Connettiti con Renovato 21

Epidemie

Coronavirus e complotti: sauditi, israeliani, grillini

Pubblicato

il

 

 

È partita la caccia al complottista. Renovatio 21 ha già avuto chi punta il dito contro, perché ha pubblicato articoli che davano spazio a chi crede che il Coronavirus abbia un’origine artificiale: cioè a chi ha elaborato riguardo al fatto che esso possa essere parte di un programma militare, essere un’arma biologica forse sfuggita al suo creatore – l’Esercito di Liberazione del Popolo, con probabilità.

 

Tuttavia in giro per il mondo ci sono testate che non lesinano teorie controverse sull’origine del virus.

 

È partita la caccia al complottista, tuttavia in giro per il mondo ci sono molte testate che non lesinano la pubblicazione di teorie del complotto

Prendiamo l’Arabia Saudita, alleato dell’Italia e dell’Occidente, Regno teocratico di cui Matteo Renzi ha decantato più volte le virtù: «superpotenza non solo nell’economia ma anche nella cultura e nell’innovazione» (e sorvoliamo sulle 184 esecuzioni con pena di morte nel solo 2019 e lo squartamento dei dissidenti).

 

Il 2 febbraio il quotidiano saudita Al-Watan afferma che il Coronavirus è un complotto delle compagnie farmaceutiche americane e israeliane volto ad aumentare i loro profitti.

 

«Un virus “meraviglia” è stato scoperto ieri in Cina; domani verrà scoperto in Egitto, ma non sarà scoperto né oggi, domani né dopodomani negli Stati Uniti o in Israele, né in paesi poveri come Burundi o Isole Comore».

 

«Un virus “meraviglia” è stato scoperto ieri in Cina; domani verrà scoperto in Egitto, ma non sarà scoperto né oggi, domani né dopodomani negli Stati Uniti o in Israele» scrive un quotidiano saudita

Al Watan, che in arabo significa «la patria», è considerato un giornale riformista. Lo dirige il principe Bandar bin Khalid, un membro della famiglia Saud. Non si tratta di un giornalino:  oltre al quartier generale di Jeddah, ha strutture editoriali a Londra, New York, Amman e Il Cairo.

 

Insomma un giornale emanato direttamente dalla casa regnante dei Saud, che ha un certo peso informativo in un Paese di grande peso geopolitico.

 

Dunque, ci mettiamo in ascolto di quanto ha da dire il quotidiano: «Il coronavirus è un virus noto e sappiamo che è stato scoperto nel 1960 e che provoca malattie respiratorie ordinarie. I suoi sintomi sono come quelli di qualsiasi altro virus: tosse, congestione e forse anche diarrea e febbre. È strano sapere che l’Organizzazione mondiale della sanità sta dicendo che “questo è un virus scoperto per la prima volta nel 2012 in Arabia Saudita, in un cammello».

 

Non siamo in grado di capire se il giornalista abbia fatto confusione con la MERS (Middle East Respiratory Syndrome), un’epidemia da coronavirus sviluppatasi in Medio Oriente qualche anno fa, e quindi gli scatti il patriottismo microbiologico a difesa del sacro regno saudita che gli paga lo stipendio.

 

Tuttavia l’articolista ha moltissimo da offrire:

«Ed ecco qualcos’altro di strano: non appena l’Egitto ha annunciato, qualche anno fa, che si sarebbe affidato all’industria del pollame, e che lo avrebbe persino esportato all’estero – cioè che non aveva più bisogno di pollame dagli Stati Uniti, dalla Francia e così via – apparve, da sotto terra, il virus dell’influenza aviaria … con l’obiettivo di sgretolare lo sviluppo. Inerme, il mondo ha cercato un siero [vale a dire vaccino, NdR] per questo hanno fatto circolare il virus aviario».

 

«All’improvviso, come un miracolo, Merck Sharp apparve come un agnello innocente, con la medicina desiderata in mano, come se non sapesse nulla e come se uno dei suoi manager, Donald Rumsfeld, non sapesse nulla e pensasse che anche il mondo non sapesse nulla, e forse non sapeva davvero che questo Donald Rumsfeld era stato Segretario alla Difesa USA per cinque anni, nel 2006».

