Droga
L’Economist dice a Biden di legalizzare la cocaina
Un editoriale nell’edizione di questa settimana della prestigiosa rivista britannica The Economist si intitola poco sibillinamente «Joe Biden is too timid. It is time to legalise cocaine» («Joe Biden è troppo timido. È ora di legalizzare la cocaina»).
Non si può dire che che manchi qui la voglia di giuocare con la Finestra di Overton.
L’Economist sostiene che la legalizzazione della marijuana non è sufficiente. «Il proibizionismo non funziona, e questo può essere visto in modo più sorprendente con la cocaina, non con la cannabis»scrive l’articolo. «Le mezze misure, come non perseguire i consumatori di cocaina, non sono sufficienti. Se la produzione di roba è ancora illegale, saranno i criminali a produrla e la depenalizzazione dei consumi probabilmente aumenterà la domanda e aumenterà i loro profitti».
«La vera risposta è la piena legalizzazione, che consente ai non criminali di produrre un prodotto rigorosamente regolamentato e altamente tassato, proprio come fanno i produttori di whisky e sigarette». Eccallà, l’antiproibizionismo totalizzante che in Italia, grazie ad un partitino mai del tutto sparito nonostante l’assenza di voti, conosciamo bene.
Bisogna anche ricordare i legami di quel partitino italiano con l’immancabile George Soros, che sul tema della droga libera si spese molto (nel senso, che ci ha messo, nei decenni palate di danaro e di influenza)
Come ricordavamo su Renovatio 21 all’altezza della ciclica polemica estiva sui rave massivi, anni fa Soros scrisse di suo pugno un articolo per il Financial Times in cui ricordava come il suo approccio fosse diverso da quello dei governi nazionali:
«La guerra alla droga è stata un fallimento da mille miliardi di dollari… Per oltre quarant’anni i governi di tutto il mondo hanno speso enormi somme su politiche repressive. Questo a discapito di programmi che funzionano». L’allusione è alle politiche della cosiddetta riduzione del danno, delle quali il Soros è munifico sostenitore. «Non è stato solo uno spreco di danaro: è stato controproducente»
«Il proibizionismo e la lotta alle droghe hanno fatto più male che bene… Per anni, la mia Open Society Foundation ha supportato programmi di riduzione del danno come lo scambio di siringhe…»
Insomma, dietro all’idea che la droga sia inarrestabile, e quindi non vada in alcun modo combattuta, ma ne vadano solo mitigati gli effetti, ci sono i miliardi del solito miliardario Soros.
C’è un limite al progetto della voce del capitalismo britannico: «la pubblicità dovrebbe essere vietata», scrive lo Economist. Perché c’è un limite a tutto: vostro figlio deve poter sniffare tranquillamente ma non vedere lo spot in TV.
Sì, ammette coraggiosamente l’Economist, «se la cocaina fosse legale, più persone la prenderebbero». E sì, «la cocaina crea dipendenza».
Ma bisogna guardare al lato positivo, e fare il solito calcoletto utilitarista: «i vantaggi – cocaina più sicura, strade più sicure e maggiore stabilità politica nelle Americhe – superano di gran lunga i costi».
L’editoriale sostiene quindi la proposta del presidente colombiano Gustavo Petro, insieme al presidente peruviano Pedro Castillo, di legalizzare la produzione di foglie di coca, insieme alla proposta di Petro di «consentire ai colombiani di consumare cocaina in sicurezza».
Petro, che con orgoglio fa risalire le sue radici personali ai narco-guerriglieri M19, èha posto la fine del proibizionismo contro la cocaina al centro del suo discorso davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre di quest’anno, arrivando a definire carbone e petrolio più velenosi della cocaina.
Il Petro ha immediatamente condiviso su Twitter l’articolo dell’Economist, perché menziona«”la nostra strategia sulla droga e i cambiamenti politici negli Stati Uniti». «Nuove rotte di spedizione stanno portando il farmaco ai consumatori in Africa, Asia ed Europa» scrivono.
Editorial de “The Economist”, en donde se menciona nuestra estrategia sobre las drogas y los cambios de política en los EEUU. pic.twitter.com/RkMwIaq1zP
— Gustavo Petro (@petrogustavo) October 13, 2022
