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Hulk Hogan e il Dio che distrugge

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«In tre brevi mesi, proprio come ha fatto con le piaghe dell’Egitto, Dio ha portato via tutto ciò che adoriamo. Dio ha detto: “Tu vuoi adorare gli atleti, io chiuderò gli stadi. Tu vuoi adorare i musicisti, io chiuderò gli auditorii. Tu vuoi adorare gli attori, io chiuderò i teatri. Tu vuoi adorare i soldi, io chiuderò l’economia e farò crollare la borsa. Non vuoi andare in chiesa ed adorarmi, io farò in modo che non potrai più andare in chiesa”».

 

«“Se il mio popolo chiamato con il mio nome si umilierà, pregherà e cercherà il mio volto e si allontanerà dalle loro vie malvagie, allora ascolterò dal cielo e perdonerò il loro peccato e guarirò la loro terra”».

 

«Forse non abbiamo bisogno di un vaccino, forse dobbiamo prendere questo tempo di isolamento dalle distrazioni del mondo e avere un risveglio personale in cui ci concentriamo sull’UNICA cosa al mondo che conta davvero. Gesù».

 

Il pulpito di questa predica tagliente sorprende non poco. È un post su Facebook di Hulk Hogan, il massiccio vecchio numero uno di quella lotta fittizia super-televisiva chiamato wrestling.

 

Hogan era il la star indiscussa dello show, il suo personaggio incarnava valori nazionalisti americani (la sua canzone diceva), era quello, tamarrissimo, che arrivato sul ring si strappava la maglia gialla di dosso mostrando un torso fatto di anabolizzanti e raggi ultravioletti.

 

«Forse non abbiamo bisogno di un vaccino, forse dobbiamo prendere questo tempo di isolamento dalle distrazioni del mondo e avere un risveglio personale in cui ci concentriamo sull’UNICA cosa al mondo che conta davvero. Gesù».

Era il campione del match più importante della serata, sfidava solo i big, le buscava ma poi, con una resilienza applaudita dal pubblico sino a spellarsi le mani, resisteva ad ogni manata e pedata (Dan Peterson cercava di tradurre in italoamericano la sua gestualità di incassatore che andava alla riscossa: «nou nou, tu no puoy fare questouh», e vinceva – come da copione.

 

Hulk Hogan, all’anagrafe Terry Bollea (sì, è di origina italiana), ha avuto fama e danari ma anche una vita irta di disgrazia e di peccato. Molti dei suoi amici sono morti, e non è mai stato chiarito se è per ormoni sintetici ed affini utilizzati per le performances. Suo figlio finì coinvolto, come responsabile, in un incidente che costò la morte ad un altro ragazzo. Seguì collasso finanziario, e divorzio dalla moglie. Il Viale del Tramonto era bello che imboccato, come si conviene ad ogni oscura parabola hollywoodiana.

 

Venne poi la cosa più triste ed incredibile. Emerse in rete un filmato di lui che andava a letto con la moglie di quello che era allora il suo migliore amico, un conduttore radiofonico che non si è mai capito che ruolo abbia svolto nello scandalo.

 

Un potentissimo sito di pettegolezzi americano, Gawker, pubblicò il video. Hulk Hogan tentò di denunciare, ma non aveva abbastanza danari per mandare avanti una simile imprese tribunalizia, visto che in USA possono davvero brandire il Primo Emendamento della Costituzione – la libertà di espressione – per coprire la pubblicazione di immagini della vita intima di qualcuno.

 

Con parole del genere, il lottatore dimostra che la devastazione che ha vissuto gli ha lasciato qualcosa. La devastazione che ha vissuto ha, in verità, costruito

Qualcuno gli diede segretamente una mano: il miliardario Peter Thiel, creatore di PayPal e primo investitore in Facebook, uno degli uomini più intelligenti del pianeta, che con Gawker aveva un conto in sospeso. La storia incredibile di questo milionario complotto tribunalizio è raccontata in un libro-rivelazione di qualche anno dopo, Conspiracy.

 

Arrivò al processo Bollea vs Gawker un vero principe del foro di Los Angeles, uno studio la cui parcella sarebbe costata, solo per andare a processo, forse una diecina di milioni di dollari. La situazione si capovolse.

