Connettiti con Renovato 21

Cina

COVID, lockdown per test di massa in Cina

Pubblicato

il

La Cina, come noto,  sta cercando di eliminare il coronavirus con la folle politica sanitaria chiamata zero-COVID, che ha causato lockdown impressionanti come quelli di Shanghai.

 

Nella Repubblica Popolare già si utilizzano app con codici sanitari per sorvegliare i propri cittadini e tracciare eventuali persone infette, con poderose quarantene centralizzate per casi confermati e contatti stretti.

 

Ora i funzionari della Cina comunista stanno caricando una politica di test di massa.

 

A Shanghai, appena due settimane dopo che la città ha revocato il suo lockdown di due mesi , le autorità hanno messo milioni di persone sotto nuovo lockdown  per condurre test di massa, scatenando proteste in alcune aree, riporta il New York Times.

 

A Pechino, pochi giorni dopo che la città ha dichiarato di aver tenuto sotto controllo un focolaio, martedì i casi hanno raggiunto il massimo in tre settimane.

 

Nel distretto della Pechino orientale di Chaoyang, dove un focolaio era legato a un bar, le autorità hanno iniziato a testare i residenti per tre giorni e hanno chiuso le attività.

 

Gli effetti sulla società civile sono molteplici.

 

I lavoratori affermano che il tempo necessario per sottoporsi al test sta riducendo la loro retribuzione. I governi locali stanno prelevando denaro dai progetti di riduzione della povertà per pagare i test. Le aziende sono preoccupate che il requisito danneggi la produttività e gli economisti temono che le persone rimarranno a casa per evitare il fastidio.

 

Alcuni funzionari locali hanno cercato di ridurre i test, riporta il NYT. Altri hanno riconosciuto l’enorme onere che i test di routine hanno imposto ai cittadini.

 

Il massimo leader cinese, Xi Jinping, ha ordinato al Paese di attenersi  alla strategia di debellare le infezioni e dozzine di funzionari sono stati licenziati per cattiva gestione delle epidemie, rendendo qualsiasi sforzo per allentare le restrizioni politicamente rischioso.

 

Le stime del costo totale della nuova politica di test variano, ma sono nell’ordine di decine di miliardi di dollari. Se i test venissero estesi alle piccole città, catturando fino al 70% della popolazione, potrebbero costare fino all’1,8% della crescita economica annuale, secondo la banca giapponese Nomura. Shanghai ha affermato che ad agosto inizierà a far pagare i residenti per ogni test. Un singolo test costerà circa la metà di quello che un fattorino può guadagnare in un’ora.

 

I funzionari sanitari di 57 città e cinque delle 31 province cinesi – che coprono quasi la metà degli 1,4 miliardi di persone del paese – hanno avviato una sorta di sistema di test normalizzato. L’approccio ha alimentato la rabbia pubblica in alcuni luoghi. A Shanghai, negli ultimi giorni le autorità per i test hanno messo in lockdown complessi residenziali o anche interi isolati urbani, a volte perché un solo residente si trovava nello stesso negozio o vagone della metropolitana di qualcuno che in seguito è risultato positivo.

 

«Ci sono segni di come le politiche pandemiche della Cina stiano increspando l’economia. Meno persone fanno acquisti, spingendo verso il basso le vendite al dettaglio. Le persone sono meno interessate all’acquisto di proprietà; le vendite immobiliari ad aprile sono crollate del 39% rispetto all’anno precedente».

 

Come riportato da Renovatio 21, la Cina vanta di aver somministrato 3,157 miliardi di dosi di vaccini: la domanda che ci poniamo, è, vista la popolazione totale di 1,5 miliardi, a chi altri lo hanno iniettato.

 

Il lockdown di Shanghai (26 milioni di abitanti) ha offerto immagini disperate ed allucinanti , dagli animali domestici uccisi per strada, alle rivolte dei cittadini esausti, ai genitori separati dai figli per essere messi in lager pandemici,  a robocani e droni usati per sorvegliare e reprimere la popolazione.

 

Rivolte si sono avute anche alla fabbrica Apple, oltre che fuori da centri di quarantena in costruzione.

 

Come riportato da Renovatio 21, il sinologo Stephen Mosher ha dichiarato che i morti per il lockdown della città potrebbe essere più dei morti di COVID.

 

Non è escluso che il lockdown di Shanghai sia una grande manovra politica: lo strapotere del presidente XI è infatti sfidato da un gruppo di importanti mandarini (vecchi e nuovi) del Partito Comunista Cinese chiamato, appunto, «fazione di Shanghai».

