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Spirito

Mons. Strickland: «è chiaro che l’arcivescovo Lefebvre ha percorso la strada di un apostolo»

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Renovatio 21 traduce e ripubblica una lettera ai fedeli scritta dal vescovo emerito di Tyler, Texas, Giuseppe Strickland, cacciato tempo fa dalla sua diocesi da Bergoglio. Nella sua ex diocesi, è emerso il mese scorso, è stata ora cancellata ogni Santa Messa celebrata in rito antico. Mons. Strickland, già attivo oppositore della massoneria come «antitetica» a Cristo e per il quale recenti dichiarazioni ecumenistico-sincretiche del Bergoglio rasentano l’eresia, in questi mesi non ha lesinato nelle sue accuse di apostasia al vertice della Chiesa. Il prelato texano ha altresì respinto il Sinodo sulla Sinodalità in quanto «non cattolico». Il pubblico di Renovatio 21 ricorda inoltre il coraggio dello Strickland nella sua strenua battaglia contro i vaccini derivati da linee cellulari di aborto.

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

 

In questo periodo dell’anno, mentre aspettiamo Nostro Signore, vorrei attirare la nostra attenzione per un momento su San Giuseppe, una persona per lo più silenziosa ma molto importante nell’Avvento di Nostro Signore.

 

Conosciamo San Giuseppe come falegname perché San Matteo e San Marco usarono il termine greco tekton per descrivere il suo lavoro, che è un termine comune per un lavoratore del legno, un costruttore, un «falegname» – una persona le cui abilità nella lavorazione del legno includono «unire» pezzi di legno insieme. I padri latini interpretarono questa parola come «falegname».

 

La parola «falegname» è una parola adatta per San Giuseppe perché in molti modi fu chiamato a essere un costruttore di scale che fornivano gradini affinché il cielo «unisse» la terra e la terra «unisse» il cielo.

 

La Beata Vergine Maria fu chiamata a essere la Madre di Dio e San Giuseppe costruì una scala offrendo il suo matrimonio e una casa dove il Bambino Gesù potesse vivere sulla terra. Gesù Cristo dimorò nella casa che San Giuseppe fornì e, sebbene una casa e tutti i gradini che San Giuseppe costruì sarebbero stati fatti di materiali terreni, il cielo camminò su di essi, quindi si potrebbe dire che costruì una scala che collegava il cielo alla terra.

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Quando pensiamo alle scale e alle cose che «uniscono» cielo e terra, pensiamo naturalmente alla Chiesa di Cristo, perché come cattolici, stiamo su una scala, o un ponte, costruito da Cristo che collega la terra al cielo.

 

I gradini di questa scala sono i sacramenti che colmano l’abisso che separa il Creatore dal creato, e il Deposito della Fede è la struttura. Finché stiamo saldamente su questa scala, allora noi, come Maria che tiene in braccio il bambino Cristo, possiamo guardare il volto di Dio. Perché nella Sua Chiesa, Cristo ci incontra veramente sulla terra, come nella Sua Chiesa è veramente presente.

 

I sacramenti sono segni efficaci perché portano veramente sulla terra (e uniscono) ciò che simboleggiano. Affinché ciò accada, come sappiamo, deve essere «simboleggiato» correttamente (la scala deve essere costruita con i materiali giusti) sia nella «forma» che nella «materia».

 

Se una delle due viene cambiata, la forma (le parole pronunciate) o la materia (la parte fisica del Sacramento), allora la validità viene distrutta. Ogni tavola di questa scala è quindi parte integrante dell’insieme.

 

Questa scala, o ponte, che collega la terra al cielo è sempre rimasta salda, nonostante i continui attacchi dall’esterno nel corso della storia della Chiesa. Tuttavia, ora vediamo attacchi che hanno origine dall’interno della Chiesa stessa, e che hanno origine da coloro che affermano di avere l’autorità di scatenare questa guerra.

 

Ciò che sta accadendo ora è il culmine di ciò che i caduti hanno sistematicamente, con intento diabolico, pianificato, e di ciò che è stato profetizzato da molti santi nel corso della storia della Chiesa.

 

Tuttavia, le assi di questa scala sono state date da Cristo stesso, e qualsiasi materiale sostitutivo che venga messo al loro posto non sopporterà il peso di ciò che ci è stato dato. Pertanto, è di grave preoccupazione per me, come vescovo, che i fedeli non perdano di vista la vera scala e poi si ritrovino in piedi su una scala costruita con materiali sostitutivi, chiedendosi perché la loro Chiesa sembra così vuota.

 

Cristo sarà sempre presente nella Sua Chiesa, in piedi sulla scalinata che ha costruito, ma dobbiamo essere sicuri che è lì che ci troviamo anche noi, e che non siamo stati sorpresi dalla «scimmia della Chiesa», come l’ha giustamente chiamata l’arcivescovo Fulton Sheen.

 

Come vescovo, ho promesso, a qualunque costo, di restare saldo sulla vera scala che è stata data da Cristo e poggia su di Lui, e la cui struttura è il Deposito della Fede, e di proteggerla da chiunque tenti di scalzarne le assi. Sono chiamato a ricordare che il prezioso sangue di Cristo segna questa scala, e che è anche macchiata dal sangue dei martiri, e che devo anche essere disposto a versare il mio sangue per proteggerla.

 

Perché Cristo morisse per noi, era necessario che Lui diventasse uomo e si arrendesse all’atrocità della morte mentre deteneva la chiave stessa della vita. Ciò ha richiesto una volontà senza pari, ha richiesto la Volontà di Dio. Ed è lì che Egli chiama ciascuno di noi, a camminare completamente nella Volontà di Dio.

 

Quando è iniziato il tentativo di distruzione di questa scalinata? Molti indicano il Vaticano II come colpevole. Sono nato nell’ottobre del 1958, lo stesso anno e mese in cui Papa Giovanni XXIII è stato eletto alla Cattedra di San Pietro come Pontifex Maximus (Sommo Pontefice), che significa grande costruttore di ponti. Lo menziono perché molto spesso quest’anno viene evidenziato come l’inizio del tumulto nella Chiesa che attualmente vediamo ribollire in innumerevoli modi. È vero che il suo pontificato e la sua decisione di convocare il Concilio Vaticano II sono stati un momento cruciale nella storia della Chiesa. L’11 ottobre 1962, Papa Giovanni XXIII aprì il Concilio Vaticano II; tuttavia, morì nel giugno del 1963 e Paolo VI, il suo successore, prese il suo posto. La quarta e ultima sessione del Concilio si concluse nel dicembre del 1965.