 

Si arrivò al verdetto. Hogan chiedeva 100 milioni di dollari di risarcimento. La giuria gliene assegnò 115. Più 25 milioni in «danni punitivi», un istituto giuridico della common law americana. Gawker andò in bancarotta; Bollea, a fine 2016, arrivò ad un accordo, se ne portò a casa 31. Circa 28,5 milioni di euro.

Dio permette la distruzione. Dio distrugge

 

In pratica, ad Hulk Hogan sono tornati i soldi in tasca. Eppure, con parole del genere, dimostra che la devastazione che ha vissuto gli ha lasciato qualcosa. La devastazione che ha vissuto ha, in verità, costruito.

 

Sì, Dio permette la distruzione. Dio distrugge

 

Sta scritto: «Anche sull’Oreb provocaste all’ira il Signore; il Signore si adirò contro di voi fino a volere la vostra distruzione» (Deutoronomio, 9,8)

 

Il Dio dei cristiani, lungi dall’essere un idolo da ONG della parrocchia moderna, è anche un Dio distruttore.

Sta scritto: «Tale condotta costituì, per la casa di Geroboamo, il peccato che ne provocò la distruzione e lo sterminio dalla terra» (1Re 13,34)

 

Non solo il Dio dell’Antico Testamento è uso a catastrofi e distruzione.

 

Dal Vangelo secondo Marco (27, 51): « Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono».

 

Il Dio dei cristiani, lungi dall’essere un idolo da ONG della parrocchia moderna, è anche un Dio distruttore.

 

La Passione, la Croce. Tutti conosciamo questa meccanica spirituale cristiana; non tutti però realizzano quanto sia necessaria. E quanto sia dolorosa

Decenni fa mi ritrovavo ad interrogarmi su questa cosa che la Chiesa moderna, né al catechismo dell’infanzia né altrove, mi aveva insegnato. Dio crea, Dio distrugge, Dio salva. 

 

Inabissatomi in India, mi ritrovai a rimirare l’abbaglio della corrispondenza con la Trimurti indù, cioè la principale terna di divinità che comandano l’induismo post-vedico. (Ne ho scritto a lungo in un libro di un paio di anni fa, Cristo o l’India, una delle mie digestioni della cultura orientale in cui mi è capitato di immergermi).

 

Qualcosa non tornava, ovviamente. Brahma, il creatore, era decisamente una divinità negletta, poco menzionata, poco adorata – e da qui è facile vedere come l’induismo si riveli una gnosi, una religione che odia la creazione, che vive il mondo fisico come un fastidio da cui liberarsi con la liberazione del nirvana (cioè, letteralmente, l’estinzione).

 

Shiva, il distruttore, era ancora più complicato. Era il dio del divenire ma anche dei ladri. La sua storia è piena di cose cose disdicevoli: taglia la testa al figlio perché non lo riconosce, e ci trapianta la testa di un elefante (e la nascita del dio Ganesh); un nano lo sfida a ballare e lui mette su uno ballo ultraspettacolare che culmina con una danza proprio sopra il corpo dle povero nano – chi la fa l’aspetti: una delle sue mogli ammazza Shiva e balla sopra al suo cadavere con una collana di teste mozzate (Kali, la dea della morte); poi c’è l’episodio non chiarissimo nel quale si sarebbe accoppiato con Vishnu, l’altro personaggio della Trimurti. Dai loro semi nasce  il Gange, ma pure un bebé, cui fu dato il nome di Arikaputtiran.

«Il Signore ti distrugge fino a che non lo lasci costruire»

 

Il quale Vishnu, il dio che conserva, il dio che salva, si incarna (la parola è «discesa», avatar in sanscrito) in creature mondane più o meno una dozzina di volte per salvare il mondo. Diventa tartaruga, pastorello, uomo leone, principe, immenso cinghiale, cacciatore, pescione cosmico. Secondo alcune scuole di pensiero, anche Buddha, Gesù Cristo e – qualcuno vagheggia dentro e fuori dell’India – perfino Adolf Hitler sarebbero suoi avatara.

 

Voi capite, niente di tutto questo poteva aiutarmi a comprendere il mistero divino della distruzione. Soprattutto quando essa riguardava la mia vita interiore.