Come nota EIRN, non a caso questo è lo stesso numero del 15 ottobre di The Economist che prende di mira la Cina come la minaccia numero 1 all’ordine mondiale «liberale». Il ricordo va a quelle orribili d’oppio cinesi imposte alla Cina dalle cannoniere britanniche nel secolo di umiliazioni inflitte a Pechino: sì, quelle che chiamano Guerre dell’oppio, cioè spargimenti di sangue per sottomettere un Paese e costringerlo a narcotizzare la sua popolazione.
È cambiato qualcosa? A parte il fatto che invece che i cinesi, ora stanno puntando sulla popolazione occidentale?
Droga
L’antidroga USA «è rimasta a guardare» mentre il fentanil invadeva il Nuovo Messico
La Drug Enforcement Administration (DEA), l’agenzia statunitense per combattere il narcotraffico, avrebbe consentito che centinaia di migliaia di pillole di fentanil illegali raggiungessero le strade del Nuovo Messico tra il 2023 e il 2025, con conseguenze potenzialmente letali, per concentrarsi su indagini più importanti nel traffico di droga. Lo riporta la l’Associated Press, che cita fonti e documenti delle forze dell’ordine.
Il fentanil, un oppioide sintetico circa 50 volte più potente dell’eroina, viene prodotto principalmente in laboratori clandestini messicani utilizzando sostanze chimiche provenienti dalla Cina. Una dose di appena due milligrammi – pochi granelli di sale – può essere letale, rendendolo molto più pericoloso per unità rispetto a cocaina, metanfetamina o eroina, con il vantaggio di essere economico da produrre e indipendente dalle stagioni di coltivazione.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Il fentanil è associato a due pericoli principali: mentre per i tossicodipendenti da oppioidi ha sostituito l’eroina come principale stupefacente, per il grande pubblico agisce come un veleno nascosto, spesso camuffato da pillole contraffatte.
Gli Stati Uniti combattono l’epidemia di fentanil dal 2013, con decine di migliaia di morti per overdose ogni anno. Il presidente statunitense Donald Trump ha indicato la lotta a questa crisi come una delle sue priorità, definendo il fentanil un’arma di distruzione di massa.
Sebbene la DEA sostenga che non sia logisticamente fattibile, né tantomeno necessario, intercettare ogni spedizione di droga, l’entità della strategia che ha permesso al fentanil di arrivare sul mercato ha «scioccato diversi agenti veterani» nel Nuovo Messico, secondo quanto riportato dall’AP.
«Abbiamo avvelenato la nostra comunità per costruire i casi», ha dichiarato l’agente speciale della DEA David Howell alla testata giornalistica, aggiungendo che l’approccio dell’agenzia «ha causato la morte di persone al 100%». Howell, che ha presentato una denuncia come informatore sulla questione, ha descritto la tattica come «non abbiamo fatto nulla, ci siamo solo seduti a guardare».
In un caso dettagliato in un rapporto di 66 pagine visionato dall’AP, gli agenti hanno monitorato un affare avvenuto nel giugno 2023 ad Albuquerque, in cui i trafficanti hanno consegnato 74.000 pillole che non sono mai state sequestrate. Un ex supervisore della DEA ha dichiarato all’AP che i suoi colleghi hanno lasciato passare «milioni» di pillole durante un’altra indagine interstatale dello scorso anno; le rivelazioni dell’informatore Howell indicano una cifra non inferiore a 1,8 milioni di pillole.
Contemporaneamente, mentre le indagini procedevano, nel maggio 2025 la DEA ha effettuato ad Albuquerque il più grande sequestro di pillole di fentanil della sua storia, confiscando 2,7 milioni di pillole di fentanil, oltre 11 kg di fentanil in polvere e 5 milioni di dollari in contanti, e arrestando 16 persone sospettate di avere legami con il cartello di Sinaloa in Messico.
Commentando il rapporto dell’AP, la portavoce della DEA, Amanda Wozniak, ha affermato che «le descrizioni pubbliche che suggeriscono che la DEA abbia consapevolmente permesso al fentanil di raggiungere le comunità sono false e travisano completamente i fatti», aggiungendo che l’indagine si è concentrata su intercettazioni telefoniche e sorveglianza in tempo reale.
Come riportato da Renovatio 21, voci indicano che Trump vorrebbe utilizzare le forze speciali contri i narco-cartelli messicani.
Aiuta Renovatio 21
