Droga
Narcos messicani hackerano telefono dell’FBI per uccidere informatori
Un hacker che lavora per il più potente cartello della droga messicano ha avuto accesso ai tabulati telefonici e ai dati di geolocalizzazione di un agente di alto rango dell’FBI assegnato all’ambasciata statunitense nel Paese. Lo sostiene l’ultimo rapporto dell’Ufficio dell’Ispettore Generale del dipartimento di Giustizia (DOJ) degli Stati Uniti,
L’incidente è avvenuto nel 2018, quando l’FBI stava lavorando a un caso di alto profilo per raccogliere prove contro il famigerato boss della droga messicano Joaquin Guzman Loera, soprannominato «El Chapo», per lungo tempo leader del cartello di Sinaloa.
Secondo il rapporto, l’agente informatico assunto dalla gang è riuscito anche a intercettare la rete di videosorveglianza di Città del Messico, consentendo al cartello di monitorare i movimenti dell’agente e di identificare gli individui con cui si incontrava, alcuni dei quali sono stati in seguito intimiditi o uccisi.
Sotto la guida del Guzman, il cartello di Sinaloa divenne il principale fornitore di droga degli Stati Uniti, trafficando enormi quantità di cocaina, eroina, metanfetamine e marijuana.
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Guzman è stato arrestato in Messico nel 2016 ed estradato negli Stati Uniti. Nel 2019, un tribunale federale di Brooklyn lo ha condannato all’ergastolo più 30 anni di carcere. Ora sta scontando la pena nell’ADX Florence, il carcere federale di massima sicurezza degli Stati Uniti.
La cattura del Chapo Guzmano non ha posto fine al cartello: il potere è passato ad altri leader e il flusso di droga verso Nord è continuato ininterrotto.
I recenti progressi nella tecnologia di sorveglianza e la loro accessibilità da parte di gruppi criminali e «nazioni meno sofisticate» sono ora considerati una minaccia «esistenziale» dalle agenzie di intelligence statunitensi come l’FBI e la CIA, si legge nel rapporto del dipartimento di Giustizia.
Dopo il suo ritorno in carica a gennaio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha adottato un atteggiamento duro nei confronti del ruolo del Messico nel traffico di droga.
In una delle sue prime mosse, ha designato diversi cartelli messicani, tra cui il cartello di Sinaloa, come organizzazioni terroristiche straniere, una mossa che potrebbe aprire la strada a operazioni militari o di intelligence estese.
La scorsa settimana, il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha imposto sanzioni a tre istituti finanziari messicani accusati di riciclaggio di denaro dei cartelli, presumibilmente escludendoli dal sistema finanziario americano.
Trump ha anche ventilato la possibilità di attacchi missilistici contro i laboratori di droga dei cartelli in Messico.
Nel frattempo, la CIA starebbe conducendo missioni di sorveglianza con droni in territorio messicano per monitorare le operazioni dei cartelli.
Queste politiche hanno messo a dura prova le relazioni tra Stati Uniti e Messico. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha criticato la mancanza di prove a sostegno di alcune azioni di Washington e ha messo in guardia contro la violazione della sovranità del Paese.
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Droga
L’antidroga nigeriana smantella un cartello della metanfetamina legato al Messico
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Droga
Zelens’kyj e la cocaina, «segreto di Pulcinella»: parla l’ex portavoce
L’uso di droghe da parte del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj è «un segreto di Pulcinella», ha affermato l’ex portavoce Yulia Mendel al Tucker Carlson Show.
Le accuse di consumo di stupefacenti erano emerse per la prima volta durante la campagna elettorale presidenziale del 2019, quando Zelens’kyj sconfisse Petro Poroshenko. Lo Zelens’kyj, ex attore, all’epoca aveva respinto le accuse definendole calunnie, ed entrambi i candidati si erano sottoposti a test per alcol e droghe.
La Mendel ha lavorato per Zelens’kyj dal 2019 al 2021 e in seguito è diventata molto critica nei confronti del suo ex capo. In un’intervista pubblicata lunedì, Carlson le ha chiesto se Zelensky facesse uso di droghe, al che Mendel ha risposto: «Questo è un segreto di Pulcinella».
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«Il fatto è che non l’ho mai visto assumere droghe. Tuttavia, mentre scrivevo il mio libro, ho incontrato molte persone che mi hanno confermato di averlo visto assumere droghe in diversi locali. Solo una persona l’ha visto assumere droghe nel 2021», ha affermato. Mendel ha aggiunto di aver appreso dell’esistenza di un presunto «fornitore» da una persona che lavorava presso Kvartal 95 Studio, la società di intrattenimento co-fondata da Zelens’kyj negli anni 2000.
«Tutte queste persone parlano di cocaina, sì», ha detto Mendel, aggiungendo che prima delle interviste Zelens’kyj aveva l’abitudine di passare 15 minuti in bagno e di uscirne «una persona diversa».
La Mendel ha descritto il suo ex capo come ossessionato dalla propria immagine pubblica, sia in patria che all’estero. Ha affermato che a un certo punto Zelens’kyj le disse: «Ho bisogno della propaganda di Goebbels, ho bisogno di migliaia di opinionisti», riferendosi al ministro della propaganda di Adolf Hitler, Joseph Goebbels.
La Mendel ha inoltre accusato Zelensky di aver mandato i critici, compresi i giornalisti, al fronte come punizione.
Gli oppositori politici, tra cui il sindaco di Kiev Vitaly Klitschko, hanno spesso accusato Zelens’kyj di abuso di potere. L’anno scorso, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito Zelens’kyj – il cui mandato presidenziale sarebbe scaduto nel 2024 – un dittatore per essersi rifiutato di indire nuove elezioni presidenziali.
Zelens’kyj ha sostenuto che le elezioni sono vietate dalla legge marziale e che sarebbe necessario un cessate il fuoco permanente con la Russia prima di poter tenere nuove consultazioni.
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La Mendel ora è stata messa nella lista nera dei nemici dell’Ucraina Mirotvorets. Nell’intervista ha parlato della sorte degli oppositore del regime di Kiev (che «somiglia a quello che abbiamo letto dell’URSS», ha detto), i queali spesso finiscono tartassati dai servizi, o in galera o misteriosamente morti.
L’ex portavoce ha accennato al caso del banchiere Alexander Adarich, precipitato dal quarto piano di un palazzo di Milano a febbraio. Secondo le indagini sarebbe morto per asfissia prima del lancio nel vuoto: secondo la Procura sarebbe stato il figlio ad organizzare il sequestro con dei complici.
La tesi della Mendel è che l’intenzione di Zelens’kyj è quella di continuare la guerra il più possibile: senza di essa, egli perderebbe tutto il suo potere, anche a fronte di quello che, dice, è il tracollo totale del suo consenso presso la popolazione stremata dal conflitto.
Carlson ha permesso alla Mendel di utilizzare gli ultimi minuti della trasmissione per mandare, in lingua russa, un messaggio al presidente russo Putin. Con la voce un po’ rotta dall’emozione, l’ex portavoce di Zelens’kyj ha detto che basta una parola per far finire le sofferenze nell’area di Kherson, da dove proviene, dove la gente è terrorizzata dai droni.
La donna dice inoltre di essere stata presente nell’unico incontro tra Putin e Zelens’kyj, nel quale quest’ultimo – appena eletto come il candidato che avrebbe riportato la pace con Mosca – avrebbe garantito di non voler entrare nella NATO.
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Immagine di pubblico dominio CCO via Flickr
Droga
Il traffico di droga e la copertura della CIA
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