 

Così, sempre tanti anni fa, mi ritrovai a Milano, con ospite in casa un ragazzo cattolico che era sì un bravo ragazzo, ma di cui – dall’alto della mia spocchia farisaica di sapientone –non avevo un gran rispetto sul piano intellettuale. Non apprezzavo la sua fede cieca, genuina, che mi pareva tutto sommato superficiale. Invece avevo solo da imparare da lui.

 

Parlavamo del suo gruppo cattolico, ora forse dissolto, che stava attraversando un momento difficile. Non sembrava turbato dalla cosa. «Il Signore ci distruggerà fino a che non saremo a posto». Era perentorio, sicuro.

 

«Il Signore ti distrugge fino a che non lo lasci costruire». Dio ti umilia e ti mortifica, perché quella è la via per prepararti ad accettare il suo disegno, la sua costruzione.

 

Nessun edificio sarà costruito se prima non saranno distrutte le macerie della Civiltà della Morte che ha creato e diffuso il Coronavirus

Era un momento in cui per varie ragioni non ero al massimo del mio splendore, diciamo così, ma al ragazzo non volevo certo lasciarlo vedere. Per quanto semplici, queste parole potevano non rimbombare nel mio essere. Perché, essendo una verità spirituale ultima ed incontrovertibile, parlavano dritto a me, di me, per me.

 

Sta scritto: «Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni» (Mt 26, 61)

 

Dio mi stava distruggendo – o stava permettendo che mi distruggessero, o che io mi distruggessi da solo. Il chi non aveva importanza, importava il cosa, cioè la realtà vera, predisposta dal disegno di Dio. Realtà che per me, in quel momento tetro, era  sofferenza e disintegrazione di sentimenti e certezze.

 

La Passione, la Croce. Tutti conosciamo questa meccanica spirituale cristiana; non tutti però realizzano quanto sia necessaria. E quanto sia dolorosa.

 

E così eccoci nell’era della croce pandemica. Una croce alla quale in un modo o nell’altro stato chiesto a tutta l’umanità di sottoporvisi. Alcuni hanno perso cari e conoscenti (a me è capitato), altri hanno perso la vita. Altri ancora la salute, il senso del gusto e dell’olfatto, il fatturato, la pazienza, il lavoro.

Prego solo che mi sia ridata la libertà per concentrarmi sulle cose essenziali: l’unità della mia famiglia, le sostanze per alimentarle, il cibo, forse anche la lotta contro chi ci ha fatto piombare in quest’incubo

 

Eppure tutte queste – compresa la vita – sono cose secondarie dinanzi a Cristo. Il lottatore peccatore ha ragione. La Terra desolata non potrà tornare fertile se prima non prepariamo il terreno perché la natura fiorisca.

 

Nessun edificio sarà costruito se prima non saranno distrutte le macerie della Civiltà della Morte che ha creato e diffuso il Coronavirus.

 

Prendetela un’ottava più in basso, se non ce la fate. Il wrestler ci parla dell’inutilità di stadi e sale concerti, campioni dello sport e musicisti famosi. Se penso alla mia vita, vedo quanto ha ragione: oggi non è possibile aver fiducia in nessuna celebrità, politica o musicale, scientifica o sportiva; oggi non penso nemmeno lontanamente ad intrupparmi ad un concertone o ad una partita di calcio, non penso a festoni scatenati. 

 

Il virus ha contaminato il mondo, ma la purezza del cuore è lì, disponibile a tutti quanti, così come l’amore del Dio che ci distrugge e che ci salva

Prego solo che mi sia ridata la libertà per concentrarmi sulle cose essenziali: l’unità della mia famiglia, le sostanze per alimentarle, il cibo, forse anche la lotta contro chi ci ha fatto piombare in quest’incubo. Prego per la religione, nel senso etimologico: l’unione. Il nuovo legarsi delle persone attorno non agli idoli, ma a ciò che è necessario, essenziale. I legami di sangue. Il Paese. La comunità. La vita biologica. L’umanità. E poi certo, l’unica vera Religione, quella che ci dà la comunione, quella che ci connette fisicamente a Dio.

 

Dovrei pensare più a Gesù, vero. Ai tempi del Coronavirus, scopro che ho tanto da imparare da Hulk Hogan e da quelli come lui.

 

«Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio».

 

Il virus ha contaminato il mondo, ma la purezza del cuore è lì, disponibile a tutti quanti, così come l’amore del Dio che ci distrugge e che ci salva.

