Razzismo
Trump non grazierà il poliziotto condannato per la morte di George Floyd
Il presidente Donald Trump ha dichiarato la settimana scorsa che non prenderà in considerazione la grazia per Derek Chauvin, l’ex agente di polizia di Minneapolis che sta scontando una condanna pluridecennale per una serie di accuse legate alla morte di George Floyd nel 2020.
Un giornalista aveva detto a Trump nello Studio Ovale che «i suoi alleati le chiedono di perdonare Derek Chauvin», prima di chiedergli se sta prendendo in considerazione la grazia presidenziale.
«No, non ne ho mai sentito parlare», rispose il presidente. «No. Non ne ho mai sentito parlare».
Le dichiarazioni di Trump giungono nel contesto di una petizione lanciata questa settimana dall’opinionista ebreo Ben Shapiro, che ha chiesto la grazia presidenziale per Chauvin, che sta scontando una condanna a 22 anni e mezzo per omicidio colposo, omicidio di terzo grado e omicidio colposo.
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Gli ultimi istanti di vita di Floyd sono stati ripresi in un video, mentre Chauvin lo immobilizzava con il ginocchio al collo o alla parte superiore della schiena nel tentativo di arrestarlo per aver usato una banconota falsa da 20 dollari in un negozio.
«Come sapete, questo è stato l’evento scatenante per le rivolte [cioè di Black Lives Matter, ndr] che hanno causato 2 miliardi di dollari di danni alla proprietà in città degli Stati Uniti e hanno messo le relazioni razziali americane nella loro situazione peggiore nella memoria recente», si legge nella petizione dello Shapiro. «Eppure le prove dimostrano che Derek Chauvin non ha ucciso George Floyd».
Dopo la morte di George Floyd sono state condotte due autopsie. L’ autopsia ufficiale del medico legale della contea di Hennepin ha concluso che Floyd è morto per arresto cardiopolmonare dovuto all’opera di contenimento delle forze dell’ordine e alla compressione del collo, classificandolo come omicidio tuttavia rivelando rilevato fattori contribuenti come malattie cardiache, intossicazione da fentanyl e uso di metanfetamine, epperò senza elencarli come causa primaria.
Il rapporto autoptico non ha inoltre rilevato ferite potenzialmente letali per Floyd, né prove di asfissia traumatica o strangolamento, sebbene gli esperti abbiano osservato che la compressione del collo può comunque essere fatale senza lasciare evidenti segni fisici.
Un’autopsia indipendente commissionata dalla famiglia di Floyd ha stabilito che è morto per asfissia a causa della pressione sostenuta sul collo e sulla schiena. Ha anche stabilito che la morte è stata un omicidio, sottolineando che la coercizione della polizia è stata l’unica causa, senza evidenziare condizioni preesistenti o uso di droghe come fattori significativi.
Chauvin sta scontando condanne simultanee per accuse statali e federali, con una potenziale grazia presidenziale che si applica solo al caso federale. Ha fatto ricorso contro la sua condanna più volte, in tutti i casi senza successo.
Nel novembre 2023, Chauvin era stato accoltellato da un compagno di cella, ex capo di una gang ed ex informatore dell’FBI.
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Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa un giudice dello stato americano del Minnesota ha concesso al team legale dello Chauvin l’accesso ai campioni di tessuto cardiaco e di liquido amniotico di George Floyd, nel tentativo di ribaltare il caso del 2020.
Ad ottobre 2023 il giornalista Tucker Carlson aveva sollevato il caso dei nuovi documenti che provavano l’innocenza dello Chauvin, affermando che «in altre parole, George Floyd, secondo l’autopsia ufficiale, non è stato assassinato» e aggiungendo Floyd è morto per «cause naturali, che nel suo caso includerebbero decenni di uso di droghe, nonché la concentrazione fatale di fentanyl che era nel suo organismo il suo ultimo giorno».
In breve, «l’intera storia di George Floyd era una menzogna». Che copre, peraltro, il vero problema degli USA in questo momento, che non è il razzismo, ma la diffusione degli oppioidi assassini, causata dai narcotrafficanti cino-messicani e da Big Pharma.
Il Floyd aveva una storia criminale violentissima, tra cui l’intrusione in una casa nella quale ha minacciato una donna incinta puntandole la pistola sul grembo.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa il Texas aveva rifiutato di graziare Floyd. Nel 2021 un fulmine distrusse un murale di George Floyd a Toledo, in Ohio.
In queste ore a Washington, a poca distanza dalla Casa Bianca, vi sono lavori a «piazza Black Lives Matter», dove lo slogan era scritto sul pavimento a caratteri cubitali, sta venendo ridefinita: via la scritta.
This is where the BLM Mural used to be.
This is where BLM had its own designated plaza.
Now it’s history, and that’s because black lives don’t matter any more than anyone else’s lives.
