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Amnesty: Facebook diffonde l’odio in Etiopia
Facebook ha avuto un ruolo nelle violenze avvenute durante il conflitto durato due anni nella regione del Tigray in Etiopia, ha riferito martedì il gruppo per i diritti umani Amnesty International. Lo riporta la BBC.
Gli algoritmi del sito di social media «hanno potenziato la diffusione di una retorica dannosa», ha affermato Amnesty.
L’escalation dell’incitamento all’odio è stata causata dagli algoritmi di Meta e il social network statunitense non sarebbe riuscito a controllare l’ampia diffusione di questi contenuti problematici.
«I sistemi algoritmici di Facebook hanno potenziato la diffusione di retorica dannosa contro la comunità tigrina, mentre i sistemi di moderazione dei contenuti della piattaforma non sono riusciti a rilevare e rispondere in modo appropriato a tali contenuti», ha sottolineato il gruppo per i diritti umani.
Amnesty sostiene che l’inazione della piattaforma ha causato la morte di un civile accusato di sostenere un gruppo armato. Meareg Amare, che insegnava chimica in un’università del Tigray, è stato assassinato da un gruppo di uomini dopo che erano stati pubblicati post su Facebook nel novembre 2021.
«I post su Facebook contenevano il suo nome, foto, luogo di lavoro, indirizzo di casa e affermavano che era un sostenitore del Fronte di liberazione popolare del Tigray, accusandolo di aver rubato ingenti somme di denaro. Queste accuse sono state negate dalla sua famiglia», si legge nel rapporto dell’organizzazione.
Il modello di business di Meta, descritto da Amnesty International come «affamato di dati», costituirebbe quindi una minaccia significativa per i diritti umani nelle aree colpite da conflitti. Amnesty ha dichiarato di aver esaminato i documenti interni di Meta, comprese le comunicazioni ricevute dalla società tra il 2019 e il 2022.
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«Nonostante i ripetuti avvertimenti e una storia di contributo alla violenza in altri paesi come il Myanmar, Meta non è riuscita ad adottare misure», ha detto il gruppo per i diritti.
Tuttavia, il gruppo ritiene che molti etiopi facciano molto affidamento sulla piattaforma Facebook per ottenere informazioni e che si fidino di essa.
La situazione con la diffusione di messaggi incitanti contro l’etnia tigrina non è un caso senza precedenti per Facebook. Meta è attualmente citato in giudizio per non aver affrontato i contenuti dannosi. È stata intentata una causa contro la società nel 2021 perché ha pubblicato contenuti che hanno causato violenza durante il genocidio dei Rohingya in Myanmar.
Amnesty International accusa Meta di non aver imparato dagli errori commessi in Myanmar tre anni fa e di aver contribuito nuovamente a gravi violazioni dei diritti umani in Etiopia.
«Tre anni dopo i suoi sconcertanti fallimenti in Myanmar, Meta ha ancora una volta contribuito, attraverso i suoi algoritmi di modellazione dei contenuti e il suo modello di business affamato di dati, a gravi violazioni dei diritti umani», ha affermato il segretario generale di Amnesty Agnes Callamard.
La ricerca della ONG ha comportato l’esame dei documenti interni di Meta dal 2019 al 2022.
Dal novembre 2020, il conflitto nell’Etiopia settentrionale si è intensificato per due anni. Il Fronte di Liberazione Popolare del Tigray ha orchestrato una serie di attacchi contro basi militari etiopi e il governo federale ha risposto con un’offensiva.
Il novembre 2022 ha visto la conclusione del conflitto, con il governo etiope e i ribelli del Tigray che hanno raggiunto un accordo di pace.
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La società di Mark Zuckerberg ha in precedenza dichiarato alla BBC che stava sviluppando le sue capacità per affrontare i «contenuti di violazione» pubblicati nelle lingue etiopi ampiamente parlate. ‘amarico è considerato la lingua di lavoro dell’Etiopia, ma altre lingue parlate includono inglese, tigrino, somalo e afar.
L’Etiopia è il secondo stato più popoloso dell’Africa, con una popolazione di 113,6 milioni di abitanti.
Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa è emerso che, in materia di COVID, Facebook rimuoveva i post su pressione della Casa Bianca. Come sa il lettore, Renovatio 21 ha avuto la sua pagina Facebook disintegrata, al pari degli account privati (quelli personali, con foto, amici, etc.) dei suoi amministratori.
Secondo il New York Post, Facebook trasmetteva i dati degli utenti della «destra conservatrice» al reparto «terrorismo domestico» dell’FBI.
Durante la campagna elettorale, il presidente della Cambogia, che correva per la rielezione, aveva temporaneamente lasciato la piattaforma dopo che un osservatorio di Facebook aveva criticato il linguaggio in uno dei suoi video e ha raccomandato di sospendere l’account del primo ministro per sei mesi.