 

 

Roberto Dal Bosco

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Wormhole creati da civiltà aliene: un astrofisico dice che li abbiamo già visti

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È possibile che una civiltà aliena estremamente avanzata abbia creato in tutto l’universo un sistema di trasporto basato su wormhole – ossia cunicoli spazio-temporale –  e potremmo persino individuarli. Lo riporta Futurism.

 

Sebbene sia una teoria piuttosto bizzarra, secondo un nuovo articolo di BBC Science Focus, essa ha incuriosito alcuni scienziati.

 

L’astrofisico dell’Università di Nagoya, Fumio Abe, ha detto che potremmo aver già catturato le prove di una tale rete nelle osservazioni esistenti, ma le abbiamo perse nel mare di dati, portando alla prospettiva intrigante che la rianalisi delle vecchie osservazioni potrebbe portare a una svolta nel SETI.

 

«Se i wormhole hanno un raggio della gola compreso tra cento e dieci milioni di chilometri, sono legati alla nostra Galassia e sono comuni come le stelle ordinarie, il rilevamento potrebbe essere ottenuto rianalizzando i dati passati», ha detto Abe a Science Focus.

 

È una teoria allettante che suggerisce un percorso alternativo per capire una volta per tutte se gli esseri umani sono soli nell’universo.

 

Questi wormhole sono appunto tunnel teorici con due estremità in punti separati nel tempo e nello spazio. Sebbene non vìolino la teoria della relatività generale di Einstein, non abbiamo ancora certezza della loro effettiva esistenza, per non parlare poi di qualche civiltà decisamente avanzata che sarebbe in grado di produrli.

 

Perché un wormhole esista, però, ci vorrebbe una quantità enorme di energia. L’idea sarebbe che «se gli ET hanno creato una rete di wormhole, potrebbe essere rilevabile dal microlensing gravitazionale».

 

Questa tecnica è stata utilizzata in passato per rilevare migliaia di esopianeti e stelle distanti rilevando il modo in cui piegano la luce. Se possa essere utilizzato per rilevare i wormhole, per essere chiari, è una questione aperta.

 

Fortunatamente, individuare i wormhole non è la nostra unica possibilità di rilevare la vita in altre parti dell’universo.

 

Science Focus ha anche indicato la ricerca di megastrutture, ancora solo teoriche, che sfruttano l’energia di una stella racchiudendola completamente, o sostanze chimiche atmosferiche legate all’inquinamento umano, o veicoli spaziali riflettenti estremamente sottili chiamati vele di luce, ognuno dei quali potrebbe teoricamente portarci alla scoperta di una civiltà extraterrestre.

 

Le antenne radio per individuare segnali alieni sono sempre in allerta, come con questo misterioso segnale radio proveniente dal centro della Via Lattea che è stato captato dagli scienziati con il nome tecnico di ASKAP J173608.2-321635.

 

Il concetto di wormhole è una prospettiva allettante, soprattutto considerando il fatto che potrebbero dare a una civiltà aliena – o anche a noi – la capacità di viaggiare su vasti distese di spazio e tempo, un po’ come la porta che conduceva a un altro mondo nel kolossal hollywoodiano anni Novanta, Stargate.

 

 

 

Immagine di ErikShoemaker via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

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Telescopio spaziale potrebbe rilevare civiltà aliene guardando l’inquinamento degli esopianeti

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Gli scienziati stanno già pianificando come un nuovo telescopio potrebbe rilevare le civiltà aliene.

 

Il nuovo telescopio spaziale NASA dal nome controverso  – James Webb Space Telescope (JWST) – non ha ancora ufficialmente avviato le operazioni scientifiche, ma già gli astronomi sono ansiosi di cercare civiltà aliene usando il costosissimo osservatorio.

 

Il telescopio è abbastanza potente da visualizzare direttamente i singoli esopianeti in orbita attorno a stelle lontane, una prospettiva allettante che secondo alcuni potrebbe portarci a scoprire una volta per tutte se siamo soli nell’universo, o meno, scrive Futurism.

 

In un documento non ancora sottoposto a revisione paritaria individuato dal sito Universe Today, un team di astronomi della NASA e di altre istituzioni ha suggerito che il JWST potrebbe essere utilizzato per individuare i pianeti con tracce rilevabili di clorofluorocarburi (CFC) nella loro atmosfera.

