Immigrazione
Die Linke vuole il diritto di voto per tutti gli stranieri che hanno vissuto in Germania per 5 anni
Il partito tedesco Die Linke (letteralmente, «la sinistra») sta promuovendo una profonda riforma del sistema elettorale tedesco, proponendo di concedere il diritto di voto ai residenti stranieri sprovvisti di passaporto tedesco dopo cinque anni di residenza legale. Per raggiungere questo obiettivo, la componente di sinistra del Bundestag ha presentato una richiesta formale affinché a chiunque risieda legalmente nel Paese da almeno cinque anni sia consentito votare alle elezioni federali, indipendentemente dalla nazionalità.
Questa mossa rappresenterebbe un notevole vantaggio elettorale per i partiti di sinistra, dato che gli stranieri, quando possono, votano in larga maggioranza per queste forze politiche, scrive Remix News. I dati dell’Ufficio federale di statistica citati nella mozione indicano che nel 2025 oltre 14 milioni di persone residenti in Germania non possedevano la cittadinanza tedesca, una cifra che include circa 5 milioni di cittadini dell’UE. Questa popolazione straniera risiede nel Paese da una media di 15 anni. In altre parole, si tratta di un bacino di potenziali elettori enorme per la sinistra.
Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Tagesspiegel, l’iniziativa esorta inoltre il governo federale a collaborare con i singoli Länder per introdurre modifiche analoghe anche per le elezioni statali e comunali. Il partito sostiene che l’attuale sistema soffra di un crescente deficit democratico, poiché i cittadini non tedeschi sono sistematicamente esclusi dalla partecipazione alle elezioni federali, statali e alla maggior parte di quelle locali.
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La sinistra definisce questa esclusione «intollerabile», alla luce dei principi democratici sanciti dalla Legge fondamentale, sostenendo che ignora la realtà della Germania come «società di immigrazione».
Affrontando i possibili ostacoli legali, Die Linke sottolinea che, sebbene la Corte costituzionale federale abbia bloccato il diritto di voto agli stranieri nel 1990, tale posizione merita di essere riconsiderata alla luce delle mutate dinamiche globali e del fatto che i cittadini dell’UE hanno successivamente ottenuto il diritto di voto a livello nazionale. Evidenziano inoltre una sfumatura linguistica nella Costituzione, notando che la Legge fondamentale utilizza il termine «popolo» in sezioni cruciali, anziché limitare esplicitamente il riferimento al «popolo tedesco».
La proposta, intitolata ufficialmente «Introdurre il diritto di voto per gli stranieri», è stata avanzata da un gruppo di parlamentari, tra cui Ferat Koçak e l’intero gruppo parlamentare del Partito della Sinistra, con la firma dei leader del gruppo Heidi Reichinnek e Sören Pellmann.
Questa mozione si inserisce in una lunga campagna politica del Partito della Sinistra, che fa riferimento alla propria proposta di legge del 2014 come parte di un impegno pluriennale per l’ampliamento del diritto di voto. Di recente, Elif Eralp, principale candidata del partito a Berlino, ha ribadito queste richieste.
Questa non è stata nemmeno la proposta più radicale della sinistra. Nel 2023, l’allora ministro degli Interni tedesco Nancy Faeser propose di concedere ai richiedenti asilo il diritto di voto alle elezioni statali e locali dopo soli sei mesi di permanenza in Germania. Il programma, se attuato, avrebbe aggiunto milioni di nuovi elettori da un giorno all’altro.
All’epoca, il partito Alternativa per la Germania (AfD) criticò duramente quello che definì un tentativo di manipolare il voto con i migranti, rilasciando una dichiarazione che recitava: «il ministro dell’Interno Faeser (SPD), in quanto principale candidata alle elezioni statali dell’Assia, si batte per il diritto di voto locale per tutti coloro che risiedono in Germania da più di sei mesi. Ciò significa che anche i presunti “rifugiati” provenienti da Afghanistan, Siria o Turchia potrebbero votare, pur senza la cittadinanza tedesca.