Il ruolo nella politica americana della piattaforma è sempre più evidente, tanto che Trump ha parlato prima di una class action contro Big Tech, poi un appello alle Nazioni straniere a vietare i social, poi di una vera politica di reazione contro i colossi tecnologici una volta rieletto alla Casa Bianca.
La piattaforma di Zuckerberg è arrivata al punto di etichettare come «falso» lo scoop del ruolo dell’amministrazione Biden nella distruzione del gasdotto Nord Stream.
I famigerati «standard della comunità di Facebook» non sembrano avere troppi problemi con il battaglione Azov, con lo Zelens’kyj che ringrazia per il prezioso aiuto nello «spazio informativo».
Negli anni si sono accumulate accuse e rivelazioni su Facebook, tra cui accuse di uso della piattaforma da parte del traffico sessuale, fatte sui giornali ma anche nelle audizioni della Camera USA.
Un bizzarro, goffo spot di Facebook di qualche anno fa rivelava forse cosa la piattaforma pensa davvero dei suoi utenti, visti come vecchi pupazzi destinati al macero.
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Immagine di Rastakwere via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Ingegnere Meta delle «esperienze digitali per bambini» arrestato per messaggi espliciti verso un’utente ritenuta minorenne
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DO NOT trust Mark Zuckerberg. His Platforms participate in Human Trafficking.
Never forget that Senator Hawley verbally destroyed Zuckerberg…and surprised him with the Trafficking Victims…at the Hearing…and forced him to apologize on National TV. pic.twitter.com/tjgTemIfJL — Liz Churchill (@liz_churchill10) December 13, 2024
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I fratelli Tate arrestati a Miami: via all’estradizione in Gran Bretagna
Gli influencer dei social media Andrew e Tristan Tate sono stati arrestati negli Stati Uniti dopo che i procuratori britannici hanno presentato ulteriori accuse contro di loro e ne hanno richiesto l’estradizione.
I due fratelli, che possiedono sia la cittadinanza statunitense che quella britannica, sono stati arrestati sabato a Miami in virtù di un mandato di cattura sigillato. Gli agenti federali del distretto meridionale della Florida hanno effettuato gli arresti «in conformità con le procedure di estradizione», ha dichiarato un portavoce del Dipartimento di Giustizia alla CBS News.
Una fonte a conoscenza dei fatti ha riferito all’Associated Press che i due dovrebbero comparire davanti al tribunale federale all’inizio di questa settimana.
Both Andrew and Tristan Tate have been arrested by U.S. Marshals outside of a private event in Miami, Florida, following an extradition request by the UK Government against the brothers on over fifty charges related to rape, arranging or facilitating trafficking for sexual… pic.twitter.com/zW9qOOhlFU
— OSINTdefender (@sentdefender) July 19, 2026
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Nella stessa giornata, il Crown Prosecution Service (CPS) del Regno Unito ha annunciato di aver deciso di formulare 38 ulteriori capi d’accusa relativi a quattro presunte vittime, portando il totale complessivo a 59 capi d’accusa riguardanti sette presunte vittime. I reati sarebbero stati commessi tra luglio 2010 e agosto 2017.
Andrew Tate, 39 anni, già più volte campione del mondo di kickboxing, ora deve rispondere di 42 capi d’accusa. Le nuove accuse includono sette capi d’imputazione per stupro, tre per favoreggiamento della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, tre per aggressione con lesioni personali e 19 reati relativi a immagini indecenti di minori e pornografia estrema.
Tristan Tate, 38 anni, deve rispondere complessivamente di 17 capi d’accusa, tra cui sei nuovi: due per stupro, uno per violenza sessuale e tre per favoreggiamento della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale.
Entrambi gli uomini negano ogni accusa. Il loro avvocato statunitense, Joseph McBride, ha definito le nuove accuse «sporcizia e calunnia» volte a far deragliare le cause per diffamazione intentate dai fratelli negli Stati Uniti.
Le accuse erano partite da Londra ancora un anno fa. «Stanno facendo di tutto per assicurarsi che questi individui non abbiano mai la possibilità di comparire in tribunale», ha dichiarato all’AP.
Andrew, ora convertito all’Islam, ha attirato per la prima volta l’attenzione del grande pubblico dopo la sua partecipazione al reality show britannico Big Brother nel 2016, per poi costruirsi un ampio seguito online promuovendo uno stile di vita ipermascolino tra auto di lusso e belle fanciulle ad abundantiam. Il Tate ha spesso criticato le autorità britanniche e l’establishment politico del Paese.