 

Il loro ragionamento è il seguente: i gas serra come i CFC potrebbero essere segni di civiltà extraterrestri, dal momento che gli stessi gas hanno portato l’umanità a fare un buco nello strato di ozono terrestre, come chiaro segno di una civiltà industrializzata. In breve, gli alieni che hanno inquinato la loro atmosfera potrebbero fornire un segno di vita extraterrestre.

 

Il team ha persino identificato un primo obiettivo da cercare per i CFC: TRAPPIST-1, un sistema composto da diversi pianeti delle dimensioni della Terra in orbita attorno a una stella nana rossa a soli 40 anni luce di distanza.

 

«I CFC sono un notevole esempio di tecnosignature sulla Terra e il rilevamento di CFC su un pianeta come TRAPPIST-1 e sarebbe difficile da spiegare attraverso le caratteristiche biologiche o geologiche che conosciamo oggi», si legge nel documento.

 

TRAPPIST-1 è relativamente debole, il che significa che gli spettrometri a infrarossi del JWST non ne sarebbero sopraffatti. In effetti, il nostro Sole sarebbe troppo luminoso se un telescopio come il JWST tentasse la stessa cosa, ma da un punto di vista di TRAPPIST-1.

 

Ma ciò potrebbe presto cambiare man mano che elaboriamo tecnologie ancora più sofisticate.

«Nei prossimi decenni ci saranno almeno due delle tecnosignature passive della Terra, emissioni radio e inquinamento atmosferico, che sarebbero rilevabili dalla nostra stessa tecnologia attorno alla stella più vicina», concludono gli scienziati.

 

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Civiltà

«Siamo entrati in una lotta metafisica»: il sermone di Cirillo, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie

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Il 6 marzo 2022, nella Domenica dei Latticini, commemorazione della caduta di Adamo (Domenica del perdono), il Santissimo Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Cirillo ha celebrato la Divina Liturgia nella Cattedrale del Cristo Salvatore a Mosca. Al termine della sacra funzione, il primate della Chiesa Ortodossa Russa ha tenuto il seguente sermone.

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo!

 

Faccio a tutti i voi i miei auguri, miei cari vescovi, padri, fratelli e sorelle, per questa domenica, la domenica del perdono, l’ultima domenica prima dell’inizio dello stadio della Santa Quaresima, il grande digiuno!

 

La Grande Quaresima è indicata da molti venerabili asceti come sorgente spirituale. Coincide con la sorgente fisica e nello stesso tempo è percepita dalla coscienza della Chiesa come sorgente spirituale.

 

Cos’è la primavera? La primavera è rinascita della vita, è rinnovamento, è nuova forza. Sappiamo che è in primavera che il potente succo irrompe fino a un’altezza di dieci, venti, cento metri, facendo rivivere l’albero. Questo è davvero un miracolo straordinario di Dio, un miracolo della vita.

 

La primavera è la rinascita della vita, è una specie di grande simbolo della vita. E quindi, non è affatto un caso che la principale festa primaverile sia la Pasqua del Signore, che è anche un segno, un segno, un simbolo di vita eterna.

 

E noi crediamo che sia così, il che significa che tutta la fede cristiana che condividiamo con voi è una fede che afferma la vita, che è contro la morte, contro la distruzione, che afferma la necessità di seguire le leggi divine per vivere, per non morire né in questo mondo né nel mondo a venire.

 

Sappiamo tuttavia che questa primavera è stata offuscata da gravi eventi, legati al deterioramento della situazione politica nel Donbass, praticamente lo scoppio delle ostilità. Vorrei dire qualcosa su questo argomento.

Nel Donbass c’è stato un rifiuto, un rifiuto fondamentale dei cosiddetti valori che oggi vengono offerti da chi rivendica il potere mondiale

 

Per otto anni ci sono stati tentativi di distruggere ciò che c’è stato nel Donbass. E nel Donbass c’è stato un rifiuto, un rifiuto fondamentale dei cosiddetti valori che oggi vengono offerti da chi rivendica il potere mondiale.

 

Oggi viene effettuata una specie di test per la lealtà di un governo, una specie di passaggio a quel mondo «felice», il mondo del consumo eccessivo, il mondo della «libertà» visibile.