 

«Questo membro segreto dell’esercito portò il siero “nascosto” sotto forma di Tamiflu, e così lui e la sua compagnia hanno raccolto decine di miliardi di dollari da questa misera influenza suina. La domanda è: qual è il legame del Dipartimento della Difesa USA con le cure mediche ?!».

 

«La domanda è: qual è il legame del Dipartimento della Difesa USA con le cure mediche ?!»

Senza più freni, il saudita si appella al lettore, che deve capire che dietro alla diffusione del Coronavirus c’è un programma prestabiliti.

 

«Caro lettore, quando leggi questi scenari, sarai sicuramente d’accordo sul fatto che dietro lo scoppio della Coronavirus c’è un piano di inganno volto a realizzare un profitto, e niente di più».

 

Pandemie artificiali per vendere vaccini: l’Antivaccinismo non è concesso ai giornalisti italiani (e nemmeno ai cittadini), ma ai grandi giornali sauditi sì, pure nella sua forma più cospirativa. Saud No-Vax: si può, e con tanto di vertiginosa teoria del complotto farmaceutico

«L’intera cosa è un’industria di virus, un mondo di minuscole creature – virus e ingegneria genetica – che culminano nella produzione di un virus che viene trasferito in paesi ricchi che possono acquistare il siero [vaccino], che viene trasferito attraverso cibo, bevande, animali, aria o forse tramite cosmetici e altri mezzi che non vengono in mente».

 

«Allo stesso tempo, si sta preparando il siero [vaccino] appropriato per questo virus, che viene mantenuto fino a quando le persone non ne hanno bisogno a causa della gravità della malattia di questo virus, che è geneticamente modificato, quindi il paziente asi aggrappa a qualsiasi cosa e offre tutti i suoi soldi per acquistare questo trattamento artificiale che è stato creato contemporaneamente al virus».

 

Pandemie artificiali per vendere vaccini: l’Antivaccinismo non è concesso ai giornalisti italiani (e nemmeno ai cittadini), ma ai grandi giornali sauditi sì, pure nella sua forma più cospirativa. Saud No-Vax: si può, e con tanto di vertiginosa teoria del complotto farmaceutico.

 

«E forse, caro lettore, guarderai le statistiche sul tasso di contagio con il coronavirus in tutto il mondo e imparerai che gli stati del Golfo occupano i primi posti, seguiti dai paesi europei, e non troverai mai gli Stati Uniti o Israele. Questo è un punto interrogativo che lascio alle tue ipotesi. Inoltre non troverai il virus in un paese povero. Risolverò l’indovinello, ma non dirlo ad anima viva – è perché un paese povero non può pagare il prezzo del siero.

«Il paziente si aggrappa a qualsiasi cosa e offre tutti i suoi soldi per acquistare questo trattamento artificiale che è stato creato contemporaneamente al virus»

 

Eccoci quindi all’appello finale al caro lettore, con augurio nazionalista incorporato:

«Sii certo che il tuo Paese pagherà un prezzo elevato. Siate certi che questa è una malattia “ordinaria” e non altamente contagiosa – solo quando le persone si radunano in grandi folle. Lunga vita all’Arabia Saudita, e rimani forte e sano».

 

Difficile trovare il filo di questo discorso se si pensa che i primi alleati dei Saud, e garanti planetari della loro permanenza sul trono, sono gli americani. Anche gli israeliani negli ultimi tempi, con il governo de facto del principe Mohammed bin Salman, sono diventati partner, in ispecie nello scontro strisciante contro l’Iran degli Ayatollah.

 

Un attacco del genere non riusciamo bene a spiegarcelo, quindi. Un complottone che fonde elementi estremi di no-vaxismo, antiamericanismo, e perfino – cosa innominabile! – antisionismo.

 

L’articolo saudita è infatti tradotto e portato alla nostra attenzione dal MEMRI, un’organizzazione no-profit che si occupa delle pubblicazioni e traduzioni dal Vicino e Medio Oriente (da arabo e farsi), cofondata secondo alcuni da un ex colonnello del servizio segreto israeliano, il Mossad.