 

Fu questo l’inizio? Sembra che ci sia stato un tentativo sistematico di demolizione di ciò che era stato considerato «irriformabile» prima del Vaticano II. E tuttavia, come hanno tentato i responsabili di distruggere ciò che è eterno? Lo hanno fatto tentando di limitare ciò che era del cielo a una definizione terrena, e questo è fatto in modo più efficace tentando di sostituire materiali creati dall’uomo a ciò che è stato dato dal cielo. Tuttavia, quando un’estremità poggia sulla terra e un’estremità poggia in cielo, come fa la Chiesa, allora l’uomo non può distruggerla. Ciò che può fare, tuttavia, è oscurare la Verità offrendo la «scimmia della Chiesa» al suo posto.

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Non c’è dubbio che molto sia cambiato dopo il Vaticano II. C’è stata una nuova enfasi sulla Chiesa che cammina con il «mondo», e questo ha sicuramente aperto la porta a visioni teologiche che hanno compromesso l’identità unica della Chiesa. Idee come l’ecumenismo hanno colpito la scala, perché Cristo non ha mai detto che la Sua Chiesa dovesse essere una parte del mondo; in effetti, ha detto il contrario.

 

Con il Vaticano II, un movimento mirato ha iniziato a incoraggiare la Chiesa a impegnarsi nel «dialogo» con altre denominazioni. Eppure devo chiedere: «Di cosa c’era da dialogare?» Cristo ci ha dato la Sua Chiesa. Ora è chiaro che è stata la progressione logica di ciò che è venuto fuori dal Vaticano II che siamo ora al punto in cui il Santo Padre può fare una dichiarazione come «Tutte le religioni sono percorsi verso Dio», e la maggior parte dei vescovi e cardinali annuisce e basta, senza mai dire una parola.

 

E tuttavia sanno – non possono fare a meno di sapere – che stanno abbandonando la scala che hanno promesso di proteggere. Ciò che papa Bonifacio VIII nella sua Bolla Unam Sanctam (1302) ha infallibilmente insegnato è su quella scala: «costretti a credere ed a ritenere, che vi è una sola Santa Chiesa Cattolica ed Apostolica».

 

Questo crediamo fermamente e professiamo senza riserve. Fuori da questa Chiesa non c’è salvezza e remissione dei peccati. Così, lo sposo proclama nel Cantico: «una è la colomba mia, la mia perfetta, l’unica della madre sua, l’eletta per la sua genitrice» (Ct 6,8). Ora questa eletta rappresenta l’unico corpo mistico il cui capo è Cristo, e il capo di Cristo è Dio. In lei c’è «uno è il Signore, una la fede, uno il battesimo» (Ef 4,5). Perché al tempo del diluvio esisteva una sola arca, la figura dell’unica Chiesa”.

 

Ci sono molte parole divinamente ispirate sulla scala che ci porterebbero a concludere senza eccezioni che «No, tutte le religioni NON sono sentieri verso Dio». Perché, come ha affermato Papa Benedetto XV nella sua Enciclica papale Ad Beatissimi (1914), parole che sono anche su questa scala: «”Questa è la fede cattolica; chi non la crede fedelmente e fermamente non potrà essere salvo” (Credo di Atanasio); o si professa intero, o non si professa assolutamente. Non vi è dunque necessità di aggiungere epiteti alla professione del cattolicesimo; a ciascuno basti dire così: “Cristiano è il mio nome, e cattolico il mio cognome”; soltanto, si studi di essere veramente tale, quale si denomina».

 

La Chiesa cattolica ha SEMPRE condannato la falsa credenza che tutte le religioni siano buone e «di Dio». Questa è la falsa dottrina dell’indifferentismo religioso, ed è una tavola che non dovrebbe mai essere posta su questa sacra scala. Ci sono state molte, molte altre tavole che gli uomini hanno tentato di posizionare dopo il Vaticano II, fatte di materiali creati dall’uomo. Hanno cercato di sostituire i materiali creati dall’uomo a quelli celesti perché pensavano che i materiali originali fossero «fuori moda». Tuttavia, ciò che il cielo ha costruito non diventa mai fuori moda.

 

Molto di ciò che è uscito dal Secondo Concilio ha rappresentato un movimento dalla Chiesa cattolica alla chiesa conciliare. Ciò che è particolarmente tragico è che è probabile che a questo punto abbiamo perso l’attenzione di portare il mondo a Cristo.

 

Tuttavia, nulla è stato così dannoso per la scalinata come i cambiamenti avvenuti nel Santo Sacrificio della Messa. Sembra che ora gran parte della Chiesa si chieda con Santa Maria Maddalena quando incontrò la tomba vuota: «Dove l’hanno deposto?» I cambiamenti a cui la Chiesa ha assistito nel Santo Sacrificio della Messa dal Vaticano II hanno lasciato molti inconsapevoli di dove si trovi e del Suo sacrificio d’amore per tutta l’umanità, poiché la fede nella Presenza Reale è diminuita sostanzialmente.

 

La Messa Antica fu soppressa nel 1970 e molti cattolici abbandonarono la Chiesa, poiché Papa Paolo VI accusò chiunque osservasse la Messa Antica di essere un ribelle al Concilio. Mentre rifletto sui cambiamenti che si verificarono nella Messa in seguito al Vaticano II, mi viene in mente l’arcivescovo Marcel Lefebvre.

 

L’arcivescovo Lefebvre, che fondò la Fraternità di San Pio X (la FSSPX), una società sacerdotale tradizionalista, fu etichettato come disobbediente, ribelle e persino scismatico negli anni ’70 e ’80 per essersi rifiutato di celebrare la Nuova Messa. Tuttavia, Lefebvre sentiva che la Chiesa stava vivendo una profonda «crisi di fede» a causa dell’infiltrazione del modernismo e del liberalismo.

 

Sentiva che c’era un tentativo attivo di staccare le assi della scala e sostituirle con le assi del mondo. Consacrò quattro vescovi «conservatori della tradizione» senza l’approvazione papale (sebbene avesse ripetutamente cercato l’approvazione per anni dopo che gli era stato precedentemente detto che l’approvazione sarebbe stata concessa) perché riteneva che senza vescovi che sostenevano gli insegnamenti tradizionali e la messa latina tridentina la continuità della tradizione della Chiesa sarebbe stata a rischio.

 

E, quindi, si assicurò che la scalinata fosse preservata intatta.

 

Nel 1976, quando Lefebvre stava per ordinare 13 sacerdoti nella Società, l’arcivescovo Giovanni Benelli della Segreteria di Stato vaticana gli scrisse chiedendogli fedeltà alla chiesa conciliare, e l’arcivescovo Lefebvre rispose: «Qual è quella chiesa? Non conosco una chiesa conciliare. Sono cattolico!».

 

Io stesso, essendo stato in seminario in un’epoca in cui il latino non era nemmeno insegnato, e avendo sempre celebrato come sacerdote e vescovo il Novus Ordo (Nuova Messa), ho intrapreso un viaggio per comprendere questo problema. Vorrei esortare tutti noi a riconoscere, come ho imparato a riconoscere, che i problemi con la Santa Messa sono iniziati a causa di un tentativo di spostare l’attenzione lontano da Gesù Cristo e dal Suo sacrificio che È la Santa Messa.

