’insabbiamento delle origini del COVID

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Un ex consigliere senior del dottor Anthony Fauci è stato incriminato per il ruolo svolto nell’insabbiamento dell’origine del virus COVID-19.

 

Nel 2020, il COVID-19 ha paralizzato il mondo, con i governi che hanno imposto rigidi lockdowni, causando conseguenze economiche e sociali devastanti per lavoratori, famiglie, strutture sanitarie e fedeli.

 

David Morens, 78 anni, che è stato consigliere senior di Fauci dal 2006 al 2022, è stato accusato di cospirazione contro gli Stati Uniti, distruzione, alterazione o falsificazione di documenti in indagini federali, occultamento, rimozione o mutilazione di documenti, e favoreggiamento, secondo quanto riportato dal New York Post.

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L’atto d’accusa, reso pubblico lunedì presso il tribunale federale del Maryland, elenca anche due complici non identificati che «hanno occultato, rimosso, distrutto e fatto occultare e rimuovere documenti federali per eludere il FOIA (Freedom of Information Act) e il FRA (Federal Records Act)», ha riportato il tabloide neoeboraceno.

 

«Morens ha supervisionato una sovvenzione, ormai tristemente nota, del NIH all’organizzazione no-profit EcoHealth Alliance, con sede a Manhattan, a partire dal 2014, che ha finito per dirottare fondi dei contribuenti statunitensi all’Istituto di Virologia di Wuhan per la ricerca sul coronavirus dei pipistrelli», ha osservato il New York Post.

 

Morens è accusato di aver utilizzato la sua email privata per nascondere le comunicazioni con i colleghi al fine di mantenere il controllo sulla versione dei fatti preferita da Fauci, secondo cui il virus COVID-19 avrebbe avuto origine naturalmente da un «mercato di animali vivi» vicino a Wuhan, in Cina, anziché dal laboratorio dell’Istituto di Virologia di Wuhan, dove Fauci avrebbe segretamente finanziato la «ricerca di guadagno di funzione», un’area di sperimentazione scientifica vietata negli Stati Uniti.

 

Nel maggio 2024, Morens ha testimoniato davanti alla sottocommissione speciale della Camera sul COVID in merito a un’e-mail che aveva inviato nel febbraio 2021, nella quale affermava di aver imparato a far sparire le e-mail dopo aver ricevuto richieste ai sensi del FOIA, secondo quanto riportato da Fox News.

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«Queste accuse rappresentano un grave abuso di fiducia in un momento in cui il popolo americano ne aveva più bisogno, ovvero nel pieno di una pandemia globale», ha dichiarato in un comunicato il procuratore generale ad interim Todd Blanche.

 

«Come affermato nell’atto d’accusa, il dottor Morens e i suoi complici hanno deliberatamente occultato informazioni e falsificato documenti nel tentativo di sopprimere teorie alternative riguardanti le origini del COVID-19», ha continuato Blanche. «I funzionari governativi hanno il solenne dovere di fornire fatti e consigli onesti e ben fondati al servizio dell’interesse pubblico, non per promuovere i propri interessi personali o ideologici».

 

«Non solo Morens avrebbe illegalmente occultato le sue comunicazioni, ma avrebbe anche ricevuto tangenti per farlo», ha dichiarato il direttore dell’FBI Kash Patel in un comunicato.

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Il dipartimento dell’Agricoltura e l’Esercito USA iniziano la costruzione di un impianto contro un parassita carnivoro