 

Una fonte un po’ di parte: lo pensa pure il fondatore del primo partito italiano, Beppe Grillo. In un’intervista concessa nel 2012 al quotidiano Yedioth Ahronoth, Grillo entrò in tema: «quando uscivano i discorsi di Bin Laden, mio suocero iraniano m’ha spiegato che le traduzioni non erano esatte…».

 

«Tutto quel che in Europa sappiamo su Israele e Palestina, è filtrato da un’agenzia internazionale che si chiama MEMRI. E dietro MEMRI c’è un ex agente del Mossad. Ho le prove: Ken Livingstone, l’ex sindaco di Londra, ha usato testi arabi con traduzioni indipendenti. Scoprendo una realtà mistificata, completamente diversa».

 

Grillo in questo momento, vogliamo ricordare, è il principale azionista del governo in Italia. Questa è quindi la posizione dell’Italia in questo momento?

I cinesi sembrano ora molto propensi a dire che il virus è italiano: sostengono di aver importato almeno 20 casi di persone che erano state in Italia. Ma quale Wuhan: il Corona è codognese DOC.

 

Grillo e i suoi, come noto, sono diventati nel frattempo amici della Cina, la quale ora sostiene che l’origine del COVID-19 presso il mercato del pesce di Wuhan (che ora comunque, per non sapere né leggere né scrivere, hanno abolito) sia una balla – e nemmeno prendono in considerazione la storia dell’origine del virus presso l’unico laboratorio BL4 (significa che può trattare virus senza cure e vaccini come Ebola, per esempio) in Cina, laboratorio che sta casualmente a meno di 300 metri dal mercato.

 

I cinesi sembrano invece ora molto propensi a dire che il virus è italiano: sostengono di aver importato almeno 20 casi di persone che erano state in Italia. Ma quale Wuhan: il Corona è codognese DOC.

 

A questo punto ci grattiamo il capo. L’onesto cittadino democratico, a chi deve credere? Ai sauditi? Agli israeliani? Ai cinesi? A Beppe Grillo?

A questo punto ci grattiamo il capo. L’onesto cittadino democratico, a chi deve credere? Ai sauditi? Agli israeliani? Ai cinesi? A Beppe Grillo?

 

Il fatto che Israele abbia dichiarato di aver pronto il vaccino non aiuta. Il fatto che Israele abbia appena rieletto per l’ennesima volta (da un quarto di secolo!) un premier che aderisce pubblicamente al complotto per cui «Hitler non voleva sterminare gli ebrei, fu il Gran Muftì dargli l’idea» nemmeno.

 

Il fatto che il comico Grillo fino a qualche anno fa sostenesse che «non c’è relazione fra HIV e AIDS»  («prima scoprirono il virus, e poi ci voleva l’epidemia») nemmeno.

 

Non cercate alcuna coerenza in tutto questo quadro: ora pensate solamente a proteggervi. Dal Coronavirus e dalle stronzate

Nel frattempo, Israele ha chiuso i voli con l’Italia, mentre per l’Arabia Saudita vale un altro discorso: se volete mettere piede laggiù senza essere musulmani non potete in alcun modo, a meno che non sia per lavoro. Timide aperture al turismo sono state provate per la prima volta da qualche mese.

 

Consigliamo comunque a tutti di non andare né in Arabia Saudita, né in Israele, né al bar sotto casa: le chiacchiere a base di complottissimi girano comunque alla grande, su quotidiani internazionali e in bocca a leader politici.

 

Non cercate alcuna coerenza in tutto questo quadro: ora pensate solamente a proteggervi. Dal Coronavirus, e dalle stronzate che, tra un bavaglio e l’altro, ci propinano in quantità.

 

 

Continua a leggere

Epidemie

Mons. Viganò: Vaticano complice di Fauci

Pubblicato

il

Da

L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha rilasciato su X un suo commento sul caso del dottor Anthony Fauci, plenipotenziario statunitense delle restrizioni COVID durante l’anno pandemico. Il Fauci ha avuto influenza non solo nel contesto americano ma in quello mondiale.

 

Il prelato lombardo ricorda, in particolare, quanto concretamente il Vaticano abbia agito all’unisono con i dittatori della psicopandemia, onorando e fiancheggiando il Fauci.

