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Leone autorizza i vescovi a rimuovere i superiori dei monasteri autonomi. I Francescani dell’Immacolata inglese vengono dissolti

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Papa Leone XIV ha emanato giovedì un nuovo regolamento che autorizza un vescovo diocesano a destituire il superiore maggiore di un monastero autonomo.

 

Il rescritto vaticano, firmato dal Segretario di Stato cardinale Pietro Parolin, concede al Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica «l’autorità di autorizzare il vescovo diocesano competente a emettere il decreto di dimissioni», secondo il documento Rescriptum ex Audientia Sanctissimi.

 

Il rescritto sottolinea che papa Francesco aveva già espresso il suo sostegno alla modifica del diritto canonico. La nuova autorizzazione viene concessa ai sensi del canone 699 §2 del Codice di Diritto Canonico, riguardante «il decreto di dimissione da un istituto, per giusta causa, di un membro professo temporaneo o perpetuo».

 

Nel 2022, Bergoglio aveva modificato il can. 699 §2 in modo che il potere di dimettere un membro di un monastero autonomo fosse delegato al superiore maggiore del monastero anziché al vescovo locale.

 

La nuova norma potrebbe avere conseguenze di vasta portata per i monasteri indipendenti, soprattutto per quelli tradizionali, dato che i vescovi diocesani non di rado si mostrano ostili alle pratiche cattoliche tradizionali, come la Messa tradizionale in latino.

 

Questo mese, In Gran Bretagna, i sacerdoti dell’Associazione della Famiglia di Maria Immacolata e San Francesco, meglio conosciuti come Francescani dell’Immacolata (Marian Franciscans, in inglese), una comunità tradizionale dedita alla messa antica che segue la spiritualità di San Massimiliano Kolbe, verranno sciolti a seguito delle pressioni del loro vescovo locale. Andrew McKenzie, ordinato vescovo di Dunkeld il 10 agosto 2024, ha informato i frati nel febbraio 2025 che avrebbero dovuto lasciare la diocesi.

 

I Francescani dell’Immacolata furono bersagliati immediatamente dopo l’ascesa al Soglio di Bergoglio nel 2013. Nel settembre del 2025, il Dicastero per la Vita Consacrata ha notificato la dispensa dai voti per il fondatore dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata, Padre Stefano M. Manelli, che proviene da una famiglia legata a Padre Pio di Pietrelcina.

 

La vicenda del commissariamento e delle tensioni tra il Vaticano e l’ordine dei Francescani dell’Immacolata è stata definita dagli ambienti tradizionalisti cattolici come una vera e propria «persecuzione» ideologica e istituzionale. Al contrario, la Santa Sede ha sempre motivato gli interventi con la necessità di sanare divisioni interne – dovute in particolari a frati «dissidenti» che lamentavano la celebrazione della Messa in latino invece che quella conciliare di Paolo VI.

L’11 luglio 2013 Bergoglio, papa da poche settimane, approva il decreto che dispone il commissariamento dell’istituto maschile. Il decreto impone una forte restrizione: l’uso della «forma straordinaria» del rito romano (la Messa antica) viene subordinato a un’esplicita autorizzazione delle autorità ecclesiastiche, revocando di fatto le tutele del precedente Summorum Pontificum di Benedetto XVI.

 

Numerosi frati vicini al fondatore Padre Manelli vengono trasferiti in conventi isolati o all’estero, come ad esempio in Albione. Nel 2015 fu commissariato anche il ramo femminile delle Suore Francescane dell’Immacolata.

 

Fu quindi avviata un’indagine della Procura della Repubblica di Avellino nei confronti di padre Manelli per presunte malversazioni e truffe legate ai beni delle associazioni laiche. Nel giugno 2025, il tribunale penale di Avellino dichiara il «non doversi procedere» per prescrizione nei confronti di padre Manelli per le accuse sui beni immobili.

 

Sul fronte canonico, ai frati e alle suore fedeli alla linea originaria viene sistematicamente negata la possibilità di fare ricorso formale ai tribunali vaticani (come la Segnatura Apostolica), spingendo molti religiosi e religiose alla fuoriuscita volontaria o alla richiesta di dispensa dai voti.

 

Nel maggio 2022, dopo 9 anni, il Vaticano dichiara concluso il commissariamento. Il Capitolo Generale elegge Padre Immacolato M. Acquali come nuovo Ministro Generale, sancendo l’allineamento definitivo dell’ordine alle direttive post-conciliari. A settembre dello scorso anno si consuma la rottura definitiva: il Vaticano concede a Padre Stefano Maria Manelli la dispensa dai voti religiosi, sancendo la sua uscita definitiva dall’istituto da lui stesso fondato

 

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Documentario sulle consacrazioni episcopali FSSPX 2026