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Le autorità statunitensi hanno dato il via ai lavori per la costruzione di un impianto in Texas per la produzione di mosche sterili della Mycoplasma cynoplasma (NWS), un parassita che si nutre di carne e che si è diffuso in tutto il Messico, rappresentando una seria minaccia per il bestiame, la fauna selvatica e la salute pubblica degli Stati Uniti.   Situata nella base aerea di Moore, a Edinburg, la struttura «è in fase di costruzione con una tempistica serrata, progettata per espandere rapidamente la capacità di produzione nazionale di mosche sterili», ha dichiarato il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) in un comunicato del 17 aprile.   L’avvio delle operazioni iniziali è previsto per novembre 2027, con una produzione di 100 milioni di mosche sterili a settimana. «La costruzione proseguirà immediatamente dopo la fase operativa iniziale per portare la piena capacità produttiva a 300 milioni di mosche sterili a settimana», ha aggiunto il dipartimento.   Le mosche femmine della specie NWS depongono le uova negli orifizi o nelle ferite degli animali a sangue caldo, dalle quali in seguito si schiudono le larve. La larva si insinua in profondità nelle ferite, nutrendosi della carne dell’ospite.   La ferita si allarga man mano che si schiudono altre uova e altre larve si nutrono della carne, portando infine l’animale alla morte. Una singola mosca femmina può deporre fino a 3.000 uova nel corso della sua vita. Grandi sciami di questi parassiti provenienti dal Messico rappresentano una seria minaccia per l’industria zootecnica americana.   Attualmente, i casi attivi più vicini al confine tra Stati Uniti e Messico sono stati segnalati nello stato messicano di Nuevo León, situato a meno di 70 miglia dal confine.

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È possibile contrastare gli sciami di mosche NWS rilasciando maschi sterili nel gruppo. Quando i maschi si accoppiano con le femmine, depongono uova non fecondate. Col tempo, lo sciame si riduce, allontanando la minaccia.   Nella sua recente dichiarazione, l’USDA ha affermato di produrre già mosche sterili in uno stabilimento a Panama che produce 100 milioni di insetti a settimana. Inoltre, l’agenzia ha investito 21 milioni di dollari in uno stabilimento messicano, che dovrebbe entrare in funzione quest’estate.   L’impianto della base aerea di Moore, con una capacità produttiva massima di 300 milioni di mosche sterili a settimana, rafforza gli sforzi americani per contrastare la minaccia del NWS (Sindrome della mosca della frutta e della sabbia).   A partire dal 2 aprile, gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni all’importazione di animali vivi (bovini, cavalli e bisonti) dal Messico a causa del parassita NWS. Oltre che negli animali, il virus NWS è noto per infettare anche gli esseri umani in rari casi.   Secondo un rapporto del 14 aprile dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie CDC), sono stati segnalati numerosi casi di questo tipo al di fuori degli Stati Uniti. «Nel 2023, Panama e Costa Rica hanno identificato un focolaio di NWS. Da allora, tutti i paesi dell’America Centrale e del Messico, dove la NWS era stata precedentemente tenuta sotto controllo, hanno identificato casi negli animali e nell’uomo», ha affermato il CDC. «Al 14 aprile 2026, questi paesi hanno segnalato quasi 168.000 casi di NWS negli animali e oltre 1.700 casi nelle persone».   Per quanto riguarda gli Stati Uniti, un caso confermato di infezione da NWS è stato riscontrato in una persona rientrata nel Paese da El Salvador.   L’infezione da Cocciniglia del Nuovo Mondo nell’uomo è generalmente non fatale se diagnosticata e trattata precocemente. Tuttavia, se non individuate e trattate precocemente, le infestazioni possono causare danni estesi ai tessuti e un dolore intenso e persistente in caso di lesioni ai nervi. Inoltre, se le larve penetrano negli organi vitali, possono insorgere complicazioni.   Nell’uomo, i sintomi includono dolore, sanguinamento della ferita, odore sgradevole intorno alla zona infetta e mancata guarigione naturale, con l’individuo che tende a percepire il movimento delle larve nella zona ferita.   Il CDC ha chiarito che le mosche NWS non sono state rilevate negli Stati Uniti e che non vi è «alcun rischio immediato di infestazione per le persone».   Come noto al lettore di Renovatio 21, la sterilizzazione via immissione di insetti geneticamente modificati è un tipo di operazione già programmata nel caso delle zanzare OGM, il cui uso dal controllo della popolazione parassitica si è esteso a quello della popolazione umana, con progetti di vaccinare le persone tramite zanzare bioingegnerizzate.   Le zanzare OGM sono state rilasciate in varie parti del pianeta, dall’Africa alle Hawaii alla Caliornia alla Florida al Brasile – dove la dengue, in seguito, è aumentata del 400%.   Anche nel caso delle zanzare è sensibile la presenza dell’esercito USA, oltre all’onnipresente Bill Gates.   Renovatio 21 da almeno un lustro ritiene la storia delle zanzare bioingegnerizzate – alle quali, ricordiamo en passant, lavorava anche il neo-onorevole professor Andrea Crisanti – come uno dei temi centrali del futuro prossimo.  