 

«Il 6 maggio 2021, mentre il mondo intero era ancora sotto il giogo della dittatura sanitaria, la Santa Sede ospitava – sotto l’egida del Pontificio Consiglio della Cultura – una Conferenza intitolata “Exploring the Mind, Body & Soul. Unite to Prevent & Unite to Cure”» ricorda Viganò. «Ad aprire i lavori non era un teologo, non un pastore, non un difensore della legge naturale. Era Anthony Fauci. Accanto a lui Deepak Chopra, Chelsea Clinton… e, nel programma, i vertici di Pfizer e Moderna».


Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

«La stessa Santa Sede che avrebbe dovuto alzare la voce contro la menzogna, contro la sperimentazione di massa, contro la sospensione dei diritti fondamentali, collaborò attivamente con gli architetti di quella che è stata – e resta – una delle più grandi operazioni di controllo sociale e di frode sanitaria della storia contemporanea: un vero e proprio crimine contro l’umanità» continua Sua Eccellenza.

 

«Non possono dire che non sapevano. Non possono dire che non erano stati avvertiti. io stesso denunciai sin dal maggio del 2020 la frode pandemica e per ben due volte scrissi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per mettere in guardia contro l’adesione acritica a una narrativa pseudo-scientifica che contraddiceva non solo la prudenza, ma i principi non negoziabili della morale cattolica. Fui ignorato e ostracizzato. Come lo furono tanti altri».

 

«L’evento del maggio 2021 non è stata una “semplice conferenza”. È stata una manifestazione pubblica di complicità. La Santa Sede non si è limitata a tacere: ha offerto la propria autorità morale e la propria immagine a coloro che, in nome della “salute”, hanno imposto limitazioni delle libertà fondamentali, discriminazioni, ricatti e soprattutto sieri sperimentali che hanno procurato la morte a milioni di persone: una vera e propria ecatombe ancora in atto per i danni causati da quei sieri» tuona l’arcivescovo.

 

«Bergoglio – che passerà alla storia come responsabile dello sterminio pianificato di milioni di persone – se n’è andato al suo destino, ma molti dei suoi più stretti collaboratori sono ancora al loro posto. Prevost ha assecondato la narrazione della farsa-pandemica promuovendo mascherine, distanziamento sociale e vaccinazioni di massa. Se oggi Leone continuasse a sostenere la narrazione mainstream, proprio quando la frode sanitaria è ormai ufficialmente riconosciuta, non farebbe che confermare la continuità con Bergoglio anche in questo».

 

«Chi tace di fronte al crimine, o peggio lo legittima con il proprio consenso, se ne rende corresponsabile. Che questo non sia dimenticato. Che resti scritto» conclude il già nunzio apostolico negli USA.

Aiuta Renovatio 21

Va detto come sin da subito monsignor Viganò ha veduto in Fauci il chiaro esecutore del folle piano di sottomissione mondialista chiamato «pandemia COVID».

 

Lo scorso settembre, difendendo l’avvocato tedesco imprigionato, il monsignore scriveva che «non è l’avvocato Fuellmich che dovrebbe essere in prigione, ma coloro che hanno commesso il più grande crimine contro l’umanità: Anthony Fauci, Bill Gates, Klaus Schwab, George Soros, Ursula von der Leyen, Albert Bourla, e tutti i loro complici ed emissari, soprattutto quelli che ricoprono cariche istituzionali»

 

Nell’aprile 2021, denunziando la conferenza, Viganò scrisse «del famigerato Anthony Fauci, i cui scandalosi conflitti di interesse non hanno impedito che si impadronisse della gestione della pandemia negli Stati Uniti», concludendo che «la Santa Sede si è fatta serva del Nuovo Ordine Mondiale, del globalismo massonico, della religione del vaccino».