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Il documentario SALUS ANIMARUM, dedicato alle consacrazioni episcopali del 1° luglio 2026 a Écône, sarà disponibile domenica 1° novembre.   Quel giorno, quattro nuovi vescovi sono stati consacrati per la Fraternità Sacerdotale San Pio X, alla presenza di quasi 17.000 fedeli giunti da tutto il mondo. A trentotto anni dalle consacrazioni episcopali conferite da Mons. Marcel Lefebvre nel 1988, questa cerimonia si pone nel solco della sua opera al servizio della Chiesa e della Tradizione cattolica.   Attraverso testimonianze esclusive e immagini inedite, il film ripercorre le ragioni di tali consacrazioni, i preparativi, lo svolgimento della cerimonia e le reazioni che essa ha suscitato.   Nonostante la crisi che la Chiesa attraversa ormai da diversi decenni, SALUS ANIMARUM richiama il principio a cui la Fraternità intende rimanere fedele: la salvezza delle anime è la legge suprema.   Il documentario sarà trasmesso sul canale YouTube ufficiale della Fraternità San Pio X, con sottotitoli in diverse lingue.     Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Sacerdote ucciso dalla caduta di un crocifisso durante la messa. Se fosse stato ad orientem si sarebbe salvato?

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In Ecuador, un sacerdote cattolico è morto dopo che un grande crocifisso di legno, caduto dal muro di una chiesa, lo ha colpito alla testa durante la messa.

 

La tragedia si è verificata sabato nella chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso nella città meridionale di Guayaquil. La funzione religiosa è stata trasmessa in diretta streaming sui social media, secondo quanto riportato dai media locali.

 

Il filmato mostra il parroco cinquantatreenne, padre Patricio Alfredo Sanchez Molinari, classe 1973, in piedi vicino all’altare quando il crocifisso appeso alla parete dietro di lui si inclina improvvisamente in avanti e gli cade addosso. L’incidente è avvenuto circa 30 minuti dopo l’inizio della funzione, lasciando i fedeli attoniti e addolorati.

 

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L’Arcidiocesi di Guayaquil ha successivamente confermato la morte del sacerdote in un comunicato ufficiale, affermando che il Cardinale Luis Cabrera si è unito «nella preghiera per l’eterno riposo della sua anima ed esprime la sua solidarietà, il suo affetto e il suo amore alla famiglia dei Redentoristi, ai suoi familiari e amici». Anche i parrocchiani di San Lorenzo a Vinces, dove padre Patricio aveva prestato servizio in precedenza, hanno reso omaggio al sacerdote, ricordando la sua «dedizione e il suo amore pastorale» per la loro comunità.

 

Le autorità ecuadoriane non hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’accaduto e le cause della caduta del crocifisso restano ignote.

 

Da quanto si comprende, il terrificante incidente si è avuto dopo l’omelia, dove il sacerdote aveva predicato sulla mortalità e sul giusto utilizzo del tempo limitato che gli esseri umani hanno in questa vita per servire il Signore.

 

Ispirandosi al passo evangelico che parla di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, ha detto alla congregazione: «Cari fratelli e sorelle, un giorno anche noi che siamo qui moriremo». «A volte il tempo che dedichiamo alle cose materiali non ha lo stesso significato del tempo che dedichiamo a Dio: quel tempo di qualità che doniamo a Dio, ai nostri fratelli e sorelle, a nostro marito, a nostra moglie, ai nostri figli, alla famiglia. Quel tempo è speso meglio», ha continuato.

 

Il presbitero aveva anche chiesto: «quanto tempo dedichiamo a Dio? Come impieghiamo il nostro tempo?» e ​​aveva osservato che spesso le persone trascorrono ore al cellulare e con altre distrazioni, dedicando solo brevi momenti alla preghiera. «Ciò che conta è sempre il Signore. Lui deve essere al primo posto», ha detto, prima di guidare la recita del Credo.

 

Durante le preghiere dei fedeli che sono seguite , il grande e pesante crocifisso di legno si è staccato dal muro dietro l’altare e cadde, colpendo padre Sánchez alla testa. I parrocchiani si precipitarono subito ad aiutarlo; Nella registrazione si sente la voce di una donna che grida: «padre, padre… chiama un’ambulanza!»

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Si tratta di una tragedia tremenda, perché un sacerdote ucciso durante il rito è raro (epperò non troppo: sono cinque i casi del solo 2026) e spaventoso.

 

Il fedele della Messa tradizionale può chiedersi tecnicamente se, tuttavia, se con il rito antico il sacerdote avrebbe potuto vedere il crocifisso cadere e magare ripararsi. Il sacerdote girato verso Dio, cioè ad orientem, come prescritto dalla Santa Messa di sempre, dà le spalle al popolo per concentrarsi sull’altare di Dio. La messa novus ordo, che è ad populum, prevede che il sacerdote dia le spalle a Dio per favorire il popolo.

 

Aggiungiamo pure che le intercessioni del popolo (la cantilena «ascoltaci o Signore…») nella Messa antica non vi sono.