 

Contro la politica zero-COVID di Xi si  è recentemente scagliato un oramai vecchissimo George Soros, che ha ripetuto l’attacco al presidente cinese anche a Davos.

 

Sulle oscure ragioni per cui Soros possa volere la detronizzazione di Xi vi sono varie teorie, alcune riguardanti una «faida» tra lo speculatore magiaro e il mega-gruppo finanziario BlackRock.

 

 

 

 

 

 

Immagine di Pau Colominas via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

Continua a leggere

Cina

La Cina: l’Iran ha un «legittimo diritto» al programma nucleare civile

Pubblicato

il

Da

Pechino ha affermato che l’Iran ha il diritto di portare avanti un programma nucleare pacifico in quanto parte del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP).

 

La dichiarazione è stata resa giovedì all’Assemblea generale dalla vice rappresentante permanente della Cina presso le Nazioni Unite, Sun Lei.

 

«In quanto Stato parte del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) e privo di armi nucleari, l’Iran dovrebbe onorare il suo impegno a non sviluppare armi nucleari e il suo legittimo diritto all’uso pacifico dell’energia nucleare dovrebbe essere rispettato», ha dichiarato Sun durante una riunione plenaria sull’uso del diritto di veto.

 

Il dibattito è seguito a una votazione di settembre in cui Cina e Russia hanno bloccato una risoluzione presentata dagli Stati Uniti per prorogare il mandato di un gruppo di controllo delle Nazioni Unite sulle sanzioni contro l’Iran.

 

L’organismo di monitoraggio è stato ripristinato nell’ambito del meccanismo di «ripristino automatico» invocato ad agosto da Gran Bretagna, Francia e Germania (il gruppo E3), con l’obiettivo di reintrodurre le sanzioni. Cina e Russia considerano quel meccanismo giuridicamente invalido e sostengono che le sanzioni non siano state ripristinate.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Secondo Sun, la Cina ha usato il veto per «sostenere una corretta comprensione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato», appoggiare una soluzione politica alla questione nucleare iraniana, affrontare le preoccupazioni sulla non proliferazione e favorire la pace e la stabilità a lungo termine in Medio Oriente.

 

Lo stallo sul programma nucleare iraniano, ha affermato la diplomatica, nasce dal ritiro unilaterale di Washington dal Piano d’azione congiunto globale (JCPOA) e dal successivo fallimento dei tre Paesi europei (E3) nell’esaurire tutte le opzioni diplomatiche previste dall’accordo prima di invocare la clausola di ripristino delle sanzioni.

 

In base all’intesa del 2015, l’Iran aveva accettato di ridurre le attività di arricchimento dell’uranio in cambio di un allentamento delle sanzioni. Il presidente Donald Trump ritirò gli Stati Uniti dall’accordo nel 2018, durante il primo mandato, e reintrodusse le sanzioni contro l’Iran.

 

A febbraio Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran in quella che Trump ha descritto come un tentativo di impedire al Paese di dotarsi di un’arma nucleare.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

Continua a leggere

Cina

Cina, verso l’approvazione del governo agli avvocati prima di poter difendere i propri assistiti

Pubblicato

il

Da

Un ufficio giudiziario di contea nella Cina sudoccidentale ha imposto agli studi legali del territorio di segnalare i fascicoli legati alla campagna governativa «contro la criminalità organizzata» e di ottenere il via libera ufficiale prima che gli avvocati possano sostenere che il presunto reato di un imputato vada classificato in altro modo. Lo riporta Epoch Times.   Secondo un post del 18 settembre di un blogger giuridico sul portale cinese NetEase, l’avviso, inviato direttamente agli studi dall’Ufficio di Giustizia della contea di Pu’an, nella provincia di Guizhou, obbliga gli avvocati che seguono casi contemplati da un recente avviso pubblico contro la criminalità organizzata a comunicarli al dipartimento dei servizi legali pubblici dell’ufficio.   La norma ha allarmato gli avvocati cinesi, che temono che un’agenzia amministrativa dello Stato stia tentando di controllare come la difesa presenti i propri argomenti in aula. L’avviso prescrive che gli studi che trattano casi oggetto della campagna «devono segnalarli tempestivamente al dipartimento dei servizi legali pubblici dell’ufficio di giustizia della contea».

