Internet
Drone ucraino sgancia una bomba su un soldato russo che chiede pietà: il video del crimine di guerra condiviso in rete dai filoucraini
Un filmato sconvolgente sta circolando in rete, condiviso da quantità di account filoucraini che forse non si rendono conto che si tratta di un crimine di guerra.
Il video è stato pubblicato online giovedì, nello stesso momento in cui il presidente ucraino Zelens’kyj era a Washington con Biden che annunciava un pacchetto di aiuti da 325 milioni di dollari per la causa.
Il filmato del drone mostra un uomo ferito – chiamato dall’autore del posto «orco», espressione dispregiativa usata per i russi nel conflitto – che guardando in alto verso il quadricottero agita entrambe le mani e indica la sua gamba insanguinata. Ciononostante, il drone gli fa cadere addosso una bomba.
«La 30ª Brigata Meccanizzata continua a distruggere gli Orchi vicino alla regione di Bakhmut Donetsk» scrive il testo del post con il video. «Questo Orco è venuto in Ucraina con le armi per uccidere e distruggere le nostre città. Dopo aver lo sgancio del drone, ha chiesto di “pietà”, ma avrebbe dovuto restare a casa».
Sono immagini difficili da guardare senza essere travolti dalla ripugnanza morale.
30th Mechanised Brigade continue destroy Orcs near Bakhmut Donetsk region
This Ork came to Ukraine with weapons in order to kill and destroy our cities.
After dropping the drone, he asked to "mercy" him, but he would rather stay at home pic.twitter.com/FMD6LwfAIv
— Cloooud |???????? (@GloOouD) September 21, 2023
In rete c’è chi sostiene che si tratta di un crimine di guerra.
Sostieni Renovatio 21
«Stanno ammettendo crimini di guerra», ha detto il popolare commentatore politico Mike Cernovich. «Ve lo abbiamo detto subito ma voi lo avete negato».
War crimes being admitted. We told y’all early on but you denied it. Now they are threatening to murder US citizens. https://t.co/dSPZUrTr4T
— Cernovich (@Cernovich) September 23, 2023
Altri utenti hanno ricordato che uccidere un uomo che si arrende rappresenta un crimine di guerra.
Tuttavia, nessuna regola di civiltà vale più per l’Ucraina, così come – dopo la pandemia –nessun diritto è veramente tale in Occidente: nel momento in cui muoiono le Costituzioni, anche il diritto bellico viene disintegrato, lasciato il campo a crudeltà inaudite, con esseri umani che invocano pietà uccisi come nemmeno in un videogame.
Non è la prima volta che emergono video delle efferatezze della truppa ucraina.
Aiuta Renovatio 21
Come riportato da Renovatio 21, comportamenti incredibilmente sadici e violenti sono stati esibiti da soldati e civili con video di cui, incredibilmente, non si vergognano, al punto da metterli pure in rete: ecco il caso dei prigionieri russi a cui sparano sulle gambe, ecco le telefonate sghignazzanti alle madri russe che hanno perso i figli, ecco video «artistici» con il simbolico sgozzamento stile ISIS degli uomini russi.
Non è mancato, nei primi mesi di guerra, un video di cannibalismo, con un giovane ucraino che raccoglieva la carne di un soldato russo morto in un tank per portarla a casa e farne un barbecue.
Secondo vari resoconti, tali orrori in realtà sarebbero poca cosa rispetto ad atrocità commesse prima dello scoppio del conflitto con Mosca. Alcuni di queste violenze raccapriccianti sono state filmate, e, prima che l’Ucraina divenisse la vittima indiscutibile, hanno circolato sul web, venendo poi confermate da testimoni sul posto, nonostante i fact-checker dicessero che erano dei falsi.
Nel 2022 Amnesty International ha accusato l’Ucraina di mettere a rischio i civili, mentre l’ONU aveva riconosciuto casi in cui Kiev ha usato i civili come «scudi umani»
Come riportato da Renovatio 21, filmati che potevano far pensare a violazioni gravissime sono stati girati e mandati in onda dalla TV italiana, con servizi dove i giornalisti, accompagnati dalle forze ucraine, mostravano in tranquillità pezzi di artiglieria e carrarmati ucraini nascosti tra i condomini.
«Stiamo camminando in una zona piena di palazzi bombardati dai russi, e qui come vedete l’esercito ucraino ha piazzato i carrarmati sia perché i russi sono vicini, sia perché in questo quadrato si possono nascondere bene» dice il servizio della TV pubblica italiana.
Nessuno si chiede: ma stanno usando le abitazioni civili come scudi? Lo fanno perché se vengono attaccati, possono mostrare le immagini di case distrutte, e magari anche qualche morto, magari perfino bambino?
Sono domande la TV del servizio pubblico italiano non si è fatta. Ma che chiunque, se vuole comprendere l’abominio in corso, deve porsi immediatamente.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da YouTube
Internet
Trump diventa castano. Internet scatenata
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Internet
La Sony dice che gli utenti PlayStation non hanno mai posseduto i giochi digitali che hanno acquistato