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Epidemie

Avanzamenti della Commissione COVID. Intervista al dottor Giacomini

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La Commissione parlamentare COVID sta andando avanti. Mercoledì alla Camera dei Deputati vi è stata un’udienza riguardante i danni da vaccino. Vi ha partecipato il dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, che si è spesa sin dall’inizio per riportare il dibattito pubblico nell’alveo di una corretta comunicazione scientifica, tutelando al contempo i diritti costituzionali calpestati durante il biennio pandemico.

 

Dottor Giacomini, di cosa si è parlato ieri in Commissione?

Abbiamo portato della documentazione che dimostrava che le istituzioni, nello specifico il ministero della Salute, già dal 2021 conoscevano il problema degli eventi avversi. Le circolari ministeriali già riconoscevano l’esistenza della questione.

 

Quali effetti avversi erano già noti al ministero della Salute?

Oltre alle possibili reazioni allergiche legati alla composizione del siero, erano note alcune patologie quali la sindrome da perdita capillare, la sindrome di Guillain-Barré, le miocarditi, le pericarditi, la sindrome trombotica trombocitopenica.

 

Può farci un esempio di un documento che già conteneva questa informazione?

La circolare del ministero della Salute del 4 agosto 2021. Siamo ad otto mesi dal lancio della vaccinazione nazionale.

 

E cosa ha fatto il ministero?

Il ministero conosceva queste cose. Ma diceva che la vaccinazione doveva andare avanti: semplicemente, suggeriva di cambiare marca di vaccino. In pratica, le reazioni ai sieri non implicavano la sospensione della vaccinazione, ma il cambio di etichetta del siero: se ti ha fatto male il Pfizer, fai il Moderna.

 

Perché non si sono fermati?

Posso dire che il ministero sembrava più preoccupato dal garantire inderogabilmente la continuazione della campagna vaccinale nazionale invece che la salute del singolo cittadino a cui pure veniva riconosciuto ufficialmente un danno da vaccino. La stessa questione si è avuta con le donne in gravidanza. Si decise di proseguire con le donne incinte nonostante l’assenza totale di studi riguardo gli effetti su questa popolazione. La stessa circolare insiste che qualora il soggetto fosse guarito dalla malattia, cioè avesse l’immunità naturale, il titolo anticorpale non va ritenuto un parametro di esclusione dalla vaccinazione COVID.

 

Cioè secondo la circolare se avevi fatto la malattia dovevi comunque fare il vaccino?

Sì, dovevi farti il vaccino per avere gli anticorpi – anticorpi vaccinali, quindi indotti artificialmente su un frammento del patogeno – e invece gli anticorpi prodotti dall’immunità naturale non possono essere presi in considerazione. La sensazione è che bisognava vaccinare davvero tutti.

 

Perché?

Il sospetto che mi viene è che non bisognava avere una popolazione di controllo, cioè un gruppo di persone non vaccinate – parliamo di decine di milioni di cittadini che erano guariti e quindi avevano l’immunità naturale. Essi avrebbero dimostrato che si poteva sopravvivere al virus senza il siero. La politica invece doveva dimostrare la qualità salvifica della vaccinazione. Senza gruppo di controllo dei guariti, che sono stati inoculati anche loro, non è possibile nessun raffronto e quindi si può portare avanti la narrazione del vaccino unico strumento per uscire dalla pandemia.

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Quali altri elementi vi sono in questo processo?

Un altro elemento che ci fa capire come potrebbe esserci stata consapevolezza dei possibili eventi avversi anche letali è lo scudo penale stabilito con l’articolo 3 del DL 44/2021: si normava il fatto che qualora vi fosse un evento avverso anche mortale il medico vaccinatore sarebbe stato esentato da qualsiasi responsabilità, era sufficiente che avesse rispetto per le linee guida e le circolari ministeriali.

 

A cosa ha portato tutto questo?

Tutto questo ha portato ad una profonda sfiducia da parte del cittadino nei confronti delle istituzioni e della scienza medica, perché la regia politica ed ideologica diviene evidente, così come l’omissione di informazioni che pure erano presenti nella comunicazioni all’interno delle istituzioni. Ricordiamo com’erano quei mesi: c’era la censura e se dicevi le stesse cose contenute nella circolare ministeriali venivi etichettato come pericoloso «no-vax».