 

Come riportato da Renovatio 21, vi è stato un rapporto diretto tra il Vaticano e la Big Pharma del siero mRNA, realizzato in incontri multipli, fino ad un certo punto segreti, tra il papa e il CEO del colosso. Il papato bergogliano impose draconianamente a tutti i residenti in Vaticano la dose di vaccino genico sperimentale, minacciando (e ottenendo) l’espulsione di coloro che vi si opponevano.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

 

Continua a leggere

Ambiente

La Xylella come prova generale del COVID. Intervista al professor Luca Marini

Pubblicato

il

Da

Si torna a parlare di Xylella, un allarme mediatico inflitto alla popolazione italiana tutta nel corso oramai di lustri. Ma cosa può nascondersi dietro questo ulteriore fenomeno epidemico-emergenziale? Quali dinamiche sono davvero in gioco? Ne abbiamo discusso con una delle uniche voci davvero dissidenti – ed indipendenti – emersa con forza nel biennio pandemico: il prof. Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma ed ex vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica. Sul caso il professore ha opinioni taglienti e sorprendenti.   Professore, la diffusione del batterio Xylella, che secondo alcuni provoca la morte degli olivi, è un tema praticamente sconosciuto al di fuori dei confini della Puglia. Lei, però, afferma da anni che si tratta di una problematica di portata nazionale, anzi globale. Vuole provare a spiegarci perché? Perché dal punto di vista scientifico, comunicativo e biopolitico l’affaire Xylella è stata la prova generale del COVID: ma la sua percezione è molto limitata, perché ha riguardato solo una regione d’Italia, anzi solo una parte di quella regione, e conseguentemente una aliquota molto ridotta di italiani.   Senta, proviamo a fare un po’ ordine. Quando è iniziato l’affaire Xylella? Quasi quindici anni fa, quando il batterio venne identificato per la prima volta nel Salento. Ma i sintomi della fitopatia nota come «Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo» (CODIRO), di cui la Xylella sarebbe una concausa, erano già noti. Consideri che, secondo alcuni studiosi, i disseccamenti sono praticamente ciclici, anche se su orizzonti temporali molto ampi, praticamente secolari.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

E come è comparso il batterio? E chi lo sa? Due inchieste, una avviata dalla procura di Lecce, l’altra della procura di Bari, sono state archiviate. Fino a qualche tempo fa, qualcuno affermava che il batterio si fosse diffuso dopo lo svolgimento di un workshop sul tema svoltosi in Puglia nei primi anni Dieci. Oggi nessuno ne parla più.   Ma se il workshop avesse costituito l’occasione per diffondere la Xylella, si potrebbe parlare di un vero e proprio complotto? Che vuole che le dica? Pensi al COVID: qualcuno è riuscito a dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che il virus SARS-CoV-2 sia, o non sia, stato diffuso intenzionalmente? In ogni caso, lasci che glielo dica, a me, come studioso, questo è un aspetto che interessa solo marginalmente.   In che senso? Ma sì, a me, come giurista e studioso di biopolitica, interessa la gestione della problematica. Che la causa sia naturale o umana (e io, per esperienza, propenderei comunque per questa seconda soluzione) cambia poco, se non, nel secondo caso, sul piano delle responsabilità da accertarsi in sede giudiziaria.