 

Sapete qual è questo test? Il test è molto semplice e allo stesso tempo terribile: è una parata omosessuale. Le richieste a molti di organizzare una parata omosessuale sono una prova di lealtà a quel mondo molto potente; e sappiamo che se le persone o le nazioni rifiutano queste richieste, allora non entrano in quel mondo, ne diventano estranei.

 

Ma noi conosciamo cosa sia questo peccato, che si promuove attraverso le cosiddette marce dell’orgoglio. Questo è un peccato che è condannato dalla Parola di Dio, sia dall’Antico che dal Nuovo Testamento.

 

Certo il Signore, condannando il peccato, non condanna il peccatore. Lo chiama solo al pentimento, ma in nessun modo può accettare che, attraverso una persona peccatrice e il suo comportamento, il peccato diventi uno standard di vita, una variazione del comportamento umano rispettata e accettabile.

Se l’umanità concorda sul fatto che il peccato sia una delle opzioni per il comportamento umano, allora la Civiltà umana finirà

 

Se l’umanità riconosce che il peccato non sia una violazione della legge di Dio, se l’umanità concorda sul fatto che il peccato sia una delle opzioni per il comportamento umano, allora la Civiltà umana finirà.

 

E le parate omosessuali sono progettate per dimostrare che il peccato è una delle variazioni del comportamento umano. Ecco perché per entrare nel club di quei Paesi è necessario organizzare una parata del gay pride.

 

Non occorre fare una dichiarazione politica «siamo con voi», non occorre firmare accordi, ma organizzare una parata omosessuale.

 

E sappiamo come le persone resistono a queste richieste e che oppongono resistenza vengano represse con la forza. Ciò significa che si tratta di imporre con la violenza un peccato condannato dalla legge di Dio, e quindi, di imporre con la forza alle persone la negazione di Dio e della sua verità.

 

Ciò che sta accadendo oggi nell’ambito delle relazioni internazionali, quindi, non ha solo un significato politico. Stiamo parlando di qualcosa di diverso e molto più importante della politica. Si tratta della salvezza umana, di dove andrà a finire l’umanità: da quale parte di Dio Salvatore, che viene nel mondo come Giudice e Creatore, a destra o a sinistra.

 

Oggi, per debolezza, stupidità, ignoranza, e il più delle volte per riluttanza a resistere, molti vanno lì, sul lato sinistro. E tutto ciò che è connesso con la giustificazione del peccato, condannata dalla Scrittura, si rivela oggi una prova per la nostra fedeltà al Signore, per la nostra capacità di confessare la fede nel nostro Salvatore.

 

Tutto ciò che dico non ha semplicemente un significato teorico, e non solo un intendimento spirituale. Intorno a questo argomento oggi c’è una vera guerra.

Chi sta attaccando l’Ucraina oggi, dove la repressione e lo sterminio delle persone nel Donbass va avanti da otto anni?

 

Chi sta attaccando l’Ucraina oggi, dove la repressione e lo sterminio delle persone nel Donbass va avanti da otto anni?

 

Otto anni di sofferenza e il mondo intero tace: cosa significa?

 

Ma sappiamo che i nostri fratelli e sorelle stanno davvero soffrendo; inoltre, possono soffrire per la loro fedeltà alla Chiesa.

 

E così oggi, nella domenica del perdono, da un lato, come vostro pastore, invito tutti a perdonare i peccati e gli insulti, anche quando è molto difficile farlo, quando le persone sono in guerra tra loro. Ma il perdono senza giustizia è resa e debolezza.

 

Pertanto, il perdono deve essere accompagnato dall’indispensabile conservazione del diritto di stare dalla parte della luce, dalla parte della giustizia divina, dalla parte dei comandamenti di Dio, dalla parte che ci ha indicato la luce di Cristo, la Sua Parola, il Suo Vangelo, i suoi grandi comandamenti, donati alla stirpe degli uomini.

 

Tutto ciò indica che siamo entrati in una lotta che non ha solo un significato fisico, ma metafisico.

 

So come, sfortunatamente, gli ortodossi, i credenti, scegliendo la via di minor resistenza in questa guerra, non riflettano su tutto ciò che oggi esponiamo, ma seguano vilmente la strada che mostrano loro i poteri costituiti.