Sostieni Renovatio 21

Il documento aggiunge: «Se la tesi difensiva mira a modificare la qualificazione giuridica del reato, deve essere segnalata all’ufficio di giustizia della contea per l’esame e l’approvazione prima che tale teoria difensiva possa essere espressa. Si richiede a tutti gli studi legali di applicare rigorosamente questa disposizione».   In pratica gli avvocati non basterebbe avvisare l’ufficio di giustizia di avere in carico un certo caso. Prima di avanzare una difesa che contesti la qualificazione del reato proposta dall’accusa, dovrebbero ottenere l’approvazione dello stesso ente che regola la professione legale a livello locale.   La legge cinese sulla procedura penale prevede che i difensori debbano, in base ai fatti e alla legge, presentare prove e pareri sull’innocenza dell’imputato, su reati minori o sulla riduzione o esenzione dalla responsabilità penale.   L’avviso di Pu’an, però, impone agli avvocati di attendere che l’ufficio di giustizia «studi e approvi» una categoria di quelle argomentazioni prima di poterle esporre.   Il vincolo di Pu’an ha un precedente in altre località della provincia di Guizhou. Secondo un resoconto del 2015 del quotidiano statale locale, l’Ufficio di Giustizia Municipale di Zunyi aveva introdotto a fine 2014 una norma che obbligava gli avvocati a segnalare i casi in cui intendevano chiedere l’assoluzione o una modifica dell’accusa penale.   Gli avvocati avevano chiesto l’accesso agli atti sulla norma. Il ministero della Giustizia aveva risposto che, data la controversia, aveva deciso di ritirarla.   La regola precedente imponeva solo la segnalazione. L’avviso di Pu’an va oltre, precisando che un avvocato che voglia modificare la qualificazione giuridica di un reato deve ottenere lo «studio e l’approvazione» dell’ufficio di giustizia della contea prima di esporre la tesi in tribunale.   Si tratta di un’evoluzione ulteriore dello Stato totalitario, che riscrive le regole del processo al punto che bisogna chiedere il permesso di difendere l’imputato. L’immagine del cittadino schiacciato dallo Stato, la cui volontà è più importante delle sue stesse regole, permette di capire l’evoluzione in seso apertamente dispotico della cosa pubblica, che in Cina nemmeno più nasconde la sua forza soverchiante.   È quello che si chiama diritto penale assoluto, o anche diritto sentimentale: lo Stato giudica e condanna così come si sente, legibus soluto.

Aiuta Renovatio 21

È ovvio che l’evoluzione dello Stato moderno, dentro al quale il cittadino non è più latore di diritti ma suddito cui sono garantiti «accessi» a seconda del suo comportamento o del suo pensiero (come con green pass et similia). Il cittadino diviene utente, lo Stato diviene piattaforma: e l’admin della piattaforma può fare quello che vuole. Lo abbiamo già sperimentato, lo stiamo sperimentando con i social media, che altro non sono che un’esperienza prodromica dello Stato venturo.   Aggiungiamo che la Cina è all’avanguardia del danaro digitale: nel Paese tutto si paga con l’app. Ciò unito al credito sociale fa dei fatti di Pu’an un antipasto leggero rispetto a quanto può succedere a breve.   Inutile nascondersi che anche in Italia casi giudiziari dove l’onnipotenza dei magistrati si è percepita. E l’Europa, con l’euro digitale, sarà peggio della Cina.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Ptrump16 via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 4.0  
Continua a leggere

Cina

La Cina accusa Anthropic di tentare di rallentare la ricerca sull’IA

Pubblicato

il

Da

Il Remnin Ribao, conosciuto in Italia come il Quotidiano del Popolo, emanazione giornalistica diretta dello Stato cinese, ha accusato la società di Intelligenza Artificiale Anthropic di adottare una «strategia da Guerra Fredda» per ostacolare lo sviluppo dei sistemi di IA del Paese.

 

In un saggio uscito sabato, l’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, ha invocato un nuovo quadro normativo per disciplinare la ricerca sull’intelligenza artificiale e tenere sotto controllo i possibili pericoli dei sistemi avanzati.

 

Il CEO del colosso IA ha inoltre chiesto al governo statunitense di inasprire i controlli sull’esportazione di chip avanzati verso la Cina. In una densa intervista a CBS News l’Amodei ha dichiarato che il suo «dilemma più difficile» si porrà se Pechino rifiuterà di accettare un rallentamento nello sviluppo dell’IA.