Sostieni Renovatio 21

E allora ci dica: come è stata gestita la questione Xylella? Imputando esclusivamente a essa la causa del CODIRO. Sulla base delle conclusioni raggiunte da una parte della comunità scientifica, la normativa europea e italiana, dopo un lungo periodo di attendismo che potrebbe non essere stato del tutto casuale, si sono concentrate sulla lotta al batterio imponendo soluzioni peggiori del male perché fondate, in prima battuta, su una sola misura: l’eradicazione degli olivi. Niente ricerca scientifica, niente di niente: solo eradicazioni.   Si è trattato di un approccio un po’ radicale, no? Soprattutto se si pensa che le eradicazioni, non solo degli olivi colpiti dal CODIRO, ma di tutti quelli presenti nel raggio di 100 metri da quello considerato malato, venivano effettuate in nome e per conto del principio di precauzione, un principio che nessuno, in Europa, invocava più dal 2003, e cioè da quando era stata liberalizzata la commercializzazione degli alimenti contenenti, costituiti o derivati da OGM. Praticamente, abbiamo assistito e continuiamo ad assistere al paradosso di alberi sani abbattuti per precauzione e di cibi transgenici (come di apparati produttivi letali) imposti alla popolazione. Questa, del resto, è l’Europa che vuole il capitalismo ultra-finanziario e digitale.   Torniamo alla Xylella. In seguito, all’eradicazione si sono aggiunte altre misure eterogenee, dal reimpianto di varietà considerati resistenti alla Xylella alle cosiddette buone pratiche agricole volte a limitare la diffusione di un insetto la [Sputacchina, ndr] che nel frattempo era stato individuato come vettore del batterio. Tutte queste misure, comunque, hanno prodotto, di fatto, risultati univoci e disastrosi.   Di che tipo? Pensi al contrasto alla Sputacchina, che si traduce nella necessità di eliminare l’erba in cui vive e si sposta l’insetto: questo risultato può essere ottenuto o con arature periodiche, i cui costi sono cresciuti negli ultimi anni in modo tale da risultare praticamente insostenibili per chi non disponga di macchinari propri, o con l’impiego di ben più economici diserbanti, preferiti dalla maggior parte dei coltivatori. Ciò vuol dire che, se una delle concause del CODIRO fosse proprio l’uso massiccio di diserbanti, la soluzione normativa finirebbe per instaurare una spirale viziosa. Ma non è tutto qui.   Perché, c’è di peggio? Certo. A distanza di quindici anni dall’inizio della vicenda, solo gli osservatori più ottusi potrebbero ostinarsi a negare che la gestione della Xylella non sia servito, di fatto, a 1) ostacolare la ricerca di altre possibili cause del CODIRO, con specifico riferimento, come detto, all’uso massiccio di diserbanti e fitofarmaci; 2) ridurre la biodiversità imponendo, in luogo degli olivi espiantati, il reimpianto di un numero ridottissimo di varietà (in origine una sola), ciò che fatalmente favorirà la diffusione di future fitopatie; 3) standardizzare verso il basso la qualità dell’olio prodotto a detrimento non solo delle tanto celebrate eccellenze alimentari e del Made in Italy, ma anche della dieta mediterranea, con intuibili conseguenze sulla salute umana se è vero che l’uomo è ciò che mangia; 4) compromettere la sopravvivenza dei piccoli produttori mediante la sostituzione di pratiche e modelli agricoli tradizionali con metodi e sistemi agro-industriali e, quindi, favorire ulteriormente i processi di concentrazione della proprietà e di globalizzazione dei mercati; 5) modificare permanentemente il paesaggio pugliese quale preludio all’insediamento di infrastrutture simbolo di una controversa transizione ecologica ed energetica, dalle pale eoliche ai parchi fotovoltaici alla TAP; 6) non ultimo, dividere la società tra «negazionisti» e «regolisti», e cioè tra scettici oscurantisti in odore di anarchia e zelanti cittadini ossequiosi delle leggi, secondo il classico evergreen «divide et impera».

Aiuta Renovatio 21

Messa così è difficile pensare che dietro tutta questa storia non ci sia un complotto. Diciamo che la gestione della Xylella, azzerando diritti e libertà fondamentali di quanti (pugliesi e non) hanno dovuto sottostare a un impianto normativo scellerato, costituisce nient’altro che una applicazione del metodo totalitario, metodo che consiste, in buona sostanza, nel manipolare i dati scientifici per propagandare il terrore al fine ultimo di soggiogare i cittadini.    Sembra di ascoltare il tormentone post-COVID.  Se preferisce, diciamo che le misure di gestione dell’emergenza Xylella hanno avuto come scopo precipuo – con largo anticipo rispetto al COVID – l’azzeramento della libertà e dell’autonomia individuale quale preludio all’instaurazione e all’accettazione acritica del totalitarismo biopolitico globale, e cioè del totalitarismo promosso dalle élites finanziarie transnazionali di matrice giudaico-massonica che punta a controllare l’intera dimensione psico-fisica dell’essere umano, dalla nascita alla morte.   Certo è strano che tutto ciò sia stato sperimentato in un settore, come l’agricoltura, la cui importanza, tutto sommato, non sembra determinante. Niente di più logico, invece. il complesso di conoscenze antropologiche, culturali e medico-religiose direttamente connesso al mondo rurale, unitamente alle possibilità di autarchica sussistenza che da sempre assicura l’agricoltura, sono viste come un pericolo nel quadro dell’euro-globalismo promosso dal capitalismo ultra-finanziario e digitale. E quindi non deve stupire che lo scopo reale della PAC [la politica agricola comune, ndr] sia, da sempre, proprio quello di uccidere l’agricoltura europea: da questo punto di vista, anzi, l’affaire Xylella è solo l’ultimo capitolo di un disegno strategico che parte da lontano.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
G.steph.rocket via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Continua a leggere