 

Credo che dovremmo tutti sforzarci di essere cristiani del primo secolo nel ventunesimo secolo, e questo è particolarmente significativo nell’area della Santa Messa.

 

L’alba della Chiesa includeva la celebrazione della Santa Messa, l’Ultima Cena, rendendo presente il sacrificio di Cristo di Sé stesso una volta per tutte. Racconti come quello di San Giustino Martire ci offrono descrizioni molto antiche di ciò che accadde durante la Santa Messa, e la bellezza di questi resoconti è che sono così vicini nel tempo al sacrificio che la Messa commemora.

 

Dobbiamo mantenere la nostra attenzione su Gesù Cristo come fecero i primi cristiani, in modo che la distanza temporale dal Suo Sacrificio cada nell’insignificanza perché siamo concentrati sullo stesso Signore Crocifisso e Risorto come i primi cristiani.

 

Non c’è dubbio che con la Nuova Messa ci sia stata una minore attenzione a Gesù Cristo. Questo è stato spesso visto in modi sottili, ma abbiamo anche assistito a una drastica negligenza della Presenza Reale di Gesù Cristo che raggiunge il livello della bestemmia in molti casi dal Vaticano II. Quando la liturgia ha spostato la sua attenzione sul popolo e lontano da Gesù Cristo, ha aperto la porta a un’estrema negligenza della Sua Sacra Presenza.

 

È interessante notare che, sebbene il Novus Ordo sia solitamente celebrato in lingua volgare, la lingua comune del Paese in cui viene celebrato, mentre la Messa tradizionale è celebrata in latino, la lingua normativa del Novus Ordo è anch’essa il latino. Sebbene siano state prese disposizioni affinché la Messa fosse celebrata in lingua volgare locale per ragioni pastorali, si è sempre dato per scontato che la Messa avrebbe continuato a essere celebrata in latino, e Papa Benedetto XVI ha sollecitato la reintroduzione del latino nel Novus Ordo.

 

Quando fu introdotto il Novus Ordo, molte balaustre dell’altare furono rimosse. Tuttavia, la balaustra dell’altare ci ha aiutato a mantenere la distinzione tra il santuario (dove si trova l’altare e che rappresenta il cielo, dove conduce la nostra scalinata) e il resto della Chiesa (che rappresenta la terra e dove inizia la nostra scalinata). Nella Messa latina tradizionale, i comunicanti si inginocchiano alla balaustra dell’altare (la porta del cielo) e ricevono l’Eucaristia sulla lingua dal sacerdote.

 

Sebbene ci siano molte messe sacre e belle del Novus Ordo celebrate in modo coerente, è un dato di fatto che la Nuova Messa ha rappresentato una rottura in secoli di continuità liturgica. E con ciò è arrivato un massiccio declino nella partecipazione alla Messa, nelle vocazioni e nella fede negli insegnamenti cattolici fondamentali. Papa Benedetto XVI ha affrontato queste preoccupazioni con il suo motu proprio Summorum Pontificum del 2007 in cui ha ampliato l’accesso alla Messa latina tradizionale.

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Tuttavia, nel suo motu proprio Traditionis Custodes del 2021 , Papa Francesco ha nuovamente limitato severamente l’accesso alla Messa latina tradizionale. Ma leggiamo queste parole di Papa Pio V nella sua Costituzione apostolica Quo Primum del 1570 riguardo alla Messa latina tradizionale:

 

«In virtù dell’Autorità Apostolica, Noi concediamo, a tutti i sacerdoti, a tenore della presente, l’Indulto perpetuo di poter seguire, in modo generale, in qualunque Chiesa, senza scrupolo veruno di coscienza o pericolo di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura, questo stesso Messale, di cui dunque avranno la piena facoltà di servirsi liberamente e lecitamente: così che Prelati, Amministratori, Canonici, Cappellani e tutti gli altri Sacerdoti secolari, qualunque sia il loro grado, o i Regolari, a qualunque Ordine appartengano, non siano tenuti a celebrare la Messa in maniera differente da quella che Noi abbiamo prescritta, né, d’altra parte, possano venir costretti e spinti da alcuno a cambiare questo Messale. Similmente decretiamo e dichiariamo che le presenti Lettere in nessun tempo potranno venir revocate o diminuite, ma sempre stabili e valide dovranno perseverare nel loro vigore. E ciò, non ostanti: precedenti costituzioni e decreti Apostolici; costituzioni e decreti, tanto generali che particolari, pubblicati in Concilii sia Provinciali che Sinodali; qualunque statuto e consuetudine in contrario, nonché l’uso delle predette Chiese, fosse pur sostenuto da prescrizione lunghissima e immemorabile (…)».

 

Le parole che l’arcivescovo Lefebvre pronunciò all’ordinazione di 13 sacerdoti nel 1976 sono parole che dovremmo prendere a cuore. Egli affermò:

 

«Perché se la santissima Chiesa ha voluto custodire nel corso dei secoli questo tesoro prezioso che ci ha donato del rito della Santa Messa che è stato canonizzato da San Pio V, non è stato senza scopo. È perché questa Messa contiene tutta la nostra Fede, tutta la Fede cattolica: Fede nella Santissima Trinità, Fede nella Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, Fede nella Redenzione di Nostro Signore Gesù Cristo, Fede nel Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo che è sgorgato per la redenzione dei nostri peccati, Fede nella grazia soprannaturale, che ci viene dal Santo Sacrificio della Messa, che ci viene dalla Croce, che ci viene attraverso tutti i Sacramenti. Questo è ciò che crediamo. Questo è ciò che crediamo nel celebrare il Santo Sacrificio della Messa di tutti i tempi. È una lezione di Fede e allo stesso tempo una fonte della nostra Fede, indispensabile per noi in quest’epoca in cui la nostra Fede è attaccata da tutte le parti. Abbiamo bisogno di questa Messa vera, di questa Messa di sempre, di questo Sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo per riempire realmente le nostre anime con lo Spirito Santo e con la forza di Nostro Signore Gesù Cristo».

 

Papa Benedetto XVI ha detto: «Ciò che le generazioni precedenti consideravano sacro, rimane sacro e grande anche per noi, e non può essere all’improvviso del tutto proibito o addirittura considerato dannoso. È doveroso per tutti noi preservare le ricchezze che si sono sviluppate nella fede e nella preghiera della Chiesa».

 

Ritengo che sia anche importante affermare qui che la FSSPX non è al di fuori della Chiesa cattolica e che, sebbene sia canonicamente irregolare, non è scismatica. Il vescovo Athanasius Schneider ha condotto uno studio approfondito sulla FSSPX e, di conseguenza, ha fornito una difesa chiara e coerente della Società. Ha affermato che i cattolici possono partecipare alle messe della FSSPX e ricevere i sacramenti dal suo clero senza preoccupazioni. Sebbene riconosca la «situazione canonica irregolare» della FSSPX, afferma che ciò non equivale a essere al di fuori della Chiesa e ha elogiato la FSSPX per aver sostenuto la fede e la liturgia cattolica tradizionale. Il vescovo Schneider ha anche chiesto il loro pieno riconoscimento canonico da parte del Vaticano, affermando che la FSSPX aderisce agli insegnamenti e ai sacramenti cattolici tradizionali così come sono stati praticati per secoli prima del Vaticano II.

