Misteri
Allevamenti di bambini al mercato nero: l’orrore emerge dai file di Epstein
Tra le rivelazioni più sconvolgenti emerse dal rilascio di documenti relativa a Jeffrey Epstein compare un’e-mail in cui un mittente (con identità oscurata) fa riferimento a un articolo del quotidiano britannico The Sun sul suicidio di Sabrina Bittencourt.
Bittencourt, vittima del sedicente guaritore brasiliano João Teixeira de Faria (noto come John of God e promosso anche da Oprah Winfrey), aveva denunciato che il leader della setta teneva prigioniere decine di ragazze nelle fattorie dello stato di Goiás, usandole come «uteri» per generare bambini da vendere sul mercato nero. «Centinaia di ragazze sono state ridotte in schiavitù per anni, hanno vissuto nelle fattorie di Goiás e sono servite da uteri per rimanere incinte e vendere i loro bambini», aveva dichiarato Bittencourt prima di togliersi la vita, scrive ZeroHedge.
Nella stessa e-mail, il mittente paragona esplicitamente quanto accaduto con John of God a quanto riferitogli riguardo allo Zorro Ranch, la vasta proprietà di Epstein nel deserto del New Mexico: «[Omissis] ha parlato di ciò che stava accadendo allo Zorro Ranch. Ha dichiarato pubblicamente che Epstein le ha offerto denaro per farlo. Far nascere bambini per il mercato nero».
Mentre l’attenzione mediatica si è concentrata soprattutto su Little Saint James – l’isola caraibica ribattezzata «Isola dei Pedofili» e teatro di innumerevoli stupri – lo Zorro Ranch, 7.600 acri nell’alto deserto del New Mexico centrale, emerge come un altro epicentro della rete criminale di Epstein. Proprio in questa tenuta, dove Epstein non era obbligato a registrarsi come molestatore sessuale dopo il patteggiamento del 2008 in Florida, si concentravano le accuse più estreme legate al suo progetto eugenetico: «seminare la razza umana con il suo DNA» mettendo incinte donne e vittime minorenni.
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La vittima Annie Farmer ha testimoniato di essere stata abusata sessualmente da Epstein e Ghislaine Maxwell proprio al ranch, quando aveva solo 16 anni. Governanti e personale hanno confermato la presenza di ospiti di altissimo profilo: il principe Andrea, l’ex governatore del New Mexico Bill Richardson, Woody Allen con la figlia adottiva Soon-Yi Previn (che Allen sposò nel 1997 dopo le accuse di abusi risalenti all’infanzia).
Ma le voci più inquietanti riguardano le presunte visite ripetute di Bill, Hillary e Chelsea Clinton. Secondo i rapporti di sicurezza redatti da Jared Kellogg (consulente assunto dal direttore del ranch Brice Gordon), i Clinton soggiornavano in un villaggio a tema cowboy situato a un miglio dalla casa principale. Kellogg ha riferito che Gordon si vantava apertamente della frequenza di queste visite: «Brice si vantava di come i Clinton visitassero tutta la famiglia. Non solo Bill, ma Bill, sua moglie e il loro bambino, e che soggiornavano nel ranch stesso».
Bill Clinton ha sempre negato di essere mai stato allo Zorro Ranch, pur ammettendo di aver volato almeno 26 volte sul Lolita Express e di aver visitato Epstein nella sua residenza di New York nel 2002. Le accuse sono state rilanciate anche dall’agente immobiliare del New Mexico Brandon Sanchez, che ha confermato l’esistenza di «voci insistenti» sulla presenza dei Clinton, pur precisando di non averne mai avuto prova diretta.
Al di là delle visite celebri, ciò che rende lo Zorro Ranch particolarmente sinistro è l’accusa – emersa nei documenti – che Epstein vi gestisse un sistema di allevamento e commercio di neonati privi di documenti, destinati al mercato nero. Questa pratica, se confermata, porterebbe i crimini di Epstein ben oltre il traffico sessuale, i ricatti e lo spionaggio: configurerebbe una vera e propria filiera di produzione e vendita di esseri umani, con implicazioni che superano in orrore persino gli abusi già accertati.
Nonostante le pesanti censure e le rimozioni operate dal dipartimento di Giustizia americano, l’enorme mole di materiale rende sempre più arduo occultare la sistematicità e la profondità della depravazione. Lo Zorro Ranch non appare più solo come una villa di lusso nel deserto, ma come il cuore operativo di un’organizzazione criminale i cui aspetti più oscuri – inclusa l’allegata produzione e commercializzazione di bambini – stanno emergendo nonostante ogni tentativo di insabbiamento.