 

L’idea contemplata da alcuni, quindi, è che con la Messa antica il sacerdote potrebbe forse essersi salvato – tuttavia non ci permettiamo in alcun modo di poter analizzare il disegno di Dio, anche e soprattutto quando esso è così drammatico e carico di significato.

 

Purtuttavia, possiamo dire che Renovatio 21 ha registrato, negli ultimi tre anni, altri casi infausti di sacerdoti colpiti a Messa: quelli dei «malori», puntualmente annotati nell’apposita rubrica settimanale di Renovatio 21, che hanno angosciosamente interessato tanti sacerdoti, e pure tanti fedeli. Casi meno spettacolari, ma ugualmente letali – le cui cause, pure, potrebbero essere più facilmente spiegabili.

 

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Vescovo vieta la preghiera a San Michele al termine delle messe

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Il vescovo americano Mark Beckman di Knoxville, Tennessee, ha vietato la preghiera a San Michele Arcangelo al termine delle messe nella sua diocesi.   In una dichiarazione indirizzata ai membri della diocesi di Knoxville e pubblicata venerdì, Beckman ha lamentato che, viaggiando per la sua diocesi, ha «notato che in alcune delle nostre parrocchie sono state aggiunte regolarmente alla liturgia preghiere supplementari, tra cui la Preghiera a San Michele, la “Preghiera a San Francesco”, una Preghiera allo Spirito Santo e altre ancora, recitate insieme, a volte prima del canto d’ingresso o subito dopo il congedo».   «Dopo aver riflettuto sull’importanza di celebrare la liturgia secondo la volontà della Chiesa, non ritengo opportuno aggiungere ulteriori preghiere legate alla celebrazione della Messa stessa», scrisse Beckman.

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«Pertanto, ho chiesto ai nostri sacerdoti di catechizzare il popolo di Dio, ora che ci allontaniamo dalle preghiere aggiuntive recitate insieme immediatamente prima, durante e subito dopo la Messa», ha affermato Beckman.   Monsignor Beckman ha invece incoraggiato i pastori a trovare modi alternativi per integrare la preghiera a San Michele Arcangelo «nella vita devozionale delle nostre famiglie e comunità, al di là della celebrazione della liturgia».   L’anno scorso, monsignor Beckman ha limitato la celebrazione della Messa tradizionale in latino a una sola cappella in un centro di ritiro spirituale una volta al mese, dopo aver precedentemente annunciato la soppressione di tutte le MLT parrocchiali nella diocesi.   Il Beckmanno aveva dichiarato all’epoca che i cambiamenti alla liturgia romana successivi al Concilio Vaticano II, così come il motu proprio Traditionis Custodes di papa Francesco del 2021, che imponeva ampie restrizioni alla celebrazione della LM tridentina, erano stati guidati dallo Spirito Santo.   La preghiera a San Michele Arcangelo non fa parte del rito della Messa in senso stretto, ma per quasi ottant’anni è stata recitata subito dopo la Messa bassa. Nel 1884 Leone XIII dispose che al termine della celebrazione si dicessero alcune preghiere per la Chiesa, allora segnata dalle tensioni politiche con lo Stato italiano. Nel 1886 vi aggiunse l’invocazione a San Michele, chiedendone la difesa «nel combattimento» contro il male. Una tradizione non documentata parla di una visione avuta dal papa dopo la Messa.

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Secondo la tradizione, un giorno del 1884, subito dopo aver celebrato la Messa nella sua cappella privata in Vaticano, Leone XIII si fermò ai piedi dell’altare e restò come impietrito, il volto pallido, per circa dieci minuti. Quando si riebbe, raccontò di aver udito due voci, una dolce e una rauca e sprezzante, provenienti dal tabernacolo. La seconda, che si identificava con quella di Satana, si vantava di poter distruggere la Chiesa se avesse avuto più tempo e più potere, e chiedeva di poterli avere per un secolo. La prima voce, quella di Cristo, glieli concedeva. Il papa avrebbe intravisto in visione gli sconvolgimenti dei decenni a venire. Subito dopo compose la preghiera a San Michele.   Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur: tuque, Princeps militiae caelestis, Satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute, in infernum detrude. + Amen   San Michele Arcangelo, difendici nella lotta; sii nostro aiuto contro la cattiveria e le insidie del demonio. Gli comandi Iddio, supplichevoli ti preghiamo: tu, che sei il Principe della milizia celeste, con la forza divina rinchiudi nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni che girano il mondo per portare le anime alla dannazione. + Amen.   Queste orazioni, dette «leonine», furono soppresse con l’istruzione Inter Oecumenici del 1964, in vigore dal 1965, nell’ambito della riforma liturgica. La preghiera però è rimasta viva: Giovanni Paolo II ne raccomandò la recita nel 1994, e nel 2018 papa Francesco invitò a dirla al termine del Rosario.      

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Immagine: Rafał Hadziewicz (1803–1886) , San Michele Arcangelo sconfigge Satana (1830), Museo Nazionale di Cracovia
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia.
 
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