Epidemie

L’FBI di Biden ha bloccato l’interrogatorio di Daszak nella ricerca sulle origini del COVID-19

Pubblicato

il

Da

L’FBI sotto l’amministrazione Biden è intervenuta per impedire che il presidente di EcoHealth Alliance, Peter Daszak, venisse interrogato sulle origini del COVID-19 e sui suoi 15 anni di attività presso il laboratorio cinese da cui probabilmente è fuoriuscito il virus, secondo documenti resi pubblici dal senatore Rand Paul.

 

Il Paul, presidente della Commissione del Senato per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi, ha reso noto che i documenti descrivono in dettaglio come il National Targeting Center della US Customs and Border Protection (CBP) avesse identificato Daszak come «persona di estremo interesse» e intendesse interrogarlo nel febbraio 2021 sulle sue «attività in Cina, i suoi contatti presso il WIV [Istituto di Virologia di Wuhan, ndr] e se avesse raccolto o trasportato campioni biologici», vista la sua partecipazione alla controversa ricerca «gain-of-function», che prevede il potenziamento intenzionale dei virus per studiarne i potenziali effetti.

 

Tuttavia, tre giorni prima dell’arrivo previsto di Daszak all’aeroporto internazionale John F. Kennedy per il suo rientro negli Stati Uniti, «il CBP ha ricevuto una richiesta dall’ufficio dell’FBI di Nuova York: non fermare il soggetto», si legge nel comunicato. «L’ispezione non ha mai avuto luogo».

 

Il Daszak, che negli ultimi tempi ha annunciato anche di avere origini ucraine, è una figura fondamentale nella storia, ancora non scritta, della pandemia. Secondo il libro di Andrew Huff, ex vicepresidente Adell’organizzazione del Daszak, EcoHealth Alliance avrebbe avuto, legami con la CIA.

 

«Queste discussioni hanno portato a pubblicazioni che indicano che il dottor Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance, stava lavorando con la CIA e che l’agente biologico comunemente noto come COVID-19 (SARS-CoV-2) era in fase di sviluppo presso EcoHealth Alliance da allora 2012 e altre prove suggeriscono che la SARS-CoV-2 sia iniziata prima del 2012» si legge nel libro di Huff The Truth about Wuhan.

 

Dopo che il SARS-CoV-2 è scoppiato nella stessa città in cui Daszak stava finanziando manipolazioni il coronavirus da pipistrello, la (un tempo) prestigiosissima rivista scientifica The Lancet aveva pubblicato un documento firmato dallo stesso Daszak con oltre due dozzine di scienziati, in cui insisteva che il virus avrebbe potuto provenire solo da un evento di spillover naturale, probabilmente da un mercato di animali vivi e che gli scienziati «stanno uniti per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che il COVID-19 non ha un’origine naturale».

 

Solo più tardi Lancet avrebbe notato gli evidentissimi conflitti di interessi di Daszak, che fu grottescamente immesso poi – su pressione anche cinese, si disse – nel gruppo di ispettori che a pandemia dilagante fece una visita-farsa al laboratorio virologico wuhaniano.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’organizzazione del Daszak EcoHealth Alliance aveva ricevuto ancora incredibilmente tre milioni di dollari dal ministero della Difesa dell’amministrazione Biden pure dopo la pandemia.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

«Questa non è tutta la storia. È solo l’inizio», ha anticipato il senatore Paul su X.

 


Le origini del COVID rappresentano uno dei numerosi scandali ancora ufficialmente irrisolti che persistono a cinque anni dalla pandemia. Pubblicamente, la teoria secondo cui il COVID sarebbe sfuggito dal laboratorio di Wuhano, anziché essersi evoluto in natura, è stata ampiamente derisa e respinta sin da quando il senatore statunitense Tom Cotton l’ha avanzata nel febbraio 2020, e per mesi qualsiasi accenno a tale ipotesi è stato condannato come disinformazione. Solo a metà del 2021, ben dopo che i Democratici avevano riconquistato la Casa Bianca, i principali media hanno iniziato a considerarla una possibilità.