Come riportato da Renovatio 21, i cartelli della droga messicani portano in Nordamerica il fentanil (di fabbricazione cinese) tramite la massa di migranti e pure con incursioni di droni, che utilizzano talvolta pure in versione armata.
La pandemia ha portato un aumento delle morti per overdose tale che tra il 2020 e il 2021 si è raggiunta la cifra di 100 mila morti: una vera ecatombe. Già due anni fa era chiarissimo che le morti per droga di cittadini statunitensi superavano quelle per il COVID.
Il fentanil può provenire da laboratori in Messico che utilizzano sostanze chimiche fornite dalla Cina. Altre volte, pare che il fentanil arrivi direttamente negli USA dalla Cina, addirittura tramite ordini che è possibile piazzare online. I cartelli messicani possono produrre fentanil, ma la materia prima o il prodotto già pronto arriva decisamente dalle coste cinesi.
La diffusione mortale del fentanil pare essere un corollario della cosiddetta «crisi degli oppioidi» ingenerata dalle prescrizioni mediche spinte con forza dalla multinazionale farmaceutica Purdue, con un arricchimento tale da rendere la famiglia ebrea che ne è a capo, i Sackler, una delle più abbienti degli USA.
Come riportato da Renovatio 21, il Pentagono sta finanziando un vaccino contro il fentanil – si tratterebbe del primo caso di vaccino comportamentale, una porta che si apre su una società del controllo biologico sempre più distopica.
La sostanza mortale sembra che sia ora arrivata anche in Italia, dove di fatto è già presente come farmaco ospedaliero.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Droga
Militari ucraini dipendenti dalla droga: inchiesta dell’emittente pubblica tedesca
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Droga
La Casa Bianca assassina il capo del gruppo narcoterrorista Tren de Aragua
Gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver ucciso un noto capo di una banda criminale in un attacco al suo complesso in Venezuela.
Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha dichiarato che l’operazione contro il leader di Tren de Aragua, Hector Rusthenford Guerrero Flores, noto come Nino Guerrero, è stata condotta all’inizio di questa settimana in pieno coordinamento con le autorità venezuelane. Sul Guerrero pendeva una taglia di 5 milioni di dollari.
Lo Hegseth ha affermato che l’operazione «sottolinea l’impegno condiviso tra Stati Uniti e Venezuela nella lotta contro i narcotrafficanti e nel negare loro qualsiasi rifugio sicuro nel nostro emisfero».
«Guerrero era un latitante ricercato, accusato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di aver ordinato, diretto e agevolato atti di terrorismo e violenza negli Stati Uniti», ha dichiarato il generale Francis Donovan, comandante del Comando Sud degli Stati Uniti.
Il presidente statunitense Donald Trump ha salutato l’operazione come parte del suo impegno per combattere la criminalità violenta negli Stati Uniti.
“At my direction, the United States Southern Command delivered a swift and lethal kinetic strike to successfully execute Niño Guerrero, the infamous leader of Tren De Aragua, one of the most bloodthirsty Terrorist Organizations on Planet Earth.” – President DONALD J. TRUMP 🇺🇸 pic.twitter.com/3R5IPxhPXX
— The White House (@WhiteHouse) June 13, 2026
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
«Questa azione è stata coordinata a stretto contatto con i nostri amici in Venezuela, con i quali stiamo collaborando molto bene», ha scritto su Truth Social.
Nel 2018 Guerrero è stato condannato a 17 anni di carcere con l’accusa di omicidio, traffico di droga, furto d’identità e possesso di armi di tipo militare, ma è evaso da una prigione venezuelana nel 2023.
All’inizio di quest’anno, gli Stati Uniti hanno condotto un raid di commando a Caracas, rapendo il presidente venezuelano Nicolas Maduro e sua moglie, Cilia Flores, entrambi incriminati da un tribunale di Manhattan per reati legati al traffico di droga e alle armi da fuoco. Entrambi si sono dichiarati non colpevoli e il governo venezuelano ha condannato l’operazione definendola un atto di aggressione.