Sony chiede l’archiviazione di una class action sulla proprietà reale dei videogiochi acquistati dagli utenti, puntando sull’arbitrato individuale e sulla sospensione del giudizio oppure sull’archiviazione definitiva del caso. Lo riporta Reclaim The Net.
La causa è stata promossa a giugno da quattro querelanti dinanzi al Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto settentrionale della California e riguarda quella che i ricorrenti definiscono una pratica ingannevole di Sony: la vendita di giochi digitali con un linguaggio che evoca la proprietà, mentre i termini di servizio del gruppo precisano che gli acquirenti ottengono soltanto una licenza limitata.
I querelanti, quattro giocatori californiani, accusano Sony di violare la sezione 17500.6 del Codice delle Attività Commerciali e Professionali della California, che vieta di pubblicizzare beni digitali con espressioni come «compra», «acquista» o analoghe, salvo che il venditore ottenga la «conferma esplicita» del cliente che non sta acquistando il prodotto ma una licenza, oppure fornisca una dichiarazione «chiara ed evidente» prima della transazione, specificando che il prodotto è concesso in licenza e non venduto.
Sostieni Renovatio 21
La mozione depositata da Sony il 21 agosto chiede al giudice di accogliere tali richieste e richiama i termini di servizio che, secondo l’azienda, i querelanti avrebbero accettato, compresa una clausola vincolante di arbitrato individuale e di rinuncia all’azione collettiva.
Secondo Sony, Andrew Garcia, Edward Heycock, Jason Mendoza e John Salinas hanno riconosciuto che un avviso di licenza compariva sopra il pulsante «Conferma acquisto» sul PlayStation Store, il sistema informatico di distribuzione dei giochi Sony. L’avviso recitava che «l’acquisto di questo prodotto digitale equivale a una licenza soggetta al Contratto di licenza del prodotto software».
Sony ha inoltre evidenziato che i termini e le condizioni di PlayStation e il contratto di licenza erano disponibili come collegamenti ipertestuali blu su sfondo nero.
In base ai termini del gruppo, quando un prodotto viene ordinato o acquistato dal negozio l’acquirente ottiene «una licenza personale per utilizzare tale prodotto per uso privato e non commerciale». La licenza non è trasferibile, salvo diversa previsione della legge locale, e «ciò significa che è possibile utilizzare un prodotto nei modi descritti nella licenza, ma non se ne diventa proprietari», si legge nel documento depositato da Sony.
Un’altra sezione dei termini precisa che parole come «possedere», «proprietà», «acquisto», «vendita» e «comprare» non implicano alcun trasferimento di titolarità. Il contratto di licenza del software afferma che il software è «concesso in licenza, non venduto».
Sony sostiene inoltre che nell’«era digitale» non è credibile che consumatori ragionevoli ritenessero di acquistare la proprietà di un gioco digitale anziché una licenza. Lo illustra osservando che i due querelanti che hanno comprato il videogiuoco Resident Evil Requiem non avrebbero potuto farlo se il primo acquirente fosse divenuto proprietario esclusivo del titolo. I consumatori ragionevoli sanno che molte persone giocano allo stesso gioco contemporaneamente e quindi non possono esserne tutti i proprietari esclusivi.
La società aggiunge che tutti e quattro i querelanti hanno accettato l’ultima versione dei termini nell’aprile 2024, che contiene la clausola arbitrale e la rinuncia all’azione collettiva, e che non hanno esercitato il diritto di recesso entro i 30 giorni previsti per farlo per iscritto.
La richiesta di Sony sarà esaminata il 1° ottobre. La controversia è emersa dopo che PlayStation aveva già revocato l’accesso a film e serie TV a pagamento nel 2022 e annunciato un’ulteriore rimozione dei contenuti Discovery nel 2023. Nel 2026 Sony avrebbe dovuto togliere 551 film di StudioCanal dalle librerie dei clienti.
Ad aprile Sony ha inoltre introdotto un controllo della licenza per i giochi digitali appena acquistati per PlayStation 4 e PlayStation 5. «Dopo l’acquisto è richiesto un controllo online una tantum per confermare la licenza del gioco, dopodiché non saranno necessari ulteriori controlli», ha dichiarato un rappresentante di PlayStation a Game File.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Una decisione distinta di Sony è destinata a incidere sull’autenticazione dei dischi PlayStation nel gennaio 2028. Nel frattempo, nel documento depositato in tribunale ad agosto, il negozio online invita il cliente a «Confermare l’acquisto», mentre i termini che Sony intende far valere affermano che il cliente non è proprietario del prodotto.
La querelle giudiziaria in cui è incorsa Sony illustra bene un caposaldo dell’era dell’economia elettronica: nessuno è davvero padrone di ciò che compra, ma di una sua licenza, che quindi può essere revocata dal venditore.