 

Come riportato da Renovatio 21, la svolta fu probabilmente quando nel 2021 uscì un articolo sul Bulletin of Atomic Scientists del noto e rispettato divulgatore scientifico Nicholas Wade.

 

Nel 2024, la Sottocommissione speciale sulla pandemia di coronavirus del Comitato di supervisione e responsabilità della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha pubblicato la sua tanto attesa analisi post-evento sul COVID-19 e sulla risposta del governo.

 

Lo studio ha concluso che il COVID è molto probabilmente «emerso a seguito di un incidente di laboratorio o legato alla ricerca», che il governo federale ha sostenuto la ricerca «gain-of-function» presso il WIV senza adeguata trasparenza o supervisione e che l’ex consigliere della Casa Bianca per il COVID e direttore del National Institute of Allergy & Infectious Diseases (NIAID), il dottor Anthony Fauci, «ha giocato con la semantica della definizione di ricerca “gain-of-function”» per negarla, oltre ad aver promosso la creazione del controverso paper «Proximal Origins» nel tentativo di screditare la teoria della fuga di laboratorio, rilevando inoltre che i funzionari del NIAID hanno attivamente cercato di eludere le richieste di accesso agli atti FOIA (Freedom of Information Act) relative alla questione, ad esempio scrivendo intenzionalmente in modo errato vari nomi e termini per renderli più difficili da trovare nelle ricerche per parole chiave.

 

Due anni fa alcuni scienziati chiesero alla rivista che pubblicò «Proximal Origins», cioè Nature Medicine, di ritrattare l’articolo. A maggio 2025 era emerso che l’amministrazione Trump indaga sull’editore del documento sulle origini del COVID per corruzione, citando l’influenza di Fauci.

 

Come riportato da Renovatio 21, sulle responsabilità di Fauci nel finanziamento del gain-of-function a Wuhano disse di non aver alcun dubbio l’ex direttore del CDC Robert Redfield. Nel corso dello scorso anno è emerso che Fauci aveva detto ai colleghi di cancellare le prime comunicazioni relative al COVID; a ciò si aggiunge la notizia per cui un assistente di Fauci avrebbe distrutto e-mail sensibili ed utilizzato un account privato per nascondere ilegami con il laboratorio wuhaniano. Secondo documenti emersi nelle inchieste, il Fauci sapeva dell’origine laboratoriale del virus e sapeva pure che i vaccini mRNA non avrebbero funzionato.

Iscriviti al canale Telegram

Il senatore Paul ha sostenuto che il Dipartimento di Giustizia dovrebbe perseguire Fauci per aver mentito al Congresso su questa e altre questioni relative al COVID, sebbene il presidente Joe Biden abbia concesso a Fauci un’amnistia generale prima di lasciare l’incarico, rendendo altamente improbabile qualsiasi futura azione penale e ancor meno probabile che venga confermata.

 

Il Paul, che lavora da mesi e mesi a richieste di documenti di Intelligence su Fauci, il dottor Ralph Baric e il COVID, sostiene che il tentativo dovrebbe comunque essere fatto, in modo che i tribunali possano decidere se confermare o meno l’amnistia alla luce dei dubbi sulla capacità mentale e decisionale di Biden nei suoi ultimi giorni di mandato. Già un lustro fa, il senatore aveva dichiarato pubblicamente che «Fauci potrebbe essere il responsabile dell’intera pandemia».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’FBI era a conoscenza della possibile fuga da laboratorio già nel marzo 2020. Si discute oramai da anni anche del fatto che militari di tutto il mondo potrebbero aver contratto il coronavirus durante i Giochi sportivi militari di Wuhano nell’ottobre 2019, contribuendo quindi alla diffusione mondiale del COVID. L’Intelligence americana ancora nel 2021 aveva confermato che lavoratori del laboratorio di Wuhano erano già malati a novembre 2019.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

Continua a leggere

Più popolari