«Il passaporto tedesco viene così trasformato in un oggetto inutile. Ma soprattutto: Faeser e l’SPD vogliono attrarre come nuovi gruppi di elettori persone che non hanno alcun legame con la Germania. Il che non sorprende, perché i residenti locali, ridicolizzati come “non immigrati”, si stanno allontanando dall’SPD (del cancelliere Scholz».
Secondo le attuali norme costituzionali, il diritto di voto federale è riservato ai cittadini tedeschi di età pari o superiore a 18 anni, mentre per le elezioni statali di Berlino è richiesto un’età minima di 16 anni. L’unica eccezione riguarda attualmente il livello comunale, dove i cittadini dell’UE possono votare per i consigli distrettuali.
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In risposta a tali richieste, il sito web del Ministero federale dell’Interno afferma che «i migranti che risiedono nella Repubblica Federale di Germania da molti anni hanno la possibilità di ottenere la cittadinanza tedesca per naturalizzazione. In tal modo, acquisiscono anche il diritto di voto».
Tuttavia, la fazione di sinistra sostiene che questo percorso sia insufficiente e che i requisiti per ottenere la cittadinanza siano troppo onerosi.
La destra sostiene da tempo che la sinistra stia utilizzando l’immigrazione di massa come strumento per consolidare il proprio potere politico. Gli stranieri sono notoriamente propensi a votare per i partiti di sinistra, partendo dal presupposto che politiche più progressiste significhino maggiore immigrazione per i loro connazionali e maggiori benefici sociali per loro e le loro famiglie.
Molti di questi gruppi stranieri tendono spesso a votare in modo piuttosto conservatore nei propri Paesi d’origine, per poi spostarsi a sinistra nei Paesi occidentali, come nel caso della comunità turca in Germania, che conta circa 1,5 milioni di persone con doppia cittadinanza turca e tedesca. Metà di questi turchi vota per il leader islamista Recep Tayyip Erdoğan alle elezioni turche, per poi spostare il proprio voto a sinistra in Germania.
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Immagine generata artifizialmente
Immigrazione
Trump: la migrazione di massa porterà la Spagna alla rovina
‘What’s happened with Spain is an outrage.’
Donald Trump says migrant invasions in Spain, like that of Ceuta, will be the ‘ruin’ of Europe.@beverleyturner pic.twitter.com/Dj6BnFaEAq — GB News (@GBNEWS) September 3, 2026
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Animali
I migranti di Ceuta picchiano a morte un cucciolo di delfino: la mente progressista in cortocircuito
Dalla Ceuta invasa dai nordafricani arrivano immagini in grado di stimolare il raccapriccio persino tra goscisti ed immigrazionisti. Un tabù enorme è stato toccato, anzi forse due: la violenza contro i cetacei e pure quella contro i cuccioli di animale.
Le immagini hanno fatto il giro del mondo in un battibaleno: un gruppo di migranti è stato accusato di aver estratto dal mare un cucciolo di delfino per poi ucciderlo a bastonate
Come riportato dal quotidiano locale El Faro de Ceuta, mercoledì un piccolo di tursiope era stato notato mentre nuotava in prossimità della riva, sulla spiaggia di El Trampolin, prima che alcuni uomini lo tirassero fuori dall’acqua; uno di loro avrebbe colpito l’animale alla testa con un bastone, provocandone la morte.
Un addetto alla sorveglianza della spiaggia sarebbe intervenuto per fermare il gruppo, intimando di non toccare il delfino e di avvisare i servizi preposti alla tutela della fauna selvatica. Gli uomini avrebbero quindi provato a rimettere l’animale in mare, ma a quel punto sembrava già privo di vita.
Il blogger di Ceuta Juan Ruiz ha ripreso con la videocamera alcuni membri del gruppo mentre si avvicinavano sollevando il delfino come se fosse un trofeo. «Non potete prenderlo, è un delfino, non si mangia!», ha gridato Ruiz, chiedendo poi con insistenza chi fosse stato a ucciderlo.
🇪🇸 Spanish men intervened to rescue a baby dolphin from Moroccan migrants in Ceuta.
Follow: @europa pic.twitter.com/ovaBcKqCEz
— Europa.com (@europa) September 3, 2026
The illegal migrants in Ceuta pulled a baby dolphin out of the sea today and clubbed it to death for fear fun.