Quando acquisti un software o un videogioco – si badi, sia in formato digitale che fisico – nella stragrande maggioranza dei casi non ne diventi proprietario, ma acquisti una licenza d’uso, cioè il diritto di utilizzarlo secondo termini stabiliti dal produttore/editore. Il titolare dei diritti (sviluppatore o editore) resta proprietario del software. L’utente riceve una licenza, spesso «non esclusiva, non trasferibile, revocabile», per usare il prodotto per uso personale.
Se acquisti un gioco digitale (es. su piattaforme come Steam, PlayStation Store, Epic, etc.), stai comprando l’accesso, cioè una licenza legata al tuo account, non un «bene» che possiedi in senso pieno. L’editore può, in teoria, revocare l’accesso o chiudere i server, rendendo il gioco inutilizzabile, come è successo con alcuni titoli online-only.
La rivendita è un tema controverso: in Europa, la sentenza della Corte di Giustizia UE UsedSoft contro Oracle (2012) ha stabilito che, per il software (non specificamente i videogiochi), se hai acquistato una licenza a tempo indeterminato con pagamento univoco, hai il diritto di rivenderla, esaurendo il diritto di distribuzione del titolare. Tuttaviaquesto principio è stato applicato in modo molto più limitato ai videogiochi, specie se distribuiti tramite piattaforme con account personali (vedi caso UFC in Germania, o le policy di Steam, che vietano la rivendita degli account).
Per le copie fisiche (es. un DVD/cartuccia), il «supporto» fisico è tuo, ma il contenuto software resta sotto licenza: puoi rivendere il disco (principio di esaurimento del diritto sulla copia fisica), ma non hai diritti sul codice sorgente o sulla proprietà intellettuale.
Tale cifra dell’economia elettronica, il lettore lo capisce subito, si adatta stupendamente all’idea di una società in cui la propriet privata è abolita è tutto diviene «servizio», e cioè esattamente quella sintetizzata plasticamente dal World Economic Forum di Davos nel motto «non avrai nulla e sarai felice».
Sarai felice fino a che non ti toglieranno pure i videogiochi – magari perché non ti sei vaccinato, o perché hai detto, non necessariamente online, qualcosa che non va su minoranze etniche o sessuali, Vladimir Putin, procedure mediche e farmaceutiche, e via con altri tabù che piano piano verranno inseriti nel padrone del vapore. La vera importanza di istituzioni come il WEF è questa: la convergenza tra Stato e multinazionali, per cui anche aziende private vi giudicano persino moralmente – tanti lettori hanno subito tale trasformazione con censure, visibili o invisibili, sui social, mentre anche in Italia avanza la forma più incredibile della repressione del totalitarismo democratico terminale, cioè la debancarizzazione.
Aiuta Renovatio 21
Si tratta di una riformulazione del rapporto tra Stato e cittadino, in cui non più il primo è emanato dal secondo per servirlo, ma al contrario, è il cittadino che deve sottomettersi allo Stato. Il quale Stato non è più regolato da una Carta costituzionale (che, come visto in era COVID, può venire stracciata in tranquillità in ogni Paese, dall’Italia agli USA), ma da un sistema di accessi ai cittadini gestiti dal vertice – lo Stato diviene piattaforma, il cittadino utente.
E un utente, in una piattaforma che non ha legge fissa (è lo Stato post-costituzionale, è Stato detto), non può avere diritti. E chi non ha diritti, cosa è? Uno schiavo.
Con questo in mente, sappiate che il disegno dell’euro digitale – sulla cui architettura software è stato costruito, ma guarda, il sistema del green pass –è esattamente questo: faranno a mezzo miliardo di cittadini europei. Vi potranno limitare o togliere la possibilità di fare qualsiasi cosa, dal comprare carburante all’acquistare cibo (quale tipo, quale quantità), di improvi il dove e quando, di spiare e profilare il vostro comporamento a partire da ogni vostra singola transazione. In una parola, la moneta elettronica UE esisterà per controllarvi: perché non siete più cittadini, ma schiavi.
Il nostro futuro euro digitale, che è sempre più imminente (se non è già stato di fatto varato con l’ID digitale) è un videogioco da incubo. Anzi, non è un videogioco: è la nostra vita.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Mayuki Sawatari via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Internet
I fratelli Tate incriminati in Romania per reati sessuali contro minori
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Vaccini2 settimane faScienziati chiedono la ritrattazione dello studio danese che afferma che l’alluminio nei vaccini è «sicuro»
-



Politica4 giorni faSì, vogliamo i funerali di Stato per Emma Bonino
-



Civiltà2 settimane faChi sono i fabiani?
-



Animali2 settimane faI migranti di Ceuta picchiano a morte un cucciolo di delfino: la mente progressista in cortocircuito
-



Morte cerebrale1 settimana faIl test d’apnea: crudele strumento dell’industria della morte cerebrale
-



Vaccini6 giorni faI dati sulla mortalità rivelano «segnali di allarme allarmanti» in seguito alla campagna di vaccinazione contro il COVID
-



Cremazione2 settimane faLe ceneri di Guccini. Con benedizione cardinalizia
-



Salute2 settimane faI malori della 36ª settimana 2026