 

In conclusione, vorrei citare una famosa dichiarazione fatta dall’arcivescovo Lefebvre nel 1974. È chiaro che l’arcivescovo Lefebvre ha percorso la via dell’apostolo ed è stato portato a stabilire un luogo sicuro, un rifugio, dove si potesse trovare la Messa dei secoli nella sua forma pura, un luogo dove il Deposito della Fede sarebbe stato protetto e la scalinata preservata intatta, anche mentre la scimmia della Chiesa stava staccando le assi e gettando via tutto ciò che è più prezioso. Ecco la dichiarazione dell’arcivescovo Lefebvre:

 

«Ci atteniamo saldamente, con tutto il nostro cuore e con tutta la nostra anima, alla Roma cattolica, custode della fede cattolica e delle tradizioni necessarie a preservare questa fede, alla Roma eterna, maestra di saggezza e di verità. Noi rifiutiamo, d’altra parte, e ci siamo sempre rifiutati di seguire la Roma di tendenze neo-moderniste e neo-protestanti, che si sono chiaramente evidenziate nel Concilio Vaticano II e, dopo il Concilio, in tutte le riforme che ne sono derivate».

 

«Tutte queste riforme, infatti, hanno contribuito e contribuiscono tuttora alla distruzione della Chiesa, alla rovina del sacerdozio, all’abolizione del Sacrificio della Messa e dei sacramenti, alla scomparsa della vita religiosa, ad un insegnamento naturalista e teilhardiano nelle università, nei seminari e nella catechesi; insegnamento derivato dal liberalismo e dal protestantesimo, più volte condannato dal solenne Magistero della Chiesa.

 

«Nessuna autorità, neppure la più alta nella gerarchia, può costringerci ad abbandonare o sminuire la nostra fede cattolica, così chiaramente espressa e professata dal Magistero della Chiesa per diciannove secoli. «Ma anche se noi stessi», dice San Paolo, «o un angelo del Cielo venisse ad annunziarvi [un Vangelo] diverso da quello che vi abbiamo annunziato noi, sia egli anàtema». (Gal 1,8). Non è forse questo che il Santo Padre ci ripete oggi? E se possiamo discernere una certa contraddizione nelle sue parole e nei suoi atti, come in quelli dei dicasteri, ebbene scegliamo ciò che è sempre stato insegnato e facciamo orecchie da mercante alle novità che distruggono la Chiesa».

 

«È impossibile modificare profondamente la lex orandi senza modificare la lex credendi. Al Novus Ordo Missae corrispondono un nuovo catechismo, un nuovo sacerdozio, nuovi seminari, una Chiesa pentecostale carismatica, tutte cose opposte all’ortodossia e all’insegnamento perenne della Chiesa. Questa Riforma, nata dal Liberalismo e dal Modernismo, è avvelenata da cima a fondo; deriva dall’eresia e finisce nell’eresia, anche se tutti i suoi atti non sono formalmente eretici. È quindi impossibile per qualsiasi cattolico coscienzioso e fedele sposare questa Riforma o sottomettersi ad essa in qualsiasi modo».

 

«L’unico atteggiamento di fedeltà alla Chiesa e alla dottrina cattolica, in vista della nostra salvezza, è il rifiuto categorico di accettare questa Riforma.Ecco perché, senza alcuno spirito di ribellione, amarezza o risentimento, proseguiamo la nostra opera di formazione dei sacerdoti, con il Magistero senza tempo come nostra guida. Siamo persuasi che non possiamo rendere un servizio più grande alla Santa Chiesa Cattolica, al Sommo Pontefice e alla posterità».

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«Ecco perché ci atteniamo saldamente a tutto ciò che è stato creduto e praticato nella fede, nella morale, nella liturgia, nell’insegnamento del catechismo, nella formazione del sacerdote e nell’istituzione della Chiesa, dalla Chiesa di tutti i tempi; a tutte queste cose come codificate in quei libri che videro il giorno prima dell’influenza modernista del Concilio. Questo faremo fino a quando la vera luce della Tradizione dissiperà l’oscurità che oscura il cielo della Roma Eterna».

 

«Facendo questo, con la grazia di Dio e l’aiuto della Beata Vergine Maria, e quello di San Giuseppe e San Pio X, siamo certi di rimanere fedeli alla Chiesa cattolica romana e a tutti i successori di Pietro, e di essere i fideles dispensatores mysteriorum Domini Nostri Jesu Christi in Spiritu Sancto. Amen».

 

L’arcivescovo non ha scritto questo con spirito di ribellione, ma piuttosto come un grido di battaglia per tutti coloro che vogliono combattere per Cristo Re. Offro questa stessa dichiarazione come anche il mio grido di battaglia per combattere per Lui.

 

Nel concludere questa lettera, lo faccio rinnovando la nostra attenzione su Gesù Cristo. La Chiesa è Sua, la Messa è Sua, Egli si è offerto al Padre una volta per tutte per la salvezza delle nostre anime. Resistiamo a qualsiasi ulteriore tentativo di diminuire la nostra attenzione su di Lui e invece attiriamo tutta la Chiesa – ordinata, religiosa e laica – a conoscerLo più profondamente «nello spezzare il pane». E proclamiamo al mondo che Gesù Cristo è Salvatore e Signore di tutti.

 

E ai miei confratelli vescovi cito le parole di San Papa Giovanni Paolo II: «Dobbiamo difendere la verità a tutti i costi, anche se fossimo ridotti di nuovo a soli dodici».

 

Che Dio Onnipotente vi benedica e che la nostra Santa e Immacolata Madre vi protegga e vi guidi sempre verso il suo Divin Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo.