 

Quindi i sieri sono «sicuri ed efficaci»?

Questi farmaci per la loro stessa composizione possono avere effetti avversi: l’mRNA può raggiungere tutti i tessuti e non conosciamo le diverse reazioni di questi alla sostanza. Tutto questo era noto ma non si poteva comunicare all’esterno perché non si doveva spegnere quello che il ministro Speranza avrebbe definito, in una registrazione della riunione del CTS a seguito della morte di Camilla Canepa, l’«entusiasmo vaccinale».

 

Cosa è successo durante l’udienza?

Dopo la relazione mia e del vicepresidente di ContiamoCi! Marco Cosentino, vi è stato l’intervento della senatrice del PD Ylenia Zambito. Ha avuto il coraggio di dire che non c’era alcun obbligo vaccinale. Mi è toccato ricordarle, insieme all’onorevole Bagnai, che non solo l’obbligo c’era, ma c’era pure sanzioni amministrative, sproporzionate ed irragionevoli, che avevano portato alla fame milioni di cittadini che non potevano più lavorare. Tantissimi si sono piegati a questa «coercizione amministrativa», che per quanto mi riguarda era solo un enorme «ricatto».

 

Solo un ricatto?

Di più. Per me quello che c’è stato è stata una guerra civile. Per la prima volta, lo Stato ha disconosciuto milioni dei suoi cittadini e li ha perseguitati solo perché volevano liberamente decidere riguardo al proprio corpo – cosa peraltro sancita dall’articolo 32 della Costituzione.

 

Dicono che la vaccinazione ha salvato milioni di vite.

Quand’anche fosse vero, il salvare le milioni di vite non può passare attraverso il sacrificio coatto di una minoranza che viene mandata a morire. Lo Stato non lo può fare. La Costituzione su questo è chiara. Dovevi assumerti il rischio, di una malattia da reazione avversa o perfino della morte, senza alternativa. Dovevi accettare la roulette russa. Tutto questo facendoti pure firmare un consenso informato che informato non era.

 

I politici vaccinisti stanno cambiando idea?

Ho avuto l’impressione che le forze politiche che in quegli anni hanno avallato la discriminazione e la coercizione oggi non possono più difendere queste posizioni, cercando di mettere nel dimenticatoio quella stagione. Del resto sono posizioni indifendibili: la letteratura scientifica, i casi sanitari in tutto il Paese, la Costituzione – di cui si sono detti paladini nell’ultimo referendum – violata in tantissime sue parti. Rispetto al 2024 quando andammo in Commissione COVID la prima volta, quando erano belli agguerriti, mi sono parsi più sulla difensiva, più remissivi. Hanno le armi spuntate: di fronte a relazioni rigorose e pacate non hanno la possibilità di controbattere nulla.

 

Quale valore ha la Commissione in questo momento?

I lavori della Commissione continuano ad essere silenziati dalla grande stampa. Invece un evento che ha sconvolto la vita di tutti gli italiani, comunque la si pensi, non può essere messo in un cassetto da chiudere per sempre. Abbiamo un obbligo civile, morale di analizzare tutto quello che è successo e far emergere le verità che sono state taciute, al fine di dare ai cittadini gli elementi. Se siamo ancora in una democrazia, dobbiamo avere il coraggio di cercare la verità. Qualsiasi siano le conclusioni che arriveranno alla fine di questo percorso.

 

Cosa vuole dire ai lettori di Renovatio 21?

Che il perno deve essere il lavoratore, l’uomo che fa, che crea il proprio destino. Quindi invitiamo tutti a sostenere l’azione del sindacato DI.CO.SI. ContiamoCi! per difendere il diritto al lavoro che non deve mai più essere calpestato nel nome di una spinta emergenziale, che, guarda caso, oggi si sta riproponendo in altre forme. Perché il fine ultimo metapolitico di tutto questo è quello di spogliare l’uomo della sua libertà. Togliere il lavoro significa togliere la libertà, e quindi avere un popolo facilmente controllabile di schiavi.

 

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Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata

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