 

Non condanniamo nessuno, non invitiamo nessuno a prendere la croce, ma diciamo solo: saremo fedeli alla parola di Dio, saremo fedeli alla sua legge, saremo fedeli alla legge dell’amore e della giustizia, e se vediamo violazioni di questa legge, non sopporteremo mai coloro che la oltraggiano, offuscando il confine tra santità e peccato, e ancor più coloro che promuovono il peccato come esempio o come uno dei modelli di comportamento umano.

 

Oggi i nostri fratelli nel Donbass, ortodossi, stanno indubbiamente soffrendo, e noi non possiamo che stare con loro, prima di tutto nella preghiera. È necessario pregare affinché il Signore li aiuti a preservare la fede ortodossa, a non soccombere alle tentazioni e alle seduzioni.

 

Allo stesso tempo, dobbiamo pregare affinché la pace giunga al più presto, che il sangue dei nostri fratelli e sorelle si fermi, che il Signore inclini la sua misericordia verso la terra sofferente del Donbass, che ha portato per otto anni questo triste segno, generato dal peccato e dall’odio degli uomini.

 

Entrando nello stadio della Grande Quaresima, cerchiamo di perdonare tutti. Cos’è il perdono?

 

Se chiedi perdono a una persona che ha infranto la legge o ha fatto qualcosa di malvagio e ingiusto nei tuoi confronti, non giustifichi il suo comportamento in tal modo, ma semplicemente smetti di odiare questa persona. Essa smette di essere tuo nemico, il che significa che con il tuo perdono lo consegni al giudizio di Dio.

 

Questo è il vero significato di perdonarci a vicenda i nostri peccati e i nostri errori. Perdoniamo, rinunciamo all’odio e alla vendetta, ma non possiamo cancellare la falsità umana in cielo; perciò, mediante il nostro perdono, affidiamo quanti son colpevoli contro di noi nelle mani di Dio, affinché vengano operati su di loro il giudizio e la misericordia di Dio.

 

Perché il nostro atteggiamento cristiano verso i peccati, le delusioni e gli insulti umani, non sia causa della loro morte, ma affinché il giusto giudizio di Dio sia fatto su tutti, anche su coloro che si assumono la responsabilità più pesante, allargando il divario tra fratelli, colmandolo di odio, malizia e morte.

 

Possa il Signore misericordioso compiere il Suo giusto giudizio su tutti noi. E per non essere dalla parte sinistra del Salvatore venuto nel mondo in conseguenza di questo giudizio, dobbiamo pentirci dei nostri peccati.

 

Accostati alla tua vita con un’analisi molto profonda e imparziale, chiediti cosa è bene e cosa è male, e non giustificarti in nessun caso dicendo: ho litigato con questo o quello, perché hanno sbagliato. Questo è un argomento ingannevole, questo è l’approccio sbagliato. Davanti a Dio bisogna sempre chiedere: Signore, cosa ho fatto di male? E se il Signore ci aiuta a realizzare il nostro errore, allora bisogna pentirsi di questo errore.

 

Ed è soprattutto oggi, nella domenica del perdono, che dobbiamo compiere questa opera di autoaccusa dei nostri peccati e della nostra iniquità, l’opera di consegnarci nelle mani di Dio, e l’opera più importante è il perdono di coloro che ci hanno offeso .

Quale gioia ci sarà se alcuni sono in pace, mentre altri sono in balia del male e nel dolore di una guerra intestina?

 

Il Signore ci aiuti tutti a passare i giorni della Santa Quaresima per entrare degnamente nella gioia della luminosa Risurrezione di Cristo.

 

E preghiamo affinché tutti coloro che oggi lottano, che versano sangue, che soffrono, entrino in questa gioia della Risurrezione, nella pace e nella tranquillità. Perché quale gioia ci sarà se alcuni sono in pace, mentre altri sono in balia del male e nel dolore di una guerra intestina?

 

Il Signore ci aiuti tutti, soprattutto in questo modo, e non altrimenti, ad entrare nel campo della Santa Grande Quaresima, per salvare le nostre anime e contribuire alla diffusione del bene nel nostro mondo peccaminoso e spesso terribilmente caduto nell’errore, affinché la verità della Dio regni, domini e guidi il genere umano.

 

Amen.

 

 

Traduzione dal russo di Nicolò Ghigi

 

 

 

Immagine di Serge Serebro via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

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