Get them out of Europe immediately pic.twitter.com/4ERzMgH8kC
— Visegrád 24 (@visegrad24) September 3, 2026
🇪🇸 Migrants in Ceuta filmed dragging a baby dolphin from the sea
A disturbing video recorded at El Trampolín beach in Ceuta shows a group of migrants taking a baby dolphin out of the water and carrying it along the beach.pic.twitter.com/v7zhuUxv09
— NewsForce (@Newsforce) September 3, 2026
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Di fronte all’affermazione di alcuni presenti secondo cui l’animale sarebbe morto già in acqua, Ruiz ha replicato con tono sarcastico: «Certo, è morto in acqua da solo, no?».
L’associazione ambientalista locale DAUBMA ha sporto denuncia presso le forze dell’ordine spagnole, sollecitando le autorità ad aprire un’indagine sull’accaduto e a individuare i responsabili.
La diffusione del video ha scatenato una vasta ondata di sdegno sui social media del mondo intero, con numerosi utenti spagnoli che invocavano procedimenti penali nei confronti dei responsabili e la loro espulsione dal territorio nazionale. Questa reazione si è inserita in un clima già segnato da un più ampio sentimento anti-immigrazione a Ceuta, città in cui i residenti avevano già manifestato pubblicamente chiedendo espulsioni e scandendo cori come «Fuori gli invasori».
Le immagini sono davvero difficili da guardare: il povero cucciolo di delfino privo di vita mentre viene portato da un gruppo di nordafricani sghignazzanti. Dobbiamo dire che Renovatio 21 aveva già veduto immagini simili: in un lago belga, alcuni ragazzini immigrati avevano catturato un grosso pesce, e tra risate e cachinni lo avevano portato in giro a mo’ di trofeo e gettato per uno scivolo acquatico, non si sa sé ancora vivo o già morto. Il video su YouTube o X non si trova più, perché – pensate un po’ – violave le linee guida di entrambe le piattaforme contro la diffusione e la promozione di contenuti legati al maltrattamento degli animali. Tuttavia se volete dare un’occhiata una testa fiamminga ancora lo mostra.
Il cortocircuito della mente progressista, davanti all’immagine di abuso del cetaceo, vacilla. Quindi, la storia degli abusi sugli animali perpetrati dagli immigrati – come diceva durante la campagna elettorale 2024 Donaldo Trump («They’re eating the dogs / They’re eating the cats / They’re eating the pets») raccogliendo le testimonianze in Ohia e in altre varie aree USA, e come sanno tanti italiani che osservano parchi e zone di verde della loro città – è vera, e a questo punto incontrovertibile.
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La metafisica piddina va in cortocircuito: è possibile tenere insieme l’agenda ecologica (con le sue vacche sacre, pardon, cetacei sacri) con quella immigrazionista? Il marocchino che se la ride mentre espone il cadavere del cucciolo di tursiope lo nega per sempre.
Il cittadino sincero-democratico e progressista precipita nel vuoto, se si mette a pensare alla probabile dinamica dell’accaduto: il piccolo di delfino si allontana dalla sua mamma perché, birbante, voleva giocare con gli uomini che vedeva sguazzare poco più in là nella spiaggia… essi magari lo hanno pure attirato. Per poi massacrarlo senza nessuna pietà, con una violenza contro i cuccioli che non possiamo dire sia naturale – tutti prima o poi lo abbiamo pensato: le forme «carine», occhi grandi, musetti tondi, che hanno i piccoli di ogni specie servono proprio a depotenziare l’aggressività delle belve adulte.
Si tratta del Kindchenschema formulato per la prima volta dall’etologo premio Nobel Konrad Lorenz nel 1943, che descriveva un insieme di caratteristiche fisiche tipiche dei cuccioli — sia umani che animali — che attivano una risposta biologica automatica negli adulti che comprende la stimolazione immediata dell’istinto di cura parentale e protezione. Chi ha mai visto un gattino piccolo sa di cosa parliamo. Pure guardando queste immagini del cucciolo di delfino morto tale reazione senz’altro si attiva. Da qui il cortocircuito ancora più poderoso.