 

Joseph E. Strickland

Vescovo emerito

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Immagine di Jim, the Photographer e Stv26 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0); immagine modificata

 

 

Spirito

FSSPX, dichiarazione di Fede cattolica rivolta a papa Leone XIV

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Dichiarazione di Fede cattolica rivolta a Sua Santità il papa Leone XIV di don Davide Pagliarani Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X.   Beatissimo Padre,   Da più di cinquant’anni la Fraternità San Pio X si sforza per manifestare alla Santa Sede il proprio caso di coscienza davanti ad errori che stanno distruggendo la fede e la morale cattoliche. Purtroppo, ogni discussione intrapresa è stata senza risultato, ogni perplessità espressa senza risposta effettiva.   Da più di cinquant’anni, l’unica soluzione veramente presa in considerazione dalla Santa Sede sembra essere quella delle sanzioni canoniche. Con nostro grande rammarico, ci sembra che il diritto canonico sia dunque utilizzato non per confermare nella fede, ma per allontanare da essa.   Attraverso il testo che segue, la Fraternità San Pio X è lieta di esprimerLe filialmente e sinceramente, nelle circostanze attuali, il proprio attaccamento alla fede cattolica, senza nascondere nulla né a Sua Santità né alla Chiesa universale.   La Fraternità rimette questa semplice Dichiarazione di Fede nelle Sue mani. Essa ci sembra corrispondere al minimo indispensabile per poter essere in comunione con la Chiesa, per professarci cattolici e dunque figli Suoi.   Non abbiamo altro desiderio se non quello di vivere e di essere confermati nella fede cattolica romana.   «E così, rimanendo fondati e saldi nella vera fede cattolica, sforzatevi di essere sempre degni ministri del sacrificio divino e della Chiesa di Dio, che è il Corpo di Cristo.   Infatti, come dice l’Apostolo: “Tutto ciò che non procede dalla fede è peccato” (1), scismatico e fuori dell’unità della Chiesa» (2)

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DICHIARAZIONE DI FEDE CATTOLICA

Nel nome di Nostro Signore Gesu Cristo, Sapienza Divina, Verbo Incarnato, che ha voluto una sola religione, che ha reso l’Antica Alleanza caduca per sempre, che ha fondato una sola Chiesa, che ha trionfato su Satana, che ha vinto il mondo, che sarà con noi fino alla fine dei tempi, che tornerà a giudicare i vivi e i morti.   Egli, Immagine perfetta del Padre, Figlio di Dio fatto uomo, è stato costituito unico Redentore e Salvatore del mondo, attraverso l’Incarnazione e attraverso l’offerta volontaria del sacrificio della Croce. Nostro Signore soddisfa la giustizia divina versando il Suo Preziosissimo Sangue e nel Suo Sangue fonda la Nuova ed Eterna Alleanza, abrogando l’Antica. Egli è per conseguenza l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini e l’unica via per giungere al Padre. Solamente chi Lo conosce, conosce il Padre.   Per un decreto divino Maria Santissima è stata associata direttamente e intimamente a tutta l’opera della Redenzione; pertanto, negare questa associazione – nei termini ricevuti dalla Tradizione – significa alterare la nozione stessa di Redenzione tale quale la Divina Provvidenza l’ha voluta.   Esiste una sola fede ed una sola Chiesa attraverso cui possiamo salvarci. Al di fuori della Chiesa Cattolica Romana e senza professare la fede che Essa ha sempre insegnato non c’è salvezza né remissione dei peccati.   Di conseguenza ogni uomo necessita di essere membro della Chiesa Cattolica per salvare la propria anima ed esiste un solo battesimo quale mezzo per essere incorporato ad Essa. Questa necessità tocca tutta l’umanità senza eccezione e quindi include indistintamente cristiani, ebrei, musulmani, pagani, atei.   Il mandato ricevuto dagli Apostoli di predicare il Vangelo a ogni uomo e di convertirlo alla fede cattolica è valido fino alla fine dei tempi e risponde alla necessità più assoluta e più imprescindibile che esista al mondo. «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non crederà sarà condannato » (3). Pertanto, rinunciare a compiere questo mandato rappresenta il delitto più grave contro l’umanità.   La Chiesa Romana è la unica a possedere al contempo le quattro note che caratterizzano la Chiesa fondata da Gesù Cristo: Unità, Santità, Cattolicità, Apostolicità.   La sua Unità deriva essenzialmente dall’adesione di tutti i suoi membri all’unica vera fede, fedelmente custodita, insegnata e trasmessa dalla gerarchia cattolica attraverso i secoli.   La negazione di una sola verità di fede distrugge la fede stessa e rende radicalmente impossibile qualunque tipo di comunione con la Chiesa Cattolica.   L’unica via possibile per ristabilire l’unità tra cristiani di diverse confessioni è l’invito pressante e caritatevole rivolto agli acattolici a professare l’unica vera fede nel seno dell’unica vera Chiesa.   In nessun modo la Chiesa Cattolica può essere considerata o trattata alla pari di un falso culto o di una falsa chiesa.   Il Romano Pontefice, Vicario di Cristo, rappresenta l’unico soggetto che detiene l’autorità suprema su tutta la Chiesa. Solamente Egli attribuisce direttamente agli altri membri della gerarchia cattolica la giurisdizione sulle anime.   «Lo Spirito Santo non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire scrupolosamente e per far conoscere fedelmente, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede». (4)   Ad un’unica fede corrisponde un unico culto, espressione somma, autentica e perfetta della fede stessa.   La Santa Messa è la perpetuazione nel tempo del sacrificio della Croce, offerto per molti e rinnovato sull’altare. Quantunque offerto in modo incruento, il Santo Sacrificio della Messa è essenzialmente espiatorio e propiziatorio. Nessun altro culto procura l’adorazione perfetta. Nessun altro culto, che non sia in relazione ad esso, è accetto a Dio. Nessun altro mezzo è sufficiente alla santificazione delle anime.   Pertanto, in nessun modo il Santo Sacrificio della Messa può essere ridotto a una pura commemorazione, a una cena spirituale, a un’assemblea sacra celebrata dal popolo, alla celebrazione del mistero pasquale senza sacrificio, senza soddisfazione della giustizia divina, senza espiazione dei peccati, senza propiziazione, senza Croce.   L’ausilio fornito alle anime attraverso i sacramenti della Chiesa Cattolica è sufficiente in qualunque situazione ed in qualunque momento storico per permettere ai fedeli di vivere in stato di grazia.   La legge morale contenuta nel Decalogo e perfezionata nel Sermone della Montagna è la unica praticabile per ottenere la salvezza delle anime. Ogni altro codice morale, per esempio fondato sul rispetto della creazione o sui diritti della persona umana, è radicalmente insufficiente per santificare e salvare un’anima. In nessun modo può sostituire l’unica vera legge morale.   Sull’esempio di San Giovanni Battista, la vera carità ci obbliga ad ammonire i peccatori e a mai rinunciare a prendere i mezzi necessari per salvare le loro anime.   Chi mangia il corpo di Nostro Signore e beve il Suo sangue trovandosi in stato di peccato, mangia e beve la propria condanna e nessuna autorità può cambiare questa legge contenuta negli insegnamenti paolini e nella Tradizione.   Il peccato impuro contro natura è di tale gravità che grida sempre e in ogni circostanza vendetta al cospetto di Dio ed è radicalmente incompatibile con qualsivoglia forma di amore autentico e cristiano. Pertanto, un tale «modo di vita» in nessun modo può essere riconosciuto come un dono di Dio. Una coppia che pratichi tale vizio deve essere aiutata a liberarsi da esso e in nessun modo può essere benedetta – formalmente o informalmente – dai ministri della Chiesa.   La sottomissione delle istituzioni e delle nazioni come tali all’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo è conseguenza diretta dell’Incarnazione e della Redenzione. Pertanto, la laicità delle istituzioni e delle nazioni rappresenta la negazione implicita della divinità e della regalità universale di Nostro Signore.   La Cristianità non è un semplice fenomeno storico, ma l’unico vero ordine voluto da Dio tra gli uomini.   Non è la Chiesa a doversi conformare al mondo, ma il mondo a dover essere trasformato dalla Chiesa.   In questa fede e in questi principi chiediamo di essere istruiti e confermati da Colui che ha il carisma per farlo. Con l’aiuto di Nostro Signore, preferiamo la morte piuttosto che rinunciarvi. In questa fede immutabile desideriamo vivere e morire, attendendo che essa lasci il posto alla visione diretta dell’immutabile Verità Eterna.   Don Davide Pagliarani   Menzingen, 14 maggio 2026, nella festa dell’Ascensione di Nostro Signore.   NOTE 1) Rm 14, 23. 2) Pontificale Romano, Ammonizione agli ordinandi al suddiaconato. 3) Mc 16, 16. 4) Pastor Aeternus, cap. 4.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Gender