Martin Luther King Jr. once had a dream to that effect. pic.twitter.com/QgyqPtAfKL
— Dinesh D’Souza (@DineshDSouza) March 11, 2025
Si ritiene si tratti di un gesto distensivo del sindaco democratico della capitale, Muriel Bowser, nei confronti del presidente Trump, che sta minacciando di prendere assieme al Congresso di prendere il controllo della città.
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Immagine di Chad Davis via Wikimedia pubblicata su licenza Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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Razzismo
Museo inglese contro Babbo Natale: diffonde idee «coloniali» e «patriarcali». In Olanda in effetti ci ha dei servi neri cattivissimi
Un museo britannico ha invocato la «decolonizzazione» di Babbo Natale, sostenendo che la figura tradizionale veicola concetti coloniali e patriarcali e che dovrebbe invece «imparare a conoscere culture diverse».
Domenica i media britannici hanno messo in evidenza un post sul blog dei Brighton and Hove Museums, ente finanziato con soldi pubblici, in cui si afferma che la narrazione di un «Babbo Natale bianco dell’Ovest che giudica il comportamento di tutti i bambini» rafforza presupposti coloniali di superiorità culturale, soprattutto attraverso la distinzione tra «buoni o cattivi».
L’articolo, intitolato «Decolonizzare Babbo Natale» e firmato da Simone LaCorbiniere, co-responsabile del cambiamento culturale del museo, contesta il ruolo di Babbo Natale come autorità morale, sostenendo che non sia in grado di valutare in modo imparziale «i bambini indigeni che praticano le proprie tradizioni culturali».
Il museo ha indicato che la storia di Babbo Natale rischia di cancellare pratiche e narrazioni culturali indigene e ha criticato la classica immagine di Babbo Natale che comanda sugli elfi, ritenendola portatrice di idee di gerarchia, autorità ed emarginazione.
Il blog invita i genitori a «sfidare lo sguardo coloniale» abbandonando la lista dei buoni e dei cattivi, definita un «binario occidentale», e suggerisce di trasformare Babbo Natale in un «personaggio più diversificato che celebra lo scambio culturale». Propone inoltre di raffigurare Babbo Natale mentre collabora alla pari con gli elfi, di inserire nel suo laboratorio persone provenienti da tutto il mondo e di introdurre «Mamma Natale» per dimostrare che «gli uomini non devono essere al comando».
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Il post, pubblicato originariamente nel 2023 ma ancora presente sul sito del museo, ha provocato una nuova ondata di critiche, con politici e opinionisti che hanno deriso l’idea di decolonizzare Babbo Natale.
Toby Young, fondatore della Free Speech Union, ha definito il museo «seriamente serio», mentre la deputata di Reform UK Sarah Pochin ha sostenuto che tali proposte rientrano in un più ampio schema di attivismo «woke».
Alka Sehgal Cuthbert, direttrice di Don’t Divide Us, ha dichiarato al Telegraph che chi promuove queste idee «ridicole» mira a «rompere il nostro senso di appartenenza a un passato e a una cultura comuni» e non dovrebbe ricevere fondi pubblici né il sostegno di «musei senza cervello».
Un portavoce del museo ha replicato che le persone sono «libere di essere d’accordo o meno» con il contenuto del bloggo.
La questione del presunto razzismo di Santa Claus in realtà emerge con vigore in Olanda. Durante la festa di Sinterklaas (San Nicola), dove si celebrail 5-6 dicembre, «il Babbo Natale» olandese, il Santo arriva in Olanda dalla Spagna su una barca, accompagnato dai suoi aiutanti chiamati Zwarte Piet («Pietro Nero»). Tradizionalmente, questi aiutanti sono interpretati da persone con il viso dipinto di nero (de facto una blackface, pratica mostruosamente proibita oggidì), parrucca riccia, labbra rosse e orecchini d’oro, in abiti colorati rinascimentali.
Nelle versioni storiche più antiche (fine XIX-inizi XX secolo), lo Zwarte Piet aveva un ruolo più «cattivo»: portava un sacco per rapire i bambini disobbedienti (portandoli in Spagna) e una frusta o verga (roe) per punirli o frustarli simbolicamente. Questo era un modo per spaventare i bambini e farli comportare bene, simile ad altre tradizioni europee, come Krampus in Tirolo.
La figura di Zwarte Piet è molto controversa perché il blackface e gli stereotipi (labbra rosse, comportamento «buffonesco») sono visti da molti come razzisti, legati al colonialismo olandese e alla schiavitù. Critici (inclusi ONU e attivisti) hanno protestato dichiarando che tale figura tradizionale perpetua stereotipi negativi sui neri.
Difensori dicono che è una tradizione innocente per bambini, e che il nero è «fuliggine dei camini».
Negli ultimi anni, la tradizione è cambiata molto: in molte città, parate TV e scuole usano Roetveegpiet («Piet con fuliggine»), con solo macchie di nero sul viso, senza blackface completo.
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Immagine di Fotojournalist Kees Blokker via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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