Da settembre 2025, gli attacchi statunitensi contro presunte imbarcazioni dei cartelli nei Caraibi hanno causato la morte di oltre 200 persone. Funzionari venezuelani e colombiani hanno definito le operazioni illegali, affermando che alcune delle vittime erano pescatori innocenti. Gli USA rivendicano gli attacchi come protezione della propria popolazione dal narcotraffico. In un caso dell’anno passato, è chiaramente visibile che l’imbarcazione attaccata è in realtà un narco-sottomarino.
Il Tren de Aragua è una potente organizzazione criminale transnazionale nata in Venezuela. Originatosi nel carcere di Tocorón sotto la guida di Héctor Guerrero, detto «Niño Guerrero», il gruppo si è capillarmente espanso in tutta l’America Latina, fino a raggiungere gli Stati Uniti. La megabanda gestisce traffico di droga, estorsioni, sequestri di persona e tratta di esseri umani.
Il Tren de Aragua non possiede alcuna ideologia politica, sociale o religiosa. Nonostante le amministrazioni statunitensi abbiano inserito la banda nella lista delle Organizzazioni Terroristiche Straniere per ragioni di sicurezza e politiche migratorie, gli esperti di intelligence confermano che il gruppo è guidato esclusivamente dal pragmatismo economico-criminale.
Il modello operativo del gruppo non punta a sfidare lo Stato per motivi ideologici, ma si comporta come una vera e propria «multinazionale del crimine» o un franchising flessibile. Negli ultimi anni, hanno parassitato i flussi migratori sfruttando, estorcendo e trafficando i loro stessi connazionali in fuga dalla crisi venezuelana.
Aiuta Renovatio 21
Il giro d’affari annuo stimato dell’organizzazione si calcola nelle decine di milioni di dollari, secondo i dati della giornalista investigativa Ronna Rísquez. Sebbene sia una cifra inferiore rispetto ai grandi cartelli della droga messicani o colombiani, il gruppo ha un’altissima redditività interna dovuta alla diversificazione delle entrate: estorsioni sistematiche (chiamate causas), traffico di migranti, prostituzione forzata, rapine ai bancomat con tecniche di jackpotting (tecnica di cyber-attacco che permette ai criminali di violare un bancomat e costringerlo a erogare tutto il denaro contenuto nel suo caveau) negli USA e controllo di miniere d’oro illegali in Venezuela.
Le autorità dell’America Latina hanno scoperto complessi sistemi finanziari di riciclaggio avanzato messi in atto dalla banda. Solo in Cile sono state smantellate reti capaci di riciclare decine di milioni di dollari utilizzando società di facciata e criptovalute per inviare i proventi in Venezuela e Colombia.
La banda utilizza la brutalità estrema come un preciso strumento di marketing criminale per terrorizzare le vittime e piegare la concorrenza locale. Episodi degli ultimi anno lo confermano: nel 2024, Ronald Ojeda, n ex ufficiale militare venezuelano rifugiato in Cile è stato rapito dal suo appartamento a Santiago da membri del Tren de Aragua travestiti da poliziotti. Il suo corpo è stato ritrovato giorni dopo, fatto a pezzi dentro una valigia e sepolto sotto una colata di cemento. Nelle periferie di Bogotá (Colombia) e nel nord del Cile, la banda è accusata di aver abbandonato corpi mutilati e disarticolati all’interno di sacchi della spazzatura agli angoli delle strade. Per mantenere il controllo sui racket della prostituzione in Perù e Cile, i sicari filmano le esecuzioni brutali delle sex worker che si rifiutano di pagare la quota estorsiva, diffondendo i video sui social network per intimidire le altre vittime.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Intelligenza Artificiale2 settimane faElone trilionario, verso Marte e l’apocalisse
-



Gender1 settimana faNuova malattia si diffonde tra gli omosessuali
-



Pensiero4 giorni faTrump contro Meloni, il deal dietro la discordia
-



Oligarcato7 giorni faIl premier canadese Carney afferma: sta arrivando un «nuovo ordine mondiale», inizierà dall’Europa
-



Spirito1 settimana faLeone minaccia la FSSPX per l’ordinazione dei vescovi
-



Pensiero1 settimana faIl cardinale Ruini muore. La devastazione neodemocristiana resta
-



Sport e Marzialistica2 settimane faRimonta del secolo in NBA
-



Big Pharma2 settimane faNuova sentenza Pfizergate per la Von der Leyen