Sacerdote denuncia il rapporto «inquietante» del Sinodo sulle «relazioni» omosessuali

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Padre Donald Haggerty, sacerdote della Cattedrale di San Patrizio, durante una breve omelia per la messa quotidiana di lunedì ha criticato il rapporto del Sinodo vaticano, che erroneamente suggeriva che le relazioni omosessuali potrebbero non essere peccaminose, paragonando questa negazione della fede alla persecuzione degli Apostoli da parte della sinagoga. Lo riporta LifeSite.

 

Durante l’omelia dell’11 maggio, padre Haggerty ha osservato che nel Vangelo del giorno (Gv 15,26-16,4a), Nostro Signore avverte gli apostoli che saranno espulsi dalle sinagoghe perché appartengono a Lui e non al mondo. Il sacerdote ha poi approfondito l’«inquietante» rapporto del Sinodo, che proponeva un «ripensamento» dell’omosessualità, sottolineando che i fedeli che si oppongono a questo documento potrebbero essere definiti «rigidi» o «regressivi» dalla gerarchia, proprio come la sinagoga aveva perseguitato gli apostoli.

 

«Il gruppo di studio del Sinodo ha pubblicato un documento un po’ inquietante (…) e ciò che propongono al suo interno (…) quando sentite queste parole ora, “Se appartenete al mondo, il mondo vi amerà”», ha detto il sacerdote nell’omelia. «Quel documento propone una riconsiderazione, un ripensamento delle relazioni omosessuali… contengono due testimonianze di uomini che sono in “matrimoni gay”… testimonianze sulla possibilità di cambiare l’insegnamento cattolico».

 

«È piuttosto sconcertante che un documento vaticano possa essere pubblicato in questo modo. Definiranno l’insegnamento della Chiesa “rigido, regressivo, fossilizzato”», ha aggiunto. «È davvero sconcertante che una cosa del genere provenga da un documento del Vaticano».

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Don Haggerty ha messo in guardia i fedeli dal lasciarsi contagiare dalla mondanità dei nostri tempi, che, ha sottolineato, non consiste solo nel «materialismo», ma anche nella moderna «cultura delle tenebre», inclusa l’«agenda omosessuale».

 

«Dobbiamo, a modo nostro, essere molto consapevoli, come dice Gesù qui. Non siamo stati invitati ad abbracciare la mondanità del nostro tempo», ha affermato. «Questo non significa semplicemente materialismo. La cultura delle tenebre si diffonde e permea molti ambiti, compreso quello. E c’è una forte lobby all’interno della Chiesa, diciamolo francamente, a favore dell’agenda omosessuale. E (il rapporto del Sinodo) ne è un esempio».

 

«È un monito per noi, siamo chiamati ad abbracciare pienamente lo spirito di verità, a testimoniare profondamente nelle nostre vite di avere… uno spirito non solo di sottomissione (ma) di amore e obbedienza al Nostro Signore», ha aggiunto.

 

Diversi prelati cattolici di spicco e altre personalità hanno criticato aspramente il rapporto del Gruppo di studio 9 del Sinodo sulla Sinodalità, che avalla senza riserve la testimonianza secondo cui «il peccato, alla sua radice, non consiste nella relazione di coppia (omosessuale)» ma nella «mancanza di fede in un Dio che desidera la nostra realizzazione».

 

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Spirito

Sentire cum Ecclesia: Come amare, oggi, una Chiesa che appare sfigurata?

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Al numero 352 e seguenti dei noti Esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola troviamo le poco conosciute 18 «Regole per sentire nella Chiesa». Di cosa si tratta?   Iniziamo prima con la spiegazione del titolo: il verbo sentire indica l’utilizzo di facoltà sensitive, proprie dunque alla parte inferiore dell’anima umana (1) che non potrebbero attribuirsi ad una realtà come la Chiesa che non è di ordine fisico. Si tratta dunque di una evidente metafora: si attribuisce, cioè, alla Chiesa un comportamento analogo a quello di un corpo fisico per poter istituire una similitudine con un determinato comportamento umano.   Il problema da risolvere, nella mens del fondatore dei Gesuiti, era distinguere il comportamento dei cattolici da quello dei protestanti; a distanza di secoli, un problema simile si pone, e cioè quello di scongiurare un’attitudine di derivazione protestante che sfociò nel modernismo, per confluire poi in un attualissimo e contemporaneo carismatismo: il rapporto diretto e individuale tra l’uomo e Dio come fondamento della Fede, a discapito di ogni mediazione umana.

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Un sano concetto ed una relativa sana applicazione del sensus Ecclesiae potrà illuminare a nostro avviso il lettore cattolico per una corretta professione di Fede cattolica anche nelle attuali burrasche che sconvolgono la Chiesa stessa, senza che queste mettano in discussione il giusto modo di condurre una vita cristiana.   Leggiamo dunque qualcuna di queste gustose regole per distinguere il vero cattolico da quello contraffatto:   2° regola: lodare la confessione sacramentale e ricevere il Santissimo Sacramento una volta all’anno, e meglio ancora ogni mese, e molto meglio ogni settimana con le condizioni richieste e dovute;   3° regola: lodare l’uso di udir Messa frequentemente; parimenti lodare i canti, i salmi e le preghiere anche prolungate […];   6° regola: lodare le reliquie dei santi, venerando quelle e pregando questi; lodare le stazioni liturgiche, i pellegrinaggi, le indulgenze, i giubilei, le crociate e l’uso di accendere le candele nelle chiese.   Tutto ciò a guisa di riassunto; il vero cattolico tridentino si rispecchierà in queste regole e si farà un vanto di approvare questi ed altri usi venerabili. Ma veniamo al punto centrale.