A questo punto ammettiamo pure che anche Renovatio 21 ha qualche difficoltà. Chi ci segue conosce la nostra indomita battaglia contro la specie cetacea, i suoi comportamenti osceni, e i suoi privilegi: delfini e orche sono armi totemiche dell’ecofascismo antiumanista, quello per cui l’uomo può pure morire sacrificato all’idolatria del mammifero pisciforme, come insegna il caso della teppa orcina che incrocia al largo di Gibilterra, che non è tanto lontana da Ceuta, in effetti.
Al contempo, riteniamo, con ancora più evidenza sulla nostra vita quotidiana, che anche l’immigrato sia un’arma, sparata con milioni di cartucce umane, contro l’Europa e la Civiltà, cioè contro di noi. Un ordigno sociogeopolitico (la definisce così l’accademico statunitense Kelly M. Greenhill nel suo libro Armi di migrazione di massa) , concetto storico-politico ben noto agli studiosi del fenomeno e ai suoi praticanti – un tempo, Muhammar Gheddafi (che negoziò con la fine della tratta umana mediterranea la fine dell’embargo antilibico, per poi essere tradito e travolto sino ad essere impalato), poi Receps Erdogan (che ottenne, sempre dalla UE, 5 miliardi per tenersi gli immigrati della grande ondata del 2015, quella del bambino curdo Aylan fotografato morto sulla spiaggia) ora con probabilità il Regno del Marocco con i suoi probabili fiancheggiatori israelo–americani.
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Gli immigrati, abbiamo ripetuto su questo sito tante volte, sono lo strumento di un piano per distruggere non solo il vostro benessere e la vostra incolumità biologica, ma lo stesso sistema morale cristiano, come perfettamente enunciato dal conte Coudenohove-Kalergi. Essi servono ad attivare nelle nostre città quello che chiamiamo anarco-tirannia, un sistema dove il cittadino è oppresso non solo dalla violenza barbarica randomatica dell’immigrato, ma pure dallo Stato divenuto impossibilmente esoso e incredibilmente repressivo, totalitario davvero, verso il contribuente autoctono – il green pass serva da esempio, e aspettate di vedere cosa vi farà l’euro digitale, o anche solo con l’ID digitale UE – mentre l’immigrato è lasciato libero di gozzovigliare tranquillo e sanguinario in quella che le rivolte inglesi di questi anni hanno chiamato «two tier society», società a due livelli. Privilegio e tolleranza per il migrante, repressione totale poliziesca e giudiziaria per l’autoctono.
Ora, il gioco della torre immigrati contro cetacei davvero non ce l’aspettavamo, per cui non fateci decidere. Si tratta di due maschere della Necrocultura, due idoli osceni del mondo moderno, due progetti pensati per distruggere le vostre vite.
Poi, va bene, il solito disgustoso paradosso persiste: alcuni protestano per il delfinino morto, ma per le ragazzine sistematicamente stuprate dagli immigrati (come a Ceuta…) non una parola. Come niente da dire per i milioni di bambini abortiti, cui si aggiungono, in questi giorni, i bimbi strangolati dalle loro madri, che le femministe americane vogliono libere.
Le torme a sostegno della figlicida Lindsay Clancy sotto processo (e delle sue emulatrici, già all’opera) sono le stesse majorette dell’immigrazione di massa, e che dicono che la «grande sostituzione» non esiste, è solo un mito inventato dalla destra xenofoba e razzista e pure antiabortista.
Dispiace doverlo comunicare alle femministe ed ai femministi: grazie al vostro impegno perverso, sarete sostituiti, pure voi, da eserciti di abusatori di delfini.
E ci rendiamo conto che – rileggiamola – quest’ultima frase pare pure surrealismo, fantascienza, teatro dell’assurdo.
Invece è l’amara realtà. Per noi tutti, per voi e i vostri amici pinnati.
Roberto Dal Bosco
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Immagine screenshot da Twitter
Immigrazione
Gran Bretagna, carcerati bianchi costretti a convertirsi da bande musulmane
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