I fratelli si sono trasferiti in Romania nel 2016 e sono stati arrestati lì nel dicembre 2022 con l’accusa di traffico di esseri umani e di aver formato un’organizzazione criminale. Andrew è stato anche accusato di stupro, trascorrendo tre mesi in carcere in custodia cautelare prima di essere trasferiti agli arresti domiciliari e successivamente posti sotto sorveglianza giudiziaria.
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Un tribunale rumeno ha successivamente rinviato il caso originale alla procura per irregolarità legali e procedurali, ma le accuse non sono state archiviate.
La Romania ha revocato le restrizioni di viaggio imposte ai fratelli nel febbraio 2025, consentendo loro di volare in giro per il mondo. La decisione è giunta dopo le indiscrezioni secondo cui funzionari dell’amministrazione Trump avrebbero sollevato la questione con Bucarest, sebbene i funzionari rumeni abbiano negato di aver subito pressioni dagli Stati Uniti.
Era stato persino ipotizzato che fondi dell’ente di aiuto internazionale USAID, chiuso da Trump in un blitz appena reinsediatosi alla Casa Bianca, fossero stati utilizzati per spingere la persecuzione giudiziaria romena dei due fratelli.
I Tate si sono mossi spesso negli ultimi mesi, andando a soggiornare a Dubai nel momento in cui la città veniva bombardate dall’Iran e facendo una capatina in Russia solo poche settimane fa. Quando i fratelli l’anno scorso arrivarono in Florida, il governatore Ron DeSantis prese subito le distanze, dichiarando pubblicamente che non erano i benvenuti nello Stato.
Andrew Tate, chiamato dai fan «Top G», è stato quattro volte campione mondiale di kickboxing, arte marziale competitiva molto impegnativa e non troppo retribuita, dove era conosciuto con il nome di «King Cobra». È figlio di Emory Tate, il primo grande campione di scacchi di origini afroamericane; Andrew, che era divenuto un fenomeno della scacchiera già da bambino, sostiene oggi che il padre avesse lavorato anche per la CIA.
Inseparabile dal fratello Tristan, Andrew ha raccontato la sua versione dei fatti in una lunga intervista con Tucker Carlson, che ha poi sentito anche Tristan Tate. Andrew, dopo anni di ateismo manifesto, si è convertito all’islam a Dubai lo scorso anno, mentre Tristan avrebbe riscoperto la religione cristiana grazie al padre della madre di sua figlia, un religioso ortodosso romeno.
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Andrew Tate è una figura di spicco sui social media dopo essere apparso nella versione britannica del reality «Grande Fratello» nel 2016, mantenendo nei suoi post un atteggiamento sfacciato per molti irritante, vantandosi della sua grande ricchezza e incoraggiando i suoi giovani seguaci maschi a frequentare e pagare corsi in cui promette di aiutarli a superare il loro insuccesso con il denaro e le donne.
I critici hanno accusato Tate di diffondere misoginia e di avere una cattiva influenza sui giovani. Lui ha sempre negato con forza tali accuse.
I suoi discorsi, che spesso colpiscono per profondità ed articolazione, hanno molti estimatori ben al di fuori della cosiddetta «manosphere», ossia la sottocultura che rivendica il ruolo dei maschi nella società.
Tate fu uno delle prime figure pubbliche a rifiutare la narrazione pandemica, trasferendosi, allo scoppio del COVID, in Svezia, Paese che definiva «noioso» ma dove non c’era restrizioni, come mostravano i suoi tanti video con ragazze nei locali, pubblicati mentre il resto del mondo era chiuso in casa dai lockdown.
Poco dopo, d’improvviso, i suoi canali social furono chiusi, mentre partirono quantità di articoli e servizi che contenevano contro di lui e il fratello accuse sessuali e criminali.
Alcuni ritengono che l’origine dei problemi di Tate potrebbero essere proprio in meccaniche profonde del Dipartimento di Stato USA, o forse ancora più in alto, dove l’ideologia gender de-mascolinizzante è penetrata al punto da divenire una policy precisa, come peraltro dimostrerebbe l’avversione materiale per i Paesi africani che hanno istituito leggi anti-sodomia – lo stesso portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale (NSC) di Biden, l’ammiraglio John Kirby, ha di fatto definito pubblicamente i diritti LGBT come «il fondamento della politica estera americana».
Andrew ha più volte preconizzato pubblicamente il ritorno di una persecuzione giudiziaria da parte della Gran Bretagna, che considera il suo vero Paese.
Le istituzioni britanniche sembrano infatti davvero preoccupate di come il messaggio di Tate si stia diffondendo tra i giovani maschi delle scuole britanniche. Ciò è provato dall’interesse che lo stesso governo britannico ha dimostrato per la serie Netflix Adolescence, dove ad usare violenza non sono i maranza d’Albione ma i seguaci della «manosfera» di Tate.
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