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La Chiesa come istituzione

È fuori dubbio, e non è qui il luogo per dimostrarlo, che Nostro Signore abbia inteso far proseguire l’opera della salvezza del mondo, da lui iniziata con la Redenzione sulla croce, attraverso l’istituzione di un corpo sociale che garantisse la continuità della predicazione del Vangelo e dell’amministrazione dei sacramenti, fonti della grazia: ci si potrebbe accontentare del capitolo 16 del Vangelo secondo san Matteo (2), ma vi aggiungeremo la tesi eterodossa n° 52 condannata dal decreto Lamentabili del Sant’Uffizio all’epoca di papa San Pio X, pubblicato il 3 luglio 1907: «Fu alieno dalla mente di Cristo di istituire la Chiesa come società che dovesse durare sulla terra per lunga serie di anni; anzi nel pensiero di Cristo il Regno dei Cieli era sul punto di venire con la fine del mondo». (3)   La fondazione della Chiesa su Pietro va intesa come riferita ad una istituzione e non ad un singolo: morto Pietro, altrimenti, non ci sarebbe comunque stata continuità e dunque ci si sarebbe ritrovati al punto di partenza; la storia della Chiesa mostra al contrario come la serie ininterrotta di papi sia l’applicazione perfetta della volontà del Cristo di perpetuare la sua opera.   Ma l’autorità del capo visibile della Chiesa (il papa) diventa allora fondamentale e centrale, diremo essenziale ad essa; la struttura che ne consegue (la potestà di giurisdizione che ad essa compete, i gradini della relativa gerarchia, le nomine e le relative successioni, le divisioni territoriali, perfino i tribunali) è parte integrante della realtà composita che costituisce il Regno di Dio sulla terra: non un regno evanescente, spirituale e mistico, ma un Regno ben concreto, fatto di uomini (dunque, per definizione, anche di peccatori) e visibile in tutte le sue manifestazioni, benché vivificato al suo interno dalla grazia che è chiamato a trasmettere con i sacramenti: una realtà, cioè, divina ed umana allo stesso tempo e sotto diversi rapporti.   È così che va capita la Chiesa, pena l’incomprensione di tanti aspetti della sua storia e della sua intima costituzione; è ciò che brillantemente auspica il Santo degli Esercizi nell’esordio delle regole già sopra citate, e che apre questo interessante sguardo sul vero fondamento dell’essere cattolici in tutti i tempi:   1° regola: deposto ogni giudizio proprio, dobbiamo avere l’animo apparecchiato e pronto ad obbedire in tutto alla vera sposa di Cristo nostro Signore, che è la santa Chiesa gerarchica, nostra madre.   Struttura, autorità, capi e sudditi, obbedienza, superiori, regole, leggi, tribunali, ordini e decreti, processi e testimonianze, giuramenti e voti, diritto canonico e decretali: ciò che farebbe inorridire ancora oggi Martin Lutero (e abitualmente indispone papa Francesco), il cattolico deve amarlo: la bellezza del Vangelo e le stupende e semplici pagine che raccontano i miracoli di Gesù, aprono la strada all’altrettanto bella e lunghissima pagina della continuazione di questo eterno Vangelo: la Storia della Chiesa. Gerarchica.

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Elementi del sensus Ecclesiae e crisi odierna

Diciamo allora che avere il senso della Chiesa significa agire da cristiani con gli scopi, i metodi, le abitudini della Chiesa.   Prima di tutto, la Chiesa insegna ad obbedire ai pastori: non c’è vita ecclesiastica, e dunque cattolica, al di fuori di un certo esercizio della virtù di obbedienza; l’auctoritas che, come abbiamo visto, è alla base dell’istituzione di Nostro Signore, lo postula necessariamente. Aggiungiamo però che l’amore per la Tradizione consegue direttamente a ciò, se si intende per Tradizione la trasmissione della verità immutabile della Fede, la quale a sua volta trova il suo criterio nell’esercizio del magistero ecclesiastico, ugualmente voluto da Gesù Cristo: la cattedra di Pietro (e quindi quelle dei vescovi) sono il diretto, giuridico risultato del comando del Divin Maestro: «Andate, insegnate a tutte le genti» (4).   Rifuggendo poi ogni desiderio di approccio carismatico alla Fede (5) (necessario all’inizio della predicazione cristiana, ma non più dopo il suo consolidamento), il fedele cattolico ama ricorrere a quella stessa autorità come guida indiscussa.   Che dire però della situazione di crisi in cui versa oggi la Chiesa dopo il Vaticano II?   Il discorso fin qui svolto parrebbe arrivato ad un punto morto: è proprio l’autorità ad essere in discussione nella crisi conciliare; la rinuncia da parte della gerarchia della Chiesa di insegnare con autorità per imporre una dottrina da doversi credere da tutti i fedeli è proprio uno dei criteri per rifiutare il nuovo pseudo-magistero proveniente dai pastori modernisti (6). Crollerebbe dunque tutto l’impianto del sensus Ecclesiae per il fatto che la Chiesa stessa vada in crisi o, peggio ancora, tale sensus condurrebbe invece, per attaccamento alla struttura giuridica che abbiamo finora magnificato, ad abbracciare l’errore assieme all’errante? In nessun modo.   Prima di tutto dobbiamo dissipare un facile errore: la crisi odierna del dopo Vaticano II ha effettivamente luogo nella Chiesa, ma non appartiene ad essa in quanto tale, bensì ne intacca solo i suoi aspetti accidentali (7) ed è da ascrivere alla parte umana e volontaria di essa: i suoi membri e capi come persone singole professanti idee divergenti dalla autentica dottrina che sarebbero invece chiamati a predicare.   Non solo dunque non è la Chiesa in se stessa ad essere in crisi, ma bisogna al contrario affermare che proprio essa, perché divinamente istituita, ha in sé i principi per contrastare gli elementi malati che ne turbano il funzionamento. Tali principi sono in principalmente la Verità divina, immutabile, insegnata dai successori di Pietro da tutti i secoli, che la rende infallibile in docendo, cioè nell’insegnamento perenne e tradizionale; inoltre, il sensus fidei, cioè il sentire cattolico che è l’eco ricevuto dai fedeli dell’insegnamento di sempre della Chiesa, e che la rende dunque infallibile in discendo (8).   Questo sensus fidei non è, certo, causa dell’infallibilità di una dottrina ma il segno, il criterio per discernere quale dottrina sia stata insegnata come autentica e quale no. Vogliamo dire con questo che qualunque fedele, fosse anche il meno preparato teologicamente, è in grado di professare la vera Fede a patto di attenersi a ciò che «ovunque, sempre e da tutti è stato creduto» (9) (criterio dunque oggettivo, e non soggettivo della professione di Fede).   Questo metaforico «sentire» della fede, se correttamente inteso, porta come conseguenza il relativo «sentire» con la Chiesa, la quale non è un qualcosa di estraneo al fedele cattolico ma l’istituzione di cui egli fa parte e che gli garantisce la fede stessa, la grazia, i sacramenti. Ora, chi ama la Chiesa, deve poterla amare anche se ferita, attaccata, insidiata: l’odierna crisi, perciò, non può e non deve condurre alla sfiducia nell’istituzione ecclesiastica ma, ben al contrario, ad amarla maggiormente ed anzi a combattere per vederla risorgere. Ma come?  