 

Sostieni Renovatio 21

La proposta di Amodei ha ricevuto l’appoggio sui social del CEO di OpenAI, Sam Altman, e di Elon Musk.

 

Il quotidiano del Partito Comunista Cinese in lingua inglese Global Times ha risposto con un editoriale in cui sostiene che Amodei stava tentando «di frenare lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale in Cina attraverso barriere tecnologiche e monopoli normativi, di sostenere l’egemonia monopolistica di Washington nelle tecnologie all’avanguardia e di escludere la Cina dal sistema di governance globale dell’IA».

 

Pechino ha definito questa «guerra fredda silenziosa sull’IA» «ipocrita e miope», aggiungendo che escluderla «aumenterebbe significativamente i costi derivanti da tentativi ed errori e i rischi di perdita di controllo nello sviluppo globale dell’IA».

 

Mentre i legislatori americani premono per controlli più rigorosi, il presidente Trump ha dichiarato domenica che «forze molto negative» stavano esagerando la minaccia dell’Intelligenza Artificiale.

 

«Siamo all’avanguardia in Cina nel campo dell’Intelligenza Artificiale. Siamo il Paese più sofisticato al mondo e, francamente, voglio che rimanga tale, perché chi vince nel campo dell’IA vince», ha affermato.

 

Stati Uniti e Cina terranno questo mese un vertice sui rischi per la sicurezza dell’IA, e Trump e Xi Jinping discuteranno probabilmente di IA nel loro incontro previsto per il 24 settembre.

 

Come riportato da Renovatio 21, in settimana Anthropic ha sostenuto di aver individuato scienziati che impiegavano i suoi modelli di AI per ricerche potenzialmente utili allo sviluppo di armi biologiche, tra cui studi finalizzati a rendere agenti patogeni pericolosi più trasmissibili e più dannosi.

 

La sua ammissione è arrivata dopo le dimissioni di un altro ricercatore di Anthropic, Jacob Coxon, che ha accusato Anthropic e OpenAI di ignorare la «posta in gioco per la civiltà» e di «correre direttamente verso una superintelligenza in grado di migliorarsi autonomamente, mettendo a repentaglio le nostre vite». L’ex ricercatore ha inoltre avvertito che un’AI sufficientemente avanzata potrebbe violare infrastrutture critiche o contribuire alla creazione di «armi biologiche in grado di causare l’estinzione di massa».

 

Il mese scorso era emerso che per la prima volta gli scienziati americani hanno impiegato l’Intelligenza Artificiale per generare virus funzionanti inesistenti in natura, evidenziando una potenzialità che, a detta dei ricercatori, potrebbe favorire progressi in ambito medico ma che al contempo pone rilevanti minacce per la biosicurezza.

Aiuta Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, mesi fa i dirigenti delle principali aziende di Intelligenza Artificiale si sono uniti agli esperti di biotecnologie in un appello urgente per rendere obbligatori i controlli di sicurezza per l’acquisto di DNA sintetico.

 

Il timore per le armi biologiche create dell’AI era presente anche in una lettera che 60 figure del movimento MAGA avevano indirizzato al presidente Trump chiedendo controlli sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. «I sistemi aeronautici sono sottoposti a una rigorosa certificazione. I sistemi di Intelligenza Artificiale più potenti, che ora possono, o presto potranno, contribuire alla progettazione di armi biologiche, all’infiltrazione in infrastrutture critiche o alla manipolazione dei mercati finanziari, dovrebbero essere trattati con la stessa serietà e attenzione» hanno scritto i firmatari, tra i quali spiccava il nome di Steve Bannon.

 

Come riportato da Renovatio 21, un ricercatore esperto di sicurezza di Anthropic che aveva lavorato sul fronte delle armi biologiche si licenziò lasciando un monito preciso. «Il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora», ha scritto Mrinank Sharma rivolgendosi ai colleghi.

 

La paura per i virus bioingegnerizzati dall’AI arriva in un clima di crescente allarme verso i sistemi di AI autonomi che operano al di fuori delle istruzioni impartite. Modelli elaborati da OpenAI Anthropic e Meta hanno di recente compiuto azioni informatiche non autorizzate durante i test di sicurezza. Anche l’AI Security Institute britannico ha segnalato questa settimana che, nelle fasi di valutazione, agenti di IA hanno mirato a persone e organizzazioni reali, generato false identità e tentato di inserire codice dannoso.

 

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

Continua a leggere

Più popolari