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Immagine da Twitter
Misteri
Starmer invita l’ex principe Andrea a testimoniare sui legami con Epstein
Disturbing photos in Epstein files appear to show Andrew on all fours over female sprawled on floor https://t.co/wIEiulHlG6 pic.twitter.com/I38cRPsWCq
— Daily Mail (@DailyMail) January 31, 2026
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Misteri
Nuovi file Epstein: spuntano i nomi di Trump, Musk e Bill Gates
Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso pubblico l’ultimo, vasto lotto di documenti legati al finanziere condannato per reati sessuali Jeffrey Epstein, in ottemperanza a un obbligo imposto dal Congresso. La pubblicazione porta alla luce nuovi dettagli sulle frequentazioni del magnate, senza però formulare nuove accuse penali nei confronti delle figure di spicco menzionate.
Il vice procuratore generale Todd Blanche ha comunicato venerdì il rilascio di oltre 3 milioni di pagine, 2.000 video e 180.000 immagini, precisando tuttavia l’applicazione di «ampie» censure finalizzate a tutelare l’identità delle vittime e le indagini ancora in corso.
L’insieme dei documenti, diffuso con oltre un mese di ritardo rispetto alla scadenza fissata dal Congresso, conclude l’adempimento dell’amministrazione Trump previsto dall’Epstein Files Transparency Act.
I materiali, provenienti dalle indagini dell’FBI e dagli archivi personali di Epstein, comprendono email in cui il CEO di Tesla, Elon Musk, discuteva di un possibile viaggio sull’isola privata di Epstein. Alla fine del 2013 Musk scrisse a Epstein comunicando di essere diretto a St. Barts e chiedendo «un buon momento per la visita»; Epstein propose di inviare il proprio elicottero. Il viaggio non ebbe mai luogo e Musk ha dichiarato pubblicamente di non aver mai messo piede sull’isola.
In un’altra email del 2013 Epstein si inviò da solo un documento redatto come lettera di dimissioni dalla Bill & Melinda Gates Foundation, in cui sosteneva in modo clamoroso e non verificato che Gates avrebbe chiesto assistenza per procurarsi farmaci «per affrontare le conseguenze dei rapporti sessuali con ragazze russe». Un portavoce di Gates ha smentito categoricamente l’affermazione, definendola «assolutamente assurda e completamente falsa».
Dai documenti emerge inoltre che i contatti tra Epstein e il Segretario al Commercio Howard Lutnick proseguirono fino al 2018, smentendo le precedenti dichiarazioni di Lutnick secondo cui i rapporti si sarebbero interrotti nel 2005. Nei manifesti di volo e negli orari compaiono anche il principe Andrea, insieme ad altre personalità quali il magnate tecnologico Peter Thiel e Steve Bannon, già consigliere del presidente Donald Trump.
Parte del database raccoglie sintesi di segnalazioni inviate alla linea pubblica dell’FBI, contenenti accuse non verificate di illeciti attribuiti a Trump in relazione a Epstein. Il dipartimento di Giustizia ha premesso al comunicato una nota in cui avverte che alcuni documenti «contengono affermazioni false e sensazionalistiche contro il Presidente Trump», giudicate «infondate e false».
Il Blanche ha precisato che l’esame delle email personali di Epstein non ha evidenziato alcun elemento da cui emerga che quest’ultimo ritenesse Trump colpevole di crimini o coinvolto in contatti inappropriati con le vittime. Al contrario, le email rivelano che Epstein criticava spesso Trump, definendolo «stupido» e mettendo in dubbio le sue capacità mentali.
Durante una conferenza stampa, Blanche ha giustificato il ritardo nella diffusione citando la complessità della revisione di milioni di pagine e ha respinto con decisione le accuse di occultamento.
«Non stiamo nascondendo alcuna tranche di documenti super segreti», ha dichiarato, sottolineando che la Casa Bianca non ha esercitato «alcuna supervisione» sul processo di vaglio.
Il comunicato include inoltre nuovi elementi relativi alla collaboratrice di Epstein, Ghislaine Maxwell, attualmente detenuta per una condanna a 20 anni, tra cui la sua foto segnaletica e il certificato di naturalizzazione che indica la professione di «manager» al servizio di Epstein.
La pubblicazione segue una recente istanza presentata in tribunale dalla Maxwell, secondo cui 29 presunti complici di Epstein avrebbero evitato il processo grazie a accordi riservati; Blanche ha affermato di non essere a conoscenza di tale circostanza.
Il rilascio dell’ultimo lotto di documenti non ha placato le speculazioni che circondano la rete di Epstein: legislatori e opinione pubblica continuano a esaminare i fascicoli, pesantemente oscurati, alla ricerca di ulteriori indizi sull’estensione dei suoi crimini e sui rapporti con ambienti di potere.
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Militaria
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