I rimedi

Non bisogna cercare lontano: gli elementi per la guarigione della Chiesa sono presenti in essa stessa, come dicevamo più sopra; è esattamente ripartendo da essi, ed in particolar modo dal sacerdozio e dai sacramenti, utilizzati in un contesto gerarchico, che si riproduce il più fedelmente possibile la vita stessa della Chiesa.   È quanto ha inteso fare ed ha fatto, a nostro avviso, Monsignor Marcel Lefebvre, la cui opera principale non sono stati i suoi discorsi o omelie anticonciliari, né la sua celebre dichiarazione del 1974, né in generale le tante (ed illuminate) parole di verità che ha proferito nel corso dei suoi anni di episcopato.   L’opera principale è stata senza dubbio la fondazione della Fraternità San Pio X, cioè di una istituzione, come ne sono esistite tante nel corso dei secoli, per condurre gerarchicamente la vita cristiana attraverso il conferimento del sacerdozio tradizionale fondato su un’autentica preparazione dottrinale data nei seminari della società. Il prelato cercò ed ottenne, per questo, l’approvazione dell’autorità diocesana, condizione per lui essenziale per l’inizio di un’opera di Chiesa (10); lo stesso prelato, di fronte al crescente stato di necessità spirituale delle anime a causa del dilagare del modernismo della Chiesa non ha esitato a dare continuità alla sua opera con la consacrazione di quattro vescovi, a cui scrisse, peraltro, chiedendo loro di accettare il conferimento di questa consacrazione: «Vi conferirò questa grazia fiducioso che quanto prima la Sede di Pietro sarà occupata da un successore di Pietro perfettamente cattolico nelle cui mani potrete deporre la grazia del vostro episcopato perché la confermi»(11).   Perché non limitarsi ad ordinare dei sacerdoti e dei vescovi in ordine sparso, nel corso degli anni e magari in numero maggiore? Non hanno bisogno, forse, i fedeli, unicamente dei sacramenti e della Messa? Perché, diciamo, «complicarsi la vita» istituendo dei distretti, delle comunità con dei superiori, con gli immancabili problemi di obbedienza che ciò comporta, e così via?   Esattamente perché così facendo si riproduce, in piccolo, ciò che Nostro Signore ha voluto per l’intera Chiesa: la gerarchia e l’autorità sono garanzia di continuità ed affidabilità di un’opera, e questo a dire il vero è semplicemente fondato sulla natura umana, i cui membri, per ottenere un qualsiasi scopo a lungo termine, si riuniscono in società ordinate (12).   Pensiamo di poter dire che il vero sensus Ecclesiae, accompagnato senz’altro dalla vera professione di fede, si possiede però soltanto quando ci si comporta nella Chiesa come la Chiesa fa abitualmente. Non basta, cioè, combattere il modernismo a parole, o con il solo scritto (oggi diremmo piuttosto: con un video su Youtube, con un post su Facebook…), o con l’opera sparsa del singolo sacerdote che, in nome di se stesso, difende più o meno bene la fede cattolica. Di questo, il mondo della Tradizione intesa in senso ampio è pieno, ma nella stragrande maggioranza dei casi queste realtà sparse per il mondo o per il web sono senza alcuna credibilità né continuità possibile.

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Conclusione

Un grande rischio del mondo cattolico tradizionalista oggi è quello di pensare che, a causa della crisi, si può agire come si vuole. Per riassumere, potremmo dire che piuttosto si è autorizzati a fare come si può per riprodurre, appunto, la vita della Chiesa ricercando in tutto il suo scopo principale che è la salvezza delle anime. Questo scopo si raggiunge tramite la riscoperta del sacerdozio cattolico essenzialmente gerarchico che è il fulcro dell’istituzione di Nostro Signore, e perché senza il sacerdozio non ci sono né sacramenti, né predicazione, né direzione delle anime.   Amare il sacerdozio, poi, vuol dire amare la vocazione e le vocazioni, ed avere a cuore il fiorire di esse tramite la buona educazione cristiana data nelle famiglie, nelle scuole, nelle opere della gioventù.   Il vero ed autentico senso della Chiesa sarà allora vivificato da questo amore per lo scopo che Nostro Signore ha perseguito su questa terra preparandoci il Regno di Dio definitivo nell’aldilà.   Don Gabriele D’Avino   NOTE 1) Aristotele, De Anima, Libro II. 2) Ove si legge il celebre: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa», al v. 18. 3) S’intende dunque che la proposizione cattolica corretta è la contraddittoria della tesi condannata: il Cristo intese proprio fondare, con la Chiesa, una società duratura. 4) Mt 28, 19. 5) Chiamiamo approccio carismatico alla Fede ogni tentativo di fondare l’assenso del proprio intelletto alle verità cristiane unicamente sui fenomeni straordinari, sulle apparizioni e rivelazioni private anche approvate, sulla fiducia illimitata data a tale o tale altra personalità ecclesiastica, fosse anche un santo, in quanto individuo e non in quanto espressione di un corpo sociale. 6) Si vedano a questo proposito le conclusioni sulla natura magisteriale dei documenti del concilio e post-concilio tratte da don Jean-Michel Gleize FSSPX, nel libro Vaticano II, un dibattito aperto, ed. Ichtys 2013, pag 196 n° 18. 7) Come è stato ben spiegato nella prefazione a firma di don Pierpaolo Maria Petrucci al libro di don Matthias Gaudron FSSPX Catechismo della crisi nella Chiesa, ed. Ichtys, pag. 3. 8) Melchior Cano, De locis theologicis, libro IV, c. 3 (117). «Si quidquam est nunc in Ecclesia communi fidelium consensione probatum, quod tamen humana potestas efficere non potuit, id ex apostolorum traditione necessario derivatum est». 9) Vincenzo da Lerino, Commonitorium II, 5. 10) Salvo poi farne sacrificio allorché, per motivi manifestamente ingiusti e direttamente contrari alla professione di fede, questa approvazione gli fu tolta: si veda per questo il n° 113 del 2020 di questa rivista, in cui viene affrontato il tema delle condanne subite dalla FSSPX da parte della Santa Sede. 11) Mons. Marcel Lefebvre, Lettera ai futuri vescovi, 28 agosto 1987. 12) Aristotele, Politica, Libro I.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine: Pietro Paolo Rubens (1577 – 1640), Sant’Ignazio di Loyola (circa 1620 – 1622), Norton Simon Museum, Pasadena, California. Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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